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Newsletter Febbraio 2013

19 febbraio: Giorno dei Martiri


Saluti di pace e benedizioni, fratelli e sorelle cari, nel Nome Santo del Nostro Padre e Signore Qadamawi Haile Selassie, e ben ritrovati, ancora una volta.

Grazie a Dio, il lavoro e le vibrazioni di questa newsletter non si fermano, e noi non possiamo non gioire di ciò, ed essere grati al Re che ci permette di proseguire e progredire su questa strada, portando a compimento i nostri propositi: siamo qui, di nuovo, in questo mese di febbraio per ricordare, con l’Etiopia tutta, come evento principale, il Giorno dei Martiri, o Ye-sema'tat Qen:
il 19 febbraio infatti, come molti già sapranno, l’Etiopia, ed InI con Lei, si ricorda degli uomini e delle donne che, intorno a questa data, nel 1937, furono vittime della brutale rappresaglia fascista, scatenatasi dopo un attentato della resistenza etiopica, di cui bersaglio designato era il macellaio Graziani, che, in Addis Ababa, presenziava da un palco, alla cerimonia approntata per celebrare la nascita di Vittorio Emanuele di Savoia; l’attentato causò la morte di quattro italiani, alcune decine di feriti fra cui lo stesso generale Graziani, e alcuni presenti, ma la demoniaca rabbia che in seguito pervase il gerarca fascista e che egli scagliò sugli Etiopi lì presenti causò dolori indicibili e crudeltà ai danni dei poveri indifesi che erano nelle vicinanze.
La rappresaglia durò tre giorni, ma non si estinse la furia dei generali e dei loro sottoposti italiani, che in poco meno di quattro mesi uccisero brutalmente migliaia di etiopi, per raggiungere l’acme della barbarie nel maggio dello stesso anno, quando vennero freddamente e brutalmente uccisi più di 300 monaci e diaconi del monastero di Debre Libanos, fra cui alcuni molto giovani.
Per meglio comprendere la cieca e fredda, satanica follia che governava il generale Graziani, riportiamo qui le parole con cui commentò l’evento, considerato un “romano esempio di pronto, inflessibile rigore. É stato sicuramente opportuno e salutare". E ancora: "Non è millanteria la mia quella di rivendicare la completa responsabilità della tremenda lezione data al clero intero dell'Etiopia con la chiusura del convento di Debre Libanos". Purtroppo ancora oggi, a livello internazionale, questi tragici eventi che colpirono l’Etiopia, ma che comunque non riuscirono a piegarla, non ricevono degna risonanza, come è difficile che venga riconosciuto sia il fatto che il tentativo di invasione della nostra terra sacra da parte del regime fascista sia stato il punto d’inizio della II Guerra Mondiale, sia il ruolo di leader dell’Etiopia Imperiale, prima tra le nazioni coinvolte nel conflitto a sconfiggere i regimi nazionalistici e dunque prima nella ri-conquista della pace. Non vengono ricordati i suoi martiri, o come sarebbe più corretto dire proto-martiri cristiani del fascismo.
Ma proprio per questo, InI siamo qui, consci dell’importanza del perpetuare la tradizione e la memoria, e vogliamo ricordarci degli uomini e delle donne che combatterono, e in molti casi caddero combattendo, valorosamente, in difesa della libertà e dell’indipendenza della propria Nazione, e in difesa delle libertà nazionali di ogni Paese e popolo, africano e non, e individuali di ogni uomo o donna sulla Terra!
Onore e lunga vita ai nostri fratelli e sorelle, martiri etiopi!
Per questo motivo, in apertura di questo numero, vi proponiamo una traduzione inedita del discorso che il Re dei re pronunciò il 15 Febbraio 1959, “In onore degli ufficiali caduti”, estratto dai Selected Speeches, pag. 597, per rammentare ad ognuno il valore dell’eroismo e l’importanza del sacrificio più alto che ci sia, quello della propria vita, che a volte è ed è stato indispensabile per preservare la millenaria ininterrotta indipendenza dell’Etiopia, e affinchè InI, nel mondo, oggi, ovunque, potessimo godere di libertà e benefici fino a qualche decennio fa si tentò di negare ai nostri fratelli Etiopi, ma anche ai nostri compatrioti, che, come Sua Maestà stesso dice, sono stati ugualmente vittime della peste nazi-fascista abbattutasi sull’Italia e sull’Europa a quel tempo.
A seguire, un estratto dal “Diario di Ciro Poggiali”, giornalista inviato del Corriere della Sera in Etiopia durante il tentativo di occupazione, il quale assistette all’attentato succitato e alle operazioni di polizia che seguirono, e che riportò in questo diario - rimasto inedito fino agli anni ’70 a causa della censura del regime e anche dell’autocensura che egli stesso si impose – nel dettaglio ciò che avvenne in quei tre giorni di sangue: testimonianza importante nella sua immediatezza e semplicità, soprattutto considerando che chi scriveva difficilmente può essere tacciato di parzialità a favore degli Etiopi; in aggiunta, un estratto dal Discorso che il Re pronunciò in occasione dello svelamento della statua del martire Abune Petros, e un brano tratto dall’Autobiografia di Sua Maestà, molto significativo e interessante – si tratta della lettera che l’Imperatore inviò a tutte le Chiese per denunciare i crimini commessi dagli italiani e sollecitare una reazione da parte della comunità internazionale.
Nella speranza di aver così onorato degnamente questi “Freedom Fighters”, voltiamo pagina e continuiamo con i contributi che i fratelli ci hanno segnalato e inviato: vi presentiamo una testimonianza che la sorella Tseghe ci ha inviato, nella sua traduzione, estratta da “The Presence of the King” - Final chapel talk by Dr. V. Raymond Edman, Wheaton College Chancellor, Sept. 22, 1967: è una testimonianza interessante perché dimostra la potenza mistica che poteva essere avvertita in presenza del Re dei re, anche da personaggi estranei, chiaramente, alla fede RasTafari...
E’ poi il turno di Ras Gabriel, che questo mese, nella sempre interessantissima rubrica sulle Medaglie e le Onoreficenze Imperiali, ci propone uno studio sulla Medaglia per la riunione dell’Eritrea, attraverso cui potremo comprendere meglio quel momento storico denso di significato.
Infine, last but not least, i contributi del fratello Ras Julio, che ci invia una presentazione dell’evento (degli eventi, anzi) che avranno luogo, il 9 e il 15 c.m., a Shashamane, dove verranno proiettati due docu-film molto interessanti e importanti: ci sarà infatti, in terra d’Etiopia, la premiere di “Youths of Shasha, the Movie”, film connesso al progetto Youths of Shasha, che ormai conoscerete di certo, e nello stesso giorno verrà proiettato il film prodotto dal noto giornalista Rai Giorgio Battaglia, “Rastaman Land – Bob Marley in Ethiopia”, che rappresenta la prima testimonianza video del viaggio del compianto “re del reggae” (di cui peraltro ieri abbiamo ricordato e celebrato l’anniversario della nascita, ndr) nella terra sacra di Nostro Padre.
Ancora Ras Julio poi ci ricorda, nel consueto Ital corner, in che modo curare e custodire al meglio, nutrendolo correttamente, il nostro corpo, Tempio e Dimora di Jah! ITAL IS VITAL! Siamo arrivati al termine, è tempo di lasciarvi alle pagine della nostra newsletter, al cui interno troverete anche una sorpresa, per diffondere una vibe lieta e gioiosa, che la sister Martina ha voluto proporci…non vi anticipo di più…
Ribadendo che la redazione e il Comitato P.R. è a disposizione per chiarimenti, info, contributi o feedback, che potete inviare all’indirizzo publicrelations@ras-tafari.com, vi salutiamo e vi auguriamo una buona lettura.

