Calorose accoglienze al Negus

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L’imperatore d’Etiopia è tornato in Italia dopo 46 anni

Calorose accoglienze al Negus

Per una verifica imprevista ai motori, l’aereo di Haile Selassie è arrivato a Roma con due ore e mezzo di ritardo – L’illustre ospite e la nipote ventenne occupano lo stesso appartamento di Nixon – Haile Selassie ha ricevuto i capi delle missioni diplomatiche accreditati al Quirinale – In serata, pranzo di gala e riceviemnto – Incontro di Moro col collega etiopico

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Politica diceva il vero. Qualche anno dopo, cominciata l’aggressione dell’Etiopia, la propaganda fascista perderà ogni senso della misura, e farà di Haile Selassie un personaggio spregevole, ottuso, barbaro e crudele, ma soprattutto ridicolo: quando sarà costretto a prendere la via dell’esilio, i giornali italiani scriveranno con dileggio che era scappato portandosi appresso vagoni di caffè. Il giorno in cui l’imperatore comparve a Ginevra davanti all’assemblea delle Nazioni Unite e disse parole profetiche – che la sua sconfitta apriva per il mondo un’epoca di aggressioni e di guerre catastrofiche da parte dei dittatori -, il suo discorso fu spesso interrotto da bordate di fischi da parte dei giornalisti italiani: i fischietti erano stati acquistati e distribuiti il giorno prima da rappresentanti del governo fascista. A tanta indegnità faceva contrasto la ferma dignità con cui il sovrano dileggiato riprendeva pazientemente il suo discorso ammonitore e lo portava a termine.

Se gli italiani caduti durante la guerra dell’Abissinia furono poco più di un migliaio, questo è il conto che il governo di Addis Abeba presentò all’Italia per i “danni arrecati nei cinque anni di occupazione”: 760 mila persone uccise, sequestrati o distrutti cinque milioni di buoi, sette milioni di pecore e capre, un milione di cavalli e muli, 700mila cammelli. Probabilmente erano calcoli molto esagerati, è sempre difficile farli in un paese dove mancano uffici anagrafici e statistici.

In ogni modo,è noto quanto umano verso gli italiani fu l’atteggiamento di Haile Selassie non solo subito dopo il suo ritorno in Addis Abeba, ma anche nei decenni successivi. Nella mente e negli atti di governo di Haile Selassie costante fu e rimane la discriminazione tra il popolo italiano e il regime fascista.

Per questo Haile Selassie arriva oggi a Roma con animo sinceramente amico. E’ da molti anni che egli desiderava fare il viaggio in Italia. Pubblicamente lo disse la prima volta al nostro inviato speciale, l’indimenticabile Enrico Emanuelli, una quindicina di anni fa. I tempi però non erano ancora giudicati opportuni da parte dei governi di Roma; essi allora avevano motivi per preoccuparsi di manifestazioni ostili da parte di nostalgici dell’impero. Il primo invito da parte nostra fu avanzato nel 1963, e si concordò di fare la visita a Roma nel settembre del 1964; però si ammalò il presidente Segni e non se ne fece niente. L’invito venne rinnovato nell’aprile 1965 e fissato per novembre; ma in Italia ci fu una disastrosa alluvione. Un nuovo invito nel maggio dell’anno scorso non ebbe seguito a causa di improvvisa difficoltà: non per questo tuttavia il Negus rinunciava a quel suo forte desiderio di rivisitare l’Italia.

Ritorniamo brevemente alla cronaca di oggi. Cielo splendido, temperatura mite. A causa di una verifica ai motori, l’aereo Imperiale è sceso a Roma con quasi due ore e mezzo di ritardo. Questo tuttavia non ha impedito che il programma si svolgesse regolarmente. Quando il corteo delle vetture è entrato nel portone principale del Quirinale, sul “torrino” è stata issata la bandiera etiopica – giallo, rosso e verde – accanto a quella italiana.

Dopo la presentazione ai due capi di Stato dei rispettivi seguiti nella “Galleria dei busti”, Saragat ha accompagnato il Negus e l’elegante nipote ventenne nell’appartamento detto “Imperiale primo”: è lo stesso che occuparono i coniugi Nixon durante la loro visita nel settembre scorso.

Più tardi il Negus ha ricevuto i capi delle missioni diplomatiche accreditati presso il Quirinale e si è intrattenuto a conversare con un suo vecchio amico, l’on. Brusasca, presidente dell’associazione Italia-Etiopia.

E’seguito un colloquio privato e riservato di circa un’ora tra i due capi di Stato. In fine della serata, pranzo di gala, brindisi e ricevimento.

Saragat, rivolgendosi all’ospite, ha detto, tra l’altro, che la sua presenza a Roma costituisce “la più autorevole e gradita conferma della rinnovata amicizia tra i nostri due popoli e della volontà dei loro governi di rafforzare e rendere sempre più intensi rapporti tra l’ impero etiopico e la Repubblica italiana”. “Le nostre relazioni – ha proseguito – caratterizzate da reciproca comprensione, trovano alimento in un comune patrimonio di civiltà cristiana e in una lunga serie di utili incontri”.

Il Presidente della Repubblica ha affermato che, nonostante le difficoltà di traffico fra i due paesi, conseguenti alla chiusura del Canale di Suez, l’Italia darà sempre maggiore impulso alle relazioni italo-etiopiche in ogni campo.

Nella sua risposta l’imperatore di Etiopia, dopo aver rivolto parole di profonda gratitudine e di vivo ringraziamento per l’accoglienza amichevole e calorosa, ha detto che la sua visita vuol porre fine alla falsa concezione che si ha sulle relazioni italo-etiopiche dopo la seconda guerra mondiale: quella cioè di considerare i due paesi come nemici tradizionali.

Intanto alla Farnesina si incontravano per un cordiale colloquio il ministro degli Esteri Moro e il ministro degli Esteri etiopico Ketama Yifru. Parlando della crisi del Medio Oriente, hanno sottolineato la necessità di un’urgente ripresa della missione Jarring ed hanno auspicato che il maggior numero di paesi si adoperino, come l’Italia e l’ Etiopia, per un incontro costruttivo delle parti.

Moro ha poi riconfermato il profondo interesse dell’Italia per la libertà e l’indipendenza dei Paesi africani.

La Stampa, 7 novembre 1970

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