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Federazione Assemblee Rastafari in Italia

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Newsletter Luglio 2014

16 luglio: Constitution Day
23 luglio: anniversario della nascita di Sua Maestà Imperiale
Haile Selassie I


Buon inizio settimana, saluti e benedizioni regali a voi tutti fratelli e sorelle amati, nel Nome del Santo dei santi, Luce del Mondo, Meraviglia del mondo e Principe di Pace, Nostro Imperatore e Signore Qadamawi Haile Selassie.
Ben ritrovati, ancora una volta, sempre, sulle nostre affezionate pagine, e buon inizio di luglio, mese in cui, come ben sappiamo, ci accingiamo a celebrare il 122° Anniversario della Nascita del Re dei re.

A tal ragione, prima di iniziare con la presentazione dei contributi che allieteranno i nostri occhi e i nostri cuori e arricchiranno le nostre menti e le nostre anime, lasciateci ricordare che anche quest’anno, secondo la volontà del Signore, la Federazione si appresta ad onorare questo evento: come prontamente comunicato a tutti dalla Segreteria, nei giorni 22\23\24 Luglio, nel Comune di Lamon, nella frazione di Arina, noi fratelli e sorelle di F.A.R.I. ci riuniremo per inneggiare al Nome dell’Altissimo, profondendo i nostri sforzi nella speranza e nella preghiera che siano ben accetti al Suo sguardo, portando avanti le attività federative e assembleari previste per la fine dell’anno amministrativo e l’inizio del successivo. Invitiamo quindi tutti coloro che non lo avessero ancora fatto a contattare la Segreteria per organizzare al meglio gli spostamenti e l’arrivo e facilitare l’organizzazione e l’accoglienza ai fratelli che si stanno operando per la buona riuscita dell’evento.

Dopo questa breve parentesi, passiamo ora alla presentazione degli articoli che riempiranno la nostra newsletter di questo mese: ancora una volta, con gioia e gratitudine, ci troviamo a presentarvi un’opera colma di contenuti e di significato.
Per questo motivo, consapevoli della densità delle seguenti pagine e contributi, non vogliamo annoiarvi o trattenervi troppo su questo editoriale.
Lasciateci però esprimere la nostra felicità, e un ringraziamento di cuore, primariamente all’Onnipotente, che sempre ci permette, di mese in mese, di compiere un lavoro che speriamo possa essere degno e possa incontrare i “gusti” e le necessità di tutti voi Idren che ci leggete, e immediatamente dopo a tutti i collaboratori, consueti e\o occasionali, che con dedizione e impegno fanno sì che quest’opera possa vedere la luce ogni mese.
Questo mese la nostra umile ma sincera e breve meditazione si rivolge proprio all’operatività e alla partecipazione, di cui dobbiamo essere sì testimoni ma anche e soprattutto attori protagonisti: viviamo nei tempi della Rivelazione, e non possiamo più permetterci di attendere la venuta del Salvatore, che è già qui, con noi e per noi. Non dobbiamo più interpretare i sogni, come fece Giuseppe nel suo esilio egiziano per salvarsi dalla cattività, dalla quale siamo già stati salvati, dalla cattività fisica ma anche mentale, non dobbiamo più interpretare o proferire profezie, come i nostri padri Isaia o Geremia, ma dobbiamo aderire ad una realtà regale, e farci portatori, seppur nella nostra piccolezza e semplicità, di una regalità reale. Non dobbiamo più avere paura di metterci in gioco, come si suol dire, perché è la nostra presenza e la nostra partecipazione, appunto, a formare e rendere vera e viva la Realtà di cui portiamo il nome, nella preghiera di poter essere sempre degni del Suo sigillo. A tutti è stato e sarà perdonato, se tutti opereremo con un unico scopo, perché il Regno ormai è stato stabilito. Abbiamo l’onore e la grazia, ma anche e soprattutto l’onere e la responsabilità di completare e realizzare il Libro, come cantava l’On. R.N. Marley, di inserirci ed essere parte attiva della linea del progresso.
La nostra preghiera e la nostra speranza dunque è che questo mese, di cui le prossime celebrazioni saranno l’acme, sia un mese di riflessione per ognuno di noi sul modo in cui contribuire fattivamente alla crescita e al progresso della nostra famiglia, della nostra comunità, del nostro Paese e della nostra Nazione.

