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Newsletter MESE 2013

5 maggio: 72° anniversario del Giorno della Vittoria
5 maggio: Fesika (Pasqua)
25 maggio: 50° anniversario della fondazione dell’Organizzazione dell’Unità Africana


Benedizioni a tutti voi, cari fratelli e care sorelle, e auguri, per la Fesika appena trascorsa, che speriamo tutti voi abbiate passato nella Luce e nella Grazia Salvifica del Cristo Risorto , Nostro Redentore, tornato in Gloria, con il Nome Santo e Nuovo di Qadamawi Haile Selassie!
Ci ritroviamo ancora una volta sulle pagine di questo nostro umile lavoro, che, speriamo e preghiamo, ci possa mantenere uniti, nonostante le distanze fisiche, e costantemente aggiornati sulle date importanti della nostra storia e tradizione, permettendoci di tenerci informati, offrendoci sempre nuovi documenti, contributi, articoli interessanti e stimolanti…
Questo mese si è verificata una coincidenza inusuale ma particolare: il 5 Maggio infatti, 72° Anniversario del Giorno della Vittoria dell’Etiopia sul nemico fascista, giorno del glorioso ritorno del Nostro Imperatore nella capitale, Addis Ababa, giorno del noto Proclama di Misericordia, è coinciso con i festeggiamenti per la Pasqua, Fesika, momento di resurrezione per tutto il corpo di Cristo, InI, che risorgiamo con Lui e per Lui, Dio Misericordioso!
Rallegriamoci ed esultiamo dunque, poiché ci troviamo nella grazia di poter celebrare la Resurrezione del Signore e la “resurrezione” dell’Etiopia, che in Cristo e con Cristo, nonostante sia stata consegnata, come Lui, nelle mani del nemico, dalla viltà della Lega delle Nazioni, costretta a bere e conoscere l’amaro calice della (quasi) morte civile, l’amaro calice del colonialismo (orrendo anche se limitato nel tempo) è risorta, grazie all’impegno e alla incessante lotta del Suo Imperatore e del Suo popolo, assurgendo di nuovo, dopo Adwa, ancora e definitivamente, a baluardo della libertà e dell’indipendenza africane e di tutti i popoli e le nazioni oppresse della terra.
L’anno scorso fu proprio il Giorno della Vittoria il nostro argomento principale; non volendo ripeterci, e ribadendo i nostri auguri e le nostre benedizioni e felicitazioni per questo giorno, rimandiamo voi tutti al numero di maggio 2012 per riflettere ancora sull’evento e sulle Parole che il Re pronunciò in quell’occasione: vi riproponiamo qui, dal nostro canale youtube, il video tributo che F.A.R.I.Vision ha prodotto per onorare questa occasione.
Proseguendo, in ordine cronologico, prima di giungere a quello che sarà il tema principale di questo mese, ricordiamo che l’11 Maggio ricorre l’anniversario del trapasso del nostro compianto fratello Robert Nesta Marley Berhane Selassie, che tanto ha fatto e continua a fare per far conoscere al mondo la Parola Salvifica di JAH, ispirando i suoi ascoltatori, e per elevare la condizione, fisica e spirituale e morale, del popolo RasTafari e dei popoli del cosiddetto Terzo Mondo...
Giungiamo dunque a quello che sarà argomento centrale delle seguenti pagine: il 25 Maggio, in verità, come molti di voi sapranno, InI RasTa insieme con l’Africa tutta celebriamo il 50° Anniversario della fondazione dell’Organizzazione dell’Unità Africana: momento storico dall’importanza cruciale non soltanto nella storia del continente ma di tutto il mondo, tappa fondamentale del percorso di decolonizzazione dell’Africa che proprio nell’Etiopia e nel Suo Sovrano ha trovato l’esempio guida e il motore primo, l’OUA, che proprio in Addis Ababa ha il suo quartier generale, può essere a buon diritto considerata il primo modello e la prima testimonianza di organizzazione politica continentale sovrannazionale, in unità di intenti e di propositi, tesa alla cooperazione tra gli Stati membri e tra questi ultimi e il mondo esterno, con la prospettiva di guadagnare e difendere la libertà, l’indipendenza e la pace per tutti i popoli ancora sotto il giogo del colonialismo.

Per celebrare degnamente tale giorno, InI abbiamo pensato di proporvi vari contributi:

partiamo dalla traduzione del discorso che Sua Maestà l’Imperatore pronunciò in occasione del primo anniversario dell’OUA, il 26 maggio 1964, nel quale il Padre dell’Africa enfatizza il risultato ottenuto l’anno precedente e prospetta, comunque, con la solita lungimiranza, un futuro speranzoso e fulgido, nonostante le difficoltà che certamente sarebbero giunte.

Continuando, vi proponiamo due contributi, estratti dal documento prodotto in seguito alla Terza Assemblea Ordinaria dell’OUA – “L’OUA et ses perspectives, Troisieme Assemblée Ordinaire” - :
il primo è un ulteriore discorso del Re, pervenutoci nella traduzione della sis Tseghe, pronunciato proprio in quell’occasione;
il secondo, tradotto dal nostro fratello Ras Iyared, è un interessante articolo che ci svelerà quali sono state – nella ricerca dell’unità - le tappe e le prospettive che hanno ispirato e condotto le Nazioni Africane a costituirsi in questa istituzione continentale, dalla Conferenza di Bandung del 1955, passando per quella di Accra del 1958, fino a giungere a quel glorioso giorno di maggio del 1963.

Per meglio comprendere il ruolo che l’Etiopia ha ricoperto nelle fasi della realizzazione di questa splendida opera di diplomazia africana, vi proponiamo poi, sempre nella traduzione di Ras Iyared, un breve articolo tratto da “Histoire de l’Ethiopie” di J. Doresse.

Senza esitare, proseguiamo con il proporvi l’ultimo contributo riguardante l’OUA: questa volta si tratta di un articolo estratto dal Sestante, Vol. V del 1969, che ci permetterà di conoscere lo svolgimento dei lavori della dodicesima riunione del Consiglio Ministeriale dell’OUA, tenutasi nell’Africa Hall, e nel quale potremo leggere alcuni estratti interessanti del discorso che il Signore dei signori, custode sempre vigile e attento, monumento sempre presente nella vita e nelle realtà e dinamiche africane, pronunciò in quell’occasione.

Infine, per chiudere in vibes questo “troding” lungo la storia dell’OUA, istituzione frutto di un ispirazione totalmente africana, vi lasciamo con una song di Ras Batch, Together, di cui vi proponiamo il video, molto ben fatto e con un finale significativo…

Continuiamo dunque anche noi a marciare sul glorioso cammino dell’unità, rafforzandoci in fede, speranza e carità!

Voltando pagina, ed avviandoci alla conclusione, troviamo il report di Bro Markus sulla mostra "Crimini fascisti in Etiopia e resistenza Etiope".

Infine, con piacere ci soffermiamo su due rubriche che ormai sono una militante consuetudine sulle nostre pagine: Ras Gabriel, nel nostro “avamposto” dedicato agli ordini e alle simbologie del Regno, ci propone questo mese un approfondimento sul Simbolo della Cavalleria e sul Simbolo della Polizia Imperiale;

è Ras Julio invece, infine, ad attenderci nella nostra Ital medical yard alla fine del percorso, per parlarci ancora una volta delle proprietà benefiche dei cibi che consumiamo e dell’importanza di una alimentazione corretta e vitale! Let food be InI medicine...

