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Newsletter MARZO 2014

2 marzo 1896: Vittoria di Adwa


Saluti e benedizioni a voi carissimi fratelli e sorelle e affezionati lettori e lettrici; mai forse come in questo giorno e in quest’occasione siamo grati e contenti per potervi scrivere e lieti di poterci ritrovare sulle pagine del nostro appuntamento mensile.

Vogliamo infatti aprire questo editoriale e inaugurare la newsletter di questo mese con una dedica e un pensiero particolare ad un fratello che è venuto a mancare qualche giorno fa, per ricordare il nostro fratello e contestualmente ricordarci della grazia che riceviamo giorno per giorno nel poter vedere una nuova alba, al sicuro nelle nostre case e con i nostri cari: non conoscevamo personalmente Bro Gaetano, ma, come sempre accade, e come è anche giustamente tradizionale tra InI, possiamo fare esperienza indirettamente della bontà di una persona, della sua identità e personalità grazie ai racconti e alle esperienze appunto dei nostri fratelli più grandi e anziani… e se il ricordo che un fratello lascia è tanto indelebile quanto positivo come quello che ha lasciato Gaetano in chi lo ha incontrato e conosciuto, sebbene non partecipasse più alle nostre attività da qualche tempo, possiamo essere certi che il Signore lo accoglierà nel Suo abbraccio Consolatore, alle porte di Zion.
Preghiamo quindi insieme, come fatto anche domenica scorsa, nella speranza che Egziabher Altissimo lo accolga con Sé, con tutti i nostri cari che sono passati, e che possa consolare i familiari che piangono la sua partenza, consapevoli che la preghiera comune, con cuore umile e buoni propositi, è un’arma molto potente.

Siamo dunque giunti al 27mo appuntamento, se non erro, di questo nostro umile lavoro federativo; come tutti voi saprete, siamo entrati nel periodo della Quaresima, e ci auguriamo che lo Spirito e la Forza del Signore possano condurci in questo periodo di meditazione e di contrizione, per giungere rinnovati e rinsaldati alla Pasqua.
Come tutti sapete altrettanto bene, marzo è anche il mese in cui celebriamo e ricordiamo gli eroi della Vittoria di Adwa, grazie al cui orgoglio e instancabile coraggio l’Etiopia, sconfiggendo l’Italia risorgimentale che tanto desiderava partecipare al cosidetto “Scramble for Africa”, alla spartizione del continente cui stavano partecipando tutte le nazioni coloniali europee, difende la propria libertà e indipendenza e si erge quale baluardo, roccaforte e faro guida di tutti i popoli africani che aspirano alla libertà e all’autodeterminazione.
Nel numero di marzo 2012 – che invitiamo a richiedere alla Segreteria o all’indirizzo mail del Comitato P.R. publicrelations@ras-tafari.com - ricordammo la Vittoria con dei brevi cenni storici, un video e una poesia; quest’anno partiamo e inauguriamo le nostre pagine con il primo contributo relativo, inviatoci dal nostro Presidente, che come sempre ringraziamo e salutiamo; prima di questo però, è dovuto ricordare che ci attende la seconda e penultima “puntata” del contributo che la sister Valentina ci ha inviato il mese scorso: si tratta dell’intervista dello storico A. Del Boca a Ras Immirù Haile Selassie, per conoscere e approfondire meglio il periodo del tentativo di invasione e occupazione fascista in Etiopia. Tornando ora al suddetto contributo di Ras Isi, ecco a voi l’estratto dall’interessante libro “Contemporary Ethiopia” di D.A. Talbot, in traduzione, sempre dal capitolo “Ethiopia’s Red Letter”, dal quale potremo conoscere i sentimenti e la percezione del popolo etiope nell’Anniversario di Adwa.

Senza trattenerci troppo, proseguiamo spediti e passiamo alla sezione della nostra in cui presentiamo, in traduzione, i discorsi che il Re ha pronunciato, in anni diversi, a marzo, scelti per InI dalla redazione:
partiamo dal primo in ordine temporale; si tratta del discorso, estratto dai Selected Speeches, che Sua Maestà l’Imperatore pronunciò in occasione dell’apertura e dell’inaugurazione di biblioteche e scuole serali che avrebbero potuto permettere una scolarizzazione anche a chi era impossibilitato a frequentare scuole regolari.
Considerando l’epoca (il discorso è del 1948) possiamo ben realizzare la lungimiranza e la condizione di progresso nella quale il Re dei re stava conducendo l’Etiopia, mentre in Europa si raccoglievano le macerie lasciate dalla distruzione causata dal II conflitto mondiale, e possiamo ben comprendere ancora una volta l’importanza che il Sovrano conferiva e riconosceva all’educazione e all’istruzione, che ispirano comprensione, condivisione, collaborazione, legalità, tenendo lontani da immoralità e corruzione.
Il secondo discorso che vi presentiamo, questa volta nella traduzione della nostra sorella, sempre presente, sister Tseghe, è del marzo 1960; si tratta del discorso che Sua Maestà pronunciò di fronte agli editori statunitensi in visita in Etiopia, occasione per testimoniare e far conoscere al mondo la posizione e lo sforzo dell’Etiopia e dell’Africa tutta per emanciparsi dal colonialismo occidentale, per difendersi e difendere principi quali “libertà, diritto internazionale, non intervento, rispetto reciproco e progresso”, con la speranza che il principio basilare delle Nazioni Unite, la sicurezza collettiva, tanto caro al Re e all’Etiopia, potesse essere difeso e condurre ad un era di pace e progresso tout court per il mondo intero.
Il terzo ed ultimo contributo relativo a questa sezione è il discorso che l’Imperatore pronunciò nel 1966 per incoraggiare l’emancipazione e il miglioramento anche nel campo delle telecomunicazioni: oggi viviamo in un’epoca tecnologica, è facile far attraversare alla nostre parole e ai nostri messaggi migliaia di chilometri con un solo click, entrando così in contatto con realtà una volta distanti. Il beneficio e il vantaggio per la famiglia RasTafari nel mondo è ovvio e può apparire scontato; noi stessi come Federazione abbiamo la possibilità di confrontarci e scambiarci idee, proposte, reasonings, meditazioni e materiale con fratelli lontani… l’unità di propositi e di visione può essere raggiunta con maggior facilità. Questo oggi può apparire come un dato scontato, a volte anche tanto scontato che può erroneamente apparire come una soluzione e un’alternativa alla livity sociale, ma non è sempre stato così, se pensiamo a ciò che si è dovuto fare per raggiungere lo stato attuale delle cose. HIM in questo discorso sottolinea proprio l’importanza di una rete di comunicazioni e telecomunicazioni funzionante e indipendente come uno punto di partenza necessario per raggiungere l’unità, e ciò testimonia ancora una volta, ovviamente, l’acume con cui il nostro Sovrano governò e condusse l’Etiopia.

A conclusione di questa parte della nostra newsletter, la rubrica divenuta ormai una certezza di queste pagine, il “diario di bordo” di un ideale treno per Tsion sul quale possiamo imbarcarci per seguire, giorno per giorno, ogni mese, Sua Maestà negli spostamenti e negli impegni che doveva compiere, realizzando così la regalità e la devozione con cui il Leone di Judah ottemperava ai suoi doveri istituzionali e non: parliamo dell’AllManActs.
Questo mese il nostro Presidente ci ha inviato la breve cronaca che riguarda il mese di marzo del 1969.

Siamo arrivati circa alla metà del percorso, è tempo di rifocillarci, è proprio il caso di dirlo, e di fare dunque una sosta in un angolo consueto, dove sempre ci attende Ras Julio con i suoi consigli e approfondimenti sui cibi e gli alimenti che possiamo e dobbiamo consumare, stagione per stagione, per mantenerci sani, vitali e energetici: ecco l’Ital corner “Let food be your medicine”... ciò di cui abbiamo bisogno, e che dobbiamo ricordare sempre!

Passando ora alla sezione delle news e degli aggiornamenti, che come vedrete questo mese è molto corposa (e di questo gioiamo con tutti voi, poiché significa che InI siamo stati tanto impegnati a vari livelli in diverse attività su tutto il territorio nazionale e non), vogliamo prima dare notizia che questa volta la rubrica del fratello Gabriel non ci sarà.

Il materiale che il brother ha fornito fino ad ora è stato utile e interessante, e di questo lo ringraziamo, in attesa di una riorganizzazione per tornare, tra qualche tempo, con dell’altro materiale da condividere, conoscere e su cui riflettere.
Lo stesso fratello però ha partecipato ugualmente alla stesura di questo lavoro, inviandoci il report delle attività che si sono svolte nella due giorni feltrina dedicata al memoriale di Adwa; i fratelli del posto infatti hanno organizzato e proposto a Feltre un fine settimana all’insegna della cultura, della fede e della musica etiopica e di InI… non aggiungo altro, vi lasciamo alla lettura di questo contributo, salutando e ringraziando i fratelli e sorelle sempre così operosi e attivi.

Continuando ancora, come annunciato nella newsletter del mese scorso, troviamo ora il report, che ci ha fatto giungere Ras Isi, dei tre fine settimana – 18\19 e 25\26 gennaio e 1\2 febbraio – in cui si sono svolte le celebrazioni per il ventennale della fondazione della Chiesa Tewahedo d’Etiopia a Roma, Chiesa frequentata da molti di noi, e che ha dato i sacramenti ad alcuni dei nostri pargoli. Ringraziamo il Signore per questa opportunità e questa benedizione, lasciandovi alle parole molto più adatte del nostro fratello.

Nel mese di febbraio, esattamente il 22, ha avuto luogo, come sapete, sempre a Roma, esattamente nella Sala del Carroccio in Piazza del Campidoglio, l’incontro in memoria del sacrificio e della lotta dei combattenti etiopi contro il fascismo: Ras Markos, che salutiamo e a cui diamo il benvenuto su queste pagine, ci ha inviato il suo report del “Giorno dei Martiri”, cui anche noi abbiamo avuto la gioia di partecipare, corredato da qualche foto testimonianza della giornata.

