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Federazione Assemblee Rastafari in Italia

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Newsletter DICEMBRE 2013


Saluti, benedizioni, amore e pace nel Nome del Signore Nostro Dio Padre e del Suo Figlio Unigenito Cristo Qadamawi Haile Selassie, Imperatore d’Etiopia, Nostro Salvatore, Giudice, Legislatore e Re. La Sua benevolenza e misericordia sia su InI sempre.
Buon Sabato, le nostre preghiere siano unite nel lodare e ringraziare Dio che ci fa iniziare a concludere, favorendo i nostri propositi secondo la Sua Volontà; siamo grati di potervi salutare e di ritrovarci per questo capitolo conclusivo del secondo anno della nostra affezionata newsletter.

Prima di iniziare le presentazioni dei contributi che anche questa volta arricchiscono queste pagine, lasciateci esprimere la nostra gratitudine all’Onnipotente per le benedizioni che fa piovere su di noi, nonostante la nostra piccolezza e le nostre manchevolezze. Scusate questa iniziale parentesi, che vuole essere solo un umile contributo e un modo per condividere i pensieri e le meditazioni del nostro cuore, ma d’altronde, questo mezzo è inteso anche in tal senso, quindi speriamo di trovare il vostro favore, e che le nostre parole siano degne.

Viviamo in tempi difficili, e non possiamo non ricordare e pregare per tutti i nostri fratelli e sorelle che soffrono per ingiustizie o calamità nel mondo: solo per citare le ultime tragedie, da Lampedusa si è passati per il disastro delle Filippine fino ad arrivare alla tragedia umana degli immigranti, etiopi ma non solo, in Arabia Saudita. A tal proposito, linkiamo di seguito l’indirizzo per firmare la petizione per fermare questi crimini e atti violenti che il fratello Ras Araya ci ha suggerito. Come probabilmente saprete di tratta di una lettera al Sig. Greg Wangerin, Direttore Esecutivo dell’Alto Commissariato delle Nazioni per i Rifugiati UNHCR e ad altri 8 dirigenti. Per chi non lo avesse fatto, è possibile firmare qui.

Eppure siamo testimoni quotidianamente della grandezza della Potenza della Trinità che fa parlare i muti, udire i sordi, vedere i ciechi, educa gli ignoranti, innalza gli ultimi e umilia i primi, tiene al riparo e sotto il Suo Sguardo attento e vigile i suoi figli e le sue figlie, che anelano al Suo volto, e salva.

Ci siamo lasciati esattamente un mese fa carichi di benedizioni e di energie positive, consolati e elevati dal Suo Santo Spirito che ci ha pervaso in quei giorni, e la cui carica ha continuato a muoverci nei giorni a venire: parliamo della gioia che abbiamo potuto condividere quando tre piccoli della nostra famiglia hanno ricevuto il battesimo nella Chiesa Tewahedo d’Etiopia, i nostri fratellini Moses Haile Issat e Yosif e la piccola sorellina Ada Selah.

Di questo, avremo modo di leggere nel report che ci invia, da Lecce, Sis Valentina, che così cogliamo l’occasione di salutare, dandole il benvenuto su queste pagine e presentando il suo primo contributo; potremo inoltre visivamente e con la memoria rivivere i momenti del gathering grazie al diario fotografico che ha preparato, ancora una volta, la nostra giovane sorella Makeda, che salutiamo e ringraziamo ugualmente.

A conclusione di quella che potremmo definire una prima sezione della newsletter, dedicata alle passate celebrazioni, troviamo una meditazione - che potrà risultare ancor più edificante proprio per gli avvenimenti che abbiamo vissuto - che ci invia il fratello Ras Iyared, in merito al ruolo dell’Abba Yesehaq, Inviato del Signore Haile Selassie I perché i nostri fratelli giamaicani richiesero la fondazione della Chiesa Tewahedo Etiopica sull’isola, e alcuni di essi poi ricevettero proprio il sacramento del battesimo, come il compianto Berhane Selassie.

Infine, il primo contributo di Ras Isi che ci ha inviato la tanto attesa - e non ancora conclusiva – seconda parte, in traduzione, dell’estratto dal capitolo “Ethiopia’s Red Letter Days”, da “Contemporary Ethiopia” di D.A. Talbot, sui sentimenti degli etiopi all’Anniversario dell’Incoronazione.

Ancora però c’è una gioia che possiamo e vogliamo condividere, prima di iniziare con la seconda parte di questa newsletter, e che rende tutti noi orgogliosi: il nostro fratello Ras Tewelde, al quale vanno i migliori auguri e le congratulazioni per il risultato conseguito, con la preghiera che il lavoro svolto finora sia preludio di cose ancora migliori nell’avvenire, ha conseguito il Ph.D in “Linguistica inglese sul territorio africano” nella prestigiosa Addis Ababa University.

Ci ritroviamo oggi, a distanza di un mese, alla fine di una anno di crescita, di progresso, nonostante le sempre presenti difficoltà, e gli ovvi miglioramenti che comunque ci attendono, a vedere ancora una volta compiuti dei piccoli eppur significativi passi verso il nostro destino finale, sia a livello personale che federativo.

Dunque, prima di passare alla presentazione degli altri contenuti di queste pagine, ricordiamo che chi non avesse avuto modo di leggere o ricevere le precedenti uscite della newsletter può richiederle agli indirizzi della Segreteria o del Comitato P.R. (segreteriaf.a.r.i@live.it, publicrelations@ras-tafari.com); nel numero di dicembre 2012 esordimmo con il discorso che il Nostro Sovrano inviò al popolo Americano il 25 dicembre 1937. Anche quest’anno e questo mese, dopo il report e il video delle nostre sorelle, dopo i primi contributi dei nostri fratelli, presentiamo, in traduzione, le parole che il Re dei re pronunciò il 10 dicembre 1956 al ritorno dal tour di visite in Oriente; come sempre i discorsi di Sua Maestà sono luce della nostra quotidianità, e certamente ognuno avrà modo di meditare e di cogliere riflessioni edificanti dalla lettura di queste parole, esemplari come sempre nel testimoniare l’impegno e la dedizione a costruire e promuovere un modello socio-economico equilibrato, indipendente ed ugualmente aperto al confronto.

Quasi a dimostrazione del fatto che ciò che abbiamo vissuto durante i giorni delle Celebrazioni per l’Incoronazione ritorna e rimane, e la sua vibrazione perdura, continuiamo con il presentarvi un secondo discorso dell’Imperatore, questo del 6 dicembre 1970, in occasione dell’inaugurazione di un nuovo acquedotto: il parallelo, semplice ed umile, al quale abbiamo pensato nel presentarvi queste parole è dato dal tema dell’”acqua”, sul quale abbiamo ragionato allora proprio in vista dei battesimi. L’acqua fonte di vita, il Signore Sorgente dell’acqua di vera Vita, l’acqua come bene, risorsa fondamentale e “necessità basilare per il progresso economico e sociale di una comunità”.

Ci siamo già dilungati più di quanto volessimo, solo perché siamo onorati ma anche felici di potervi scrivere e condividere con voi la “costruzione” e stesura di queste pagine. Proseguendo senza troppa sosta, ci attende il secondo contributo del nostro Presidente, l’ormai consueto AllManActs di Ras Isi, summa e diario degli impegni di Sua Maestà mese per mese, così che anche noi possiamo semplicemente concepire e comprendere meglio la Sua Potenza nella Rivelazione, e la grandezza della Sua Persona nell’espletare piccoli e grandi impegni: questo è per il dicembre del 1965.

Ora è invece arrivato il momento della sis Tseghe, che dopo la pausa del mese scorso ritroviamo su queste pagine, e che ci presenta un estratto dell’Etiopia Illustrata, dal titolo “Il lavoro italiano in Etiopia”, fornendoci uno spaccato sulle relazioni e i rapporti italo-etiopici, sempre fiorenti negli anni nonostante le tristi pagine di storia legate al colonialismo italiano, alla battaglia di Adwa e al tentativo di invasione del regime fascista.

Voltiamo questa volta pagina, chiudiamo questa seconda parte della nostra, che questo mese è davvero fitta di contenuti, e ci avviamo poco a poco alla conclusione di questa presentazione: non possiamo esimerci però dal fare sosta nei due consueti corner che ci hanno accompagnato per tutti i ventiquattro appuntamenti mensili: parliamo della rubrica “Francobolli Imperiali” (dopo quella sugli Ordini e le Medaglie Imperiali) di Ras Gabriel - che questo mese ci propone come tema quello degli “Strumenti Musicali” - e della “Let food be your medicine” – rubrica sulla alimentazione Ital di Ras Julio che ci dà consigli su come nutrirci bene in accordo ai bisogni che il nostro corpo manifesta di stagione in stagione.

Piccola sorpresa, che ci allieterà la vista, una cartolina inviataci dalla sorella Tseghe: “S.M.I. Arbitro Supremo del flusso e riflusso delle maree”.

Prima di concludere definitivamente, un ultimo contributo, ancora di Ras Julio, che ci aggiorna sulle attività del progetto “Youths of Shasha”, che ha registrato un’altra vittoria…il fratello ci ragguaglierà in merito, non anticipo nulla, senza un po’ di suspence non ci sarebbe lo stesso gusto…

Siamo definitivamente arrivati alla fine di questo editoriale; come al solito, ringraziando ancora una volta il Signore Onnipotente che ci guida e ci tiene nella Sua Luce, lontano dalle tenebre e dalla corruzione di Babilonia, benedicendo i nostri propositi e portandoli a maturazione e compimento, vogliamo ringraziare i nostri fratelli e le nostre sorelle della redazione, e tutti quelli che hanno collaborato alla produzione di questo lavoro, senza i quali nulla sarebbe stato e sarebbe ogni volta possibile, e tutti i fratelli e sorelle che ci leggono ogni mese, conferendo così dignità al nostro lavoro, nella speranza possa essere minimamente edificante e che possa costituire un piccolo ringraziamento e un opera degna agli occhi di Sua Maestà Imperiale.