Possa il Signore benedire e guidare le nostre meditazioni e ispirarci sempre migliori propositi.
Un Unico Amore, Un Unico Destino.

Viktor Tebebe




Sommario:

Discorso di S.M.I Haile Selassie I
in onore degli ufficiali caduti


La guerra di Etiopia (1935)
Dal diario segreto di Ciro Poggiali


La presenza del Re

Medaglia dell'Eritrea
di Haile Selassie I


Premiere di "Youths of Shashamane"

Let food be your medicine...


Discorso di S.M.I Haile Selassie I
in onore degli ufficiali caduti


IN ONORE DEGLI UFFICIALI CADUTI

Sin dall’inizio del mondo, Dio ha sempre garantito ad un popolo, per quanto diviso in province, distretti, villaggi e famiglie, il privilegio di vivere insieme come una nazione, in libertà. Eppure, a causa dell’umana gelosia, dello spirito tirannico dell’uomo e a causa dell’avidità che incita a defraudare una parte, o tutta la sua terra natale, è divenuto un dovere essenziale dell’uomo quello di tenere pronti i mezzi per difendere la propria libertà.
L’Etiopia, gelosa della sua libertà, ha sempre dovuto combattere sia per la salvezza della sua integrità nazionale che per preservare la sua libertà religiosa. L’eroismo, maturato col sangue del nostro popolo e trasmesso di generazione in generazione, è stato fino ad ora un baluardo per la nostra libertà, così che l’Etiopia non dovesse mai sopportare il giogo della schiavitù; e di ciò sono testimoni la storia e il mondo intero. Noi abbiamo visto dagli eventi storici come Dio, nella Sua profonda Giustizia, non fallisce mai nell’emettere il giusto giudizio, e per questo il nostro rendimento di grazie e le nostre preghiere a Lui sono smisurati.
Ma, essendo stato il giusto giudizio di Dio infallibile nel punire l’arroganza, dal momento che la libertà è una questione dalla quale dipende la stessa esistenza nazionale, diventa un obbligo sacro di primaria importanza per la gente di una famiglia, unita nella sua vita comune, in unità di mente e spirito, preservare il suo modo di vivere, libero e piacevole, dai pericoli esterni, per poter essere così capace di avanzare sulla strada del progresso.
Le glorie e i vantaggi della libertà non possono essere acquistati con tutti i beni materiali del mondo; il prezzo della libertà è il sacrificio delle vite di innumerevoli eroi e nella profonda realizzazione di ciò diventa dovere degli uomini liberi, ovunque (essi si trovino, ndt), essere sempre preparati alla difesa della propria libertà. Comunque, poiché in Etiopia rinunciare alla propria vita per la salvezza dell’indipendenza nazionale è sempre stato visto come un dovere della più alta priorità e gli è stato conferito massimo onore e importanza, il nostro Paese, grazie al valore dei suoi eroi, è sempre stato padrone del proprio destino, dai tempi più remoti. E’ per questo che, anche nell’età oscura attraverso cui sono passate le altre nazioni africane, il nome dell’Etiopia è stato noto al mondo, perché i suoi eroici avi, che hanno preso Dio come loro scudo e loro Difesa, sono sempre stati capaci di respingere, sconfiggendolo con disonore, il nemico che si gettava su di lei, di volta in volta.
Quando, per volontà di Dio, Noi siamo diventati Imperatore d’Etiopia, abbiamo realizzato la necessità di minimizzare le perdite tra il Nostro popolo attraverso lo sviluppo di tecniche per mezzo delle quali il nemico sarebbe potuto esser respinto con gli sforzi di un ristretto numero di esperti di strategia militare e abbiamo compreso l’assoluta necessità di entrare in una corsa per tale conoscenza, sulla stessa linea di ciò che è prassi nel mondo e nelle nazioni civilizzate. Perciò sin dal principio abbiamo stabilito come Nostro primario obiettivo il raggiungimento, per la nostra nazione, di un livello pari a quello delle altre nazioni del mondo, attraverso la preservazione della sua libertà e lo sviluppo dell’educazione e della cultura del Nostro popolo. Il Collegio Militare, una delle molte istituzioni che abbiamo stabilito durante il Nostro tempo per la realizzazione dell’obiettivo primario per la Nostra Nazione, la cui amata memoria siamo qui oggi riuniti per onorare e celebrare, fu da Noi creato nel Gennaio del 1933, così che i Nostri giovani potessero ricevere un’educazione scientifica e militare moderna, e in tal modo essere pronti a difendere la libertà della propria Nazione e servire il proprio Imperatore. Noi abbiamo atteso con intensa speranza i primi frutti del suo lavoro.