Avviandoci adesso alla conclusione di questo editoriale, al termine della nostra newsletter le ultime due notizie interessanti, che riguardano il progetto Youths of Shasha che l’associazione YOW sta portando avanti e che la nostra Federazione sta supportando:
la prima riguarda l’ennesimo viaggio che alcuni dei nostri fratelli e delle nostre sorelle hanno compiuto, sempre nel mese di febbraio, in terra d’Etiopia. Ras Julio, con il suo contributo, ci aggiornerà sulle attività che si sono svolte e sono state portate avanti lì, e sulle novità che si prospettano per il progetto, che speriamo il Signore voglia benedire e portare a compimento, come sempre ha fatto;
la seconda notizia riguardante “Youths of Shasha”, che è anche l’ultimo contributo delle nostre pagine - “the last but not the least” – è il report, inviatoci dalla sister Valentina, di una serata-evento che i fratelli di Perugia hanno organizzato Martedì 25 Febbraio, a sostegno e supporto del progetto suddetto, in cui c’è stata una cena, una proiezione e tante vibes. Non vi anticipiamo nulla, e salutando la sister, vi lasciamo finalmente alla lettura.
Nella speranza di non avervi annoiato, ribadendo la nostra gioia e l’onore che proviamo nel potervi presentare mese dopo mese questo umile lavoro, che senza l’aiuto e il sostegno e la partecipazione di tutti quelli che lavorano alla sua stesura non potrebbe mai vedere la luce, e che preghiamo sia gradito al Re e a tutti voi, vi ricordiamo che potete contattare la redazione all’indirizzo publicrelations@ras-tafari.com.

Un saluto, benedizioni e pace nel Nostro Signore e Salvatore, Ispiratore, Luce e Guida delle nostre esistenze, Via, Vita e Verità, Qadamawi Haile Selassie.

Glory HaileluJah

Bro Viktor

SALMO

Egziabher è il mio pastore: nulla mi manca.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome, Haile Selassie I.
Quand'anche camminassi nella valle dell'ombra della morte,
io non temerei alcun male, perché Tu sei con me;
il Tuo bastone e la Tua verga mi danno sicurezza.
Per me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.
Certo, felicità e grazia m'accompagneranno tutti i giorni della mia vita;
e io abiterò nella casa di Egizabher Amlak
per lunghissimi anni.
Selah




Sommario:

Intervista a Ras Immirù Haile Sellase
(II° parte)


La Percezione della Vittoria di Adwa in Etiopia

Apertura di biblioteche e scuole serali

Discorso ai giornalisti americani in visita

Unità africana e telecomunicazioni

ALL MAN ACTS

Let food be your medicine...

Report: Adwa victory memorial weekender

Report: Ricorrenza del Ventennale della Fondazione della Chiesa Ortodossa Tawahedo d’Etiopia in Roma “Santa Maria di Monte Sion”

Report: Giorno dei martiri

Report: YOW corso di basso a Shashamane

Report: Support Youths of Shasha
25 Febbraio 2014 @Kandinsky pub, Perugia




Intervista a Ras Immirù Haile Sellase
(II° parte)


Rilasciata nel 1960 ad Angelo Del Boca
In «Da Mussolini a Gheddafi. Quaranta incontri», Neri Pozza Editore, 2012

Grazie alla sua efficiente rete di informazioni, Ras Immirù aveva subito chiara la visione della manovra a tenaglia ideata da Badoglio, e decideva pertanto di ripiegare sul Tacazzè anticipando la mossa italiana. Ma per evitare che la ritirata si trasformasse in un disastro, a causa soprattutto dei martellamenti dal cielo, decideva di compiere lo sganciamento in due tempi. Mentre forti contingenti di truppe regolari sarebbero rimaste di copertura sulle alture fortificate di Adi Haimanal, di Coietzà, di Af Gagà, e avrebbero impegnato il 2°corpo d’armata, se Maravigna avesse deciso di attaccare, il grosso dell’esercito, con le salmerie e le donne, si sarebbe ritirato in buon ordine verso i guadi del Tacazzè, muovendosi di notte e su piste meno esposte all’osservazione aerea.

Badoglio non sospettava minimamente che Ras Immirù avesse intuito il suo piano e che avesse già predisposto ogni cosa per limitare i danni del ripiegamento. Incerto sul numero esatto degli avversari (cinquantamila o venticinquemila) e avendo ormai perso la speranza in una sollecita defezione del degiac Ajaleu Burrù, decideva di giocare la partita gettando nella battaglia dello Scirè due interi corpi d’armata, cioè quarantasettemila uomini, più tutta l'artiglieria disponibile, comprese alcune batterie da 149.

L'attacco veniva lanciato da Badoglio all'alba del 29 febbraio con i trentamila soldati del generale Maravigna, mentre i diciassettemila uomini del 4° corpo d’armata di Ezio Babbini minacciavano il fianco sinistro dello schieramento etiopico. Ma l’azione non si svolgeva come Badoglio aveva previsto. Anzitutto, il generale Babbini procedeva troppo lentamente attraverso l'Adi Abò e sarebbe giunto sul campo di battaglia 21 operazioni ormai concluse. Il secondo inciampo era causato dai soldati regolari di Ras Immirù, che si battevano splendidamente, assumendo spesso l'iniziativa. Lo stesso Badoglio era costretto a riconoscere «All’altezza delle alture di Haimanal, la “Gavinana” veniva improvvisamente attaccata da forti nuclei nemici, valutati in alcune migliaia di uomini, che, insinuatisi attraverso il terreno rotto e coperto, le cagionavano gravi perdite e cercavano di avvolgerle».1 E ancora: «Il nemico opponeva, fra le tredici e le diciassette, tenacissima resistenza e tentava, in forze, un contrattacco condotto da regolari, appoggiati da numerose armi automatiche»2. Con appena dieci - dodicimila uomini, senza artiglierie e senza aviazione, Ras Immirù teneva a bada per tre giorni un avversario numericamente tre volte superiore e capace di un volume di fuoco infernale se si considera che, durante lo scontro, le artiglierie hanno sparato ventunmila colpi, che sono state lanciate ottocentocinquantamila bombe a mano e consumato più di un milione di proiettili per fucile e armi automatiche, senza contare il concorso dei carri armati e dei reparti lanciafiamme, nonché il lancio, da parte dall'aviazione, di 247 quintali di bombe3. Anche l'entità delle perdite italiane era altissima: fra morti e feriti si contavano sessantatre ufficiali, ottocentonovantaquattro soldati italiani e dodici ascari eritrei.

Ed è soltanto nelle ultime ore del 2 marzo che gli italiani si accorgevano che Ras Immirù li aveva anche beffati. All’alba del 8 marzo, infatti, non solo non scattava la manovra a tenaglia, perché il generale Babbini era ancora a tre giorni di marcia dal luogo degli scontri, ma quando il 2° corpo d’armata di Maravigna riusciva a rimettersi in movimento, dopo un'intensa preparazione di artiglierie, si trovava di fronte il vuoto assoluto.

Nonostante Ras Immirù fosse riuscito a imporre la sua volontà e la sua bravura dalle prime fucilate del 29 febbraio alle ultime del 2 marzo, il costo delle operazioni era, anche per gli etiopici, altissimo. Secondo le stime di Badoglio, forse esagerate, Immirù avrebbe lasciato sul campo quattromila uomini e altri tremila a causa dei bombardamenti aerei nel corso del ripiegamento sul Tacazzè. Per vendicarsi della mancata vittoria sull'avversario, Badoglio lanciava infatti centoventi fra caccia e bombardieri all'inseguimento degli armati di Ras Immirù, e li tempestava con 636 quintali di esplosivi e di iprite, trasformando in un solo rogo i fianchi boschivi della valle del Tacazzè e «rendendo quanto mai tragica» precisava Badoglio «la situazione del nemico in fuga»4. Su questa tremenda marcia verso il Tacazzè e lo stesso Ras Immirù a raccontare: «Riuscii a condurre in salvo, al di la del fiume, circa diecimila uomini, ma erano talmente scossi e demoralizzati che non fui più in grado di tenerli insieme. Era mia intenzione organizzare la guerriglia fra i monti dello Tsellemti e del Semien, che si prestavano meravigliosamente allo scopo, ma quando ne parlai con il degiac Ajaleu Burrù, che era uno dei pochi capi che fossero rimasti in vita, non ne volle sapere e decise di ritirarsi con i suoi uomini e con quelli del fratello Admasù più indietro, nel Beghemeder. Ogni giorno che passava dovevo lamentare nuove perdite, provocate sia dalle incursioni aeree sia dalle diserzioni. Cosi, quando giunsi ai piedi del Ras Dascian, non mi restavano che trecento uomini, la mia guardia del corpo».

A fine marzo, anche nel resto dell’impero la resistenza era ormai alla fine. A difendere gli accessi alla capitale era rimasto soltanto l’Imperatore con trentunmila uomini e poche speranze. Il 23 marzo Hailé Selassiè inviava una lettera a Ras Immirù per invitarlo a unire le forze, ma la missiva imperiale non avrebbe mai raggiunto il destinatario perché cadeva nelle mani di Badoglio. Ras Immirù, all’oscuro della volontà dell’imperatore di battersi a Mai Ceu, per fermare l’invasore, proseguiva il suo ripiegamento muovendosi soltanto di notte perché l’aviazione italiana lo tallonava con implacabile costanza.

«Avevo urgenza di mettermi in contatto con l’Imperatore» racconta Ras Immirù, «e puntai su Dabat, dove c’era il telefono, ma stavo avvicinandomi alla città quando appresi che gli italiani erano alle sue porte. Allora decisi di proseguire per Gondar, ma anche questa città era stata occupata e poco mancò che cadessi prigioniero».

