Educazione tradizionale

educazione tradizionale

Ciascuna comunità monastica dirigeva un certo numero di scuole secondo le proprie dimensioni e risorse, affidandone la guida a un anziano particolarmente conosciuto per il suo sapere e il suo carattere esemplare. I monasteri Etiopici gareggiavano fra di loro per attrarre i maestri più quotati; la fama e il prestigio del monastero dipendevano, infatti, in buona parte dalla qualità degli insegnanti impiegati. I corsi tenuti erano principalmente religiosi e il loro livello dipendeva dal tipo di scuola.

S’impartivano principalmente tre livelli di educazione in queste comunità monastiche. Il primo (Nebab Bet) consisteva nel preparare i ragazzi alla lettura: iniziavano con l’alfabeto Etiopico e di lì erano introdotti alla lettura di passaggi a difficoltà crescente. La comprensione e l’approfondimento non erano importanti a questo livello. Si trattava strettamente di un’esercitazione alla lettura. Dopo il tramonto, di seguito alle preghiere della sera e al momento comunitario della cena, ai ragazzi della “Scuola di Lettura” veniva insegnato a memorizzare e recitare una serie di preghiere sempre più difficili. Quest’esercizio di memorizzazione spesso andava avanti fino a mezzanotte.

Lo stadio successivo (Zema Bet) comprendeva abitualmente lezioni di Musica della Chiesa impartite a diversi livelli. Fin dal tempo di Yared, che si crede sia stato divinamente ispirato a comporre le prime note della Musica della Chiesa Etiopica nel VI secolo, un meticoloso sistema di lezioni fu organizzato in questo campo. Sembra che quest’elaborato programma di studi musicali fosse al suo apice di sviluppo nei secoli XV e XVI. Il Degwa, la collezione di inni tradizionalmente attribuiti a Yared, fu probabilmente il prodotto complessivo di diversi secoli. Uno dei principali aspetti della Musica della Chiesa Etiopica è la danza rituale che accompagna sempre i canti liturgici. Monneret de Villard, uno studioso molto noto dell’arte Etiopica Cristiana e della storia della valle del Nilo, ha ipotizzato che la danza liturgica Etiopica possa aver avuto origine dall’antico Egitto. Ma nelle sue manifestazioni contemporanee la musica religiosa dei preti Etiopici richiama fortemente la danza e la celebrazione dei Leviti davanti all’Arca dell’Alleanza (2 Sam. 6: 2-5). Uno sguardo rapido agli strumenti musicali usati dai sacerdoti mostra chiaramente che gli Etiopi hanno preso molta ispirazione dall’Antico Testamento. L’intera atmosfera che si produce durante un servizio religioso in Etiopia evoca le vecchie scene bibliche trasmesse nell’ultimo capitolo del Libro dei Salmi:

Lodatelo con suoni di tromba;
lodatelo con l’arpa e il salterio.
Lodatelo con cembalo e danze;
lodatelo con strumenti di corde e organi.
Lodatelo con cembali sonori;
lodatelo con cembali squillanti.

Il terzo stadio educativo (Qeniè Bet) era usualmente quello che può essere chiamato “Scuola di Poesia”. Non è stato possibile ricostruire con precisione le origini di questa scuola e nemmeno accertarsi del periodo iniziale del suo insediamento. Non ci sono dubbi, però, che fosse già sviluppata nel XV secolo e costituisse uno dei livelli avanzati di educazione dell’Etiopia Cristiana. Il proposito principale di questa scuola era di aumentare il livello di comprensione dello studente e di farne un maestro della Grammatica Etiopica; altro elemento essenziale era l’istruzione alla composizione di poemi a differenti livelli. Alla sera lo studente recitava davanti al maestro i poemi composti durante il giorno e il maestro ne commentava la forma e la qualità estetica. Quando lo studente raggiungeva un tollerabile grado di conoscenza, il maestro lo promuoveva al livello successivo. Quando tutti gli studenti avevano terminato la recita dei loro poemi si disponevano intorno al maestro, che a sua volta componeva spontaneamente una serie di poemi originali. Spesso questi erano notevoli per la loro straordinaria qualità sia nella forma che nel contenuto, qualità che poi gli studenti cercavano, in gara fra loro, di approfondire e imitare. Dopo la recita di ciascuno dei propri poemi il maestro spiegava il significato dei versi, seguito dai gruppi di studenti che assieme a lui analizzavano meticolosamente ciascuna parola per apprezzarne la posizione grammaticale e sintattica all’interno del poema. Questa sessione andava avanti ogni giorno spesso molto oltre la mezzanotte e restava la principale occasione in cui gli studenti potevano usufruire della guida personale del loro maestro. Per passare attraverso gli otto o nove stadi di questa “Scuola di Poesia” uno studente impiegava spesso più di due anni, ma qualora lo studente avesse avuto intenzione di diventare egli stesso maestro occorrevano abitualmente all’incirca dieci anni, trascorsi visitando il maggior numero di maestri. La “Scuola di Poesia” era una delle più prestigiose istituzioni attraverso cui passare, e chi vi partecipava poteva aspirare a una delle più alte cariche sia nella Chiesa che nello Stato.
Il successivo e ultimo stadio era costituito dall’approfondimento dei libri canonici della Chiesa. Il clero etiopico aveva elaborato un sistema di studi analitici di ciascun libro dell’Antico e del Nuovo Testamento. I canoni della Chiesa erano ugualmente studiati con la stessa cura meticolosa, al punto che qualche volta si aveva un maestro specifico per ciascuno del libri dell’Antico e Nuovo Testamento, così come per alcuni testi apocrifi della Chiesa.

Erano questi i diversi stadi dell’educazione nell’Etiopia medievale. Sebbene il contenuto del programma fosse strettamente religioso, senza dubbio esso assolveva all’essenziale funzione di sviluppare le facoltà intellettuali dello studente e prepararlo a specifici ruoli nella comunità. Ciò che è molto importante rilevare è che i diplomati del sistema della scuola monastica venivano impiegati non solo nella Chiesa, ma in tutti i vari dipartimenti amministrativi, giudiziari e di altro genere dello Stato. Non era perciò con la mera prospettiva di dirigere la Chiesa che gli studenti entravano in queste scuole. E’ noto che molti dei principi reali che più tardi ascesero al trono avessero frequentato tali scuole: sovrani come Dawit (1380-1412), Zere Ya’qob (1438-1468), e Na’od (1494-1508). Zere Ya’qob e Na’od erano particolarmente conosciuti per la loro scienza e furono autori di un certo numero di composizioni originali in lingua Etiopica. Prolifici scrittori come Zere Ya’qob e Abba Giyorgis di Gascha furono prodotti delle grandi scuole monastiche del XV secolo. In generale, le produzioni letterarie e artistiche dell’Etiopia medievale erano davvero straordinarie e molte traduzioni dall’Arabo, nonché numerosi lavori originali in Ge’ez, risalgono a questo periodo. Una breve visita al museo dell’Istituto di Studi Etiopici nell’Università Haile Selassie I può rendere un’idea delle opere d’arte cristiana di quei tempi. Le collezioni librarie di numerosi monasteri -collocati sulle isole o sulla terraferma in tutta l’Etiopia Cristiana- rappresentano ancora oggi una testimonianza vivente dello splendore della vita culturale dell’Etiopia medievale.


Fonte: Sergew Hable Sellassie – Tadesse Tamdrat,”The Church of Ethiopia, A Panorama of History and Spiritual Life“, Addis Ababa, December 1970.