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Federazione Assemblee Rastafari in Italia

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Newsletter APRILE 2014

3 aprile 1891: nascita di S.M.I. Menen Asfaw, Welete Gyorgis
3 aprile 1930: Ras Tafari proclamato Imperatore
21 aprile 1966: visita in Jamaica di S.M.I. Haile Selassie I


Benedizioni e saluti regali a voi, fratelli e sorelle carissimi, lettori affezionati delle nostre pagine.
Nel ritrovarci e darvi il benvenuto per questo ulteriore appuntamento della nostra newsletter, al quale siamo giunti, come sempre, per benevolenza e grazia del Nostro Signore e Ispiratore Re dei re Haile Selassie I, ci auguriamo che la Sua Pace e il Suo Amore ricoprano le vostre e nostre case e nutrano i nostri cuori, e che la Sua Misericordia ci accompagni, come ci ha accompagnati tutti fino a questo momento, in salute fisica, mentale e spirituale, nonostante le battaglie quotidiane che il sistema di babilonia ci costringe a combattere.

Come dicevamo, siamo arrivati al quarto appuntamento mensile per questo 2014; vogliamo rinnovare come sempre l’invito, a chi non avesse avuto la possibilità di leggerle, di richiedere, tramite l’indirizzo mail publicrelations@ras-tafari.com, i numeri passati del mese di aprile 2012 e 2013. Con gioia e rendimento di grazie, inoltre, vogliamo informarvi che da oggi sarà anche più agevole richiedere il materiale dei numeri passati, poiché, dalla redazione, è stato messo a disposizione l’indice dei contributi prodotti fino ad ora: basterà cliccare sul seguente link che rimanderà ad una pagina specifica sul sito della Federazione www.ras-tafari.com/indice-newsletter.html.

Ad aprile, come certamente saprete, ricorrono varie date di importanza rilevante e di rilevanza storica per il movimento e per tutto InI: il 3 aprile ricorre l’anniversario della nascita della Nostra Imperatrice, Sposa del Cristo Re, Itegue Menen Wolete Ghiorghys; sempre il 3 aprile, il 25 del Mese di Megabit, del 1930, fu proclamato Imperatore il Nostro Sovrano, in seguito alla morte della Regina Zauditu; ancora, ad aprile, il 21 dell’anno 1966, l’Imperatore d’Etiopia vola in Giamaica per rendere visita all’isola e ai suoi cittadini, alcuni dei quali, pionieristicamente, si erano considerati e si consideravano figli dell’Etiopia e del Regno del Re dei re, riconoscendoLo, per primi nella storia, come il Cristo nel Suo avvento Regale, e dando inizio, se così si può dire, al movimento RasTafari, definendosi appunto per il Nome che portano, come fedeli del Re dei re.

Del caloroso e fragoroso benvenuto accordato a Sua Maestà, come di tutti gli altri avvenimenti succitati, potrete trovar notizia nei numeri precedenti della nostra: quest’anno, vogliamo invece partire diversamente e proporvi una newsletter con due sezioni virtuali: la prima sarà un ideale percorso temporale, e con i contributi, quindi, e attraverso le Parole del Re, ripercorreremo fatti, accadimenti e sensazioni del mese di aprile, nei diversi anni del Regno;
la seconda invece sarà quella che potremmo definire degli aggiornamenti e approfondimenti.

Prima però lasciatemi ricordare che in apertura di queste pagine troveremo la terza e ultima “puntata” del contributo che la sister Valentina ha iniziato ad inviarci dal mese di febbraio scorso: si tratta dell’intervista a Ras Immiru Selassie sull’invasione e i crimini di guerra fascisti in Etiopia.

Ringraziando la sister ancora una volta, sperando di poterla ancora trovare su queste pagine di nuovo nel futuro, partiamo: il primo contributo che presentiamo è una traduzione dell’Autobiografia di Sua Maestà, “My Life and Ethiopia’s Progress”, giuntaci dal nostro Presidente Ras Isi.
Si tratta del paragrafo in cui il Re racconta del Suo viaggio in Europa e della Sua visita a Gerusalemme, in occasione della Pasqua del 1924, pagine dalle quali avremo modo di conoscere anche i rapporti della “nuova” Etiopia che si affacciava alla comunità internazionale, con il mondo occidentale.

Proseguiamo, e compiendo un salto temporale di 30 anni, ci spostiamo questa volta sul versante della sanità: Bro Tino ci ha infatti inviato, e ci propone, la traduzione del discorso che l’Imperatore pronunciò nell’aprile del 1958 in occasione del 10mo Anniversario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, riuscendo, nella Sua Grandezza, ad equilibrare perfettamente scienza e conoscenza con morale ed etica, temi che attualmente sono molto dibattuti nella “nota” comunità scientifica.

Continuando su questo sentiero che siamo certi essere edificante, non certamente per nostro merito ma per la densità dei suoi contenuti e la mano che li ha prodotti, entriamo negli anni ’60 con un Discorso che ci ha molto toccato e che abbiamo voluto condividere con voi, poiché pensiamo che, in questi tempi, possa risultare quanto mai stimolante e fonte di ispirazione - per una condotta sempre migliore, per la Gloria di Dio, e non per la nostra vanagloria - : parliamo del discorso dell’aprile 1961, estratto dagli Important Utterances, “Funzionari pubblici chiamati alla responsabilità”.
La meditazione che ci ha suggerito e che vogliamo condividere qui, grati per questa opportunità, è che ognuno di noi, per grazia ricevuta, può e deve considerarsi un pubblico ufficiale del regno; nella Rivelazione, San Giovanni ha visto coloro che venivano riconosciuti perché portavano il Nome dell’Agnello, il Nome di Dio scritto in fronte. Da questo InI possiamo essere riconosciuti; una delle meditazioni che più ci colpì nella nostra infanzia spirituale fu proprio questa.. InI Rasta siamo l’unica fede nella quale i fedeli vengono chiamati con il Nome Proprio del proprio Capo, noi siamo RasTa, poiché nostro Padre è RasTafari. Siamo per questo ufficialmente noti e in quanto tali abbiamo un onore, ma prima ancora l’onere, di dover adempiere ai doveri di un buon cittadino, considerandoci parte del regno, di buon fedele, di buon uomo, di uomo nuovo, membro di una nuova razza. Veniamo da un retroterra culturale dove forse il senso della responsabilità sembra aver scavalcato la nostra generazione, dove il termine responsabilità è associato a idee poco rassicuranti; a volte, sembra una colpa.. e invece abbiamo ricevuto l’opportunità di conoscere una “nuova” tradizione, abbiamo la possibilità di dimostrarci responsabili, ognuno nel proprio ambito e nella propria piccolezza, per rendere questa terra un luogo migliore per chi la erediterà, e per dare lustro e gloria al nome dell’Etiopia e del Suo Imperatore Haile Selassie I.

Sperando che questo umile pensiero possa essere condiviso e degno, passiamo oltre, e, con un volo targato Ethiopian AirLines, giungiamo alla visita del Re in Giamaica; vi proponiamo, nella traduzione della sorella Tseghe - che ringraziamo e alla quale famiglia porgiamo i nostri auguri e le nostre felicitazioni per la benedizione concessa al piccolo Henok di aver ricevuto il santo battesimo – il Discorso che appunto l’Imperatore rivolse al Parlamento giamaicano in quell’occasione, nell’aprile del 1966; discorso intenso ed importante, a pochi anni dall’indipendenza dell’isola, il Signore qui stabilisce e ratifica, se così si può dire, le strette connessioni e i legami “familiari” profondi che la Giamaica, con tutte le mete forzate degli africani della diaspora, mantiene con l’Africa e con l’Etiopia, rafforzati dal sostegno che il popolo giamaicano ha fornito in occasione della guerra italo-etiopica.. è la terra da cui provengono i progenitori della popolazione isolana, di cui Sua Maestà riconosce e promuove i progressi, suoi e della nazione.

Avviandoci ora verso la conclusione di questa prima parte di newsletter, ci attendono ancora due contributi: il primo è la consueta affezionata rubrica\diario, l’AllManAct. Anche per questo numero il fratello Ras Isi ci ha inviato le cronache del Regno del Re dei re, questa volta relative al mese di aprile dell’anno 1969, attraverso le quali potremo seguire il Nostro Amato Sovrano giorno dopo giorno nell’adempimento dei suoi doveri regali, nei suoi viaggi e spostamenti, conoscendo un po’ più approfonditamente la vita quotidiana dell’Etiopia negli anni del Governo Imperiale.
L’ultimo frammento di questa prima sezione è un altro Discorso di Sua Maestà: “All’Apertura della Fiera sull’Elettronica”.
Siamo giunti ora agli anni ’70, l’Etiopia è ormai nota al mondo intero, ha fatto grandi progressi, sia in termini economici che politici e sociali…nell’era delle relazioni, e delle comunicazioni, e dello sviluppo tecnologico, la sorprendente lungimiranza – infine non così troppo sorprendente – dell’Imperatore spicca in questo discorso, pronunciato in occasione di una mostra sui materiali edili e sulle apparecchiature elettroniche organizzata dal Governo italiano in Etiopia. Vi lasciamo alle parole del Re, anche per meglio intuire come si erano modificati i rapporti italo-etiopici, e proseguiamo senza indugi verso la seconda parte della nostra.

A fare da ponte tra queste due ideali sezioni, un angolo consueto a noi lettori, dove ci ritroviamo dopo un mese di assenza: parliamo del corner in cui il fratello Ras Gabriel, che salutiamo e a cui diamo di nuovo il benvenuto, ci propone degli approfondimenti sui francobolli, gli stemmi e gli ordini imperiali. Questo mese ci ha fornito uno studio sulla serie di francobolli emessi in occasione del 20mo anniversario della Fondazione “Haile Selassie I”, dell’aprile 1974.

Inoltrandoci ora nello spazio dedicato agli aggiornamenti e agli approfondimenti, vi presentiamo una meditazione e un articolo sempre di Ras Isi, molto interessante e stimolante di certo: sappiamo tutti di trovarci in questo periodo nei giorni della Quaresima. Il fratello ci ha voluto dunque proporre, per vivere con maggior partecipazione e consapevolezza questi giorni e questo momento, una riflessione sulla pratica del digiuno quaresimale e, attraverso le parole e gli insegnamenti della tradizione tewahedo etiopica, su quale sia il suo senso originale.

A chiusura di questo spazio e di tutta la proposta mensile, giungendo come consiglio pratico per affrontare il nostro mese di aprile, secondo quanto detto poco sopra, ci attende il nostro fratello Ras Julio, che, nel suo corner dedicato alla nostra salute, intesa olisticamente, ci fornirà qualche utile consiglio e suggerimento su come affrontare e gestire la nostra alimentazione al meglio in questa stagione. So let food be InI medicine, and medicine be InI food!

Giunti finalmente al termine anche di questo editoriale, non vogliamo trattenervi ulteriormente; solo ringraziare, come sempre, e mai abbastanza, il Nostro Signore per la benedizione che ci concede nell’iniziare e nel terminare questo umile lavoro, frutto di un lavoro costante di cooperazione e collaborazione attiva tra tutti i partecipanti e i membri della redazione. A loro, e a tutti voi, il nostro saluto e i nostri ringraziamenti, con la preghiera e la speranza che l’Altissimo Onnipotente, che Regna dal Monte Tsyon, possa concederci benessere e prosperità. Possano in questo periodo ancor più che mai, le nostre meditazioni e le nostre preghiere e le nostre opere essere ben accette al Tuo Sguardo e presso il Tuo Trono, Amlak JAH RasTafari Haile Selassie I.

Amore e Pace

Viktor Tebebe

SALMO

Date a Egziabher, figli di Dio,
date al Signore gloria e potenza.

Date al Signore la gloria del Suo Nome,
prostratevi al Signore nel suo atrio santo.

La voce del Signore è sopra le acque,
tuona il Dio della gloria,
il Signore sulle grandi acque.

La voce del Signore è Forza,
la voce del Signore è Potenza.

La voce del Signore schianta i cedri,
schianta il Signore i cedri del Libano.

Fa balzare come un vitello il Libano,
e il monte Sirion come un giovane bufalo.

La voce del Signore saetta fiamme di fuoco,
la voce del Signore scuote il deserto,
scuote il Signore il deserto di Kades.

La voce del Signore provoca le doglie alle cerve
e affretta il parto delle capre.
Nel suo tempio tutti dicono: “Gloria!”.

Il Signore è seduto sull'oceano del cielo,
il Signore siede Re per sempre.

Il Signore darà potenza al suo popolo,
il Signore benedirà il suo popolo con la pace.




Sommario:

Intervista a Ras Immirù Haile Sellase
(III° parte)


Sulla Visita di Ras Tafari Makonnen a Gerusalemme, nel Giorno di Pasqua dell’Aprile 1924

Decimo Anniversario dalla fondazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

Funzionari pubblici chiamati alla responsabilità

Discorso di S.M.I. Haile Selassie I
al parlamento giamaicano


ALL MAN ACTS

Discorso di S.M.I. Haile Selassie I all'apertura della fiera sull'elettronica

Ventesimo Anniversario della
Fondazione Haile Selassie I


La Pratica del Digiuno con un riferimento particolare
al periodo della Santa Quaresima


Let food be your medicine...