La diserzione, anche se tardiva, del degiac Ajaleu Burrù, aveva infatti consentito alla colonna Starace di raggiungere Gondar senza sparare un solo colpo di fucile. «Non mi restava dunque che raggiungere Debra Marcos» precisa Ras Immirù, «ma quando vi arrivai, dopo più di un mese di marcia, appresi che lIimperatore era stato sconfitto a Mai Ceu e che in seguito era andato a Gibuti, scegliendo la strada dell’esilio. Seppi anche che Addis Abeba stava per cadere e che nessuno l’avrebbe difesa. Allora radunai un po’ di uomini nei miei domini e mi preparai alla guerriglia».

Il governatore del Goggiam lasciava Debrà Marcòs verso la meta di maggio non appena aver appreso che, in seguito alla caduta di Addis Abeba, era stato costituito un governo provvisorio nella lontana Gore, capoluogo dell'Ilù Babor,e che a presiederlo era stato designato dall’Imperatore il presidente del Senato, il vecchio degiac Uolde Tzadek5. Con soli cinquecento uomini, e affrontando una nuova marcia di settecento chilometri, Ras Immirù raggiungeva Gore, dove si erano rifugiati gli uomini più vicini al regime del Negus, molti disertori eritrei e parte degli allievi ufficiali della Scuola militare di Oletta. «Questi ultimi» precisa Ras Immirù «erano impazienti, volevano a tutti i costi battersi, ma io che avevo ormai una lunga esperienza di guerra contro gli italiani ritenevo che fosse una follia e che fosse preferibile sconfinare nel vicino Sudan in attesa di tempi migliori. Anche perché a Gore, per quanto fossimo in comunicazione, attraverso Gambela, con il mondo esterno e persino con Londra, continuavamo a non ricevere aiuti, e nemmeno le munizioni indispensabili per proseguire nei combattimenti». Tanto Ras Immirù quanto il degiac Uolde Tzadek erano inoltre persuasi che non fosse possibile preparare una controffensiva partendo dall’Ilil Babor, una regione abitata dai Galla e perciò del tutto ostile, e informavano l'Imperatore, che nel frattempo si era rifugiato in Gran Bretagna, come ogni tentativo di rivincita fosse destinato a fallire. Ma Hailé Selassiè, nonostante fosse stato abbandonato al Suo destino dalla Società delle Nazioni, e l’Inghilterra si limitasse a concedergli un’avara ospitalità, premeva per un’ulteriore resistenza e chiedeva al cugino un ultimo sforzo: impedire agli italiani l’avanzata nelle regioni dell’Ovest e, se possibile, in un secondo tempo, marciare su Addis Abeba.


1Badoglio, La guerra di Etiopia, cit., p. 142
2Ibidem, p. 144
3Per una dettagliata ricostruzione della battaglia dello Scirè si veda Del Boca, Gli italiani in Africa Orientale, pp. 588-601.
4Badoglio, La guerra d’Etiopia, Cit., p. 146
5Per le vicende del governo provvisorio di Gore si veda A. Del Boca, Gli italiani in Africa Orientale. La caduta dell’impero, Laterza, Roma-Bari 1982, pp. 26-38.

Sis Valentina A.

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La Percezione della Vittoria di Adwa in Etiopia


Gli Americani hanno la loro Trenton, nel New Jersey e Gettisburg nella Pennsylvania; i Britannici hanno la loro Trafalgar ed i Russi la loro Boltava e Stalingrado. Gli Etiopi hanno Adwa.

Quando si parla della battaglia di Adwa con un Etiope, si fa riferimento all’intera vicenda delle relazioni Italo-Etiopiche. Quella storica battaglia vinta dagli Etiopi il primo Marzo 1896 demarca un elevato significato nell’affascinante dramma della lotta dell’Etiopia moderna per la liberazione dall’invasione e dai tentativi di conquista. Per tale ragione il 1° di Marzo resta una delle Grandi Giornate nazionali del Paese di Taitù.

Cinquantasei anni fa1 in questo giorno l’Imperatore Menelik II respingeva il tentativo di invasione sul campo di battaglia. Era nei piani degli Italiani usare l’Eritrea come un avamposto per la conquista dell’Etiopia con la forza delle armi, ma questa battaglia li fece ritirare sulla costa del Paese, nei loro insediamenti in “Medra Bahr” che loro avevano chiamato Eritrea. Da quando era fallito lo schema diplomatico2, Roma aveva cominciato avidamente a cercare di risolvere la questione militarmente. Così furono inviati ordini al Generale Baratieri dal Primo Ministro italiano, il Conte Crispi, per adottare misure più energiche. Tali misure significavano la guerra. L’Imperatore Menelik aveva comunque dichiarato prima che ciò avvenisse: “Il nemico sta avanzando e spargendo desolazione nella nostra Terra. Con l’aiuto della Trinità ho deciso di difendere la Terra dei nostri padri e di respingere con le armi quest’invasore che non vuol sentire ragioni. Che i forti mi seguano e coloro che sono deboli preghino per noi e per il successo delle nostre forze”.

Nell’eseguire gli ordini del suo Governo, il Generale Baratieri avanzava, mirando a porre in atto più “energiche misure”. Egli dapprima ricorse ad uno stratagemma; sapendo che il primo di Marzo è il giorno di festa dedicato a San Giorgio, il Santo Patrono dell’Etiopia, e quindi una delle maggiori festività religiose, e che i soldati di Menelik sarebbero stati esentati (dai loro compiti) ed avrebbero osservato la ricorrenza recandosi nelle Chiese, Baratieri ammassò le sue truppe sin dalla notte precedente sulla destra e sulla sinistra nelle vicinanze delle alture di Raio ed occupò i passi strategici di Rabbi Arienni e di Erara.

Gli Etiopi stavano fiutando il pericolo e le loro truppe, in dispiegamento, stavano preparandosi a difendere la loro terra in piena conformità con gli ordini di Menelik II. I soldati del Re Teklahaymanot del Gojjam stavano avanzando sugli Italiani dalla parte destra della linea di battaglia; la fiera cavalleria di Ras Mikael era situata al centro; e sulla sinistra i Ras Mengasha e Alula presero posizione sul nemico; sulle alture circostanti vi erano gli osservatori di Ras Makonnen. L’Imperatore Menelik e l’Imperatrice Taitu avevano posizionato il loro accampamento non distante dalle rovine di un vecchio monastero portoghese; mentre Ras Makonnen, Comandante in capo di tutte le forze Etiopiche, restava in attesa nella città di Adwa.

L’improvviso frastuono delle artiglierie italiane la mattina del 1° marzo risveglio Menelik ed i suoi uomini, che si trovavano a messa e nei recinti delle chiese, e la famosa battaglia ebbe inizio. Il risultato fu che 6.000 fra gli uomini del Generale Baratieri furono uccisi, 4.000 furono fatti prigionieri, 11,000 fucili italiani e tutta l’artiglieria di Baratieri, rifornimenti e mezzi di trasporto, così come le munizioni ed i viveri che erano stati lasciati nelle vicinanze di Enticciò, caddero nelle mani degli Etiopi. Inoltre, il Generale italiano Baratieri, tanto si era dimostrato impotente davanti alla destrezza di Ras Makonnen e di Menelik, che lui e le sue truppe furono circondati poche ore dopo l’inizio della battaglia. Mettendo in atto lo scontro finale contro di lui, l’Imperatrice Taitu in persona guidò i suoi uomini contro lo stesso Baratieri e contro il Generale Albertoni che furono costretti ad arrendersi ad una donna!

Gli Etiopi provano un notevole senso di orgoglio in ragione di questo evento nella propria storia. Essi sentono che la battaglia fu combattuta per essere vinta e per preservare la loro sicurezza nazionale. Dalla sua restaurazione nel 1941, in ogni anniversario della grande battaglia di Adwa, gli Etiopi riflettono profondamente sulla disgrazia che li ha condotti ad un’invasione e ad un’occupazione che ad Adwa si era combattuto per prevenire. Loro ricordano che in ambedue le occasioni furono costretti a combattere in difesa della Nazione e soppesano le cause delle loro sconfitte nelle battaglie del 1935 e del 1936. La battaglia di Adwa accende la loro immaginazione, agisce come promemoria di ciò che i loro padri ebbero di fronte e di come affrontarono ciò valorosamente e di come rivolgere i loro cuori nell’esser pronti a fronteggiare tutte le situazioni che sorgano nei loro combattimenti spirituali e materiali. Queste sono alcune delle ragioni per cui il 1° Marzo rimane una ricorrenza segnata in rosso nella vita nazionale dell’Etiopia.


1Il testo dal quale l’articolo è stato tratto e tradotto è stato pubblicato nel 1952.
2Qui si fa riferimento al trattato di Wucciale, con il quale gli italiani cercarono con l’inganno di limitare a loro vantaggio la sovranità del Governo Etiopico.

L’articolo è un estratto dal testo di David Abner Talbot dal titolo “Contemporary Ethiopia”, capitolo “Ethiopia’s Letter Red Days”.

Bro Ghebre Sellassie


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Apertura di biblioteche e scuole serali


… La lealtà ispira la comprensione, e la comprensione la cooperazione; queste sono le più evidenti prove di forza. Ma le solide fondamenta di tutto ciò poggiano sull’educazione. E’ l’educazione che permette alle persone di vivere insieme, e le tiene lontane dalle insidie dell’immoralità, e induce il rispetto per la legge. In verità il raggiungimento di questi alti scopi è basato sull’educazione, sull’aiuto alle persone affinché vivano insieme, per evitare la debolezza, l’immoralità e l’illegalità …


Quando abbiamo fondato la Biblioteca Nazionale Etiopica il Nostro desiderio era che la Biblioteca potesse avere molte filiali nelle province e nei distretti; essendo necessario aumentare le biblioteche per far aumentare il numero di lettori, oggi inauguriamo questa (biblioteca, ndt) così che possa essere una comodità per coloro che hanno raggiunto stati avanzati nella loro educazione, e la scuola serale con essa, per coloro che desiderano proseguire ulteriormente negli studi.