SUPPORTO ILLIMITATO

In quella fase iniziale, Noi con confidenza anticipammo che questa istituzione sarebbe cresciuta senza interruzione da uno status di scuola per l’educazione militare elementare di giovani cadetti, fino a raggiungere lo status di istituzione di primo rango. Nei nostri instancabili sforzi, tesi al compimento della Nostra promessa di difendere la libertà dell’Etiopia e di lavorare per il miglioramento della vita del Nostro popolo, abbiamo dato il nostro illimitato sostegno e incoraggiamento agli ufficiali, ai quali avevamo affidato la responsabilità di guidare la scuola al raggiungimento dei suoi obiettivi prefissati, così che essi potessero non incontrare difficoltà nell’attuazione del loro compito. Vorremmo menzionare qui l’importante assistenza degli ufficiali svedesi che Noi abbiamo qui condotto affinché facessero, allora, da istruttori.
Ci inorgoglisce ricordare che, sebbene la guerra abbia impedito alla scuola di raggiungere i suoi obiettivi, i Nostro sforzi durante i pochi anni della sua esistenza hanno portato frutto. Durante l’invasione, gli ufficiali cadetti che avevano studiato qui, anche se ancora nel fiore della loro giovinezza, fedeli alla loro promessa - “Per Amore del Nostro Paese e per l’Onore del Nostro Imperatore” – ebbero il coraggio di inoltrarsi in quel territorio al confine tra la vita e la morte, alcuni per morire in battaglia, altri per subire la durezza dell’esilio. Alcuni dei giovani cadetti della “Accademia Militare Guenet”, che sono stati chiamati come Noi, e che si erano distinti per la loro abilità e il loro coraggio, ci stanno aiutando oggi nell’esecuzione del piano che avevamo immaginato per la nostra Difesa.
E’ dunque con profondo orgoglio che Noi abbiamo eretto questo monumento, qui di fronte a Noi, sia per la sacra memoria di quegli eroici ufficiali che, dopo aver studiato per primi in quella scuola e dopo essere entrati in servizio nel 1935, unendo in se stessi il naturale eroismo ereditato dai loro padri con le moderne tecniche di guerra, fedeli alla loro promessa da soldati per difendere la libertà del loro Paese, caddero sul campo di battaglia combattendo valorosamente fino all’ultimo respiro, senza mai inginocchiarsi vergognosamente dinanzi al nemico, che per la memoria di quegli ufficiali che morirono in servizio e di coloro che sono ancora vivi oggi, e siamo lieti di conferire loro oggi queste medaglie al valore militare, in accordo al grado raggiunto da ognuno.
Questo momento duraturo non solo perpetuerà la memoria di quegli eroi che hanno servito con orgoglio, ma aiuterà anche a trasformare la pena dei loro genitori e della loro nazione in gioia, e ispirerà i posteri ad emulare l’eroismo di quei patrioti i cui risultati sono testimoniati da questo monumento.

UNA TRADIZIONE

Vorremo dire, in conclusione, che una scuola militare, a meno che non stabilisca una tradizione che si tramanda di generazione in generazione, non ha un uso concreto. Voi, giovani, che avete il privilegio di studiare in questo Collegio Militare, non dovreste mai arrendervi di fronte allo spirito del disfattismo, ma seguendo l’esempio di vostri predecessori e (rimanendo, ndt) sempre consapevoli delle grandi responsabilità che vi attendono nella vostra futura carriera, dovreste impegnarvi con zelo ad acquisire quelle qualità che sono il marchio di un buon ufficiale.
Oggigiorno, l’uomo è impegnato nello sviluppo dell’energia atomica; questo potere può essere utilizzato per propositi pacifici o distruttivi. Molti uomini istruiti, in varie occasioni, hanno cercato di abolire la guerra e stabilire una pace perenne. Sono stati firmati trattati e sono state formate organizzazioni per raggiungere tale scopo, ma a causa della mancanza di garanzie, questi sforzi hanno uniformemente fallito, e le nazioni, per raggiungere i loro fini, hanno persino restaurato la produzione e l’uso di gas venefici.
Ora le nazioni stanno producendo armi che non solo costituiscono un pericolo terribile per coloro contro i quali potrebbero venire usate, ma che possono significare, invero, la fine dell’umanità, e ancora una volta non ci sono garanzie. Se queste orribili armi venissero usate, di chi sarebbe la responsabilità? In queste circostanze, se l’uomo non chiedesse la protezione di Dio e non si preparasse per la sua stessa protezione, il caos e la rovina che potrebbero abbattersi sulla razza umana sarebbero al di là dell’immaginazione.
Questi argomenti non verranno omessi, nel corso dell’istruzione di questa scuola, e Noi desideriamo che voi fissiate tali pensieri nella vostra mente. Nella sfera etica, il vostro primo obbligo consiste nell’inesorabile responsabilità che avete nei confronti del vostro Paese, con fede in Dio. Per poter acquisire le qualità e gli strumenti di un buon ufficiale, dovete lavorare duramente, impegnarvi assiduamente per acquisire una più alta conoscenza, preparare le vostre menti, giorno dopo giorno, ad offrire voi stessi in sacrificio per la vostra terra natale, ed essere leali alla promessa da voi fatta.
Perciò, ricordando le parole che Noi vi abbiamo rivolto oggi, lavorate instancabilmente per compiere il vostro sacro dovere di servire il Paese. Siamo lieti di esprimere i Nostri ringraziamenti agli ufficiali e agli istruttori e allo staff di questa istituzione, per l’efficienza e la diligenza dimostrata nello sviluppo di questo Collegio fino allo status attuale, in accordo alle Nostre istruzioni.
Vorremmo anche ricordare qui ed esprimere la Nostra gratitudine e i Nostri ringraziamenti agli ufficiali britannici che, immediatamente dopo la liberazione del Nostro Paese, ci hanno grandemente assistito nell’addestramento del Nostro esercito, in questo luogo.
Vorremmo inoltre in quest’occasione dichiarare che a breve verrà innalzato un apposito monumento in memoria di quei soldati che sono caduti, ai quattro angoli della Nostra Nazione, in difesa della Sua libertà.

