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Federazione Assemblee Rastafari in Italia

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Newsletter MAGGIO 2014

5 maggio: anniversario del Giorno della Vittoria
25 maggio: anniversario della fondazione dell’Organizzazione dell’Unità Africana


Benedizioni e saluti regali a voi tutti, fratelli e sorelle, figlie e figlie del Signore Altissimo!
InI con cuore lieto e pieno di gratitudine vi saluta, dandovi il benvenuto in occasione di questo VI numero – considerando anche il numero speciale di Fesika - della nostra newsletter per l’anno 2014; la nostra speranza è di trovarvi, come al solito, dopo le celebrazioni per la Santa Fesika, tutti nella grazia del Re dei re, saldi e forti in Lui, nonostante le tribolazioni che, ognuno nel suo, siamo chiamati ad affrontare giornalmente, e al riparo dal male.

Come di consueto, ci ritroviamo all’inizio delle nostre pagine per presentare i contributi che hanno riempito questo lavoro federativo e comunitario: anche questo mese, come quelli trascorsi, grazie a Dio, le seguenti pagine saranno dense, piene di informazioni, stimoli alla meditazione, riflessioni e novità interessanti.

Nei mesi di maggio degli anni passati, da quando viene prodotta la nostra, abbiamo cercato di affrontare vari argomenti di rilevanza storica e spirituale nella rivelazione e per InI, tra quelli accaduti nel mese di maggio: il Giorno della Vittoria, il Proclama di Misericordia, la Fondazione dell’OUA, e vari altri.
Prima di partire quindi vogliamo invitare ancora coloro i quali non avessero avuto modo di leggere e ricevere i numeri suddetti, a richiederli alla redazione, all’ormai noto indirizzo publicrelations@ras-tafari.com.
Quest’anno, poiché non inventiamo e non possiamo inventare nulla, né tantomeno togliere qualcosa dalla Parola e dalla Rivelazione, partiamo ancora una volta da una data di fondamentale importanza e di vasta portata storica: parliamo esattamente del 5 maggio, giorno glorioso e gioioso nel quale si celebra la Liberazione dell’Etiopia dal giogo e dalla minaccia fascista e il ritorno del legittimo Sovrano d’Etiopia sul Suo suolo natale, per riprendere di nuovo posto nel seggio che Gli spetta, il Trono di Davide.
E’ questo il Giorno che la Storia ricorderà come il Giorno in cui, per la prima volta, e per sempre, il male nazifascista viene sconfitto e abbattuto.

Conosciamo tutti le Parole piene di grazia e dolcezza, di forza e potenza, che il Re rivolse al popolo il 5 maggio del 1941… in questa prima parte, vi presentiamo oggi invece le parole che l’Imperatore pronunciò in occasione del 25mo Anniversario di questa data, nel 1966: il contributo, giuntoci nella traduzione della sister Tseghe, è chiaramente molto interessante. Fu pubblicato, qualcuno di voi lo ricorderà, su un numero della rivista Lion of Judah, qualche anno fa; la meditazione, tra le altre possibili, che allora ci venne proposta e ci colpì, e che ora riproponiamo, è quella che riguarda le parole finali del discorso, in cui Sua Maestà, parlando a proposito del disarmo e della pace, cita e in un certo senso compie le parole del profeta Isaia. A seguire, sempre rimanendo in tema di celebrazioni del 5 maggio, il secondo contributo, giuntoci questa volta dal nostro Ras Isi: si tratta di un altro estratto del libro di D.A. Talbot “Contemporary Ethiopia”, dal capitolo “Ethiopia’s Red Letters Days”, riguardante la percezione degli etiopi in merito a questo giorno festivo del calendario etiopico. Questo sarà, come ci segnala il fratello, l’ultimo contributo riguardante gli eventi e i giorni festivi del calendario etiopico tradizionale: è stato questo un modo per capire come erano percepiti, celebrati e festeggiati questi giorni dagli etiopi stessi, per ampliare la nostra consapevolezza in merito e poter vivere, nella nostra piccolezza, in accordo ai “tempi del Regno”.

Voltando pagina, e compiendo un ideale salto temporale, dal 5 maggio del 1941 al 25 maggio 1963, cambiamo anche “tema”, passando ad un altro, ugualmente importante e significativo sia per la storia etiopica che per quella continentale e mondiale.
Parliamo, chiaramente, del percorso che portò e condusse alla fondazione dell’OUA e alla decolonizzazione progressiva dei Paesi ancora sotto il giogo del colonialismo europeo. Ci sono giunti in tal senso tre contributi, tutti e tre molto interessanti, e che ci daranno la possibilità di seguire, anche se in modo molto coinciso e sintetico, questo sentiero e il modo in cui si è “evoluto” nel corso degli anni:
partiamo dal primo contributo, che questa volta, a differenza delle volte passate, presentiamo in anticipo proprio perché lo intendiamo come tappa del suddetto sentiero. Il fratello Ras Gabriel, nella sua rubrica rinnovata, ci presenta un approfondimento sulla serie di stampe che hanno come argomento la Prima Conferenza degli Stati Africani Indipendenti, tenutasi ad Accra, in Ghana, nel 1958, momento di svolta verso la costituzione dell’unità continentale.
Proseguendo sul tema, troviamo, nella seconda traduzione inviataci dalla sorella Tseghe, il discorso estratto dai Selected Speeches che il Leone di Judah pronunciò in occasione del secondo anniversario della fondazione dell’OUA: nel discorso il Re parte proprio citando la Conferenza di Accra, che prima del giorno in cui venne ratificata l’unione continentale nel 1963 era a ragione considerato l’avvenimento più significativo nella storia africana, spiegando i motivi e dando la dimensione del cambiamento epocale che proprio in quel 1963, il 25 maggio, avvenne. Il Re riconosce i risultati, individua le criticità e gli obiettivi ancora da raggiungere per l’Organizzazione e assicura il pieno sostegno e l’adesione del Suo Impero ai principi universali di pace e auto-determinazione.
Il terzo contributo concernente quest’evento miliare è ancora una traduzione, questa volta estratta da un documento prodotto dal Ministero dell’Informazione: “Ethiopia and the OAU” dell’ottobre 1965, nel quale si evince la perfetta coincidenza dei principi ispiratrici dell’Etiopia, risoluta ed eroica ad Adwa e contro l’invasore fascista, e quelli dell’OUA, e si rimarcano e delineano risultati e obiettivi futuri comuni.

A chiudere questa parte storica, che ha riguardato due delle tappe rilevanti della storia dell’Impero del mese di maggio, che noi speriamo di avere onorato e ricordato degnamente, vi proponiamo l’ormai consueto diario giornaliero del Re, propostoci ancora dal fratello Ras Isi: parliamo dell’AllManAct, questo mese riferito all’agenda del Nostro Imperatore nel mese di maggio del 1969, grazie alla quale potremo ancora seguire il Sovrano passo passo nei suoi spostamenti e nell’adempimento dei Suoi doveri e impegni regali.

E’ giunto il tempo di voltare pagina: come molti sapranno, maggio è anche tradizionalmente considerato un mese mariano, ed è alla Madre di Dio e Madre degli uomini, Santa Vergine Maryam, Custode del Suo Feudo, l’Etiopia, affidatale dal Figlio Cristo, che gli etiopi nostri fratelli rivolgono le preghiere in questo tempo.
In omaggio alla Vergine, e per glorificare il Nome del Re dei re, il nostro fratello Bro Tino ci ha inviato il suo contributo: si tratta di un poema in stile etiopico, “Enzira Sebhatè” o “Arpa della Glorificazione”, estratto dal libro del prof. O. Raineri “La Spiritualità Etiopica”.
Come possiamo leggere dalle parole dello stesso professore, nel poema “la rima è costituita dalla ripetizione della stessa sillaba finale dell’ultima parola di ogni verso della strofa, e il poeta per ogni ordine o vocalizzazione dei singoli segni sillabici ha una strofa di diversa lunghezza”.
Brother Tino ci sottopone i versi ispirati alle iniziali del Nome Santo del Signore, QHS. Prima di terminare questa prima macro sezione della newsletter, ci concediamo una pausa, proponendovi la visione del video “The Lambs of God”: si tratta di un documentario interessante, segnalatoci dal Presidente, girato da un regista italiano, A. Grisa, e prodotto da un etiope, B. Kidane, che parla della profezia riguardante la strage dei monaci di Debra Libanos che secondo l'autore sembra fosse contenuta nel terzo segreto di Fatima...

Connesso a questo video, il terzo contributo della sister Tseghe, “La strage cancellata”, riassunto storico del tragico evento della strage del monastero etiopico.

Chiudiamo senza indugi questa prima sezione della nostra newsletter, e, nella speranza di non annoiarvi o trattenervi troppo, passiamo a presentarvi la parte dedicata alle rubriche e agli aggiornamenti.

Partiamo dai due contributi che ci sono giunti quasi dai due estremi della nostra penisola, riguardanti le attività di beneficenza e solidarietà che i nostri fratelli e sorelle portano avanti con dedizione e merito sul territorio, a favore di progetti che la nostra Federazione supporta e sostiene, da diverso tempo:
il primo è il report della attività di raccolta fondi che hanno permesso e permettono al nostro fratello Ras Markus, referente del comitato Raccolta Fondi di FARI, di eseguire le donazioni con le quali supportiamo i progetti in questione. A voi le sue parole.
Il secondo è invece il report - che ci ha inviato la sis Andrea, che salutiamo e accogliamo su queste pagine con gioia - della giornata, organizzata e promossa dai fratelli di Lecce e svoltasi a Galatina, in collaborazione con un’associazione del luogo, in favore del progetto “Yawenta Center”, a Shashamane, che tutti conosciamo bene.

A chiusura di questo numero, ancora una volta denso e, speriamo, ben riuscito, sempre per grazia e benevolenza del Signore che tutto dispone, l’ultimo, ma certamente non per importanza, contributo di queste pagine.
Come sapete, in ogni newsletter arriva il momento di trasferirci virtualmente nel corner medico-agricolo di questa nostra yard condivisa: parliamo della rubrica del nostro fratello Ras Julio, “Let food be your medicine”, certezza e consuetudine di questo lavoro, nella quale avremo modo di comprendere meglio e conoscere le proprietà e gli utilizzi dei cibi con i quali possiamo, contemporaneamente, imbandire le nostre tavole e nutrire e fortificare i nostri corpi.

Prima di salutarvi definitivamente, lasciatemi ricordare che, anche quest’anno, la Federazione sarà presente con il progetto “HOUSE OF RASTAFARI” in due festival importanti, uno sul territorio nazionale e uno in campo internazionale, che ormai ci vedono impegnati in tal senso, nella proposizione di attività culturali, da anni: il Rototom Sunsplash, in Spagna, e lo Zion Station Fest, in Italia.
Come sapete, in entrambi i casi è necessaria la presenza di fratelli e sorelle che possano portare avanti in armonia i lavori previsti, ed è possibile rendersi disponibili per partecipare alle attività e fornire supporto e aiuto, e con l’occasione trascorrere dei giorni di livity ed esperienza: qualora foste interessati, per avere maggiori dettagli e informazioni, e per proporvi, potete contattare la Segreteria all’indirizzo f.a.r.i@live.it.

Siamo giunti infine al termine; rendiamo grazie al Signore dei signori che tutto fa cominciare e giungere alla conclusione. InI propone, ma è l’Altissimo a disporre secondo la Sua Perfetta Volontà.

Ringraziamo gli Idren della redazione, e tutti quelli che hanno partecipato alla stesura di questo numero: quest’esperienza di lavoro si rivela tanto impegnativa quanto educativa e gratificante, e ringraziamo per l’impegno e la dedizione tutti i fratelli e le sorelle, senza i quali nulla di ciò sarebbe fattibile. Per chi fosse interessato a partecipare, inviare contributi e feedback, o ricevere info, l’indirizzo di riferimento è publicrelations@ras-tafari.com.

Ogni onore, lode e gloria al Signore degli Eserciti, Dio OnniPotente, Luce del Mondo, Salvatore e Redentore dell’umanità, Qadamawi Haile Selassie.
Love and Unity.