Tanto amore a voi e alle vostre care famiglie, la pace del Signore Haile Selassie I regni su InI! Sebhat-le Ab, Sebhat-le Wold, Sebhat-le Manfas Qeddus. Ahadu Amlak.

Buon Sabato!

Viktor Tebebe

SALMO

È bello lodare Egziabher
e cantare al Tuo Nome, o Altissimo;
proclamare al mattino il Tuo amore,
e la Tua fedeltà lungo la notte,
sull’arpa a dieci corde e sulla lira, con canti sulla cetra.
Poiché mi rallegri Egziabher,
esulto per l’opera delle Tue mani.

Come sono grandi le tue opere, Egziabher!
Quanto profondi i tuoi pensieri!
L'uomo insensato non capisce
e lo stolto non comprende:
quando gli empi germogliano come l'erba
e tutti i malfattori fioriscono
è perché li attende una rovina eterna.
Ma Tue sei l’Eccelso per sempre, Egziabher.
Ecco i tuoi nemici, Egziabher, ecco, i tuoi nemici periranno,
saranno dispersi tutti i malfattori.
Tu mi doni la forza di un bufalo,
mi cospargi di olio splendente.
I miei occhi vedranno la rovina dei miei nemici
E contro gli iniqui che mi assalgono
i miei orecchi udranno cose infauste.
Il giusto fiorirà come palma,
crescerà come cedro del Libano.
Piantati nella Casa di Egziabher,
fiorianno negli atri del nostro Amlak.
Nella vecchiaia daranno ancora frutto,
saranno vegeti e rigogliosi
Per annunziare quanto è retto Egziabher.
Mia Roccia, in Lui non c’è ingiustizia.
SELAH.




Sommario:

Report: Celebrazioni per l'Incoronazione e Battesimi

Abba Yesehaq

Sulla percezione del popolo Etiopico e di altre personalità rispetto alla festività dell’anniversario dell’Incoronazione di S.M. l’Imperatore Hayle Selassie I e di S.M. l’Imperatrice Itegue Menen

Resoconto interno sulle relazioni internazionali

Nuovo acquedotto di Assela

ALL MAN ACTS
Brevi Cronache Sommarie del Regno del Figlio dell’Uomo


Il lavoro italiano fiorisce sempre in Etiopia grazie alla saggezza di S.M. l'Imperatore

Strumenti musicali

Let food be your medicine...

S.M.I. Arbitro Supremo del flusso e riflusso delle maree

Youths of Shasha - the Movie - Presente al ADIFF 2013



Report: Celebrazioni per l'Incoronazione e Battesimi


Dopo le Celebrazioni per l’Incoronazione del nostro Imperatore, un altro evento allieta la Federazione.
Il 3 novembre 2013 i figli dei nostri fratelli Elisabetta e Davide, Barbara e Lucio, Giulia e Davide, hanno ricevuto il Sacramento del Battesimo entrando, teneri germogli, nel corpo della Santa Chiesa Tewahedo.

Alle prime luci dell’alba i fratellini e la sorellina, accompagnati dalle loro famiglie e amorevolmente scortati dal Presidente Ras Gebre Selassie, hanno messo piede nella Chiesa di Santa Maria di Sion a Roma, accolti dai canti e dalle preghiere degli Officianti, dei fedeli dei primi fratelli, giunti per partecipare nella preghiera e nell’unione fisica e spirituale alla celebrazione.

A Yosif, Moses e Ada Selah nostro Signore ha concesso la Grazia di rinascere a nuova vita, dando loro nuovi nomi, lavando i loro corpi, le loro anime e i loro spiriti dalla macchia del peccato originale, ungendoli con il crisma e cibandoli del Corpo e del Sangue di Suo Figlio.

Ringraziamo il Signore che concede ai nostri piccoli questa Benedizione, nonostante le difficoltà che operando attraverso i suoi servi, l’amato Abune Yosief, che continua a dimostrare grande rispetto e paterno affetto a noi Rasta, gli Abune che hanno celebrato il rito, i padrini e La madrina, il nostro Gebre Selassie che si adopera come intermediario tra la Federazione e la Chiesa qui in Italia. Ogni Lode e Gloria al Signore, Qadamawi Haile Selassie, da cui viene la Salvezza.

La sera prima del loro Battesimo, i piccoli hanno partecipato all’Assemblea della Federazione,che ha coinvolto in un reasoning tutti i fratelli e le sorelle presenti a Zagarolo. La discussione ha messo in evidenza il profondo legame e le corrispondenze simboliche tra il Cerimoniale del Sacro, Officiato nel 1930 per l’Incoronazione del Re dei re, e il rito battesimale.

Sis' Valentina







Video di Makeda
Disegno di Maryam

Abba Yesehaq



Quando i Rastafariani di Jamaica richiesero con zelo a Sua Maestà il Re dei Re Haile Selassie I che la Chiesa Ortodossa Tewahedo d'Etiopia giungesse sull'isola, Egli scelse di inviare l'Abba Yesehaq; questi giunse dunque a seguito di un invito e non per una missione di conversione, poiché la stessa Ortodossia Etiopica si espande laddove è desiderata e non secondo un'imposizione forzosa. Sua Maestà diede all'Abba una Croce recante l'incisione della Sua Firma e gli disse di recarsi ad aiutare i Rastafariani.

Tre volte Sua Maestà disse: “Aiutali, aiutali, aiutali”. Sapeva che i Rastafariani Lo amavano del più profondo amore spirituale, e per questo inviò la propria Fede affinché essi potessero essere una sola cosa con Lui e con la Chiesa. Sua Maestà Imperiale il Re dei Re Haile Sellassie non può essere separato dalla Chiesa: Egli stesso è la Chiesa e il Tempio. Abba Yesehaq giunse qui in Jamaica come un Buon Pastore per insegnarci la Via di Sua Maestà e consegnarci gli insegnamenti di Sua Maestà, ossia la Santa Chiesa Ortodossa Etiopica. Ciò nondimeno Abba disse: “I Nyabinghi vogliono che siate Nyabinghi, le Dodici Tribù vogliono che apparteniate alla loro Organizzazione, gli Ortodossi Etiopi vogliono che siate Ortodossi; non è di questo che necessitate al fine di comprendervi e unificarvi, in maniera tale da avviare progetti come scuole, banche e attività commerciali”. Abba Yesehaq è giunto dunque per aiutare e rafforzare la fede dei Rastafari.

Fu Abba Yesehaq a recarsi dal commissario di polizia per dirgli di “smettere di tagliar loro i capelli e di percuoterli, poiché io sono responsabile per loro”. Fermò lo sgombero di insediamenti Rasta e le uccisioni di massa sul genere di quella che ebbe luogo, ad esempio, negli anni '60 presso Coral gardens. E' un dato di fatto che furono Abba Yesehaq e la protezione della Chiesa Ortodossa Etiopica inviata da Sua Maestà che consentirono ai Rastafari di crescere in Occidente. Vi è stato un tempo in cui i Rastafari non potevano neppure mostrarsi in pubblico e ovunque vi fosse una strada asfaltata non potevano accedere; erano considerati come “uomini dall'animo oscuro” (Blackheart Men) che mangiavano i cuori e molestavano i bambini, come ladri e pazzi fanatici.

Ebbene, Sua Maestà ha inviato Abba Yesehaq per fermare tutto questo. Abba non giunse per tagliare i capelli a nessuno né convertire alcuno dalla propria condizione. Abba Yesehaq iniziò ad essere conosciuto come il Vescovo Rasta in termini spregiativi, poiché è nota la concezione dei Rasta che prevale nella nostra società. Eppure, Abba accettò il titolo con orgoglio e affermò: “Bene, sì, sono il Vescovo Rasta”. Un esempio pubblico della sua difesa dei Rastafari risale al 1971: in corrispondenza del Capodanno Etiopico (11 settembre) il “Rev.” J.E.C. Farrell, D.D della "Mount Zion University" Church di Hamilton Mountain, St.Mary Jamaica W. I lanciò un'offensiva contro Sua Eminenza, allora conosciuto con il nome di Abba Laike Mariam Mandefro, contro la Chiesa Ortodossa Etiopica in Jamaica e i Rastafari in generale, affermando in un'editoriale del Daily Gleaner che “... prima di chiedere alla nazione di sostenere questa Chiesa, come sta avvenendo, la Chiesa Etiopica stessa dovrebbe fornire una chiara esposizione in merito alla radicazione biblica della sua dottrina e dei suoi principi. Stiamo già sostenendo abbastanza falsità e ipocrisia: non possiamo comprometterci oltre. E' soltanto la verità che può rendere liberi gli uomini. Sir Clifford Campbell ha affermato che i membri della Chiesa Etiopica dovrebbero esporsi ed insegnare affinché la gente possa giungere a Dio. Non sa forse Sir Clifford che i Rastafariani sono già impegnati ad insegnare che Haile Selassie è Dio e che tutte le chiese Cristiane stanno ingannando la gente?” Il "Rev" Farrell. DD continuava dicendo "...Se è questo il movimento che i nostri leader politici ed ecclesiastici ci stanno invitando a sostenere, la vergogna cada sulla Jamaica... La Jamaica è una nazione apostata che dovrebbe pentirsi e ritornare al suo Dio che ha creato il cielo e la terra, o perirà! Sono pronto a morire ora per la verità e il diritto!

