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Federazione Assemblee Rastafari in Italia

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Newsletter Gennaio 2014

7 gennaio : Natività


Benedizioni a voi, fratelli e sorelle carissimi, e ben ritrovati; possano la Luce e la Grazia Salvifica di Dio Nostro Padre illuminare e benedire le nostre case, e possa la Venuta del Suo Figlio Nostro Salvatore Iyasus Krestos, Agnello di Dio nato dalla Vergine Maryam, Madre di Dio, e Rivelatosi poi in questi tempi nelle vesti Regali del Leone Vittorioso di Judah, Qadamawi Haile Selassie, riempire i nostri cuori di gioia e letizia, di gratitudine e devozione, per i doni e la prosperità che ci assicura, mantenendoci focalizzati e impegnati, uniti e partecipativi, confidenti ed energici nel perseguire la giustizia, la pace, il progresso e la salvezza, nostra e dei nostri simili, con umiltà e buona volontà.

E’ con grande felicità e rendimento di grazie che diamo inizio a questo primo capitolo della stagione 2014 della nostra newsletter; con tante soddisfazioni e non senza qualche ostacolo, che sempre si trova sul proprio cammino quando ci si cerca di portare a compimento un proposito, ma mai insuperabile, come dimostrano le pubblicazioni, le attività e i risultati raggiunti nei vari campi, siamo giunti ormai al terzo anno della nostra.

Come sempre, prima di iniziare e di passare alla presentazione dei contributi che danno corpo e sostanza a questa newsletter, ricordiamo che chi non avesse avuto la possibilità di leggere i numeri precedenti può richiederli inviando una mail all’indirizzo publicrelations@ras-tafari.com.

Ancora, prima di passare definitivamente ai contributi di questo mese, vogliamo segnalarvi l’ultima parte, conclusiva, del contributo che il nostro Presidente ci ha inviato, e continuato ad inviarci dal novembre passato: si tratta della traduzione dell’estratto dal capitolo 20 di “Contemporary Ethiopia” di D.A. Talbot, sui sentimenti degli etiopi in occasione delle celebrazioni per l’Incoronazione delle Loro Maestà.

Augurandovi dunque ora un buon Natale, Melkam Gennà, apriamo questo numero, come siamo soliti fare, con un discorso di Sua Maestà che potrà iniziare a farci addentrare negli argomenti trattati, nella vibe delle seguenti pagine, e che sicuramente apporterà stimoli alla nostra meditazione: parliamo del discorso pronunciato all’apertura del Consiglio Mondiale delle Chiese, il 12 Gennaio 1971.
Nel tempo in cui i Cristiani tutti, nel mondo, celebrano la manifestazione del Figlio di Dio fattosi Uomo per instaurare un regno di pace, per portare il Regno di Dio sulla terra, il Nostro Imperatore invita i rappresentanti delle Chiese di Cristo all’unità, a trovare modi di esprimere effettivamente, di realizzare fattivamente, lo spirito cristiano, con opere di pace, nel mondo. Cruciale, a nostro avviso, la seguente frase che vogliamo segnalare: “Il Consiglio Mondiale delle Chiese ha la grande responsabilità, dinanzi a Cristo, di assicurare e sostenere i diritti dell’uomo e la giustizia sociale”, proprio a sottolineare la necessità di portare compimento ciò che si è espresso in parole per secoli, e che ora, nel tempo della rivelazione, deve e può essere compiuto, dinanzi a Lui che è Cristo…parole di rivelazione.

Dopo questo discorso d’apertura, e la nostra semplice meditazione, proseguiamo con il primo contributo della sister Tseghe che ci ha inviato un estratto di Giovanni Crisostomo sulla natività: le parole del dottore della Chiesa ci forniranno ulteriori ragioni e spunti per meravigliarci dinanzi all’ineffabile mistero della discesa dell’infinito nel finito, del Signore Onnipotente nella carne d’uomo, per perdonare i peccati di quest’ultimo e permettergli di riappropriarsi progressivamente della sua originale condizione edenica.

Rimanendo in tema ecclesiastico, troviamo, continuando nella lettura, ancora un contributo da parte della sorella Tseghe, che questa volta ci propone, nella sua traduzione, un estratto dai documenti della Conferenza delle Chiese Ortodosse Orientali tenutasi in Addis Ababa nel gennaio 1965, durante la quale al Leone di Judah venne conferito il titolo di “Difensore della Fede”: si tratta della replica di Sua Santità M.M Baselios Augen I, Vicario d’Oriente.
Le sue parole che, qualcuno ricorderà, alcuni di noi ebbero modo di leggere in uno dei primi numeri del “Lion of Judah”, organo di pubblicazioni culturali della comunità di qualche tempo addietro, profeticamente proclamano che l’Imperatore, ispiratore della conferenza, è Cristo, e che dalla sua opera nasce la “consolazione di Israele”.

Ringraziando la sorella per questo secondo contributo, arriviamo al termine di questo che possiamo considerare il primo “spezzone” della newsletter, presentando il secondo articolo del Presidente Ras Isi, che, come ormai è solito fare da qualche numero, ci ha inviato l’AllManActs di gennaio: avremo così anche questa volta modo di seguire passo dopo passo il Re dei re nell’espletamento quotidiano dei suoi doveri regali, grazie a questo diario mensile, riferito al mese di gennaio del 1969.

Come potete ben immaginare, anche questo numero gli articoli e i contributi che vanno a formare la nostra newsletter sono densi, intensi e numerosi; quindi, per non sottrarre ulteriore tempo alla lettura delle seguenti pagine, procediamo senza esitazione e passiamo alla presentazione del secondo discorso di Sua Maestà, anche questo estratto da “Important Utterances of H.I.M. Emperor Haile Selassie I”, alla sessione inaugurale in Africa del Consiglio di Sicurezza delle N.U.; le parole dell’Imperatore, come sempre, sono un faro di luce in un momento storico cruciale per l’Africa, in particolar modo per la regione sud dell’Africa. Inoltre il suo eloquio dimostra l’importanza dell’Africa e dell’Etiopia stessa su una scena socio-politica sempre più vasta e ampia e internazionalizzata. Non c’è bisogno di presentazioni ulteriori, vi lascio alle parole del King…

A seguire, dopo le profonde parole del nostro Sovrano, rimanendo sempre in tema di Africa, e rivolgendoci in particolar modo allo stato del Sud Africa, vogliamo, con il terzo contributo fattoci pervenire da Ras Isi, onorare la memoria e le gesta di una figura titanica nella storia del continente, purtroppo scomparso nello scorso dicembre, lasciando un vuoto in tutti coloro i quali hanno a cuore la libertà e i pari diritti dell’uomo, in tutti e 4 gli angoli della terra: l’estratto, in traduzione, dalla sua autobiografia, ci racconta della relazione che l’On. Nelson Madiba Mandela intratteneva con l’Etiopia e con Sua Maestà l’Imperatore, ispiratore della sua lotta per l’indipendenza e la libertà del Sud Africa.
Come molti sapranno, Mandela si formò e preparò alla battaglia contro l’apartheid proprio in Etiopia, baluardo dell’indipendenza e della libertà africana. Questo è il nostro tributo a lui, e a tutti i combattenti per la libertà, a tutti i guerrieri e i freedom fighters il cui orgoglio coraggio costituiscono fonte di ispirazione per noi tutti.

Piano piano ci avviamo alla conclusione; sperando di non avervi annoiato, proseguiamo imperterriti nel nostro cammino per giungere, finalmente, come di consueto, nei due corner che i fratelli Ras Gabriel e Ras Julio hanno “preparato” per noi.
Prima di farlo però presentiamo un altro contributo che sempre Ras Julio ci ha inviato: si tratta di un breve report, corredato di fotografie, delle attività di promozione per il progetto “Youths of Shasha” che i nostri fratelli Ras Tewelde e Bro Emanuele hanno condotto sulla costa orientale degli Stati Uniti…non vi anticipiamo nulla, e vi diamo invece il benvenuto negli angoli dedicati agli ordini, ai sigilli, alle medaglie e ai francobolli imperiali – il primo - e all’alimentazione Ital – il secondo.
Ras Gabriel questo mese ci presenta la serie di francobolli dedicata al 75° anniversario della battaglia di Adwa;
Ras Julio invece ci riserva una sorpresa nella rubrica “Let food be your medicine”, presentando qualità e caratteristiche di uno dei frutti che la creazione ci fornisce in questa stagione…

Siamo davvero giunti alla fine: prima di lasciarci e di lasciarvi alla lettura, lasciatemi ringraziare prima di tutto il Signore dei signori che tutto vede e a tutto provvede, e senza il quale i nostri propositi non vedrebbero mai la luce.
Inoltre, vogliamo ringraziare sempre tutta la redazione e i comitati che lavorano alla stesura di questo umile lavoro, che, nonostante la nostra piccolezza e i vari ostacoli che ci troviamo ad affrontare, speriamo sia sempre degno, vi sia sempre gradito e che sia gradito al Padre Nostro Onnipotente.
Vi ricordiamo che per informazioni, feedback, proposte di collaborazione e contributi, potete rivolgervi alla mail succitata publicrelations@ras-tafari.com.

Due ultimi brevissimi pensieri: il primo è rivolto alla comunità di Pinnacle, in Giamaica, comunità centrale e storica nel panorama RasTafari internazionale, che sta rischiando di essere sradicata a causa di un decreto che prevede l’espulsione dalla zona di Pinnacle appunto, di tutti i RasTaman e le RasTawoman lì presenti, tra cui molti sono elder nella fede Di seguito il link tramite cui poter accedere alla petizione che chiede al Primo Ministro di Giamaica di fermare questo scempio, che svilisce peraltro anche la cultura e la storia della Giamaica stessa.

Link: STOP THE EVICTION OF RASTAFARI FROM THEIR ANKHCESTRAL LANDS AT PINNACLE

Il secondo pensiero è rivolto ai nostri fratelli Ras Iyared e Sis Marida che in questo momento di trovano sul Monte più alto: sono infatti partiti qualche giorno fa alla volta della Madre terra Etiopia. Possano le nostre preghiere accompagnarli nel loro viaggio e possano le loro preghiere, dal luogo più vicino al Trono di Dio, essere ben accette presso l’Onnipotente.

Siamo arrivati davvero alla fine; scusandomi per la lungaggine, vi lascio alla lettura delle seguenti pagine, abbracciandovi tre volte nel Nome del Santo dei Santi, Dio Vivente Qadamawi Haile Selassie.

Con amore, vostro

Viktor Tebebe

SALMO

Il Signore regna, esulti la terra,
gioiscano le isole tutte.
Nubi e tenebre lo avvolgono,
giustizia e diritto sono la base del suo trono.
Davanti a lui cammina il fuoco
e brucia tutt'intorno i suoi nemici.
Le sue folgori rischiarano il mondo:
vede e sussulta la terra.
I monti fondono come cera davanti al Signore,
davanti al Signore di tutta la terra.
I cieli annunziano la sua giustizia
e tutti i popoli contemplano la sua gloria.
Siano confusi tutti gli adoratori di statue
e chi si gloria dei propri idoli.
Si prostrino a lui tutti gli dèi!
Ascolta Sion e ne gioisce,
esultano le città di Giuda
per i tuoi giudizi, Signore.
Perché tu sei, Signore,
l'Altissimo su tutta la terra,
tu sei eccelso sopra tutti gli dèi.
Odiate il male, voi che amate il Signore:
lui che custodisce la vita dei suoi fedeli
li strapperà dalle mani degli empi.
Una luce si è levata per il giusto,
gioia per i retti di cuore.
Rallegratevi, giusti, nel Signore,
rendete grazie al suo santo nome.




Sommario:

Sulla Percezione del Popolo Etiopico e di altre Personalità rispetto alla Festività dell’Anniversario dell’Incoronazione di S.M. l’Imperatore Hayle Selassie I e di S.M. l’Imperatrice Itegue Menen

Discorso d'apertura al Consiglio Mondiale delle Chiese in Addis Ababa

Giovanni Crisostomo sulla Natività
MELKAM GENNA


Discorso di Sua Santità Moran Mar Baselios Augen I Vicario Generale (Catholicos) dell'Est

ALL MAN ACTS
Brevi Cronache Sommarie del Regno del Figlio dell’Uomo


Alla sessione inaugurale Africana del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

Tributo a Madiba - Nelson Mandela, l’Anc e le relazioni con S.M. l’Imperatore Hayle Selassie I e l’Etiopia

YOW a New York e Washington DC

75° anniversario della Vittoria di Adwa

Let food be your medicine...



Sulla Percezione del Popolo Etiopico e di altre Personalità rispetto alla Festività dell’Anniversario dell’Incoronazione di Sua Maestà l’Imperatore Hayle Selassie I e di Sua Maestà l’Imperatrice Itegue Menen


Terza ed ultima parte

(Quest’ultima parte dell’articolo prosegue con il discorso di Sua Maestà Imperiale Hayle Selassie I all’apertura del Parlamento Etiopico, pronunciato il 2 di novembre 1948. Il discorso ha inizio nella seconda parte di questo lungo articolo che troverete nel numero di dicembre della newsletter) "Dopo molti anni di negoziato per ricomporre le divergenze fra la Chiesa Etiopica e la Chiesa di Alessandria siamo lieti di affermare che è stato raggiunto un accordo concernente la consacrazione degli Arcivescovi e dei Vescovi Etiopi, che consente all’Arcivescovo Etiope il diritto di consacrare i Vescovi Etiopi e che assicura così un’amministrazione religiosa autonoma.