S.M.I. QADAMAWI HAILE SELASSIE, 15 Feb 1958

Bro' Viktor

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La guerra di Etiopia (1935)
Dal diario segreto di Ciro Poggiali

La guerra di Etiopia (1935) - Dal diario segreto di Ciro Poggiali,
inviato speciale del "Corriere della Sera" ad Addis Abeba nel '36-'37

28 agosto 1936: Proibizione assoluta di telegrafare in Italia le notizie degli attacchi su Addis Abeba. Precauzione inutile, ché tutto il mondo le saprà, perché i consoli e altri rappresentanti stranieri continuano a telegrafare cifratamente e lungo la ferrovia. Tutte le notizie a noi impropizie arrivano a Gibuti e di là si diffondono. Ma gli italiani non devono sapere nulla.

21 settembre 1936: Assisto a processi presso il tribunale italiano per gli indigeni. Poiché non c'è un magistrato che sappia una parola d'indigeno e nessuno si dà neppure la pena di mettersi ad impararlo (i funzionari vengono in Etiopia non per spirito d'avventura o patriottico, ma perché il servizio in colonia conta il doppio; e così, poiché son tutti vecchi, fanno più presto ad andare in pensione), i processi si svolgono tutti a mezzo dell'interprete. Che cosa ne vien fuori Dio solo lo sa. Non ho grande stima in genere dell'amministrazione della giustizia, ma questa è una turlupinatura troppo grossa. Spesso è un'infamia senza nome quando visibilmente colpisce degli innocenti sottoposti a una procedura per essi incomprensibile, che li porta a condanne atroci senza che vengano neppure a sapere perché sono stati condannati.

18 novembre 1936: Sono arrivati mille operai campani inquadrati nella milizia. Dovrebbero essere tutti manovali, muratori, carpentieri (... ) Nella gran massa si scoprono parrucchieri, commessi di negozio, lustrascarpe. L'alta paga li ha indotti a frodare nascondendo la loro vera professione. Un caposquadra che guadagnerà settanta lire al giorno era scrivano avventizio in una cancelleria di tribunale, ove guadagnava dodici lire al giorno. Dovrebbero costruire quarantacinque edifici pubblici, ma, poiché mancano i materiali, saranno adibiti alla sistemazione delle strade. Una manovalanza un po' cara, evidentemente.
Protestano, evadono dai cantieri a cercarsi un lavoro più comodo, non vogliono sopportare fatiche. Pionerismo da burla.

3 dicembre 1936: Mi racconta Bonalumi che sovente i carabinieri incaricati di arrestare gli indigeni per sospetti reati, che magari non esistono, cominciano, secondo il costume, a caricarli di botte. Se poi si accorgono di averne date troppe e di aver prodotto cicatrici indelebili, perché gli arrestati non possano piantar grane con i loro superiori li accoppano addirittura. Poi fanno il verbale nel quale dicono che l'arrestato aveva tentato di fuggire o di ribellarsi.

19 febbraio 1937, venerdì:
Attentato contro il viceré [R. Graziani, n.d.r.] al ghebbì alle 12.30. Ne sono spettatore e vittima. Ho scritto un lungo rapporto, che naturalmente non ho potuto telegrafare al giornale. [...] Per quanto mi concerne personalmente, posso aggiungere che mi sono recato al ghebbì due ore prima dell’ora fissata per la distribuzione di regalie ai mendicanti [...] apprendo così che attendono di ricevere dal viceré due talleri ciascuno come usava fare anche il Negus. Ignoravo questa cerimonia, perché si erano dimenticati di invitare i giornalisti. [...]
Allo scoppio della prima delle nove bombe, credo che si tratti dell’esplosione del cannone indicante il mezzogiorno e vedo altri due che istintivamente tirano fuori l’orologio. Debbo la mia salvezza all’essere vicinissimo alle autorità contro cui le bombe vengono scagliate, cioè nella parte più stretta del cono che la bomba, battendo a terra ed esplodendo, irradia. Tuttavia il povero generale Lotta che mi sta a fianco ci rimette una gamba. L’abuna Cirillo che mi sta all’altro fianco è colpito da parecchie schegge, cade addosso a me e mi copre con la sua tozza persona. La seconda bomba colpisce anche me, ma non me ne accorgo subito. [...]
Corro con altri nel vicino accantonamento operaio dove le maestranze addette ai lavori di restauro del ghebbì si sono immediatamente precipitate per armarsi. Stacco anch’io un moschetto dalla rastrelliera perché si è diffusa la voce che il ghebbì sia assediato da bande di ribelli giunte improvvisamente dalle zone più vicine del ribellismo. [...] L’ospedale dove sono stati portati tutti i pezzi grossi feriti (quarantatrè) è un bailamme indescrivibile. [...] Arriva sin qui l’eco nutrita di una fucileria. Son cominciate nelle strade le gesta di reazione contro gli indigeni. La tentazione professionale è troppo forte. Claudicante, con lo stivalone spaccato, esco fuori, vado a vedere. Tutti i civili che si trovano ad Addis Abeba, in mancanza di una organizzazione militare o poliziesca, hanno assunto il compito della vendetta condotta fulmineamente coi sistemi del più autentico squadrismo fascista. Girano armati di manganelli e di sbarre di ferro, accoppando quanti indigeni si trovano ancora in strada. Vengon fatti arresti in massa; mandrie di negri sono spinti a tremendi colpi di curbascio [frusta di nervo di bue, n.d.r.] come un gregge. In breve le strade intorno al tucul sono seminate di morti. Vedo un autista che dopo aver abbattuto un vecchio negro con un colpo di mazza gli trapassa la testa da parte a parte con una baionetta. Inutile dire che lo scempio si abbatte contro gente ignara ed innocente. Senza questa pronta reazione dell’elemento borghese, feroce ma tempestiva, i centomila abitanti indigeni di Addis Abeba (i bianchi non arrivano a tremila) avrebbero potuto insorgere e fare di noi un macello, spiegheranno poi. A notte inizio del bruciamento dei tucul a solo scopo di rappresaglia.