Cogliamo l’occasione, prima di lasciarvi, finalmente, alle pagine della nostra newsletter, per ricordare a voi tutti, fratelli e sorelle, che sono in corso, tra altri lavori, la traduzione del sito in inglese, e la preparazione e organizzazione della House of RasTafari 2013, che sarà presente in diversi festival (Zion Station, Rototom Sunsplash..): chiunque fosse interessato a collaborare e volesse proporsi per questi ed altri servizi può contattare il comitato P.R. sempre all’indirizzo publicrelations@ras-tafari.com.

Ringraziando gli Idrens che lavorano con dedizione e amore a quest’opera, che preghiamo possa essere gradita alla Vista del Re, per quanto mai sufficiente per onorarLo e ringraziarLo degnamente, e utile a tutto InI, vi salutiamo nel Suo Nome Santo e Prezioso Haile Selassie I

JAAAAH RASTAFARI

Beato l'uomo che non segue il consiglio degli empi, non indugia nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli stolti;
ma si compiace della legge del Signore, la sua legge medita giorno e notte.
Sarà come albero piantato lungo corsi d'acqua, che darà frutto a suo tempo e le sue foglie non cadranno mai; riusciranno tutte le sue opere.
Non così, non così gli empi: ma come pula che il vento disperde;
perciò non reggeranno gli empi nel giudizio, né i peccatori nell'assemblea dei giusti.
Il Signore veglia sul cammino dei giusti, ma la via degli empi andrà in rovina.



P.S.: I nostri auguri cari e le benedizioni di tutti noi vanno a Bro Lucio e Sis Barbara per la nascita della piccola Ada Selah!
JAH GUIDANCE AND PROTECTION!



Sommario:

Discorso di S.M.I. Haile Selassie I
in occasione del primo anniversario dell'O.U.A.


Un periodo transitorio

La ricerca dell'unità

L'Etiopia e l'Unità Africana

Dodicesima riunione del
consiglio ministeriale dell'OUA


Ras Batch - "Together"

Report: mostra "Crimini fascisti in etiopia e resistenza Etiope"

Simbolo della Cavalleria e simbolo della Polizia Militare

Let food be your medicine...


Discorso di S.M.I. Haile Selassie I
in occasione del primo anniversario dell'O.U.A.


Un anno fa in questo importantissimo giorno, in un momento supremo di grande visione storica, trenta leader Africani sciolsero l’intricato nodo delle ingiustizie ereditate da lunghi e ombrosi anni di colonialismo. Così nacque l’Organizzazione dell’Unità Africana.
Sulla sua scia non si sono aperti solo immensi panorami di cambiamento ed opportunità, ma sono nati anche in Africa una entusiasmante speranza e una sobria realizzazione; una fede e una determinazione che, enormi come i cambiamenti che attendono nel futuro, verranno tutte conquistate, e, abbondanti come le opportunità che ci aspettano, non verranno sprecate. Inoltre, significativamente, con la nascita dell’Organizzazione, il disfacimento della storia in Africa – il processo di decolonizzazione – che è iniziato con le battaglie dei popoli Africani ha ricevuto un valore aggiunto, o meglio, uno slancio decisivo. Per la prima volta l’Africa ha imparato che la forza risiede nell’unità. Perciò, noi stiamo assistendo alla gloriosa marcia dell’Africa sul cammino dell’Unità.
L’anno trascorso è stato un anno di riflessione e di serrata pianificazione; tutti gli organi dell’Organizzazione si sono incontrati per porre le basi per i nostri sforzi futuri; ora che questa utile fase di lavoro è stata completata, dobbiamo comprendere a fondo che l’anno venturo è un periodo decisivo per il decollo. Considerando la rilevanza dei pressanti problemi che l’Africa deve fronteggiare, è inevitabile che dovremo procedere celermente ad un ritmo sostenuto. Il percorso per progetti coraggiosi e ingegnosi su scala continentale è stato stabilito dall’establishment della Banca Africana per lo Sviluppo, la cui idea è stata frutto di un’iniziativa puramente africana, che sta ora raggiungendo uno stadio di funzionamento con l’assistenza delle Nazioni Unite e un numero di potenze straniere amiche. Noi siamo confidenti che nel prossimo futuro l’Africa sarà il sito per il “lancio” di altri progetti benefici interafricani simili a questo.
In ambito politico l’anno non è trascorso senza incidenti; la probabilità che ne sorgano altri non può essere ignorata. Ma non è proprio per questo motivo che è stata creata l’Organizzazione?
La pace e l’ordine che tutti noi desideriamo vedere in Africa non può essere certamente immaginata senza ostacoli.
Ciò che è importante è che, in linea con il favorevole inizio che abbiamo realizzato, se dovessero irrompere dispute tra di noi, dovremmo isolarle dalla guerra fredda e cercare la soluzione all’interno dei Consigli della famiglia. Noi dovremmo conferire tanta importanza al processo e al meccanismo risolutivo delle nostre dispute quanta dovremmo conferirne alle soluzioni stesse, per stabilire un precedente per la cooperazione, nel futuro.

Vero Esame

Il conflitto Algero-Marocchino in un certo modo ha fornito la prima opportunità per mettere realmente alla prova il meccanismo di una diplomazia costruttiva che noi abbiamo così laboriosamente e scrupolosamente costruito in Addis Ababa.
Grazie alla loro saggezza politica e alla prontezza nell’ascoltare i consigli di famiglia, le ostilità che così improvvisamente hanno assalito le relazioni tra due nazioni africane sorelle sono cessate del tutto; la Commissione Speciale creata nell’incontro dei nostri Ministri degli Esteri non ha risparmiato alcuno sforzo nella sua ricerca per una soluzione accettabile da entrambe le parti.
Come nel conflitto Etio-Somalo, entrambe le parti hanno dimostrato la loro prontezza nel ricercare all’interno dell’OUA tali soluzioni per le loro differenze; i contatti diretti che si sono recentemente stabiliti tra Etiopia e Repubblica Somala a Khartoum hanno già prodotto risultati benefici. Una Commissione Congiunta è attualmente impegnata nella supervisione del ritiro delle truppe a quindici chilometri su entrambi i lati del confine, rafforzando così gli accordi di “cessate il fuoco” raccomandati dal Consiglio dei Ministri.
Ciò che rimane da fare ora è dare ulteriore slancio alla spinta generatasi da questo accordo limitato ma ciò nondimeno molto favorevole.
La risposta collettiva dei Paesi Africani alla richiesta del Presidente Nyerere di esaminare la situazione originatasi in Tanganyika e nell’Africa Orientale, a causa dell’ammutinamento dell’esercito, ha portato il primo risultato concreto nel campo della cooperazione in materia di difesa. Questo risultato è significativamente foriero di risultati ancora più utili che giungeranno nella cooperazione inter-Africana.
L’ultimo anno, noi abbiamo notato che ciò di cui noi Africani abbiamo mancato è stato il meccanismo che ci avrebbe permesso di parlare con una voce e di agire all’unisono; oggi, noi abbiamo l’OUA come voce autentica di un’Africa nuova e unita e in continuo progresso. I risultati di questo anno appena trascorso dovrebbero spronarci a proseguire con risolutezza nel dedicarci a realizzare le nobili aspirazioni dei popoli del nostro Continente.