Così come abbiamo dedicato i nostri sforzi al miglioramento della vita pubblica del nostro popolo confidiamo che le Loro Beatitudini, i Santi Padri della Chiesa, si dedicheranno all’educazione morale della nostra gente. In ciò non mancheremo di accordare la nostra assistenza.

Tra i nostri normali compiti per il miglioramento del benessere del nostro popolo uno dei problemi principali, ai quali dedicheremo gran parte del nostro tempo e dei nostri impegni, riguarda l’ulteriore sviluppo e miglioramento delle relazioni con l’estero dell’Etiopia – finanziarie, economiche e politiche. L’Etiopia infatti non è più isolata dal resto del mondo, non solo per aver stabilito relazioni amichevoli fra la stessa Etiopia e le potenze straniere che hanno immediatamente aperto Legazioni ad Addis Abeba, ma anche perché il numero dei Corpi Diplomatici si è accresciuto nel corso dello scorso anno per l’accreditamento presso di noi dei Ministri dei Governi di Cecoslovacchia, Polonia e di Norvegia. Ed inoltre andiamo ad annunciarvi che stanno per essere stabilite relazioni diplomatiche con il Portogallo e con l’India. È nostro costante desiderio che le amichevoli relazioni che felicemente esistono fra l’Etiopia ed i suoi vicini possano continuare ad essere mantenute con ancor maggiore cordialità.

Le truppe Britanniche che erano state stazionate nella nostra Provincia dell’Ogaden, le quali, come contributo all’effettiva prosecuzione della Guerra Mondiale, erano rimaste a disposizione del Governo Britannico che, come nostro amico ed alleato, ci ha aiutato a scacciare l’invasore dal nostro Paese, hanno continuato la loro ritirata dalla provincia.

In sintonia con la procedura concordata di una progressiva restituzione di vari luoghi, abbiamo ripreso il controllo di gran parte dell’Ogaden e dell’intera sezione Somala della Provincia di Bali. I Governatori da noi nominati hanno assunto l’amministrazione civile. Essendo ora stata conclusa la demarcazione dei confini fra Etiopia e il Somaliland Francese si è in attesa che l’erezione di segnali sul territorio siano completati entro quest’anno dalla Joint Boundary Commission. Un accordo è stato stabilito con il Governo Britannico per la demarcazione entro l’anno 1950 dei confini a sud dell’Etiopia ed una discussione ha avuto inizio per quanto concerne i confini occidentali.

D’altra parte vi avevamo già dichiarato in diverse occasioni che l’Etiopia non avrebbe ancora ottenuto i suoi legittimi confini fin quando la questione rispetto all’Eritrea e al Somaliland Italiano, oggetto dei nostri costanti sforzi, non sia stata definita. A questo riguardo noi facciamo affidamento al nostro diritto per l’unione con la Madrepatria delle genti di queste due provincie, le quali sono etnicamente e storicamente uno (ndt: una sola cosa) con l’Etiopia, e alla decisione adottata dalle Quattro Grandi Potenze che hanno stabilito una commissione d’inchiesta per accertare l’opinione degli abitanti dell’Eritrea e del’ex Somaliland Italiano. Nel discorso tenuto in occasione dell’apertura del Parlamento lo scorso anno avevamo sottolineato che lotta per il loro futuro deve essere decisa dalle popolazioni di queste provincie.

Noi siamo stati informati che la questione dell’Eritrea e dell’ex Somaliland Italiano è stata posta in agenda dall’Assemblea delle Nazioni Unite che si trova riunita ora a Parigi. Le dichiarazioni fatte durante le deliberazioni del Consiglio dei Ministri degli Esteri prima di essere state poste in discussione sull’agenda dell’Assemblea delle Nazioni Unite hanno svelato il fatto che non è stato raggiunto un accordo unanime sulla questione. Di conseguenza abbiamo mandato chiare e definitive istruzioni ai nostri delegati che stanno presenziando all’Assemblea delle Nazioni Unite a Parigi per supportare le nostre rivendicazioni riguardo alle due provincie. La decisione delle Nazioni Unite è attesa con ansia. Nello stesso momento che stiamo perfezionando le misure che andremo ad adottare quando la decisione delle Nazioni Unite sarà stata a noi trasmessa, sappiamo che l’Italia ha preteso di rinnovare la sua richiesta di amministrare le così dette colonie italiane di Eritrea e Somalia.

A tal proposito desideriamo semplicemente ricordare con pacatezza che durante la sua occupazione di queste due provincie l’Italia le ha usate, diverse volte per un periodo di due generazioni, come basi per ammassare truppe al fine di pianificare aggressioni contro l’Etiopia.

Di conseguenza abbiamo rinnovato il nostro appello per la riunione di queste provincie con la Madrepatria, con la quale sono etnicamente e storicamente una cosa sola, davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e confidando che le Nazioni Unite rigettino la rivendicazione dell’Italia di aver concesso di riassumere il controllo delle provincie di Eritrea e Somalia e di essere prossima all’Etiopia ancora una volta. Le Nazioni Unite, che hanno preso il posto della Lega delle Nazioni, sono indubbiamente consapevoli che l’Italia ha calpestato il patto della Lega delle Nazioni e le limitazioni delle leggi internazionali, e che solo ieri ha condotto un’aggressiva guerra contro l’Etiopia dove ha eseguito un massacro di massa della nostra pacifica popolazione. Quella guerra non si limitò all’Etiopia ma si è propagata da un capo all’altro del mondo.

Noi difatti speriamo che i Governi che avevano espresso il loro interesse nella protezione delle Nazioni più deboli, così come per quelle Nazioni grandi e piccole che erano passate attraverso il tentativo di aggressione, esprimeranno una leale e solidale considerazione alla richiesta di un loro membro alle Nazioni Unite, l’Etiopia, e che la decisione sarà in nostro favore; così darebbero prova della loro presa di posizione in favore della giustizia. Noi speriamo che la questione dell’Eritrea e dell’ex Somaliland Italiano sarà prontamente risolta durante la Sessione dell’attuale Assemblea. Aderire alle richieste dell’Italia dopo la Seconda Grande Guerra Mondiale, della quale gli orribili ricordi non sono ancora svaniti, sarebbe disastroso. Ciò condannerà ogni tentativo che è stato compiuto unitamente con l’Assemblea per ristabilire la pace per le popolazioni del mondo intero e lo stabilimento di una sicura fondazione per i diritti umani e per la libertà di ogni uomo di gioire di una vita lieta e indisturbata. L’Etiopia fa affidamento in Dio Onnipotente e nella Naturale Giustizia, perché solo su queste fondamenta le Nazioni Unite possono essere costruite e sostenute da tutte le nazioni sia grandi che piccole.

Sono trascorsi tre anni dalla fine della Seconda Grande Guerra Mondiale. Al termine della guerra il mondo ha iniziato risolutamente a ricostruire ciò che era stato demolito, a riparare ciò che era stato danneggiato, affinché nel nuovo mondo ci fosse una nuova pace nella quale la civiltà avrebbe di nuovo seguito il suo normale corso per procurare a tutti una fonte di felicità e di prosperità.

Malgrado questi sforzi le cicatrici lasciate da questa grande guerra, che ha così terribilmente colpito l’umanità, rimangono, ma ciò che è ancor peggio e prendere in considerazione la grave ansietà che un ancor più grave pericolo stia minacciando il mondo.

In questo momento quando la pace mondiale è oscurata da pesanti e più pesanti nubi, è nostro primario dovere e costante desiderio che l’Etiopia, come membro delle Nazioni Unite, contribuisca per quanto sia in suo potere per dissipare queste nubi.

È infatti chiaro che i compiti che ricadono su di voi quest’anno sono più onerosi e difficili. Tuttavia l’immaginazione, la devozione e la perseveranza unita alla Grazia Divina, assicurerà il vostro successo, esse vi renderanno accessibile il sentiero per tutto quello che opererete in uno spirito di comprensione e di indulgenza. Potrete sempre fare affidamento sul nostro aiuto”.


L’entusiasmo corre incontrollato ogni due di novembre, quando in ogni angolo ed interstizio della nazione vi sia una celebrazione sia ufficiale che non ufficiale. La capitale indossa il suo abito da cerimonia, gli scolari si allineano lungo le strade ove passa il tour imperiale, con i militari della Guardia d’Onore, con il saluto aereo degli aeroplani delle Forze dell’Aviazione dell’Etiopia Imperiale e della società pubblica e privata che va assumendo un crescendo. Sotto tutti gli aspetti l’universale omaggio della popolazione è un’espressione che rivela lo spontaneo apprezzamento del fatto che l’evento che è avvenuto il 2 novembre 1930 ha trasformato l’intero corso della vita della nazione.

(tratto da “Contemporary Ethiopia” di David Abner Talbot, Capitolo “Ethiopia’s Red Letter Days”)

Bro' Ghebre Sellassie

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Discorso d'apertura al Consiglio Mondiale delle Chiese
in Addis Ababa


Sig. Presidente,
Eminenti e Distinti Membri del Comitato Centrale,
E’ con sentimenti di grande felicità spirituale e personale che assistiamo alla convocazione di questo incontro del Comitato Centrale del Consiglio Mondiale delle Chiese nella Nostra capitale. Questo particolarmente perché è quanto mai opportuno per i seguaci di Cristo convenire per meditare su temi attuali vitali che influenzano la pace e la giustizia internazionale.
Siamo sempre stati pienamente coscienti, sin dalla sua fondazione nel 1948, dei grandi sforzi e dei contributi resi dal Consiglio Mondiale delle Chiese nel condurre insieme tutti i Cristiani a lavorare uniti per una causa comune. L’assemblea dei rappresentanti delle varie chiese, riuniti per discutere i problemi comuni sotto l’egida del Consiglio Mondiale delle Chiese, non solo favorisce una maggiore cordialità e comprensione reciproca tra esse; permetterà loro anche gradualmente, senza dubbio, di garantirsi la saggezza e la comprensione necessarie per realizzare l’obiettivo dell’unità, un’unità basata sull’amore di Cristo. In questo legame, siamo grati di notare che la nostra chiesa, come membro del Consiglio, ha dato il proprio contributo a questa causa sacra.
Le motivazioni e i desideri egoistici dell’uomo di perseguire esclusivamente il proprio interesse personale, facendo così fallire il suo compito divino di seguire l’obiettivo dell’unità di tutti, sono testimoni della fiacchezza della natura umana, e costituiscono il maggior ostacolo all’unità di tutti i Cristiani, per la quale noi ci battiamo.
Quanto a lungo noi, discepoli del Signore Iyasus Cristo, che siamo educati dalla stessa Sacra Bibbia, continueremo a rimanere divisi al nostro interno?
Comprendendo che è giunto il tempo per la Chiesa di Cristo, divisa per molti secoli fino ad ora, di riunirsi e lavorare insieme in unità, è imperativo per tutti noi batterci assieme, in accordo alle parole dell’Apostolo, Efesini, Capitolo 4 versi 5 e 6, per liberare ed aprire la strada alla realizzazione dell’unità. Tutte le singole chiese, una per una, hanno l’obbligo, che proviene dalla loro alleanza con Dio, di proclamare il Vangelo, di fare discepoli in tutte le nazioni così che la fede cresca e porti frutto.
Il Consiglio Mondiale delle Chiese ha la grande responsabilità dinanzi a Cristo di assicurare e sostenere i diritti dell’uomo e la giustizia sociale; i vari progetti e i risultati del Consiglio Mondiale nel campo della pace internazionale sono un esempio della sua consapevolezza di questo dovere e della sua determinazione nell’adempiere a questa grande responsabilità.
Noi Cristiani che viviamo per la fede in Cristo, Capo e Pilastro sul quale la Chiesa si fonda, non possiamo fuggire la responsabilità di lavorare per la pace del mondo, e di assicurare uguaglianza per tutti gli esseri umani creati da Dio, nel timore di fallire il nostro compito, restando semplici testimoni passivi dell’orribile spettacolo dell’essere umano, creato a immagine di Dio, che viene deprivato, a causa del suo colore o della sua povertà, dei vantaggi e delle benedizioni che sono diritto di nascita di ogni singolo uomo, e che soffrendo in agonia, va verso la privazione di una piena esistenza umana.
Il Consiglio Mondiale delle Chiese ha chiaramente dimostrato la sua lungimiranza e saggezza nel modo in cui ha adempiuto le proprie responsabilità nel campo della salute, dell’educazione e dello sviluppo; le nazioni in via di sviluppo accolgono sempre bene tutta l’assistenza tecnica e materiale che può essere loro offerta nello spirito di fratellanza e amore cristiano.