Intervista a Ras Immirù Haile Sellase
(III° parte)


Rilasciata nel 1960 ad Angelo Del Boca
In «Da Mussolini a Gheddafi. Quaranta incontri», Neri Pozza Editore, 2012

Con la morte nel cuore, perché sapeva perfettamente che la sua missione era votata alla catastrofe, Ras Immirù si accingeva a preparare la spedizione, e a meta ottobre emanava un proclama che diceva, fra l’altro: «Questa spedizione non e obbligatoria ma volontaria, da fratelli, e non sembra che forze nemiche possano arrestarci»1. Il proclama non raccoglieva che l’adesione di milleduecento volontari, troppo pochi per organizzare una valida controffensiva. Dal suo esilio di Bath, l’Imperatore inviava a Ras Immirù, che stava mettendosi in marcia, un telegramma in cui si diceva: «Sono addolorato che in queste ore non mi trovo fra di voi. Che Iddio vi assista dal cadere nelle mani del nemico»2.
Con la partenza di Ras Immirù, si chiudeva anche l’esperienza dell'effimero governo provvisorio di Gore, che aveva turbato i trionfi di Mussolini e reso inquieto il viceré Graziani.
Ras Immiru si metteva in movimento in un periodo decisamente sfavorevole perché Graziani, liquidata la guerriglia intorno ad Addis Abeba, aveva tutte le forze a disposizione per accingersi alla conquista dell’ovest.
«Tra novembre e dicembre» ricorda ancora il Ras «ci scontrammo più volte con gli italiani nella regione dell’Uollega, ma dopo ogni combattimento le nostre riserve di munizioni diminuivano spaventosamente. Spinto lontano da Gore, con una buona parte dei miei uomini che avevano contratto la malaria nelle zone paludose, decisi di spostarmi verso Gimma, per poi raggiungere Magi e la frontiera con il Sudan. Ma gli italiani mi avevano già tagliato la strada e fui costretto, combattendo di continuo, a tornare sui miei passi».
Battuto il 12 dicembre dal colonnello Princivalle, quattro giorni dopo doveva arrendersi al colonnello Malta, quando si scopriva in trappola, stretto fra lo schieramento italiano e il fiume Gogeb in piena. Nonostante Mussolini avesse disposto che ogni capo etiopico ribelle venisse immediatamente passato per le armi dopo la cattura, in quella circostanza il viceré Graziani faceva di testa sua e non applicava le «misure di rigore», sia per il modo inappuntabile con il quale Ras Immirù si era arreso, sia perché riteneva che la sua esecuzione sommaria avrebbe avuto pesanti ripercussioni.
Trasferito con altri capi etiopici ad Addis Abeba e poi in Italia con il piroscafo Colombo, Ras Immirù cosi descrive la sua detenzione: «Quando arrivammo a Napoli, ai primi di gennaio del 1937, c’era il principe di Piemonte a ricevere i soldati che rimpatriavano. Noi restammo chiusi in cabina finché durò la cerimonia. Poi salì a bordo un ufficiale, il quale mi lesse una lettera di Mussolini, con la quale mi si comunicava che sarei stato confinato nell’isola di Ponza. L'indomani, infatti, accompagnato da un colonnello dei carabinieri, fui imbarcato su una motovedetta militare e trasferito a Ponza, già gremita di detenuti politici italiani, e nella quale mi avrebbero raggiunto, nei mesi successivi, molti altri capi etiopici».
Il direttore della colonia penale andava spesso a fargli visita, con il preciso incarico, affidatogli da Mussolini, di convincerlo a dichiararsi «sottomesso». Se Ras Immirù avesse rilasciato una dichiarazione pubblica in tal senso, con molta probabilità avrebbe potuto ritornare in patria, come già era accaduto a ras Sejum e ad altri capi. Ma Ras Immirù non si piegava. E un giorno, al suo interlocutore, poneva con fermezza il seguente quesito: «Ma che giudizio dareste voi di un italiano che, durante il Risorgimento, avesse fatto atto di sottomissione all’Austria?»3
A Ponza Ras Immirù rimaneva sino al 1939. La vita sull’isola, per i confinati etiopici, scorreva lenta, monotona, tristissima per la lontananza dalla loro patria e dai loro famigliari. Sono molti gli antifascisti italiani confinati a Ponza che nei loro scritti parlano della prigionia di Ras Immirù. Altiero Spinelli, per esempio, ricorda: «Durante il nostro soggiorno, ci fu anche un altro confinato di riguardo, Ras Immirù, che si era battuto come un leone contro gli italiani invasori dell’Etiopia e, arresosi con l’onore delle armi, visse per qualche tempo nel villaggio di Santa Maria, a un chilometro da noi»4..
Alla fine del 1939 Ras Immiru veniva trasferito a Lipari, nelle isole Eolie, dove trascorreva altri tre anni di confino. Nel 1942, per la terza volta, era trasferito a Longobucco, un grosso paese di montagna, tra la Sila Greca e la Sila Grande. Qui gli veniva concessa una maggiore libertà di movimento, forse perché la guerra stava andando male per l’Italia, mentre in Etiopia era ritornato l'Imperatore Hailè Selassiè, e nelle sue mani c’erano decine di migliaia di ostaggi italiani. Era lo stesso ministro dell’Africa italiana, il generale Attilio Teruzzi, a disporre un netto miglioramento nelle condizioni di detenzione di ras Immiru e di altri capi etiopici.
«La mia prigionia finì nell’autunno del 1943, quando gli Alleati sbarcarono in Calabria» racconta Ras Immiru. «Scrissi una lettera a Eisenhower, segnalando la mia presenza a Longobucco, e due settimane dopo vennero due ufficiali inglesi a prelevarmi. Fui condotto a Bari e poi, con un aereo, al Cairo e infine ad Addis Abeba. Il mio confino, in tutto, era durato sette anni e non tutta la vita, come aveva decretato Mussolini».
Con queste parole, Ras Immiru conclude la sua lunga narrazione nel corso della quale non ha mai manifestato rimpianti o risentimenti, antipatie o rancori. Narra le sue vicende, quasi fosse stato un cantastorie, con accenti anche epici (vedi il lancio dell’iprite sul Tacazzè), ma con un notevole distacco e una modestia esemplare.
Quando esco dal suo studio, la stanza d’attesa e ancora gremita di gente che aspettava pazientemente da quattro ore, semplicemente per parlare con il Ras, per chiedere favori, per invocare intercessioni. Mentre esco all’aperto, alle mie spalle gli inchini si sommano ai baciamano. Dall’alto della collina osservo Addis Abeba, la città-foresta. Se ne vede una gran parte, soprattutto i vecchi quartieri indigeni dove nel febbraio 1937, dopo l'attentato alla vita di Graziani, si era scatenata una rappresaglia che costo agli etiopici diverse migliaia di morti. Sventrati dalle bombe a mano, arsi nelle loro capanne, abbattuti a colpi di randello, trafitti dalle baionette.
Uno strazio, una vergogna.

Oggi Ras Immirù Haile Sellase riposa nella chiesa della Trinità, in Addis Abeba, dove sono sepolti altri capi storici della resistenza etiopica al fascismo, tra cui Sylvia Pankhurst, l'intellettuale inglese che spese parte della sua esistenza per difendere la causa dell’Etiopia.
Ras Immirù è il solo aristocratico che sia passato indenne attraverso la bufera della rivoluzione comunista del 1974; il solo che abbia ricevuto, alla sua morte, avvenuta il 18 agosto l980, gli onori militari. Come scrisse l’«Ethiopian Herald» il giorno dei funerali: «Ha vissuto una vita straordinaria di amministratore, di giudice, di combattente per la libertà, di ambasciatore al servizio del suo popolo. Era conosciuto anche per la sua partecipazione alle sofferenze dei più umili e per aver fatto del suo meglio per migliorare le loro condizioni».
I famigliari del Ras avrebbero voluto che sulla tomba ci fosse un busto del congiunto, e mi incaricarono di trovare in Italia uno scultore di fama disposto a realizzarlo. Ma gli scultori da me interpellati chiesero cifre impossibili. Il fatto che Ras Immirù avesse donato tutto il suo patrimonio ai poveri non li toccava.


1Archivio Centrale dello Stato (MIS), Fondo Graziani, b. 20
2ASMAI, AOI, pos. 181/34, fasc. 161
3 Citato in V. Gorresio, La vita ingenua, Rizzoli, Milano 1980 pg. 131
4A. Spinelli,Come ho tentato di diventare saggio; vol. I, Io, Ulisse, Il Mulino, Bologna 1984, p. 259

Sis Valentina

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Sulla Visita di Ras Tafari Makonnen a Gerusalemme,
nel Giorno di Pasqua dell’Aprile 1924


Argomentando circa il racconto del Suo viaggio in Europa, Sua Maestà l’Imperatore Hayle Selassie I ci fornisce un’introduzione storica dei rapporti del Suo Paese, l’Etiopia, con il mondo occidentale. Egli ci ricorda come in epoca recente Suo padre Ras Makonnen fu inviato dal Governo Etiopico in Italia (1888-9) ed in Inghilterra durante il regno di Edoardo VII nel 1902. Nello stesso anno durante il suo tour, egli aveva visitato anche la Francia, mentre altri leaders erano stati in missione in Germania, Russia, Francia ed Turchia.

Per tale ragione l’Etiopia era divenuta conosciuta in Europa e successivamente, da quando Menelik aveva stipulato trattati di amicizia e di commercio con vari Governi, le nazioni menzionate avevano iniziato a stabilire consolati e legazioni ad Addis Abeba.

In seguito, quando la Regina Zawditu salì sul Trono, essendo lei senza figli ed eredi, Sua Maestà fu scelto “per volontà di Dio e per desiderio del popolo, Principe della Corona e Reggente Plenipotenziario del Regno Etiopico”. Sin da allora, il nostro amato Sovrano espresse il desiderio di rafforzarle relazioni amichevoli con i Governi Europei, già iniziati al tempo dell’Imperatore Menelik.

“Per il fatto che i Governi Europei avevano saputo dai loro inviati ad Addis Abeba e si convinsero che il mio desiderio era reale e sincero, essi estesero a Noi l’onore di un invito di raggiungere le loro rispettive Nazioni; per vedere la prosperità del loro Paese, la buona sorte e la ricchezza della loro gente, la bellezza delle loro città e la saggezza e la conoscenza dei loro studiosi”.

Il primo invito giunse dal Presidente del Consiglio dei Ministri Francesi, M. Poincarè, seguirono gli inviti del Re del Belgio, S. M. Alberto, del Re d’Italia, S. M. Vittorio Emanuele, del Re d’Inghilterra e Imperatore d’India, S. M. Giorgio V, del Re dell’Egitto, S. M. Fuad I, del Presidente della Repubblica Greca, l’Ammiraglio Condouriotes e della Duchessa Carlotta di Lussemburgo.


Come accennavo prima, sebbene molti nobili erano stati in Europa in diverse missioni, non era usanza che un Principe della Corone e Reggente Plenipotenziario si recasse all’estero, e quindi, l’invito giunto a Sua Maestà sembrò strano a tutta la diplomazia Etiopica.

Dopo che la questione del viaggio fu discussa fra i notabili e giunse ad una soluzione, Sua Maestà ordinò che ogni cosa necessaria a tal riguardo fosse predisposta.

“Io avevo la speranza e la convinzione che il mio viaggio in Europa mi avrebbe portato tre benefici: (1) vedere con i miei occhi la civiltà Europea e la bellezza di città come Parigi, Londra, Roma, Brusselles, Atene e Il Cairo, di cui avevo letto nei libri, dapprima a scuola e poi nel mio ufficio; (2) quando sarei tornato nel mio Paese, dopo la visita in Europa, avrei pensato alla possibilità di dar inizio ad alcuni aspetti di progresso che avevo osservato con i miei propri occhi, sebbene fosse impossibile trasferirli in un colpo solo e integralmente. (3) trovare uno sbocco di accesso al mare; prima del mio viaggio avevo ricevuto alcuni incoraggiamenti dalla Francia e dall’Italia, riguardo proprio allo sbocco al mare.

In seguito, il giovedì 8 Miyazya 1916 (=16 aprile 1924) partimmo da Addis Abeba ed andammo giù verso Gibuti. Ecco i nomi dei principi e dei nobili ai quali gli era stato concesso di accompagnarCi: Ras Hailu Tekle Haymanot, Ras Seyum Menghescia, Dejazmatch Nedew Abba Wollo, Dej. Ghessese Wolde Hanna, Dej. Ghebre Sellasse Barya Gaber, Dej. Mullugheta Yeghezu, Dej Haile Sellasse Abayne, Ligaba Wedaye Webe, Blatta Heruy Wolde Sellasse, Ledj Makonnen Endalkatchew, Dej Wand Dewassen Kassa, Ato Sahle Tsedalu.

Quando raggiungemmo Gibuti, il governatore, M. Julien, ci ricevette con onore, e dopo ciò, il 20 Aprile, ci imbarcammo sulla nave della Messagerie Maritìmes Company, la Porthos e viaggiammo verso il Canale di Suez.

Come raggiungemmo il Canale di Suez, un inviato di S. M. Re Fuad arrivò e Ci trasmise il saluto del Re. Il Patriarca Abuna Qerillos mandò Abuna Yohannes, che in seguito divenne Patriarca, e Ci diede la sua benedizione.