Bro Viktor Tebebe

SALMO

Grande è Egziabher e degno di ogni lode
nella città del nostro Amlak.
La Tua santa montagna, altura stupenda,
è la gioia di tutta la terra.
Il monte Sion, vera dimora divina,
è la capitale del grande Re.
Dio nei suoi palazzi
un baluardo si è dimostrato.
Ecco, i re si erano alleati,
avanzavano insieme.
Essi hanno visto:
atterriti, presi dal panico, sono fuggiti.
Là uno sgomento li ha colti,
doglie come di partoriente,
simile al vento orientale,
che squarcia le navi di Tarsis.
Come avevamo udito, così abbiamo visto
nella città del Signore degli eserciti,
nella città del nostro Dio;
Dio l'ha fondata per sempre.
Amlak hoy, meditiamo il Tuo amore
dentro il Tuo tempio.

Come il Tuo nome, oh JAH,
così la Tua lode si estende
sino all'estremità della terra;
di giustizia è piena la Tua destra.
Gioisca il monte Sion,
esultino i villaggi di Giuda
a causa dei Tuoi giudizi.
Circondate Sion, giratele intorno,
contate le sue torri,
osservate le sue mura,
passate in rassegna le sue fortezze,
per narrare alla generazione futura:
questo è JAH,
il nostro Dio in eterno e per sempre;
Egli è Colui che ci guida in ogni tempo.
Selah.




Sommario:

25° Anniversario della Liberazione

Sulla Percezione del Popolo Etiopico rispetto alla Ricorrenza del 5 Maggio 1941

Francobolli Imperiali: I° Conferenza degli Stati Indipendenti Africani

Trasmissione a livello nazionale – Giorno di Liberazione dell'Africa

L’Etiopia e l’OUA

ALL MAN ACTS

Enzira Sebhatè

La strage cancellata

Report: donazioni

Report: cena di raccolta fondi per Yawenta

Let food be your medicine...


25° Anniversario della Liberazione


Ringraziamo Dio Onnipotente di essere stati risparmiati per essere testimoni del 25esimo Anniversario della vittoria sul Fascismo. Nelle parole di Davide: «Il Signore ha ascoltato la mia voce; Egli ha inviato il suo angelo dall’alto, e mi ha liberato dai nemici».
Ringraziamo Dio Onnipotente di essere oggi riuniti insieme a così tanti nobili e coraggiosi uomini che combatterono al Nostro fianco in quella gloriosa campagna.
Ringraziamo Dio Onnipotente per il trionfo del diritto e della giustizia e della libertà sull’aggressione e sull’oppressione.
Al giorno d’oggi, 25 anni non sono che un breve momento nell’ampiezza della storia. Le memorie arrivano su di Noi affollandosi, come se rivivessimo quelle ore di giubilo senza confini, come se fossimo nuovamente caricati dalle profonde emozioni che travolsero la Nostra mente e quindi il Nostro spirito. Circondati oggi da volti familiari, da vecchi amici e compagni, il Nostro cuore è colmo.
Il 5 Maggio del 1941 vivrà come uno dei più grandi giorni nei lunghi annali della storia Etiope. Esso fu, al tempo stesso, un grande punto di svolta nella storia mondiale. Per un breve periodo, l’Etiopia portò avanti da sola la lotta contro la tirannia fascista. I Nostri appelli furono trascurati, i Nostri avvertimenti ignorati. Ma alla fine coloro che ci volsero le spalle alla Lega delle Nazioni furono essi stessi spinti nel disordine e nella sofferenza e sul vero orlo della distruzione. Infine essi giunsero a riconoscere la loro comune responsabilità ad opporsi all’inumana e degradante dottrina che portò devastazione e distruzione alla Nostra innocente nazione. La vittoria sul Fascismo in Etiopia e per l’Africa non fu che la pietra miliare ispiratrice per le nazioni alleate sulla lunga strada di ritorno verso il ripristino della loro libertà e giustizia.


Un secolo fa, l’Etiopia non possedeva pressoché alcuna arma moderna, nessuna difesa contro il potere della tecnologia. Spade e lance e crudo coraggio erano le sue armi. Essa non aveva un esercito permanente, né ufficiali e truppe disciplinate ed istruite. Essa dipese, per la sua salvezza, sugli istinti patriottici nel cuore di ogni Etiope e sull’ispirazione dei suoi leader.
Ma queste risorse, anche allora, non furono chiaramente da abbandonare. Appena 70 anni fa, le armate Etiopi si costituirono quasi come per magia e si scagliarono contro un avido invasore per guadagnare l’immortale trionfo di Adua.
La vittoria di Adua fu a lungo acclamata come uno dei maggiori eventi del 19esimo secolo in Africa. I suoi effetti sull’Etiopia e sulle sue relazioni con le potenze coloniali furono di ampia portata. Certamente essa preservò l’antica indipendenza della nazione dalle avide incursioni successivamente compiute altrove ai danni dei Nostri fratelli in questo continente. Così, benché gli fosse negato il proprio legittimo accesso al mare e fosse isolata dalle influenze del sapere tecnologico moderno, l’Etiopia ciò nonostante mantenne la sua indipendenza e si erse a fonte di ispirazione e speranza per gli Africani suoi simili.
Ma l’eredità di Adua fu forse fuorviante, poiché presto il valore ed il coraggio non sarebbero stati abbastanza. Le nazioni industrializzate sfruttarono il peso della scienza moderna per lo sviluppo di strumenti bellici sempre più temibili. Riconoscendo il pericolo, cercammo subito di cambiare la natura della base militare della nazione. Su Nostra insistenza, una piccola unità militare moderna fu costituita, organizzata ed addestrata da soldati esperti. Vennero acquistati aeroplani e giovani uomini furono inviati all’estero per un’istruzione avanzata.
Prima di tutto, tuttavia, ponemmo la Nostra fede nel principio della sicurezza collettiva e nell’apparentemente indiscutibile potere della Lega delle Nazioni. La storia del tradimento di quella fede è una delle riconosciute tragedie del Nostro tempo. Le armi e gli approvvigionamenti che l’Etiopia non riuscì a produrre da sé gli furono negati, mentre il nemico continuava a costruire e ad alimentare con le sue proprie risorse la sua grande macchina da guerra. Le più futili sanzioni furono richieste svogliatamente, e con ancor meno entusiasmo furono applicate. I guerrieri ed i patrioti d’Etiopia combatterono con tutto il valore e la disperazione a cui, così spesso in passato, essi ed i loro avi erano stati chiamati, ma furono senza potere di fronte alle bombe ed al gas venefico che il nemico così impietosamente e selvaggiamente impiegò contro i soldati così come contro civili innocenti. La brutalità di quei giorni infami tormenterà per sempre la memoria di coloro che li vissero sulla propria pelle.
Le lezioni dell’esperienza raramente sono semplici. Fu attraverso lo spargimento di sangue ed il dolore che l’Etiopia conobbe l’incredibile potere delle armi moderne e di una forza militare organizzata. Dalle ceneri della guerra gli Etiopi cominciarono a ricostruire una nuova e più potente nazione. Ci ripromettemmo nella sofferenza che l’Etiopia non avrebbe mai più sofferto per debolezza tali oltraggi che le erano stati arrecati.
Negli anni seguenti al 1941, il potere militare dell’Etiopia crebbe ben aldilà delle misere e mal equipaggiate forze che combatterono tra le montagne di Addis Abeba. L’Etiopia è pronta oggi, come in passato, a difendere la propria integrità al limite estremo delle sue risorse. Ma adesso essa dispone di forze militari addestrate e del moderno equipaggiamento che proteggeranno i suoi diritti ed interessi dagli attacchi di qualsiasi aggressore fuorviato. Mai più sarà colta alla sprovvista.
Dal giorno del Nostro ritorno definimmo la costruzione di un apparato militare che fosse all’altezza del compito di difendere la Nostra patria ed il Nostro popolo da attacchi di ogni genere. Con il passare degli anni la qualità e l’intensità delle forze nazionali sono cresciute rapidamente. Oggi l’Etiopia possiede forze terrestri, navali ed aeree compatte e ben equipaggiate. Essa ha addestrato un numero sostanziale di soldati, marinai e piloti nelle moderne tecniche dell’ingegneria e degli armamenti. Questi hanno da tempo provato in battaglia la propria capacità di contrastare uomo per uomo i soldati di qualunque nazione nel mondo. Agendo con l’aiuto e la guida di altre nazioni amiche, abbiamo stabilito sul suolo Etiope le più moderne istituzioni per l’addestramento militare terrestre, navale ed aereo. Ufficiali esperti in possesso delle più elevate qualifiche tecniche costituiscono adesso gli imponenti quadri dei leader militari d’Etiopia. Altre nazioni Africane hanno inviato il meglio dei propri giovani a studiare nelle nostre istituzioni militari, sia nel riconoscimento della qualità dell’educazione lì dispensata, sia come aperta espressione della fiducia e della confidenza che riponiamo l’uno nell’altro.


Aldilà tuttavia dei vasti progressi della macchina militare Etiope, si erge in difesa della pace il grande baluardo delle Nazioni Unite, eretto da mani volenterose e diligenti a causa del tormento, della distruzione e della miseria dell’ultima guerra. Quando i fucili caddero in silenzio, i rappresentanti di milioni di uomini e donne, e gli Etiopi tra questi, si impegnarono a difendere lo Statuto delle Nazioni Unite in modo tale che mai più un tale olocausto avrebbe distrutto ed oscurato la terra. Le Nazioni Unite furono concepite come uno strumento di reale e positiva azione nei confronti dell’aggressione. L’Etiopia dimostrò la sua continua fede nella sicurezza collettiva quando si iscrisse tra i soci fondatori dell’Organizzazione. In accordo con le decisioni delle Nazioni Unite, l’Etiopia ha mostrato la propria volontà di conferire sostanza al principio, di combattere e sacrificarsi per gli altri come per se stessa – in Corea, in Congo, ed altrove – per sostenere e difendere la regola della giustizia e della ragione nelle vicende umane.
Ci siamo riuniti oggi per rendere tributo ai nobili combattenti d’Etiopia e di molte altre nazioni che qui lottarono e donarono il proprio sangue per questa terra. Noi rendiamo onore agli eroi, scomparsi e viventi, uomini come il defunto Generale Wingate, Etiopi come stranieri, che permisero al Nostro popolo, ancora una volta , di camminare liberamente, a testa alta, sul suolo dei loro padri.
Sono presenti in questa occasione alcuni dei valorosi ufficiali Britannici che venticinque anni fa percorsero il lungo ed arduo sentiero della vittoria. Ricordiamo il profondo orgoglio, i magnifici traguardi di molti coraggiosi uomini come il Brigadiere Sandford, che partecipò a quella marcia trionfante e gloriosa.
Oggi siamo anche onorati dalla presenza delle rappresentanze militari di molte delle altre nazioni le cui truppe combatterono sul Nostro suolo per la comune causa. I loro nomi rievocano un albo d’onore di coraggio e sacrificio altruista. Siamo orgogliosi che la Nostra amicizia con essi continui solida. Siamo altresì fieri che a testimonianza dell’unità e dell’attuale disponibilità di questo intero continente, le rappresentanze militari degli stati membri dell’Organizzazione dell’Unione Africana siano presenti a queste cerimonie commemorative. Alto tra i principi espressi dallo Statuto di quella Organizzazione è l’impegno dei suoi stati membri a coordinare ed armonizzare le proprie politiche nel rispetto della cooperazione per la difesa e la sicurezza reciproca. Il crescente potere delle forze militari di questo continente deve rendere veramente cauto ogni aggressore.

Infine, le rappresentanze delle forze armate sia degli Stati Uniti che dell’Unione Sovietica hanno raggiunto questa riunione su Nostro invito. Queste due immensamente potenti nazioni dispongono oggi d’un potere distruttivo che sfida la comprensione dell’uomo ordinario. Entrambe sono qui rappresentate come amiche della Nostra nazione; entrambe rifiutarono di dare riconoscimento ai Fascisti in Etiopia; entrambe hanno contribuito alla costruzione del moderno stato Etiope. Al governo Americano ed a quello Sovietico il destino ha affidato terribili responsabilità per il mantenimento della pace mondiale. Siamo fiduciosi che in consultazione con l’Etiopia e con tutte le altre nazioni del pianeta entrambi continueranno a dedicare i propri massimi sforzi alla ricerca di mezzi efficienti per fermare la corsa agli armamenti ed effettuare un significativo disarmo.

