Discorso d’apertura al Consiglio Mondiale delle Chiese in Addis Ababa

HIM[1]

Sig. Presidente,
Eminenti e Distinti Membri del Comitato Centrale,
E’ con sentimenti di grande felicità spirituale e personale che assistiamo alla convocazione di questo incontro del Comitato Centrale del Consiglio Mondiale delle Chiese nella Nostra capitale. Questo particolarmente perché è quanto mai opportuno per i seguaci di Cristo convenire per meditare su temi attuali vitali che influenzano la pace e la giustizia internazionale.
Siamo sempre stati pienamente coscienti, sin dalla sua fondazione nel 1948, dei grandi sforzi e dei contributi resi dal Consiglio Mondiale delle Chiese nel condurre insieme tutti i Cristiani a lavorare uniti per una causa comune. L’assemblea dei rappresentanti delle varie chiese, riuniti per discutere i problemi comuni sotto l’egida del Consiglio Mondiale delle Chiese, non solo favorisce una maggiore cordialità e comprensione reciproca tra esse; permetterà loro anche gradualmente, senza dubbio, di garantirsi la saggezza e la comprensione necessarie per realizzare l’obiettivo dell’unità, un’unità basata sull’amore di Cristo. In questo legame, siamo grati di notare che la nostra chiesa, come membro del Consiglio, ha dato il proprio contributo a questa causa sacra.
Le motivazioni e i desideri egoistici dell’uomo di perseguire esclusivamente il proprio interesse personale, facendo così fallire il suo compito divino di seguire l’obiettivo dell’unità di tutti, sono testimoni della fiacchezza della natura umana, e costituiscono il maggior ostacolo all’unità di tutti i Cristiani, per la quale noi ci battiamo.
Quanto a lungo noi, discepoli del Signore Iyasus Cristo, che siamo educati dalla stessa Sacra Bibbia, continueremo a rimanere divisi al nostro interno?
Comprendendo che è giunto il tempo per la Chiesa di Cristo, divisa per molti secoli fino ad ora, di riunirsi e lavorare insieme in unità, è imperativo per tutti noi batterci assieme, in accordo alle parole dell’Apostolo, Efesini, Capitolo 4 versi 5 e 6, per liberare ed aprire la strada alla realizzazione dell’unità. Tutte le singole chiese, una per una, hanno l’obbligo, che proviene dalla loro alleanza con Dio, di proclamare il Vangelo, di fare discepoli in tutte le nazioni così che la fede cresca e porti frutto.
Il Consiglio Mondiale delle Chiese ha la grande responsabilità dinanzi a Cristo di assicurare e sostenere i diritti dell’uomo e la giustizia sociale; i vari progetti e i risultati del Consiglio Mondiale nel campo della pace internazionale sono un esempio della sua consapevolezza di questo dovere e della sua determinazione nell’adempiere a questa grande responsabilità.
Noi Cristiani che viviamo per la fede in Cristo, Capo e Pilastro sul quale la Chiesa si fonda, non possiamo fuggire la responsabilità di lavorare per la pace del mondo, e di assicurare uguaglianza per tutti gli esseri umani creati da Dio, nel timore di fallire il nostro compito, restando semplici testimoni passivi dell’orribile spettacolo dell’essere umano, creato a immagine di Dio, che viene deprivato, a causa del suo colore o della sua povertà, dei vantaggi e delle benedizioni che sono diritto di nascita di ogni singolo uomo, e che soffrendo in agonia, va verso la privazione di una piena esistenza umana.
Il Consiglio Mondiale delle Chiese ha chiaramente dimostrato la sua lungimiranza e saggezza nel modo in cui ha adempiuto le proprie responsabilità nel campo della salute, dell’educazione e dello sviluppo; le nazioni in via di sviluppo accolgono sempre bene tutta l’assistenza tecnica e materiale che può essere loro offerta nello spirito di fratellanza e amore cristiano.

E’ per questa ragione che insistiamo perché tutti gli aiuti profusi da tutte le organizzazioni Cristiane dovrebbero essere liberi da ogni motivazione politica e da tutte le contaminazioni di microbi ideologici, e dovrebbero essere diretti esclusivamente al benessere dell’umanità e al miglioramento dello standard di vita dell’essere umano. Poichè essere guidati da tali miopi motivazioni ideologiche o politiche nell’offerta di assistenza significa tradire i più ampi propositi e obiettivi dai quali la Chiesa di Iyasus Krestos dovrebbe essere guidata e portata avanti in unità di propositi e unità di mente. Come possiamo realizzare l’unità se i membri della casa di Dio sono estranei gli uni agli altri, e non invece connessi da fiducia reciproca e dal lavorare insieme, con le catene dell’amore, come comandato da Cristo e dai nostri padri?

Il Consiglio Mondiale delle Chiese è stato a lungo impegnato nel fornire assistenza alle chiese in molte parti del mondo, in progetti legati allo sviluppo. Ci aspettiamo una grande riforma dalla nuova Commissione recentemente nominata per assicurare una maggiore partecipazione delle Chiese agli sforzi per il progresso. Ciò comporta un’alta responsabilità.
L’uomo non vive di solo pane. La vita spirituale non nega, comunque, la necessità del pane. Dunque, la vita spirituale dell’umanità deve necessariamente includere la comune aspirazione di tutti noi ad un migliore standard di vita e ad un miglioramento maggiore della qualità dell’esistenza umana.
I contributi finanziari a questo nobile fine, da parte delle varie chiese, membra (del Consiglio, ndt), quando esse realizzano debitamente i loro propositi, possono aprire le porte dell’unità e della cooperazione e così assistere il proposito ecumenico per tutti i Cristiani che vivono oggi, dando inizio ad un nuovo capitolo nella storia delle Chiese. Questa questione dovrebbe, per questo, ricevere grande considerazione.
Possa Dio Nostro Creatore, Aiuto e Luce Guida di tutti noi, concedervi la Sua sapienza così che il vostro incontro possa portare frutto per la Sua Gloria. Sinceramente vi auguriamo tutto il successo e preghiamo che Dio possa condurvi a quell’unità che i Cristiani in tutto il mondo impazientemente attendono.



Important Utterances of H.I.M. Emperor Haile Selassie I” – pagg. 526-529