Quando giungemmo a Kantara, ci dirigemmo a Gerusalemme con un treno speciale che S. M. Re Fuad aveva predisposto per Noi. A Gerusalemme l’Alto Commissario Britannico, Sir Herbert Samuel, e i vescovi di varie Chiese, vennero alla stazione ferroviaria e Ci fecero gli onori di benvenuto.

Come fortunata opportunità, la Festa della Resurrezione era prossima, così ringraziammo Dio per averci concesso di vedere la luce della festa di Pasqua. Successivamente girammo Gerusalemme ed i suoi distretti, visitammo e baciammo tutti i Luoghi sacri, inclusa Betlemme, dove nacque nostro Signore, Nazareth, dove Egli crebbe, il Giordano, nel quale fu battezzato, Cana di Galilea, dove fece miracoli, , il Mare di Tiberiade, dove insegnò, e le vicine Cafarnao, Bet Saida, Magdala, così come Hebron, ove Abramo, Isacco e Giacobbe sono sepolti. Sebbene si fosse già iniziato a discutere il problema del nostro Santuario a Gerusalemme con i nostri Padri nella fede Copti, la questione era rimasta irrisolta, e quindi, Noi informammo l’Arcivescovo Copto di Gerusalemme, Abuna Timotewos, scrivendogli che avrebbe dovuto persistere a ponderare le nostre proposte, e gli proponemmo che avremmo potuto concludere la questione, dopo un’amichevole discussione, al Nostro ritorno dall’Europa. Egli ci scrisse la seguente risposta: ‘Ho fatto già conoscere le Vostre intenzioni alla comunità Copta’.

In seguito, avendo sentito che i Greci possedevano un’area con molte stanze nel Golgota, chiedemmo al Patriarca Greco Ortodosso di Gerusalemme, Abuna Demyanos, con l’intermediazione del Dott. Zervos, il Console Generale Greco ad Addis Abeba, che ci fosse data una stanza per i monaci Etiopi, come possesso per la celebrazione della santa Messa.

Quando Ci risposero che ci avrebbero concesso una stanza di proprietà nel monastero di Abramo, dichiarammo che da parte Nostra avremmo assegnato loro un beneficio per il Monastero Greco in Etiopia; dopo la raggiunta di un’intesa e l’accordo sulla proposta, abbiamo sottoscritto la seguente convenzione.

‘Il Principe della Corona d’Etiopia e Reggente Plenipotenziario Tafari Makonnen, da parte Sua, in nome del popolo Etiopico, e il Patriarca Demyanos di Gerusalemme, dall’altra, in nome della Comunità Greca Ortodossa, hanno stipulato e convenuto quanto segue:

Primo: Sua Beatitudine Abuna Demyanos, nella sua funzione di Patriarca Greco Ortodosso di Gerusalemme e di tutta la Palestina, in occasione della visita di pellegrinaggio a Gerusalemme del Principe della Corona Etiopica e Reggente Plenipotenziario, desideroso di manifestare le sue grandi buone intenzioni per il popolo Etiope e la leale amicizia che esiste da lungo tempo fra la gente Etiope e la Santa Chiesa di Gerusalemme, ha assegnato al popolo Etiope, come proprio patrimonio, una stanza nel Santo Monastero di Abramo, in prossimità della Chiesa del Santo Sepolcro.

La lunghezza della stanza è di 18,70 metri. La sua larghezza è di 8,95 metri e la sua altezza è di 4,93 metri. La stanza, essendo il basamento inferiore della sala da pranzo dei Padri, ha un possente soffitto a volta; la sua antica porta conduce al luogo dove la Santa Croce fu rinvenuta. Questa stanza è stata concessa per le necessità del servizio del Clero Etiopico.

Secondo: Questa stanza avrà un collegamento, tramite una porta, con Der el-Sultan. Sarà compito degli Etiopi di fare questa apertura. Il Patriarca concederà il suo aiuto affinché questa porta sia aperta.

Terzo: Le due porte frontali che conducono al Monastero di Abramo saranno chiuse, ma le finestre non verranno bloccate.

Quarto: Non sarà permesso di vendere, di scambiare o di ipotecare questa stanza, o di assegnarla ad altri fini, eccetto che al servizio del Clero nominato prima.

Quinto: Prima che questa stanza sia ridecorata. È necessario informare il Patriarca. Egli invierà una persona esperta in questo tipo di opere.

Sesto:Se qualcun altro venisse a reclamare la stanza data alla Comunità Etiopica, S. B. il Patriarca accetterà la responsabilità di discutere il caso.

Come Principe della Corona d’Etiopia e Reggente Plenipotenziario, S. A. Tafari Makonnen desidera che l’amicizia che esiste fra il popolo Etiopico e il Patriarca sia rinforzata, e ha concesso il permesso che un rappresentante del Patriarca possa risiedere permanentemente in Etiopia, che la seguente donazione sia consegnata e che l’atto sia scritto nell’apposito registro a nome del Patriarca in sintonia con l’usanza del Paese.

La donazione consiste in ciò che segue:

(1) Cinque gashas (1 gashas = 30-35 ettari) di terra coltivabile per la Chiesa e la residenza del Clero, situata non distante da Addis Abeba più di un giorno di viaggio.

(2) Egli provvederà anche un gasha di terra per la costruzione del convento e della Chiesa, nelle vicinanze di Addis Abeba, nelle regioni di Gulale o di Shola. Questi sei gashas di terra, come accordato, non potranno essere trasferite per qualsiasi motivo a comunità non ortodosse o a una Chiesa non ortodossa.

Settimo: Le due parti che hanno stipulato queste mutue donazioni, hanno convenuto che queste convenzioni siano fatte in due copie uguali e metteranno i loro sigilli e le loro firme su di esse.

Scritto nella Città Santa di Gerusalemme il 16 di Miyazya 1916 (= 24 aprile 1924).

Ma come se non fosse volontà di Dio, questo trattato non entrò mai in vigore.


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Il brano è stato tratto dall’Autobiografia di Sua Maestà Hayle Selassie I “My life and Ethiopia’s Progress”, vol.1; capitolo intitolato: “About the honour of invitations estended to Us to visit Europe”, tradotta dall’Amarico in Inglese dal Prof. E. Ullendorff; pag.81-88.

Bro Ghebre Sellassie

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Decimo Anniversario dalla fondazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità



Per questa auspicata occasione della celebrazione per il Decimo Anniversario dalla fondazione del’Organizzazione Mondiale della Sanità in molti paesi del mondo, è opportuno tenere a mente i nobili ideali dell’Organizzazione come stabiliti nel Preambolo della sua Costituzione.

Lo scopo dell’Organizzazione è, essenzialmente, assicurare “lo standard più alto raggiungibile di salute” per ogni essere umano “senza distinzione di razza, religione, orientamento politico, posizione sociale o economica.” Come noi tutti sappiamo, le malattie sono uno dei nemici mortali per il genere umano. Ma, grazie al progresso raggiunto nel campo delle scienze mediche durante questo secolo, l’uomo non è più una vittima indifesa contro ogni tipo di malattia. Oggi abbiamo l’Organizzazione Mondiale della Sanità per coordinare le conoscenze maturate dalla scienza medica che sono state ereditate da individui come Luis Pasteur, Sir Alexander Fleming e Konrad Roentgen, i quali hanno dedicato le loro vite per liberare l’umanità dalla pena delle malattie. L’Organizzazione assiste i paesi membri nel pianificare e organizzare i loro programmi sanitari, e ciò aiuta a portare i benefici delle scienze mediche a quelli che soffrono per le malattie. Questo non è di inestimabile valore solo per i singoli paesi ai quali l’Organizzazione estende consigli, assistenza tecnica e materiale, ma anche per tutto il mondo in generale – in questa epoca di facilitazione in viaggi veloci, è evidente che il nostro mondo si è contratto nelle sue rispettive posizioni geografiche, di conseguenza, la divulgazione di una malattia infettiva in una nazione è un pericolo per il resto del mondo. Da qui la necessità per ogni paese di applicare le norme sanitarie internazionali così come prescritte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

O. M. S. Coopera

Noi siamo felici di affermare l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha collaborato con il Nostro Ministero della Sanità Pubblica nel pianificare ed organizzare un notevole numero di progetti di sanità pubblica nel Nostro Impero e nel garantire borse di studio per consentire agli Etiopi di seguire studi specializzati nel campo della medicina generale e sanità pubblica.

Alcuni dei giovani uomini e delle giovani donne, che hanno beneficiato delle sovvenzioni stanno già rendendo un prezioso servizio nel nostro Impero. Inoltre, il Nostro Ministero della Sanità Pubblica ha un vasto programma sanitario che verrà realizzato in cooperazione con degli specialisti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in Etiopia. Noi confidiamo che la cooperazione dell’Organizzazione con il Nostro Governo cresca e diventi ancora più fruttuosa negli anni che ci attendono.

In quanto l'Organizzazione delle Nazioni Unite è di vitale importanza nel campo della pace mondiale e comprensione internazionale, così le sue Agenzie Specializzate sono ugualmente indispensabili alla causa del benessere internazionale in quanto si sforzano di risolvere i problemi economici, sociali e umanitari della comunità internazionale. A tele riguardo il ruolo giocato dall’O.M.S. è stato di notevole valore umanitario. È per questo appropriato che, come l’Organizzazione Mondiale della Sanità celebra il suo decimo anniversario, noi dovremmo tutti aderire a rinnovare la nostra fede nell’Organizzazione ed impegnare il nostro incondizionato supporto morale e materiale nella sua (dell’O.M.S. ndt) lotta contro le malattie – il comune nemico del genere umano.

Apr. 7, 1958

Selected Speeches of His Imperial Majesty Haile Selassie I” pagg. 541-543

Bro Tino

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Funzionari pubblici chiamati alla responsabilità


“…Nel senso ultimo, è del popolo d’Etiopia che voi siete responsabili, ed è a loro che dovete rispondere per la vostra amministrazione…”

Vi chiediamo oggi, ministri e funzionari del Governo Imperiale Etiopico, di andare indietro nel tempo a quel giorno in cui, più di trenta anni fa, fu posta sul Nostro capo la Corona dell’Impero d’Etiopia e Noi assumemmo il sacro dovere di guidare il Nostro amato Paese lungo il sentiero del progresso e dell’illuminazione e della fusione delle tradizioni e degli usi etiopici con le richieste del mondo moderno. Cos’era l’Etiopia al tempo? Una nazione ancora largamente isolata dal mondo esterno a dispetto del suo glorioso passato e della sua antica civiltà, una nazione assoggettata alle pressioni dei colonialisti e degli imperialisti, una nazione senza un sistema di governo moderno, una nazione senza un commercio significativo con l’estero.

Per un istante, paragonate ciò che esisteva allora con ciò che c’è oggi, e scoprirete che i risultati stessi rendono testimonianza dei cambiamenti occorsi durante questi anni; domandatevi, poi, come sono avvenuti questi cambiamenti? Quali problemi hanno portato con sé? Come possiamo affrontare i problemi del 1961, che misure devono essere adottate per fronteggiarli e superarli?

E’ assiomatico che lo sviluppo in ogni Paese procede simultaneamente in tutte le aree della sua vita; quando un Paese avanza economicamente, progresso equivalente deve essere fatto nella creazione d’istituzioni sociali e politiche più altamente sviluppate. Ogni tentativo di ritardare l’avanzamento in ogni singola area inevitabilmente ritarderà lo sviluppo di tutte, e creerà serie distorsioni nel tessuto complessivo della nazione.
Questo principio Noi lo abbiamo sempre riconosciuto e siamo sempre stati guidati da ciò nelle Nostre azioni; l’importanza che abbiamo dato all’educazione nel Nostro Paese è derivata dalla Nostra determinazione di eliminare l’ignoranza e preparare la Nostra gente ai cambiamenti che la comparsa dell’Etiopia nel mondo moderno porterà su di loro.

E’ altrettanto assiomatico che i cambiamenti generano cambiamenti, che ogni passo avanti conduce logicamente ed inesorabilmente al successivo, e a quello dopo ancora. Una volta liberate, le forze della storia non possono essere contenute o controllate, ed è ingenuo invero chi dice: “Vado fino a lì e non oltre”. Anche questo principio Noi lo abbiamo riconosciuto e seguito.