E’ in tal senso che ci è piaciuto aprire queste pagine con un contributo molto interessante e certamente istruttivo, per sottolineare la concretezza di cui ci dobbiamo fare portatori, e il valore di cui sono impregnati i legami comuni che si sceglie di abbracciare: il nostro fratello e presidente di F.A.R.I., Ras Ghebre Selassie, che ringraziamo per questo “delicato” lavoro e salutiamo, inaugura la rubrica nella quale avremo modo di leggere e comprendere la struttura riformata e i fondamenti sui quali Sua Maestà decise, insieme al Parlamento Etiopico, di governare e regolare la nazione etiopica.
Ecco dunque in traduzione la prima parte della Costituzione Etiopica Riveduta del 1955, con i suoi primi 13 articoli.

Proseguendo, ma rimanendo sempre all’interno delle novità che questa newsletter ci propone, troviamo il secondo contributo pervenutoci dal fratello Ghebre Selassie. Ricordandoci che, come è cosa buona e utile costruire la propria casa su solida roccia, così è bene costruire la propria identità e la propria fede su solide fondamenta, il fratello ci sottopone un approfondimento di patristica: ecco dunque il primo estratto dal “ Commento al Vangelo di San Giovanni ” del Padre della Chiesa Yohannes Afework, grazie al quale avremo modo di approfondire e ampliare la nostra conoscenza e comprensione delle Sacre Scritture e potremo capire meglio come approcciarci con animo ben disposto e con spirito appassionato e interessato alla Parola di Vita, che è Via e Verità.

Compiendo un balzo ideale, dall’ultimo libro delle Scritture a quello che potremmo definire il "terzo" Testamento, apriamo la sezione della nostra nella quale sono riportati i Discorsi e i Pronunciamenti dell’Imperatore: in ordine temporale, sottoponiamo all’attenzione e allo studio di tutto InI quattro discorsi che il Sovrano d’Etiopia rivolse al Suo popolo in quattro diverse occasioni, sempre nel mese di luglio.
Partiamo dal discorso, estratto dai Selected Speeches e giuntoci nella traduzione della sis Tseghe Selassie, pronunciato dinanzi al Parlamento Etiopico sull’aggressione dell’Italia fascista ai danni dell’Etiopia l’11 luglio 1934 : siamo certi che questo contributo smuoverà gli animi di tutti, fornendo un’ispirazione e un ulteriore motivo di partecipazione attiva e consapevole, oltre ad essere un’ottima fonte di approfondimento storico sui rapporti italo etiopici e sugli eventi che caratterizzarono il periodo della Seconda Guerra Mondiale.
I due discorsi che seguono ora e che andiamo a introdurre, estratti questa volta dalla prima raccolta di Discorsi dell’Imperatore che il governo etiopico ha raccolto - “Speeches delivered on various occasions” – sono entrambi del luglio 1958, pronunciati in due occasioni diverse eppur vicine nel tempo: il primo, in traduzione, è il pronunciamento che il Leone di Judah fece in occasione della Terza Giornata dell’Albero, in Etiopia.
Ci è sembrato interessante sia perché comunica l’importanza di custodire e coltivare la natura e il creato, a compimento del comandamento che Dio Padre diede ai nostri progenitori, nel Libro della Genesi, sia perché, nella nostra semplice riflessione, invita ognuno di noi non solo a piantare alberi per il progresso e il benessere nostro e delle generazioni a venire, ma anche a radicarci fortemente, sull’esempio degli alberi, così da poter portare frutto e beneficio a tempo debito.
L’altro articolo, sempre estratto dalla suddetta raccolta, è la traduzione delle parole che il Signore dei signori espresse in occasione dell’inaugurazione della Scuola di Belle Arti : Sua Maestà riafferma l’antichità della storia etiopica anche nelle arti, conduce, con la Sua consueta discrezione e grazia, l’Etiopia nella modernità anche in questo campo, e, quasi a completamento di ciò che affermavamo poco su, invita a produrre opere che non siano solo utili in termini meramente materialistici e utilitaristici, ma che siano anche buone e belle, ad immagine di quanto fatto dalla mano del Creatore.
L’ultimo discorso che proponiamo in questa sezione, ancora una volta giuntoci nella traduzione della sorella Tseghe, ancora una volta estratto dai Selected Speeches, è quello pronunciato il 23 luglio 1961 da Sua Maestà in occasione della pubblicazione della revisione della Bibbia in Amarico ; al di là del valore intrinseco delle parole del Re, ci sembra che questo sia, storicamente, il compimento del Suo “glorificarsi nella Bibbia”, come affermato in un’intervista che molti ricorderanno essere stata pubblicata e tradotta su un numero della rivista “Leone di Judah” che la comunità produceva qualche anno fa.