20 febbraio 1937, sabato:
[...] Sono stato a visitare l’interno della chiesa di San Giorgio, devastata dal fuoco appiccato fuori tempo con fusti di benzina, per ordine e alla presenza del federale Cortese. [...] Alla sera cerco invano di ottenere dal colonnello Mazzi di telegrafare al giornale. Gli ordini di Roma sono tassativi: in Italia si deve ignorare. [...] Il colonnello Mazzi mi smentisce che nel santuario di San Giorgio siano state trovate mitragliatrici; è segno che l’incendio non era giustificato. Per tutta la notte, con un accanimento anche più feroce che nella notte precedente, si continua l’opera di distruzione dei tucul. Spettacoli da tregenda delle immense fiammate notturne. La popolazione indigena è tutta sulla strada. Impressionante indifferenza dei capannelli di donne e di bambini intorno alle masserizie fumanti. Non un grido, non una lacrima, non una recriminazione. Gli uomini si tengono nascosti, perché rischiano di essere finiti a randellate dalle orde punitive.
Episodi orripilanti di violenze inutili. Mi narrano che un suddito americano, per avere soccorso un ferito abissino, è stato bastonato dalle squadre dei randellatori. Crepitio degli eucalipti, fiamme sino al cielo. Teorie che si allontanano dalla città, la schiena curva sotto enormi pesi di masserizie e di granaglie. Le squadre punitive danno evidentemente la caccia alle galline e ai sacchetti di talleri che si trovano in ogni tucul. Proprio stamane un decreto porta a dieci e cinquanta il prezzo del tallero.

(POGGIALI C., Diario AOI 15 giugno 1936-4 ottobre 1937, Milano, 1971, pp.179-185.)


Estratto dal Discorso di S.M.I. Qadamawi Haile Sellassie in occasione della presentazione del Monumento del Abune Petros (Luglio 1946):

“[..] La catastrofe causata dalle mani dell’uomo durante gli anni trascorsi può essere evitata nel futuro per mezzo della religione e della speranza in Dio, che dovrebbero dimorare nei cuori degli individui. Ciò può ottenersi mediante l’educazione, ma qualora questa non venga sostenuta dai giovani, lo sforzo che si compie in virtù della pace risulterà vano [..]”

My Life and Ethiopia’s Progress, Vol. 2, (pagg. 25 e segg.):

[..] in particolar modo Ci rattristammo amaramente quando venimmo a conoscenza della spietata carneficina della popolazione di Addis Abeba a causa dell’attentato ai danni di Graziani del 19 Febbraio 1937 (Yekatit 12, 1929), quando una bomba venne scagliata contro di lui.

Noi inviammo il seguente messaggio a tutte le Chiese:

img Il mondo intero è a conoscenza della sciagura occorsa all’Etiopia sebbene fosse un Paese membro della Società delle Nazioni, nella quale Io ho riposto piena fiducia. Io chiesi ripetutamente che gli obblighi e gli accordi della Società fossero onorati, ma, finora, non è stato fornito nessun aiuto al Mio popolo. Eppure Io non dispererò riguardo alla riconquista dell’indipendenza del Mio Paese poiché credo che il Giudizio di Dio tornerà infine a visitare ugualmente i deboli e i potenti, secondo ciò che ognuno merita. Fino a quel momento Io lavorerò duramente e con pazienza per il bene del Mio popolo.
Credo che i membri del Consiglio Mondiale delle Chiese abbiano la capacità di fare pressione sull’aggressore e di attenuare i problemi che ha dovuto affrontare il Mio popolo, il quale ora sta lavorando per fermare le atrocità inflittegli nel corso delle operazioni di guerra (militari). Affinchè ciò si realizzi, sottopongo questo appello al Consiglio Mondiale delle Chiese. Il mondo si è già rattristato alla notizia del massacro di migliaia di persone di Addis Abeba a causa della rappresaglia causata dal lancio della bomba al Generale Graziani in Febbraio. Un tale crimine e spargimento di sangue, che non avrebbe dovuto verificarsi in quest’epoca, è stato un atto deliberato e premeditato. Tutti gli ingressi della città erano stati sbarrati e tutti coloro i quali hanno tentato di fuggire sono stati annientati.
Questo crimine è il peggiore di tutti gli atti atroci di cui le autorità Italiane sono responsabili. Oltre al massacro sopra ricordato, Io credo che il governo Italiano sia responsabile dei seguenti atti barbarici:
1mo. Nonostante i soldati italiani abbiano ucciso migliaia di uomini, donne e bambini in tempi e luoghi differenti, non sono mai stati puniti per questo.
2do. Persone di città e villaggi differenti sono state arrestate e condannate a morte con la pretesa che soldati Etiopi fossero nelle vicinanze.
3zo. In tempi diversi molte migliaia di persone sono state uccise sommariamente poiché presumibilmente erano in possesso di armi e fornivano assistenza ai banditi.
4to. La tortura dei prigionieri e la messa al rogo di chi disobbediva all’autorità italiana.
5to. Il pestaggio di Ras Desta e di altri ufficiali militari dopo la cattura.
6to. Il trasferimento di donne nubili, e di quelle donne i cui mariti erano scomparsi, per forzarle alla prostituzione nei campi di concentramento.