L’Etiopia per lunghi secoli è rimasta isolata, sulle sue roccaforti montane, dal mondo esterno; emergendo da questo isolamento all’epoca della battaglia coloniale per il potere in Africa, il compito che la nazione ha fronteggiato nel preservare la propria indipendenza e nel superare le difficoltà poste dalla transizione dall’antico al moderno è stato moltiplicato più volte. Mentre Noi conducevamo la battaglia dell’Etiopia per la difesa della sua libertà, allo stesso tempo abbiamo assunto come Nostro primario compito l’educazione e la formazione nel servizio pubblico di coloro che Noi avevamo chiamato perché Ci assistessero nell’amministrazione del Governo. Nei nostri sforzi di raggiungere questi due obiettivi, abbiamo dovuto combattere contro chi rimaneva ancorato all’antico e al superato. Il popolo etiope, che ha beneficiato di questi sforzi, sa che tutta la Nostra vita è stata sacrificata alla battaglia per raggiungere questi fini, e crediamo che esso abbia dimostrato ampiamente la sua gratitudine e il suo affetto per Noi.
Come, dunque, l’Etiopia ha percorso il lungo sentiero che va dal 1917 al 1961?
Nel 1930, riconoscendo che il programma di sviluppo che avevamo immaginato per l’Etiopia richiedeva un radicale distacco dal sistema politico dei nostri avi, abbiamo donato al Nostro popolo la prima Costituzione d’Etiopia, per Nostra libera volontà, e contro le forti obiezioni di molti uomini a Noi vicini, che non hanno esitato a spargere sangue nel loro opporsi a questo passo.
Per la prima volta, il Governo Etiopico acquistava una forma cristallizzata e definitiva; come abbiamo affermato quando abbiamo promulgato la Prima Costituzione: “Il popolo etiope deve condividere il fardello della responsabilità che nel passato era sostenuto dal suo monarca…”, con questo atto abbiamo cercato di diffondere la responsabilità e l’autorità tra la Nostra gente, così che loro potessero esercitarle, insieme a Noi, per assicurare l’avanzamento e l’unità della nazione etiopica.
In questo modo abbiamo cercato di fare un lavoro preparatorio per la naturale e ordinata crescita di quelle istituzioni politiche e sociali essenziali allo sviluppo di una società dinamica, per quanto stabile.
I Nostri progetti furono bruscamente fermati dall’invasione del 1935, ma in seguito alla liberazione dell’Etiopia, abbiamo ripreso il Nostro lavoro e lo abbiamo portato avanti ulteriormente. Nel 1943 abbiamo fatto sì che fosse pubblicato l’Ordine n.1, che definiva doveri e responsabilità del Nostro Governo e che li investiva di tutti i poteri necessari per esplicarli. Allo stesso tempo, abbiamo promulgato una legge che provvedeva alla creazione di un sistema organizzato di tribunali dove i Nostri sudditi sarebbero potuti andare per cercare indennizzi ai torti subiti e rinforzare i diritti che le leggi e la Costituzione garantivano loro.
Questi passi, di nuovo, Noi li abbiamo compiuti volontariamente – non in risposta a nessuna richiesta o pressione, ma nel pieno riconoscimento dei principi della vita che abbiamo enunciato un momento fa, e per il Nostro desiderio di facilitare e stimolare l’ulteriore progresso della Nostra nazione, a compimento del voto solenne che facemmo al Nostro popolo quando salimmo al Trono del Nostro Impero.
A completamento di queste misure, abbiamo creato per statuto speciale un numero di istituzioni autonome in possesso di pieni poteri per agire negli ambiti relativi alla loro giurisdizione: la Banca Statale d’Etiopia, la Banca per lo Sviluppo d’Etiopia, l’Autorità Etiopica per la Luce e l’Energia Elettrica, il Comitato Imperiale per le Telecomunicazioni, l’Ethiopian Air Lines, l’Autorità Imperiale per le Autostrade – abbiamo conferito a queste e molte altre la responsabilità di assicurare l’avanzamento dell’Etiopia nelle aree affidate alla loro cura.

Poiché il Nostro Impero cresceva e prosperava, divenne chiaro che la Costituzione del 1930 non poteva più rispondere adeguatamente alle necessità del Nostro popolo; conformemente, nel 1955, fronteggiando ancora obiezioni ed opposizioni, promulgammo la Costituzione Revisionata della quale siete tutti a conoscenza.
In essa, sono state prese misure perché il Nostro popolo potesse beneficiare di rappresentanza diretta e della partecipazione agli affari di governo; la divisione dei poteri tra Noi, i Nostri Ministri che agiscono collettivamente e individualmente, e il Nostro Parlamento è stata rafforzata ed ha acquisito una forma istituzionale permanente. In seguito, abbiamo fatto in modo che fossero preparati una serie di codici legali che coprissero tutti gli aspetti della vita dei Nostri cittadini e che esponessero, in modo preciso e dettagliato, i principi che li avrebbero dovuti guidare nelle loro relazioni con gli altri (cittadini, ndt) e con lo Stato. E per far sì che la crescita economica dell’Etiopia procedesse in modo pianificato e coordinato, Noi abbiamo ordinato che fosse preparato un Piano Quinquennale designato per fornire uno schema complessivo che lo sviluppo della Nostra nazione avrebbe dovuto seguire. Abbiamo ottenuto prestiti e crediti da nazioni amiche, per aiutarci a finanziare i progetti da terminare all’interno del Piano Quinquennale, e siamo fiduciosi dei risultati di questi sforzi.

In tutto ciò che abbiamo fatto, abbiamo creduto di prendere quelle misure necessarie al progresso dell’Etiopia; poiché i programmi diventavano più numerosi e tecnicamente più complessi, dato che il budget della nazione è cresciuto da 11 milioni di dollari etiopici nel 1942 ai 279 milioni nel 1960, è diventato essenziale che le funzioni decisionali fossero sempre più divise tra i funzionari responsabili del Governo.
Chi, oggi, può essere esperto in ogni campo: chi, oggi, può, da solo, prendere tutte le decisioni necessarie all’amministrazione dei programmi di un governo? Queste domande non richiedono risposta.
Ma sappiamo che il desiderio dell’uomo raramente ottiene pieno compimento o perfezione, e così è stato qui. Cosa serviva ancora per creare un sistema di governo realmente responsabile? Cosa mancava ancora? La struttura istituzionale esisteva. Una Costituzione moderna garantiva a tutti gli elementi di questa struttura le competenze adeguate e l’autorità e il diritto di compiere i propri doveri; ai Nostri Ministri erano conferite assegnazioni non meno significative di quelle conferite ai Ministri di ogni altra nazione nel mondo, indipendentemente dall’orientamento o dalla colorazione politica. Al Nostro Parlamento erano dati poteri di legiferare paragonabili a quelli garantiti ad ogni sistema di governo parlamentare. La struttura legale che governava la condotta del popolo etiope con ogni altro (etiope, ndt) e con lo Stato era stata totalmente articolata.
Tutti voi comprendete che è necessario avere un sufficiente numero di uomini che possano coraggiosamente e onestamente accettare la responsabilità e agire con essa, e, senza considerare il costo, ottemperare ai propri doveri nei confronti della nazione etiopica. Siamo sempre stati a disposizione del Nostro popolo e dei Nostri Ministri; e così i Ministri sono venuti da Noi con i loro problemi e le loro domande. Abbiamo sempre detto: “Ma vi è stato dato il potere di fare ciò da soli”. Solitamente, le Nostre parole sono state ignorate. Ci si è sottratti alla responsabilità, sono state evitate le decisioni, che sono state rimandate a Noi. Come risultato, alcuni programmi non sono stati attuati, e altre questioni di maggior importanza sono state lasciate senza risposta. Il Governo è stato sovraccaricato e paralizzato dalle minuzie; tra quelli che sono di fronte a Noi, molti hanno votato anni di servizio al Governo Imperiale Etiopico. Voi conoscete la verità di ciò che diciamo.
Oggi, vi diciamo, ciò non dovrà più accadere. Non dovrete più sottrarvi ai vostri doveri. Noi non ci caricheremo più delle vostre responsabilità, poiché vi abbiamo dato il potere. Non si dovrà abusare di questo potere per egoismi e per fini personali poiché è stato conferito come un sacro compito da essere esercitato a vantaggio del popolo e della nazione etiopica.

D’ora in avanti, dovrete lavorare nei vostri Ministeri e Dipartimenti e amministrare i vostri programmi da lì; ogni anno, in accordo con la Costituzione, e all’interno del quadro strutturale del Piano Quinquennale che è stato scelto, dovrete preparare la progettazione per i successivi dodici mesi. Una volta che il programma è stato approvato dal Consiglio dei Ministri e da Noi, dovrete lavorare in accordo con ciò. Se pianificherete ed eseguirete bene, riceverete congratulazioni; se vi dimostrerete incapaci o incompetenti verrete allontanati e rimpiazzati da un altro; se sorgessero questioni politiche rilevanti, Noi siamo sempre qui. Nel caso in voi incontraste difficoltà, abbiamo incaricato il Primo Ministro di fornirvi sostegno: la sua funzione primaria è di coordinare il lavoro tra i Ministeri e controllare che l’esecuzione dei programmi governativi sia agevolata. Se dovessero sorgere questioni politiche, anch’egli, dovrà portarle alla Nostra attenzione. Se saranno necessari emendamenti alle assegnazioni che vi sono state date, essi saranno imminenti.

I vostri programmi e i loro progressi saranno soggetti a commenti liberi e aperti; in ultima istanza, è davanti al popolo d’Etiopia che voi siete responsabili, ed è a loro che dovete rispondere per la vostra amministrazione. E’ questo il motivo per cui siete costituzionalmente responsabili dinanzi Noi e al Parlamento. Durante la Nostra vita, abbiamo immancabilmente fatto ciò che sentivamo essere, dinanzi a Dio Onnipotente, Nostro dovere nei confronti del Nostro popolo e della nazione, senza considerare il costo per Noi stessi. Voi dovete fare altrettanto.
Nel corso di lunghi anni di sforzi incessanti per raggiungere il progresso e il benessere della Nostra nazione, abbiamo sempre saputo che quello stadio sarebbe stato raggiunto solo quando i Nostri Ministri e funzionari, che abbiamo formato con l’istruzione e attraverso lunghi anni di servizio nell’amministrazione di governo, avessero, una volta definiti i loro doveri e i loro obiettivi, assunto da soli la piena responsabilità e l’avessero adempiuta correttamente, permettendoCi così di dedicare più del Nostro tempo a decisioni politiche rilevanti e a questioni di importanza estrema per il futuro dell’Etiopia, che necessitassero della Nostra attenzione.

Siamo convinti che questo stadio è stato ora raggiunto, e voi dovete realizzare che la fiducia riposta in voi implica un sacrificio da parte vostra, del quale dovete essere meritevoli. Dovreste sempre tenere a mente che la prova massima del vostro meritare tale credito si manifesterà non solo dalla fiducia che abbiamo riposto in voi, ma anche dal raggiungimento del progresso dei programmi che abbiamo stabilito per il popolo Etiope.
Il vostro ufficio dovrà essere nel luogo da dove venite. Sono stati previsti esperti e consiglieri tecnici per aiutarvi nel lavoro; i vostri Dipartimenti e Ministeri possono funzionare solo se la scelta del vostro staff è dettata, piuttosto che da legami di amicizia e relazione personale, dall’evidenza di competenze e abilità. Dovrete lavorare sotto la vostra responsabilità, facendo i vostri errori, raggiungendo i vostri successi. Noi ci riserviamo che ognuno di voi riferisca sui progressi compiuti nel proprio programma e sulle difficoltà incontrate; ma questo tempo non dovrà essere utilizzato per chiedere o ottenere da Noi decisioni che dovete prendere voi, giustamente.

Gli Etiopi sono orgogliosi dei tremila anni di storia documentata, e possono esserlo. Noi siamo orgogliosi di ciò che è stato raggiunto durante il Nostro Regno, e ringraziamo Dio per questo. Siamo felici di lasciare che sia la Storia a giudicare la saggezza delle Nostre azioni. Ma mentre non possiamo fuggire dalla consapevolezza del giorno presente, dobbiamo ciononostante essere consapevoli che così come la storia della nostra nazione si allunga indietro nel tempo, altrettanto però un futuro illimitato ci attende davanti, specialmente in quest’era nucleare e spaziale. Dobbiamo tutti agire e prendere le nostre decisioni consapevoli delle implicazioni di vasta portata e delle conseguenze di ognuna di loro; ciò che abbiamo detto oggi, lo sappiamo, comporta implicazioni per generazioni e generazioni di futuri etiopi. Siamo convinti che ciò che abbiamo detto avrà un impatto, a lungo termine, eternamente vantaggioso per coloro che Ci seguiranno.
L’uomo è mortale; ognuno di noi qui, un giorno, di troverà di fronte al suo Creatore e risponderà per le sue azioni. Coloro tra noi ai quali è stata data la grave responsabilità di governare portano un pesante fardello di fronte al popolo e dinanzi a Dio Onnipotente, per un adeguato adempimento dei propri doveri. Lavoriamo dunque tutti in questo senso, così che il popolo d’Etiopia possa vivere per sempre in felicità e prosperità.

14 aprile 1960

Selected Speeches of H.I.M. Haile Selassie I, pagg. 409

Bro Viktor

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Discorso di S.M.I. Haile Selassie I
al parlamento giamaicano


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Illustri membri del Parlamento Giamaicano, sono lieto oggi di cogliere l'opportunità di trasmettere alcuni pensieri al Parlamento ed al popolo Giamaicano.

Il popolo Giamaicano ha una lunga storia gloriosa. Il popolo Giamaicano ha lottato per raggiungere la propria indipendenza e dal suo ottenimento, in una esemplare unità nazionale, ha proceduto nel procurarsi ulteriore abbondanza e progresso. Poiché conosco la storia di queste persone meravigliose e perché conosco i sentimenti che il popolo della Giamaica prova nei confronti del popolo Etiope , ho sempre desiderato di venire a visitare la Giamaica. Ora, grazie a Dio, questo mio desiderio è stato esaudito.