Per 25 anni fino ad ora, l’Etiopia ha vissuto in tranquillità ed il suo popolo ha goduto delle benedizioni della pace. L’economia del Nostro paese è fiorita, e gli stranieri, in collaborazione con gli Etiopi, sono stati incoraggiati ad investire in questo stabile stato Africano.

Ma durante tutto questo tempo i focolai di guerra non hanno per un momento cessato di tremolare da un punto all’altro del mondo. È importante che questa assemblea, riunitasi per il riconoscimento di un grande trionfo di armi, ricordi che la vittoria che fu conquistata in Etiopia fu una vittoria per la pace. Il potere militare di cui le nazioni qui rappresentate oggi dispongono può essere giustificato solo al fine di preservare la pace e la libertà. C’è sufficiente fame e miseria nel mondo senza ulteriori guerre e sofferenze. Le vaste somme di denaro ingoiate dai moderni arsenali, capaci di infinita distruzione, potrebbero essere impiegate per fornire cibo alle bocche affamate, per debellare la povertà, l’ignoranza e la malattia, per edificare, per un mondo unito, il miglior modo di vivere che il genio umano ha reso possibile.
Ci ripromettiamo di essere forti oggi solo affinché possiamo nella Nostra forza avvicinare il tempo in cui sarà possibile convertire le nostre spade in vomeri ed in cui nessuna nazione muoverà guerra contro un’altra. Impegniamoci insieme affinché quel tempo non sia lungo. Lavoriamo per la fiducia tra gli uomini, per il disarmo, per la pace.

5 maggio 1966

"Selected speeches of H.I.M. Haile Selassie I", pp.347-353

Sis Tseghe Selassie

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Sulla Percezione del Popolo Etiopico rispetto alla Ricorrenza del 5 Maggio 1941,
Giorno del Ritorno di Sua Maestà l’Imperatore
Hayle Selassie I nel Suo Regno
e Festa Nazionale della Liberazione dell’Etiopia


Con questo contributo concludiamo la serie dedicata alle principali ricorrenze “civili”, giorni festivi del calendario etiopico tradizionale, celebrate in tutto l’Impero d’Etiopia. La percezione di queste celebrazioni, il modo in cui sono profondamente sentite e partecipate, i sentimenti con cui sono intensamente vissute, le emozioni che generano e le maggiori riflessioni che tali eventi hanno comportato e comportano, per tutti coloro che ancora oggi le continuano a celebrare, sono state le ragioni principali per cui le abbiamo volute condividere con tutti lettori, fratelli e sorelle. Nella speranza di essere riusciti nell’intento di suscitare una consapevolezza ed una partecipazione sentimentale comune ed in armoniosa unità per tutti i figlioli spirituali del nostro amato Sovrano rispetto a queste giornate mistiche e sante, auguro a voi tutti di mantenerne vivo il ricordo e di santificarle per tutti i giorni della vostra vita.

Di fatto il nostro articolo citerà due date strettamente connesse …


Le ultime due Grandi Giornate (di cui mi occuperò), secondo il mio arbitrario computo delle date, cadono il 20 gennaio, conosciuto come Omedla, ed il 5 maggio, Giorno della liberazione, quando Sua Maestà è ritornato in trionfo alla Sua gente ed al Suo Trono. Siccome l’occasione come pure il tema di ambedue questi anniversari coincidono, mi sono concesso la libertà di farne uno sketch unitario fra di loro.

Quando Sua Maestà l’Imperatore ha rimesso piede di nuovo sul suolo etiopico dopo il Suo volontario esilio nel Regno Unito, è venuto per chiamare a raccolta l’ininterrotta resistenza del Suo popolo contro l’invasore e per condurre l’ultimo atto verso la liberazione del Suo Paese. Nella valle di Dinder, che attraversa i comuni confini dell’Etiopia e del Sudan, Haile Selassie I dispiegava con le Sue stesse mani il tricolore Etiopico, segnale del ristabilimento del Suo governo e della Sua autorità sulla precaria occupazione dell’Etiopia. Questa bandiera porta il verde, rappresentando le speranze di coloro che si sono dedicati per vederne il giorno, e l’eterna speranza di generazioni ancora a venire; porta l’oro, emblematico della gloria del passato dell’Etiopia e del progresso e delle conquiste future; porta il cremisi, giustamente ed orgogliosamente a significare il sangue della Sua gente, che nel percorso della vita ha sofferto e ha dato il sangue in un’eroica resistenza al nemico che supera ogni immaginazione.

Appena il Battaglione di Frontiera, la Quarta Compagnia, ha cominciato a fornire di armi i patrioti e a portare le notizie dell’arrivo del loro Imperatore, i loro cuori si sono risollevati e sono stati strafelici. Ciò ispirava loro speranza, rinforzava il loro coraggio ed irrobustiva la loro determinazione a proseguire la lotta verso la vittoriosa conclusione. Nel giorno in cui Sua Maestà l’Imperatore è disceso dall’aereo ed ha piantato la bandiera nel letto asciutto del fiume Dinder e quando il primo Decreto Imperiale e stato stampato sotto la Sua ombra, un regno antico veniva restaurato.

Questa regione intorno al Monte Malaya, così come lo stesso spirito dell’Etiopia, non era mai stata conquistata dagli italiani. Firaurari Tefferra Zelleke ha tenuto fermamente le sue fortezze di montagna, sebbene il nemico si sia scatenato senza pietà con uomini e mezzi da Achifer e Doughila per cinque lunghi anni. Questa stessa resistenza rappresenta un adeguato monumento al passato, al presente e al futuro dell’Etiopia; l’issare là la bandiera, il 20 gennaio 1941, lo rende ancor più un santuario appropriato. Il compimento delle speranze e delle aspirazioni di un’Etiopia indipendente, risorta dalle ardenti ceneri della soppressione e dell’aliena dominazione, dove infinite generazioni possono camminare e respirare un’aria di gratuita libertà come uomini e come donne, è un adeguato monumento che né lo stress potrà demolire né il tempo potrà cancellare.

Per il popolo etiopico, ora e nei secoli a venire, Omedla il 20 gennaio 1941, sarà sempre ricordato. Gli storici, nel dar conto di questo periodo della storia del mondo lo ricorderanno sicuramente; non solo come un punto di svolta del destino dell’Etiopia, ma anche di quello del mondo e della civiltà occidentale. Poiché esso denota anche, e più significativamente, l’inizio di un’ondata di successi militari alleati che raggiungeva il suo culmine nella finale e conclusiva sconfitta delle forze dell’oscurità, cominciata ad Omedla e culminata a Rheims e a Tokio. Pertanto l’ondata del conflitto si era rivolta contro gli italiani che avevano progettato di allearsi con le forze naziste sotto la “volpe del deserto”. Le nazioni alleate, sotto il comando della Gran Bretagna, amica dell’Etiopia ed allora commilitoni, imponevano la loro superiorità, e il 5 maggio 1941 Sua Maestà Imperiale procedeva trionfalmente dentro Addis Abeba, assumendo nuovamente il Regno della Sua autorità e ristabilendo il Governo Imperiale Etiopico.

Il 5 di maggio è dunque un indicatore nella storia etiopica. Nel sesto anniversario di quel Gran Giorno la stampa governativa commentava:

“ Pensare al trionfante ritorno di Sua Maestà Imperiale ad Addis Abeba sei anni fa, è come pensare alla resurrezione, alla rinascita di una nazione. Dopo gli anni amari e vuoti dell’occupazione esso ha portato la dolcezza della libertà ed una nuova vita di sforzi fruttuosi. È stato un giorno di canti, un giorno di gioia, dopo cinque anni di lacrime, ansietà, pene e dispiaceri. È stato un significativo momento di riunione dopo un gravoso intervallo di annullamento fisico. È stato uno stabilire di nuove fondamenta sulle quali costruire la cittadella di un’Etiopia rinnovata.

“Oggi, sei anni orsono, dopo la restituzione, ci troviamo nello sforzo di ricostruzione delle rovine ed a costruire una ancor più elevata struttura che vada incontro alle esigenze dei tempi e che onori il nome, il merito e i sacrifici di coloro che sono caduti in quella crisi. Con una speranza imperterrita ed un entusiasmo irrefrenabile osserviamo il bastione della nostra patria colpito e procediamo oltre spendendo il nostro tempo ed i nostri sforzi nel costruire, costruire e costruire! Con la testa eretta, faccia al sole, lo sguardo fisso all’orizzonte, le ombre dietro di noi, viaggiando per trasformare i nostri sogni in realtà.

“Senza esitazioni ed armati dall’esperienza del passato, accogliamo la marcia trionfale di Sua Maestà l’Imperatore come la punta di lancia delle nostre colonne; attraverso questi sei anni ci siamo tutti uniti nella marcia per un trionfo sempre più grande della costruzione di una Nazione, forgiata nello stampo di una gloria immacolata delle sue antiche tradizioni, temprata nel sangue profuso dai suoi patrioti e lucidata dai contatti con la vita del mondo moderno. Nei nostri molteplici doveri siamo legati insieme sotto un’unica bandiera, uno scopo, un destino.

“I nostri doveri sono rigorosi, il sentiero disagevole al cammino, la meta impegnativa; ma ogni 5 di maggio, così come facciamo un resoconto del passato, contempliamo il futuro con un’ispirazione rinnovata per portare a compimento i nostri propositi. Con nuovo zelo, misurando i nostri passi, procediamo mantenendo il profondo significato e l’incommensurabili implicazioni della nostra liberazione dal nemico, di cui il 5 maggio è stato l’apice supremo.

“ Se esaminiamo i ‘clichès’ degli ultimi dodici anni, gli eventi cadono in due periodi memorabili. Dal 1935 al 1941 sono stati anni di gravi angosce – anni che hanno provato al massimo la tempra dell’Etiopia, del suo Imperatore e del suo popolo. Durante questo periodo, anche alcuni amici dell’Etiopia, avevano disperato della causa. Sua Maestà Imperiale, che aveva anche profetizzato il suo stesso ritorno, mai ha perso la Sua speranza, né allentando i Suoi sforzi né abbandonando la Sua determinazione, supportato dall’audace sfida al nemico dei Suoi leali patrioti in patria, che sono stati oggetto di così tante torture ed hanno sostenuto così tanto pesanti sacrifici nell’ineguale combattimento. Il rientro di Sua Maestà l’Imperatore ad Addis Abeba ha disperso le nubi così che il sole della libertà e dell’indipendenza ha brillato di nuovo in tutto il suo splendore.

“Durante questo periodo, il cupo spettro della guerra, irrefrenato malgrado l’appello e l’avviso del nostro Augusto Sovrano, è ricaduto su più della metà del mondo. Le grida degli indifesi civili Etiopi che erano rimaste inascoltate, sono divenute le grida di milioni fra coloro che avevano pensato che i principi della sicurezza collettiva erano una questione riguardante l’individuale convenienza nazionale. L’Etiopia diveniva la prova simbolica dell’indivisibilità della sicurezza collettiva, e le memorabili parole dello storico appello di S. M. Haile Selassie I davanti alla Lega delle Nazioni nel 1936, sono state convalidate dagli orribili eventi che seguivano.

“Fato, circostanze, sacrifici ed una incrollabile devozione ci hanno condotto alla vittoria. Il trionfale rientro del nostro amato Imperatore, di cui abbiamo ogni diritto per celebrarlo con gioia e rendimento di grazie, è stato pagato a caro prezzo. Venendo poi alla seconda parte di questo periodo, cioè della ‘ricostruzione del tempio’, dal 5 maggio 1941 al 1947 e in futuro, il destino ci chiama a dominare le circostanze, sacrificare noi stessi e ad essere assolutamente risoluti nella nostra devozione alla causa che abbiamo dinnanzi – cioè la ricostruzione dell’Etiopia del dopoguerra. Il più pieno significato del drammatico momento che noi osserviamo in questo sesto anniversario del ritorno di Sua Maestà Imperiale e della liberazione dell’Etiopia deve essere trovato nel rendere l’Etiopia uno splendido esempio per gli altri popoli e per la razza umana.