Sua Grazia l'Abune Yesehaq prese le difese dei Rastafariani davanti alla Jamaica e al mondo.

Sua Eminenza detiene un Master in Studi Religiosi presso la Princeton University, è maestro in Studi Religiosi per il Ministero dell'Educazione e delle Belle Arti, ed è laureato presso l'Università di Buffalo e il Vladimir Orthodox Theological College, oltre ad essere un monaco sacerdote formato sin da ragazzo nella Tradizione Ortodossa Etiopica dei nostri Antenati, incontaminata dalle tradizioni romane e antica di oltre 2000 anni. Dopo aver spiegato le antiche Tradizioni e la Cristologia della Chiesa Ortodossa Etiopica, fondate sull'Insegnamento del nostro Redentore Eyesus Krestos, Sua Grazia affermò dunque: ".... Forse che la definizione di Rastafariano, applicata a un individuo a un gruppo, diminuisce l'umanità o i diritti civili di quell'individuo o di quel gruppo? Per molti anni i Rastafari sono esistiti; oggi stanno cercando di propria stessa iniziativa, per mezzo della Chiesa Ortodossa, di affermarsi come cittadini di Jamaica, del mondo e come Uomini Neri e figli di Dio... Dalle mie personali esperienze con i Rastafariani a partire dalla mia prima visita all'isola l'anno scorso, li conosco come un popolo onesto, amante della pace, timorato di Dio e molto creativo, e in virtù della loro appartenenza ad un'antica Chiesa Cristiana, ovviamente non si oppongono alla Cristianità." Abba Yesehaq impose questa tendenza e non cessò mai di difendere i Rasta; questo era solo un minimo esempio di decine di tribolazioni che Abba Yesehaq sopportò.

Alla fine del 1971, riflettendo sulle 2800 persone che aveva battezzato dal 23 maggio 1970, la maggior parte dei quali erano Rastafariani, disse: "...E' responsabilità dei leader ecclesiastici (NDR: le persone che egli stesso aveva ordinato come sacerdoti) lavorare in unità per la crescita della vita religiosa delle chiese, e ciò deve esser fatto senza tentare di convertire altri dalla propria condizione di provenienza, poiché simili idee generano conflitti tra le nazioni. Abbiamo visto il grande conflitto tra i Romani e gli Etiopi: rivolta dopo rivolta allorché i Cristiani Romani tentarono di portare i Cristiani Etiopi sotto l'egida del Papa di Roma”(The Ethiopian Orthodox Tewahedo Church And It's Activities in the West - Nation which has been the Fountainhead of Civilization, Abba L. Mandefro pag. 32) .

La missione principale di Abba Yesehaq in Occidente fu diretta ai Rastafariani: ha offerto il suo amore e la sua guida a tutti indistintamente, eppure è giunto per i Rastafariani da parte del Re. Ha amato i Rasta per come sono, chiedendo soltanto di conoscere la Verità della Chiesa e di accettare i principi della Chiesa come veritieri. Egli è l'Angelo inviato presso di noi per sigillare i servitori dell'Altissimo sulle loro fronti come scritto in Rivelazione 7.

Fonte: www.abbayesehaq.com

Bro' Iyared Mihiret

Sulla percezione del popolo Etiopico e di altre personalità rispetto alla festività dell’anniversario dell’Incoronazione di S.M. l’Imperatore Hayle Selassie I e di S.M. l’Imperatrice Itegue Menen



Parte seconda

(Per i lettori che non avessero avuto l’occasione di leggere la prima parte di questo testo, il traduttore rende noto che questa seconda parte inizia con la continuazione della citazione dell’articolo del Rappresentante del Patriarcato della Chiesa Ortodossa Greca in Alessandria, S. E. l’Arcivescovo Nicolas, che è stato pubblicato a suo tempo dall’editore D. A. Talbot sul giornale “Ethiopian Herald”)

“Il compito non è stato una cosa facile. Le eccezionali condizioni del Paese lo hanno reso estremamente complicato. Quando Egli era Principe della Corona e Reggente ognuno dei suoi sforzi ha incontrato persistenti reazioni. Come avviene per le onde del mare contro gli scogli, con le Sue inesorabili risoluzioni Sua Maestà l’Imperatore rese vani i flutti delle difficoltà”

“Il 2 di novembre del 1930, Egli si è levato per occupare il Trono del Leone di Judah. Sin dalla Sua ascensione lo sforzo Imperiale per il miglioramento del tenore di vita del popolo Etiope, per il progresso dell’amministrazione ed in special modo gli sforzi per il mantenimento dell’integrità del territorio etiopico, sono stati ampiamente intensificati. Molte sono state le Sue riforme ed hanno incluso tutti gli ambiti della politica, del sociale, delle finanze e della vita religiosa dell’Etiopia. ‘Il vino nuovo necessita di botti nuove!’ I pensieri di Sua Maestà l’Imperatore erano tutti concentrati, come in un focus, alla creazione di un nuovo staff per l’esecuzione delle sue riforme. Gli studenti Etiopi si recavano dappertutto:dal Medio Oriente, all’Europa e all’America”.

“E quando l’Imperatore Riformatore ha giusto cominciato a raccogliere il frutto del Suo raccolto, un uragano nazionale è intervenuto – l’aggressione italiana. L’Etiopia non aveva mai visto giorni più tragici ed oscuri; neanche durante l’aggressione del Gragn, né durante l’aggressione dei Portoghesi. La megalomania dei successori di Machiavelli aveva per un momento trionfato. La libertà pareva esser scomparsa dai rifugi degli Altipiani etiopici, l’indipendenza del popolo Etiope, agli occhi del mondo, sembrava sepolta per sempre nel sepolcro della storia”.

“Ma il Sovrano, di cui ora celebriamo l’anniversario dell’incoronazione, ha avuto una profonda fede nell’Onnipotente e un’irremovibile confidenza nell’indomabile spirito della Sua gente – gente la cui storia ha per epitaffio due parole: Libertà! Indipendenza!”

“L’Etiopia è stata dunque scossa; ma con l’Imperatore Haile Selassie I alla sua testa non avrebbe mai potuto affondare: ‘Mergitur nec submergitur!’

“Per le risoluzioni e gli sforzi diplomatici di Sua Maestà l’Imperatore, per l’eroica resistenza dei Patrioti, per il sostegno della Gran Bretagna, l’Etiopia ha riacquistato la sua libertà e la sua indipendenza; l’Etiopia ha ritrovato il suo spirito e ha ripreso i suoi iniziali propositi con il suo Imperatore alla guida”.

“L’Etiopia del dopoguerra ha riconosciuto il suo ‘Salvatore e Redentore’. Risollevandosi dall’odiata tirannia, l’Etiopia ha guardato a Lui con gli occhi della speranza; ella doveva ricostruire i suoi servizi essenziali per risollevare e coordinare le sue forze e per seguire le Nazioni Unite nel patto per il progresso e la prosperità. Sua Maestà l’Imperatore ha compiuto sforzi giganteschi per ottenere queste finalità. La Chiesa, lo Stato,il popolo hanno guardato a Lui ed essi hanno visto nella Sua Persona, l’entusiasta, l’ispiratore e il realistico sostenitore”.

“Se l’Etiopia rende il suo tributo ai suoi grandi Re, ed ha reso ai Riformatori Teodoro e Yohannes il suo affetto, a Menelik II l’Unificatore la sua ammirazione, ella deve rendere un tributo eterno all’Imperatore Haile Selassie, il suo Salvatore e Redentore. L’attuale generazione e coloro che ancora non sono nati devono e saranno grati a Lui; la loro gratitudine per le Sue opere dovrà durare per i secoli. La liberazione e la resurrezione dell’Etiopia sono già state realizzate; la ricostruzione dell’Etiopia moderna deve essere ancora realizzata, gli sforzi di Sua Maestà Imperiale in queste realizzazioni sono persistenti e sostenute; il compito è molto duro ma non oltrepassa la forza e l’abilità dell’Imperatore. Chiamare Lui il ‘Grande Imperatore non rende (pienamente ndt) il suo significato per ciò che Haile Selassie I ha già ottenuto per il Suo Paese. È dunque opportuno durante il tempo della Sua vita riconoscerLo come l’Imperatore Salvatore e Redentore”.

“In special modo per l’anniversario della Sua Incoronazione i pensieri ed i cuori degli Etiopi e degli amici dell’Etiopia sono tutti rivolti all’Imperatore Haile Selassie I, sono tutti in preghiera per Lui, sono tutti imploranti la benedizione dell’Onnipotente su di Lui per un lungo e prosperoso Regno!”