26 Maggio 1964

Selected Speeches of H.I.M. Haile Selassie I, pagg. 259-262

Bro' Viktor

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Un periodo transitorio


(Testo del discorso tenuto da Sua Maestà Imperiale, l'Imperatore Haile Sellassie durante la terza Conferenza al Vertice di Addis Abeba, Novembre 1966)

Signor Presidente,
Signori Capi di Stato e di governo,
a nome del governo e del popolo d'Etiopia, e a Nostro nome, vi auguriamo un caloroso benvenuto in occasione di questa solenne assemblea che si è riunita nella Nostra capitale.
Ricordiamoci che tre anni fa ci riunimmo in questa stessa sala per ricercare i mezzi di risoluzione dei problemi che il nostro continente doveva fronteggiare. In quella riunione, che è stata una tappa importante nella storia dell'Africa, siamo riusciti a mettere da parte le nostre differenze e ad adottare all'unanimità quel documento storico che è la Carta dell'Organizzazione dell'Unità Africana.
Nonostante gli ostacoli, siamo riusciti a fondare l'Organizzazione dell'Unità Africana. Ci siamo riusciti poiché l'unità che noi ricercammo deriva dalla convinzione profonda dei popoli d'Africa nel loro rapido sviluppo politico, economico e sociale. Ponendo le fondamenta della nostra unità abbiamo compiuto un atto che è originato dal desiderio travolgente di tutti gli Africani di unirsi in una lotta comune contro il colonialismo, la povertà, la malattia e l'ignoranza, che sono nemici dell'Africa.
Affinché il compito che ci è stato assegnato possa essere realizzato nel suo pieno significato, in modo che la Carta non costituisca semplicemente una tappa storica, dobbiamo, insieme, continuare a lavorare con lo stesso vigore, la stessa abnegazione, come abbiamo fatto nel passato. A questo fine, in accordo con la Carta, dobbiamo continuare a riunirci una volta all'anno per riesaminare gli avvenimenti dell'anno e determinare delle linee d'azione per l'anno seguente. Dobbiamo informare i nostri popoli del progresso delle nostre realizzazioni e del programma di lavoro per l'avvenire.
La Carta dell'Organizzazione dell'Unità Africana è diventata il codice di tutte le aspirazione dei popoli africani. Gli obiettivi importanti della Carta comprendono la promozione dell'unità e della solidarietà tra gli Stati membri, la coordinazione dei loro sforzi per innalzare il livello di vita delle loro popolazioni, la preservazione e la difesa della loro sovranità, della loro integrità territoriale e della loro indipendenza, l'estirpazione di tutte le forme di colonialismo, la promozione della cooperazione internazionale.
Dalla fondazione dell'OUA nel maggio del 1963, l'Assemblea dei Capi di Stato e dei governi si è riunita due volte, mentre il Consiglio dei Ministri si è riunito più volte, in sessioni ordinarie e straordinarie, per esaminare i problemi politici, economici, sociali e culturali dell'Africa. Gli importanti sviluppi avvenuti in Africa e le realizzazioni registrate in diversi campi ci hanno apportato dei notevoli incoraggiamenti. L'Africa ha percorso un lungo cammino sulla via della libertà e del progresso ed ha giocato un ruolo attivo nella comunità delle nazioni. La Conferenza che Noi oggi apriamo mostra ugualmente la nostra devozione alla causa del nostro continente e dei suoi popoli. In questo spirito, noi continueremo a compiere il nostro dovere verso questo continente ed i suoi duecentocinquanta milioni di abitanti di cui siamo responsabili ed, allo stesso tempo, e non falliremo nel perseguire il ruolo attivo che svolgiamo negli affari mondiali. Oggi più che mai l'Africa – come d'altronde il resto del mondo – è entrata dentro un periodo transitorio che segna il passaggio dall'Africa che è stata all'Africa che deve essere. Abbiamo cominciato ad aprire la strada verso il futuro ed il dovere che ci compete consiste nel costruire un futuro migliore e più sicuro per l'Africa. E' un compito arduo. Uscendo fuori da un periodo buio, l'Africa sta diventando un continente totalmente libero. Dalla nascita della nostra Organizzazione, l'unità e la solidarietà dell'Africa sono aumentate fermamente. La voce dei duecentocinquanta milioni di Africani che, nel frattempo, si fa sentire nelle riunioni internazionali guadagna in potenza di giorno in giorno. Tuttavia se vogliamo rinforzare la nostra unità dobbiamo superare i fattori che tendono a balcanizzare e ad indebolire il nostro continente.
Al momento della fondazione della nostra Organizzazione, certi ambienti stranieri non ebbero timore di dichiarare che l'unità africana non era che un sogno che non poteva realizzarsi. Si diceva che l'Africa era lacerata in diverse direzioni, divisa da dispute e si prevedeva che riguardo all'unità non ci sarebbero stati nient'altro che caos e dissensi.
Ma, per la nostra devozione alla causa africana e per la nostra determinazione, noi abbiamo saputo dimostrare il contrario. L'Organizzazione dell'Unità Africana ha consacrato tutti i suoi sforzi nel combattere con coraggio e convinzione le forze che minano l'unità africana ed ha trionfato.
E' con una fede incrollabile che dobbiamo seguire il cammino dell'unità africana. L'Etiopia, da parte sua, non si risparmierà alcuno sforzo nel mantenere e rinforzare la nostra solidarietà. L'Africa deve parlare con una sola voce che risuona forte e chiara e nell'armonia. La nostra Organizzazione ci fornisce i mezzi di trovare delle soluzioni pacifiche alle differenze che sorgono negli Stati-membri. Ciò permette di prevedere e di mettere in opera delle misure che sono essenziali per la difesa del nostro continente, e ci aiuta anche ad adottare dei programmi comuni di cooperazione nei campi della politica, dell'economia, della vita sociale e culturale, che sono vitali per l'Africa.
Stando ai fatti, la creazione della Banca Africana dello Sviluppo ci ha donato una buona base di partenza per promuovere la cooperazione economica. Da allora, è nostro interesse rinforzare questa istituzione e stringere i legami economici esistenti tra gli Stati-membri. Nel campo culturale, l'Africa deve fronteggiare numerosi problemi che sono dovuti principalmente al basso livello di educazione ed alla mancanza di contatti tra i suoi popoli. Grandi sforzi dovranno essere compiuti nel campo educativo – chiave dello sviluppo e dell'unità – al fine di fornire all'Africa i tecnici qualificati che le sono necessari.
Ricordandoci della velocità con la quale l'Organizzazione dell'Unità Africana si è sviluppata, interessata di assicurarne il progresso, l'Etiopia, in concerto con gli altri Stati-membri, contribuirò nella parte che le compete, assicurandosi che le risorse sia umane che materiali fornite all'Organizzazione siano utilizzate saggiamente ed in maniera efficace.
Le risorse messe a disposizione dell'Organizzazione devono essere valutate in rapporto ai bisogni relativi e all'utilità reciproca degli Stati-membri. Una cura particolare deve essere dedicata per evitare i progetti costosi per i quali gli Stati-membri non dispongono né delle risorse finanziarie necessarie, né di tecnici adeguati. La prudenza è indispensabile se non vogliamo andare in fallimento, il che provocherebbe il disinteresse e lo scuotimento della fiducia degli Stati-membri. In questo spirito, il comitato speciale al quale è stato affidato il compito di studiare i problemi proposti all'Organizzazione ha presentato le sue raccomandazioni e queste dovranno essere esaminate con cura da tutti gli Stati-membri.