Questa Biblioteca e questa Scuola Serale sono pensate per chi è attualmente fuori dal raggio del Collegio Nazionale dell’Educazione, che sta destinando i propri sforzi all’educazione dei giovani. Ci piacerebbe assicurare loro che utilizzando queste strutture, con duro lavoro, essi potranno migliorare la propria istruzione e recuperare in gran parte il tempo perso a causa dell’inevitabile interruzione dei propri studi.

Con duro lavoro e ambizione gli esseri umani possono raggiungere ogni risultato. Com’è essenziale che i giovani inizino la loro scolarizzazione prima dei sette anni, così è altrettanto essenziale che gli adulti la concludano prima dei cinquanta anni, e traggano beneficio da ciò.

La padronanza dell’arte dell’apprendimento non è mai negata a chi si dedica allo studio; dovete realizzare che l’istruzione di un singolo avvantaggia anche il suo Paese: non conduce all’incuria nei confronti delle tradizioni della vostra nazione né all’incuria della vostra fede in Dio; ciò può avvenire solo come risultato di una condotta malvagia.

Se i giovani e gli adulti, entrambi, riflettessero seriamente sulla loro istruzione e lavorassero assiduamente, sarebbero insieme di grande supporto per il proprio Paese. Dunque, lavorate duramente e costruttivamente; se impegnate il tempo da dedicare alle scuole serali in altri luoghi di poco valore, capite che state rincorrendo fantasmi e seguendo un sogno illusorio.

Il nome di questo Istituto, “La Tua Luce sta splendendo oggi”, è ispirato ad una citazione dal Vangelo di S. Luca, cap. 19, verso 42 e 45 che parla delle opportunità di ognuno:
“Se avessi compreso anche tu, in questo tuo giorno, le cose che sono per la tua pace! Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi …”.
Questo nome è stato scelto per ispirare il tipo di lavoro e la misura del risultato che da qui dovrebbe fluire. Ringraziamo anticipatamente il Direttore e gli insegnanti, confidando che essi possano realizzare le nostre speranze.

30 Marzo 1948

Selected Speeches of H.I.M. Haile Selassie I”, pagg. 68\69

Bro Viktor

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Discorso ai giornalisti americani in visita


E ' un grande piacere per noi ricevere questa numerosa delegazione di giornalisti Americani. Consideriamo la vostra visita come manifestazione di interesse per la sfida che l'Africa ha da così a lungo presentato al mondo, una sfida a rispettare i principi di libertà, Diritto internazionale, non intervento, rispetto reciproco e progresso, una sfida, inoltre, che, per troppi decenni non è stata ascoltata. Per anni, come Sovrano di uno dei più antichi e rari Stati indipendenti su questo Continente, siamo stati chiamati da eventi storici ad insistere, talvolta quasi da solo, in difesa di tali principi . Noi, pertanto, consideriamo la vostra presenza qui oggi come manifestazione dell’incoraggiamento che ora arriva da tutte le parti del mondo, a coloro che hanno combattuto e che continuano a lottare per quegli ideali e principi .

La libertà in Africa, come la storia del Nostro Regno, crediamo, dimostri, significa una lotta implacabile ed incessante contro il colonialismo. Nell’arco della Nostra vita, l'Etiopia è stata chiamata due volte a difendere la sua secolare indipendenza contro l'invasione . La vittoria di Adwa ci diede soltanto una tregua, durante la quale le forze imperialiste organizzarono i loro piani e le loro forze per attaccarci ancora una volta . Come prima ad Adwa nel 1896, così l'Etiopia nel 1935, sotto il Nostro governo, intraprese senza assistenza una lotta implacabile contro forze superiori. Molte furono le occasioni in cui, prima e durante gli anni della veglia solitaria all'estero, gli interessi imperialisti hanno tentato di portare Noi e la Nostra gente ad abiurare e ad abbandonare la Nostra alta causa. Non hanno neanche esitato ad utilizzare fratelli e territori vicini, come la Somalia, come basi per gli attacchi alla Nostra indipendenza, anche se molti di questi fratelli hanno combattuto al nostro fianco contro l'imperialismo.

Noi e la nostra gente abbiamo respinto questi tentativi e così, in una fase critica della storia del mondo, abbiamo contribuito a difendere la causa della libertà dell'Africa . Tuttavia, anche rivendicando la Nostra libertà, la lotta non era ancora stata vinta. Interessi personali hanno continuato (ad operare) nell’impedire il ritorno in Etiopia di terre e popolazioni strappate via dall’aggressione colonialista, così come il suo accesso al mare. Oggi, in questa regione, come altrove in Africa, questi interessi cercano, attraverso la "Balcanizzazione ", di consolidare le loro posizioni sotto l'apparenza di una coalizione delle forze nazionali .

Liberazione Africana

Tuttavia, con la vittoria, ed anche se restava ancora molto da compiere, abbiamo rivolto i nostri sforzi per promuovere la causa della libertà degli altri (Stati) in questo Continente. Abbiamo ritenuto importante che i Nostri fratelli in Africa raggiungessero la libertà e l'indipendenza senza i sacrifici crudeli e le sofferenze che Noi abbiamo conosciuto. Tuttavia, l’offerta di tale assistenza ad altri è stata attorniata da tante difficoltà. Alla fine della Guerra, come del resto, per decenni prima della Guerra, l'Etiopia era ancora totalmente circondata da territori coloniali, fino addirittura ad essere tagliata fuori dal mare. Gli interessi coloniali avevano così costruito una barriera per separare Noi dal resto dell'Africa. Nonostante questi ostacoli, abbiamo contribuito, come stiamo oggi contribuendo, al movimento per la liberazione di tutti i popoli Africani. Per anni, quindi, abbiamo impiegato i nostri sforzi per testimoniare alle Nazioni Unite e altrove, per portare le nazioni del mondo alla consapevolezza che il colonialismo non è più possibile sul Continente Africano .

Così, sola nel 1886, sola nel 1925, sola nel 1935 e sola a Ginevra nel 1936, l'Etiopia ha combattuto per quei principi di libertà, indipendenza, integrità territoriale, non- intervento e sicurezza collettiva che sono diventati oggi i precetti impliciti su cui le Nazioni Unite sono fondate e che, attraverso questa lotta, hanno così contribuito in maniera sostanziale al conseguimento dell’indipendenza e della fine del colonialismo in Africa. Anni fa, abbiamo preso l'iniziativa nello spingere per l’adozione di misure attive, per la libertà e l'indipendenza di quei membri che oggi sono onorevoli Membri delle Nazioni Unite.

Dal momento che la libertà politica non può essere garantita senza l’indipendenza economica, questa lotta è stata lunga e, a volte, amara. Gli ostacoli economici sono impressionanti, per non parlare dell’opposizione politica che questi ostacoli economici di fatto supportano. L’opposizione dividerebbe i paesi dell'Africa, approfittandosi della loro vulnerabile posizione economica presente, al fine di promuovere obiettivi politici .

Siamo fiduciosi che, agendo in concerto tra di loro, i popoli Africani saranno in grado di costruire una comunità duratura unita da solidi legami economici e politici . Tuttavia, è importante che le opportunità di consultazione siano ampliate al massimo. Per questo motivo, l'Etiopia è stata un convinto sostenitore di ogni conferenza degli Stati Africani Indipendenti. Riteniamo che, attraverso la consultazione e la cooperazione tra Stati indipendenti, la chiarezza e la forza degli ideali di libertà possano essere preservate al meglio . Addis Abeba è stata teatro di molte conferenze dei paesi Africani, e, nel Giugno di quest'anno, la seconda Conferenza degli Stati africani Indipendenti si svolgerà nella Nostra Capitale, e sarà seguita da una serie di altri incontri Africani .

Visita significativa

Inoltre, negli ultimi anni, abbiamo viaggiato personalmente nel vostro grande paese, in Europa, Estremo Oriente e Medio Oriente, al fine di perorare la causa della libertà in Africa . Ora siamo impegnati in una serie di visite ai paesi indipendenti dell'Africa in modo da aiutare a rafforzare le basi di collaborazione che sono così necessarie per il raggiungimento di tali obiettivi. Nell'unire i nostri sforzi, dobbiamo allo stesso tempo, essere pronti a mettere insieme le nostre energie e risorse per contribuire alla creazione di un programma Africano di aiuto reciproco. Ad esempio, gli Stati Africani indipendenti hanno l'obbligo di aprire le loro istituzioni educative agli studenti provenienti da tutti i paesi africani. Abbiamo, a tal fine, già stanziato non meno di 250 borse di studio. Si spera che la nostra Università di Addis Abeba potrà svolgere un ruolo sempre più importante in questo grande sforzo Africano. Questo è un campo in cui contributi stranieri disinteressati sarebbero di inestimabile valore nell'avvicinare popoli di Continenti lontani. Allo stesso modo, è essenziale che siano disponibili risorse di capitale per consentire lo sviluppo industriale che è essenziale per il mantenimento dell'indipendenza politica ed economica. È un dato di fatto che troppi Paesi agricoli, oggi, non riescono a comprendere che una misura di sviluppo industriale ed una struttura industriale costituiscono una salvaguardia necessaria dell'autonomia economica e, conseguentemente, di indipendenza politica. Crediamo fermamente che il capitale e le abilità straniere possano, senza compromettere la politica o l'indipendenza economica, al contrario, nel supportarle, dare un profondo contributo al progresso e al benessere dei popoli Africani. In questa situazione, la più grande Potenza industriale oggi dovrebbe essere attenta ad incrementare la misura dei suoi investimenti nelle economie Africane.