Ha visto il progresso

All'arrivo in Giamaica ho visto più di quanto mi aspettassi . Ho visto il progresso del popolo e ho visto la sua determinazione a marciare in avanti in unità verso un progresso ancora maggiore . Ho anche assistito personalmente all'entità del sentimento del popolo Giamaicano per il popolo Etiope. Ancora una volta desidero cogliere l'occasione per esprimere i miei ringraziamenti al Governo e al popolo della Giamaica per la splendida accoglienza che mi è stata riservata. Le nostre relazioni con il popolo Giamaicano, come ho già detto, non originano nel presente. Nel tempo in cui il popolo Etiope sopportò l’aggressione – una dura aggressione - il popolo della Giamaica mostrò sollecitudine e solidarietà verso il popolo Etiope ed in questo modo Ci ha fornito quell'incoraggiamento per il quale il popolo Etiope sarà sempre grato. Da quando sono arrivato in Giamaica, ho potuto io stesso testimoniare che questi sentimenti di simpatia che esistevano allora sono continuati , e anche adesso c'è un desiderio maggiore di stabilire un rapporto più stretto con il popolo Etiope. I rapporti, in un senso più ampio , tra il popolo della Giamaica ed il popolo d’Etiopia e Africa sono profondi e duraturi. Noi tutti abbiamo lottato per l'indipendenza e l’abbiamo raggiunta ora. Poiché siamo un popolo dedito alla conquista della nostra indipendenza, abbiamo raggiunto un obiettivo che è la base per una cooperazione reciproca continua e di buona volontà

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In aggiunta a questo c'è un legame di gratitudine, un legame di fratellanza. Il popolo della Giamaica, in generale, ha le proprie origini in Africa. Questo ci dà ancora un'altra base su cui si può stringere un rapporto sano, una relazione che non sarà utile solo ai Nostri rispettivi popoli, ma un rapporto che, a causa della fondamentale somiglianza tra Noi, contribuirà nel lungo termine ad un migliore mantenimento della pace e sicurezza internazionali. In aggiunta a questo, sia il popolo della Giamaica che quello Etiope sono dedicati ad un’altra causa, che è la causa del progresso e della prosperità. Anche qui gli sforzi che dobbiamo sopportare, le difficoltà che dobbiamo tutti superare, ed i programmi che dobbiamo adottare hanno molta somiglianza . Perciò io dico che il popolo Giamaicano e quello Etiope hanno molto in comune e questi fattori comuni possono essere utilizzati come base per relazioni anche più forti tra i Nostri due popoli.

Le persone di origine Africana sono emigrate in molte parti del mondo. Alcune di loro sono venute in Giamaica, altre in altre parti del mondo. Ma ovunque esse siano hanno esperienze storiche simili ed i problemi che attendono loro dipendono dalla comprensione, e questa potrà essere usata da tutti Noi come base per la creazione di una maggiore cooperazione che servirà per il nostro beneficio reciproco. In aggiunta a questo credo anche che i popoli della Giamaica e d’Etiopia hanno un'altra causa importante in comune, che è la causa della pace internazionale. Ancor di più che le motivazioni dello stato di guerra, la violazione della pace in qualunque luogo deve essere scoraggiata per impedire la devastazione totale della razza umana. Abbiamo come preoccupazione importante che non ci sia una violazione della pace e della sicurezza internazionale.

Interesse supremo

Tuttavia, se le nazioni di piccole dimensioni non combinano tutte le loro energie , se queste piccole nazioni non mettono tutto il loro peso in una direzione verso il mantenimento della pace internazionale, allora le loro voci individuali nel mondo odierno non conteranno molto. Ed è proprio per questo che gli Stati più piccoli, come la Giamaica e l’Etiopia, hanno l'interesse supremo che la pace e la sicurezza internazionali vengano preservate. E a tal fine, dobbiamo continuare a collaborare in modo che la Nostra voce sulla scena internazionale possa aumentare.

In aggiunta a questo è abbastanza verosimile che un paese possa raggiungere progresso materiale da solo. Tuttavia, sappiamo dalle esperienze del passato che la cooperazione internazionale tende ad accelerare il ritmo del progresso dei singoli paesi. Questo è ancora un altro settore su cui riflettere ed in cui vedere in che modo possiamo espandere ulteriormente le relazioni tra i popoli della Giamaica e dell’ Etiopia .

Da un altro punto di vista fondamentale è per questo che l'Organizzazione dell’Unità Africana è stata stabilita. È perché il continente Africano, che comprende più di 250 milioni di persone, non poteva continuare a rimanere diviso tra più di 30 stati, le cui voci individuali non avrebbero avuto un peso. Ed è proprio per questo, poiché vi è un'identità di interessi, che abbiamo tentato di includere anche la Giamaica, in modo da poter portare questo peso nel concilio delle nazioni, ed anche, attraverso un processo di cooperazione e di espansione delle relazioni economiche, di poter essere nella posizione di accelerare il ritmo di sviluppo dei singoli paesi membri dell'Organizzazione dell'Unità Africana.
Perché il popolo Africano è dedicato alla causa della preservazione della pace, perché il popolo Africano è convinto che ci dovrebbe essere progresso materiale per il suo popolo, e perché il popolo Africano crede nel precetto essenziale della democrazia, questi sono i fondamenti dell'Organizzazione dell'Unità Africana. Un'organizzazione che si basa su tale solido fondamento non può che portare successo a tutti i suoi sforzi che serviranno per l'interesse e beneficio del popolo Africano, e forse anche per l’interesse di altri popoli. Da questo stesso punto di vista dico che alla somiglianza del fondamentale interesse nazionale tra i Nostri due popoli, che è la Nostra buona amicizia che è sempre esistita, deve essere consentito di essere approfondita , deve espandere le aree di piena cooperazione materiale in tutti i modi possibili.

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Combinazione

Dobbiamo ricordare che molti stati che oggi rappresentano le principali potenze del mondo, una volta erano deboli, una volta erano preda di altre forze maggiori. Ma, tuttavia, attraverso il processo di assimilazione, attraverso il processo di realizzazione dei fondamentali interessi nazionali, e attraverso il processo di associazione che hanno realizzato, sono diventati le maggiori potenze, potenze che sono onnicomprensive. Dallo stesso punto di vista i popoli dell'Africa in Giamaica che hanno interessi identici dovrebbero essere in grado di aumentare le loro energie per il bene attraverso il processo dell’istituzione di una maggiore collaborazione. Vorrei dire che in generale ovunque ci sia sangue Africano c'è una base per una maggiore unità. Dobbiamo anche aiutarci a vicenda nei nostri sforzi per espandere l’educazione, per aumentare il tenore di vita dei Nostri rispettivi popoli. A tal fine desideriamo denotare l'apprezzamento dei sentimenti mostrati dal popolo Giamaicano per il popolo Etiope e come manifestazione della Nostra amicizia sincera, nei limiti dei nostri mezzi molto limitati, abbiamo sancito un accordo con il Governo Giamaicano per fondare una scuola per i Giamaicani qui. Sono convinto che tutte le procedure preliminari saranno concluse in modo che la costruzione della scuola inizierà entro il futuro prossimo.

Infine, che Dio conceda la saggezza e le Sue benedizioni al popolo della Giamaica.
Grazie.

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21 aprile 1961

Selected Speeches of H.I.M. Haile Selassie I

Sis Tseghe Selassie

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ALL MAN ACTS
Brevi Cronache Sommarie del Regno del Figlio dell’Uomo


Aprile 1969, anno 1962 del calendario etiopico e 77.mo della Nascita di S. M. I. Hayle Selassie I.

1 aprile – S.M. l’Imperatore ed il Primo ministro Inglese, Harold Wilson, si sono scambiati punti di vista sulla crisi nigeriana trovandosi ‘sostanzialmente d’accordo’ su passi pratici per portare la crisi ad un accordo negoziato. – L’Imperatore ordina il trasporto aereo dei soccorsi ai sopravvissuti del terremoto di Sardò. – Si inaugura il collegamento telefonico diretto tra le capitali dell’Etiopia e della Somalia.

2 aprile – Il Sovrano concede udienza all’ambasciatore dello Zambia, a. Mutti, che ha completato il suo mandato in Etiopia. – Harold Wilson, Primo ministro britannico, si dichiara molto soddisfatto dei colloqui avuti con S. M. l’Imperatore prima di lasciare l’Etiopia. – L’ambasciatore della Tanzania dona per i terremotati di Sardò 20.000 dollari alla Fondazione Haile Selassie I.

3 aprile – S. A. I. il Principe ereditario Merid Asmac Asfa Uossen rientra nella capitale dopo essersi reso conto di persona dei danni causati dal terremoto a Sardò. – Il presidente della Tanzania, Julius Nyerere, invia al Sovrano d’Etiopia un telegramma di simpatia per il terremoto che ha colpito Sardò.

4 aprile – La statua del Leone di Judah rientra in Etiopia dopo trent’anni. Essa è stata formalmente ricevuta dal dott. Haileghiorghis Uorchineh, sindaco di Addis Abeba.

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5 aprile – L’Imperatore riceve le credenziali del pronunzio apostolico della Santa Sede, Mons. Giuseppe Mojoli, già internunzio in Etiopia. – Nella mattinata il Monarca riceve le credenziali del primo ambasciatore di Singapore, Lee Khoon Choy. – S. M. I. Haile Selassie I si interessa del progetto di realizzazione di una centrale di sussistenza delle Forze Armate presentata da un gruppo di esperti del Ministero della Difesa.

8 aprile – L’Imperatore riceve in udienza 14 alpinisti bulgari che recentemente hanno scalato il Ras Descian, il più alto monte d’Etiopia. – Il Consiglio dei ministri si riunisce per due ore e mezzo discutendo lo sviluppo agricolo e industriale della zona di Auasa; successivamente rimette l’argomento alla commissione economica e finanziaria.

9 aprile – Il Sovrano concede udienza al segretario generale dell’OUA, Diallo Telli, discutendo con lui gli ultimi sviluppi della Guinea equatoriale. – Una commissione esamina la proposta della CEA di una conferenza regionale africana su un avvicinamento integrato per lo sviluppo rurale; sono presenti rappresentanti della CEA, FAO, ILO, WHO, UNICEF, UNESCO, UNHCR, UNDP, IDEP, OUA.

10 aprile – L’Imperatore visita la scuola ‘Principessa Tenagne Uorch Haile Selassie’ per donne adulte.

12 aprile – Viene insediata una commissione di esperti dell’EAL, guidata dal cap. Goodman e da Ato Becchele Serbessa, per indagare sulle cause che hanno determinato il disastro aereo occorso ad un DC-47 della compagnia nazionale nei pressi del Cairo ed in cui hanno perso la vita i tre uomini dell’equipaggio.

14 aprile – Il Sovrano parte per Lusaka dove partecipa alla riunione di apertura del vertice delle 14 nazioni dell’Africa centro-orientale.

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15 aprile – Aprendo il quinto vertice dei 14 Stati dell’Africa centro-orientale, il presidente dello Zambia, Kenneth Kaunda, rende omaggio al contributo di S. M. l’Imperatore alla pace, all’unità e alla sicurezza africana. - Giunge in Etiopia il nuovo ambasciatore spagnolo, dott. Salvador Pruneda, per prendere possesso del suo nuovo ufficio.

16 aprile – L’Imperatore dichiara al quinto vertice dei Paesi dell’Africa centro-orientale, che incombe sui capi di Stato africani, di intraprendere effettivi passi verso una vera unità del continente. – In una conferenza radio-televisiva a Lusaka, S. M. I. Haile Selassie I afferma di non disarmare nella ricerca di una pace per la Nigeria ‘poiché la posta in gioco è alta’. ‘The Times of Zambia’, il maggior quotidiano di Lusaka, in un editoriale esprime fiducia nell’opera del Sovrano d’Etiopia per trovare una giusta soluzione ed una fine alla crisi nigeriana.

17 aprile – Il Sovrano giunge a Monrovia, in Liberia, dove viene ricevuto dal presidente William Tubman, per presiedere la riunione della Commissione consultiva dei ‘sei’ dell’OUA sulla Nigeria. – Si chiude il quinto vertice dei 14 Stati dell’Africa centro-orientale, sottolineando un maggiore appoggio morale e materiale ai movimenti di liberazione in piena collaborazione con la Commissione per la liberazione dell’OUA. –L’EAL rende noto che alla commissione d’indagine sulle cause del disastro aereo del DC-47, avvenuto la scorsa settimana, è stato negato il permesso di recarsi in loco dal Governo egiziano.

18 aprile – L’Imperatore dichiara a Monrovia, nella sessione d’apertura della Commissione consultiva dell’OUA sulla Nigeria, che le parti interessate al conflitto ‘sono al massimo dell’esaurimento, economicamente ed in termini di sofferenze umane’. S. A. I., il Principe ereditario Merid Asmac Asfa Uossen inaugura la mostra italiana del libro nella capitale.