“Dal 1941, il Governo Etiopico ed il popolo hanno realizzato una gran quantità di successi nel compito della ricostruzione e della riabilitazione. Il risultato è buono rispetto alle circostanze. Per l’irremovibile spirito del nostro Imperatore che ispira tutti noi a spingerci avanti, i nostri piedi sono ben piantati sulla via della meta. Negli affari di Stato, inoltre, i molti lavori cominciati e quelli ancora da iniziare, non sono faccende spesso di rapida fruizione. Il loro essenziale successo non si può misurare nei termini di pochi anni. Le generazioni a venire completeranno molti di questi lavori. Di anno in anno e per secoli possano essi trovare la profondità d’ispirazione e la larghezza di vedute nel fatto che il 5 maggio 1941, l’antica indipendenza di questa Terra che era stata severamente minacciata è stata restaurata.

(estratto da “Contemporary Ethiopia” di David Abner Talbot; cap. “Ethiopia’s Red Letter Days”; Ed. Philosophical Library,1952. pagg. 244-247)

Bro Ghebre Sellassie

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Francobolli Imperiali:
I° Conferenza degli Stati Indipendenti Africani


Il 15 Aprile 1958 viene pubblicata la serie di francobolli per commemorare la prima conferenza degli Stati Indipendenti Africani che ebbe luogo ad Accra in Ghana.
I paesi che parteciparono alla conferenza furono: Egitto, Etiopia, Ghana, Liberia, Libia, Marocco, Sudan e Tunisia.


La serie si compone da un set di 3 francobolli dal colore verde, rosso e blu e rispettivamente dal valore di 10, 20 e 30 centesimi.
La grafica rappresenta al centro la mappa dell'Africa in nero e gli Stati indipendenti Africani in bianco, numerati da 1 a 8. Il tutto è racchiuso in una coppia di rami di ulivo sopra ai quali è presente una colomba con le ali aperte. Alla sinistra del design centrale appare la chiesa ipogea di San Giorgio a Lalibela mentre sulla destra le Steli di Axum.
Sul lato destro più altro è presente il profilo di Sua Maestà Haile Selassie I.

La grafica è ad opera dell'artista Etiope Afewerk Tekle.

Bro Gabriel

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Trasmissione a livello nazionale –
Giorno di Liberazione dell'Africa


La prima conferenza degli Stati Africani indipendenti si è tenuta ad Accra, in Ghana, il 15 aprile del 1958. Si è deciso quindi di celebrare questo storico giorno come Giorno della Liberazione Africana. Fino a poco tempo fa, il 15 aprile era celebrato in tutto il nostro continente come Giorno della Libertà Africana. Tuttavia, due anni fa oggi, a maggio, la Conferenza al vertice degli Stati Africani Indipendenti,che fu convocata nella nostra capitale Addis Abeba, decretò che il 25 maggio, il giorno in cui la storica Carta dell'Organizzazione dell'Unità Africana fu firmata, dovesse essere celebrato ogni anno come Giorno della Liberazione Africana. Di conseguenza oggi viene celebrato come Giorno della Liberazione Africana. La Carta dell’Unità Africana fu firmata due anni fa oggi. Nell’arco di questo breve periodo molto è stato fatto , che promette bene per l’Unità Africana. In conformità con la risoluzione della prima Assemblea dei Capi di Stato e di Governo tenutasi presso Il Cairo lo scorso anno, il quartier generale dell’Organizzazione dell’Unità Africana è stata stabilito qui ad Addis Abeba. Sotto il suo Segretario Generale, Sua Eccellenza Diallo Telli, della Guinea, l’Organizzazione sta adempiendo con successo alle sue responsabilità ed impegni. Il popolo Etiope , che ha lottato e fatto sacrifici indicibili per la propria indipendenza e libertà per migliaia di anni - una indipendenza che è stata un faro per tutta l'Africa - oggi celebra questo giorno insieme a tutti gli Africani consolidando la propria libertà ed indipendenza con la libertà e l'indipendenza dei propri fratelli Africani nello spirito del Moderno Etiopianismo. Quest'anno , due Stati Africani fratelli - Zambia e Gambia – hanno conquistato l'indipendenza e si sono uniti alla famiglia degli Stati Africani Indipendenti. Condividiamo la loro gioia e estendiamo ancora, come abbiamo fatto in occasione della conquista della loro indipendenza, le nostre sincere felicitazioni. Stiamo aspettando con ansia il giorno in cui quegli Africani nei territori dipendenti romperanno le catene della tutela straniera e diventeranno padroni del proprio destino. In questo giorno solenne , tutti noi dobbiamo fermarci e ricordare la situazione dei nostri fratelli Africani che sono sotto il dominio straniero e che stanno disperatamente lottando per vincere la loro libertà, i propri diritti umani fondamentali di base. Invece di concedere loro legittima libertà ed indipendenza agli Africani autoctoni in Angola, Mozambico e Guinea Portoghese, il Governo Portoghese ha intensificato ancora di più la sua campagna di repressione spietata dei combattenti per la libertà Africana in questi territori, sotto il superato pretesto illogico che questi territori fanno parte del Portogallo. Di concerto con gli altri membri Africani dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, l'Etiopia non ha mai smesso di sostenere di fronte alle Nazioni Unite ed in altre conferenze internazionali che il Governo Portoghese dovrebbe concedere l'indipendenza ad ogni territorio sotto il suo dominio.

Rhodesia

I recenti avvenimenti in Rhodesia del Sud sono motivo di allarme - non solo il destino delle persone nel territorio è in pericolo ma anche la pace internazionale è minacciata . Un governo di minoranza bianca nel territorio sta arrestando quotidianamente e perseguitando arbitrariamente i combattenti per la libertà Africana, in particolare i loro leader, per sopprimere i movimenti nazionali per la libertà. Questa governo di minoranza ha anche adottato misure drastiche per dichiarare un governo coloniale. Ogni governo ed i popoli del mondo che danno valore ai diritti umani fondamentali, ed in particolare Noi africani , devono opporsi, con una sola voce, a questo schema pericoloso e senza precedenti del governo bianco di minoranza nel territorio. Il Comitato Anti-Coloniale delle Nazioni Unite di cui l'Etiopia è membro, è attualmente in visita in Africa per seguire attentamente la pericolosa situazione in Rhodesia del Sud. In Sud Africa e in Africa Sud- occidentale , le politiche di apartheid e di oppressione stanno diventando sempre più insostenibili. Il Governo Sudafricano sta accelerando la sua campagna spietata : una campagna metodica di arresto quotidiano, di detenzione senza processo e di tortura degli Africani e dei loro leader che stanno lottando per i loro diritti umani fondamentali e libertà. Tutti i paesi amanti della pace del mondo devono agire insieme per forzare i governi coloniali di Sud Africa e Portogallo a desistere da queste politiche - politiche che sono inumane, politiche che negano i diritti umani di base, politiche che sono pregiudizievoli per la pace e la sicurezza del mondo intero - e a concedere l'indipendenza e la libertà di questi popoli oppressi.

Alle Nazioni Unite

L'Assemblea dei Capi di Stato e di Governo ha autorizzato il Ministro degli Affari Esteri del Senegal e dell'Algeria a portare i casi di discriminazione razziale e di oppressione in Sud Africa, l'inumano dominio coloniale del Governo Portoghese e la situazione pericolosa della Rhodesia del Sud, di fronte al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per trovare soluzioni permanenti alle lotte incessanti dei Governi e dei popoli d'Africa. Di conseguenza il mondo intero è oggi più consapevole di questi problemi pressanti. Considerando le discussioni in seno alle Nazioni Unite negli ultimi anni, abbiamo motivo di credere che alcune nazioni amiche sostengono pienamente gli sforzi per imporre un boicottaggio economico nei confronti del Sudafrica e del Portogallo; è un peccato che alcune grandi potenze a cui è stato affidato il mantenimento della pace e la sicurezza internazionali non hanno collaborato in questi sforzi meritevoli. Queste potenze sono i principali ostacoli ad un efficace boicottaggio economico del Sud Africa e del Portogallo. La fondazione dell'Organizzazione dell'Unità Africana, l'azione concertata degli stati membri e la messa in comune degli aiuti ai Nostri fratelli Combattenti per la libertà Africana, hanno contribuito a rilanciare e rafforzare così come intensificare i movimenti di liberazione in tutta l'Africa. Per questo Siamo grati al Comitato di Liberazione dei nove Stati Africani, di cui l'Etiopia è membro. In questo giorno, tutti noi dovremmo ricordare con gratitudine il sostegno di tutte quelle nazioni amiche nella Nostra impresa alle Unite ed in altre conferenze internazionali per liberare l'Africa da tutte le vestigia coloniali.

Prossima Assemblea

Va ricordato che l'Assemblea dei capi di Stato e di Governo de Il Cairo ha deciso di convocare la Seconda Assemblea dei capi di Stato e di Governo ad Accra, in Ghana , nel settembre di quest'anno. A causa di incomprensioni fra alcuni Stati membri dell'Organizzazione dell'Unità Africana, alcune voci sono state occasionalmente sollevate recentemente contro la convocazione dell'Assemblea ad Accra. Tuttavia , la regolare Assemblea dei capi di Stato e di Governo è stata , in primo luogo, progettata per trovare soluzioni pacifiche, attraverso discussioni e sincero scambi di vedute circa tali incomprensioni tra stati membri . Crediamo, quindi, che qualsiasi cambiamento nella sede della prossima Assemblea non farà alcuna differenza. Di conseguenza, abbiamo inviato il Nostro Ministro degli Affari Esteri in Africa occidentale, con messaggi personali da parte Nostra, al fine di mediare con i leader degli stati dell'Africa Occidentale interessati. Speriamo ardentemente che gli stati membri dell'Organizzazione dell'Unità Africana si incontreranno ad Accra a Settembre in conformità con la decisione della prima Assemblea dei capi di Stato e di Governo. n questo giorno, estendiamo il nostro saluto fraterno a tutti i nostri fratelli Africani che stanno ancora soffrendo sotto il dominio coloniale straniero . Ribadiamo che l'Etiopia, in cooperazione con gli stati membri dell'Organizzazione dell'Unità Africana, continuerà sempre a dare il suo pieno sostegno alle loro giuste lotte per conquistare i propri diritti alienabili alla libertà e all'indipendenza e ad essere padroni del proprio destino.

Possa Dio Onnipotente assisterci nei nostri sforzi.

25 maggio 1965

"Selected Speeches of H.I.M. Haile Selassie I", pp. 276-280

Sis Tseghe Selassie

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L’Etiopia e l’OUA

Sin dalla battaglia di Adwa nel 1896, quando l’avanguardia e i difensori della libertà Africana inflissero una umiliante e fragorosa sconfitta agli imperialisti Europei, in verità, sin dal giorno in cui i soldati colonialisti europei hanno combattuto alle porte del simbolo della resistenza Africana per aggredire e saccheggiare, pur fallendo disastrosamente, sono stati fatti vari tentativi per disinformare, ingannare e dare una rappresentazione distorta dell’esistenza dell’eroico popolo etiope.

Al tavolo della conferenza, essi sono stati molto più scaltri di qualsiasi diplomatico imperialista; sul campo di battaglia, parlavano un linguaggio che i colonialisti comprendevano, e hanno ricordato loro che anche gli Africani possono schiaffeggiare, quando vengono schiaffeggiati, e conservare la propria storia e il rispetto di sé.
Nel loro desiderio mentale di isolare il popolo etiope dal resto dei suoi consanguinei nel continente, hanno sostenuto che gli Etiopi appartengono all’Africa solo geograficamente; eppure non c’è bisogno di indovini per comprendere che il popolo Etiope non è né Europeo né Australiano. Essi sono sempre stati legittimi cittadini dell’Africa, per sangue, linguaggio e nazionalità, e rimarranno sempre tali, fino a che esisterà la razza umana.
Gli Etiopi non sono razzisti; la loro opposizione contro lo sfruttamento non è diretta contro i bianchi in quanto esseri umani, ma contro il sistema e le politiche atte a mantenere le persone in catene e schiavitù perpetua. Ogni nazione, gialla o verde, bianca o nera, che vada contro i legittimi interessi di questo continente dovrà sempre fronteggiare l’opposizione dell’Etiopia. D’altronde chi meglio degli africani può parlare meglio riguardo lo sfruttamento? Chi potrebbe essere più eloquente in merito a ciò, che l’Africa – un continente che è stato teatro di scene di ingiustizia, intolleranza ed oppressione per più di trecento anni?
E invece di rimediare agli errori del passato, invece di scendere a patti con i propri sentimenti di colpevolezza, fino ad ora, essi provano a dividere un popolo africano dall’altro, su basi regionali e tribali.