C'è da sperare che, con una maggiore conoscenza degli affari Africani che la vostra visita a questo Continente certamente assicurerà, e con una più acuta comprensione del movente e degli ideali che oggi stanno ispirando tutti gli Africani, potrà risultare possibile aprire una nuova era di progresso materiale, nonché politico e spirituale per il benessere dell'umanità .

14 Marzo 1960

Sis Tseghe Selassie

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Unità africana e telecomunicazioni



...L’espansione e il miglioramento della rete di telecomunicazioni inter-africana è una delle necessità basilari per raggiungere l’obiettivo dell’unità Africana; se consideriamo lo stato attuale delle telecomunicazioni in Africa notiamo che quando qualsiasi nazione africana comunica con un’altra nazione africana per telefono o per telegramma, spesso ciò avviene attraverso centri di smistamento\transito situati fuori dal continente.

Questi circuiti sono, di conseguenza, costosi, e spesso tecnicamente inservibili, e certamente non rapidi. Se questa situazione non verrà corretta nel prossimo futuro, il progresso dell’Africa in tutti i campi sarà seriamente compromesso.

La comunicazione rapida tra i Paesi africani è uno dei più importanti strumenti grazie ai quali possiamo promuovere lo sviluppo in Africa; deve essere ricordato che abbiamo discusso di questi problemi varie volte, ma l’atteso progresso delle comunicazioni interafricane non è stato raggiunto.

Si ritiene che voi siate qui oggi per discutere collettivamente il Piano Africano per le Telecomunicazioni di Dakar del 1962, e il Piano Mondiale per le Telecomunicazioni di Roma del 1963 e i metodi con i quali si possa raggiungere la realizzazione di questi progetti. Portare a compimento immediatamente questi piani su base continentale richiederà inevitabilmente investimenti davvero forti; probabilmente in questo modo sarà necessario realizzarli passo dopo passo, in accordo con le nostre capacità economiche.

Noi, dunque, speriamo che voi compiate sforzi seri per realizzare il vostro obiettivo e raggiungere una soluzione vincente, e che questa conferenza segni una pietra miliare nello sviluppo delle comunicazioni africane.

8 Marzo 1966

Selected Speeches of H.I.M. Haile Selassie I”, pagg. 574\575

Bro Viktor

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ALL MAN ACTS
Brevi Cronache Sommarie del Regno del Figlio dell’Uomo


Marzo 1969, anno 1962 del calendario etiopico e 77.mo della Nascita di S. M. I. Hayle Selassie I.

1 marzo – La Addis Abeba Bank apre la sua 10.a filiale ad Assab.

2 marzo – La nazione celebra il 73° anniversario della battaglia di Adua. – S.M. l’Imperatore riceve il gen. Thomas J. Conway, comandante in capo delle forze USA in Africa, nel Medio Oriente e nell’Asia meridionale. – Giunge S. A. R. il Principe Filippo, duca di Edimburgo, per una settimana durante la quale visiterà parchi e riserve nazionali. Si apre un seminario sui problemi della nutrizione a cui partecipano 16 nazioni della regione del Mediterraneo orientale, patrocinata dalla WHO.

6 marzo – Il Sovrano offre un ricevimento in onore dei delegati alla conferenza sulla nutrizione dei bambini. – Il segretario generale dell’OUA, Diallo Telli, parte per Algeri per partecipare alla conferenza dei ministri del lavoro africani.

7 marzo – Il Sovrano ordina la riapertura dell’università della capitale e delle scuole secondarie chiuse per disposizione del Governo una settimana fa. – S. M. l’Imperatore invia un telegramma di felicitazioni al dr. Gustav Heinemann, per la sua elezione a presidente della Germania occidentale. – Nel pomeriggio il Monarca riceve il signor Florez Estrada, inviato speciale del Governo spagnolo, discutendo con lui gli ultimi sviluppi della Guinea equatoriale. – Il Consiglio dei Ministri discute per tre ore ed approva il bilancio per l’anno 1969/70.

8 marzo – S. M. l’Imperatore invia un telegramma al segretario generale dell’ONU, U Thant, sulla situazione creatasi nella Guinea equatoriale. – Rientra dall’Europa S. A. I. il Principe ereditario Merid Asmac Asfa Uossen accompagnato dalla consorte S. A. I. la Principessa Medferiasc Uorch Abebe. – Il Principe Filippo visita la base dell’aviazione militare di Debre Zeit. – Il Governo Imperiale e la Santa Sede si sono accordati di costituire le rispettive missioni a livello di Ambasciata. La Legazione etiopica è elevata ad Ambasciata mentre l’Internunziatura apostolica è costituita a Nunziatura.

10 marzo - Il Consiglio dei ministri si riunisce per due ore, discutendo un progetto legislativo sulle miniere inteso a promuovere nel Paese lo sfruttamento delle risorse del sottosuolo. – Giunge in Etiopia il nuovo ambasciatore della Finlandia Joel Allan Pekuri.

12 marzo – Viene danneggiato seriamente all’aeroporto di Francoforte un aereo Boeing 707 dell’EAL. – Giunge per tre giorni una missione economica e commerciale senegalese, guidata da Henry Charles Gallenga, presidente della Camera di Commercio e Industria del Senegal. – La Repubblica federale tedesca dona 30.000 dollari in equipaggiamento medico e tecnico all’ospedale Haile Selassie I.

13 marzo – L’Imperatore concede udienza alla missione economica e commerciale del Senegal. – Un non ben identificato “Fronte siriano per la liberazione dell’Eritrea” si addossa la responsabilità del danneggiamento dell’aereo occorso ad un Boeing 707 dell’EAL a Francoforte. L’atto di terrorismo viene condannato dal Ministero degli Affari Esteri. – Vengono invitati a lasciare il territorio nazionale due cittadini sovietici e tre cecoslovacchi per azioni sovversive nel Paese. – Giunge in Etiopia un esperto italiano nell’allevamento del bestiame, il dr. Siro Parenti.

14 marzo - La CAA etiopica invia un messaggio all’ICAO sollecitando una condanna dell’atto di sabotaggio perpetrato contro un aereo di linea dell’EAL.

15 marzo – S. M. I. Haile Selassie I pone la prima pietra del nuovo complesso della YWCA nella capitale. – Il ministro dello Sviluppo comunitario e Affari sociali, Ghetahun Tesemma, rientra da Algeri dalla conferenza dei ministri del Lavoro africani. – Giunge in Etiopia il nuovo ambasciatore belga, conte Philippe de Liedekerke.

17 marzo – Il ministro delle Comunicazioni e presidente del “board” dei direttori dell’EAL, Ammanuel Abraham, invia al direttore della IATA, Knut Hammarksjold, un telegramma di condanna all’atto vandalico commesso verso un jet dell’EAL a Francoforte. – Di analogo tenore è un altro telegramma inviato alla ICAO dall’amministratore del dipartimento dell’Aviazione civile, Hailu Alemayehu. – Si apre una riunione regionale ad alto livello sul ruolo della donna nello sviluppo economico nazionale a cui partecipano 30 paesi africani.

18 marzo – S.M. l’Imperatore riceve le credenziali del nuovo ambasciatore finnico, Joel Pekuri. – Successivamente il Monarca riceve le credenziali del nuovo ambasciatore della Tailandia Banbhot Banich Supapol. - S. A. il Ras Asrate Cassa, governatore generale dell’Eritrea, dona all’università di Asmara un consistente numero di libri.

19 marzo – L’Imperatore concede udienza al direttore amministrativo della H.V.A. (Etiopia), J. M. Prakken, il quale si congeda dal Sovrano per aver concluso il suo incarico nel Paese. – Viene consegnata al signor Prakken, a nome dell’Imperatore, la onorificenza dell’Ordine di Menelik da Yilma Deressa, ministro dell’Industria, Commercio e Turismo.

20 marzo – Si celebra la Giornata per l’eliminazione della discriminazione razziale.

22 marzo – Alla presenza di S. A. il Ras Asrate Cassa, governatore generale dell’Eritrea, e delle più alte cariche della provincia si svolge una massiccia manifestazione popolare di protesta contro l’interferenza siriana negli affari interni del Paese, culminata con il sabotaggio all’aereo EAL a Francoforte. Si chiedono dal popolo drastici provvedimenti. – Giunge in Etiopia il nuovo ambasciatore sovietico, A. D. Chiborin. – Si inaugura a Nazareth una nuova filiale della Addis Abeba Bank.

24 marzo – S.M. l’Imperatore accoglie le proteste della popolazione del Governatorato Generale dell’Eritrea, assicurando l’adozione di drastiche misure per l’interferenza siriana. Una dimostrazione di massa si verifica inoltre nel Governatorato Generale del Tigrai.

25 marzo – Il Sovrano concede udienza al presidente del corpo governante la ILO, George Weaver. – Successivamente viene ricevuto dall’Imperatore l’arcivescovo greco, S. G. Methodios Fuyas, e l’arcivescovo armeno, S. G. Sion Manangian. Il primo consegna un messaggio del patriarca greco in Alessandria, Nicola VI. – Sempre nella mattinata l’Imperatore concede udienza al signor Jamieson, direttore generale della commissione ONU sui rifugiati. – Nel pomeriggio il Sovrano offre un ricevimento ai partecipanti al seminario sul ruolo della donna nello sviluppo nazionale. – S. M. I. Haile Selassie I dichiara che l’interferenza siriana negli affari interni dell’Etiopia non può essere sopportata più a lungo e che verranno adottate in un immediato futuro tutte le misure necessarie. – L’Ambasciata dello Yemen condanna l’interferenza siriana negli affari interni etiopici. – Dimostrazioni popolari avvengono in tutto l’Impero condannando l’atto di terrorismo contro l’aereo dell’EAL e l’interferenza siriana negli affari interni dell’Etiopia.