Oltre a quanto è stato sopra elencato, sono stati commessi numerosi atti sacrileghi contro la religione e le pratiche spirituali e di fede del Mio popolo e della Chiesa (Tewhaedo) Etiopica. E sono:
1mo. Preti e mullah si trovavano tra gli Etiopi che sono stati circondati e assassinati in seguito all’attentato al Generale Graziani.
2do. Ai parenti sono stati negati i corpi di coloro i quali erano stati uccisi durante il massacro di Febbraio, negando così la celebrazione dei riti funebri; al contrario, gli Italiani hanno ammucchiato i corpi e li hanno bruciati come fossero rifiuti.
3zo. L’incendio doloso della Chiesa di San Giorgio in Addis Abeba e di altre chiese.
4to. L’esecuzione pubblica, lo scorso Luglio, dell’Abuna Petros in Addis Abeba a causa del suo rifiuto di sottomettersi agli Italiani e di scomunicare quegli Etiopi che non si erano arresi.
5to. Il trasporto a Roma di un antico e storico obelisco che un antico imperatore fece erigere 1600 anni fa.
Tutte queste e altre atrocità, troppo numerose da elencare qui, sono state commesse volontariamente da un governo che, in nome della civilizzazione, ha sconfitto la Mia Nazione con l’uso di gas venefici. Dopo aver cavallerescamente resistito al nemico, il Mio popolo è stato fiaccato e battuto. E’ diventato oggetto della vendetta del nemico e del soddisfacimento di un suo capriccio. La maggior parte degli ufficiali militari sono morti. Come accaduto numerose volte, molti altri sono stati condannati a morte dopo esser stati Catturati; tali atti sono state fatti in violazione dei diritti dei prigionieri di guerra. Io supplico i leader e i membri del Consiglio Mondiale delle Chiese di denunciare le iniquità perpetrate ai danni del Mio popolo; sollecito inoltre le vostre preghiere affinchè si ponga fine alle deplorevoli atrocità commesse per ordine e silente consenso del governo Italiano.

Gli orrendi crimini commessi contro il Nostro popolo dai fascisti Italiani, oltre a sorprendere il pianeta, hanno motivato molti dei Nostri amici ad unirsi a Noi nella Nostra battaglia. Come noto, un’amicizia genuina viene provata in tempi di crisi, e la grande sfida che Noi abbiamo affrontato Ci ha insegnato a distinguere tra un amico e un nemico. Noi non possiamo evitare di menzionare il sostanziale supporto e l’agitazione politica che milioni di Americani, particolarmente i neri Americani, hanno fornito. E’ stata fondata una grande organizzazione denominata “Union of African Natives Association” (Union Aid for Ethiopia – Unione per il Sostegno dell’Etiopia n.d.t.) per aiutare l’Etiopia.
L’organizzazione ha fondato un giornale chiamato “The Voice of Ethiopia” (La Voce dell’Etiopia) e Ci ha garantito un solido sostegno. [..]

Bro' Viktor

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La presenza del Re


Settembre 22, 1967, dopo nove mesi costretto a letto per problemi di cuore, il Dottor Edman si trovava nella cappella del Wheaton College ed iniziò il suo messaggio agli studenti con queste parole: "Questa sarà la prima volta in più di dieci mesi che tentavo di parlare in pubblico. Ma vorrei che consideraste con me l’invito di visitare un Re."
Nel bel mezzo del messaggio ebbe un attacco di cuore ed entrò nella presenza del Re dei re e Signore dei signori.


LA PRESENZA DEL RE

Discorso finale del Dottor V. Raymond Edman, Cancelliere del Wheaton College
22 Settembre 1967

" Questa sarà la prima volta in più di dieci mesi che tentavo di parlare in pubblico. Ma vorrei che consideraste con me l’invito di visitare un Re.

Alcuni anni fa fui invitato da Sua Maestà Haile Selassie il Primo, di Etiopia, a visitare il suo antico Impero ed esaminare le scuole che iniziavano ad essere riorganizzate dopo la lunga occupazione durante la guerra, per poi fare rapporto a lui in persona. Insieme al Dr. E. Joseph Evans, uno degli amministratori del college, andai in Etiopia e feci quell’ispezione. Successivamente arrivò la notiziai dal palazzo che in un certo giorno ed ora avremmo dovuto presentare il nostro report a Sua Maestà. Potete essere sicuri che fummo davvero puntuali ed arrivammo in abbondante anticipo.

Quando i nostri nomi furono chiamati. Entrammo nel saloto del palazzo in cui l’Imperatore era seduto alla fine della stanza. In accordo con il protocollo di corte, come arrivai all’entrata mi fermai ed inchinai per chiedere, silenziosamente, il permesso di entrare. Sua Maestà fece un cenno di assenso con il capo per accordare il permesso.


img Proseguì al centro della stanza – era una stanza abbastanza grande – e mi fermai ancora e di nuovo mi inchinai per indicare “Posso procedere?” Anche questo fa parte del protocollo, perché se l’Imperatore osservava qualcosa di sgradevole per lui, a quel punto poteva accennare negativamente, e ci si doveva ritirare. Annuì ancora e andò oltre il protocollo di corte tradizionale, perché solitamente sarebbe dovuto rimanere seduto ed accennare con il capo la sua approvazione; ma in questo caso si alzò, fece alcuni passi, stese la sua mano, e mi indicò una sedia alla sua destra.

Il Dr. Evans venne dopo di me e si sedette alla sua sinistra L’intervista fu condotta in Amarico ed Inglese. Il primo ministro sedette tra me ed il Dr. Evans e tradusse per noi in Inglese ed in Amarico per l’Imperatore.

Non dimenticherò mai la reazione di Sua Maestà alla spiegazione della nostra filosofia educativa allo Wheaton. Espresse la sua conoscenza circa il college ed il suo interesse, e fece delle domande. Quando spiegai che la nostra educazione era basata sulla Parola del Dio Vivente, e dopo averne ascoltato l’interpretazione, sorrise e stese tutte e due le mani dicendoci in Amarico,“Desidero che l’educazione del mio popolo sia ugualmente basata esattamente sulla parola di Dio”.

Ma parlerò prima di un altro Re. Questa cappella è nella casa del Re. La Cappella è stata concepita per essere un punto di incontro con il Re dei re e Signore dei signori stesso. A tal fine, la cappella è stata concepita con lo scopo di preghiera. Attraverso gli anni, andando indietro verso Jonathan Blanchard, Charles Blanchard, J. Oliver Buswell, me, ed ora al Presidente Armerding c’è stato sempre lo stesso obiettivo di base – che la cappella servisse per un tempo di preghiera, non di lezione, non di intrattenimento, ma per un tempo di incontro con il Re. Entrate dentro, sedetevi ed aspettate in silenzio il Signore. Facendo questo, preparerete i vostri cuori ad ascoltare il Signore, ad incontrare il Re. Il tuo cuore imparerà a coltivare ciò che la Scrittura dice, “Fermatevi e riconoscete che sono Dio”. Negli anni ho imparato l’immenso valore di quel profondo, silenzio interiore in cui Davide, il re, sedeva alla presenza di Dio per ascoltarlo."