Prima di voltare pagina e di passare alle consuete rubriche dei nostri fratelli Ras Julio e Ras Gabriel, il terzo ed ultimo contributo del nostro Presidente: come siamo soliti fare da ormai nove appuntamenti, quello che consideriamo un “diario di viaggio” grazie al quale poter seguire l’Imperatore, passo dopo passo, giorno dopo giorno, nell’espletamento dei Suoi obblighi ed impegni istituzionali: l’ AllManAct .
In questo numero il contributo relativo al mese di luglio del 1965, o 1957 secondo il calendario etiopico, 73mo anno dalla nascita della Potenza della Trinità.

Come annunciato, cambiamo ora spazio ed argomento e ci trasferiamo virtualmente nei due corner classici nei quali ci danno appuntamento i nostri fratelli:
nel primo, incontriamo Ras Gabriel che anche questo mese, in linea con la novità della rubrica sulla patristica presentata in precedenza, ci ha fatto pervenire uno studio e un approfondimento grafico sulla serie di 5 francobolli che il Governo Imperiale fece stampare, in onore di 5 “ Guide Spirituali ” della storia etiopica;
nel secondo corner ci attende invece Ras Julio che, come di consueto, ricordandoci che noi siamo ciò che mangiamo e che quindi è bene essere attenti e far sì che la nostra alimentazione sia la base da cui partire per curare e custodire il nostro corpo, ci ha inviato una meditazione molto interessante, e dei consigli su come poter affrontare la stagione estiva con equilibrio, in tavola, nel corpo e di conseguenza in spirito e mente… Let food be InI medicine, and medicine be InI food.

Eccoci dunque, finalmente, giunti al termine di questa presentazione; il nostro desiderio è quello di non avervi tediato, ma di aver fornito dei semplici ma utili spunti di riflessione, condivisione e meditazione.
Le nostre parole non basteranno mai ad esprimere la gratitudine e la gioia che proviamo nel sentirci parte di un Uno, quindi non ci dilunghiamo ulteriormente, lasciando ai nostri cuori questo piacere. Vogliamo ringraziare ancora il Signore che tutto fa iniziare e concludere, e i fratelli e le sorelle che, collaborando e prendendo parte a questo lavoro, ne permettono la buona riuscita, e senza i quali quest’opera non potrebbe vedere la luce né sarebbe tanto bella ed interessante.

Ricordando ancora una volta l’indirizzo publicrelations@ras-tafari.com al quale è possibile inviare feedbacks, commenti, proposte di collaborazione o semplicemente richieste di informazioni, vi invitiamo a richiedere, per chi non lo avesse ricevuto, il numero di luglio 2013 e i numeri delle newsletter passate prodotte sino ad ora.
In attesa di rivederci tutti nelle venture celebrazioni per l’Avvento del Bambino Divino, vi abbracciamo caramente, augurandovi un mese prospero e gioioso, con la preghiera che il Signore Altissimo, Uno e Trino, faccia splendere il Suo Volto su di noi, e nei nostri cuori infonda fiducia, speranza e carità, tanto da permetterci di essere degne membra di Un Solo Corpo di cui Egli è Capo!
Buona lettura!

Sebhat-le Ab – Sebhat-le Wold – Sebhat-le Manfas Qeddus.
Sebhat-le Negus Amlak Qadamawi Haile Selassie.
Ahadu Amlak. Amin

Viktor Tebebe

SALMO

JAH è conosciuto in Giuda,
in Israele è grande il Suo Nome.
È in Gerusalemme la Sua dimora, la Sua abitazione, in Sion.
Qui spezzò le saette dell'arco, lo scudo, la spada, la guerra.
Splendido Tu sei, Potente, sui monti della preda;
furono spogliati i valorosi, furono colti dal sonno,
nessun prode ritrovava la sua mano.
Dio di Giacobbe, alla Tua minaccia, si arrestarono carri e cavalli.
Tu sei terribile; chi ti resiste quando si scatena la tua ira?
Dal cielo fai udire la sentenza: sbigottita la terra tace
quando Amlak si alza per giudicare,
per salvare tutti gli umili della terra.
L'uomo colpito dal tuo furore ti dà gloria,
gli scampati dall'ira ti fanno festa.
Fate voti a Egziabher vostro Amlak e adempiteli,
quanti lo circondano portino doni a Tafari,
a Lui che toglie il respiro ai potenti;
è Terribile per i re della terra.
Selah.