Risoluzioni e Solidarietà

Sin dal maggio 1963, nel breve spazio di tempo di 3 anni circa, l’OUA ha raggiunto risultati fantastici, che sono invidiati persino dagli europei.
Sono state fatte varie dichiarazioni e sono passate risoluzioni importanti; economicamente, socialmente e politicamente l’Africa sta avanzando a grandi passi.
In tutti questi aspetti, l’Etiopia come membro di questa organizzazione che molti definiscono “l’ultima speranza africana per la sopravvivenza”, ha osservato senza scrupoli tutti i suoi impegni. Non ha contatti diplomatici o economici con il Portogallo e con il sud Africa, ha chiuso tutti gli aeroporti e i porti a tutti gli aerei o le navi che vengano da questi stati fascisti e bellicosi. Sta continuando la sua battaglia contro Pretoria alla Corte Internazionale di Giustizia; come uno dei portavoce dell’Africa per il Comitato per la Decolonizzazione delle N.U. e per il Comitato per il Disarmo di 18 Nazioni, essa continua a servire l’Africa con pazienza ed estro.
All’interno della stessa OUA, l’Etiopia è membro di diversi comitati, in ognuno dei quali essa non si rivelerà mai lassista o mancante di energie.
L’Etiopia non ha impegni importanti fuori dall’Africa; non è un membro del Commonwealth Britannico, né della Comunità Francese. Essa non è nemmeno un associata o un membro a pieno titolo del Mercato Comune Europeo, e nemmeno affiliata ad alcun campo militare. L’unico campo o partenariato al quale appartiene, è il campo della pace e dell’unità i.e. l’OUA.
In questa organizzazione essa si sente a casa; in questa unità essa stessa non è una copia carbone di alcuno stato, né simpatizzante di alcun gruppo. In questa unione, essa vede energia e forza, salvezza eterna ed onore. L’OUA non è solo in linea con la sua identità, ma è anche degna della sua dignità.
L’OUA ha molti progetti, alcuni dei quali sono nella fase di implementazione. Alcuni hanno necessità di lasciare la carta sulla quale sono designati e che le parole si traducano in bisogni. In nessuno di questi l’Etiopia ha perso la visione del fedele e infallibile rispetto di tutte le sue iniziative.
Sin dal 1958, l’Etiopia ha spalancato le porte dei suoi college e delle sue università agli studenti provenienti da altri stati Africani per studiare sulla terra che appartiene anche a loro. A loro volta, si possono vedere studenti Etiopi in Kenya, Tanzania, Sudan, U.A.R., Nigeria, Ghana e Congo, ecc ecc..
Centinaia di studenti dalle loro nazioni sorelle sono stati formati nell'aviazione, nella marina e in svariate altre sezioni delle Forze Armate Etiopiche.
L’Etiopia mantiene relazioni diplomatiche con tutti gli stati africani indipendenti, ed ha riconosciuto ogni partito significativo che combattesse per la libertà, in tutti i territori sottomessi.
Essa conserva contatti telefonici e telegrafici con U.A.R., Marocco, Sudan Nigeria, Ghana, Kenya, Zambia, Djibouti, ed ugualmente avverrà con Senegal, Tunisia, Algeria, Tanzania, Congo, Mali, Costa d’Avorio e Somalia.
L’Ethiopian Airlines, estremamente efficiente ed altamente organizzata, che ha celebrato il suo 20esimo anniversario recentemente, compie tratte verso Ghana, Liberia, Nigeria, Tanzania, Kenya, Uganda, Djibouti, Sudan, U.A.R. e altri luoghi.
A loro volta, le linee aeree nazionali di Ghana, U.A.R., Sudan, Est Africa e altri stati hanno tratte verso l’Etiopia.
Le navi commerciali Etiopiche attraccano nei porti di molti Stati Africani; per quanto riguarda strade e ferrovie, in entrambi i casi si sta portando avanti il lavoro, e presto si potrà collegare con il vicino Sudan e il Kenya, con i quali la sua amicizia e cooperazione sono eterne. L’Etiopia ha già collegamenti telefonici, telegrafici, aerei, marittimi, ferroviari e stradali con Djibouti; per molti anni ha avuto relazioni culturali con molte delle nazioni sorelle, alcune delle quali sono il Kenya, il Sudan (le cui splendide canzoni hanno trovato una casa in questo Paese), l’U.A.R., il Ghana, la Liberia e altre.
Economicamente, per molti anni essa ha compiuto sforzi per diversificare la propria economia. In molti aspetti sono stati fatti miglioramenti impressionanti; queste diversificazioni economiche, in molti modi, completano piuttosto che duplicare le economie di molti stati membri dell’OUA.
L’Etiopia commercia con Kenya, Somalia, Sudan, Djibouti, U.A.R., Tanzania, Burundi, Rwanda, Nigeria, Ghana, Uganda, Congo, e presto verranno inclusi altri.
Per molti anni, essa non ha mai avuto un debito ed ha invece un buon record di credito; il suo bilancio tra pagamenti e riserva aurea è normalmente alto. Essa non è legata né all’est nè all’ovest, e commercia con tutte le nazioni.
Eppure, l’Africa ha bisogno di una politica economica comune, della creazione di una zona di libero scambio con tariffe uniformi, prezzi fissati per le materie prime, di una stanza di compensazione finanziaria e di un mercato continentale comune.
Non solo, l’Africa ha bisogno di una unione monetaria, di una zona di libero mercato, della liberalizzazione delle valute indipendenti dalle valute straniere, una zona monetaria Panafricana etc etc...
Questi non solo meri sogni; ciò può essere compiuto nel più breve tempo possibile. Gli stati membri dell’OUA dovranno tornare al luogo cui appartengono e stabilizzarlo. La sfera del dollaro, la zona del Franco, l’area della sterlina e il Mercato Comune Europeo, il Commonwealth britannico o la comunità francese non sono la risposta per l’Unità Africana.
L’Etiopia non si intrometterà mai negli affari interni di stati fratelli, poiché non ha nessun diritto di farlo, non ha il diritto di sottostimare la capacità e l’intelligenza dei popoli di risolvere i propri problemi nei loro modi propri. Questo è quanto fatto ma c’è la volontà e la buona predisposizione per fare di più; ma occorre la buona volontà e la determinazione di tutti gli stati membri dell’OUA per accelerare la realizzazione di un Governo Unitario.

L’Alto Comando

Il Portogallo continua bellicosamente a schiaffeggiare l’OUA in faccia violando il corridoio aereo dell’Africa Occidentale e bombardando i villaggi in Guinea e Senegal.
I combattenti per la libertà su tutto il continente tendono ad essere disillusi a volte; lievi incomprensioni tra nazioni africane sorelle tendono ad indebolire l’OUA e ad infondere nuovo coraggio e convinzione nelle menti dei nemici dell’Africa. In verità, sta diventando sempre più chiaro, dovranno scorrere fiumi di sangue prima che la spietata tirannia fascista risponda alle giuste richieste di un’Africa oppressa e soffocata.
Contro questa prospettiva, c’è la Commissione di Difesa dell’OUA e il tanto desiderato e lungamente atteso piano per l’Alto Comando Africano.
Il primo continua a servire l’Africa lodevolmente; il secondo invece sembra reclamare maggiore attenzione.
Inevitabile come la sua fondazione può essere la sua lontananza, se non la sua rimozione, continuerà a rendere l’Africa incerta. L’Alto Comando Africano dovrebbe essere il perno centrale attorno a cui ruotano la liberazione continentale e la sua difesa – in effetti una ancora di speranza per l’Unità Africana, la cui fondazione diventa più necessaria che mai.

Nei suoi piccoli modi, l’Africa ha tutto il legittimo diritto di difendersi dall’aggressione esterna, di supportare la liberazione delle aree ancora colonizzate e di vivere in pace con tutti i poteri interessati.
L’attuale riluttanza su questo tema vitale dell’Alto Comando potrebbe solo girare attorno all’esistenza delle Nazioni Unite e secondariamente alla paura che l’Alto Comando possa essere usato per interferire negli affari interni degli stati membri dell’OUA.
Si suppone che le N.U. in un certo modo servano da scudo per salvaguardare la sovranità nazionale; ma quanti stati membri delle N.U. hanno la loro integrità nazionale minacciata, e la loro sovranità politica violata?
L’esistenza delle N.U. è un bene, ma aspettarsi che esse facciano tutto, mentre si conoscono i suoi limiti e le sue visibili manchevolezze, è un’illusione pericolosa. Quanto l’Etiopia entrò nella Lega delle Nazioni, sperava di contribuire alla pace e alla sicurezza internazionali; a sua volta pensava onestamente che la sua indipendenza sarebbe stata garantita dall’Alleanza della Lega.
Eventi successivi le hanno invece dimostrato che proprio perché la Lega non aveva un apparato che rinforzasse i suoi principi, non solo ha fallito nel soccorrere l’Etiopia (un sinistro atto di estorsione condotto dagli imperialisti) ma la Lega stessa è morta.
Ci sono differenze tra la Lega e le N.U.; ma proprio come l’ora defunta Lega, le N.U. non hanno operazioni permanenti di tutela della pace per applicare le proprie decisioni, incluse le sanzioni.
Inoltre, mentre essa riveste il suo legittimo ruolo in questa organizzazione, perché l’Africa dovrebbe disturbare le N.U.? Ci sono molte cose che essa può fare da sé, e la gestione della pace e dell’ordine in Africa è sicuramente una di queste.
L’altro argomento contro lo stabilimento dell’Alto Comando può essere il suo inevitabile impiego negli affari interni degli stati. Si possono raggiungere accordi su questo e altre simili misure; ma la critica non giustifica l’inattività. La Non-interferenza non significa la non-partecipazione agli sforzi congiunti perché regnino, in Africa, la libertà, la pace e la giustizia. Mentre gli stati membri dell’OUA, attraverso queste misure, possono veder diminuire le possibilità che il neo-colonialismo prosperi in Africa, essi lasciano anche spazio affinché i problemi africani si possano risolvere in uno spirito familiare.
Nello stabilire l’Alto Comando alcuni obiettivi di cui tener conto possono essere: proteggere l’Africa da aggressioni esterne; usare l’Alto Comando per aiutare e se necessario combattere affianco ai combattenti per la libertà, usarlo come una delle armi per la sicurezza del continente e per aiutare l’Africa a resistere e a risolvere i propri problemi, a modo suo. L’Alto Comando può essere dotato di staff e personale, e organizzato grazie a contributi finanziari, militari e di forza lavoro da parte di tutte le nazioni.
L’Africa è fortemente sensibile nei confronti di questioni che riguardano la sua dignità e sovranità; ma essa deve sapere anche essere in allerta riguardo a tutto ciò che potrà essere un’intollerabile violazione di quegli stessi principi che essa stessa difende.

Ethiopia & the OAU - october 1965

Bro Viktor

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ALL MAN ACTS
Brevi Cronache Sommarie del Regno del Figlio dell’Uomo


Maggio 1969, anno 1962 del calendario etiopico e 77.mo della Nascita di S. M. I. Hayle Selassie I.

1 maggio – Sua Maestà l’Imperatore riceve le credenziali dell’ambasciatore della Colombia, Alvare Herran. – Successivamente il Sovrano riceve le credenziali dell’ambasciatore di Spagna, dott. Salvador Pruneda. – Sempre nella mattina vengono consegnate all’Imperatore le credenziali del nuovo ambasciatore dello Zambia, Robert S. Mekasa. – S. M. I. Haile Selassie I concede udienza al rev. John Richard Moorman, vescovo di Ripon, Inghilterra. – Successivamente viene ricevuto da S. M. l’Imperatore il sig. Gregorio Feliciano, segretario dell’associazione per il benessere sociale della Repubblica delle Filippine, in visita per colloqui. – Il segretario generale dell’OUA, Diallo Telli, sottoscrive un accordo di cooperazione tra l’Organizzazione unitaria africana e la FAO.