Oggi i problemi che principali che devono attirare la nostra attenzione sono: la difesa della libertà dell'Africa, la liberazione dei nostri fratelli che sono ancora sotto il giogo coloniale, la promozione del progresso economico e sociale, lo sfruttamento effettivo ed efficace delle nostre risorse naturali, l'allargamento dei nostri sistemi di educazione nazionale, lo sviluppo della Salute Pubblica e del benessere del popolo, la salvaguardia degli interessi dell'Africa con delle azioni congiunti in campo politico ed economico.
Nonostante le grande difficoltà il processo di decolonizzazione continua. Così abbiamo il piacere di felicitarci con i due nuovi Stati indipendenti del Botswana e del Lesotho per il loro accesso all'indipendenza e di accogliere la loro adesione alla nostra Organizzazione. Siamo convinti che questi due Stati fratelli contribuiranno validamente al lavoro della nostra Organizzazione. Conosciamo la situazione geografica e politica molto speciale in cui sono collocati questi due paesi. L'OUA dovrà loro dare un sostegno politico e morale ed, insieme alle Nazioni Unite, garantire la loro indipendenza e libertà.
Per quanto riguarda la questione del colonialismo, la posizione dell'Etiopia è chiara. In accordo con i suoi ideali di libertà, l'Etiopia, oggi come nel passato, difende i diritti degli oppressi.
L'Etiopia continuerà a lottare per lo sradicamento completo della discriminazione razziale nel continente africano. E' pienamente convinta che la discriminazione razziale significa la negazione dell'uguaglianza morale tra uomini e la privazione della dignità e della personalità africana. Fino a quando l'apartheid sarà praticato in Sud Africa, l'Africa dovrà continuare ad intensificare la sua opposizione fino a quando questa indegnità non sarà eliminata dal nostro continente. Invece l'apartheid, che è il sistema di oppressione più ripugnante ed il più disumano che è mai stato conosciuto, è applicato senza scrupolo dal governo del Sud Africa, ed i paesi che potevano esercitare una pressione economica sul governo si sono rifiutati di farlo. Noi facciamo dunque appello a questi paesi affinché interrompano le loro relazioni commerciali con il Sud Africa fino a quando questa nazione cambi la sua politica e conceda la libertà ai suoi abitanti.
Da numerosi anni, il problema dell'Africa sud occidentale è diventato la preoccupazione maggiore dei paesi Africani. La Liberia e l'Etiopia, come membri dell'ex Società delle Nazioni, agendo in nome di tutti gli Stati Africani, hanno denunciato il Sud Africa per aver violato il suo mandato nell'Africa sud occidentale applicando l'apartheid in questo territorio e mancando verso i suoi obblighi di promozione degli interessi del popolo africano.
Dopo sei anni di processi, la Corte Internazionale di Giustizia ha deciso che noi due Stati non avevamo ottenuto il loro interesse legale in questa questione e non eravamo abilitati a presentare il caso alla Corte, negando così il suo precedente giudizio pronunciato nel 1962. Questa infelice decisione ha profondamente scosso le speranze che l'umanità era stata fondata sulla Corte Internazionale di Giustizia. La fede nella giustizia era diminuita e la causa dell'Africa tradita. Avendo fallito nel preparare il popolo del sud-ovest africano all'indipendenza, il Sud Africa ha tradito la fiducia che gli era stata riposta dalla Lega delle Nazioni. Essendo questa la situazione e , tenuto conto del rifiuto ostinato di applicare le risoluzioni delle Nazioni Unite, è diventato necessario porre termine al mandato del sud Africa. E' così con piena cognizione di causa che accogliamo calorosamente la recente decisione delle Nazioni Unite di revocare il mandato del Sud Africa sul sud-ovest Africano e di porre il territorio sotto la propria amministrazione. Vogliamo cogliere l'occasione per felicitarci con tutti gli Stati-membri delle Nazioni Unite che hanno sostenuto questa risoluzione e specialmente gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica.
In Rhodesia, la situazione è deteriorata. Da un anno, una minoranza bianca straniera ha dichiarato unilateralmente l'indipendenza. Così facendo, un regime illegale ha condannato la maggioranza africana alla schiavitù. Dopo la dichiarazione illegale d'indipendenza, il governo del Regno Unito – autorità che amministrava la colonia – ha annunciato l'applicazione di sanzioni economiche contro il regime ribelle per forzarlo al ritorno alla legge costituzionale. E' risultato evidente che queste sanzioni avrebbero sortito un effetto nullo. Davanti aduna tale situazione il governo del Regno Unito fu invitato ad usare la forza se ciò si fosse reso necessario per controllare la ribellione. Sfortunatamente, il governo britannico si mostra ripugnanza di fronte all'uso della forza.
E' nostro dovere aiutare i combattenti per la libertà dello Zimbabwe ad intensificare la loro lotta per la liberazione del loro paese. Cogliamo l'occasione per assicurare loro nuovamente il nostro sostegno. Auguriamo anche le nostre sincere felicitazioni al Presidente Kenneth Kaundae al governo della repubblica dello Zambia, per i loro sforzi ed i loro sacrifici nella lotta per la liberazione del popolo dello Zimbabwe.
Il governo del Portogallo ai aggrappa ostinatamente al concetto obsoleto che consiste nel far passare le sue colonie d'Africa per province portoghesi. Il Portogallo ha costantemente oppresso i nazionalisti africani e costantemente sfidato le numerose risoluzioni delle Nazioni Unite e da parte nostra l'Organizzazione gli richiede di accordare l'indipendenza alle sue colonie. Dovremo dunque continuare a lottare fino a che il governo portoghese dovrà inevitabilmente dare l'indipendenza alle sue colonie. E, una volta ancora, dobbiamo fare appello a tutti i paesi coinvolti affinché non forniscano più armi al Portogallo.
Siamo specialmente interessati al Territorio di Djibouti. Ognuno conosce i legami geografici, etnici ed economici che uniscono il Territorio di Djibouti all'Etiopia. In diverse occasioni, abbiamo già espresso il nostro punto di vista dettagliato su questa questione, e così non ci ritorneremo. Qui, converrebbe contemplare i problemi che affliggono i paesi del mondo. Vogliamo parlare della situazione del sud-est Asiatico. La questione del Vietnam continua ad attirare l'attenzione del mondo intero. Se la situazione presente dovesse continuare le conseguenze saranno incalcolabili. Dovremo dunque fare appello a tutte le parti interessate per concludere un cessate il fuoco e negoziare un regolamento sulla base degli accordi di Ginevra del 1954.
E' con tristezza che ricordiamo qui il recente sfortunato incidente che ha portato alla detenzione della delegazione della Guinea guidata dal suo ministro degli Affari Esteri nel momento in cui si recava ad Addis Abeba. Da quando abbiamo appreso questa notizia, coscienti della serietà della situazione, abbiamo immediatamente inviato uno dei nostri ministri ad Accra e a Conarky per ottenere la liberazione della delegazione in modo tale da poter giungere ad Addis Abeba. Il Consiglio dei Ministri della nostra Organizzazione, considerando la gravità della questione, ha organizzato una missione di tre delegati ad Accra e Conarky. Avevamo la speranza che questi sforzi potevano produrre dei risultati fruttuosi e permettere, di conseguenza, la partecipazione della delegazione della Guinea alla presente sessione dell'OUA. Tuttavia, anche se questi tentativi si sono rivelati vani, questa questione dovrà essere oggetto delle nostre deliberazioni.
Il nostro ordine del giorno è molto importante. Preghiamo che le nostre deliberazioni possano svilupparsi in un'atmosfera di armonia e comprensione, e chiediamo al Singore Onnipotente di guidarci nei nostri lavori.