E’ per questa ragione che insistiamo perché tutti gli aiuti profusi da tutte le organizzazioni Cristiane dovrebbero essere liberi da ogni motivazione politica e da tutte le contaminazioni di microbi ideologici, e dovrebbero essere diretti esclusivamente al benessere dell’umanità e al miglioramento dello standard di vita dell’essere umano. Poichè essere guidati da tali miopi motivazioni ideologiche o politiche nell’offerta di assistenza significa tradire i più ampi propositi e obiettivi dai quali la Chiesa di Iyasus Krestos dovrebbe essere guidata e portata avanti in unità di propositi e unità di mente. Come possiamo realizzare l’unità se i membri della casa di Dio sono estranei gli uni agli altri, e non invece connessi da fiducia reciproca e dal lavorare insieme, con le catene dell’amore, come comandato da Cristo e dai nostri padri?

Il Consiglio Mondiale delle Chiese è stato a lungo impegnato nel fornire assistenza alle chiese in molte parti del mondo, in progetti legati allo sviluppo. Ci aspettiamo una grande riforma dalla nuova Commissione recentemente nominata per assicurare una maggiore partecipazione delle Chiese agli sforzi per il progresso. Ciò comporta un’alta responsabilità.
L’uomo non vive di solo pane. La vita spirituale non nega, comunque, la necessità del pane. Dunque, la vita spirituale dell’umanità deve necessariamente includere la comune aspirazione di tutti noi ad un migliore standard di vita e ad un miglioramento maggiore della qualità dell’esistenza umana.
I contributi finanziari a questo nobile fine, da parte delle varie chiese, membra (del Consiglio, ndt), quando esse realizzano debitamente i loro propositi, possono aprire le porte dell’unità e della cooperazione e così assistere il proposito ecumenico per tutti i Cristiani che vivono oggi, dando inizio ad un nuovo capitolo nella storia delle Chiese. Questa questione dovrebbe, per questo, ricevere grande considerazione.
Possa Dio Nostro Creatore, Aiuto e Luce Guida di tutti noi, concedervi la Sua sapienza così che il vostro incontro possa portare frutto per la Sua Gloria. Sinceramente vi auguriamo tutto il successo e preghiamo che Dio possa condurvi a quell’unità che i Cristiani in tutto il mondo impazientemente attendono.

12 Gennaio 1971

Important Utterances of H.I.M. Emperor Haile Selassie I” – pagg. 526-529

Bro' Viktor

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Giovanni Crisostomo sulla Natività
MELKAM GENNA


ghenna


Vedo uno strano paradossale mistero! Le mie orecchie risuonano dei canti dei pastori, ma i loro flauti non suonano una melliflua melodia, ma cantano con le labbra un inno celeste in totale pienezza.

Gli angeli inneggiano!
Gli Arcangeli uniscono le loro voci in armonia!
I Cherubini cantano la loro gioiosa lode!
I Serafini esaltano la sua gloria!

Tutti si riuniscono per lodare questa festa santa, vedendo la Divinità qui sulla terra, e l’uomo in cielo. Colui che è al di sopra dei cieli, ora per la nostra redenzione abita quaggiù, e colui che è stato umile è stato elevato dalla misericordia divina. Betlemme in questo giorno somiglia al cielo; invece di stelle ha ricevuto angeli, e al posto del sole, avvolge dentro di sé in ogni lato il Sole di giustizia. E non chiedetemi come: perché dove Dio vuole, l’ordine della natura si sottomette.

Poiché Egli lo ha voluto, ne ha avuto il potere, è disceso, ha redento l’uomo; tutte le cose hanno cooperato con Lui a questo scopo.

Oggi nasce Colui che eternamente è, e diviene ciò che non era. È Dio e diventa uomo! Diventa uomo senza smettere di essere Dio.

Ancora, Egli è divenuto uomo senza alcuna perdita della divinità, e non è diventato Dio da uomo attraverso un accrescimento, ma essendo Logos si è fatto carne, la sua natura, a causa dell’impassibilità, è rimasta immutata.

Quando è nato, i Giudei non hanno accettato questa Sua insolita nascita. Da un lato i Farisei interpretavano male le Sacre Scritture e, dall’altro, gli scribi insegnavano cose completamente diverse. Ancora una volta Erode volle trovare il Bambino neonato non per onorarlo, ma per ucciderlo.

Oggi essi si stropicciano gli occhi vedendo il Re del cielo sulla terra con una natura umana, nato da un utero verginale. Come dice Davide, Non le nasconderemo ai lori figli, alla generazione a venire[1].

Così i re sono venuti e hanno visto il Re celeste venuto sulla terra, senza portare con sé Angeli, Arcangeli, Troni, Dominazioni, Potestà, Principati, ma seguendo una nuova e solitaria via: Egli è provenuto da un utero senza macchia.

Eppure non ha abbandonato i suoi angeli, né li ha lasciati della sua custodia né, a causa della sua incarnazione, si è discostato dalla Divinità.

Ed ecco,
sono venuti i re, per poter adorare il Re della gloria celeste;
i soldati, per poter servire il Capo degli Eserciti del Cielo;
le donne, per poter adorare Colui che è nato da una donna in modo che egli cambiasse i dolori del parto in gioia;
le vergini, son giunte al Figlio della Vergine, per contemplare con gioia, come Egli, Datore del latte, che ha ordinato alle mammelle di riversarlo in rapidi ruscelli, riceve da una Vergine Madre il nutrimento dell’infanzia;
i neonati, son giunti per poter adorare Colui che è divenuto un piccolo bimbo, in modo che dalla bocca dei bimbi e dei lattanti[2], potesse ricevere la lode;
i bambini, son giunti al Bambino, che li ha elevati a martiri a causa della rabbia di Erode;
gli uomini, son giunti a Colui che si è fatto uomo, in grado di guarire le miserie dei suoi servi;
i pastori, son giunti al Buon Pastore che ha dato la sua vita per le pecore;
i sacerdoti, son giunti a Colui che è divenuto il Sommo Sacerdote secondo l’ordine di Melchisedech[3];
i servi, son giunti a Colui che ha preso su di sé la forma di un servo e può benedire la nostra schiavitù, con il premio della libertà;
i pescatori, son giunti a Colui che, tra i pescatori, ha fatto diventare alcuni pescatori di uomini[4];
i pubblicani, son giunti a Colui che di mezzo a loro ha chiamato e scelto un evangelista;
le prostitute, son giunte a Colui che ha esposto i suoi piedi alle lacrime di una prostituta.

In poche parole, in modo che io possa abbracciarli tutti assieme, sono venuti tutti i peccatori che potevano per vedere l’Agnello di Dio che porta sulle sue spalle i peccati del mondo:

I Magi per adorare;
i pastori per glorificare;
i pubblicani per proclamare;
le prostitute per offrire mirra;
la Samaritana per saziare la Sua sete;
la donna Cananea per ricevere misericordia.

Poiché dunque tutti si rallegrano, anch’io voglio gioire. Anch’io desidero condividere la danza corale, per celebrare la festa. Ma vi prendo parte, non pizzicando l’arpa, non agitando il tirso, non con la musica di trombe, né reggendo una torcia, ma tenendo tra le mie braccia le fasce di Cristo. Poiché tutto ciò è la mia speranza, questa è la mia vita, la mia salvezza, questa è la mia tromba e la mia arpa. Con essa giungo e, avendo dal suo potere ricevuto il dono della parola, canto anch’io, con gli angeli:Gloria a Dio nei cieli eccelsi; e con i pastori: e pace sia in terra agli uomini del suo beneplacito[5]!

Oggi, Colui che è sorto prima dei secoli dal Padre in un modo ineffabile nasce da una vergine, per me in un modo inspiegabile. Allora nacque dal Padre secondo natura, prima dei secoli, nel modo conosciuto solo da chi l’ha generato; oggi, ancora, nasce fuori dalla sua natura, nel modo operato dalla grazia del Santo Spirito.

La sua celeste generazione è vera, la generazione terrestre non lo è di meno; è realmente Dio generato da Dio com’è pure vero che è nato uomo da una vergine. In cielo è l’unico ad essere nato dal solo Padre, Suo figlio Unigenito; sulla terra, è l’unico ad essere nato da una sola Vergine, suo figlio Unigenito. Come per la Sua generazione celeste sarebbe empio pensare ad una madre, egualmente per la Sua generazione terrestre sarebbe una bestemmia cercargli un padre. Il Padre l’ha generato senza seme e la Vergine l’ha partorito incorruttibilmente. Dio non ha affatto affrontato lo scorrimento della sua sostanza, poiché ha generato come conveniva ad un Dio; generandolo, quindi, in modo divino. Né la Vergine è stata sottomessa alla corruzione facendo un parto perché ha partorito attraverso lo Spirito. Quindi, né la Sua nascita celeste può essere spiegata da parole umane, né la Sua incarnazione può essere indagata. Oggi, conosco il fatto che la Vergine l’ha partorito e credo che Dio l’ha generato fuori dal tempo. Ma ho appreso che la Sua generazione dev’essere onorata in silenzio senza curiosità indiscreta e discussioni vane. Poiché, per quanto riguarda Dio, non occorre fermarsi all’evoluzione naturale delle cose, ma credere alla potenza di Colui che guida tutto.

È una legge naturale che una donna sposata partorisca. Ma quanto più paradossale è quando una vergine, senza aver conosciuto uomo, partorisce un bambino e in seguito resta vergine! Per questo si esplora ciò che è conforme alla natura; ma si deve onorare in silenzio quanto accade oltre la natura, non perché sia pericoloso ma perché è ineffabile.

Ma accordatemi, vi prego, il permesso di porre fine a questo discorso già dal suo esordio. Infatti temo di elevarmi fino a questo livello di cose di cui non mi è permesso parlare e non so in quale direzione volgermi né come dirigere il timone.

Sento timore di fronte al mistero divino.
Cosa dire e come parlare?

Vedo colei che ha partorito. Vedo anche Colui che è nato. Ma non riesco a capire il modo in cui accade la nascita. Vedete, quando Dio vuole, le leggi della natura sono sconfitte. Questo non accadde nella natura; è stato un miracolo oltre la natura. Ciò accade anche qui: l’ordine naturale non ha operato mentre ha agito la volontà del Sovrano.

Quanto inesprimibile è la misericordia di Dio!

Il Figlio di Dio, prima dei secoli, l’incorruttibile, invisibile e intangibile, ha dimorato nel mio corpo visibile e corruttibile. Perché? Perché, come sapete, noi uomini crediamo più in ciò che vediamo che in ciò che sentiamo. Crediamo nelle cose visibili mentre dubitiamo quelle invisibili. Così non crediamo nel vero Dio invisibile, ma adoriamo gli idoli visibili sotto forma umana.

Dio ha quindi accettato di presentarsi davanti a noi sotto forma umana visibile, per sciogliere così ogni dubbio sulla sua esistenza.

Nasce dalla Vergine che ignorava quant’è relativo alla generazione, poiché non aveva cooperato per quanto accadde, non aveva contribuito a questo fatto ma fu un puro strumento della Sua ineffabile potenza, sapendo solo quanto udì da Gabriele, alla sua domanda: Come avverrà questo, poiché io non conosco uomo?[6]. Egli le disse: ‘vuoi saperlo?’ Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti adombrerà[7]. In che modo il Signore fu con lei, per ricevere poi da lei la generazione? Proprio come l’artigiano, che quando trova un utilissimo materiale riesce in seguito a lavorarlo nel modo migliore, così fece anche Cristo. Egli, trovando santo il corpo e l’anima della Vergine, la ornò di un tempio animato, volendo in questo modo creare l’uomo nella Vergine.

Rivestendosi di questo, oggi è venuto tra noi senza vergognarsi della bruttezza della natura[8]. Per Lui non è stato un obbrobrio indossarsi di questa natura umana; infatti la creatura ha fruttificato una grande gloria, diventando la veste dell’artigiano. Perché come nella prima creazione, era impossibile per l’uomo esistere prima che la terra con la quale fu fatto venisse tra le mani del suo creatore; così era impossibile che il corpo corruttibile dell’uomo ricevesse una nuova natura prima che Colui che l’aveva creato non se ne rivestisse.

Che cosa posso dire o come posso parlare?
Sono colmo di stupore dal grande miracolo!
Vedo un bambino nel Dio pre-eterno!
Si riposa in una mangiatoia Colui che ha il suo trono nel cielo!
Delle mani umane toccano l’intangibile e inaccessibile!
Colui che spezza le catene del peccato è fortemente legato nelle fasce!
Perché questa è la Sua volontà: cambiare l’infamia in onore; rivestire di gloria la meschinità; trasformare l’offesa in virtù.

Ha assunto il mio corpo perché il Suo Logos trovasse spazio in me; prendendo la mia carne mi dà il Suo Spirito. Mi dà il tesoro della vita eterna; prende e dà: prende la mia carne per santificarmi, mi dà il Suo Spirito per salvarmi. Cosa dire e come parlare?

Ecco: la vergine concepirà[9].

Oramai questo non è più una realtà futura della quale si è parlato; è una realtà compiuta proposta alla nostra ammirazione.

È accaduto tra i Giudei e tra di loro se ne parlava ma è stato creduto da noi, anche se non ne abbiamo mai sentito parola.