2 maggio – Il Consiglio dei ministri discute per tre ore un progetto di legge sulle miniere e le concessioni minerarie, dando le necessarie direttive. – Viene decisa l’emissione di buoni del Tesoro del Ministero delle Finanze.

5 maggio – Si festeggia in tutto l’Impero la Giornata della Vittoria e il trionfale ritorno di S. M. I. Haile Selassie I in Etiopia. Il Sovrano si reca nella Chiesa del Redentore “Meskaye Hezunan” dove assiste a servizi religiosi. Giungono innumerevoli telegrammi di felicitazioni da capi di Stato.

6 maggio – L’Imperatore offre nel pomeriggio uno champagne-party per celebrare la Giornata della Vittoria. – S. M. l’Imperatore visita le nuove costruzioni addizionali della scuola dei ciechi di Sabatà del costo di un milione di dollari donato dalla missione evangelica tedesca. – La CBE per due milioni ed il Banco di Roma (Etiopia) per tre milioni di dollari vincono l’offerta di buoni del Tesoro emessi dal Ministero delle Finanze.- Si chiude la riunione triennale della CELU con l’elezione di otto funzionari e diciassette consiglieri generali.

7 maggio – Il Sovrano partecipa al servizio funebre della Uoizero Tidenekialesc Uoldeghiorghis. – Per il 50.mo anniversario della fondazione della lega delle società della Croce Rossa, S. M. l’Imperatore pronuncia un discorso alla nazione. – L’Etiopia è uno dei 36 Paesi che si sono accordati di incontrarsi ad una riunione preliminare a Belgrado per preparare la proposta conferenza dei Paesi non allineati. – La Germania federale dona al Governo Imperiale 50.000 litri di insetticida per combattere la minaccia di invasione di locuste.

8 maggio – S.M. l’Imperatore riceve un messaggio dal Primo ministro britannico, Harold Wilson, sugli ultimi sviluppi della crisi nigeriana, consegnatogli dall’ambasciatore, Sir Thomas Bromley. L’Imperatore prima di rispondere verbalmente si intrattiene con l’ambasciatore sul conflitto della Nigeria. – Viene effettuato il primo volo “Lufthansa” che collega l’Etiopia con la Germania occidentale.

9 maggio – Gli abitanti di Uori-Elu, Governatorato Generale dell’Uollo, offrono un dono speciale consegnato dal Fitaurari Mogos Ali al Sovrano, per il Suo 75.mo genetliaco celebrato due anni fa.

10 maggio – Viene approvato il bilancio della DLCO-EA (Desert Locust Control Organization – Eastern Africa) dai sette Paesi membri, di 2.240.000 dollari, il più alto dalla fondazione.

12 maggio – L’Imperatore ispeziona a Dona, sul fiume Auasc, l’inizio dei lavori dell’acquedotto del costo di 700.000 dollari. – Il Monarca d’Etiopia si reca a Koriftu, vicino Nazareth, per rendersi conto dell’inizio dei lavori per la nuova cartiera. – Giunge in Etiopia il nuovo ambasciatore della Tanzania, Frederick Rutakyamirwa, per assumere il suo nuovo incarico.

13 maggio – Il Sovrano riceve in visita di congedo l’ambasciatore libanese, Adai Ismael, ed offre un tè in suo onore. – Il Consiglio dei ministri discute un prestito di 22 milioni e 500.000 mila dollari effettuato al Governo Imperiale dalla Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo e dalla SIDA, per lo sviluppo dell’IBTE. – Il rappresentante permanente etiopico alle Nazioni Unite, il Ligg Endalkacciou Maconnen, rientra in Etiopia dopo aver completato il suo mandato. - Quattro agronomi per il riassetto dei rifugiati in Etiopia consigliano e sostengono la tesi di fornire i rifugiati di semi per essere autosufficienti nella loro alimentazione per il prossimo anno.

14 maggio
– La delegazione nazionale ad alto livello guidata dal ministro degli Esteri Ketema Yifru, parte per Nairobi per la regolare riunione della commissione consultiva congiunta etio-keniota. – I nove maggiori Paesi produttori di caffè, tra cui vi è l’Etiopia, si incontrano a Ginevra per discutere i gravi problemi sorti dal ribasso dei prezzi del prodotto. – Giudicato il migliore il padiglione della EAL alla quinta esposizione internazionale dell’Aviazione tenuta ad Atene.

15 maggio – L’Imperatore riceve in udienza i funzionari governativi tedeschi giunti con il volo inaugurale della “Lufthansa” ed offre uno champagne-party in loro onore. – Sono iniziati i colloqui della commissione consultiva congiunta etio-keniota su argomenti di mutuo interesse, tra cui il commercio, le telecomunicazioni, la costruzione di strade. – La UNHCR stanzia per i rifugiati sudanesi di Gambela 125.000 dollari. – E’ completato l’esame sul potenziale idrologico e meteorologico del progetto interessante il fiume Amerti-nescie.

16 maggio – S. M. l’Imperatore invia un messaggio di auguri alla 13.ma riunione della commissione consultiva congiunta etio-keniota. – Il Sovrano riceve in udienza il vice direttore della Banca Internazionale, George William, intrattenendolo sui prestiti concessi dall’organismo e sui probabili prestiti futuri al Paese. – L’Imperatore concede udienza al capo del dipartimento di pubblica utilità della Banca mondiale, Charles White, accompagnato dalla consorte. – Il ministro dell’Agricoltura Abbebe Retta visita la scuola e l’istituto di addestramento per assistenti veterinari a Debre Zeit. – Il vice console italiano ad Asmara, Ludovico Tassoni Estense di Castelvecchio, consegna al dipartimento dell’agricoltura del Governatorato Generale dell’Eritrea, a nome della Repubblica Italiana, 52.631 chili di insetticida. Il dono viene ricevuto dal direttore generale Cagnasmac Tesfalidet Ghered.

17 maggio – Rientra la delegazione etiopica da Nairobi dopo aver partecipato alla riunione della commissione consultiva congiunta etio-keniota. – Continuano le consultazioni a Ginevra dei nove maggiori Paesi produttori di caffè sul problema del calo del prezzo del prodotto.

20 maggio – S. M. l’Imperatore visita nel pomeriggio i lavori di costruzione dell’ospedale per i poveri San Paolo a Gulele, del valore di 7 milioni di dollari, che entrerà in attività a settembre. – Viene consegnato a S. A. I. il Principe ereditario Merid Asmac Asfa Wossen un assegno di 48.001 dollari per i terremotati di Sardò, raccolti nel Governatorato Generale dell’Eritrea, dal Fitaurari Uoldejohannes Ghebresghi, presidente del comitato per la raccolta di fondi.

21 maggio – L’Imperatore riceve le credenziale del nuovo ambasciatore della Tanzania, Frederick Rutakyamirwa. – Il Sovrano riceve un messaggio del presidente USA Richard Nixon, consegnatogli dall’ambasciatore William O. Hall, e si intrattiene con questo sulle relazioni tra i due Paesi. – Nella mattinata S. M. I. Haile Selassie I concede udienza all’ambasciatore italiano, G. Pascucci-Righi, discutendo con lui le relazioni tra i due Paesi. – L’Imperatore concede udienza al segretario generale dell’OUA Diallo Telli e ad uno dei tre assistenti segretari generali dell’organismo, S. U. Yaleh, il quale si congeda dal Sovrano. Il suo posto viene assunto da Heruna Musa, nigeriano, che è presentato all’Imperatore.

22 maggio – S.M. l’Imperatore riceve un messaggio dal Presidium del Soviet supremo dell’URSS in occasione del VI anniversario della fondazione dell’OUA che cade domenica. – Il Senato approva un prestito governativo di 23.375.000 dollari del Governo federale tedesco per la costruzione della strada Dilla-Moyale. Il prestito era stato approvato dalla Camera dei deputati il 19 aprile. – Una commissione comprendente la municipalità di Addis Abeba, il Ministero degli Interni, la scuola sociale dell’Università Haile Selassie I ed il consiglio nazionale della previdenza sociale è stata creata dietro iniziativa del Ministero dello Sviluppo comunitario e Affari sociali, per studiare servizi di assistenza sociale nel Paese. – Giunge il nuovo ambasciatore della Germania occidentale, dott. Rudolf Fechter, - Si apre la campagna elettorale per le elezioni generali della IV Legislatura.

23 maggio – Il Sovrano riceve un messaggio del presidente della Germania federale, Heinrich Lubke, per il VI anniversario della fondazione dell’OUA.

24 maggio – S. M. I. Haile Selassie I si reca in visita nel Governatorato Generale del Goggiam per rendersi conto dello sviluppo e delle necessità della provincia. – L’Imperatore nella serata pronuncia un messaggio radio-televisivo per commemorare il VI anniversario della fondazione dell’OUA, proclamata “Giornata dell’Africa”, mettendo in risalto la lotta dei popoli africani per l’indipendenza dei loro Stati e gli sforzi dell’OUA per condurre a buon fine la guerra nigeriana e gli scopi antirazzisti e anticolonialisti. – Mohamed Jahnoun, vice segretario generale dell’OUA, elogia l’operato del Sovrano e della commissione consultiva dei “sei” interessata ad una soluzione pacifica del conflitto nigeriano. – Il segretario di Stato americano, Elliot L. Richardson, invia un telegramma di felicitazioni all’Imperatore per la “Giornata dell’ Africa” in cui cade il VI anniversario della fondazione dell’OUA.

25 maggio – Si festeggia la “Giornata dell’Africa” ed il VI anniversario della fondazione dell’OUA. – S. M. l’Imperatore visita nel Governatorato Generale del Goggiam il convento di Motanna Bichegna. Nel pomeriggio inaugura la nuova sede della CBE costata 280.000 dollari. Successivamente decreta l’assegnazione di onorificenze e titoli a funzionari, capi e anziani della provincia. – Si inaugura la 59.ma filiale della CBE ad Adi Ugri.

27 maggio – L’Imperatore concede un’amnistia alla provincia del Goggiam dalle tasse arretrate per il periodo 1948-67. – Il Sovrano inaugura una nuova scuola dedicata al Re Teklahaimanot oltre ad una sala di riunione e ad un nuovo teatro. Vengono inoltre conferite onorificenze e riduzioni di pene detentive a detenuti.

28 maggio – Viene annunciato che S. M. l’Imperatore ottempererà ad una visita di Stato negli USA dal 7 al 9 luglio su invito del presidente Nixon. – La Camera dei Deputati discute la proposta di bilancio per l’anno fiscale 1969. – Il Consiglio dei Ministri discute per due ore e mezzo un disegno di legge riguardante un istituto di addestramento per amministratori.

29 maggio – Il Sovrano si reca a Bahr Dar dove inaugura lo stadio polisportivo e visita alcune isole del Lago Tana dirigendosi tra l’altro in uno dei più antichi monasteri d’Etiopia,l Chidane Meheret. – Si apre la 5.a conferenza della EMA sui problemi medici nazionali.

30 maggio
– S. M. I. Haile Selassie I visita il complesso industriale Bahr Dar Texitile Factory, l’ospedale Felegghe Hiuot ed il nuovo centro mercato.

31 maggio – Il Sovrano rientra nella capitale dopo otto giorni di soggiorno nel Governatorato Generale del Goggiam. – Si chiude la 5.a conferenza della EMA dopo tre giorni, in cui sono stati trattati i maggiori problemi della scienza medica nel Paese.