Sis' Tseghe

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La ricerca dell'unità


(Tratto da: L'OUA et ses perspectives, Troisieme Assemblée Ordinaire, Addis Abeba 1966, pagg. 6-8).

Nel 1955, per la prima volta nella storia, nel contesto di una riunione internazionale gli Africani furono in grado di esprimersi in termini egualitari in merito a un certo numero di punti cruciali di interesse per il continente e i suoi rapporti con il mondo esterno. Ciò avvenne a Bandung, dove i due terzi della popolazione mondiale si trovarono rappresentati. Avendo evocata la loro lunga e dolorosa esperienza di colonialismo, i delegati africani non si accontentarono di incrinare il sistema coloniale e le sue ramificazioni nel loro insieme, ma si spinsero a indicare i metodi per mezzo dei quali l'unità tra i Paesi indipendenti d'Africa e Asia poteva essere rinforzata.

Lo spirito nato a Bandung si precisò ulteriormente presso Accra, quando per la prima volta nella storia del continente africano i rappresentanti di otto Stati sovrani si riunirono a livello ministeriale e lavorarono per risolvere i problemi comuni, coscienti delle loro responsabilità verso i popoli dell'Africa e del resto del mondo.

Anche considerato soltanto per grandi linee, il lavoro compiuto ad Accra fu d'imporanza capitale. I principi che vi si affermarono avrebbero guidato le riunioni successive. Tali principi ruotavano attorno all'eguaglianza di tutte le razze e nazioni, piccole o grandi; al rispetto del diritto di ciascuna nazione di difendersi isolatamente o collettivamente, in conformità con le disposizioni dello Statuto dell'ONU; all'obbligo di astenersi da gesti o minacce d'aggressione contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi Paese; alla risoluzione di ciascun conflitto internazionale tramite mezzi pacifici; e all'eliminazione di politiche quali l'apartheid e il razzismo, così come alla cessazione degli esperimenti atomici.

La Conferenza di Accra si pronunciò parimenti in merito all'impegno, preso da tutte le nazioni partecipanti, di consacrarsi alla realizzazione delle aspirazioni dei popoli africani sotto dominio straniero. La seguente dichiarazione rilasciata nel corso della Conferenza ne riassume bene lo spirito:

“Affermiamo inoltre e proclamiamo l'unità che ci lega, così come la nostra solidarietà verso i Paesi Africani ancora sottoposti a dipendenza coloniale, e la nostra amicizia verso tutte le nazioni. Siamo risoluti nel preservare la nostra unità di obiettivi e d'azione negli affari internazionali, nata da questa storica conferenza, e a salvaguardare la nostra indipendenza così difficilmente conquistata e la nostra sovranità. Siamo egualmente decisi a preservare la nostra unità di vedute in materia di politica estera, sicché una distinguibile personalità africana prenda forma e possa esercitare il proprio ruolo, in collaborazione con le altre nazioni amanti della pace, nella difesa della causa della pace”.

Il movimento panafricano nato ad Accra doveva acquisire nuovo impeto ad Addis Abeba, nel giugno 1960, dopo che Sua Maestà il Re dei Re Haile Selassie I e il Governo etiopico ebbero invitato gli Stati Africani a riunirsi nella capitale etiopica per una Seconda sessione ordinaria della Conferenza degli Stati indipendenti d'Africa. Gli “anziani” di Accra non erano più i soli a preparare l'avvenire dell'Africa su una scala governativa più elevata, poiché ad essi si univano ora le nuove nazioni indipendenti di Camerun, Guinea e Togo, così come quei Paesi per la cui indipendenza erano state fissate date precise: Nigeria, Mali, Somalia, Madagascar e Sierra Leone.

Il leitmotiv della riunione di Addis Abeba fu l'affermazione della necessità di mettere in opera le risoluzioni adottate ad Accra, in particolare quelle improntate all'unità tra i Paesi africani e all'urgente necessità di sradicare il colonialismo in tutte le sue forme ed espellerlo dal continente africano. Nel suo discorso di apertura, Sua Maestà il Re dei Re Haile Selassie I dichiarò quanto segue:

“In passato, in ragione dell'assogettamento delle nostre terre e dei nostri popoli da parte delle potenze coloniali, una conferenza come questa non sarebbe stata possibile. Oggi non solo ci è possibile riunirci, ma altresì intraprendere un'azione unitaria in tutti i campi d'interesse comune, incontrandoci in consultazione come nella giornata odierna. Il destino del nostro continente non si trova più ormai nelle mani di non-Africani. Le tradizioni di Berlino e di Algesiras, il sistema coloniale tutto intero sono espulsi dal nostro continente. Manteniamo ora il nostro destino nelle nostre mani, ma la nostra determinazione non deve indebolirsi in nessun caso; non dobbiamo mai tollerare che nuove forme di colonialismo, sia anche celate, ci conquistino e siano così di impedimento alla pace e alla stabilità mondiali. I dirigenti africani devono, in piena abnegazione, promuovere il benessere economico, politico e spirituale dei popoli che hanno in affidamento, non soltanto nell'interesse delle proprie rispettive nazioni, ma anche nell'interesse superiore del continente africano e della sua unità, che è l'unica a poter cancellare l'era del colonialismo e della balcanizzazione”.

I partecipanti alla Conferenza di Addis Abeba erano investiti di una pesante responsabilità: delineare una politica africana al fine di far conoscere al mondo la posizione dell'Africa su questioni vitali quali: il sistematico rigetto delle rivendicazioni dei nazionalisti africani da parte delle potenze coloniali; la soppressione della dominazione coloniale in Africa; l'eradicazione della discriminazione razziale e dell'apartheid; la creazione di strumenti finalizzati a prevenire l'avvento sul continente di un nuovo tipo di colonialismo. Essi fecero immediatamente sapere alle potenze coloniali che qualsiasi dichiarazione politica costruttiva generata dalla Conferenza includeva la promessa degli Stati Africani indipendenti di utilizzare la propria influenza per ottenere la liberazione progressiva del resto del continente. Gli Stati africani fondavano le loro politiche interne sulla convinzione che “la cooperazione e l'unità degli Stati africani sono essenziali al mantenimento dell'indipendenza e della sovranità” del continente, e che “riunioni e consultazioni tra gli Stati africani sono essenziali all'efficacia del loro contributo alla causa della pace mondiale”; essi decisero di conseguenza che una comunicazione doveva esser rivolta ai Capi di Stato africani “al fine di promuovere consultazioni, per mezzo di vie diplomatiche, nell'intenzione di realizzare l'unità africana”. L'obiettivo principale della Conferenza era dunque di portare avanti il concetto di unità africana.