Sommario:

Costituzione Riveduta d’Etiopia Come promulgata da Sua Maestà Imperiale Haile Sellassie I

Commento al Vangelo di San Giovanni

Discorso al Parlamento Etiope sull’aggressione Italiana

Discorso di S.M.I. Haile Selassie I in occasione della terza giornata dell'albero

Discorso di S.M.I. Haile Selassie I in occasione dell'inaugurazione della Scuola delle Belle Arti

La Bibbia revisionata in Amarico

ALL MAN ACTS

Francobolli Imperiali: Guide spirituali

Let food be your medicine...


Costituzione Riveduta d’Etiopia
Come promulgata da
Sua Maestà Imperiale Haile Sellassie I


Il 24 di Tekemt Millenovecento e Quarant’Otto (4 di novembre 1955) in occasione del Venticinquesimo Anniversario della Sua Incoronazione

Negarit Gazeta 15.mo anno - No. 2 Addis Abeba, 4 novembre 1955

Proclama di Promulgazione della Costituzione Riveduta dell’Impero d’Etiopia

Il Leone Conquistatore della Tribù di Judah HAILE SELLASSIE I Eletto di Dio, Imperatore d’Etiopia

POICHE’, venti-quattro anni fa, all’inizio del Nostro Regno, abbiamo concesso ai nostro fedeli sudditi e proclamato una Costituzione per l’Impero d’Etiopia; e

POICHE’ DIO ONNIPOTENTE, LA SORGENTE DI TUTTI I BENI ci ha dato forza e ci ha ispirato a condurre il Nostro amato Popolo, durante il Nostro Regno, attraverso le più grandi prove ed avversità in un’era di grandi progressi in tutti i campi; e

POICHE’, desideroso di consolidare il progresso acquisito e la posa di solide basi per la felicità e la prosperità delle presenti e delle future generazioni del Nostro Popolo, abbiamo predisposto una Costituzione Riveduta per il Nostro Impero, dopo molti anni di studi di ricerca e riflessioni; e

POICHE’, il Nostro Parlamento, dopo appropriato esame e deliberazione Ci ha sottoposto la sua approvazione della Riveduta Costituzione;

ORA, DUNQUE, NOI, HAILE SELLASSIE I, IMPERATORE D’ETIOPIA, in occasione del venticinquesimo anniversario della Nostra Incoronazione, con il presente (ntd. proclama), proclamiamo e poniamo in vigore, con effetti a partire da oggi, la Costituzione Riveduta dell’Impero d’Etiopia, per il beneficio, il benessere e il progresso del Nostro amato Popolo.

STABILITO nella Nostra Capitale Imperiale, in questo 4°giorno di Novembre, 1955, e nel venticinquesimo anniversario della Nostra Incoronazione.

HAILE SELLASSIE I
Imperatore

TSAHAFE TEZAZ TAFARRA WORQ
Ministro della Penna

* * *
CAPITOLO 1.

L’Impero Etiopico e la Successione al Trono


ARTICOLO 1.
L’Impero d’Etiopia comprende tutti i territori, incluse le isole e le acque territoriali, sotto la sovranità della Corona Etiopica. La sua sovranità e il territorio sono indivisibili: I suoi territori e i diritti di sovranità al suo interno sono inalienabili.

Tutti i sudditi Etiopici, sia all’interno che fuori dell’Impero, costituiscono il Popolo Etiopico.

ARTICOLO 2.
La dignità Imperiale rimarrà perpetuamente legata alla linea (ndt. dinastica) di Haile Sellassie I, discendente di Re Sahle Sellassie, la cui stirpe discende senza interruzione dalla dinastia di Menelik I, figlio della Regina d’Etiopia, la Regina di Saba, e Re Salomone di Gerusalemme.

ARTICOLO 3.
La successione al Trono e alla Corona dell’Impero dei discendenti dell’Imperatore e l’esercizio del potere di Reggenza verranno stabilite come qui di seguito previsto.