Estratto dalla rivista “Sestante – Documentario Semestrale Illustrato della Vita Politica Economica Sociale dell’Etiopia”, vol. V – No. 1, gennaio-giugno 1969; pagg. 173-175

Bro Ghebre Sellassie

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Enzira Sebhatè

L’Enzira Sebhatè o Arpa della Glorificazione è un poema rimato secondo lo stile etiopico, nel quale la rima è costituita dalla ripetizione della stessa sillaba finale dell’ultima parola di ogni verso della strofa…il poeta ha per ciascun ordine o vocalizzazione dei vari singoli segni sillabici, una strofa di diversa lunghezza. ( La Spiritualità Etiopica, Osvaldo Raineri)

Io ho scelto di condividere con InI i versi ispirati alle tre iniziali che compongono il nome di nostro Signore Qädamawi Hayle Selassie. Possa la nostra Madre e Signora, la Vergine Maria, vegliare sui vostri cari.


Nel nome di Dio Padre che ti decorò di purità e di giustizia,
e nel nome di Dio Figlio che sorse dal tuo grembo,
e nel nome dello Spirito Santo Dio, che ti fece suo reclinatorio,
vengo a te supplice, o mia Signoria Maria, che fosti chiamata tortora
e candida colomba, e dalle ali foggiate in biondo oro.
Incessantemente proclamo le tue lodi e il tuo encomio.
O Vergine benedetta, fosti chiamata tabernacolo non coperto di sacco,
fosti chiamata arca che porta le tavole (della legge),
fosti chiamata omerale, munito di ganci d’oro,
fosti chiamata mitra, il copricapo, e lamina della scrittura di consacrazione,
fosti chiamata paniere che portò il pane ardente della comunione,
fosti chiamata nube che contiene in se la folgore,
fosti chiamata torre e palazzo, dimora del Re.
Fosti chiamata santuario, quello che l’uomo misurò con una canna d’oro;
accuratamente calcolò sei (cubiti) per ciascuno dei due lati.
Fosti chiamata vaso di latte, otre di vino che allieta,
fosti chiamata nave e ancora del porto.
O Vergine! In te si compì la visione, in te si avverarono le profezie dei profeti.
Per te Dio si manifestò in Israele e fu riconosciuto in Giuda.
Nei profeti è molto lodata la grandezza del tuo regno:
oltrepassò il confine dell’abisso, fu innalzata sopra la sommità del cielo;
la pienezza della tua gloria è più profonda dei mari,
non ha termite né limite né riva.
O vincastro della fede, che divenisti sostengo ai figli degli uomini,
non si allontani da me la forza del tuo aiuto,
affinché non mi assalga la bestia che cadde sull’arena de mare;
non farmi suo ludibrio e gioco per i suoi demoni.
O sposa, non privarmi della veste del tuo convito nuziale,
quando la mia vita finirà e si consumerà con la morte.
Cose eccelse dirò, e canterò a te i frutti spremuti del tuo amore.
Ricevi da me il frutto modesto delle mie labbra,
come il Figlio tuo accettò gli spiccioli della mano dalla mano della vedova.

Ha
O mia Signoria Maria, paramento sacro, lungo un palmo e largo un palmo.
L’anima mia ti invoca, gridando dall’intimo del cuore,
affinché le tue labbra spirino uno spirito di fragranza nella mia bocca,
e le tue dita spargano l’olio dell’unzione sulle mie membra,
affinché si moltiplichino i frutti della palma, e i tuoi occhi giulivi siano pietosi nell’usarmi clemenza.

Se
O mia Signoria Maria, genitrice del gran Re,
che il Padre generò dal suo seno prima del mondo.
Beato chi bussa alla porta del tuo palazzo e che il mattino viene nei tuoi atri,
cercando da te il premio della bella lode.
Beato chi osserva la via del tuo precetto e sopporta gli ammonimenti del Figlio tuo,
riposa sotto la tua ombra e va nella tua casa nuziale.

Bro Tino

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La strage cancellata


"Mi sono sbagliato: è andata anche peggio", si corregge Angelo Del Boca a proposito del massacro di Debre Libanos (Etiopia). Ricerche recenti fanno triplicare il numero dei monaci vittime dell'ira del maresciallo Graziani: probabilmente 1.600. Accadde 60 anni fa. Ricorre in questo mese l'anniversario dell'attentato che provocò l'episodio più sanguinario di tutta la storia coloniale in Africa. Nigrizia vuol far memoria di "questi martiri giovinetti che la cristianità non ricorda".

Fu un eccidio, una strage premeditata e ingiustificata, il crimine peggiore commesso dal fascismo italiano in Africa. "Nessuno ha mai osato tanto; nessuna potenza coloniale, nella storia pur tragica del colonialismo, si è mai macchiata di una simile colpa": Angelo Del Boca, lo storico che, con grande puntiglio, ha svelato e fatto conoscere a tutti le vicende del colonialismo italiano, non nasconde certo la sua indignazione. I suoi libri (Gli italiani in Africa Orientale, pubblicati una prima volta da Laterza e poi ristampati negli Oscar Mondadori) avevano già denunciato il massacro del monastero di Debre Libanos, l'uccisione di tutti i monaci copti del più importante centro religioso dell'Etiopia, avvenuta nel maggio del 1937 ad opera del generale Pietro Maletti su ordine del viceré dell'Africa Orientale Italiana, Rodolfo Graziani; ma nemmeno Del Boca aveva osato pensare che quel crimine fosse stato molto più grave e spietato di quanto risultasse dai documenti pubblici.

Del Boca aveva già descritto l'assassinio di 449 monaci, preti e diaconi copti, ma non aveva immaginato, negli anni della sua prima ricerca, che le vittime potessero essere molte di più, tre volte di più. Forse sono stati addirittura 1.600 i religiosi uccisi dalle mitragliatrici del generale Maletti sulla scarpata che precipita verso il Nilo Azzurro. Oggi è la ricerca, cocciuta e meticolosa, di due storici, l'inglese Ian L. Campbell e l'etiopico Degife Kabré Sadik, a rivelare tutto l'orrore di quell'episodio.
Il nuovo studio sull'eccidio di Debre Libanos verrà pubblicato, quest'anno, sul numero 21 della rivista Studi Piacentini diretta da Angelo Del Boca, ma lo storico ha accettato di anticipare a Nigrizia gli elementi essenziali di nuove testimonianze e prove che gettano una luce ancora più sinistra sulle guerre del fascismo in Africa e sull'occupazione italiana dell'Etiopia.

L'attentato

Sono passati sessant'anni: in questo mese cade un triste anniversario che pochi ricorderanno. Era il febbraio del 1937, l'Italia, da meno di un anno, aveva debellato la resistenza etiopica e conquistato l'antico impero dei Negus. La guerra di aggressione dell'Italia all'unico stato indipendente dell'Africa subsahariana era finita. Vano e inutile era stato l'appello di Haile Selassie alla Società delle Nazioni: Mussolini, dal balcone di piazza Venezia, aveva annunciato, a maggio del 1936, la caduta di Addis Abeba e la nascita dell'Africa Orientale Italiana. Ma la resistenza etiopica non era certo stata vinta, Ras fedeli al Negus stavano organizzando una micidiale guerriglia, le campagne dell'altopiano erano terre insicure per i soldati italiani.
Il maresciallo Rodolfo Graziani aveva sostituito Pietro Badoglio sul trono di viceré di Addis Abeba. E Graziani aveva deciso, il 19 febbraio del 1937, di compiere un gesto rassicurante, una prova spettacolare della pax italiana. "Sì, il viceré doveva dimostrare la "generosità" degli italiani e rompere la cappa di insicurezza che regnava sulla capitale etiopica - dice Del Boca. Per questo decise di distribuire, nel giorno nel quale i copti celebrano la Purificazione della Vergine, la somma di cinquemila talleri ai poveri della città".
Graziani, in questo modo, voleva festeggiare anche la nascita di Umberto, principe ereditario della dinastia Savoia. La cerimonia si svolse sui gradini del Piccolo Ghebì, la vecchia residenza di Haile Selassie, oggi sede dell'Università di Addis Abeba. La resistenza etiopica decise di colpire proprio in quell'occasione. "Due giovani eritrei, ma probabilmente erano più di due, confusi nella folla dei mendicanti, lanciarono diverse bombe a mano contro Graziani. Le vittime dell'attentato furono sette, ma il viceré fu solo ferito, colpito alla schiena da centinaia di schegge", spiega Del Boca.

La rappresaglia

La vendetta italiana fu immediata: Mussolini, da Roma, ordinò un "radicale ripulisti". Il federale di Addis Abeba, Guido Cortese, scatenò una terribile "caccia ai neri", una rappresaglia feroce e senza pietà. Dice Del Boca: "Per tre giorni soldati italiani, bande armate di fascisti, ascari eritrei ebbero mano libera. Rastrellarono i quartieri più poveri di Addis Abeba: bruciarono i tucul con la benzina, usarono le bombe a mano contro chi cercava di sfuggire ai roghi". Venne data alle fiamme, davanti agli occhi di Cortese, anche la chiesa di San Giorgio.
Terribile il bilancio della vendetta italiana: seimila morti, secondo Del Boca; 30 mila, a leggere le fonti etiopiche. Ma il massacro fu senza fine: Graziani decise di eliminare tutta l'intellighenzia etiopica. I tribunali militari diventarono macchine di morte: tra febbraio e giugno, furono fucilati alti funzionari governativi, notabili del Negus, intellettuali, giovani etiopici che avevano studiato all'estero.
A marzo, Graziani ordinò lo sterminio degli indovini e dei cantastorie che stavano annunciando, nelle loro profezie, la fine dell'occupazione italiana. Il comandante dei carabinieri in Etiopia, Azolino Hazon, tenne una tragica contabilità: il 2 giugno del 1937 annotò nelle sue statistiche che, solo i carabinieri, avevano passato per le armi "2.509 indigeni".
"Non è finita. Graziani vuole catturare i due attentatori - rivela Del Boca. Le indagini militari italiane avvertono il viceré che i due eritrei si sarebbero addestrati al lancio delle bombe nella città sacra di Debre Libanos. Graziani non ha una sola esitazione: ordina al generale Maletti di occupare il monastero più importante dell'Etiopia".
Debre Libanos, città conventuale, tremila tucul e due grandi chiese in muratura, a un passo dai canyon del Nilo Azzurro, nel cuore della regione dello Shoa, è il centro del potere della religione copta: il convento fu fondato, nel XIII secolo, da Tekle Haymanot,
l'evangelizzatore cristiano degli altopiani. Per secoli il potente superiore dei monaci di Etiopia è sempre stato scelto fra i religiosi di Debre Libanos. " Graziani ordina a freddo un'autentica, spietata razzia - osserva Del Boca. Vuole far sparire la città sacra dei copti, vuole distruggere il Vaticano degli etiopici. Il generale Maletti è un esecutore zelante: nella sua marcia verso Debre Libanos brucia 115.422 tucul, 3 chiese, 1 convento, e uccide 2.523 etiopici". Una contabilità da macabro ragioniere.
Maletti occupò Debre Libanos il 19 maggio del '37 e, subito dopo, ricevette un messaggio da Graziani: "Abbiamo le prove della colpevolezza dei monaci". Il viceré ordinò: "Passi per le armi tutti i monaci indistintamente, compreso il vicepriore".

Lezione "opportuna e salutare"

Sono gli storici Campbell e Sadik, a questo punto, a scoprire i particolari di questa tremenda esecuzione: hanno raccolto testimonianze, ascoltato i racconti dei superstiti, hanno soggiornato a lungo nel convento. I monaci, i sacerdoti, i giovani diaconi di Debre Libanos furono condotti dagli uomini di Maletti in uno stretto vallone a venti chilometri dalla città. É la gola di Zega Weden, erosa dal torrente di Finka Wenz.
I monaci, secondo la ricostruzione dei due storici, vennero spinti sull'orlo del crepaccio, schierati su una fila con alle spalle i precipizi. Vennero uccisi a colpi di mitragliatrice: erano troppi per i fucili delle truppe italiane. Via via che cadevano, gli ascari dell'esercito italiano gettavano i corpi nel crepaccio. Campbell e Sadik sono riusciti a ritrovare un ragazzo che scampò all'eccidio: aveva 14 anni e si finse morto. Il vecchio di oggi non può dimenticare quanto accadde in quel tragico giorno di sessant'anni fa.
I due storici sono scesi fra le rocce del crepaccio di Zega Weden: hanno trovato ancora le ossa di quei monaci sventurati, hanno raccolto le prove di quel lontano massacro che l'Italia ha dimenticato. Graziani dopo il massacro, non ha un solo ripensamento, nemmeno un dubbio: l'eccidio dei preti e dei diaconi di Debre Libanos è, per il viceré italiano, un "romano esempio di pronto, inflessibile rigore. É stato sicuramente opportuno e salutare". E ancora: "Non è millanteria la mia quella di rivendicare la completa responsabilità della tremenda lezione data al clero intero dell'Etiopia con la chiusura del convento di Debre Libanos".
Angelo Del Boca, per anni, ha ritenuto che le vittime del massacro fossero "solo" 449, ma le nuove testimonianze rivelano che, sulle gole del Nilo, furono uccisi fra 1.200 e 1.600 monaci. Moltissimi erano giovani e ragazzi, catechisti e diaconi. Scrive amaro Del Boca: "Sono stati martiri giovinetti che la cristianità non ricorda e non piange perché africani e diversi".
L'eccidio di Debre Libanos fu il detonatore della rivolta etiopica: nell'estate del 1937 la ribellione contro l'occupazione italiana è generale. A novembre Graziani è sostituito con Amedeo d'Aosta. Ma la seconda guerra mondiale è alle porte, l'impero africano del fascismo italiano sta per crollare. I cantastorie ci avevano visto bene.