26 marzo – Il Sovrano invia formale assicurazione al presidente della Guinea equatoriale, Francisco Macias, che il Governo spagnolo rispetterà gli accordi di assistenza tecnica sottoscritti con il Paese, malgrado gli attriti esistenti. Le assicurazioni spagnole sono fornite all’Imperatore dall’inviato speciale della Spagna, Florez Estrada.

27 marzo – S. M. l’Imperatore riceve le credenziali del nuovo ambasciatore belga, conte Philippe de Liedekerke, - Successivamente il Sovrano riceve le credenziali dell’ambasciatore dell’URSS, A. D. Chiborin. - L’Imperatore dichiara che l’Etiopia è forzata a prendere le necessarie misure contro l’interferenza siriana negli affari interni del Paese. – Il Sovrano offre nel pomeriggio uno champagne-party ai partecipanti alla conferenza di ALERT che si apre oggi. – Il prof. Ferguson, coordinatore americano dei soccorsi USA alle vittime del Biafra, loda gli sforzi di S.M. l’Imperatore diretti in questo senso. – Centoventi dottori americani giungono in Etiopia per tre giorni in visita di studio.

28 marzo – Il Sovrano invia un telegramma di condoglianze al presidente degli USA, Richard Nixon, ed alla vedova signora Mamie Eisenhower, per la morte del gen. D. D. Eisenhower. – L’Imperatore riceve il prof. Ferguson, coordinatore del soccorso USA alle vittime del conflitto nigeriano. – La CELU condanna l’atto di terrorismo contro il Boeing 707 EAL perpetrato a Francoforte. Il consolato generale della Repubblica dello Yemen meridionale condanna l’atto vandalico contro l’aereo dell’EAL. – L’OUA sottoscrive l’accordo di cooperazione con l’agenzia internazionale per l’energia atomica IAEA.

29 marzo – S. M. I. Haile Selassie I riceve un gruppo di studenti ed accetta il loro appello ordinando al Consiglio dei governatori dell’università Haile Selassie I di rivedere i casi di tutti gli studenti espulsi e sospesi in relazione alle recenti agitazioni. - Un grave terremoto colpisce Sardò e le zone circostanti facendo 24 vittime, 163 feriti e 300 senza tetto.

30 marzo – Giunge in Etiopia il Primo ministro britannico, Harold Wilson, proveniente da Lagos, per discutere con S. M. l’Imperatore la questione nigeriana alla luce di quanto ha osservato direttamente in Nigeria.


Bro Ghebre Sellassie

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Let food be your medicine...


LA CIPOLLA

Benvenuti Fratelli e Sorelle in questo mese di Marzo, dove la natura incomincia a volgere le spalle all’inverno orientandosi verso la calda stagione così tanto attesa.

In questo periodo di passaggio abbiamo i nostri giardini ed orti ancora un po’ in preda al ‘sonno’ invernale ma bastano pochi gradi in più e qualche ora di sole per permettere alle nostre piante e semi di incominciare il loro ciclo.

Tra i primi prodotti dell’orto che andremo a raccogliere in questo mese troviamo sicuramente la CIPOLLA, che dopo circa quattro mesi dalla semina autunnale sarà pronta e matura per le nostre tavole e per la nostra dieta stagionale.

img Infatti la Cipolla, una pianta erbacea bulbosa appartenente alla famiglia delle Liliacee, è conosciuta e usata sin dall’antichità grazie al suo sapore speziato e alle sue proprietà terapeutiche. Si dice che fosse in uso frequente presso gli Egizi ed in Africa, in seguito tra Greci e Romani considerata spesso come una sorta di panacea.

È un ortaggio ricco d’acqua (circa il 90%), che predilige i terreni esposti al sole e ben carichi di sostanze nutritive. Contiene un alto tasso di carboidrati, fibre, l’1% di proteine e molte vitamine del gruppo B ( B1, B2, B3, B5, B6, B9), D, E ed infine la provitamina A. è notevole la presenza abbondante di sali minerali e precisamente: manganese, fosforo, potassio, sodio, zolfo, zinco, ferro, rame, calcio, nichel, iodio e selenio tutti estremamente utili in questo periodo di passaggio tra la stagione fredda e quella primaverile per assicurare all’organismo la giusta protezione e carica energetica proprio quando deve affrontare sbalzi di temperatura e condizioni climatiche che spesso possono debilitare o minacciare lievemente la nostra salute ed il nostro equilibrio psicofisico.

Oltre a questi componenti la cipolla contiene altre sostanze non meno importanti come l'olio essenziale ( simile a quello contenuto nell'aglio), acido fosforico e citrico, vari enzimi e flavonoidi che promuovono anche un’ azione diuretica e la glucochinina, un ormone vegetale, che possiede una forte azione antidiabetica. Sono veramente tanti gli impieghi terapeutici di questa pianta così comune ma così preziosa.

In dermatologia, può essere utilizzata come antibiotico, antibatterico, semplicemente applicando il succo sulla parte da disinfettare; ha grandi proprietà espettoranti: specialmente unito al miele è un decongestionante della faringe, i gargarismi con succo di cipolla sono particolarmente indicati in caso di tonsillite e il succo è anche molto utilizzato come diuretico e depurativo. Viene anche consigliato come fluidificante del sangue a coloro che soffrono di trombosi ed eccessiva coagulazione del sangue.

img E’ molto importante anche l’utilizzo per migliorare la digestione: in questo caso si consiglia di consumare la cipolla cotta che è sicuramente più tollerabile anche se ha minori proprietà nutritive rispetto a quella cruda che può essere assunta facilmente da coloro i quali non hanno particolari problemi di bruciori allo stomaco.

Notevole è l’azione ipoglicemizzante: abbassando infatti il livello di glucosio nel sangue permettono di ridurre le dosi di insulina a chi ne ha bisogno.

Di questa pianta si conoscono anche le virtù benefiche in omeopatia: infatti è indicata in caso di raffreddore, per contrastare la fastidiosa secrezione nasale che lo accompagna, specialmente se sussiste anche il fenomeno della lacrimazione.

La cipolla contiene inoltre sostanze ad effetto antibiotico e antibatterico, come dicevamo è un ottimo disinfettante, per uso esterno oltre che come disinfettante in caso di escoriazioni possiamo impiegare la cipolla per curare foruncoli, verruche, scottature ed ascessi.

Ma non solo: la cipolla viene utilizzata nella cura dell'arteriosclerosi, dell'ipertensione, per problemi all'apparato urinario (infezioni), grazie nuovamente alle sue proprietà diuretiche e depurative.

Grazie alle sue proprietà antibatteriche in fitoterapia è molto utile nella cura delle infiammazioni alle vie respiratorie e delle influenze in generale.

La cipolla viene quindi maggiormente consigliata per:  problemi ai bronchi, affaticamento, reumatismi, diarrea, raffreddori, disturbi alla prostata, emorroidi, diabete, laringiti ed infezioni intestinali.

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La cipolla è un ottimo rimedio naturale per ridurre la quantità di colesterolo nel sangue aumentando invece il colesterolo ‘buono’.
La World Health Organization consiglia infatti la cipolla per coloro che hanno scarso appetito e per prevenire addirittura l’arteriosclerosi.
La quercitina contenuta in questi ortaggi riduce e blocca la progressione di tumori e aiuta ad abbassare la pressione alta.

Anche secondo la Medicina Tradizionale Cinese le cipolle e le cipolline fresche promuovono calore disperdendo il freddo nel corpo, combattono la secrezione, la congestione e sono ottime per rilassare i muscoli.

Un ottimo preparato contro il raffreddore invernale e primaverile e composto da una miscela di cipolline fresche, zenzero e zucchero di canna ( possibile aggiungere il miele per potenziare ed incoraggiare il fluire del Qi, alcuni esperti infatti suggeriscono di estrarre succo di cipolla e condirlo con miele per una cura di due o tre cucchiaini al giorno per tre settimane per combattere virus.)

Sono ottime per lo stomaco e i polmoni perché aiutano la digestione e distruggono i batteri delle alte e basse vie respiratorie.

Essendo però un alimento che stimola calore, dovranno essere mangiate in piccole quantità o addirittura evitate da coloro che presentano già condizioni di eccessivo calore nel corpo (acidità di stomaco, reflusso gastrico, stitichezza, ulcere in bocca, sogni eccessivamente vividi, insonnia).

Infine è consigliabile mangiare la cipolla cruda per preservarne le qualità, infatti quando tagliamo una cipolla cruda, a causa dell’ allinasi, vengono a formarsi alcuni composti a carattere instabile che tendono a degradarsi velocemente; le sostanze che si formano alla fine di questo processo di degradazione sono le responsabili del caratteristico aroma della cipolla che provoca la lacrimazione degli occhi.

Buon cambio di stagione a tutti !

Bro Julio


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Report: Adwa victory memorial weekender

Cari fratelli e sorelle,
si è svolto da pochi giorni il weekender di celebrazione della Vittoria di Adwa, che si è sviluppato in due diverse serate, organizzate a Pren di Feltre dalle sorelle e fratelli della zona.
Il venerdì sera si è aperto con una ricca cena etiope a base di injera – che ha permesso anche agli interessati locali di sperimentare piatti a loro probabilmente poco noti; a questa è seguito l'intervento di Brother Jakob riguardo la vicenda storica della vittoria di Adwa e la sua portata. Successivamente, la proiezione del video “Adwa, an African victory” di Haile Gerima ha fornito uno sguardo d'insieme sugli avvenimenti correlati alla battaglia e sulla portata storica di tale episodio per il mondo intero. La serata infine si è conclusa con l'interessante intervento del prof. Giovanni Perenzin dell'A.N.P.I., che ha partecipato con le informazioni in suo possesso, in particolare fornendo testimonianze locali, spunto per un breve dibattito finale. All'interno dei locali era inoltre allestita la mostra fotografica sui crimini fascisti di guerra.
L'evento è poi proseguito nella successiva serata di Sabato, dedicata invece alle selezioni musicali di Imperial Sound Army con Dan I e InI, Sons and Dawtas of the Emperor.
Seppure l'affluenza non sia stata numerosa, le celebrazioni per la Vittoria di Adwa sono state una piacevole occasione di ritrovo e condivisione tra sorelle e fratelli.