Ecco: la vergine concepirà.

Le parole sono della sinagoga, ma l’acquisizione della Chiesa.
L’una ha trovato il libro, l’altra ha colto la perla.
La sinagoga ha tinto il filo; la Chiesa ha indossato la veste reale.
La Giudea l’ha generato; l’ecumene l’ha accolto.
La sinagoga l’ha allattato e nutrito; la Chiesa l’ha ricevuto e ne ha tratto beneficio.
Nella sinagoga fiorì la vite ma noi godiamo l’uva della verità.
La sinagoga ha vendemmiato l’uva; i pagani, invece, bevono la bevanda segreta.
Lei ha seminato il seme in Giudea; i pagani, invece, hanno mietuto la spiga con la falce della fede; hanno tagliato con rispetto la rosa e ai giudei rimase la spina dell’incredulità.
L’uccello volò, e questi sciocchi stanno ancora a custodire il nido.
I Giudei stanno lottando per interpretare il libro della lettera, mentre i pagani vendemmiano il frutto dello Spirito.

Ecco: la vergine concepirà.

Dimmi allora, Giudeo, dimmi, chi ha partorito?
Ti prego, mostra coraggio, anche quello che mostrasti di fronte a Erode. Ma non hai coraggio. Io so perché. Perché sei insidioso. Hai parlato ad Erode perché egli lo sterminasse; ma non ne parli a me perché io non lo veneri.
Chi ha partorito, allora? Chi?
Il Sovrano della natura! E se tu taci, la natura lo grida con voce tonante. L’ha partorito nel modo in cui Egli voleva essere nato. In natura non vi era la possibilità di una tale nascita. Ma Egli, in quanto signore della natura, ha introdotto un modo di nascita paradossale. E così ha mostrato che, pur divenendo uomo, non è nato come un uomo, ma come conviene a Dio solo.
Oggi, quindi, viene da una Vergine trionfando sulla natura, oltrepassando il matrimonio; perché al Dispensatore conveniva la santità, nascendo da un parto puro e santo.
Colui che ha creato Adamo da terra vergine, Colui che da Adamo ha poi creato la donna, nasce oggi da una vergine figlia che ha sconfitto la natura.
Allora Adamo, senza avere una donna, ha ottenuto una donna.
La Vergine ora, senza avere un uomo, ha partorito un uomo.

Perché è successo questo? Ecco perché:

Le donne avevano un vecchio debito verso gli uomini, poiché da Adamo era spuntata una donna senza l’intervento di un’altra donna. Così la Vergine oggi, ripagando agli uomini il debito di Eva, partorisce senza un uomo. Poiché Adamo non avesse l’orgoglio di avere prodotto la donna senza l’aiuto di una donna, allora la vergine genera un uomo senza l’aiuto dell’uomo, per mostrare che l’uguaglianza deriva dalla parità delle meraviglie operate.

Dio rimosse da Adamo una costola, senza che egli venisse meno in qualsiasi cosa. Così, anche nella Vergine, creò un tempio animato senza sciogliere la verginità.

Adamo rimase sano in seguito alla rimozione della sua costola; anche la Vergine rimase incorruttibile dopo la nascita di un bambino. Per questo non ha creato il tempio per sé altrove né ha creato un altro corpo per poi rivestirlo, perché non si creda che si disprezzi la umanità di Adamo. Poiché l’uomo, dopo essere stato ingannato dal diavolo, divenne il suo strumento, perciò Egli prese quest’uomo sottomesso al diavolo e lo rese tempio animato, per ritornarlo a Colui che l’aveva creato e staccarlo dal suo legame con il diavolo.

Dio si fa uomo ma nasce come Dio. Se fosse provenuto, come me, da un matrimonio comune, molti avrebbero considerato la Sua nascita fraudolenta. Per questo nasce da una vergine, per questo mantiene il suo utero intatto, per questo conserva integra la sua verginità: perché questo strano modo di nascita fosse motivo di fede incrollabile.

Se un Pagano o un Giudeo mi chiedesse di spiegargli come il Cristo, essendo Dio secondo natura, divenne uomo oltre natura, gli dirò: Ecco, invoco come testimonianza il sigillo immacolato della verginità; perché Dio è colui che ha sconfitto l’ordine della natura; perché Dio è il vasaio del ventre e l’inventore della verginità; ha avuto un parto immacolato poiché si è costruito indicibilmente un tempio, secondo la Sua volontà.

Dimmi allora, Giudeo, la Vergine ha partorito o no? E se ha partorito, perché non confessi la nascita soprannaturale? Se, invece, non ha partorito perché hai ingannato Erode? Quando lui voleva sapere dove sarebbe nato Cristo, non gli hai detto A Betlemme di Giudea[10]? Conoscevo io, forse, la città o il luogo? Conoscevo io, forse, il valore del Bambino che è venuto al mondo? Isaia e i profeti non ve ne hanno parlato? Partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele[11]. E voi, ingrati nemici, non avete spiegato la verità? Voi, scribi e farisei, custodi precisi della legge, non ci avete insegnato su Cristo? Non siete stati voi a interpretare le Scritture? Conoscevamo, forse, la vostra lingua? E quando la Vergine ha partorito, non siete stati voi a presentare a Erode la testimonianza del profeta Michea? Ma da te, o Bethlehem Efrata, piccola per esser tra le città di Giuda, da te mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele[12]

Il profeta ha parlato molto bene dicendo “Da te”. Provenne da voi e si presentò al mondo intero.

Colui che è, precede; colui che non è si crea o si fa. Mentre Egli era, era anche prima, ed è sempre stato. Era sempre in quanto Dio che governa il mondo.

Oggi, si è presentato come un uomo per condurre gli uomini.

Si è presentato come Dio, per salvare l’ecumene.

Ma quanto preziosi siete voi nemici! Quanto filantropi siete voi accusatori!

Voi avete accidentalmente dimostrato che il neonato di Betlemme è Dio. Avete riconosciuto il Sovrano nascosto nella mangiatoia. L’avete involontariamente predicato voi, mentre era seduto nella grotta. L’avete rivelato voi, cercando di nasconderlo. L’avete beneficiato voi, cercando di fargli del male.

Quanto maestri ignoranti siete davvero? Insegnate ma non conoscete. Avete fame ma cibate gli altri. Avete sete ma date da bere agli altri. Siete poverissimi ma arricchite gli altri.

Venite, quindi, festeggiamo! Venite a solennizzare! È strano il modo di questa festa – quanto strano è anche il motivo della nascita di Cristo.

Oggi si scoglie il legame di lunga durata.
Il diavolo è svergognato.
I demoni sono fuggiti.
La morte è stata abolita.
Il paradiso è aperto.
La maledizione è svanita.
Il peccato è stato cacciato.
L’errore è stato allontanato.
La verità è stata rivelata.
La predicazione della pia fede si è riversata e diffusa in tutto il mondo.
Il regno dei cieli è stato trapiantato sulla terra.
Gli angeli parlano agli uomini.
Gli uomini conversano con gli angeli senza timore.
Tutto è diventato uno.

Perché?

Perché Dio è sceso sulla terra e l’uomo è salito nei cieli. La prima cosa si è unita all’altra. Dio è sceso sulla terra continuando ad essere in cielo. È tutto intero nel cielo ed è tutto intero sulla terra. È diventato uomo essendo Dio, senza smettere di essere Dio. È senza passioni e ha assunto la carne, perché ha dimorato in noi. Non è diventato Dio, lo era. Per questo ha assunto la carne, perché Colui che il cielo non poteva trattenere, lo accogliesse la mangiatoia. Per questo si è messo nella mangiatoia, perché colui che nutre i mondi venga nutrito con cibo per bambini da una vergine madre. Per questo il Padre dei secoli futuri viene tenuto tra le braccia di una vergine madre come bambino lattante: perché fosse accessibile anche ai magi. Si tiene tra le braccia di una vergine e tra le mani tiene l’ecumene.

I magi corrono presso di Lui, rinunciando, per principio, al tiranno; il cielo, orgoglioso, mostra con la stella il Sovrano stesso e il Signore, seduto sulla leggera nuvola del corpo, il quale corre in Egitto per evitare l’insidia di Erode, adempiendo la verità della profezia di Isaia che ha detto: In quel giorno Israele sarà il terzo con l’Egitto e l’Assiria, una benedizione in mezzo alla terra. Li benedirà il Signore degli eserciti: «Benedetto sia l’Egiziano mio popolo, l’Assiro opera delle mie mani e Israele mia eredità»[13].

Che dici Giudeo? Tu che eri primo sei diventato terzo? Gli Egiziani e gli Assiri si sono messi davanti e il primogenito Israele è tornato in dietro?

Sì. Così è. Gli Assiri saranno primi, perché loro, assieme ai loro magi, hanno venerato per primi il Signore. Poi gli Egiziani che lo ricevettero quando si rifugiò dalle loro parti per evitare l’insidia di Erode. Terzo e ultimo è il popolo d’Israele, che ha conosciuto il Signore dagli apostoli dopo il battesimo nel Giordano. È entrato in Egitto rovesciando tutti gli idoli non per niente ma per escludere dalla perdizione i primogeniti di Egitto. Per questo oggi è entrato come primogenito, per sciogliere la tristezza del vecchio lutto.

Cristo è primogenito, come testimonia anche Luca l’evangelista, dicendo: Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo[14]. È entrato quindi in Egitto per sciogliere la tristezza del vecchio lutto, ponendo la gioia invece della frusta. Invece della notte e dell’oscurità dona lo splendore della salvezza. L’acqua del Giordano era profanata dal massacro degli immaturi neonati. È entrato in Egitto che aveva le acque rosse, facendo delle correnti del fiume dei generatori di salvezza, purificando l’empietà e la profanità con la potenza dello Spirito. Gli Egiziani, colpiti da diverse ferite e lasciandosi andare alla loro furia, avevano trascurato Dio. È entrato allora in Egitto e ha colmato di conoscenza divina le anime care a Dio in modo che la terra irrigata dal Nilo avesse presto più martiri che spighe.

Ma poiché il tempo è stretto decido a questo punto di cessare il discorso. Chiudo qui, avendo completato il discorso, in cui spiegavo che il Logos essendo privo di passioni, è diventato carne, senza mutare la Sua natura.

Cos’altro c’è da dire, come parlare?

Vedo il Creatore e la mangiatoia. Un infante e delle fasce. Una Vergine puerpera, disprezzata. Molta povertà. Molta indigenza.
Eppure hai visto quanta ricchezza nella grande povertà? Come, essendo ricco, si è fatto povero per noi? Come non ha né letto né materasso e si è gettato per terra in una mangiatoia?
O povertà, fonte di ricchezza!
O ricchezza immisurabile, nascosta in mezzo alla povertà!
Dimora all’interno della mangiatoia e ondeggia l’ecumene.
È avvolto in fasce e rompe i legami del peccato.
Ancora non ha pronunciato neanche una parola e ha insegnato la conoscenza di Dio ai magi.

Cosa dire o come parlare?

Ecco il Bambino avvolto nelle fasce, sulla mangiatoia.
Ecco Maria, Madre e contemporaneamente Vergine.
Ecco Giuseppe, il padre presunto del Bambino.

Lei è la donna e lui è l’uomo. Legittimi i nomi, ma privi di unione.

Si riesce a capire finché si considerano le parole, ma non arriva alla natura delle cose.

Giuseppe si è soltanto fidanzato mentre il Santo Spirito ha ombreggiato Maria. Così, pieno di meraviglia, non sapeva cosa supporre per il Bambino: non osava dire che è stato il frutto di un adulterio. Non poteva pronunciare parola blasfema nei confronti della Vergine. Non accettava neppure il Bambino come suo, perché era sconosciuto come e da chi fosse nato.

Ma ecco che, nella sua confusione, riceve una risposta dal cielo, dalla voce dell’angelo: Giuseppe, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dal Santo Spirito[15]. Il Santo Spirito ha quindi adombrato la Vergine.

Perché Cristo nasce da una vergine e conserva intatta la verginità? Perché un tempo il diavolo ha ingannato la vergine Eva. Ora Gabriele ha portato il messaggio liberatorio alla Vergine Maria. Un tempo Eva fu ingannata e pronunciò una parola che germinò la causa della morte. A Maria, invece, è stata annunciata la buona novella e ha generato il Verbo causa della vita eterna. La parola di Eva ha mostrato il legno attraverso il quale Adamo è stato scacciato. La parola di Maria, invece, ha mostrato la Croce, attraverso la quale il ladrone è stato portato in paradiso nella persona di Adamo. Poiché né i Pagani, né i Giudei, né i figli degli eretici hanno creduto che Dio è stato generato senza seme della sua natura ed è privo di passioni, per questo, oggi, Egli provenendo da un corpo che ha passioni, l’ha conservato senza passioni mostrando che, pur nascendo da una vergine, non ha sciolto la verginità. Così il Dio ingenerato senza perdere e mutare la sua santa essenza, ha generato Dio come Dio, in modo divino. Gli uomini, avendoLo abbandonato, scolpivano statue antropomorfe da adorare offendendo il Creatore. Perciò oggi, la Parola di Dio, essendo Dio, è emersa in forma umana per dissolvere la menzogna e riportare a Lui l’adorazione.