Testo di Andrea Semplici, tratto da http://isole.ecn.org/asicuba/articoli/eccidio.htm

Sis Tseghe Selassie

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Report: donazioni


Blessed Love cari faratelli e sorelle,
vi scrivo queste poche righe solo per informarvi che nel mese di aprile la nostra Federazione ha fatto 2 donazioni a 2 progetti diversi.
La prima è stata a favore del progetto "Mama Afreeka" al quale abbiamo versato 300 euro, frutto della vendita di artigianato del Kenia, inviatoci da sis. Maria fondatrice del progetto, artigianato che noi abbiamo promosso durante tutte le nostre attività pubbliche. Questi soldi verranno utilizzati per acquistare delle terre nella località di Lamu in Kenia.
La seconda donazione invece è il contributo di 200 euro versato alla raccolta fondi per la finalizzazione del videodocumentario sull'occupazione italiana in Etiopia "Se quel guerrier io fossi" diretto da Valerio Ciriaci.

Bro Markus

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Report: cena di raccolta fondi per Yawenta


OGNI ONORE, LODE E GRAZIA A QADAMAWI HAILE SELASSIE

RINGRAZIAMO IL SIGNORE DI AVERCI CONCESSO L’ONORE, LA FORZA E I MEZZI PER SVOLGERE AL MEGLIO QUEST’INIZIATIVA FINALIZZATA A SOSTENERE E PROMUOVERE LA NOSTRA TERRA.

CENA DI BENEFICENZA

Il modo migliore per aiutare chi ne ha bisogno?
Quale, se non promuovere le tradizioni culinarie e culturali e devolvere il ricavato proprio alla terra madre?
…e così ci è venuto in mente di unire tutte le energie che avevamo a disposizione per organizzare una cena sociale a scopo benefico, in particolar modo per favorire la crescita e impegnarci in prima persona nel sostegno dell’associazione YAWENTA CHILDREN.
In tal proposito abbiamo deciso di organizzare ogni fase al meglio, partendo dalle materie prime con cui sarebbe stata preparata l’ injera: teef e via dicendo, e terminando con quella informativa con locandine riguardanti l’associazione Yawenta con contatti e referenti e un’altra con la promozione della cena.
Tutto è partito da un incontro con i fratelli Francesco e Valentina, con i quali ci siamo posti l’obbiettivo di fare una raccolta fondi proprio tramite questa cena. Ovviamente quello che più contava era la buona riuscita di ogni singolo particolare al meglio in modo da promuovere non solo l’associazione ed i bambini ma anche l’Etiopia in tutta la sua importanza come terra e cultura.
Quindi , ci siamo rivolti a delle sorelle somale ed eritree che vivono a Galatina, che dietro un piccolo compenso hanno preparato gran parte dei piatti; siamo stati molto contenti di aiutarli anche perché fanno parte di un progetto per rifugiati politici.
Assicuratici di poter offrire la miglior qualità di cibo siamo passati alla fase successiva, il luogo più idoneo per poter svolgere la serata in modo sereno e familiare possibile.
Contenti di poter supportare un’iniziativa di tale importanza, abbiamo trovato nei ragazzi/e dell’ARCI Eutopia, di Galatina, grande disponibilità nel metterci a disposizione gratuitamente una sala di ben 25 posti e hanno donato una bevanda a persona compresa nel menù. Dopo ciò siamo passati alla promozione dell’evento con locandine e pubblicità tramite social network dell’ARCI.
A questo punto abbiamo iniziato a prendere le prenotazioni, ed in pochi giorni abbiamo raggiunto il numero di posti, tanto che non siamo riusciti ad accogliere tutte le prenotazioni pervenuteci , e con gioia abbiamo riscontrato interesse da parte di molti a sostenere il nostro progetto e a condividere con noi quest’iniziativa, nonché un grande apprezzamento per il cibo preparatogli. Durante la cena c’è stata una vibe serena e familiare e si sentiva un unità ed un amore nell’aria, non possiamo che essere grati al Signore per le immense gioie che ogni giorno ci concede.

Ringraziamo Sua Maestà per averci concesso di superare gli obbiettivi prepostici per la riuscita di quest’evento.

Sis Andrea

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Let food be your medicine...


FIBRE e SALUTE

img Come ben sappiamo la nostra alimentazione ha un potente effetto sulla nostra salute, noi siamo anche ciò che mangiamo e attraverso il cibo che ingeriamo (così come l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, le emozioni ed i pensieri di cui facciamo esperienza) possiamo definire e delineare la qualità e le caratteristiche delle nostre vite.

Da sempre I n I Rastafari elogiamo i vantaggi di una dieta vegetariana basata su un consumo di alimenti vitali con elementi nutrienti che possano agire all’interno del nostro corpo da operatori benefici e costruttori della nostra salute.

Proprio come noi stessi, infatti, che siamo operatori del bene in questo mondo, pronti a preservare e costruire pietra dopo pietra la salute ed il benessere del Creato, affidatoci come dimora in questa vita terrena. Così come il Creato è il tempio dell’Umanità, così il corpo è il tempio dello spirito dell’ uomo. Così come I n I ci prendiamo cura del tempio esteriore, così il nostro cibo deve prendersi cura del tempio interiore cioè il nostro organismo.

Abbiamo a lungo affrontato in questa rubrica i vantaggi di singoli alimenti analizzando tutte le loro caratteristiche nutritive e le loro proprietà, ma c’è un elemento comune nelle nostre diete Ital che ricorre costantemente senza distinzione di quale sia la pietanza preparata. Sto parlando delle Fibre.

Le Fibre alimentari sono date da residui di cellule vegetali commestibili resistenti agli enzimi digestivi umani, o meglio un insieme di composti di origine vegetale, tutte resistenti all’idrolisi ( processo di scissione molecolare per mezzo dell’acqua) degli enzimi digestivi e dall’assorbimento. Anche se non digerite le fibre possono comunque essere fermentate dalla flora batterica intestinale.

Le fibre sono contenute in verdure, legumi, ortaggi di ogni tipo, cereali, frutta fresca e secca, ma anche pane e pasta integrale.. praticamente in ogni elemento di una dieta Ital.

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Capiamone meglio la classificazione dividendole in due grandi gruppi: Fibre Solubili e Fibre Insolubili.

FIBRE SOLUBILI:
sono fermentabili, sono fortemente idratanti, hanno proprietà chelanti cioè aumentano la viscosità, formano un composto gelatinoso all’interno dell’intestino che ne protegge la pareti e ne può ritardare lo svuotamento. Allo stesso tempo proteggendo le parti intestinali ostacolano l’assorbimento di elementi forti come lipidi e glucidi, riducendo la possibilità di colesterolo e malattie cardio-vascolari.
Molto importante è che le fibre solubili hanno capacità prebiotiche, cioè stimolano la crescita e l’attività metabolica di una serie di microbi essenziali per il buon funzionamento intestinale (caratteristica da non sottovalutare in una società che cerca di venderci a tutti i costi prodotti PRObiotici che mirano a reintegrare microrganismi che invece il corpo può produrre da solo e naturalmente con una dieta PREbiotica).
Riducono l’assorbimento di sali biliari e producono acidi grassi a corta catena favorendo un equilibrio che può garantire benessere al nostro intestino.
Queste fibre non vengono escrete e sono principalmente presenti nei seguenti alimenti: crusca di avena, riso integrale, orzo, legumi, frutta secca, patate, mela, albicocca.

FIBRE INSOLUBILI:
non sono fermentabili, assorbono grande quantità d’acqua e aumentano il volume fecale stimolando la velocità di transito intestinale con il rischio però di diminuire l’assorbimento di nutrienti ma con il grande vantaggio di ridurre la concentrazione di sostanze citotossiche e citolesive e il loro contatto con la mucosa intestinale... si può dire quindi che ripuliscono l’intestino. Trattengono gas e vengono quasi totalmente escrete.
Sono presenti maggiormente nei seguenti alimenti:
maggior parte dei cereali integrali, pane integrale, crusca di grano, orzo intero, verdure, ceci, fagioli, piselli, fave, radicchio rosso, pera, cipolla, melanzane, carote, farine.

Da questa suddivisione possiamo osservare già le forti capacità benefiche di questi elementi che pur non essendo dei nutrienti, contribuiscono comunque come componenti fondamentali alla dieta umana. Andando nello specifico osserviamo come una giusta dose di fibre nella dieta aumenta il senso di sazietà e migliora la funzionalità intestinale evitando stipsi e diverticolosi, è il caso di quelle insolubili che passano nell’intestino senza dissolversi rimuovendo eventuali accumuli di sostanze non gradite e salvaguardando il colon ed il retto da malattie anche molto gravi (come dicevamo grazie alla diluizione delle sostanze nocive e alla riduzione del loro contatto con la mucosa intestinale). Ma anche quelle solubili che creano un gel che rimuove tossine e grassi dal sangue.

Molto importante infatti è l’effetto delle fibre sul sangue ed il suo equilibrio.

Soprattutto le fibre solubili hanno la notevole capacità di ridurre il colesterolo grazie alla capacità di diminuire la quantità di bile riassorbita dall’intestino..spiegandoci meglio funziona così: quando le fibre interferiscono con l’assorbimento di bile da parte dell’intestino, la bile viene escreta dal corpo, così il fegato deve produrre più sali biliari per compensarne la perdita, ma il fegato usa il colesterolo per produrre questi sali.. quindi possiamo dire che aumentando la produzione di sali biliari il fegato necessità di sempre più colesterolo che viene sottratto al sangue assicurando a quest’ultimo una ‘pulizia’e attribuendo alle fibre il ruolo di ‘pulitrici’ del sangue oltre che dell’intestino. Non solo, sappiamo che in questo modo, le fibre ripuliscono il sangue anche da eventuali residui tossici a cui purtroppo l’inquinamento ci può esporre oggigiorno.

Vediamo quindi quanto importanti possano essere queste sostanze, facendoci riflettere sul fatto che anche ciò che non viene digerito ed assimilato, ha in realtà una funzione specifica in questa perfetta Creazione.

Siamo dinanzi ad un altro grande potere del mondo vegetale, oltre a nutrire questa Creazione la ripulisce anche.
Pensiamo infatti al potere filtrante delle piante e alla fotosintesi che ci offrono giornalmente un’ aria pulita e rinnovata, alle colture in grado di ripulire terreni contaminati da rifiuti tossici, canapa in cima alla lista, pensiamo anche alle fibre vegetali che vengono rigettate e mischiate nel terreno per conferirgli nuovi strati e più aria per le nuove semine. Anche noi siamo parte di questo grande ciclo, come le fibre filtrano il sangue e sono capaci di utilizzare anche le sue sostanze nocive ad un fine benefico, proprio così siamo I n I intenti spiritualmente a ripulire le nostre vite e questo mondo dalla corruzione e dagli eccessi ricercando un pulito e scorrevole equilibrio vitale che è poi il sangue pulsante del Creato e la linfa dell’Umanità.

Buon mese di maggio a tutti

Bro Julio


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