Sis' Tseghe

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Medaglia dell'Eritrea di Haile Selassie I


La medaglia dell'Eritrea venne istituita da Sua Maestà Imperiale Haile Selassie nel 1952 per riconoscere i servizi offerti da coloro che si erano spesi nella lotta per la riunificazione dell'Eritrea con la madrepatria Etiopia.

La medaglia ha una forma circolare con un diametro di 40.8 mm. Sul lato da osservare è presente il busto di Haile Selassie in uniforme militare; attorno sono iscritte le parola “Nessuno può separare ciò che la natura ha unito (ha legato assieme)”. Al disopra è presente la Corona Imperiale.

Sull'altro lato si trovano due figure di donna che si abbracciano, una incoronata che simboleggia l'Etiopia [madre] e l'altra senza corona che simboleggia l'Eritrea [figlia]. Attorno sono iscritte le parole “ Questa è ossa delle mie ossa” [Gen 2:23] e la data “1945” (1952). Il nastrino presenta i colori della bandiera etiope disposti verticalmente. La medaglia è conferita in tre classi:

Prima classe in oro (argento dorato)

Seconda classe in argento

Terza classe in bronzo.

Bro' Gabriel

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Premiere di "Youths of Shashamane"


Carissimi Fratelli e Sorelle, è con immensa gioia che vi annunciamo la fine dei lavori del film “YOUTHS OF SHASHA the movie”.
imgA distanza di un anno dalle riprese a cura di bro Emanuele e Sis Diana siamo finalmente pronti per la prima mondiale del film-documentario che vede protagonisti i dieci Rasta Youths nei loro ambienti familiari.
Sarà una grandissima occasione, in cui presenteremo anche il film di Giorgio Battaglia e Ras Tewelde: “Rastaman land, Bob Marley in Etiopia”, che avverrà il giorno 9 febbraio niente di meno che a Shashamane, precisamente al Twelwe Tribes Head Quarter dove avremo il piacere di proiettare il film per la Comunità Rastafari locale e tutte le persone che gravitano intorno ad essa.
Ci sarà poi un’altra proiezione il giorno 15 febbraio all’interno di un evento organizzato appositamente dal Sindaco locale e dal suo entourage sempre a Shashy ma questa volta all’interno della Shashamane Town Hall (che essendo nel cuore dell’Africa è uno spazio aperto!!!) per incontrare tutta la cittadinanza in un’occasione chiaramente più istituzionale ma non meno entusiasmante. Sono attese anche persone dai paesi e dalle campagne limitrofe.
Ovviamente saremo presenti come ospiti per contestualizzare il lavoro, ci saranno anche Emanuele, Diana e Luca Sgamellotti, autore dei fantastici scatti della mostra “Youths Of Shasha, the exhibition”, oltre a bro Roberto e Sis Gloria di Arezzo ed un operatore della Rai mandato da Giorgio Battaglia per documentare gli eventi .
E’ stato anche creato un evento facebook che stiamo facendo girare, questo il link https://www.facebook.com/events/402978213128798/
img Che dire.. l’emozione si fa sentire e i preparativi sono ormai agli sgoccioli; nella speranza di condividere questa gioia con più persone possibili cogliamo allora l’occasione per estendervi un invito per un’occasione a cui non si può mancare.
Al ritorno infatti presenteremo i film in un evento organizzato dall’Università per Stranieri in collaborazione con il Comune di Perugia e YOW, il giorno 8 marzo nell’aula magna della suddetta università. Saranno presenti due ospiti da Shashy: Naomi Leach ( figlia di Ras Flippin) e Tafari ( uno dei 10 Rasta Youths ) per commentare e contribuire con la loro esperienza diretta. Oltre a loro ci saranno le istituzioni, i docenti, le associazioni locali, G.Battaglia, la Rai, tutti coloro che ci hanno aiutato e speriamo vivamente tutti voi!


Un Unico Amore un Unico Destino


Bro' Julio


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Let food be your medicine...


ECHINACEA

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Carissimi Fratelli e Sorelle questo mese ci soffermiamo su una pianta di cui molto si parla e il cui uso sta rapidamente crescendo grazie alle sue formidabili proprietà ormai riconosciute anche dalla medicina occidentale.
Continuando nella scoperta dei benefici degli alimenti e delle piante che ci circondano, possiamo solo crescere nella consapevolezza della nostra persona all’interno di quel processo organico, olistico e naturale che è la cura del nostro organismo ( corpo e mente) e della nostra vita.
Il periodo invernale come sappiamo può mettere a dura prova le nostre energie.. raffreddori, malanni di stagione, sono tutte piccole cose ma che se non curate bene o trascurate ci possono ostacolare nelle nostre giornate e rendere più difficile le nostre azioni abitudinarie.