L’anniversario dell’Incoronazione ha assommato aggiunte costituzionali significative lungo questi anni. In quel giorno Sua Maestà Imperiale, come Capo di Stato, aprendo ufficialmente la legislatura, indirizza alle Camere del Parlamento riunite un rapporto sullo ‘stato dell’Impero’ nel quale sia i progressi interni che quelli esterni ed i futuri piani del Governo sono illustrati ai rappresentanti del popolo ed al mondo. C’è usualmente un ricevimento nel quale i Decani della Famiglia Diplomatica residenti ad Addis Abeba indirizzano felicitazioni alle Loro Maestà Imperiali a cui fa seguito l’adeguata replica di Sua Maestà l’Imperatore. Ciò che segue servirà a dare un’idea del tipo di rapporto che Sua Maestà l’Imperatore pronuncia personalmente al Parlamento Imperiale Etiopico, come il seguente Discorso dal Trono pronunciato il di 2 novembre del 1948, nel 18° anniversario dell’Incoronazione:

“Noi oggi celebriamo il diciassettesimo anniversario dell’apertura del Parlamento. Mai rinunceremo di offrire l’opportunità all’apertura del Parlamento per definire la politica interna e quella estera alla luce dell’aggiornata posizione che l’Etiopia deve mantenere. Né rinunceremo a portare davanti a voi ciò che è stato compiuto per assicurare la prosperità all’Etiopia ed il benessere del suo popolo;e metteremo anche in risalto come il Parlamento ha contribuito e dove i vostri sforzi sono stati necessari.

Quando consideriamo il tempo che necessita per adempiere ai bisogni di un individuo, si comprenderà più facilmente come le necessità di un vasto Paese come l’Etiopia possono giungere a compimento solo progressivamente e per gradi. Durante la vita del mondo è risaputo come periodi di progressi costruttivi sono seguiti a periodi di distruzione; il periodo di costruzione è portatore di pace e il periodo di distruzione porta incertezza. Apparentemente il mondo non può sfuggire all’alternanza di questi due contrastanti elementi di pace e di incertezza.

Successivamente alla Seconda Guerra Mondiale in cui l’Etiopia è stata la prima vittima, il mondo ha ottenuto la pace della quale era assetata e si è affrettato ad intraprendere la ricostruzione della pace. Noi siamo lieti nel vedere che l’Etiopia si è ripresa dalla confusione morale, dall’incertezza e dalla disorganizzazione che erano piombate su di lei con l’invasione del nemico ed oggi di nuovo gioisce per le normali attività della vita della nazione. Inoltre ci compiacciamo di osservare gli incoraggianti buoni risultati dei nostri sforzi nel realizzare la ricostruzione e di vedere che l’Etiopia ha avuto l’abilità di andare avanti al suo attuale stadio. Il supporto del nostro programma da parte del Parlamento, in rappresentanza del nostro popolo, così come il supporto della nostra stessa gente, illustra chiaramente un comprensivo ed un avanzato attento spirito di azione, ed è una certezza di una più unita cooperazione per il futuro. La lealtà ispira comprensione e la comprensione la cooperazione, queste sono le più chiare evidenze della forza Ma la base solida che consente ogni cosa risiede nell’istruzione. È l’istruzione che permette al popolo di convivere insieme, consentendo di evitargli l’inganno dell’immoralità e che induce al rispetto della legge. In verità il raggiungimento di questi nobili obbiettivi è basato sull’istruzione – il sostegno del popolo a convivere insieme, evitando il compiacimento, l’immoralità e l’illegalità. L’anno scorso vi abbiamo parlato della Nostra determinazione di diffondere l’istruzione da un capo all’altro dell’Etiopia. Il progresso compiuto in questo ambito così come il livello raggiunto durante l’anno trascorso, garantisce grandi speranze e ci fa confidare che la presente e la futura generazione si porterà avanti verso il raggiungimento della piena prosperità entro la sana politica che abbiamo per esse stabilito.

Il nostro popolo, geloso come è della propria indipendenza e del proprio godimento delle naturali risorse dell’Etiopia in agricoltura e nell’allevamento, ha indubbiamente ricavato pieno vantaggio per la tassazione fissata e per le riforme amministrative che abbiamo stabilito per legge .Queste non hanno solo consentito il beneficio a loro stessi ed al Governo ma sono anche servite a piazzare sul mercato mondiale le eccedenze alimentari che hanno aiutato a mitigare le angosce delle persone danneggiate dalla guerra. È con grande piacere che Noi notiamo, come risultato di queste riforme amministrative, come l’industria energetica del nostro popolo abbia ripreso l’attività e come l’istruzione abbia ridato compiutezza alle loro pacifiche e normali occupazioni.

Noi abbiamo preparato dei piani per la creazione di nuove industrie e per lo studio delle possibilità di estendere l’attuale industria tessile e le altre attività industriali esistenti, per consentire alla nostra gente di giovare ulteriormente dei frutti del proprio lavoro nello sviluppo delle risorse del Paese e di elevare il loro standard di vita al livello della vita moderna.

Abbiamo sempre tenuto in mente che l’unione della forza spirituale del popolo con il potere materiale di una nazione indipendente provvede le basi stabili per la nostra gente per superare le avversità e le difficoltà della vita che si presentano in questo mondo. Se si mette in pratica la verità del motto ‘mens sana in corpore sano’ si produrranno inestimabili benefici”.


(continua)

(tratto da “Contemporary Ethiopia”, di David Abner Talbot; capitolo: “Ethiopia’s Red Letter Days

Bro' Ghebre Sellassie

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Resoconto interno sulle relazioni internazionali


“…Ciò che rende un popolo grande e testimonia la sua grandezza sono le sue aspirazioni per il benessere della sua nazione e il risultato pratico di quelle stesse aspirazioni per il suo proprio beneficio e per quello delle future generazioni. L’unità dona forza e assicura il successo.”

Siamo molto felici di trovarci per Grazia di Dio di nuovo in mezzo al nostro popolo, dopo aver trascorso un mese e mezzo in visita in India, Burma e Giappone, su gentile invito dei Presidenti di India e Burma e di Sua Maestà l’Imperatore del Giappone.

Come quando due anni fa siamo tornati dalla Nostra visita in Nord America ed Europa vi abbiamo parlato di alcune cose importanti, che abbiamo ritenuto utili per la nostra nazione, ugualmente oggi desideriamo raccontarvi le nostre impressioni e le cose utili che abbiamo visto nei tre Paesi da Noi visitati durante il tour in Asia ed Estremo Oriente. E’ estremamente necessario enfatizzare che ciò che abbiamo visto in questi Paesi è di grande importanza e rilevanza per il programma di modernizzazione e sviluppo che abbiamo iniziato nel Nostro Paese.
Comprendiamo, certo, che è difficile per voi raggiungere lo stesso grado di comprensione e apprezzamento che noi abbiamo ricevuto per conoscenza diretta, poiché sentire non è lo stesso che vedere. Ciononostante, vogliamo raccontarvi dell’ospitalità e del caloroso benvenuto riservatoCi dai governi e dai popoli di India, Burma e Giappone, così che voi possiate sperimentare quelle stesse impressioni che abbiamo avuto noi durante la visita in queste tre nazioni amiche.
Le manifestazioni di amicizia e di grande stima mostrateCi in questi Paesi non erano solo rivolte a Noi ma all’intero popolo d’Etiopia; inoltre, la nostra visita in questi Paesi costituisce la concretizzazione di un nostro desiderio di lungo corso, di far conoscere e apprezzare l’Etiopia al mondo esterno, e allo stesso tempo di aiutare l’Etiopia a conoscere e apprezzare il resto del mondo.
Durante la Nostra permanenza in India, abbiamo potuto visitare, tra le altre cose, fabbriche di aeromobili, locomotive, automobili e telefoni, un laboratorio atomico, un’accademia militare, organizzazioni e progetti agricoli e forestali, gradi dighe e progetti idroelettrici e d’irrigazione, così come alcune università ed istituti tecnici. Oltretutto, abbiamo potuto visitare il magnifico Taj Mahal, noto in tutto il mondo, e anche la città storica di Benares, culla del buddismo; abbiamo anche visitato l’antica Chiesa Ortodossa dell’India del Sud, fondata per ispirazione dell’Apostolo San Tommaso. In tutte le fabbriche e industrie in cui siamo stati, incluse molte che richiedevano l’applicazione di elevate conoscenze tecniche, il lavoro è condotto dagli Indiani stessi. E’ pertanto questo uno straordinario esempio del successo dei loro sforzi per ottenere l’autosufficienza.

Poiché i problemi sociali ed economici che l’India e l’Etiopia fronteggiano sono invero molto simili, possiamo ricavare tanto dall’esperienza dell’India, che si è sforzata per contrastare e superare questi problemi; lo sforzo che si sta facendo in India a tal fine è di grande significato per il programma di sviluppo e ricostruzione che abbiamo pianificato, e che stiamo per rendere effettivo nel nostro stesso Paese, per la prosperità e il benessere del nostro popolo. Non basta parlare d’idee e di piani: la cosa importante è tradurli in azioni effettive. Possa Dio Onnipotente sostenerci e guidarci nell’attuazione di questo grande obiettivo, così che il nostro popolo possa ottenere ancora più grandi opportunità e vantaggi dall’applicazione dello sviluppo del progresso tecnico.

Mentre ci trovavamo nella capitale indiana di Delhi, abbiamo beneficiato dell’opportunità di uno scambio amichevole di vedute con i leader Indiani su questioni riguardanti le relazioni tra i nostri due Paesi, così come sulle relazioni internazionali più in generale. I nostri colloqui con il Primo Ministro Nehru sono stati caratterizzati da uno spirito di cordiale comprensione; abbiamo avuto l’occasione di esprimere ancora una volta la nostra comune fiducia nelle negoziazioni pacifiche come strumento di risoluzione di differenze internazionali. Abbiamo affermato la nostra aderenza ai principi di non aggressione, di non interferenza reciproca negli affari interni, di rispetto per la sovranità nazionale e di integrità e coesistenza pacifica. Questi sono i soli principi per cui Ci siamo tanto sacrificati nel corso della Nostra vita; abbiamo riaffermato la nostra fiducia in questi principi e ci siamo accordati per rendere tali principi le basi di una maggior comprensione e di una cooperazione più stretta nel futuro.