Numerose conferenze ebbero luogo nell'anno successivo a quella di Addis Abeba; è sufficiente menzionarne due: quella di Casablanca e quella di Monrovia.

In linee generali, si può dire che i Paesi rappresentati dal gruppo di Casablanca erano a favore di una fusione politica per mezzo di federazioni decentralizzate o di una integrazione funzionale, puramente politica. D'altra parte, gli Stati del gruppo di Monrovia intendevano ricercare l'unità per mezzo di relazioni economiche, sociali e culturali più strette tra i Paesi africani. Così questi due gruppi, pur avendo come obiettivo comune l'unità tra gli Stati africani, si trovavano in disaccordo circa i mezzi appropriati per raggiungerlo.

Conformemente alla sua tradizionale politica di rispetto per le differenze nei punti di vista, l'Etiopia invitò i due gruppi di Casablanca e di Monrovia a partecipare alla Conferenza al vertice di Addis Abeba assieme a tutti i capi di Stato africani. L'obiettivo principale di questa riunione era di dotare il continente africano di una tribuna dalla quale una formula di compromesso accettabile a entrambi i gruppi potesse essere escogitata.

Per la prima volta nella storia dell'Africa, i capi di Stato e di Governo di 31 Stati indipendenti d'Africa, provenienti sia dalle aree a nord che a sud del Sahara, si riunirono sotto lo stesso tetto, ad Addis Abeba, nel maggio 1963. Convennero in solenne conclave, liberi in spirito e decisi a trovare un punto d'incontro, conoscersi meglio, rilevare denominatori comuni, assumere il proprio ruolo nella direzione degli affari mondiali e adempiere i propri doveri nei confronti dei circa 250 milioni di anime che rappresentavano.

Dall'inizio alla fine dei lavori, un'atmosfera di fraternità caratterizzò questa conferenza al vertice tenuta presso l'Africa Hall. I capi di Stato si espressero liberamente e mostrarono grande rispetto per le opinioni dei propri colleghi. Fu questione di comprensione reciproca e cooperazione. E avendo così dibattuto dell'imperialismo -liberamente, con franchezza e piena cognizione di causa- pervennero infine ad adottare una decisione di importanza capitale: affermarono all'unanimità la propria volontà di rimanere uniti in seno a una comunità avente aspirazioni e obiettivi comuni.

Le decisioni della Conferenza riflettevano chiaramente i desideri e le aspirazioni dei circa 250 milioni di abitanti del continente africano, fossero essi sotto regimi politici simili o differenti. Questa Conferenza costituì la prova vivente che le divergenze di punti di vista non sono un ostacolo all'unità. Le speranze di parte imperialista e colonialista di vedere un'Africa indebolita dalle divisioni furono deluse, e le speranze degli Africani di scorgere l'edificazione di un'Africa unita furono soddisfatte.

Bro' Iyared

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L'Etiopia e l'Unità Africana

tratto da: J. Doresse, Histoire de l'Éthiopie, pagg. 120-122.

Menelik aveva già intrattenuto un'attività diplomatica alquanto attiva, benché poco nota, nei confronti delle nazioni africane prossime all'Etiopia la cui personalità tendeva a emergere. In quanto più antica nazione indipendente dell'Africa, l'Etiopia attuale non poteva che associarsi all'emancipazione di altri popoli del continente e all'elaborazione progressiva di un'unità che garantisca questa indipendenza.

Dopo che le conferenze di Accra e Tunisi spianarono il cammino, altre riunioni ebbero luogo, tra cui quelle tra il 14 e il 24 giugno 1960 ad Addis Abeba. Nel novembre dell'anno medesimo, nel momento in cui l'Etiopia si associava all'appello dell'ONU per la proibizione delle armi atomiche, S.M. Haile Selassie I rendeva personalmente visita ai Capi dei nuovi Stati africani indipendenti, e con essi affrontava questioni quali la designazione di forze militari comuni, la partecipazione al ristabilimento dell'ordine nel Congo ex-belga e infine, per il futuro, la creazione di una Banca Africana. Il tentativo di colpo di Stato che ebbe luogo ad Addis Abeba alla fine dello stesso anno, mentre il Re dei Re si recava in Brasile, potrebbe esser stato suscitato, secondo alcuni, dagli interventi esterni da parte di ambienti allarmati dal sostegno troppo efficace che il sovrano stava offrendo all'emancipazione dell'Africa. Tragica per aver causato la morte di svariate personalità etiopiche dalle competenze difficilmente rimpiazzabili, tale ribellione della guardia imperiale fu schiacciata in tre giorni dal semplice funzionamento della polizia e dell'esercito, prima ancora che il sovrano facesse ritorno nella capitale.

Nel maggio 1963 fu dunque ad Addis Abeba che l'Organizzazione dell'Unità Africana proclamò il proprio Statuto e fondò le proprie istituzioni, ponendo il proprio quartier generale nell'immenso palazzo che l'Etiopia aveva fatto costruire per le attività internazionali. Nella stessa occasione furono tracciati i progetti per un'organizzazione comune dell'Est Africa. Che l'Etiopia non cessò mai di prendersi cura dell'emancipazione degli altri popoli africani è quanto dimostrato dal ruolo ch'essa prese a svolgere, sul piano giuridico internazionale, nella causa dell'Africa occidentale, e la sua presa di posizione senza giri di parole in merito ai problemi della Rhodesia e delle colonie portoghesi, come anche la sua preoccupazione di veder conciliati, nel conflitto tra la Nigeria e la sua provincia del Biafra, le esigenze dell'umanità e i principi sui quali poggia, attualmente, la stabilità stessa dell'Africa.

Bro' Iyared

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Dodicesima riunione del
consiglio ministeriale dell'OUA


Il 17 Febbraio venivano aperti i lavori, nel salone delle assemblee del Palazzo Africa, della dodicesima sessione del Consiglio ministeriale dell’Organizzazione Unitaria Africana. La riunione si apriva con una prolusione dei Sua Maestà l’Imperatore Haile Selassie I, il quale, dopo aver premesso che i ministri degli Affari Esteri degli Stati membri dell’OUA avrebbero avuto importanti argomenti e problemi da discutere e da esaminare, e soprattutto la questione del bilancio preventivo dell’Organizzazione, passava ad esprimere la soddisfazione per l’entrata nella comunità dei Paesi liberi e indipendenti dell’Africa, della Guinea Equatoriale, dello Stato di Mauritius, dello Swaziland, ma sottolineava anche che regimi razzisti e colonialisti continuavano a sopprimere i popoli dell’Angola, del Mozambico, dell’Africa del Sud Ovest, della Guinea Portoghese, della Rhodesia e del Sud Africa.