ARTICOLO 4.
Per virtù del Suo Sangue Imperiale, così come per l’unzione che Egli ha ricevuto, la persona dell’Imperatore è sacra, la Sua dignità è inviolabile ed il Suo potere indiscutibile. Di conseguenza, Egli ha diritto a tutti gli onori a Lui dovuti in accordo con la tradizione e con la presente Costituzione. Ognuno che sia così sfrontato da cercare di offendere l’Imperatore, sarà punito.

ARTICOLO 5.
L’ordine di successione sarà in linea diretta, e solo i maschi, nati dal vincolo matrimoniale legittimo, potranno succedervi; coloro che sono più prossimi alla stirpe (ndt. dinastica) avranno la precedenza su quelli più lontani ed i più anziani nella linea (dinastica) precederanno i più giovani.
In conformità con le clausole di questo Articolo e dei seguenti Articoli 6 – 16, una legge speciale determinerà l’ordine ed i requisiti per la successione.

ARTICOLO 6.
Tra coloro che sono titolati alla successione sarà considerato anche il nascituro che immediatamente prenderà il proprio posto nella linea di successione al momento in cui verrà al mondo.

ARTICOLO 7.
Nell’eventualità che, al tempo della Sua successione al Trono e alla Corona, l’Imperatore abbia raggiunto l’età di diciotto anni, egli nel giorno da lui deciso, ma in ogni caso non più tardi di un anno dalla sua successione alla Corona, sarà unto ed incoronato come Imperatore, le clausole ed i dettagli dell’Incoronazione saranno determinate nel Cerimoniale dell’Incoronazione della Chiesa Ortodossa Etiopica del 2 di novembre, 1930.

ARTICOLO 8.
La Reggenza sarà posta in atto nel caso in cui l’Imperatore sia inabile ad esercitare l’Ufficio Imperiale, sia in ragione di minore età che in assenza dall’Impero, o per motivi di grave malattia come determinato dal Consiglio della Corona. In tali casi la Reggenza eserciterà, nel nome dell’Imperatore, tutti i poteri e le prerogative della Corona, eccetto che per il potere di concedere il titolo di Principe, ed avrà i poteri di custodia solo riguardo alle proprietà della Corona e dell’Imperatore. La Reggenza terminerà automaticamente al momento della cessazione per quanto riguarda l'Imperatore, delle condizioni che hanno dato origine alla Reggenza, in accordo con le clausole del presente articolo. La Reggenza sarà esercitata, rispettivamente, nelle situazioni previste negli articoli 9 e 11 dalla persona o dal Consiglio, come previsto negli articoli 10 e 11.

ARTICOLO 9.
Nel caso in cui l’Imperatore o nel caso in cui il Principe della Corona o del Presunto Erede, nella situazione prevista all’Articolo 11, non abbiano raggiunto l’età di diciotto anni, la Reggenza sarà esercitata dal Consiglio della Reggenza, come previsto dall’Articolo 11.

ARTICOLO 10.
Il Consiglio della Reggenza comprenderà l’Imperatrice Madre, i due discendenti della linea (dinastica) di Sahle Sellassie più prossimi all’Imperatore, come stabilito dal Consiglio della Corona, che abbiano raggiunto i diciotto anni e siano sani di mente, l’Arcivescovo, il Primo Ministro, il Presidente del Senato e il Presidente della Camera dei Deputati. Il Presidente del Consiglio della Reggenza sarà l’Imperatrice Madre, o, in sua assenza, il Primo Ministro. Nessuna decisione del Consiglio della Reggenza potrà essere presa se non con voto di maggioranza di almeno i due terzi dei suoi membri.

ARTICOLO 11.
La Reggenza sarà esercitata dal Principe della Corona o dal Presunto Erede, a seconda dei casi, che sia per un una malattia grave, o per l’assenza dell’Imperatore dall’Impero. Tuttavia, nel caso che il Principe della Corona o il Presunto Erede, a seconda dei casi, sia Egli stesso soggetto a seria malattia, o sia assente dall’Impero, o non abbia conseguito i diciotto anni di età, la Reggenza sarà esercitata dal Consiglio della Reggenza che automaticamente cederà le sue funzioni al Principe della Corona o al Presunto Erede, nel caso vi sia la cessazione di qualsiasi impossibilità del Principe della Corona o del Presunto erede.