Per rafforzare ed ampliare le relazioni economiche e commerciali che esistono da lungo tempo tra l’India e la nostra nazione, abbiamo deciso di stipulare un trattato commerciale, i cui dettagli sono al momento al vaglio dei nostri due governi, e una missione Indiana dovrà giungere ad Addis Ababa per negoziare il suddetto trattato.
Sebbene abbiamo dovuto accorciare la Nostra permanenza in Giappone, a causa della gravità delle condizioni in cui versava la situazione internazionale, la nostra visita su gentile invito di Sua Maestà l’Imperatore Hirohito e del governo giapponese ci ha permesso di vedere molte delle importanti industrie giapponesi, incluse fabbriche tessili e automobilistiche, e una fabbrica automatizzata di apparecchi telefonici. Abbiamo anche visitato molti siti e tempi storici del Giappone.
A dispetto del grande danno che la guerra ha arrecato alla sua economia, il Giappone ha conosciuto una ripresa davvero impressionante e un grande progresso nell’immediato dopo-guerra. Consci del mutuo beneficio che si sarebbe guadagnato da più estese relazioni economiche e commerciali con una nazione la cui economia integra la nostra, abbiamo deciso di stipulare un Trattato di Amicizia e Commercio con il Giappone.
Abbiamo sempre mostrato grande ammirazione per il Giappone e per la capacità del popolo giapponese di preservare le proprie tradizioni, e, nell’acquisire il meglio della modernità, di conciliarlo con successo con il meglio dell’antichità. Durante la nostra visita a quel Paese amico, siamo stati colpiti dall’entusiasmo e dal duro lavoro che il popolo giapponese sta profondendo per raggiungere il proprio progresso, e sulla stessa linea la Nostra ammirazione e la profonda stima per questo popolo è stata grandemente accresciuta dall’aver sperimentato i suoi modi cortesi e la sua grande gentilezza.
Convinti della necessità di stabilire e sviluppare industrie nel nostro stesso Paese, abbiamo già iniziato a disporre per la fondazione di scuole e istituti tecnici che accelerino la realizzazione di questi piani; è Nostro costante desiderio che il Nostro popolo possa essere intellettualmente e tecnicamente avanzato, così come (possa essere, ndt) al riparo dai pericoli della disoccupazione.
Nel breve lasso di tempo che abbiamo trascorso in Burma, abbiamo visitato fabbriche tessili e farmaceutiche, vari istituti educativi e la ben nota Pagoda Shwedagon eretta in memoria di Buddha e altri siti di interesse storico. Abbiamo anche potuto testimoniare gli sforzi del Governo del Burma per superare le difficoltà economiche e sociali della nazione. E’ fuori di dubbio che gli sforzi del popolo del Burma porteranno al risultato apprezzato di un futuro luminoso e prospero.

I Paesi che abbiamo visitato nel corso dei Nostri viaggi sono economicamente, storicamente e in molti altri aspetti simili al nostro; ci assomigliano, anche, nei loro grandi sforzi per sviluppare le proprie risorse naturali per un maggior beneficio del proprio popolo. Riteniamo che i metodi impiegati per risolvere i loro problemi socio-economici siano utili e rilevanti per i nostri programmi di sviluppo nazionale, poiché fronteggiamo problemi simili.
La nostra nazione non è in alcun modo inferiore alla maggior parte delle altre nazioni per quanto riguarda le risorse naturali e territoriali; è ben noto che se un popolo ha ferma determinazione nel lavorare, può superare ognuna delle sue difficoltà e dei suoi problemi.
Non abbiamo problemi insormontabili. Lavoriamo in unità e con diligenza. Ciò che rende un popolo grande e che testimonia la sua grandezza sono le sue aspirazioni per il benessere della nazione, e il risultato pratico di quelle stesse aspirazioni, per il suo proprio beneficio e per quello delle generazioni future. L’unità dona forza e assicura il successo.
In tutti i Paesi che abbiamo visitato, abbiamo rilevato che l’educazione è la base per la grandezza, il potere, l’orgoglio e la prosperità di una nazione. Quest’impressione, insieme con la soddisfazione che abbiamo ricevuto dagli studenti delle nostre istituzioni educative, che consideriamo gli strumenti principali per il progresso e il benessere dell’Etiopia, rinnova e rafforza la Nostra fiducia nell’istruzione. Se, pertanto, l’educazione è il fattore di eterno valore nella grandezza di una nazione, diventa dovere di ogni etiope battersi per l’istruzione e il progresso. Ciò che abbiamo visto ovunque siamo stati ci ha convinti che l’educazione è tanto vitale quanto la vita stessa.
I tecnici e gli specialisti stranieri sono impiegati solo per fornire assistenza e formazione temporanea. E’ dovere di ognuno lottare per l’autosufficienza attraverso l’acquisizione di conoscenze ed esperienze. Vivere sempre dipendendo dall’assistenza di altri non solo impedisce a un popolo di realizzare i suoi ideali, ma depriva anche la vita del suo vero significato e del suo coronamento.

Abbiamo visto durante la Nostra visita che Dio non è stato parziale nella Sua opera di creazione divina. La differenza di colore è una nozione che non ha significato e la futilità di una tale affermazione è ora diventata cosa ovvia. Il modo in cui la gioventù etiope ha assimilato conoscenza di arti e scienze moderne, e gli alti risultati accademici di giovani uomini e donne che abbiamo inviato all’estero per una più alta istruzione, giustificano i nostri sforzi e le nostre aspettative. Tutta la nostra storia testimonia le eroiche gesta del nostro valoroso popolo.
Il fatto che abbiamo seminato su suolo fertile rafforza la Nostra speranza di realizzare i piani che abbiamo preparato per concretizzare i Nostri alti ideali. Dopotutto, l’Etiopia non è seconda a nessuno nella sua tradizione agricola; siamo orgogliosi di dire che i Nostri piani e i risultati si paragonano favorevolmente con quelli di altre nazioni. Se siamo stati capaci di compiere ciò che avevamo in mente di fare, è grazie all’amore e alle preghiere del Nostro popolo che Ci hanno sempre sostenuto.
In conclusione, vorremmo lasciarvi con il pensiero che l’Etiopia appartiene ugualmente ad ogni singolo etiope, e Noi confidiamo che tutti voi, giovani e anziani allo stesso modo, giochiate il vostro adeguato e costruttivo ruolo nel grande e comune obiettivo di far fruttare in Etiopia i risultati delle nostre visite all’estero. E non fallirete nemmeno nel promuovere il successo del programma di modernizzazione e sviluppo che abbiamo delineato per il Nostro amato Paese.
La cosa che nuoce di più a una nazione e che paralizza la sua forza è la mancanza di entusiasmo e di zelo nel lottare, attraverso l’istruzione, per innalzarsi al livello che altre nazioni hanno raggiunto. Non c’è niente che desideriamo di più che vedere il pieno sviluppo delle risorse naturali del Nostro Impero e l’innalzamento dello standard di vita del Nostro popolo. Possa l’Onnipotente ed eterno Dio continuare a proteggere il Nostro popolo e benedire i Nostri sforzi, così che a Suo buon tempo Noi possiamo vedere i frutti del nostro lavoro.

10 Dicembre 1956

"Selected Speeches of H.I.M. Haile Selassie I", pagg. 91 e segg.