A Lui, dunque, che ristabilisce ogni cosa nel modo migliore, Cristo nostro Signore, innalziamo la gloria assieme al Padre e al Santo Spirito, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amin.


[1]     Sl 77, 4.
[2]     Sl 8, 3.
[3]     Ebr 5, 10.
[4]     Mt 4, 19.
[5]     Lc 2, 14.
[6]     Lc 1, 34.
[7]     Lc 1, 35.
[8]     Sulla base da quanto espresso da Giovanni Crisostomo che riporta a sua volta una tradizione comunemente condivisa, nel XIII secolo un altro autore bizantino scriverà: “… O, quale meraviglia presentare! Perché è giusto rivestire con la decenza di cui Dio si è rivestito, che regna prima dei secoli. Mentre negli ultimi tempi Cristo regnò nella carne, assumendo l’umiltà umana e l’indecenza e la bruttezza sotterranee della natura, se l’ha indossata, cingendosi della nostra ottusità e nascondendola, colui che indossa la luce prima dei secoli, nella sua ascesa ai cieli…”
[9]     Is 7, 14.
[10]    Mt 2, 5.
[11]    Is 7, 14.
[12]    Mic 5, 1.
[13]    Is 19, 24.
[14]    Lc 2, 7.
[15]    Mt 1, 20

Sis' Tseghe Selassie

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Discorso di Sua Santità Moran Mar Baselios Augen I Vicario Generale (Catholicos) dell'Est


img Vostra Maestà Imperiale, Santi Padri, Eminenti Fratelli , Clero e Popolo .

È con il cuore pieno di gioia e di gratitudine che mi trovo qui oggi . Mi vengono in mente le parole del vecchio Simeone quando vide Gesù bambino. Simeone stava aspettando di vedere la consolazione d'Israele. Quando vide il bambino Gesù , sapeva che la salvezza era giunta per il suo popolo . Il suo cuore si riempì di gioia e cantò per la gloria di Dio.

Questo giorno è un grande giorno per tutti noi e per le nostre Chiese. Siamo sempre stati uniti nella nostra fede, ma per secoli le nostre Chiese hanno vissuto in isolamento. Tale isolamento è stato interrotto. A questa conferenza, le nostre Chiese sono state riunite ancora una volta. In amore fraterno, abbiamo preso in considerazione i nostri problemi insieme. Abbiamo deliberato molte decisioni unanimi. Abbiamo assistito ad un nuovo inizio per le nostre antiche Chiese. I nostri cuori battono in segno di gratitudine a Dio.

In questa occasione storica, tutti noi vogliamo dire una parola speciale per Sua Maestà Imperiale Haile Selassie I, Imperatore d'Etiopia. Egli ci ricorda alcuni dei grandi Imperatori Cristiani nei primi anni della storia della Chiesa cristiana. E' stata la Sua visione che ci ha riunito. Nel suo stimolante discorso di apertura, Sua Maestà Imperiale ci ha ricordato i compiti della Chiesa nel mondo moderno. La sua sapienza, pietà e amore per la pace, sono stati un esempio per noi. La grande quantità di denaro, il tempo e l'energia spesi per questa conferenza hanno mostrato quanto Sua Maestà Imperiale è preoccupato per il bene della Chiesa. In questo momento particolare mi ricordo la visita di Sua Maestà Imperiale in l'India e l'interesse dimostrato per la Chiesa in India. Sono fiducioso che sto esprimendo il pensiero di tutti noi quando parlo di Sua Maestà Imperiale come Difensore della Fede Ortodossa. A nome di tutti noi, voglio immortalare i nostri sentiti ringraziamenti a Sua Maestà Imperiale. Che Dio benedica Lui e la famiglia Imperiale.

La Chiesa Ortodossa Etiopica ed il Governo Etiope Imperiale hanno reso il nostro soggiorno in Etiopia una esperienza molto felice, e siamo tutti grati a loro. I legami che uniscono la Chiesa Ortodossa Etiopica con la Chiesa in India sono molto antichi. Quando arrivò l'invito a questa conferenza, la mia vecchiaia e infermità fisica mi fecero esitare. Ma il desiderio, grande quanto la mia vita, di rinnovare il contatto con questa antica Chiesa sorella mi ha incoraggiato a intraprendere questo lungo viaggio dalla lontana India. Sono contento di essere venuto. Alla celebrazione dell'Epifania, l'altro giorno, abbiamo visto qualcosa delle tradizioni speciali che questa Chiesa ha sviluppato nel corso dei secoli. Il canto dei Debteras ha entusiasmato tutti noi . Noi Chiese-sorelle abbiamo molto da imparare dall'Etiopia. L'unica cosa che mi ha reso triste è che Sua Santità Abuna Basilios, il Patriarca, non ha potuto essere con noi alle riunioni. Noi dovremmo pregare per la salute di Sua Santità.

Non compirò il mio dovere se non ringrazierò Sua Eccellenza, il Segretario Generale, che ha organizzato il nostro incontro in modo così efficiente. Voglio anche ringraziare tutti quegli altri che non sono stati nominati, ma che hanno lavorato duro per il successo di questa conferenza. Coloro che si sono occupati di fornirci varie comodità nelle nostre residenze e durante il viaggio meritano la nostra gratitudine. A nome di tutti noi, li ringrazio sinceramente.

Addis Abeba è una città benedetta da Dio. Lo spirito di unità e fratellanza che abbiamo vissuto qui si irradierà da questa città a tutte le terre da cui siamo venuti. In questa città benedetta, abbiamo acquisito una nuova visione della vocazione gloriosa della Chiesa. La Sposa di Cristo è adornata della gloria del suo Sposo, e ci rallegriamo. Cantiamo con il Profeta Isaia “Allarga il luogo della tua tenda e si spieghino le tele delle tue dimore, senza risparmio; allunga i tuoi cordami, rafforza i tuoi piuoli!Poiché tu ti spanderai a destra ed a sinistra; la tua progenie possederà le nazioni e popolerà le città deserte”(Isaia 54 : 2-3 ).

Estratto da The Oriental Orthodox Churches Addis Ababa Conference January, 1965
Edited by the Interim Secretariat Oriental Orthodox Conference Addis Ababa - August, 1965

Sis' Tseghe Selassie


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ALL MAN ACTS
Brevi Cronache Sommarie del Regno del Figlio dell’Uomo


Gennaio 1969, anno 1962 del calendario etiopico e 77.mo della Nascita di S. M. I. Hayle Selassie I.

1 gennaio – Il presidente degli Stati Uniti, Lyndon B. Johnson, elogia S.M. l’Imperatore come “unica ispirazione alla umana richiesta di pace e di progresso”. – Il Primo ministro, lo Tzahafie Tesas Aklilu Habteuold, riceve nel suo ufficio l’industriale indiano, G. Biria, intrattenendolo a colloquio. L’industriale intende effettuare investimenti settoriali nel Paese. – Rientrano i membri della delegazione etiopica che hanno partecipato alla 23.ma Assemblea Generale dell’ONU. – Giunge il prof. Hans Furler, membro del Parlamento della Germania Federale e vice presidente del Parlamento europeo, per colloqui con funzionari governativi.

2 gennaio – L’Imperatore invia un messaggio di felicitazioni al presidente della Liberia, William Tubman, nel 25.mo anniversario come capo di Stato. Il Sovrano pone la prima pietra della clinica pediatrica “Biria” da costruirsi nel complesso dell’ospedale Haile Selassie I, donata dall’industriale indiano.

3 gennaio – L’Imperatore riceve le credenziali del nuovo ambasciatore cecoslovacco, Vladimir Pavlicek. – S. M. I. Haile Selassie visita il nuovo edificio di proprietà della Fondazione Haile Selassie I “Africa Star” del valore di 1.250.000 dollari.

4 gennaio – Il Sovrano d’Etiopia giunge ad Asmara per una visita al Governatore Generale dell’Eritrea. – Nel pomeriggio S. M. l’Imperatore visita le nuove costruzioni ed il circolo ufficiali della II Divisione di Fanteria. – L’industriale indiano G. Biria lascia l’Etiopia per il suo paese dopo una visita di sei giorni.

5 gennaio – L’Imperatore presenzia ad una esercitazione militare preparata dal Comando della II Divisione di Fanteria e a cui prendono parte reparti della Divisione, unità aeree e “commandos”, a Curba Embeitò, distante pochi chilometri da Asmara.

6 gennaio – Il Sovrano si reca nel pomeriggio a visitare i quartieri satelliti di Asmara, Mai Temenai e Abba Metchial, dove stanno sorgendo casette nel quadro di risanamento delle zone più popolose della città.

8 gennaio – L’Imperatore approva la validità delle nuove norme che, dal primo Miazia, regolano il “Tescar” in tutto il Governatorato Generale dell’Eritrea. – Nel pomeriggio S. M. l’Imperatore presenzia alla cerimonia per il 25.mo anniversario della fondazione dell’ECWS. – Successivamente il Monarca inaugura la scuola dell’associazione Medhanie Alem Fenote Berhan, visita la scuola di Arbate Asmara, la nuova chiesa di S. Gabriele ad Acria ed il quartier generale della brigata “commandos” della Polizia. – Si apre nella capitale la conferenza sui problemi urbani con la partecipazione di delegati di 25 paesi africani.

9 gennaio – L’Imperatore si reca a Massaua per assistere alla giornata celebrativa della Marina imperiale. Lungo il tragitto sosta a Ghinda visitando le locali piantagioni e la costruenda diga della Ghinda Agricultural Estate.

10 gennaio – S. M. l’Imperatore riceve in udienza il com. Montpellier, dell’avviso-scorta francese “Comm. Bory”, presente a Massaua per le manovre navali che si terranno nel giorno della Marina imperiale. Nel pomeriggio il Sovrano si reca a visitare la nave francese. Sono presenti nel porto anche unità americane e sovietiche. – Il ministro dell’Educazione e Belle Arti, Accaleuorch Abteuold, visita ad Asella la costruenda scuola secondaria del valore di circa 400.000 dollari.

11 gennaio – Nel pomeriggio S. M. l’Imperatore si reca a rendere omaggio al monumento dedicato ai caduti francesi. Successivamente visita l’ospedale Haile Selassie I e la casa di ricovero per bisognosi.

12 gennaio – Dalla nave ammiraglia “HMS Ethiopia” il Sovrano assiste alle manovre navali al largo di Massaua nella giornata dedicata alla Marina imperiale. In serata l’Imperatore si reca sulla nave inglese “HMS Leander” per un pranzo offerto in suo onore. – Si apre nella capitale la conferenza sull’Aviazione civile africana con un discorso del ministro di Stato ai Lavori Pubblici, dott. Haileghiorghis Uorchineh.

13 gennaio – S. M. I.Haile Selassie I visita il cacciatorpediniere americano “USS Luce”. In serata si reca alla scuola navale dove presenzia alla “Graduation Ceremony” e consegna gli spadini ed i diplomi ai neo-ufficiali di Marina. – Il Sovrano riceve un messaggio speciale del gen. Gowon, capo del Governo federale nigeriano, il quale accetta di aprire un corridoio terrestre per il trasporto di soccorsi alle vittime civili del conflitto nigeriano.

15 gennaio – S. M. l’Imperatore rientra ad Asmara dopo un soggiorno a Massaua di cinque giorni.

16 gennaio – Dopo una visita al Governatorato Generale dell’Eritrea, che si è protratta per 12 giorni, il Sovrano rientra nella capitale dove riceve in udienza S. S. Giustiniano, Patriarca della Chiesa ortodossa della Romania.

20 gennaio – Si celebra con solennità in tutto l’Impero la festività del Timket. L’Imperatore nella capitale segue il rito religioso nella chiesa di Janhoy Meda. Nel pomeriggio il Sovrano assiste all’incontro di golf tra i circoli di Addis Abeba e Asmara per la coppa “Trofeo Principe ereditario”.

21 gennaio – S. M. l’Imperatore dona al Patriarca della Chiesa ortodossa romena dei souvenirs. – Il Sovrano invia un messaggio di congratulazioni a Richard Nixon per la sua elezione alla presidenza degli Stati Uniti. – Si apre la sessione della Commissione consultiva dell’OUA per discutere materie finanziarie e di bilancio dell’organizzazione.

23 gennaio – Giungono ospiti di S. M. I. Haile Selassie I S. M. la Regina Giuliana d’Olanda e S. A. R. il Principe Bernardo, accompagnati da S. A. la Principessa Beatrice e da S. A. il Principe Claus. – Nel pomeriggio i Reali d’Olanda ricevono al Palazzo del Giubileo gli omaggi dei membri dei Corpi diplomatici. In serata il Sovrano offre alla coppia reale olandese un pranzo.