Bro Gabriel

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Report: Ricorrenza del Ventennale della Fondazione della Chiesa Ortodossa Tawahedo d’Etiopia in Roma “Santa Maria di Monte Sion”


Fratelli e sorelle carissimi, esattamente nel mese di ottobre del 2013 è ricorso il ventesimo anniversario della fondazione della Chiesa Etiopica di Roma che è intitolata alla Signora nostra, Madre di Dio, la Santa Vergine Maryam, e più precisamente “Ye-Debre Sion Keddest Maryam” (Santa Maria di Monte Sion). Le celebrazioni per questo storico evento mistico, che sono state posticipate per questioni organizzative, si sono tenute per tre fine settimana consecutivi, rispettivamente il 18 e 19, il 25 e 26 gennaio e l’1 ed il 2 febbraio dell’anno 2014.

Rispetto alla nostra frequentazione della Santa Chiesa d’Etiopia, che ebbe pure inizio venti anni orsono, ricordo un breve aneddoto a riguardo: quando con sincera commozione e con rendimento di grazie al Re eterno, nostro Salvatore, abbiamo saputo della fondazione di questa benedetta Chiesa, nel desiderio spirituale di accostarci ad Essa con timore ed amore e con il dovuto rispetto, abbiamo fatto pervenire al reverendo Abba Maryam, il primo padre inviato dal Patriarcato d’Etiopia alla Chiesa di Roma, nello stesso mese di ottobre di venti anni fa, una missiva in cui chiedevamo di poter unirci in Chiesa ai sacerdoti ed ai fedeli nella preghiera in occasione della prossima ricorrenza del Santo Natale (7 gennaio). Come ebbe ricevuta la nostra richiesta, Abba Maryam ci rispose: “Perché attendere il Natale, potete venire sin da subito se lo desiderate!”.

Da quel momento iniziò la nostra frequentazione di quel Luogo santo che è continuata fino ad oggi.

In questi venti anni si sono succeduti alla guida della Chiesa ben tre Vescovi, Abune Yohannes buon anima, l’Arcivescovo Abune Yosief, che amo definire il nostro angelo, ed Abune Musiè; cinque diversi monaci, che hanno esercitato il ruolo di parroci, l’ultimo dei quali è l’attuale Rev. Abba Selama; due preti e diversi diaconi.

Tornando ai recenti festeggiamenti per il ventennale, dopo aver trovato un luogo idoneo, in funzione della capienza di posti in previsione dei numerosi partecipanti, nelle vicinanze della Chiesa stessa, le autorità ecclesiastiche hanno invitato dei validi oratori e predicatori residenti in particolare nelle Chiese della diaspora in Europa e in America.

Il luogo dove si sono tenuti nei fine settimana sopra indicati i seminari, è stato ottenuto grazie all’ospitalità che ci è stata concessa dalle Autorità della Facoltà di Ingegneria, un’università situata nei pressi della nostra Chiesa, che ci hanno messo a disposizione una spaziosa ed attrezzata aula per tutti i giorni stabiliti per la ricorrenza.

Durante le celebrazioni, nei locali sottostanti la Chiesa di Santa Maria, è stato inaugurato inoltre, il 1° di febbraio, un altro luogo di culto intitolato a Sant’Uriele, con l’arrivo di un Tabot consacrato a quell’Arcangelo Santo. Questa nuova Chiesa sarà in futuro usata per le funzioni religiose durante tutti i giorni feriali della settimana e per l’amministrazione del sacramento del battesimo, mentre la Chiesa di Santa Maria di Monte Sion sarà dedicata al culto domenicale e per le altre importanti festività, come da accordi con le autorità cattoliche che ci ospitano e che ne sono gestori.

Nei locali della nuova Chiesa dedicata a Sant’Uriele, allestiti provvisoriamente per l’occasione, sono state esposte durante tutti e tre i fine settimana 10 mostre tematiche curate ed illustrate da alcuni membri della Chiesa e, tra queste, abbiamo potuto esporre anche un nostro lavoro, che comprendeva 13 pannelli contenenti 52 tavole illustrate dal titolo “La storia d’Etiopia attraverso le immagini”.

Nella serata inaugurale di queste esposizioni (18 gennaio) ho avuto l’onore di presentare e di esporre alle persone intervenute, compresi i sacerdoti e gli ospiti relatori, gli eventi salienti della storia dell’Etiopia, percorrendo attraverso una narrazione le 52 tavole illustrate della mostra. Il racconto, narrato in maniera molto sommaria, è stato seguito da tutti con molto interesse ed in particolare il Qesis Haddis Abebe Like, proveniente da una Chiesa Etiopica di Londra, che nel primo fine settimana si è occupato di condurre il seminario e le catechesi per i fedeli, riscuotendo applausi continui ed appassionati, si è complimentato pubblicamente per la buona esposizione del racconto, facendovi nuovamente riferimento anche durante l’omelia della domenica successiva.

Nel fine settimana del 25 e 26 gennaio è stato invece invitato a presenziare alla ricorrenza un Merigheta, Dawit Kefyalew Tsega, proveniente da una Chiesa Etiopica in Germania che ha svolto le omelie e le catechesi per tutte e due le giornate, riscuotendo un vivo interesse da parte dei fedeli presenti per le sue appassionate e colte esposizioni.

Il successivo giorno di sabato 1 febbraio abbiamo avuto l’onore di avere con noi l’Abune Fanuel, Arcivescovo delle diocesi delle Chiese Etiopiche di Washington DC e della California insieme a Meleake Kidan Tadesse Sissay, dalla Virginia ed al Memiher Abba Sebhatleab, dalla Germania. Nella stessa serata l’Abune, accompagnato da tutti i membri del Clero presenti, si è recato nei locali sottostanti la Chiesa di Santa Maria ed ha officiato al rito di benedizione preparatorio per l’istituzione in quel luogo della Chiesa dedicata ed intitolata a Sant’Uriele, sede che aveva visto, nei mesi precedenti e fino al giorno precedente, un gran lavoro di restauro e di adattamento a cura di numerosi giovani fedeli, di un architetto e di alcune ditte specializzate. Sebbene i lavori di restauro necessitino ancora di qualche rifinitura, l’altare (Santo dei Santi) era stato già completato ed era pronto a ricevere il Tabot di Sant’Uriele, che ha, come è noto, reso sacro il Luogo di culto.

La domenica successiva è stata la giornata conclusiva delle celebrazioni del ventennale, c’è stata una messa solenne officiata e condotta dall’Abune Fanuel. e al termine di questa sono stati portati in processione tutti e due i Tabot, quello di nostra Signora Santa Maria di Monte Sion e quello di Sant’Uriele, tra la gioia e le grida di giubilo di tutti i numerosi fedeli presenti alla cerimonia.

A conclusione di questa breve relazione vi comunico con gioia che il vostro presidente, oltre alla narrazione pubblica del contributo illustrato esposto per l’occasione, è stato chiamato ed onorato dal Consiglio della Chiesa e dal Rev. Abba Selama con piena fiducia a far parte di un comitato appositamente predisposto per l’organizzazione delle giornate celebrative. Ringrazio a tal proposito il Signore nostro misericordioso per averci offerto questa opportunità e per la buona riuscita dell’evento e vi comunico sinceramente che questo grande onore lo condivido con tutti voi, membri della Federazione e miei fratelli e sorelle, poiché, sebbene indegno di occupare un ruolo nella partecipazione all’organizzazione di tali sacre ricorrenze, se ciò accade sono convinto che sia dovuto alle vostre pure preghiere all’Onnipotente nostro Sovrano, Sua Maestà Qadamawi Hayle Selassie, di cui beneficia la mia persona. Sia sempre lodato il Nome della Salvezza del genere umano! Con la Sua benedizione, auguriamo lunga vita alle Chiese Etiopiche in Italia.
Vostro,

Ghebre Selassie

Bro Tino

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Report: Giorno dei martiri


Cari fratelli e sorelle, con la Benedizione del Signore degli eserciti QEDAMAWI HAILE SELASSIE, quest'anno abbiamo potuto celebrare Il Giorno dei Martiri niente meno che in piazza del Campidoglio nella sala del carroccio, sede degli uffici del Sindaco di Roma. Uno dei luoghi istituzionali dai quali più di settant'anni fa partivano gli ordini per sterminare il nostro popolo d'Etiopia, viene invece oggi concesso per celebrare il Giorno dei Martiri (Ye sema'etat Qen) e per onorare i combattenti per la libertà che donarono la loro vita nella lotta contro il male fascista.

L'incontro è cominciato con il saluto ai presenti da parte del presidente di F.A.R.I. E di EXODUS – Ethiopian Cultural Service, nostro fratello Ghebre Selassie che ha presentato ed introdotto i molti ospiti.

Il primo intervento è stato quello del deputato del Partito Democratico, l'onorevole Monica Gregori. La stessa dopo aver onorato i martiri etiopici e condannato le atrocità fasciste ha ribadito il suo impegno politico per l'abbattimento del mausoleo dedicato al gen.Graziani, eretto in Affile , piccolo comune in provincia di Roma, dal suo sindaco Ercole Viri. Insieme ad altri parlamentari ha espresso una proposta di legge relativa al "Divieto per qualsiasi amministrazione pubblica di dedicare strade, piazze, monumenti, lapidi ed altri ricordi permanenti a coloro che hanno subito una condanna con sentenza passata in giudicato per crimini di guerra contro l'umanità, in violazione delle norme generali del diritto internazionale ed il diritto dell'Unione Europea, nonchè per il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo, eversione dell'ordine democratico o per reati per mafia".