Bro' Viktor


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Nuovo acquedotto di Assela


L’acqua non solo è essenziale per la reale esistenza della vita, ma è anche una necessità basilare per il progresso economico e sociale di una comunità. Non dovremmo dimenticare che la culla della civiltà umana si trova nelle valli fluviali; la fornitura d’acqua è dunque un requisito fondamentale per il rapido sviluppo delle attività economiche di una nazione e per il benessere del suo popolo. Consapevoli di ciò, stiamo dando priorità alla costruzione di sistemi di rifornimento idrico in tutto il Paese. Sono già stati compiuti attenti studi per la costruzione di tali opere in varie città e non passerà molto prima che questi lavori siano avviati. Costruire un sistema di rifornimento idrico per una città è un’opera costosa che richiede studi adeguati e adeguata pianificazione; è Nostra espressa speranza che, in un futuro non lontano, non solo gli abitanti delle città ma l’intero popolo d’Etiopia goda tutti i vantaggi di tali servizi.
La città di Assela ha avuto una grave scarsità d’acqua in proporzione alla crescita della sua popolazione nei pochi ultimi anni; siamo felici di rilevare che il sistema di rifornimento idrico che è stato finanziato congiuntamente dall’Autorità per lo Sviluppo Internazionale Svedese e dal Municipio di Assela, e che Noi andiamo oggi ad inaugurare, non solo risolverà il problema della scarsità d’acqua di questa città, ma aiuterà anche a soddisfare le richieste delle persone che abitano nelle aree limitrofe. E’ altrettanto soddisfacente osservare che il Municipio di Assela sta adottando le misure necessarie per far sì che il sistema di distribuzione idrico vanga terminato adeguatamente e con efficienza. Siamo fiduciosi che con la creazione di queste strutture basilari, lo sviluppo della principale città del Governatorato Generale di Arussi servirà a migliorare le sorti della sua gente a tutti i livelli.
Lo sviluppo nazionale può essere assicurato soltanto tramite il lavoro e la determinazione del popolo che costituisce quella nazione. E’ dunque dovere e compito di ogni singolo individuo lavorare duramente e in modo disinteressato per questo nobile fine, che sia a livello locale o nazionale: perché è la somma totale di questi sforzi che può contribuire alla promozione dello sviluppo economico su scala nazionale.
La provincia di Arussi, che è tra le regioni fertili del Nostro Paese, non è solo potenzialmente ricca in agricoltura, ma è anche vantaggiosa per la pastorizia. Abbiamo grandi speranze per l’onnicomprensiva Unità di Sviluppo Agricolo di Chilalo, che è stata lanciata da una collaborazione congiunta Etio-Svedese: il risultato di questo progetto avrà, senza dubbio, un grande impatto, non solo sullo sviluppo agricolo di questa provincia, ma anche sulle altre province.
L’inestimabile assistenza e supporto fornito a questo progetto dal Governo Svedese è, da parte Nostra e del Nostro popolo, profondamente apprezzato. Dato che conferiamo grande importanza a questo progetto, continuiamo a seguire da vicino i suoi progressi e il suo sviluppo con spiccato interesse, e per assicurare il suo successo Noi garantiremo sempre il Nostro supporto.
In questa occasione vorremmo anche esprimere il Nostro profondo apprezzamento all’Autorità per lo Sviluppo Internazionale Svedese, per il sostegno finanziario con cui ha generosamente contribuito in vista della costruzione del sistema di rifornimento idrico di Assela: è evidente che ciò che è stato qui compiuto dal Governo Svedese è apprezzato, e che questa opera è stata realizzata attraverso la cooperazione e la diligenza degli ufficiali nel Governatorato. Ciò che è stato compiuto qui ad Assela dovrebbe essere un esempio di ciò che Noi ci stiamo sforzando di realizzare in generale.
Le aree di cooperazione esistenti tra Etiopia e Svezia sono numerose e di lunga data; siamo pienamente confidenti che questa cooperazione e la vecchia amicizia esistenti tra i nostri due Paesi crescerà, rafforzandosi negli anni a venire, sia nell’interesse che per il benessere dei nostri popoli. Siamo lieti che l’Ambasciatore Svedese in Etiopia sia con Noi in quest’occasione, e, confidiamo, illustrerà i Nostri pensieri e i Nostri sentimenti a riguardo all’amichevole governo e al popolo di Svezia.
Siamo stati incoraggiati dalla partecipazione del Nostro popolo a tutte le Nostre imprese – una partecipazione che è stata rinforzata dall’espansione dell’educazione in tutta la nazione – e come avevamo detto nel passato, ora non solo gli uomini ma anche le donne stanno effettivamente partecipando a questi sforzi.
Ringraziando il Dipartimento dei Comuni del Ministero dell’Interno e tutte le persone coinvolte che hanno contribuito facendo la loro parte per compiere quest’opera, inauguriamo i servizi di questo progetto.
Siamo compiaciuti, tanto quanto le persone qui, di vedere completato questo progetto e ringraziamo l’Onnipotente per questo.

6 Dicembre 1970

"Important Utterances of H.I.M. Emperor Haile Selassie I", pag.257 e segg.

Bro' Viktor


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ALL MAN ACTS
Brevi Cronache Sommarie del Regno del Figlio dell’Uomo


Dicembre 1965, anno 1958 del calendario etiopico e 73° della Nascita di S.M. I. Hayle Selassie I

2 dicembre – S. E Edward Ochab, conclusa la visita all’Etiopia, riparte per la Polonia salutato all’aeroporto internazionale di Bole da S. M. l’Imperatore. Nel comunicato congiunto emesso al termine dei colloqui ufficiali si rilevano i buoni rapporti esistenti fra i due paesi. – Il Sovrano riceve in udienza al Vecchio Ghebì i membri di una delegazione parlamentare statunitense giunta nella capitale il giorno prima per visitare le missioni locali.

3 dicembre – Al Palazzo Africa si apre la sesta sessione straordinaria del Consiglio dei ministri dell’OUA, particolarmente dedicata alla grave questione della Rhodesia. Nella seduta i delegati dei paesi africani indipendenti membri dell’Organizzazione decidono all’unanimità di rompere le relazioni diplomatiche con la Gran Bretagna se entro il 16 dicembre non verrà deposto il regime illegale di Ian Smith.

4 dicembre – S. M. l’Imperatore offre al Palazzo del Giubileo un ricevimento in onore dei membri del Consiglio dei ministri dell’OUA.

5 dicembre – Un gruppo di esperti della compagnia italiana IANUS viene ricevuto dal Sovrano al Palazzo del Giubileo. Gli esperti illustrano a S. M. l’Imperatore un rapporto sugli studi condotti sulle possibilità di sviluppo dell’industria turistica etiopica.

6 dicembre – S. M. l’Imperatore visita la Cheshire Home per gli invalidi, situata a 27 chilometri da Addis Abeba. – Con la lettura di un messaggio del vice ministro delle Informazioni, S. E. il dr. Menassie Haile, comincia in Addis Abeba una conferenza di esperti di 17 paesi africani per studiare la possibilità di istituire un’agenzia di notizie panafricana (PANA). – Contemporaneamente al Palazzo Africa viene inaugurato un convegno degli esperti in geografia di 9 paesi africani, mentre alla sede della CEA inizia un seminario sui sistemi fiscali africani al quale partecipano funzionari di 25 paesi del continente. – Studenti e cittadini in Addis Abeba inscenano una dimostrazione contro il governo illegale della Rhodesia, mentre 38 cittadini britannici residenti nella capitale sottoscrivono una petizione da consegnare all’Ambasciatore britannico perché faccia presente al proprio Governo la loro profonda delusione per l’atteggiamento del Regno Unito sulla questione rhodesiana.

8 dicembre – A chiusura della conferenza, i delegati nominano un comitato di quattro membri (Etiopia, Marocco,Ghana e Guinea)incaricato di studiare gli aspetti tecnici della progettata creazione della PANA. Il rapporto del comitato verrà presentato alla sesta sessione ordinaria del Consiglio dei ministri dell’OUA. – I partecipanti al convegno geografico riconoscono la necessità di elaborare un testo comune africano di geografia per le scuole e danno a un apposito comitato l’incarico di studiare la migliore impostazione.

9 dicembre - S.M. l’Imperatore offre al Palazzo del Giubileo un ricevimento in onore dei partecipanti alla conferenza sulla PANA, i quali più tardi sono ospiti a un party offerto da S. E. il dr. Menassie Haile alla sede dell’Associazione patriottica etiopica.

10 dicembre – I geografi africani raggiungono un accordo sul contenuto del proposto testo comune, che verrà sottoposto all’approvazione dell’UNESCO.

11 dicembre – In un messaggio ai capi di Stato dell’OUA, S.M. l’Imperatore suggerisce una proroga all’applicazione della risoluzione dell’OUA che prevede la rottura delle relazioni diplomatiche con la Gran Bretagna e la convocazione di una pronta consultazione dei capi di Stato per rendere più uniti ed efficaci gli sforzi contro il regime illegale della Rhodesia. – S.M. l’Imperatore riceve al Palazzo del Giubileo i Begirondi dei 14 Governatorati generali dell’Impero, riuniti nella capitale per una conferenza. – Si conclude il convegno dei geografi africani.

13 dicembre – L’ambasciatore dell’Australia in Kenia, S. E. Walter Russei Croker, nominato dal suo Governo anche ambasciatore in Etiopia, viene ricevuto al Palazzo del Giubileo e presenta le sue credenziali a S. M. l’Imperatore.

14 dicembre – S. A. la Principessa Tenagne Uorch Haile Selassie dona 10.000 metri quadrati nel distretto di Bussa per costruirvi una scuola.

15 dicembre – Lasciata la capitale S. M. l’Imperatore arriva a Tananarive, dove comincia una visita di Stato di quattro giorni alla Repubblica malgascia. Il Sovrano viene ricevuto all’aeroporto da S. E. il presidente Philibert Tsiranana e dalle manifestazioni di simpatia dell’intera popolazione.

16 dicembre – Iniziano a Tananarive i colloqui ufficiali fra il Sovrano e il presidente del Madagascar. Vengono esaminati parecchi problemi comuni e in particolare quello rhodesiano. La giornata è contrassegnata da un applaudito discorso di S. M. l’Imperatore al Parlamento malgascio in seduta plenaria.

17 dicembre – La visita di S.M. l’Imperatore prosegue fra indimenticabili manifestazioni di ammirazione all’indirizzo del Padre dell’unità africana.

18 dicembre – Grandiose manifestazioni popolari continuano a fare da cornice alla visita del Sovrano al Madagascar.

19 dicembre – S. M. l’Imperatore lascia Tananarive, salutato dal presidente Tsiranana, e raggiunge Nairobi per incontrarvi il presidente Jomo Kenyatta del Kenia e il primo ministro Milton Obote dell’Uganda. Insieme concordano di inviare a S.E. Diallo Telli un telegramma richiedente la convocazione di un vertice dell’OUA sulla questione rhodesiana. Nella stessa giornata il Sovrano visita la nuova sede dell’Ambasciata etiopica a Nairobi.

20 dicembre – S.M. l’Imperatore si trattiene a riposare in forma privata in Kenia.

24 dicembre – Ripartito da Nairobi, il Sovrano arriva a Abidjan, ove inizia una visita di Stato in Costa d’Avorio. Lo riceve S. E. il presidente Houphouet Boigny. In serata al banchetto di Stato offerto in onore di S. M. l’Imperatore, il presidente della Costa d’Avorio esalta il grande prestigio del Sovrano.

25 dicembre – Nel corso dei colloqui ufficiali con S. M. l’Imperatore, il presidente Boigny approva la proposta conferenza al vertice dell’OUA.