19 aprile – La Commissione consultiva dei ‘sei’ dell’OUA sulla Nigeria sottomette proposte specifiche alle delegazioni biafrana e federale nigeriana per una fine del conflitto, dopo separate riunioni con le due parti. – Il Consiglio dei ministri decide di stabilire una commissione per l’educazione ad altissimo livello che si interesserà allo sviluppo dell’istruzione e agli indirizzi da dare al Paese in tal senso. – La Camera dei deputati approva un prestito governativo concesso dal Governo della Germania federale di 87.400.000 dollari per la costruzione della strada Dilla-Moyale. – Rappresentanti dei Ministeri della Riforma burocratica e terriera, dell’Agricoltura, dello Sviluppo comunitario e Affari sociali e della Commissione della pianificazione oltre a quelli della CADU, discutono con il dott. Riad El Ghonemy, della FAO, sul problema della riforma terriera e la ristrutturazione agraria. – Il Ministero degli Affari Esteri richiede per via diplomatica al Governo egiziano il permesso di indagare sulle cause che hanno determinato il disastro aereo del DC-47 dell’EAL.

21 aprile – Si conclude a Monrovia la riunione della Commissione consultiva dell’OUA per la crisi nigeriana con un nulla di fatto, a causa del rigetto da parte biafrana di una dichiarazione in cui rinunciasse all’indipendenza, prima che fosse conclusa la guerra e fossero iniziati i colloqui di pace. – Il Sovrano si reca a Conakry, nella Guinea, dove discute con il presidente Sekou Touré dei problemi africani e delle relazioni tra i due Paesi. – Una missione di buona volontà jugoslava, composta di due membri della confederazione delle unioni del lavoro, giunge in Etiopia per colloqui con funzionari della CELU.

22 aprile – S. M. l’Imperatore rientra nella capitale da Conakry. Il sindaco di Addis Abeba, dott. Haileghiorghis Uorchineh, presiede la riunione regolare dei consiglieri municipali, la prima dalla sua elezione a sindaco. – L’ambasciatore canadese, Michel Gouvin, concede fondi all’osservatorio geofisico dell’università Haile Selassie I per coprire le spese di esami geofisici nella regione di Sardò.

23aprile – Il Consiglio dei ministri discute per due ore sul prestito ottenuto dalla Banca Mondiale per la costruzione della diga idroelettrica sul fiume Fincià ed un altro prestito concesso congiuntamente dalla Banca Mondiale e dalla SIDA per l’ampliamento dei servizi di telecomunicazioni dell’IBTE nel Paese. – Il Ministero dell’Educazione e Belle Arti annuncia la chiusura di nove scuole secondarie della capitale per il rifiuto degli studenti di seguirne i regolari corsi.

25 aprile – Viene ricevuto da S. M. I. Haile Selassie I il segretario generale dell’OUA, Diallo Telli; con esso si intrattiene sulla situazione nigeriana. – S. A. Ras Asrate Cassa, governatore generale dell’Eritrea, riceve i partecipanti alla conferenza internazionale del Riarmo Morale che si apre ad Asmara.

26 aprile – Giunge, per assolvere al suo nuovo incarico, il nuovo ambasciatore della Colombia, Alvare Herran.

28 aprile – La CELU lancia progetti per l’addestramento di personale al sistema delle unioni del lavoro con dei corsi. – Le Forze Armate nazionali sviluppano un’organizzazione centrale per coordinare e promuovere la partecipazione militare all’azione civile in progetti comunitari sociali.

29 aprile – L’Imperatore visita la Civil Aviation Administration e si interessa delle conquiste raggiunte nonché dei progetti futuri diretti all’ampliamento dei servizi dell’organismo. – Delegati di 113 sindacati nazionali partecipano alla conferenza triennale della CELU alla Camera di Commercio.

30 aprile – Sono possibili comunicazioni telefoniche, via Nairobi, tra l’Etiopia ed il Burundi.

Bro Ghebre Sellassie

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Discorso di S.M.I. Haile Selassie I
all'apertura della fiera sull'elettronica


Vostra Eccellenza,
con piacere abbiamo accettato il vostro invito ad essere qui oggi per inaugurare la Fiera sui Materiali Edili e Apparecchiature Elettriche, organizzata dall’Istituto per il Commercio Estero Italiano.
Essendo le relazioni amichevoli tra Etiopia e Italia ormai di lunga data, c’è attualmente un significativo livello di commercio e di scambi tra le due nazioni; e poiché lo standard di vita dei nostri rispettivi popoli migliora giorno dopo giorno, il livello di questi scambi è destinato a crescere nel futuro. Questo di per sé fornisce un solido incoraggiamento per l’espansione del commercio tra i due Paesi, creando così migliore comprensione e fiducia tra i nostri due Governi.
Come Sua Eccellenza ha giustamente fatto notare, se i risultati della città di Addis Ababa e delle altre principali città del Nostro Impero raggiunti con la costruzione di grandi edifici nel passato forniscono un’indicazione dei loro requisiti per il futuro, non c’è dubbio che i materiali edili e gli apparati elettrici esposti qui oggi apriranno mercati addizionali per l’industria italiana e per il commercio impegnato in questa impresa.
La costruzione di case, essendo questo un processo continuo nel mondo in cui viviamo oggi, potrebbe anche aiutare ad alzare lo standard di vita degli operai edili. Sua Eccellenza si renderà conto, senza dubbio, che il volume delle importazioni che l’Etiopia può fare dall’Italia dipende largamente dall’espansione delle esportazioni etiopiche in Italia; ma il flusso di scambi tra i nostri due Paesi nella scorsa decade è stato tale che c’è stato un consistente equilibrio di scambi sfavorevoli all’Etiopia.
La situazione ha fatto affiorare qualche preoccupazione e il Nostro Ministro per il Commercio, l’Industria e il Turismo ha tenuto una serie di discussioni con i funzionari italiani e con i leader dell’imprenditoria con l’obiettivo di incoraggiare un livello crescente di scambi e più grandi investimenti di capitale italiano nei programmi di sviluppo agricoli e minerari in Etiopia.
I cittadini italiani residenti in Etiopia hanno mostrato la loro massima disponibilità e volontà a cooperare con il Nostro popolo in tutti gli sforzi.
Durante la Visita di Stato che abbiamo fatto lo scorso anno in Italia, su invito del Presidente Saragat, abbiamo anche colto l’opportunità di incoraggiare l’industria e il commercio italiani a partecipare allo sviluppo economico dell’Etiopia; ci piacerebbe anche ricordare qui l’accoglienza molto calorosa e spontanea accordataCi durante quella visita.
I summenzionati obiettivi non possono essere ottenuti senza la cooperazione del commercio italiano nell’aumentare le importazioni dall’Etiopia e l’ampliamento della partecipazione del capitale Italiano nello sviluppo economico di questo Paese, e Noi siamo fiduciosi della cooperazione e dell’assistenza di Sua Eccellenza in questo tentativo.
Infine, vorremmo ringraziare Sua Eccellenza e tutti quelli che hanno reso possibile questa fiera, e speriamo che i partecipanti presenti oggi coglieranno quest’opportunità di apprendere ciò che l’Etiopia può offrire all’industria e al commercio italiani durante la loro permanenza in Etiopia.
E’ con piacere che dichiariamo aperta questa manifestazione.

6 aprile 1971

Important Utterances of H.I.M. Emperor Haile Selassie I” pagg. 265-267

Bro Viktor


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Ventesimo Anniversario della
Fondazione Haile Selassie I


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Il 17 Aprile 1974 viene pubblicata in Etiopia la serie di francobolli per commemorare il ventesimo anniversario della Fondazione Haile Selassie I che assegnava il “Premio Haile Selassie” per onorare chi apportava un significante contributo agli studi Etiopi ed Africani.

La serie si presenta con 5 francobolli di diverso valore e rappresentando simbolicamente l'operato della fondazione.

10 cent: Rosa – Fabbricazione di ombrelli
30 cent: Verde – Tessitura a telaio
50 cent: Marrone – Cura Infantile
60 cent: Azzurro – Ospedale Tikur Anbessa (Leone Nero)

Ogni francobollo presenta l'immagine di Sua Maestà Imperiale circondata da rami di alloro.

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Bro Gabriel

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La Pratica del Digiuno con un riferimento particolare
al periodo della Santa Quaresima


… (L’Arcivescovo): “Accettate di prestare il giuramento di mantenere la religione ortodossa di Alessandria che esiste in Etiopia dai santi Re Abreha e Atsebeha e di rispettare le leggi e i comandamenti della Chiesa Ortodossa?”

(L’Imperatore): “Si, accetto di prestare giuramento di mantenere, con l’appoggio dell’Altissimo, la religione ortodossa di Alessandria, perché essa è la religione per la quale Io confermo la mia fede fino ad oggi”. *


* * *

Il digiuno consiste nel privarsi di qualsiasi cibo e bevanda e dai rapporti sessuali per uno o più giorni, da un tramonto del sole all’altro. Nella storia di tutte le fedi religiose lo si incontra un po’ ovunque; per motivi di ascetismo, di purificazione, di lutto, di supplica, il digiuno occupa un posto importante. L’atteggiamento della Chiesa su tali punti è in accordo con tutte le altri confessioni religiose ma ne precisa il significato e ne regola la pratica; con la preghiera e l’elemosina, essa ne fa uno degli atti essenziali che esprimono davanti a Dio nostro Creatore, l’umiltà, la speranza e l’amore dell’uomo.

Il Senso del Digiuno

Nel Fetha Negast (Legge dei Re), al capitolo XV, il digiuno è così definito: ‘Il digiuno è l’astinenza dal cibo ed è osservato dall’uomo, in certi periodi determinati dalla legge, per ottenere il perdono dei peccati e molti giovamenti, obbedendo così a Colui che ha stabilito la legge. Il digiuno serve anche ad indebolire la forza della concupiscenza in modo che il corpo possa obbedire all’anima razionale’.
Siccome l’uomo è anima e corpo non servirebbe a nulla immaginare una dottrina puramente spirituale: per impegnarsi, l’anima, ha bisogno degli atti e degli atteggiamenti del corpo. Il digiuno, sempre accompagnato da una preghiera supplice, serve ad esprimere l’umiltà davanti a Dio; digiunare (Lev 16, 31) equivale ad umiliare la propria anima (Lev 16, 29). Esso non è quindi una prodezza ascetica; non mira a procurare qualche stato di esaltazione psicologica o religiosa. Con la pratica del digiuno ci si rivolge al Signore (Dan 9, 3; Esd 8, 21) in un atteggiamento di dipendenza e di abbandono totale: prima di affrontare un compito difficile (Giud 20, 26; Est 4,16), o ancora per implorare il perdono da una colpa (1 Re 21, 27), sollecitare una guarigione (2 Sam 12, 16-22), in occasione di una sepoltura (1 Sam 31, 13; 2 Sam 1, 2), dopo una vedovanza (Giud 8, 5; Lc 2, 27), o in seguito ad una sventura collettiva (1 Sam 7, 6; 2 Sam 1, 12; Bar 1, 5; Zac 8, 19), per ottenere la cessazione di una calamità (Gioe 2, 12-17; Giud 4, 9-13), per aprirsi alla luce divina (Dan 10, 12), per attendere la grazia necessaria al compimento di una missione (Atti 13, 2), per prepararsi all’incontro con Dio (Es 34, 28; Dan 9, 3). Le occasioni ed i motivi sono vari, ma in tutti i casi si tratta di porsi con fede in un atteggiamento di umiltà per accogliere l’azione di Dio e mettersi alla Sua Presenza. Questa intenzione profonda svela il senso dei 40 giorni trascorsi senza cibo da Mosè (Es 24, 38) e da Elia ( 1 Re 19, 8). Quanto ai 40 giorni trascorsi da nostro Signore Iyasus nel deserto ed a quelli compiuti dal medesimo, Sua Maestà Qadamawi Hayle Selassie, Krestos nella Sua seconda venuta, che si modellano su questo duplice esempio, essi non hanno per scopo di aprirlo allo Spirito di Dio, perché ne è ripieno (Lc 4, 1), se lo Spirito Lo spinge a questo digiuno lo fa perché inauguri la Sua missione messianica con un atto di abbandono fiducioso nel Padre Suo (Mt 4, 1-4).

La pratica del digiuno nell’uomo non è comunque esente da taluni pericoli: il pericolo di formalismo già denunciato dai profeti (Am 5, 21; Ger 14, 12); il pericolo di orgoglio e di ostentazione, se si digiuna ‘per essere visti dagli uomini’ (Mt 6, 16). Per piacere a Dio, il vero digiuno deve essere unito all’amore del prossimo ed implicare una ricerca della vera giustizia (Is 58, 2-11); esso non è separabile né dall’elemosina né dalla preghiera. Infine bisogna digiunare per amore di Dio (Zac 7, 5). Il nostro Signore e Salvatore ci invita a farlo con una perfetta discrezione; noto a Dio solo, questo digiuno sarà la pura espressione della speranza in Lui, un digiuno umile che aprirà il cuore alla giustizia interiore, opera del Padre che vede ed agisce nel segreto (Mt 6. 17).

La Chiesa è rimasta dunque fedele a quest’antica tradizione, cercando con la pratica del digiuno di mettere i fedeli in una disposizione di apertura totale alla grazia del Signore, in attesa del Suo ritorno. Infatti se la prima venuta del Krestos ha posto fine all’attesa di Israele, il tempo che consegue alla Sua resurrezione non è stato quello della gioia totale in cui gli atti di penitenza sarebbero fuori luogo. A quel tempo, difendendo contro i farisei i Suoi discepoli che non digiunavano, Iyasus stesso ha detto: “Possono forse digiunare gli amici dello sposo, finché lo sposo è con essi? Verranno giorni in cui lo sposo sarà a loro tolto ed allora in quei giorni digiuneranno” (Mc 2, 19). In attesa che lo sposo Ababa Janhoy ritorni a noi, il digiuno penitenziale ha dunque il suo posto nelle pratiche della Chiesa e fra tutti noi.