24 gennaio – I Reali d’Olanda depongono ai piedi del monumento della Vittoria una corona di fiori; successivamente si recano a visitare le sedi dell’OUA e della CEA dove sono ricevuti rispettivamente dal segretario generale Diallo Telli e dal segretario esecutivo Robert Gardiner. – L’Etiopia sottoscrive tre convenzioni: una sui diritti politici alle donne; una sul diritto internazionale sulle punizioni e due convenzioni sulla schiavitù. – Parte da Asmara, (dove si era recato in visita), alla volta della Romania, salutato da S. A. il Ras Asrate Cassa, governatore generale dell’Eritrea, S. S. Giustiniano, Patriarca della Chiesa ortodossa di Romania.

25 gennaio – I Reali olandesi, accompagnati da S. M. l’Imperatore, visitano lo zuccherificio di Uongi ed una fattoria vicino a Nazareth. In serata la coppia reale offre al Palazzo del Giubileo un pranzo in onore del Sovrano.

27 gennaio – S.M.la Regina Giuliana d’Olanda pone la prima pietra di un centro sanitario a Gimma da costruirsi tra breve e dona 694.444 dollari per l’assistenza medica all’ospedale Ras Desta. – Viene costituita formalmente la commissione nazionale etiopica dell’UNESCO, essa funziona già da un anno.

28 gennaio – I Reali d’Olanda, accompagnati da S. M. l’Imperatore, visitano Lalibela. – Ato Ghetahun Taddese, amministratore della Shoe Factory, rende noto che si inizierà tra breve la costruzione di un’industria della gomma del valore di 14.000.000 di dollari.

29 gennaio – L’Imperatore riceve in udienza gli ambasciatori dell’Unione Sovietica, L.Teplov, e della Germania occidentale, K. Muller, che hanno completato il loro mandato in Etiopia.

30 gennaio – I Reali olandesi, accompagnati dal Sovrano d’Etiopia, giungono ad Asmara. Vengono ossequiati all’aeroporto internazionale Johannes IV da S. A. il Ras Asrate Cassa, governatore generale dell’Eritrea. Nel pomeriggio vi è un ricevimento al Municipio in occasione della reale visita con offerta di doni. In serata S. M. l’Imperatore offre agli illustri ospiti un pranzo.

31 gennaio – Accompagnati dal Sovrano, la coppia reale d’Olanda visita l’azienda agricolo-industriale di Elaberet interessandosi a tutti i reparti. – L’Imperatore riceve l’on. F. M. Malfatti sottosegretario agli Affari Esteri della Repubblica italiana in Etiopia per l’inaugurazione della fiera del Governatorato Generale dell’Eritrea.

Bro' Ghebre Sellassie

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Alla sessione inaugurale Africana del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite


Vostra Eccellenza Presidente Mouktar Ould Daddah,
Sig. Presidente,
Distinti Membri del Consiglio di Sicurezza:
E’ mio piacere accogliere il Consiglio di Sicurezza alla sua prima sessione sul suolo africano. E’ nostra speranza che, come risultato del vostro incontro in Africa, voi possiate essere in una posizione migliore per valutare l’immenso significato dei punti segnati sulla vostra agenda.
Colgo quest’opportunità per esprimere la mia grande soddisfazione alla presenza del mio buon amico Sua Eccellenza il Presidente Mouktar Ould Daddah, cui, come attuale Presidente dell’Organizzazione dell’Unità Africana, è stato affidato (il compito, ndt) di informare il Consiglio sui punti di vista dell’Africa in merito ai temi che figurano sulla vostra agenda.
Vorrei inoltre cogliere quest’occasione per congratularmi con Sua Eccellenza il Dr. Kurt Waldheim per la sua nomina a Segretario Generale delle Nazioni Unite e augurargli il successo in tutti i suoi sforzi in questo incarico impegnativo.
Il fatto che il Consiglio di Sicurezza stia oggi considerando questioni che sono elementari è una triste testimonianza sulla storia dei nostri tempi; è già trascorso più di un quarto di secolo da quando le nazioni del mondo hanno fissato nello Statuto delle Nazioni Unite che il rispetto per i diritti e le libertà fondamentali dell’uomo costituiscono la base vitale per la promozione e la protezione della pace e della sicurezza internazionali. Eppure, in Africa, né gli sforzi delle Nazioni Unite né questa convinzione universale dell’umanità sono state capaci di eliminare la negazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali, mentre popoli in altri continenti beneficiano di questo riconoscimento fondamentale.
Il colonialismo e la politica di razzismo impongono un esame di coscienza riguardo il tema dei diritti umani, che pesa ugualmente sulla coscienza di tutti gli uomini e di tutte le nazioni di buona volontà. La storia dimostra ampiamente che la libertà goduta da molti diventa fragile quando viene tollerata la negazione, anche solo a pochi, dei diritti umani basilari.
Lo sviluppo degli ultimi pochi anni nel Sud Africa conferma, al di là di ogni ragionevole dubbio, che se la repressione è cresciuta, ha creato anche più resistenza, innescando così un processo crescente di violenza che presto travolgerà tutta l’area. Inscindibile come la pace nella nostra epoca, c’è il pericolo ovvio che un tale processo conduca a conseguenze di vasta portata; il Consiglio di Sicurezza ha, dunque, il dovere non solo di prevenire questa tragedia, ma anche di rimuovere il pericolo, agendo efficacemente e in tempo.
L’attuale storica sessione del Consiglio di Sicurezza dovrebbe, dunque, concedersi l’opportunità di riconsiderare, dolorosamente, le vecchie attitudini e di far subentrare nuove iniziative sui temi del colonialismo e del razzismo in Africa.
Oggi, l’attenzione del mondo, che aspramente ricorda il tetro fallimento del Consiglio della Società delle Nazioni a sostenere i principi basilari della sua alleanza, inevitabilmente sarà focalizzata su questa Sala, con la forte aspettativa che il Consiglio di Sicurezza adempierà alle sue responsabilità verso il popolo del Sud Africa.
La Società delle Nazioni ha sofferto di una morte prematura a causa della sua incapacità di essere all’altezza dei principi della sua Alleanza; le Nazioni Unite, e in particolare il Consiglio di Sicurezza, come loro organo principale per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale in accordo allo Statuto, chiaramente stanno per essere giudicate dalla coscienza collettiva dell’umanità sui temi del colonialismo e del razzismo.
Il verdetto, ovviamente, dipenderà dal modo in cui ogni membro del Consiglio, come un tutt’uno, adempierà alle proprie gravose responsabilità; non essere all’altezza dei doveri dello Statuto a tal riguardo non potrà far altro che avere gravi ripercussioni sia sull’efficacia delle Nazioni Unite che sulla pace e la sicurezza internazionali, delle quali voi, come rappresentanti nel Consiglio di Sicurezza, siete gli attuali guardiani.
L’Africa ha già espresso la sua posizione su questi scottanti temi alle Nazioni Unite, all’interno dell’Organizzazione dell’Unità Africana e delle conferenze delle nazioni non allineate; invero, il mondo intero si è unito all’Africa nel condannare e respingere le politiche inumane del colonialismo e del razzismo nel Sud Africa. Ciò che si richiede in questo momento critico alla comunità internazionale è di passare dal mero rifiuto e condanna all’azione effettiva: la comunità internazionale ha molte opinioni, ma ciò che è mancato sino ad ora è stata la volontà politica.
E’ imperativo che le vostre attuali deliberazioni siano guidate da duraturi vantaggi per l’umanità e in questo compito storico a voi è assicurato l’incrollabile supporto di tutti gli uomini di buona volontà. Non si dovrebbe concedere a considerazioni di obiettivi a breve termine di frapporsi sulla strada della pace e della giustizia.
Nel corso della storia è stata l’inattività di chi avrebbe dovuto agire, l’indifferenza di chi avrebbe dovuto conoscere meglio, il silenzio della voce della giustizia quando più importava, che ha reso possibile al male di trionfare. Le gloriose pagine della storia umana sono state scritte solo in quei momenti in cui gli uomini sono stati capaci di agire in concerto per prevenire le incombenti tragedie. Dalle azioni che intraprenderete potrete anche voi illuminare le pagine della storia.
Possano i vostri sforzi dare inizio ad una nuova era di libertà per i popoli nel Sud Africa. Grazie.

29 Gennaio 1972

Important Utterances of H.I.M. Emperor Haile Selassie I” – pagg. 533-536

Bro' Viktor

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Tributo a Madiba - Nelson Mandela, l’Anc e le relazioni con S.M. l’Imperatore Hayle Selassie I e l’Etiopia


La casa di Walter a Orlando era una mecca per gli attivisti e i membri dell’Anc, un luogo caldo e accogliente dove si andava volentieri per gustare una discussione politica e la cucina di mamma Sisulu. Una sera del 1943 vi incontrai Anton Lembede (1) …

Lembede diceva che l’Africa era un continente nero, e che gli africani dovevano ristabilirvi la propria supremazia e reclamare ciò che spettava loro di diritto. Non ammetteva l’idea che i neri potessero sentirsi inferiori e condannava coloro che mitizzavano l’Occidente e le sue idee. Diceva che il complesso d’inferiorità era il più grande ostacolo alla liberazione. Faceva notare che, dovunque gli africani ne avessero l’opportunità, rivelavano lo stesso potenziale evolutivo dei bianchi, e citava eroi africani come Marcus Garvey, W. E.D. Du Bois e Haile Selassie. “Il colore della mia pelle è bello”, diceva “come la nera terra di Madre Africa”. Riteneva che i neri dovessero migliorare l’idea che avevano di se stessi prima di poter avviare un’efficace azione di massa. Predicava la necessità dell’autodeterminazione e del contare sulle proprie forze, e alla sua filosofia dava il nome di africanismo. Per noi era scontato che un giorno sarebbe diventato il leader dell’Anc.

( Facciamo ora un salto temporale; siamo nel dicembre del 1961 e Mandela, che è adesso un uomo maturo di circa 43 anni, si trova nella clandestinità per la sua attività militante e di lotta armata contro il regime. Ndr).

A dicembre l’Anc aveva ricevuto un invito del Pan African Freedom Movement for East, Central and Southern Africa (Pafmecsa) ad assistere al suo congresso che si sarebbe svolto nel febbraio 1962 ad Addis Abeba. Il Pafmecsa, che in seguito divenne l’Organization for Africa Unity, mirava a creare l’unità tra gli stati indipendenti dell’Africa e a promuovere i movimenti di liberazione nel continente. Il congresso sarebbe stata l’occasione migliore per garantire all’Anc importanti contatti, e per procurare sostegno denaro e addestramento all’Mk (2).

L’esecutivo clandestino mi chiese di guidare la delegazione dell’Anc che avrebbe partecipato al congresso.

…. La mia missione in Africa era più complessa che non semplicemente assistere al congresso; dovevo fare in modo di procurare sostegno politico ed economico alla nostra nuova forza militare e, cosa più importante, addestramento militare per i nostri uomini dovunque fosse possibile nel continente.

…. L’Anc mi aveva organizzato il viaggio fino a Dar es Salaam, in Tanganica, dove avrei preso il volo per Addis Abeba. Il piano era che Walter, Kathrada e Duma Nokwe venissero a incontrarmi ad un appuntamento segreto a Soweto portandomi le credenziali per il viaggio. Ci avrebbe anche permesso di prendere gli ultimi accordi prima di lasciare il paese.

(Mandela viene accompagnato nel suo viaggio dal suo compagno di lotta Joe Matthews, proveniente dal Basutoland. Ndr).

…. Il giorno successivo giungemmo a Dar es Salaam, dove ebbi un incontro con Julius Nyerere, il primo presidente del paese da poco indipendente. Facemmo una chiacchierata a casa sua, che non era affatto sontuosa; ricordo che guidava lui stesso una macchina senza pretese, una piccola Austin. La cosa mi colpì, facendomi pensare che era un uomo del popolo. Le classi, insisteva Nyerere, erano estranee all’Africa; il socialismo le era connaturato.

Gli riassunsi la nostra situazione, finendo con una richiesta di aiuto. Nyerere era un uomo perspicace, dalla voce sommessa, ben disposto verso la nostra missione, ma il quadro che aveva della nostra situazione mi lasciò sconcertato: proponeva di rinviare la lotta armata fino a quando Sobukwe (3) fosse uscito di prigione. Fu la prima delle molte occasioni in cui mi resi conto del fascino esercitato dal Pac (3) negli altri paesi africani. Dissi che il Pac era debole e che un rinvio sarebbe stato vissuto da tutto il movimento come una sconfitta. Mi suggerì di cercare l’appoggio dell’Imperatore Haile Selassie e promise di fornirmi una presentazione.

( Dal Tanganica, Mandela si reca prima a Lagos e poi ad Accra, da dove parte con il suo amico Oliver, e sull’aereo diretto ad Addis incontra degli esponenti del Pac, fra i quali alcune sue conoscenze come Gaur Radebe e Peter Molotsi, che avevano la stessa meta).