26 dicembre – La popolazione della Costa d’Avorio tributa al Sovrano entusiastiche manifestazioni di simpatia.

27 dicembre – Salutato dal presidente Boigny, S. M. l’Imperatore lascia Abidjan e raggiunge Conakry, capitale della Guinea, per incontrare il presidente Sekou Toure e tentare di appianare certe divergenze fra lo stesso Sekou Toure e il presidente Boigny.

28 dicembre – S.M. l’Imperatore rientra in Addis Abeba fra il tripudio della cittadinanza e partecipa alla celebrazione della festa di S. Gabriele.

29 dicembre – Inaugurando la 15.ma conferenza scientifica internazionale “Pugwash” (dal nome del villaggio canadese dove si svolse la prima volta), S. M. l’Imperatore sottolinea il grande ruolo che la scienza può svolgere in favore dei paesi in via di sviluppo. Alla conferenza partecipano famosi scienziati di tutto il mondo.

30 dicembre – S.M. l’Imperatore riceve al Vecchio Ghebì S. E. l’ambasciatore nigeriano D. Igwe, il quale gli consegna un messaggio di S. E. il primo ministro Sir Abubaker Tafawa Balewa.

Bro' Ghebre Sellassie

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Il lavoro italiano fiorisce sempre in Etiopia grazie alla saggezza di S.M. l'Imperatore


a cura di Marco G. Marchi

La mia generazione non ha fatto la guerra, l'ha solo subita. Eravamo ragazzi quando la propaganda del regime agitava come un trofeo la famosa conquista dell'Impero e non potevamo ancora imbracciare un fucile quando la radio diffuse la notizia che il Duca d'Aosta aveva dovuto arrendersi, seppur con l'onore delle armi, agli inglesi. Avessimo avuto l'età di sparare, probabilmente saremmo morti anche noi ed ora le nostre ossa biancheggerebbero in qualche deserto, o in fondo ad un uadi o nella steppa. Per fortuna il vortice ci sfiorò appena e maturammo parallelamente alla maturazione di idee che pur contraddette o difficili da affermarsi sembrano valere assai di più di quelle che le rovine della guerra hanno sepolto, speriamo, per sempre. Faccio questa breve premessa per rendere più chiaro lo spirito di questo breve discorso sull'Africa ed in particolare su quella porzione d'Africa che ho visto per la prima volta giorni fa, dopo tanto averne sentito parlare e letto da ragazzo e da uomo. Che l'Africa sia in marcia è indubitabile: le vecchie potenze coloniali non esistono più ed il neocolonialismo procede su un terreno minato. Però c'è modo e modo d marciare verso l'indipendenza autentica e l'autentica emancipazione: c'è la maniera del Congo e del Biafra, c'è quella dell'Angola e del Mozambico e c'è, per fortuna, anche quella dell'Etiopia e della Tunisia. Dico per fortuna perché la considero una fortuna per tutti: africani ed europei, e poi anche per quell'entità più elevata, senza contrassegni di bandiere che è lo spirito umano. Gli europei, è vero, hanno grossi torti da farsi perdonare, ma gli africani hanno ancora molto bisogno di loro e sembra abbastanza ragionevole che Europa ed Africa continuino a camminare insieme, seppure in un modo nuovo. Si tratta infatti, per larga parte, di culture e di economie complementari ed è pacifico che l'Africa, sfruttando le esperienze dell'Europa, può accelerare in modo decisivo il suo riscatto. Questa verità molto semplice, eppure così difficile da fare accettare a popoli a lungo oppressi e quindi desiderosi di affermare in modo radicale la propria indipendenza, è stata affrettata e tradotta in pratica da pochissimi paesi, con a capo l'Etiopia. Certo non si tratta di un caso: l'Etiopia è il paese africano di più antica civiltà e vanta la più lunga indipendenza. E assai prima dell'intervento armato italiano i suoi Imperatori avevano promosso forme di collaborazione tecnica e culturale con l'occidente. Però sarebbe ottuso e ingeneroso non rilevare che nei confronti degli italiani Sua Maestà l'Imperatore Haile Selassie ha manifestato sin dall'inizio, ossia sin dai primi momenti del suo reinsediamento, una tolleranza ed una liberalità niente meno eccezionali. I rimpatri dopo la guerra, furono molti, ma non si trattò mai di una fuga, come avvenne invece per molti europei da altri paesi del continente africano. Rimpatriarono in buona misura coloro che non potevano inserirsi nella nuova realtà politica ed economica, ma in parte furono rimpiazzati da gente che ama l'Etiopia e sa tenervi alta la bandiera del paese d'origine. Sono tecnici, agricoltori, insegnanti, missionari, impiegati di ditte che svolgono un lavoro proficuo e meritorio. E nel viaggio che ho compiuto di recente ho potuto avvicinarne alcuni che mi hanno fornito riferimenti utili per questa modesta sintesi. Una delle opere che considero più apprezzabili ed utili e l'Università di Asmara. Come sia nata è a dir poco leggendario. Un gruppo di suore missionarie, le Pie Madri della Nigrizia, la cui congregazione venne fondata nel secolo scorso da monsignor Daniele Comboni (un antesignano dell'emancipazione culturale dell'Africa) pensarono verso il 1958 di sperimentare dei corsi universitari aperti in un primo tempo agli studenti della comunità italiana di Asmara, poi a tutti gli studenti senza distinzione di età, sesso, ceppo etnico, religione. Le suore fecero dei gravi sacrifici, utilizzarono per molto tempo le aule del loro istituto magistrale (il “Maria Assunta”) e dedicarono al nuovo insegnamento il loro tempo libero. Dopo la prima classe pilota di dieci allieve della facoltà di magistero, ottenuti i necessari riconoscimenti da parte italiana, le suore allargarono i corsi e nel '59 gli iscritti erano già parecchie decine, suddivisi fra magistero, lettere, filosofia, lingue. I corsi erano gli stessi seguiti nelle università italiane, i testi pure, gli insegnanti erano suore o professori del luogo e più tardi professori visitatori. I mezzi a disposizione erano pochi, parte di provenienza governativa italiana, la parte maggiore compendio della beneficenza. Nel '60 il Consiglio superiore della pubblica istruzione riconobbe la validità degli esami sostenuti ad Asmara, anche sul territorio italiano. Al riconoscimento giuridico seguì un riconoscimento di fatto: alcuni studenti andarono in Italia a sostenere gli ultimi esami e a discutere la tesi e si fecero molto onore. Nel '62 la Signora Maria Garbini si laureava con 110 e lode a Firenze discutendo una tesi di lettere moderne. L'università asmarina era ancora un embrione di università, ma solido e promettente: istituì i corsi di economia e commercio e nel '63 anche il primo biennio di ingegneria e matematica. Intanto procedeva, su un altro piano, la battaglia burocratica per ottenere il riconoscimento da parte delle autorità scolastiche etiopiche. Nel '61 era nata ad Addis Abeba la prima Università dell'Impero: la “Haile Selassie I”, creata su modello inglese. Nel giugno 1963 alcune suore dell'Università di Asmara vennero invitate a partecipare al I Congresso delle Education ed in quella occasione vennero sollecitate a dare alla loro creatura una diversa struttura amministrativa ed accademica che potesse armonizzarsi con quella dell'“Haile Selassie I”. Nell'agosto 1964 venne da parte etiopica il primo, importante riconoscimento: l'approvazione della costituzione universitaria e il diritto di conferire tutti i tipi di gradi accademici ed onorari. Nasceva in pratica la Università degli studi di Asmara e lo stesso Imperatore, in segno di apprezzamento, accettava di assumere il cancellierato. La cerimonia è stata contestuale all'inaugurazione della nuova sede dell'Università, che ha avuto luogo il 26 gennaio 1967. La storia di questa sede meriterebbe un capitolo a parte, perché è una storia di sacrifici, di rinunce e di difficoltà di vario genere. L'edificio, progettato da un architetto sacerdote, don Tonino Onnis, fratello di suor Marianora Onnis, rettore dell'Università (è a questa indomita suora che va, in modo preminente, il merito di aver dato vita a questa grande iniziativa) è sorto piuttosto a rilento, con vari contributi e a un certo momento, per la cattiva volontà degli organi tecnici (il direttore dei lavori ammise di aver sbagliato i calcoli) minacciò addirittura di crollare. Le suore sostengono, e sembra non senza fondamento, che si trattò di una vera e propria manovra di insabbiamento promossa da elementi decisamente retrivi, desiderosi di conservare, a prezzo di un ristagno generale delle attività culturali, i loro privilegi. Sono cose che fanno trasecolare, ma evidentemente sono cose ancora possibili. E' un fatto, comunque, che dalla università, che ha preso un impulso eccezionale (gli iscritti, per la massima parte etiopici, sono 1146, suddivisi tra le due sezioni: quella ad indirizzo italiano, e quella ad indirizzo inglese, che segue i piani di studio dell'”Haile Selassie I”) sta uscendo e continuerà ad uscire una generazione di africani e di europei fatta per comprendersi e collaborare su una base di assoluta parità. Gli studenti africani che si sono laureati in Italia con i titoli conseguiti ad Asmara sono già numerosi e sono destinati ad aumentare, anno per anno, sino a dare un decisivo contributo alla preparazione delle nuove leve dell'amministrazione imperiale. L'Imperatore si rende conto dell'assoluta necessità che il Suo Paese ha di provvedere nel più breve tempo possibile alla creazione di quadri direttivi che consentano oltre che un impulso autonomo al progresso generale, una proficua strumentazione delle numerose attività straniere favorite in tutto il territorio ai fini dello sviluppo economico e produttivo. Va bene che le imprese italiane vengano a costruire ponti e strade, che altre imprese straniere vengano ad edificare ferrovie o bacini idroelettrici, fabbriche e porti, ma è bene che a collaborare in loco siano tecnici, funzionari, dirigenti etiopici in sempre maggior numero.