Il Digiuno nella Pratica della Chiesa Ortodossa Tawahedo d’Etiopia

Il digiuno è osservato da tutti i fedeli membri della Chiesa. Ci sono circa 250 giorni di digiuno all’anno, sebbene non tutti questi sono obbligatori per ciascuno. Le persone comuni digiunano circa 180 giorni in un anno.

Ci sono sette periodi ufficiali di digiuno per i cristiani Etiopi:

1) Tutti i mercoledì e i venerdì, eccetto per quelli che cadono nei 50 giorni successivi alla Santa Pasqua.
2) Il digiuno della Quaresima di 55 giorni.
3) Il digiuno di Ninive di 3 giorni.
4) Le vigilie del Santo Natale e dell’Epifania.
5) Il digiuno degli Apostoli, che varia in lunghezza e dipende dalla data in cui cade la Santa Pasqua; esso può variare da un minimo di 14 ad un massimo di 44 giorni. Questo digiuno commemora San Pietro e San Paolo.
6) Il digiuno dei Profeti di 43 giorni.
7) Il digiuno in occasione dell’Assunzione della Santa Vergine nostra Signora Maryam, di 15 giorni nel mese di agosto.

Fra questi, il digiuno degli Apostoli e quello dei Profeti sono obbligatori solo per il clero, sebbene spontaneamente lo osservino molti tra i fedeli. Tutti gli altri sono considerati obbligatori per tutti i devoti cristiani, esclusi i bambini sotto i sette anni di età. Durante questi periodi ci si astiene dalla carne e da tutti i prodotti animali: carni, latte, burro ed uova. Nessun cibo o bevanda va assunta prima del tramonto almeno, ma anche allora va consumato un semplice pasto. Le donne incinte, i malati gravi e coloro che sono in viaggio sono esentati dal digiuno. Durante la Settimana Santa non si assume cibo almeno fino alla prima ora della sera (ore 18). I più devoti digiunano completamente dal Venerdì santo fino alla mattina della Domenica di Pasqua. Mentre tutti gli altri mangiano solo un frugale pasto serale in questi giorni.

Il digiuno della Santa Quaresima è tradizionalmente interrotto con la gioiosa festa che ha luogo dopo la messa della mezzanotte, all’incirca alle 3 della notte, o al primo canto del gallo della Domenica di Pasqua.

Affinché il Signore sia lodato, questo digiuno della Quaresima è ispirato dal digiuno che nostro Signore Iyasus Krestos osservò per 40 giorni e 40 notti dopo il Suo battesimo (Mt 4, 1). Per questo la Quaresima è chiamata Grande Digiuno, perché prima di tutto essa è il digiuno dedicato al Signore e, secondariamente, perché attraverso questo digiuno le tentazioni di satana (l’amore del denaro, la cupidigia e l’arroganza) sono sconfitte.

Il santo Yared, il compositore dell’innologia etiopica, al quale sono attribuiti gli inni scritti per la nostra Chiesa, ha composto nel suo libro di cantici, conosciuto come il ‘Tsome Digua’ (Inno del digiuno), canti specifici per ogni Domenica della Quaresima. Così ogni Domenica del Grande Digiuno è denominata con il canto proprio di quella Domenica.

La prima Domenica di Quaresima è infatti conosciuta come ‘Zewerede’, il termine significa ‘Colui che discende dall’alto’. All’inizio del suo libro di inni il Santo Yared menziona la discesa, l’incarnazione e la crocefissione del Signore.

La seconda Domenica è chiamata ‘Kidist’ , che significa ‘santo’. Esso racconta della santità della Domenica.

Noi chiamiamo la terza Domenica ‘Mikurab’, che vuol dire ‘Sinagoga’. Esso ricorda a noi che nostro Signore durante il Suo ministero insegnò nella sinagoga.

La quarta Domenica è conosciuta come ‘Mesague’, che vuol dire ‘uno che è infermo’ un inno per la guarigione del malato e per aver ridato la vista al cieco (da parte del Signore) è eseguito in questo giorno.

La quinta è chiamata ‘Debre Zeit’, che è il termine in lingua Ge’ez che vuol dire ‘Monte degli Ulivi’. Un inno relativo alla seconda venuta del Signore che, come ci è insegnato, avviene sul Monte degli Ulivi, è cantato in questo giorno.

Chiamiamo la sesta Domenica ‘Buon Servitore’, in riferimento alla storia del servo buono che ricevette 5 talenti e ne fece un profitto di altri 5 e che è cantata in questa giornata.

La settima è chiamata ‘Nicodimus’. L’inno che commemora l’incontro di Nicodimus di notte con il Signore è cantato in quell’occasione.

L’ottava Domenica è quella delle Palme. Commemora il giorno in cui nostro Signore entrò nel tempio in trionfo e durante il quale la gente cantò’Hosanna nell’alto dei cieli’.

La settimana che va dalla Domenica delle Palme alla Pasqua è conosciuta come la Settimana della Passione. In questo tempo si pensa solo ad adorare Dio. Un libro intitolato ‘Ghebrehaymanot’, composto da diversi passaggi tratti dalle Scritture Sacre e da altri libri religiosi che trattano della passione e della morte di nostro Signore Iyasus Krestos, viene letto. L’altare in quella settimana è ricoperto da un drappo nero in memoria dei secoli oscuri in cui Adamo si alienò il Creatore. I Sacerdoti indossano vesti nere. Poiché questa settimana è il tempo della commemorazione della sofferenza e della dannazione dei 5.500 anni, le preghiere per i defunti e per la loro l’intercessione non sono recitate, tranne che nella Domenica delle Palme.

Il Giovedì del Lavaggio (dei Piedi)

È il giorno nel quale il Signore Iyasus in assoluta umiltà lavò i piedi ai suoi discepoli, consumò con loro l’ultima cena e rivelò loro il Mistero dell’Eucarestia. In questo giorno è celebrata la liturgia. Prima di questa il Sacerdote porta dell’acqua in un catino e recita le preghiere di ringraziamento, lavando i piedi dei fedeli. Quando la liturgia è conclusa, i fedeli rincasano dopo aver ricevuto la benedizione. L’indomani è il Venerdì Santo ed in ricordo della crocefissione del Signore nostro Krestos si leggono i passaggi relativi dalle Sacre Scritture e da altri libri religiosi.
Durante la liturgia i fedeli si prostrano in continuazione. Questo venerdì è anche chiamato il ‘giorno delle prostrazione’. Verso sera, intorno alle ore 16,30, i fedeli avvicinano il Sacerdote per essere ‘battuti’ con ramoscelli di ulivo. Battere (sulla schiena) i fedeli in tal modo simbolizza le frustate inflitte al nostro Signore. Durante questa liturgia i fedeli ripeteranno per 400 volte la formula “Signore, abbi misericordia di noi, Krestos”.Dopo che il canto degli inni e le letture previste per la giornata sono state recitate, sarà eseguito il canto “Che il Signore sia lodato”. Tranne il bacio rituale della croce che in quel giorno non avrà luogo, i peccatori confesseranno i loro peccati e riceveranno l’assoluzione. In seguito sarà recitata una preghiera di intercessione e, intorno alle ore 18, la gente sarà congedata. (Fetha Negast, art. 15, n. 601).
Gli Apostoli non mangiarono né bevvero finché non seppero della resurrezione del Signore. In sintonia con questa pratica, i cristiano ortodossi Etiopi che hanno la forza per astenersi da ogni tipo di cibo per due giorni potranno digiunare sia il venerdì che il sabato. Ma coloro che non ne hanno la forza digiunano solo per tutto il sabato (Lc 5, 5-35; Fetha Negast art. 15 n. 578).

Il successivo sabato mattina i laici ed il clero si riuniscono in Chiesa. Dopo aver terminato le appropriate preghiere del mattino, il clero recita il canto: “Krestos ci ha riconciliato con la sua crocifissione” e quindi viene distribuito un rametto odoroso ai fedeli convenuti, come simbolo di una buona notizia. I presenti si legheranno il rametto intorno al loro capo. I sacerdoti, indossate le loro vesti, sostenendo una croce e suonando una campanella si dirigono alle case della gente che non è potuta venire in Chiesa e danno loro il ramoscello che simbolizza la buona novella. Come l’antico sabato fu il giorno in cui Dio si riposò dalla sua opera dopo aver creato tutte le creature, questo sabato rappresenta il giorno nel quale Krestos ebbe finito di giacere nella tomba dopo aver concluso il suo ministero messianico in tre giorni e tre notti.
Questo giorno è denominato ‘Se’ur’, cioè ‘sabato inosservato’. È chiamato così perché per una sola volta all’anno diviene giorno di digiuno. Ed è chiamato anche ‘Sabato verde’ a causa della distribuzione del rametto fresco odoroso.
Il fatto poi che il ramoscello odoroso è preso a simbolo di buone nuove e relativo alla storia biblica. Infatti, come la Bibbia ci narra, quando la terra fu ricoperta dalle acque del diluvio e Noè navigava con l’arca sull’acqua, per vedere se il livello delle acque si era abbassato, Noè aprì la finestra dell’arca e mandò avanti una colomba. Allora la colomba tornò con un rametto di ulivo facendo capire che le acque si erano abbassate; e così Noè gioì e fece fermare la sua arca. Così come le foglie di ulivo servirono come un segno di felicitazione al tempo di Noè, con la morte di Krestos le acque della distruzione, che sono il peccato e la punizione dell’anima, sono state rimosse dal genere umano (1 Pietro 3, 19-21). La Chiesa, dunque, annunzia la buona nuova ai fedeli con l’offrirgli il rametto odoroso.
Condividendo con tutti voi la solennità della Santa Quaresima ed offrendovi lo spunto per la comune meditazione, con questo mio modesto contributo, ed augurandovi il rinnovamento spirituale ed ogni benedizione derivante dalle pratiche consone al periodo liturgico e dall’affidarsi al Re della Pace con pensieri, parole ed opere degne del Suo Nome glorioso, vi invito alla santa riconciliazione fra tutti i fratelli e le sorelle e con il vostro prossimo ed alla preghiera anche per i nostri nemici.
Aggiungo a questo augurio anche quello di una buona, serena e santa festività della Pasqua, insieme a tutti i vostri cari.


*Cerimoniale del Sacro, (Testo ufficiale dell’Incoronazione di S. M. I. Qadamawi Hayle Selassie), versione italiana, pag. 22


Bro Ghebre Sellassie

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Let food be your medicine...


APRILE… ‘MANI IN TERRA’

Eccoci finalmente ad un nuovo aprile, un’altra primavera sta incominciando ed una nuova energia sta pervadendo l’aria. Le temperature cambiano, chi si alza presto al mattino ben sa distinguere il cielo freddo e rigido invernale con la sua luce debole, incerta e le sue sfumature opache dalle albe primaverili invece lucide e argentee, preludi di giornate miti e profumate, che rinfrancano i nostri spiriti con freschi ed avvolgenti venti di cambiamento.

Questo mese non ho intenzione di trattare un ortaggio o una spezia.. nemmeno un gruppo di erbe mediche o curative, piuttosto desidero estendere una condivisione che allo stesso tempo è un invito: quello di cogliere questa stagione per mettere le ‘mani in terra ’.

Poche attività sono più piacevoli e appaganti del contatto con il suolo. Questo periodo che stiamo vivendo si presta come ideale per incominciare qualche attività legata al terreno e alla sua pratica, all’amicizia che possiamo imparare a stringere con questo fedele alleato che da sempre ci accompagna nelle nostre esistenze. Allora sento di esortare tutti noi a dedicare attenzione alla terra.

img Sempre impegnati nelle nostre faccende quotidiane, a volte ci fermiamo ad ammirare il cielo, spesso cerchiamo un attimo di pace e stacco nel respirare l’aria fresca o ad ammirare il mare o un fiume vicino casa… ci rilassa molto, è fantastico.. ma raramente siamo inclini a concentrarci sul terreno. Eppure è sempre lì, a volte a riposo a volte attivo, ma sempre presente. Osserviamo le distese incolte o campi preparati dall’inverno per la bella stagione con zolle massicce, robuste e squadrate, quasi taglienti alla vista, che lentamente si sbricioleranno per azione del freddo e del ghiaccio che le lavora dall’interno fino a diventare morbide e più docili così da poter ospitare semi e piantine con l’arrivo della primavera. E’ il socio partecipe che ci nutre dall’Eternità, la culla che il Creatore ci ha affidato per i nostri passi e per lo svolgimento delle nostre vicende vitali, scegliendo Egli non a caso un Giardino Santo per dare inizio all’ umanità, un luogo benefico e fruttifero che potesse essere lo specchio in terra di una perfetta realtà Celeste. E’ attraverso il terreno che Egli ci ha creato, dalla scura terra è venuto il nostro Progenitore e tramite la stessa terra l’Umanità è stata richiamata, rimproverata e destinata al lavoro perenne per la sopravvivenza.. un lavoro che talvolta diventa una lotta fatta di sfide, sudore, sconfitte e vittorie, successi ed insuccessi.. proprio come nel rapporto con i familiari cari, forse un amico stretto o forse con noi stessi.