…. Facemmo tappa brevemente a Khartoum dove ci trasferimmo su un aereo delle linee etiopiche che ci avrebbe portati ad Addis. Lì feci un’esperienza alquanto strana: mentre salivo a bordo mi accorsi che il pilota era un nero. Non mi era mai capitato di vedere un pilota nero, e per un attimo fui preso dal panico. Come poteva un nero pilotare un aereo? Ma subito mi accorsi del tranello; anch’io ricadevo negli schemi dell’apartheid, secondo i quali gli africani erano inferiori e pilotare un aereo era un mestiere da bianchi. Mi lasciai andare in un sedile rimproverandomi per quei pensieri. Ma quando fummo alti in cielo mi calmai e mi misi a osservare quella parte di territorio dell’Etiopia: pensavo che le forze guerrigliere si erano nascoste proprio in quelle foreste per combattere gli imperialisti italiani.

Secondo la tradizione l’Etiopia, anticamente nota come Abissinia, fu fondata molto prima della nascita di Cristo dal figlio di Salomone e della Regina di Saba. Benché si fosse tentato di conquistarla molte volte, l’Etiopia era la patria del nazionalismo africano, e a differenza di molti stati africani, aveva sempre resistito alla colonizzazione. Nel 1930 Haile Selassie divenne Imperatore e figura centrale della storia etiope contemporanea. Nel secolo passato Menelik aveva respinto gli italiani, ma in questo secolo le forze etiopi non erano riuscite a fermarli. Avevo 17 anni quando Mussolini invase l’Etiopia: un’aggressione che suscitò il mio odio non solo nei confronti di quel despota ma del fascismo in generale. In seguito all’invasione italiana del 1936 Selassie fu costretto a fuggire, ma ritornò nel 1941 quando le forze alleate cacciarono gli italiani.

L’Etiopia aveva sempre occupato un posto speciale nella mia fantasia, e la prospettiva di visitarla mi attraeva di più che un viaggio in Francia, in Inghilterra e negli Stati Uniti messi assieme. Sentivo che sarebbe stato come ritornare alle origini, mettere a nudo le mie radici di africano. Incontrare l’Imperatore, poi, sarebbe stato come trovarsi faccia a faccia con la storia.

La nostra prima tappa fu Addis Abeba, la Città Imperiale, che non era all’altezza del suo titolo essendo tutt’altro che grandiosa con le sue poche strade asfaltate e le capre e le pecore che prendevano il posto delle macchine. Oltre al Palazzo imperiale, all’università e al Ras Hotel, dove noi alloggiavamo, c’erano pochi edifici che potessero competere perfino con quelli più modesti di Johannesburg. Né l’Etiopia contemporanea era un modello di democrazia: non esistevano i partiti politici, né gli organi popolari di governo e non c’era separazione dei poteri: solo l’Imperatore, che era il capo supremo.

Prima dell’apertura del congresso i delegati si riunirono nella cittadina di Debre Zeit. Una tribuna era stata eretta nella piazza principale e Oliver e io ci sedemmo di lato, a una certa distanza dal podio. Ad un tratto udimmo risuonare in lontananza una tromba solitaria e poi le note di una banda di ottoni accompagnata dal costante rullio dei tamburi africani. Mentre la musica si avvicinava, udii – e sentii – il rimbombare di centinaia di piedi che marciavano. Da dietro un edificio all’angolo della piazza apparve un ufficiale che brandiva una spada scintillante; lo seguivano cinquecento soldati neri in divisa, allineati in fila per quattro, ciascuno con un lucido fucile appoggiato alla spalla. Quando la colonna si fu portata davanti alla tribuna, risuonò un ordine in amarico e i cinquecento soldati si arrestarono come un sol uomo, fecero un mezzo giro su se stessi e salutarono militarmente un anziano in uniforme sgargiante, Sua Altezza l’Imperatore d’Etiopia Haile Selassie I, il Leone di Judah.

Per la prima volta nella vita vedevo un esercito di neri, comandato da generali neri, e applaudito da leaders neri che erano ospiti di un capo di stato nero. Fu un momento esaltante, in cui sperai che quella che avevo sotto gli occhi fosse un’anticipazione di ciò che il futuro avrebbe riservato al mio paese.

Il mattino dopo la parata, Oliver e io partecipammo a una riunione, in cui le organizzazioni venute da ogni dove presentavano le proprie credenziali e chiedevano di essere ammesse a partecipare al congresso. Fummo sgradevolmente sorpresi di scoprire che la nostra richiesta era stata bloccata da un delegato dell’Uganda con la motivazione che eravamo un’organizzazione tribale degli xhosa. Il mio impulso fu quello di liquidare sprezzantemente quell’affermazione, ma Oliver pensò fosse meglio spiegare tranquillamente che la nostra organizzazione aveva lo scopo di creare l’unità tra gli africani e che i nostri militanti provenivano da tutti i settori della popolazione. Così feci, aggiungendo che il nostro presidente, il capo Luthuli era uno zulu. La nostra richiesta di ammissione fu accettata. Mi resi conto che nel continente molti conoscevano l’Anc solo per quello che ne avevano sentito dire dal Pac.

Il congresso fu aperto dal nostro anfitrione, Sua Maestà Imperiale, che indossava una ricca uniforme militare di broccato. Non pensavo che fosse così basso di statura, e comunque la sua dignità e sicurezza gli davano l’aspetto del gigante africano che era. Non avevo mai visto un capo di stato adempiere ufficialmente alle sue funzioni, e ne fui affascinato. L’Imperatore manteneva una posa rigida ed eretta, col capo leggermente chinato solo per indicare che ascoltava. Il suo atteggiamento esprimeva grande dignità.

Dopo l’Imperatore dovevo intervenire io, unico altro oratore della mattinata. Per la prima volta dopo molti mesi misi da parte l’identità di David Motsamayi ridiventando Nelson Mandela. Nel mio discorso riepilogai la storia della lotta di liberazione in Sudafrica ricordando i brutali massacri sul mio popolo: dalla strage di Bulhoek del 1921, quando l’esercito e la polizia uccisero centottantatrè contadini disarmati, fino all’eccidio di Sharperville quarant’anni dopo. Ringraziai le nazioni lì rappresentate per le pressioni esercitate sul governo sudafricano, citando in particolare il Ghana, la Nigeria e il Tanganica, che avevano condotto con successo una campagna per far espellere il Sudafrica dal British Commonwealth. Illustrai le circostanze che avevano portato alla nascita di Umkhonto we Sizwe spiegando come qualsiasi possibilità di lotta pacifica ci fosse stata preclusa. “Una dirigenza commette un crimine nei confronti del suo popolo se esita ad affilare le armi politiche quando diventano meno efficaci … La notte del 16 dicembre dello scorso anno tutto il Sudafrica tremava sotto i pesanti colpi di Umkhonto we Sizwe”. Avevo appena pronunciato queste parole che il primo ministro dell’Uganda proruppe: “Dagliene ancora!”.

Poi raccontai la mia esperienza personale: “Arrivo adesso dal Sudafrica dove ho vissuto gli ultimi dieci mesi da fuorilegge, lontano dalla famiglia e dagli amici. Quando fui costretto a fare questa scelta, dichiarai pubblicamente che non avrei lasciato il paese; ma avrei intrapreso l’azione clandestina. Lo intendevo realmente e onorerò quell’impegno”.

L’annuncio che sarei tornato i Sudafrica fu accolto con grida di acclamazione. Ci era stato suggerito di parlare per primi in modo che il Pafmecsa potesse valutare il nostro caso e decidere che tipo di aiuto fornirci. In molti stati africani c’era una naturale riluttanza a sostenere la lotta violenta in generale; ma il mio intervento convinse i delegati che in Sudafrica i combattenti per la libertà non avevano altra scelta che impugnare le armi.

(Dopo questi eventi Nelson Mandela visita altri Paesi africani e in seguito si reca a Londra per incontrare alcuni esponenti della lotta all’apartheid lì rifugiati. Rientra quindi in Etiopia dove …)
Anche se triste di lasciare gli amici londinesi, ero attratto dalla seconda e più misteriosa parte del mio viaggio: l’addestramento militare. Mi ero organizzato per seguirne uno di sei mesi ad Addis Abeba. All’arrivo fui accolto dal ministro degli esteri Yefu, che mi salutò calorosamente e mi condusse in un sobborgo chiamato Kolfe, quartier generale del Battaglione guerrigliero etiope, dove sarei stato addestrato nell’arte e nella scienza del combattere. Anche se ero un pugile discreto, non avevo la minima cognizione delle tecniche di combattimento. Responsabile dell’addestramento era un certo tenente Wondoni Befikadu, un esperto soldato che aveva combattuto contro gli italiani nelle milizie clandestine. Il programma era intensissimo: ci addestravamo dalle otto del mattino fino all’una, facevamo una pausa per la doccia e il pranzo, e ricominciavamo alle due per finire alle quattro. Dalle quattro del pomeriggio fino alla sera assistevamo alle lezioni di teoria militare tenute dal colonnello Tadesse, che era anche aiuto commissario di polizia e aveva avuto un ruolo determinante nello sventare un recente attentato ai danni dell’Imperatore.

Imparai ad usare pistola e fucile automatico e mi allenai al bersaglio sia a Kolfe con la Guardia dell’Imperatore sia in un poligono di tiro distante una settantina di chilometri con il battaglione al completo. Appresi le tecniche della demolizione e del tiro col mortaio, imparai a confezionare piccole bombe e mine – e anche a evitarle. Incominciai a entrare nella veste del soldato e a pensare nel modo in cui pensa il soldato – tutt’altra cosa da come pensa un politico.

Quello che più mi piaceva erano le “marce di resistenza”, quando partivamo armati solo di fucile, pallottole e un poco d’acqua, dovendo raggiungere entro un determinato tempo un punto distante. Durante quelle marce mi facevo un’idea del paesaggio, che era splendido, con fitte foreste e aspre montagne. Il paese era estremamente arretrato: i contadini usavano aratri di legno e si alimentavano molto semplicemente con la sola aggiunta di birra artigianale. La loro vita era simile a quella dei contadini del Sudafrica: la povera gente si assomiglia dappertutto.

Durante le lezioni teoriche il colonnello Tadesse affrontò varie questioni: come formare un’unità guerrigliera, come comandare un esercito, come imporre la disciplina. Una sera, durante la cena, Tadesse mi disse: “Adesso,Mandela, tu stai formando un esercito di liberazione, non un esercito capitalista convenzionale. Un esercito di liberazione si fonda su basi egualitarie. Devi trattare i tuoi uomini in modo completamente diverso da come li tratteresti in un esercito capitalista. Quando sei in servizio devi esercitare l’autorità con convinzione e controllo; in questo non sarai diverso da un comandante capitalista. Ma quando sei fuori servizio devi metterti assolutamente alla pari anche con il più infimo dei soldati. Devi mangiare assieme a loro le cose che mangiano loro, passare del tempo in loro compagnia, non correre il rischio di isolarti”.

Tutto questo suonava sensato e ammirevole, ma proprio mentre mi parlava entrò un sergente nella sala e chiese al colonnello dove poteva trovare una certa persona. Il colonnello lo guardò con malcelato disprezzo e disse: “Non vedi che sto parlando con una persona importante? Non sai che non devi interrompermi quando mangio? Adesso fuori dai piedi!”. Poi continuò a istruirmi col tono didattico di prima.

Il corso di addestramento doveva durare sei mesi, ma dopo otto settimane ricevetti un telegramma dell’Anc che mi richiamava urgentemente in Sudafrica. La lotta aveva subìto un’impennata e volevano che il comandante dell’Mk fosse presente sulla scena.

Il colonnello Tadesse fece in modo di procurarmi rapidamente un volo per Khartoum. Prima della partenza mi fece un regalo: una pistola automatica e duecento proiettili. Lo ringraziai, sia per il dono sia per le conoscenze che mi aveva impartito. Nonostante le marce di resistenza trovavo faticoso portarmi appresso tutti quei proiettili. Una pallottola è già molto pesante: averne addosso duecento è come portare un bambino piccolo sulla schiena.

…. Da Khartoum volai direttamente a Dar es Salaam, dove salutai il primo gruppo di ventuno reclute dell’Umkhonto che andavano in Etiopia ad addestrarsi. Fu per me un momento di orgoglio: quegli uomini si erano volontariamente arruolati in un esercito che io stavo cercando di formare; erano pronti a rischiare la vita in una battaglia che stava appena incominciando e che sarebbe stata altamente pericolosa per coloro che vi si fossero impegnati per primi. Erano giovani fieri ed entusiasti, provenienti soprattutto dalle città. Pranzammo insieme ad Addis: gli uomini macellarono una capra in mio onore, e io li informai sul mio viaggio e feci loro presente la necessità di comportarsi bene e con disciplina, perché all’estero sarebbero stati visti come i rappresentanti della lotta di liberazione sudafricana. Dissi che l’istruzione militare doveva andare a braccetto con l’istruzione politica, perché la rivoluzione non è solo questione di tirare il grilletto, il suo scopo è quello di creare una società giusta ed equilibrata. Era la prima volta che i miei soldati mi presentavano il saluto.

(1) Anton Lembede era un avvocato laureato anche in lettere.

(2) L’Mk era un’organizzazione militare (esercito) dal nome completo di Umkhonto we Sizwe. Benché nell’esecutivo dell’Anc non fossero ammessi i bianchi, l’Mk non era soggetto a simili restrizioni.