Un'altra grande impresa degli italiani in Etiopia è quella di Guido de Nadai. Se ne è parlato varie volte ed io stesso ne avevo letto su riviste e giornali. Ma mi ha fatto lo stesso una enorme impressione. Si tratta di una concessione di oltre mille ettari, una metà dei quali coltivati ad ortaggi ed agrumi. Il comprensorio, situato ad Elaberet, nel bassopiano di Cheren, è servito da un'opera di irrigazione semplice e geniale al tempo stesso: le acque pluviali e quelle del fiume Anseba, vengono convogliate, mediante due condotte forzate, a monte e raccolte in un grande invaso artificiale che consente a distribuzione dell'acqua in qualsiasi mese dell'anno. L'azienda è potenziata da una ricca attività nel settore zootecnico-caseario ed è, oggi, una delle più floride dell'Impero. Sull'esempio di Elaberet le aziende agricole e zootecniche in Etiopia, specie nella regione eritrea, potrebbero facilmente moltiplicarsi, con il vantaggio per la popolazione locale e per il bilancio statale che si può immaginare.

L'Università di Asmara e l'azienda di Elaberet sono solo due esempi della nuova feconda collaborazione fra italiani ed etiopici che ho avuto modo di apprezzare da vicino. Ma non c'è dubbio che esse sono entrambe significative dello spirito nuovo che anima i rapporti tra Etiopia ed Italia. Gli italiani costruirono in Etiopia, in pochi anni, qualcosa come ottomila chilometri di strade. Quelle strade sono ancora oggi ben conservate e ne aspettano altre più moderne e spaziose, ma soprattutto costruite con un altro spirito. La stima e la fiducia dei popoli africani si conquistano, oggi, solo con il lavoro.

Sis' Tseghe Selassie

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Strumenti musicali


In questo numero della newsletter affronteremo la serie di francobolli dedicati agli strumenti tradizionali etiopi. Questa serie edita nel 9 Settembre 1966 espone i seguenti strumenti in ordine crescente rispetto al valore indicato sulla stampa.

Kebero – 5 cent
Begena – 10 cent
Mesenko – 35 cent
Krar – 50 cent
Washent – 60 cent


Kebero:


Il kebero è un tamburo conico a doppia testa suonato a mano.

Begena:


La Begena o Beghena è uno strumento a 10 corde della famiglia della lira. Tradizionalmente fu portata da Menelik I da Israele in Etiopia.

Mesenko:


Il mesenko o masenko è uno strumento a corda unica suonato da un archetto.

Krar:


Il krar è uno strumento a 5 o 6 corde della famiglia della lira.

Washent:


Il Washent o Washint è un flauto in legno originariamente usato dalla popolazione Amhara.

Le sintetiche descrizioni degli strumenti musicali sono tratte da www.wikipedia.org

Bro' Gabriel


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Let food be your medicine...


MANDARINO

imgFrutto tipico delle nostra tavole durante la stagione invernale.. unico esemplare dolce tra gli agrumi il mandarino, nome scientifico Citrus Reticulata, è un agrume appartenente alla famiglia delle Rutacee.

Originario della Cina, è un frutto con la buccia profumata e di color arancio; è molto simile all’arancia in proprietà nutrizionali ma si differenzia per dimensioni e dolcezza.

Sono molte le varietà di Mandarino e si raccolgono soprattutto tra novembre e marzo, qui in Italia la più diffusa è la qualità Avana.

Facilmente digeribile e pieno di dolce succo è un frutto assolutamente indicato per la nostra dieta invernale, anche i bambini ne vanno matti e spesso lo preferiscono alle arance o altri frutti più ‘impegnativi’.

Il mandarino contiene molta acqua (circa l'80 %), ma anche carboidrati,grassi, molte fibre, zuccheri, ceneri, e proteine.

Contiene anche minerali e soprattutto potassio, calcio, sodio, fosforo, magnesio, zinco, manganese e acido folico. L'assunzione della polpa di mandarino contribuisce a proteggere le mucose e i capillari Il mandarino contiene una grande quantità di vitamina C, alcune vitamine del gruppo B, la vitamina J, E, P e la vitamina A e quindi costituisce un'ottima fonte di vitamine e sali minerali da cui il nostro organismo può sicuramente trarre benefici per la propria salute.

Grazie alla buona presenza di vitamina C il mandarino ( come tutti gli agrumi d'altronde ) è ottimo per rafforzare il sistema immunitario, soprattutto nei bambini, così importante da custodire e proteggere durante i mesi invernali.
Come dicevamo si tratta di un frutto nutriente, facilmente digeribile e considerato adatto a propria volta a favorire la digestione perché contiene calcio, potassio e fibre, utili per il corretto funzionamento dell'intestino. Svolge inoltre una funzione di regolazione della pressione arteriosa.

imgQuesto frutto contiene molte fibre solubili che hanno la proprietà, se presenti in abbondanza nella nostra dieta, di aiutare la fluidità del sangue, abbassare i livelli di colesterolo nel nostro organismo con apportando così enormi benefici al nostro organismo.
Recenti studi scientifici hanno attribuito ai mandarini proprietà antitumorali, soprattutto per quanto riguarda il fegato.
Altro motivo per consumare questo frutto sia come polpa che come succo, il consumo di mandarini è stato legato sia ad una riduzione del rischio di cancro all'apparato digerente, sia del rischio di ictus.
Anche i semi possono essere masticati ed ingeriti contribuendo con il loro apporto vitaminico alla nostra dieta invernale.

Il consumo di mandarini contribuisce inoltre a migliorare le funzioni visive, I mandarini sono ricchi di antiossidanti e svolgono una funzione purificante dell'organismo. Lo rafforzano e lo proteggono dalle infezioni e dalle malattie.
Il consumo di succo di mandarino è particolarmente consigliato in caso di asma o bronchite perché ha un forte potere espettorante ( come tutti gli agrumi).

Per quanto riguarda i valori nutrizionali dei mandarini, 100 grammi di questi frutti forniscono 53 chilocalorie, 0,800 grammi di proteine e 13,300 grammi di carboidrati.
Interessante è la presenza del bromo che ha invece proprietà sedative e calmanti nei confronti del sistema nervoso mentre la vitamina P in esso contenuta ha proprietà utili a contrastare la ritenzione idrica.
E’ presente anche la pectina, una sostanza con proprietà benefiche per intestino e digestione.

Da non sottovalutare: la buccia del mandarino contiene un'alta percentuale di limonene, una sostanza che, secondo recenti studi, contiene numerose proprietà antiossidanti quindi in grado di preservare il nostro organismo e di favorire notevolmente la guarigione in caso di malattia. E’ quindi assolutamete consigliato utilizzare la buccia a scopo alimentare, qualora si sia sicuri della provenienza biologica del frutto.

Dalla spremitura a freddo della buccia di mandarino si ricava l'olio essenziale che viene largamente utilizzato in ambito cosmetico per la preparazione di prodotti per la cura della pelle conferendole idratazione, depurazione e morbidezza.

L'olio essenziale di mandarino è particolarmente indicato per massaggi tonificanti in quanto aiuta la pelle a riassorbire i liquidi in eccesso.

L'olio essenziale di mandarino ha altre proprietà terapeutiche: è consigliato in casi di stress e tensioni nervose, stitichezza, ansia, ritenzione idrica, coliche e asma. E' anche utile per superare momenti di tristezza e depressione con proprietà antisettiche ed antinfiammatorie.
E’ comunque consigliabile consultare uno specialista prima di utilizzare intensamente l’olio essenziale.
Godiamoci quindi una buona quantità di questi frutti durante il nostro inverno e sicuramente ci aiuteranno nel resistere al freddo e ai raffreddori regalandoci momenti di piacevole e soprattutto sana dolcezza.

Bro' Julio


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S.M.I. Arbitro Supremo del flusso e riflusso delle maree


Sis' Tseghe Selassie

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Youths of Shasha - the Movie - Presente al ADIFF 2013


Carissimi Fratelli e Sorelle vi comunico con immensa gioia che il film Youths of Shasha-the Movie- è stato selezionato al ADIFF ( African Diaspora International Film Festival) che avviene ogni anno a New York.

Il nostro film è stato inserito all’interno di una sezione del Festival dedicata all’Ethiopia e alla Jamaica e alla loro risonanza internazionale nel panorama artistico-culturale e sociale.

Saranno proiettati altri film anche celebri tra di noi..come the Journey of a Lion, the First Rasta o Made in Jamaica, ma il nostro è l’unico in anteprima.

Ovviamente per tutti noi è una grande soddisfazione considerando che l’ADIFF è uno dei festival più importanti al mondo (..se non forse il più rinomato) in questo campo. La proiezione di Youths of Shasha –the Movie- è prevista per l’ 8 dicembre e saranno presenti Ras Tewelde e Bro Emanuele Cicconi in delegazione a rappresentare tutta la Family.

Alla proiezione seguiranno interviste in radio e press conference, abbiamo già contattato numerosi fratelli e sorelle Rastafari di NY che aiuteranno nella promozione dell’evento così da avere (si spera..) un buon pubblico.

Di seguito trovate i link per visitare il sito del Festival.

Big Up Youths of Shasha to the World… New York we’re coming!!!!

www.nyadiff.org

Bro' Julio

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