Il Sovrano giungeva quindi a dire: “Per quanto riguarda gli eventi infausti, l’Africa sta attraversando dei momenti difficili. Lo sfortunato conflitto che coinvolge la sorella nazione di Nigeria non è ancora giunto ad una conclusione, malgrado gli sforzi dell’OUA di riportare la pace in quel Paese. Tuttavia la Commissione consultiva dell’OUA continua nei suoi tentativi in questo senso con la piena speranza che la pace regnerà ancora una volta in Nigeria e dove tutti i Nigeriani saranno capaci di indirizzare nuovamente i loro sforzi alla ricostruzione ed al benessere della loro nazione”.

Il Sovrano faceva appello al popolo della Nigeria affinché ponesse fine alla guerra fratricida, e continuava commemorando due martiri della libertà africana: il dottor Modlane, leader del movimento di liberazione del Mozambico, assassinato, e il reverendo Sithole, leader della libertà dello Zimbabwe, arrestato e condannato dal regime razzista di Ian Smith. Nell’avviarsi alla conclusione del suo discorso, Sua Maestà affermava: “Nella sfera delle attività economiche un progresso sostanziale è stato raggiunto con la cooperazione economica regionale fra gli Stati Africani. Alla sessione inaugurale del decimo anniversario della CEA, che già abbiamo celebrato, abbiamo dichiarato che i governi africani indipendenti sono diventati sostanzialmente più competenti nell’organizzare se stessi sia internamente che in raggruppamenti sub-regionali, al fine di raggiungere i loro maggiori obiettivi: aumentare lo standard dei popoli africani e portarli il più rapidamente possibile nell’orbita della tecnologia del ventesimo secolo. Dedichiamoci tutti di nuovo a tale grande compito cosicchè i nostri popoli possano pienamente usufruire delle facilitazioni e dei comforts di questo giorno e di quest’epoca. Come abbiamo ripetutamente affermato – sottolineava ancora – in precedenti occasioni, la nostra indipendenza politica potrebbe divenire di pieno significato solo se siamo indipendenti economicamente”.

L’Imperatore offriva asilo al rev. Ndabaningi Sithole, condannato a sei anni di prigione, affinchè dall’Etiopia potesse continuare la sua lotta e i suoi sforzi per la libertà dello Zimbabwe. Nel corso della seduta inaugurale si avevano gli interventi del Ministro degli Esteri del Marocco Ahmed Laraki, il quale dava ampio risalto all’opera del Sovrano per la pacificazione della Nigeria e per la pace nel Medio Oriente. Il ministro degli Esteri dell’Alto Volta, Malick Zorome, affermava che l’Africa deve imperitura riconoscenza a Sua Maestà “fondatore e padre dell’Organizzazione unitaria africana”.

Rudolph Grimes, ministro degli Esteri della Liberia, rimarcava che “l’Imperatore è divenuto l’epitome del coraggio e della determinazione che noi dobbiamo avere e porre sui nostri problemi”. Prima di chiudere la seduta veniva osservato un minuto di silenzio in memoria del dottor Eduard Mondlane, presidente del FRELIMO, e di Argwin Kodhek, ministro di Stato del Chenia (Kenya, ndr) per gli Affari Domestici, deceduto in un incidente automobilistico. Alla seduta erano presenti 39 dei 41 membri dell’OUA. Altri ministri, infatti, giungevano nella capitale il giorno successivo, quando i delegati eleggevano presidente della dodicesima riunione del Consiglio ministeriale dell’OUA Ketema Yifru, ministro degli Esteri d’Etiopia. Primo, secondo e terzo vice-presidente venivano eletti i Ministri dell’Uganda, del Sudan e del Togo. Dopo l’elezione e la dichiarazione del ministro etiopico, prendeva la parola il ministro degli Esteri d’Algeria Abdulaziz Bouteflika, come presidente uscente, il quale passava in rassegna le attività dell’OUA abbracciando il periodo intercorso dal vertice di Algeri del settembre 1968. Esaminava quindi i problemi del continete soffermandosi sulla guerra fratricida nigeriana, sul Medio Oriente, sulla lotta contro il regime coloniale portoghese, e criticava le potenze della NATO che armano e assistono miulitarmente il Portogallo. Aggiungeva che il Congo (Kinshasa) continuava ad essere sotto la minaccia dei regimi coloniali e razzisti che lo circondano, per poi sottolineare la necessità di creare in Africa una aviazione civile che serva il continente, e preannunciava il festival culturale di Algeri per il prossimo luglio come il primo ad essere organizzato in Africa.

Dopo il rapporto del ministro algerino, prendeva la parola il ministro degli Esteri dello Zambia, E.H.K. Mudenda. Egli rendeva un tributo al presidente del FRELIMO, il quale con la sua opera, ha portato il movimento a liberare gran parte del Mozambico. Chiedeva ai presenti di osservare un minuto di silenzio in memoria del leader scomparso. Nel frattempo si riunivano le commissioni e nel corso della seduta i ministri adottavano 30 punti dell’agenda dei lavori presentati dal comitato finanziario, dal comitato del bilancio, dal comitato per l’amministrazione, dal comitato politico, oltre a problemi inerenti la cooperazione interafricana. Dopo di ciò aveva luogo una seduta a porte chiuse nel corso della quale il segretario generale Diallo Telli dava lettura della sua relazione.

Il giorno 20 il Consiglio ministeriale dell’OUA approvava il bilancio 1969/70 dell’Organizzazione. Tuttavia non venivano forniti dettagli. Il comitato politico ascoltava una relazione della missione militare dell’OUA che aveva visitato la Guinea portoghese, fornendo un dettagliato rapporto sulla lotta di liberazione in corso. Una missione militare aveva inoltre visitato due province del Mozambico, dove le forze di liberazione hanno assunto il potere, rilevando che i soldati portoghesi controllano soltanto le città delle province stesse, e cioè di Capo de Gada e di Nyssa. La missione militare raccomandava ulteriori assistenze ai movimenti, non solo in armi, ma anche in derrate, libri e medicine. Altri rapporti venivano forniti sulla situazione nell’Angola, nello Zimbabwe e nell’Africa dell’Ovest. Il comitato della cooperazione interafricana adottava alcune risoluzioni, fra le quali il festival culturale e di arte di Algeri. Un’altra risoluzione riguardava l’approvazione del bilancio per l’organizzazione della commissione di arbitrato, mediazione e conciliazione, la cui sede sarà in Addis Ababa. Anche gli stanziamenti per il sostegno dei movimenti di liberazione venivano approvati nelle stesse proporzioni del precedente anno fiscale. Il comitato politico, ancora, approvava una convenzione sui rifugiati. Altre risoluzioni approvate concernevano la Pan-African News Agency, l’Unione delle Camere di Commercio africane, la commissione dell’Aviazione Civile africana. Sostanzialmente anche la dodicesima sessione del consiglio ministeriale dell’OUA si concludeva con un risultato nettamente positivo, sia per le discussioni avvenute, sia per l’importanza delle risoluzioni adottate.