Dopo la benedizione e la preghiera pronunciata da Abba Selama giunto insieme ad Abba Efrem e ad altri membri del consiglio della Chiesa Santa Maria di Monte Sion in Roma, il nostro presidente Ghebre Selassie ha ricordato alcune delle atrocità più effimere compiute dai fascisti, come l'uso dei gas vietati dai trattati internazionali, le rappresaglie del 19, 20, 21 febbraio 1937 in Addis Abeba, dove vennero uccise senza pietà circa 30.000 persone innocenti, l'eccidio di Debra Libanos dove i fascisti uccisero brutalmente circa 2000 persone tra monaci, diaconi e fedeli, per poi sottolineare ed onorare il coraggio del popolo etiopico e dei suoi Arbegnoch e la Grandezza del suo Imperatore Sua Maestà Haile Selassie I, che ha perdonato insieme al suo popolo l'invasore italiano non muovendo contro di esso nessun tipo di vendetta, quando fece ritorno dall'esilio nella sua capitale Addis Abeba il 5 maggio 1941.

La parola poi è passata alla Sig.ra Carla Di Veroli (staff del Sindaco di Roma) che anche in rappresentanza del Sindaco Ignazio Marino ha manifestato la propria gioia di poter commemorare il Giorno dei Martiri in Campidoglio. Ha inoltre ricordato come sia importante rievocare la memoria storica la storia anche per riconoscere i sintomi di una società che si ammala, concludendo il suo intervento con queste parole:"la vostra storia la sapete raccontare certamente meglio di quanto la possa raccontare io, io qui testimonio solo una volontà politica di aver ripreso e di occupare una delle sale più prestigiose del nostro comune per ricordare un'eccidio, per ricordare una pagina infamante della nostra storia che non solo non dovrà ripetersi ma dovrà servire d'esempio. Perchè mai a nessuno dei nostri governanti dovrebbe venire in mente di andarsene in un'altro paese, di conquistarlo o di considerarlo terra di conquista! Quindi mai più violazione dei diritti in questo senso, noi non lo accetteremo."

Dopo l'intervento della dott.ssa Di Veroli c'è stata la testimonianza del nostro caro fratello Belay Mesgina (che ha legami di sangue con il noto patriota, il Dejasmach Hailù Kebedè), il quale ha raccontato le eroiche gesta del suo avo che fu un vero e proprio tormento per le truppe italiane e che vinse molte battaglie prima di morire combattendo. Il dejazmach Hailù Kebede era talmente temuto e odiato dai fascisti che, dopo averlo ucciso gli mozzarono la testa e gettarono il corpo in un dirupo. Appesero poi la sua testa per 3 giorni ad un patibolo nella sua città natale per demoralizzare e terrorizzare i patrioti a lui fedeli. Alla fine della guerra Sua Maestà Haile Selassie I nominò Hailù Kebede Leftena General, cioè Primo Generale d'Etiopia per la sua fedeltà all'Impero d'Etiopia e per onorare le sue valorose imprese.

Dopodichè c'è stato l'intervento di Ernesto Nassi (presidente ANPI prov. di Roma) il quale ha ribadito il suo impegno (come anche Carla Di Veroli e Monica Gregori) affinchè venga istituito anche in Italia il 19 febbraio come Giorno della Memoria per tutte le vittime del colonialismo italiano, facendo appello a tutte le istituzioni interessate, italiane ed etiopi a lavorare insieme affinchè ciò avvenga.In seguito Matteo Lollobrigida del comitato antifascista di Affile ha parlato della vicenda del mausoleo eretto al macellaio Graziani, ricordando che quest'ultimo era un fascista ed un criminale e non un semplice soldato come vuol far credere il sig. Viri (Sindaco del Comune di Affile). In merito al mausoleo ha parlato anche Muluwork Ayele (presidente dell'Associazione della Comunità Etiopica in Italia) che ha letto un'intervista rilasciata dal vice ministro italiano agli affari esteri Lapo Pistelli ad un giornalista in Etiopia, nella quale negava l'esistenza del monumento dedicato al fascista Graziani, dicendo che per loro è una vicenda vecchia e sepolta.

Quello di Muluwork è stato l'ultimo intervento, e dopo alcune riflessioni da parte dei presenti e la preghiera conclusiva di Abba Selama, il nostro caro fratello Ghebre Selassie ha salutato e ringraziato tutti per la sentita partecipazione e, con l'applauso generale in onore dei nostri coraggiosi ed eroici Martiri, si è conclusa la serata.

Ogni lode a nostro Signore Onnipotente che ci a concesso la possibilità di commemorare in un luogo cosi politicamente importante i nostri Martiri etiopi, che hanno combattuto non solo per l'Etiopia, ma per il mondo intero, in difesa della giustizia e della libertà! In difesa del bene! Che Egziabher li abbia in gloria.

Bro Markus


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Report: YOW corso di basso a Shashamane


Eccoci ad un nuovo aggiornamento delle attività di YOW durante l’inizio di questo nuovo anno.

Oltre agli eventi sul suolo italiano questa volta siamo lieti di aggiornarvi sull’operato dell’ associazione nella nostra cara ed amata Terra d’Etiopia. Durante tutto il mese di Febbraio, infatti, YOW ha curato e diretto un CORSO BASE DI BASSO proprio a Shashamane, Land Grant.

Questo corso, parte della fase di start up che precede l’apertura della Scuola di Musica permanente, è stato tenuto all’interno dei locali del Tam’ra Youths Center che ci ha gentilmente ospitato per le quattro settimane di insegnamento offrendoci oltre che gli spazi necessari , anche un clima sereno e familiare ideale per le attività con il pubblico giovane.

Con un po’ di pubblicità e passaparola siamo riusciti a ‘reclutare’ un nutrito gruppo di ragazzi che si aggirava tra i 15 e 25 partecipanti che seguivano le lezioni tre volte a settimana per due ore.

L’insegnate è stato Edward ‘Bassie’ Morse, bassista professionista americano che risiede a Madrid da anni, esperto di musica reggae e black in generale, gira il mondo in quanto parte della band di Morodo, cantante spagnolo molto conosciuto anche in Sud e Centro America.

Edward si è dimostrato estremamente disponibile e professionale, oltre ad aver insegnato le basi di questo strumento e ad aver instaurato un bel clima con gli studenti, ha portato con sé due bassi di cui uno è rimasto giù a Shash come donazione per il progetto Youths of Shasha, inoltre ha donato cavi, accordatori, corde di ricambio e altro materiale musicale compresi libri e manuali di studio del basso. A lui vanno ancora una volta tutti i nostri più caldi ringraziamenti.

Il corso ha portato i ragazzi in quattro settimane ad imparare le scale musicali principali e i fondamenti musicali, i ragazzi ( tutti etiopi di Shashamane città) hanno mostrato grande interesse e partecipazione, prendendo appunti ed essendo sempre presenti alle lezioni che si sono concluse con una ‘lezione aperta’ conclusiva in cui hanno dimostrato la tecnica imparata.

Ala fine del corso sono stati selezionati alcuni tra i migliori studenti come primi elementi per formare una vera e propria band che YOW sta aiutando a comporre tra i giovani di Shasha. Questi studenti avranno la possibilità di continuare a provare e studiare il basso presso lo Youth Center, così da prepararsi per le attività dei prossimi mesi.

L’esperienza ci conferma sempre più la forte esigenza di aiutare la crescita di una scena musicale locale in quanto senza dubbio ci sono grandi potenzialità ed enorme interesse tra i giovani che aspettano solo di essere coinvolti lungo un percorso di crescita tecnica e creativa che può offrire loro una direzione chiara ed un punto fermo nelle loro vite.


Alcuni degli studenti alla fine del corso


Edward insieme ad alcuni dei partecipanti


Durante le lezioni

Bro' Julio


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Report: Support Youths of Shasha
25 Febbraio 2014 @Kandinsky pub, Perugia

Cari fratelli e sorelle, un abbraccio a tutti voi,
qui di seguito un breve report sulla serata di fund raising “Support Youths of Shasha”che abbiamo realizzato a Perugia, martedì 25 febbraio, al Kandinsky pub. Innanzitutto una riflessione sulla potenza dell’amore, dell’unità, dello spirito di collaborazione, senza i quali nulla sarebbe stato possibile, aldilà di ogni sforzo individuale e chiaramente in accordo con la benevolenza di His Majesty, che ha fatto si che i nostri propositi giungessero al termine con grande successo.

La serata si è aperta con l’esibizione live dei Rebel Youths di Perugia, coinvolti nel progetto Contaminarte, legato a doppio filo con Yow e le sue attività. Un ricco aperi-cena, accompagnato da succhi Ital, ottenuto grazie alle sponsorizzazioni di diverse realtà perugine, ha fatto da cornice alla prima parte dell’evento e alla presentazione del progetto da parte dei nostri fratelli di ritorno dall’Etiopia. L'atmosfera era calda, rilassata e familiare con quasi cento persone avanti e indietro.. volti sorridenti e belle vibes, citando le parole di Ras Giulio.

Successivamente la proiezione del docu-film sugli Youths di Shashamane, recentemente presentato all’African Diaspora International Film Festival di New York; anche qui non sono mancati interesse e partecipazione da parte delle persone presenti all’iniziativa.

A seguire la lunga session reggae a cura di Mr J Selecta con una super performance live del Magista. Molti, nel corso della serata, oltre a complimentarsi, ci hanno chiesto quando avremmo replicato l’evento, che si è concluso con una raccolta fondi di 600 euro netti.

Give Thanks to the Father that make everything possible.

Sis Valentina P.

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