(3) Il 6 aprile 1959 fu fondata una nuova organizzazione che mirava a rivaleggiare con l’Anc, come principale organizzazione politica africana del paese, e a rovesciare il dominio dei bianchi cominciato tre secoli prima. Nella sala comunale di Orlando, con alcune centinaia di delegati provenienti da varie parti del paese, il Pan Africanist Congress (Pac) si annunciò come un’organizzazione africanista che rifiutava espressamente il pluralismo razziale dell’Anc. Robert Sobukwe fu eletto suo presidente, molti dei suoi militanti provenivano, come Mandela stesso, dalla lega giovanile dell’Anc.

(L’articolo è tratto dal testo dell’autobiografia di Nelson Mandela dal titolo “Long Walk to Freedom - Lungo cammino verso la libertà”; edizione in italiano – Universale Economica Feltrinelli – Milano, 1995)

Bro' Ghebre Sellassie

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YOW a New York e Washington DC


Cari Fratelli e Sorelle, come già annunciato nello scorso numero, un piccola delegazione a rappresentanza di Yow è stata negli Stati Uniti per la proiezione del film ‘YOUTHS OF SHASHA the movie’ tenutasi all’interno del festival ADIFF (African Diaspora Film Festival). La proiezione ha avuto un buon successo e un’ ottima risposta dal pubblico presente. Oltre a questa occasione, Ras Tewelde e Bro Immanuel sono stati capaci di organizzare altre due proiezioni, una all’Head Quarter delle Twelve Tribes of Israel a NY city e la seconda a Washington Dc.

Grazie ad un contatto instaurato al Rototom 2013 con il fratello Dutty Bookman, scrittore jamaicano residente a Washington, i nostri fratelli sono riusciti ad incontrare la Comunità Rastafari della capitale americana con cui sono stati stabiliti ottimi contatti con grande gioia da parte di tutti. Tewelde ed Immanuel hanno avuto la grande benedizione di poter conoscere l'anziano-guida della family, Ras Irice, devoto e militante Rastafari dal 1952, co-organizzatore della Rastafari Exhibition dello Smithsonian Institute di Washington Dc insieme a bro.Jake Homiak (anche egli presente all’incontro e alla proiezione). Ras Irice è stato di recente ospite in Jamaica per la International Rastafari Studies Conference and General Assembly tenutasi all’università di Kingston dal 13 al 16 agosto 2013, come testimone vivente dei tragici eventi del Coral Garden Massacre nel 1963 .

Con grande gioia e pienezza di spirito ringraziamo Tewelde e Immanuel e accogliamo questo nuovo link con questa validissima famiglia Rastafari, nella speranza e preghiera di poter presto collaborare insieme e l’impegno di tenere i contatti vivi e fruttiferi.


I fratelli con Ras Irice nel suo studio.

In radio session al Twelve Tribes of Israel Head Quarter, NY.


Con la Twelve Tribes Family, NY

Insieme alla Washington DC family, con Ras Irice, Dutty Bookman e Jake Homiak.

Bro' Julio


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75° anniversario della Vittoria di Adwa


Le serie dedicata all'anniversario della vittoria delle forze etiope di Menelik II contro gli invasori italiani è sempre stata particolarmente apprezzata da parte mia per via del caratteristico stile pittorico e iconografico etiope.
Edita il 20 ottobre 1971 questa serie è composta da 4 francobolli rispettivamente da 10, 30 , 50 e 60 cent a cui ho deliberatamente attribuito i seguenti nomi:

10 cent: Annuncio della Guerra e chiamata alle Armi
30 cent: La Marcia di Menelik e Taitu
50 cent: Scontro tra le forze
60 cent: Guidati da San Giorgio

10 Cent:


I guerrieri e i Ras si radunano attorno a Menelik per la chiamata alle Armi. Particolarmente significativa la simbologia del rotolo per la chiamata e il tamburo suonato per l'adunata.

30 Cent:


La Marcia del Re e della Regina è accompagnata da cantori e suonatori e membri del clero oltre che da guerrieri a rappresentare la profonda unità tra “stato e chiesa”. I dettagli sono innumerevoli: dagli stendardi per le bandiere con le Croci alle criniere intrecciate dei cavalli delle Maestà passando per quell'unica mano che suona il sistro poco al disotto tra Menelik e Taitu.

50 Cent:


Lo scontro tra gli eserciti durante la battaglia di Adwa è tradizionalmente raffigurato in questo modo con alcune varianti piuttosto comuni quali la presenza di più spade e lance dal lato etiope e più fucili e cannoni dal lato Italiano (per simboleggiare la disparità di artiglieria dei 2 eserciti, uno più tradizionale e l'altro più moderno) o la presenza di San Giorgio al di sopra delle truppe etiopi mentre le porta alla vittoria (iconografia illustrata nel francobollo successivo). Particolarmente apprezzati i dettagli degli stendardi delle 2 bandiere (per chi non ne è a conoscenza la bandiera imperiale etiope presenta da un lato il Leone della Tribù di Giuda e dall'altro San Giorgio a cavallo che sconfigge il drago).

60 Cent:

L'Immagine che da sempre contraddistingue la vittoria dell'Etiopia, la vittoria del bene sul male. Questa simbologia mi richiama alla mente le stessa parole espressa da Sua Maestà Imperiale durante l'annuncio che rivolse al mondo dopo la vittoria sugli eserciti fascisti dal giardino del Palazzo Imperiale:
“ ..con Fede, Coraggio ed una Giusta Causa, anche nel 20esimo secolo, Davide può sconfiggere Golia...”

Bro' Gabriel


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Let food be your medicine...


Inverno e salute

img Giornate umide fredde e corte, nebbia insistente nelle campagne o vento tagliente lungo le coste... siamo in pieno inverno e ancora ci vorranno diverse settimane prima che il calore torni e la natura si risvegli.

Siamo nella stagione forse più dura per la vita sulla terra, gli animali faticano a reperire cibo e gli umani devono barcamenarsi tra raffreddori ed influenze, il lavoro fisico è più impegnativo a causa del freddo e come se non mancasse il nostro corpo ci chiede riposo e relax.

Può rivelarsi una condizione frustrante ma invece non è un quadro così negativo se lo guardiamo con gli occhi della ciclica natura che in base ad ogni stagione ci concede e propone diverse condizioni fisiche e climatiche seguendo un ordine ed un senso che non falliranno mai.

Dobbiamo cercare infatti un equilibrio tra noi stessi e ciò che intorno è stato creato e stabilito con perfetta meticolosità e completa sistematicità. Durante questa stagione la Creazione continua a parlarci ed il nostro corpo vuole risponderle, ma per fare ciò è necessario prima sapere come aiutarlo in questo processo.

Innanzitutto capiamo, anche con l'aiuto dell'antichissima Medicina Tradizionale Cinese che ogni stagione ha la sua caratteristica e forza.

L'inverno è un periodo di ritiro e risposo, quando la natura si ferma e produce solo il necessario per la sopravivenza, lontana dall'abbondanza tipica della stagione calda. E’ un periodo di quiete e silenzio… un silenzio che però può amplificare altri suoni che dobbiamo imparare ad ascoltare. Infatti l'inverno è un periodo d'ascolto, un'occasione per perfezionare la nostra capacità di ascoltare gli altri essendo invitati ad ascoltare noi stessi. Il nostro corpo ci chiede attenzione e sensibilità e per far ciò l'introspezione ci aiuta.

L'inverno è lo scenario per un movimento interno, così come i frutti della natura in questo periodo hanno consistenza e massa compatta perché la loro essenza è più solida e meno liquida così i il nostro immaginario si sposta verso l'interno, la casa diventa più vissuta ed evoca un rifugio da un esterno ostile. Anche l'inverno ha un potere celebrativo, è il momento di vivere al meglio la nostra vita all'interno, visite e riunioni familiari si svolgono a casa o in luoghi pubblici coperti, dove l'energia di ogni essere vivente è più portata a doversi confrontare con quella del suo prossimo con lo scopo di arricchirsi e gioire nel sentimento comune di un altro anno che passa e della vita che procede. È il momento insomma di una condivisione a porte chiuse, che non vuol dire certo bloccare o alterare i rapporti sociali o gli impegni quotidiani ma potenziare l'attenzione verso ciò che accade dentro, nella ricerca di un equilibrio che ci renda capaci di arrivare alla stagione calda con salute, fiducia e sicurezza.

Ovviamente degli accorgimenti nelle nostre pratiche giornaliere o nelle nostre abitudini alimentari possono solo aiutarci a vivere serenamente questo periodo. Ad esempio facciamo attenzione a tenere i piedi caldi, coperti da buone scarpe impermeabili così da non disperdere il calore accumulato nel corpo... potrebbe sembrare un consiglio scontato ma in realtà prestarvi attenzione potrebbe nettamente migliorare la nostra resistenza al freddo in quanto tenendo i piedi caldi si alimenta il Qi (energia vitale) legato ai reni. Questi infatti sono gli organi che spingono questa energia attraverso il corpo e sono strettamente legati all'inverno (nella Medicina Tradizionale Cinese ogni stagione è legata ad uno o più organi) di conseguenza sono più sensibili durante questa stagione e il loro equilibrio è legato a quello del'organismo intero. Se l'energia si disperde i reni devono faticare di più e di conseguenza il corpo si indebolisce lasciando la porta aperta a raffreddori e malattie correlate. Quindi cerchiamo di ricordare di tenere i piedi caldi, la testa invece non deve essere troppo coperta e troppo calda per mantenere alta la fluidità del Qi. Così come si può notare infatti nei quadri tradizionali cinesi, carichi di significato e simbolismo, quando ci troviamo davanti alle montagne ricoperte di neve in cima ma con ruscelli e fiumi che scorrono ai loro piedi.

img Nella concezione classica orientale, tutto l'universo, ed il mondo in particolare, sono permeati e dominati da energie (Yin e Yang) che si alternano in una predominanza e subordinazione che se propriamente bilanciate assicurano un positivo e naturale equilibrio vitale di cui gli esser umani godono e ne sono parte. Mentre l'estate è dominata da Yang (caldo, giorno, forza) l'inverno è la stagione in cui prevale Yin (freddo, notte, fragilità) quindi per rimanere in salute dobbiamo preservare Yang perché se esso è troppo basso allora il corpo si ammala. Yang è l'energia del calore dentro (e fuori) di noi che viene minacciata da Yin che è più forte in questo periodo, proteggendo e nutrendo il primo potremmo assicurarci quindi salute e benessere. I rischi però di disperdere Yang sono alti, dobbiamo restare caldi ma non troppo, evitare di stare per lunghi periodi troppo vicini al focolare, evitare di fare troppe docce calde e poi sudare e mantenere un ritmo biologico regolare per non stancarsi troppo e quindi indebolirci. Anche l'esercizio fisico è consigliato ma cercando di non sudare se si è all'aria aperta perché il freddo può entrare nel corpo e abbassare le nostre difese. Piacevoli passeggiate all'aria aperta sono sempre una buona abitudine ma cercando di non esporsi troppo in giornate troppo ventose in cui Yin è più forte e può penetrare facilmente.

Le buone abitudini, come in tutte le cose, aiutano il nostro benessere. Il cibo è la nostra prima fonte di protezione e vigore, quindi prediligeremo cibi "caldi" (nella Medicina Cinese ci si riferisce a cibi caldi non solo perché di temperatura elevata ma perché possessori di energia calda) in grado di conservare e proteggere Yang. Cavoli, carote, fagioli rossi, patate e cereali, ma anche noci e castagne sono ottimi come potenziatori di Yang. Il freddo infatti penetrando nel nostro corpo provoca rallentamento e contrazione che può portare a dolori muscolari, cattiva circolazione, asma e tosse senza dimenticare coliti e dolori addominali. Anche alcune spezie e altre erbe sono ottime per generare calore nel nostro corpo, ad esempio lo zenzero, cannella, cardamomo, chiodi di garofano, ma anche anice e finocchio. Anche alcuni fagioli e lenticchie che hanno energia fredda possono essere bilanciati se durante la cottura si aggiungono erbe come il rosmarino o l'aglio... ma anche pepe nero. Ovviamente sono consigliate zuppe e minestre, e il cibo è preferibile se cucinato a fuoco lento. Cereali e semi vanno benissimo, ma non bisogna esagerare soprattutto nei bambini perche un loro eccesso può portare formazione di muco e quindi occlusione. In questo caso sono da preferire verdure al vapore.

Sono anche molto importanti: cavoli, carota rossa, cavolfiore, alloro, broccoli. Da non dimenticare cibi amari che rafforzano il fegato alleggerendo il lavoro dei reni come radicchio, rabarbaro e altre erbe purificanti, da accompagnare possibilmente con agrumi (pompelmo) o dente di leone.

Anche il sale non deve essere dimenticato in questa stagione perché aiuta a tenere l'energia del corpo all'interno evitandone la dispersione ma senza esagerare altrimenti provocheremo stress per i reni.

Grazie a piccoli accorgimenti e un po' d'attenzione possiamo aiutare il nostro organismo a superare serenamente questo periodo freddo dell'anno e arrivare alla prossima stagione con equilibrio e buona salute.

Buon inverno a tutti !!!

Bro' Julio


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