Estratto da “Sestante” Vol. V – No.1 Gennaio – Giugno 1969, pagg. 30/32

Bro' Viktor

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Ras Batch - "Together"



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Report: mostra "Crimini fascisti in etiopia e
resistenza Etiope"


Cari fratelli e sorelle, si è appena conclusa la mostra fotostorica “CRIMINI FASCISTI IN ETIOPIA E RESISTENZA ETIOPE” tenutasi a Feltre dal 24 Aprile fino al 5 Maggio, giorno della nostra liberazione.

L’evento ha suscitato un notevole interesse nei cittadini, in particolare nel sindaco e l’amministrazione comunale e nell’ANPI, che ha collaborato con noi per la riuscita della manifestazione. Oltre alla nostra mostra (che molti di voi conoscono) erano presenti anche altri 10 pannelli con foto di un soldato feltrino che partecipò alla cosi detta “guerra lampo” nel 1935/36.

Dopo l’inaugurazione del 24 Aprile (nella quale c’è stato l’intervento del presidente provinciale dell’Anpi seguito dal mio), il giorno 27 Aprile si è svolta presso l’aula magna del municipio la conferenza “Etiopia 1935-1945:dieci anni di lotta antifascista, un civile esempio di dignità, resistenza e umanità” tenuta dal nostro amato presidente Ghebre Selassie. Al suo intervento si è aggiunto quello di Belai, un fratello etiope residente a Padova, discendente del Dejazmach Hailu’ Kebedè , Primo Generale d’Etiopia e martire per la libertà.

Poi è stato proiettato il video della testimonianza di Alberto Imperiali registrata a Roma nel 2001; l’evento si è concluso tra le domande e le riflessioni di molti tra i presenti. Un ringraziamento a tutti coloro che si sono adoperati per questo evento dedicato alla testimonianza della verità storica e all’onore ai nostri Martiri per la libertà.



Bro' Markus

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Simbolo della Cavalleria e
simbolo della Polizia Militare


Simbolo della Cavalleria

Il Simbolo della Cavalleria è rappresentato dall'intersezione di una spada e di una lancia, nel cui punto di incrocio è presente uno scudo. La punta della spada è rivolta verso destra mente la testa della lancia è rivolta verso sinistra. Sopra il punto di incrocio tra la spada e la lancia ed in cima al bordo dello scudo è presente la Corona. Al di sotto è presente un nastro portante la scritta: “Cavalleria”

Sul colletto troveremo lo stesso simbolo presente sul copricapo ma in una dimensione più piccola.
Sui bottoni troveremo il simbolo come da descrizione per il copricapo.

Desidero precisare che secondo la descrizione ufficiale degli accessori del cavallo erano presenti Croci Apostoliche modellate in rame sulla parte superiore del collare (briglie).

Simbolo della Polizia Militare

Il Simbolo della Polizia militare è rappresentato da una placca quadrata con una spada ed un manganello che si incrociano dietro ad essa. La punta della spada è sull'angolo sinistro.
In cima alla placa è presente la Corona. Sulla placca è presente l'inscrizione “Polizia Militare” fatta per essere visibile.

Sul colletto troveremo lo stesso simbolo presente sul copricapo ma in una dimensione più piccola.
Sui bottoni troveremo il simbolo come da descrizione per il copricapo.

Bro' Gabriel


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Let food be your medicine...


LE FRAGOLE

Con l’arrivo di maggio si vedono tornare nei nostri orti e giardini questi curiosi frutti ( che in realtà non sono esattamente frutti bensì il ricettacolo ingrossato del fiore) così particolari e delicati per il loro gusto ma anche così singolari per le loro proprietà nutrizionali e terapeutiche.

Le fragole infatti appartengono alla famiglia delle Rosacee e portano il nome scientifico di Fragaria con molte varietà come Fragaria Vesca, Fragaria Nipponica, Fragaria Daltoniana etc etc.. crescono spontanee così come è possibile coltivarle, sono ottimi alimenti che offrono notevoli benefici all’organismo: vantano infatti un altissimo potere antiossidante che supera di 20 volte quello di altri alimenti e un ricchissimo contenuto di vitamina C rispetto agli agrumi, ecco perché vengono considerate così importanti nella lotta ai radicali liberi.

Sono anche ricchissime di sostanze importanti come calcio, magnesio e ferro che se vengono a mancare espongono il nostro corpo a disturbi come malattie da raffreddamento o sensibilità a sbalzi di temperatura tipici di questa stagione. Sono ricchissime di acqua, più del 90% , ma povere di sodio, cosa che le rende particolarmente indicate in una dieta attenta a stimolare la diuresi ed evitare ritenzione idrica o nella cura di malattie reumatiche, ipertensione, gotta o obesità.

Tornando alla straordinaria quantità di antiossidanti e vitamina C (più di 55 mg ogni 100g) possiamo affermare che proprio grazie alla combinazione di questa con altri elementi come acido ellagico e alla quercitina le fragole hanno incredibili proprietà disintossicanti sia contro le tossine interne all’organismo che in caso di intossicazione esterna. Studi scientifici infatti affermano che abbiano la capacità di eliminare dal nostro corpo una buona parte di agenti contaminanti come pesticidi o fertilizzanti. Inoltre la vitamina C facilita l’assunzione del ferro così importante per un organismo in equilibrio.

Nelle fragole troviamo circa una quindicina di composti che vengono riconosciuti come agenti anticancro ( acido p-coumarico, acido pantotenico, acido ascorbico ovviamente, acido linoleico, acido oleico etc etc..) tanto da mettere questi frutti in alto alla classifica degli alimenti che possono proteggere l’organismo dalla formazione di nitrosammine che potrebbero portare allo svilupparsi di tumori.

img Interessante anche l’effetto delle fragole sul sangue e l’apparato circolatorio, sappiamo sicuramente che l’acido salicilico in esse contenuto aiuta a mantenere sotto controllo la pressione e la fluidità del sangue e a rigenerare le cellule sanguigne grazie all’acido folico e all’antocianina che proteggono le pareti dei vasi sanguigni conferendo forza ed elasticità riducendo così la loro possibilità di rottura.

Riguardo all’apparato intestinale e digestivo-urinario, le fragole possono realmente aiutare laddove sia richiesta pulizia e purificazione dello stomaco che viene rafforzato dall’assunzione di questi frutti e delle loro componenti antibatteriche e provvede allo smaltimento delle tossine , a proteggersi dalle infezioni e favorisce ad una migliore digestione, grazie alla pectina una fibra che produce gel, che aiuta la muscolatura intestinale a spingere i residui lungo l'intestino.

Esternamente sono note per le proprietà tonificanti che hanno sulla pelle mantenendola elastica e pulita (sempre merito dell’ antocianina), e quelle disinfettanti che la proteggono in caso di imperfezioni cutanee.

Anche secondo la Medicina Tradizionale Cinese le fragole hanno un forte potere lubrificante non solo nell’intestino ma anche nei polmoni ecco perché vengono indicate per combattere tosse secca, forte sete, gola irritata e bronchite ma anche contro indigestione ed intossicazione( anche da alcool). Grazie alla loro natura aiutano a mantenere il corpo alla giusta temperatura e contrastano il calore inteso sia come agente esterno che come infiammazione interna.

Bro' Julio


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