Certo il terreno è bello da osservare, anche meditare su di esso è una nobile attività, ma ancora meglio sarà abbassarsi dalla nostra posizione ed infilarci le mani dentro, sporcandoci di ciò che non è sporco ed incominciare a svolgere qualche attività con esso.

Chi tra noi è fortunato possiede un orto o un giardino e quindi sa bene di cosa sto parlando, io stesso non sono un agricoltore tantomeno un professionista nel settore ma sento di essere stato privilegiato da quando ero poco più che adolescente ad avere un piccolo pezzo di terra dove poter sperimentare ed imparare a conoscere, una striscia molto piccola ma con un grande significato alla quale purtroppo non posso dedicarmi quanto vorrei considerati gli impegni quotidiani ma che in ogni stagione curo e custodisco mangiandone i prodotti a tavola. Ma la natura non esclude nessuno, infatti anche chi non ha terreno a disposizione o magari abita in piena città deve avere il diritto e la possibilità di estendere la sua amicizia con la terra ed i suoi prodotti. Basta un balcone, anche molto piccolo, o semplicemente un vaso in casa se non si possiede un balcone o terrazzo. Proprio così. Basta un vasetto, con del semplice terriccio ed una grande esperienza può incominciare. Possiamo crescere ortaggi, erbe aromatiche ma anche soltanto piante ornamentali.. inizieremo un percorso di scoperta verso il mondo vegetale ma soprattutto verso noi stessi.

imgAvere un orto o una sola pianta è molto diverso ovviamente in termini di lavoro o di raccolto, ma come in tutte le scoperte si incomincia dal piccolo per poi giungere verso la pienezza; già iniziare ad occuparci di una piantina o di pochi vasi seminati è un ottimo esercizio rigenerante che può offrirci soddisfazioni che non riusciremmo ad immaginare prima di provarle. Avere un impegno che richiede attenzione, una sorta di dovere verso quella piantina nel darle acqua, la giusta quantità di sole o ombra, ci terrà presenti e consapevoli aiutandoci a sviluppare più sensibilità ed attenzione anche verso gli altri aspetti delle nostre vite. Le piante infatti, dal momento che noi decidiamo di averle e coltivarle, dipendono da noi.. questo è un accordo, quasi un contratto.. se noi faremo le cose bene loro ci ricompenseranno con fiori, frutti o semplicemente con il loro bell’aspetto e queste cose in noi genereranno piacere, soddisfazione e soprattutto autostima e fiducia nelle nostre capacità. Così avremo scoperto una nuova dimensione delle nostre potenzialità, un nuovo aspetto delle capacità che non sapevamo di avere e soprattutto un nuovo rapporto con una forma di vita con cui non ci eravamo finora relazionati.

img Sia chiaro, non sto invitando tutti ad una scelta di vita bucolica e non sto promuovendo la rinuncia alle proprie attività lavorative a favore della coltivazione o del giardinaggio, piuttosto sto proponendo una scoperta di un rapporto di relazione che può aiutare le nostre vite e le nostre giornate verso una maggiore tranquillità e serenità dedicando anche piccoli ritagli di tempo alla cura del verde.
Non è assolutamente da sottovalutare infatti il potere rilassante e curativo che la cura delle piante o dell’orto può offrire, è un potere così grande che sicuramente non è possibile analizzare in pieno in un breve articolo come questo.

Basti pensare anche solo al colore verde, anche la scienza approva che ha un effetto altamente rilassante e rigenerante, distensivo sul nostro cervello.. ci mette a nostro agio offrendoci la condizione per esaminare le cose con maggior distacco senza rinunciare alla nostra sfera critica, anzi potenziando la distensione favorisce l’ascolto di noi stessi e quindi anche l’empatia verso noi e gli altri.

Circondarsi di questo colore apporta un filtro tra noi ed il mondo al di fuori del giardino o del balcone, questo diventa un luogo sicuro ed ospitale che ci accompagna anche quando siamo fuori in strada o in città; una riserva energetica che allo stesso tempo è potenziante e distensiva, ha effetto filtrante appunto ma anche rinforzante.

Prestiamo attenzione quando entriamo in una casa che all’ingresso espone delle piante o degli alberi, proviamo poi ad immaginare cosa sarebbe quell’ingresso senza quella presenza verde, quella vita silenziosamente pulsante ma sempre presente..sicuramente avvertiremmo una sensazione di vuoto, mancanza. Ecco perché è consigliabile avere delle piante subito prima della porta di casa, filtrano l’energia che portiamo da fuori e ci accolgono enfatizzando il nostro piacere nel far ritorno al luogo per noi più caro ed accogliente.

Non solo: l’effetto rigenerante e curativo del verde è ben testimoniato dai tanti terapeuti, psicologi ed educatori che consigliano o addirittura guidano i loro pazienti negli orti e giardini per affrontare difficoltà e problematiche psicologico-emotive legate ad esperienze di vissuto difficili o traumatici. Persone che hanno fatto purtroppo esperienza nelle loro vote di violenza, aggressione, distacco.. troveranno enorme giovamento nel passeggiare o sedere in un orto, dove tra i profumi e la forte presenza vitale un individuo può trovare il contesto adatto a ‘rimettere insieme i pezzi’, incominciando a ritrovare un po’ di fiducia nel mondo che ci circonda, dopo che purtroppo questa viene violata dagli avvenimenti traumatici e aggressivi. Il passo successivo potrebbe essere quello di incominciare ad interagire con la terra ed i prodotti, sempre con il fine di riscoprire la fiducia, ma in questo caso verso noi stessi e non solo verso il contesto esterno; coltivare infatti ha un grande effetto ‘coach ‘, mentre infatti pensiamo di essere noi che guidiamo la crescita di piante ed ortaggi, sono loro stessi che ci guidano verso la loro cura manifestandoci i loro bisogni e necessità, noi dobbiamo imparare ad ascoltare ed entrare in azione.. tutto ciò costruisce fiducia ed autostima. Un altro fattore è che le piante non giudicano, non parlano e non strillano se facciamo qualcosa di male, anzi ci offrono la possibilità di compiere errori e di rimediare senza necessariamente arrivare a conclusioni troppo estreme.. o anche sì, può infatti capitare che la pianta muoia ma questa perdita sarà comunque percepita come un’esperienza superabile e non traumatica da parte nostra.

Anche nel rapporto con le dipendenze il verde gioca un ruolo molto importante, curare delle piante da giardino a ancora meglio da frutto aiuta a soffrire meno del distacco dalla sostanza di cui si è dipendenti, distrae le menti e soprattutto affatica il corpo che così produce endorfine che ci soddisfano con sensazioni di piacere.

La cura della natura ha un impatto enorme sulle persone affette da depressione, un’esperienza così comune e diffusa che se affrontata può avere anche insegnamenti molto positivi ma che se tralasciata può portare l’essere umano verso lo spegnimento sensoriale e spirituale. Risultati impressionanti infatti si possono osservare in soggetti che incominciano a prendersi cura di piccoli appezzamenti di terreno o anche poche piante in vaso, tornando a sentirsi responsabili di qualcosa nella vita e ad avere impegni che li spingono ad uscire dalla propria stanza per annaffiare o per mettere semplicemente dei bastoncini per sorreggere i fusti. La sensazione di avere qualcosa che dipende da noi, spesso è ciò che ci può ‘risvegliare’ quando siamo depressi, riportarci a dei ritmi ciclici che tengono acceso il nostro orologio biologico facendoci sentire nuovamente inseriti in un motore superiore che avevamo perso di vista affondando nel nostro pensiero-prigione.

Mi piace sempre ricordare come il grande Nelson Mandela spesso ripeteva che aveva superato decenni di carcere rimanendo sano mentalmente grazie ad un piccolissimo pezzetto di terra di circa 2m quadrati che gli avevano concesso di lavorare. Quella è stata la sua salvezza e la sua ancora in quegli anni così bui e dolorosi.

Il verde ha un grande potere psicologico ma anche un’estrema forza spirituale.

Proviamo a circondarci di piante quando meditiamo o ci prendiamo del tempo sabbatico, quando concentrati nelle letture e nella consapevolezza espandiamo la nostra coscienza e di conseguenza entriamo in un luogo del nostro Io che è più sensibile e ricettivo, allora prestando attenzione alla presenza del verde intorno noi, ci accorgeremo sicuramente di quanta energia e di quanta forza le piante possono offrirci nella massima sintonia e senza disturbo alcuno. E’ quella che a me piace chiamare ‘Green Therapy’, ovvero un bagno totale tra le varie sfumature di verde che ci avvolgono e che possono condurre la nostra meditazione in maniera molto intima e gentile per il nostro spirito, un dialogo con noi stessi che si estende lungo i binari del verde e delle sue gradazioni. Un ottimo modo questo, per sentirsi immersi nella viva creazione come parti integranti e soprattutto interattive con la vita che ci circonda. Non a caso infatti, la nostra Rivelazione Rastafari ha avuto origine e si è sviluppata tra le verdi ed umide colline della Jamaica, dove tutto è immobile ma allo stesso tempo in crescita e movimento costante.. è proprio in questo contesto che i primi Blackheartman hanno scelto la separazione dedicandosi ad una vita semplicemente e realisticamente mistica e spiritualmente attiva, dove i patriarchi di Pinnacle hanno posto le fondamenta delle loro capanne, abbracciati dall’ esplosione vegetale che è tipica dei paesaggi tropicali dove l’unione di elementi nutritivi della terra e del mare si concentra offrendo un habitat perfetto per la crescita rigogliosa del verde. Un’esplosione.. proprio come il diffondersi della nostra Fede ai quattro angoli della terra, un dialogo fresco e felice che è segno della Gloria del Re nella Sua perenne presenza sul Trono di Davide per l’eternità.

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I nostri padri dell’ Antico Testamento hanno dimorato nel deserto, in un contesto di roccia cromaticamente e biologicamente molto diverso, un ambiente di passaggio, duro e provante che esprime il bisogno e il desiderio di un arrivo, una meta. Peregrinando nel deserto i padri avvertivano e languivano la dipendenza, il bisogno di un aiuto esterno o meglio superiore, facevano esperienza del rapporto di figliolanza inteso come affidamento totale ed incondizionato verso il Padre che infatti arriverà a nutrirli con la manna dal cielo. Nella nostra era, l’epoca Rastafari , siamo portati ad un’ esperienza differente, il Re ci elegge e ci unge come creatori della Creazione, come capi e principi partecipi ed associati nel disegno divino, maestri del governo in quanto consapevoli di essere poco distanti dagli angeli e istruiti dai suoi insegnamenti verso l’amministrazione del creato per il resto dei giorni, fino a quando lo riconsegneremo al Padre che ce lo ha affidato tramite il Figlio. Per questo ci fa nascere e crescere, intendo come movimento, nel mezzo della creazione e della natura amica, senza più il bisogno lancinante di un arrivo e di un’ uscita dal deserto roccioso ma con la gioia piena di essere nell’era del Regno, molto più vicini alla condizione naturale e primordiale dei nostri Progenitori. Non camminiamo più nel deserto anelando la Rivelazione, ma sediamo nella verde creazione osservando la Rivelazione compiersi e le pagine bibliche manifestarsi.

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Questa esperienza si esprime nel verde e nella profonda intesa che esiste tra movimento Rastafari e cultura naturale-organica. Solo ora, infatti, il mondo sta scoprendo e pubblicizzando uno stile di vita più olistico, con un’alimentazione biologica e un ritmo più legato alla natura, ma noi possiamo ben dire che come Rasta stiamo sostenendo queste teorie sin dai primi decenni del 20°secolo, quando il resto del mondo si entusiasmava ed esultava per la scoperta e diffusione del petrolio come carburante dell’umanità e dell’eccesso di consumo di carne animale come simbolo di benessere sociale.

E’ attraverso il verde che il movimento Rastafari propone cure e precauzioni per la nostra salute, fisica e mentale e possiamo sentirci, senza vanto ma con genuino orgoglio, precursori e profeti del ritorno alla natura come risposta ai bisogni dell’uomo. Questa è un’azione divina. Un compito sacro, un monito di risveglio e di riconquista del pianeta Terra che ha un effetto salvifico e rivelatore. Un insegnamento ed un patrimonio che lasceremo ai nostri figli e di cui loro saranno fieri scoprendosi sani e ben nutriti nel corpo, mente e spirito grazie agli insegnamenti e alle linee guida che abbiamo offerto loro sin dai primi anni della loro esistenza.

Armiamoci quindi di zappetta e vasetti, impugniamo il rastrello e soffermiamoci ad osservare la direzione del sole per trovare i posti migliori per i nostro vasi; piantiamo un semino e poi un altro ancora, custodiamo questo magico rapporto tra uomo e natura che attende solo di essere riscoperto. Impegniamoci nel fermarci pochi minuti dai nostri impegni e seguiamo la crescita di una pianta, ne resteremo ricompensati con un energia rigenerante che ci spingerà a fare meglio tutto il resto.

Non sarà una perdita di tempo, piuttosto un riappropriarci del nostro tempo, quello vero, quello sano,quello spirituale.

Buona primavera a tutti!

Bro' Julio


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