Le Echinacee sono un genere di piante erbacee poliennali con riposo vegetativo invernale (la parte epigea si dissecca in autunno), appaiono dalla primavera inoltrata all’autunno e fioriscono tra giugno e agosto . Appartengono alla famiglia delle Asteraceae, originarie del Nord America, comprendono nove specie d'interesse ornamentale ed erboristico.
Viene comunemente chiamata al singolare perché la pianta più utilizzata è la varietà Echinacea Angustifolia

Questa pianta è rinomata per il suo diffusissimo utilizzo soprattutto contro i malanni legati alla stagione fredda e al raffreddamento, infatti i componenti della radice dell’ Echinacea contengono acidi che hanno proprietà antivirale ( acido caffeico ), contengono inoltre flavonoidi vari ,acidi grassi insaturi e oli essenziali e polisaccaridi. Non è ancora chiaro come agisca questo fito complesso ma la sua efficacia come immunostimolante è ampiamente dimostrata.
Le glicoproteine la rendono un immunostimolante cioè aiuta il corpo a produrre difese immunitarie e a contrastare l’insorgere di malattie e disturbi come raffreddori, mal di gola ed influenze.
E’ inoltre utile contro numerosi tipi di infiammazioni interne ed esterne.
Per uso esterno, infatti, l'echinacea esibisce proprietà dermopurificanti, antirughe ed antismagliature, tonificanti sulla circolazione venosa.
Unita alle proprietà antinfiammatoria antisettiche decongestionanti è utile nel trattamento di ulcere, ferite infette, ustioni e dermatiti.
Utilizzata all’interno di unguenti infatti, l’ Echinacea ha la capacità di velocizzare i processi cicatriziali a causa della sua proprietà di stimolare i fibroblasti.
Delle proprietà antibatteriche è invece responsabile l'olio essenziale, ricco in terpeni, presente tuttavia in scarsa quantità.

Quindi non solo l’ echinacea è efficace nella prevenzione delle malattie di raffreddamento nel periodo invernale, ma accelera il processo di guarigione quando il virus ha già colpito l’organismo; la sua efficacia è stata dimostrata nelle infezioni recidivanti delle vie respiratorie ed anche delle basse vie urinarie.
Un effetto sempre dovuto all’ Echinacea è la stimolazione delle ghiandole soporifere e mucipare. In poche parole aiuta il corpo a creare un ambiente sfavorevole per i virus.
E' stato anche dimostrato che questa pianta è in grado di opporsi all'azione depressiva sul sistema immunitario tipica di molti antibiotici. L’Echinacea possiede una conosciuta attività antibatterica, legata soprattutto all'echinacoside e alle poliine. Infatti è stata dimostrata attività batteriostatica e  fungistatica diretta, con completo arresto della crescita di Staphylococcus aureus, Escherichia coli, Pseudomonas aeruginosa e Epidermophyton interdigitale.
In particolare è stato dimostrato che l'estratto secco è in grado di inibire completamente la crescita, in vitro, dell'Escherichia coli e dello Staphylococcus aureus.Questo effetto raggiunge il massimo dopo circa 4 giorni di terapia e perdura per circa 7 giorni dopo la fine della stessa. L'attività antivirale di Echinacea è stata testata su colture cellulari, con un'azione che non pare di tipo virucida ma tale da ostacolare la penetrazione del virus nelle cellule. I virus più sensibili a questo estratto parrebbero essere l'Herpes simplex tipo 1 e l'influenza .

Come molte piante possiede delle controindicazioni.
In linea teorica questa pianta è sconsigliata in pazienti che debbano seguire una terapia immunosoppressiva poiché affetti da malattie autoimmuni quali ad esempio collagenosi, sclerosi multipla e altre ancora.
Se usata per periodi superiori a 8 settimane e a dosi elevate può dare epatotossicità, per cui non dovrebbe essere usata in pazienti con insufficienza epatica manifesta, può potenziare l’effetto negativo sul fegato di farmaci epatotossici come steroidi anabolizzanti, amiodarone, metotrexate e ketoconazolo.

Uno studio nel ratto( purtroppo a noi non piacciono questi esperimenti sugli animali ma fino ad ora la scienza e la medicina si sono serviti di cavie per la sperimentazione) ha valutato se la somministrazione cronica di estratto di echinacea dalla giovinezza fino alla senescenza fosse capace di aumentare la longevità e il benessere delle cellule immunocompetenti, dal momento che è noto che l'attività di queste cellule è fondamentale per la sopravvivenza e la longevità.

Gli animali venivano nutriti con 2 mg al giorno di estratto di echinacea o con un placebo per tutta la loro vita ed erano tenuti e dieta libera. Dopo 10 mesi si valutava la sopravvivenza di questi animali, che era del 79% in quelli del gruppo placebo e del 100% in quelli del gruppo echinacea. Dopo 13 mesi i risultati di sopravvivenza erano del 46% nel gruppo placebo e del 74% in quello echinacea.

Si è anche notato che le cellule NK ("Natural Killer", importantissime perchè attaccano e distruggono le cellule anormali) erano più numerose e vitali sia nel midollo sia nella milza sia nel sangue periferico dei ratti del gruppo echinacea. Lo studio indica che la somministrazione prolungata di echinacea per la maggior parte della vita del ratto aumenta la sopravvivenza, probabilmente per un effetto stimolante sulle cellule NK.

Bro' Julio


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Children of the Most High


Greetings and Love sons and daughters of His Majesty!

In questi mesi la nostra Family sta godendo grandemente delle gioiose benedizioni elargite dalla generosa Mano del Nostro Amato Imperatore; l'amore che egli infonde in InI kings and queens si fa carne in nuovi piccoli fiori che vengono alla luce.
Il dono della vita che riceviamo, non solo come genitori, ma anche come uomini e donne spettatori e testimoni del rinnovarsi del ciclo dell'essere, ci fa riflettere sulla responsabilità che ci è concessa su queste nuove piccole vite; attraverso i loro occhi abbiamo accesso all'estasi dell'ammirazione del Suo Volto, la Luce che colpisco il loro piccolo sguardo si fa specchio della magnificenza divina. InI riflettiamo dunque sull'onore e sull'onere che riceviamo nel diventare genitori; sulla grazia di poter ammirare il rinnovarsi del patto tra il Signore e il suo popolo così come sulla responsabilità attribuitaci di cresce sia spiritualmente che fisicamente le Sue schiere.
Gioiamo dunque assieme ai nostri fratelli per l'arrivo tra di noi dei loro piccoli cuccioli: per la nascita del leoncino Maurizio Yohel Ashenafi di Ras Viktor e la sua queen Fernanda così come per le likkle princesses Meelika di Ras Markus e Sis Cinzia e Sarah Selam di Ras Ciro e la sua queen Sandra.
Che il Signore vegli sempre su tutti i suoi piccoli!

Maurizio Yohel Ashenafi

Meelika

Sarah Selam

Sis' Martina


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