Lo stato di grave malattia del Principe della Corona o del Presunto Erede, a seconda dei casi, sarà stabilito dal Consiglio della Corona.

ARTICOLO 12.
Alla nascita del Principe della Corona, l’Imperatore nominerà i membri del Consiglio di Tutela che si riunirà ed assumerà la sua responsabilità solo nel caso di una Reggenza. La madre del Principe della Corona sarà ex-officio un membro del suddetto Consiglio. Il Consiglio di Tutela riceverà, in amministrazione fiduciaria per il Principe della Corona, un terzo delle entrate annuali ed i redditi ricevuti dal predecessore del Principe della Corona che è divenuto Imperatore, in conformità con le disposizioni dell’Articolo 19 (c).

ARTICOLO 13.
(a) Nel caso in cui l’Imperatore non abbia avuto in qualsiasi momento nessun discendente maschio o non abbia nessun discendente maschio che possieda i requisiti per la successione al Trono, dopo aver preventivamente consultato il Consiglio della Corona, Egli designerà pubblicamente il Presunto Erede fra i suoi più prossimi parenti maschi, un discendente diretto di Sahle Sellassie, che possieda i requisiti per la successione al Trono.
(b) Le deliberazioni così come le qualifiche per la successione saranno determinate dall’Imperatore, dopo aver consultato in precedenza il Consiglio della Corona.
(c) Nell’eventualità che un discendente maschio sia nell’incapacità di soddisfare i requisiti per la successione, appropriate decisioni saranno poste in atto per escludere quel discendente in favore del prossimo discendente maschio.
La designazione di un Erede Presunto non sarà più operativa in seguito alla successiva nascita di un discendente maschio.
(d) Nel caso di minore età dell’Imperatore, la designazione del Presunto Erede sarà, in accordo con le disposizioni del presente Articolo, effettuata dal Consiglio della Reggenza. Tuttavia, al tempo della Sua Incoronazione e in qualsiasi momento successivo, l’Imperatore sarà libero di designare, in accordo con le disposizioni del presente Articolo, un altro Presunto Erede al posto dell’Erede designato dal Consiglio della Reggenza, o in precedenza, da Se stesso.

Vostro Ghebre Sellassie
(segue nei prossimi numeri della newsletter)

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Commento al Vangelo di San Giovanni


di Yohannes Afeworq

Discorso primo

1. - Gli appassionati di gare atletiche, quando sanno che si esibisce un atleta valoroso e già vincitore di molte corone, accorrono in massa, per godersi lo spettacolo offerto dai suoi combattimenti, dalla sua destrezza e dalla sua forza; vedrete allora lo stadio affollato da miriadi di spettatori, attenti, con gli occhi del corpo e della mente, a non lasciarsi sfuggire alcun particolare di quanto accade nell’agone.

Così gli appassionati di musica gremiscono il teatro, quando fa la sua comparsa una celebrità musicale. Trascurando tutti i loro affari, anche i più importanti e urgenti, fanno ressa per entrarvi e, dopo aver preso posto nelle gradinate, vanno in estasi nell’udire il canto e l’accompagnamento strumentale e commentano da intenditori i pregi dell’esecuzione.

Ho citato solo le passioni più popolari. Ma anche gli interlocutori di retorica si comportano nello stesso modo nei confronti dei sofisti. Anche questi, infatti, tengono le loro conferenze nei teatri e hanno il loro pubblico che li applaude e strepita e ne commenta poi, con acume e senso critico, i discorsi.

Ora, se tanta passione pervade coloro che assistono alle esibizioni di atleti, di flautisti e di oratori, a volte come spettatori, a volte come spettatori e uditori insieme, quanto maggiore dovrebbe essere il vostro interessamento in un’occasione come questa, in cui siete invitati non ad assistere alle prodezze e ai virtuosismi di atleti, di musicisti o di sofisti, ma ad ascoltare un uomo che vi parla dal cielo, con voce più sonora del tuono?

La sua parola, in verità, si è propagata in tutto il mondo; e lo ha riempito, non con rumore assordante, ma in virtù della grazia divina che le infondeva una forza soprannaturale ed irresistibile. È cosa mirabile che quell’altissima voce non sia aspra e sgradevole, ma, al contrario, abbia in sé un’armonia squisita che la rende affascinante e preferibile a qualsiasi musica. Essa è insieme santa e tremenda, ricolma di così grandi misteri, apportatrice di tanti beni, che coloro i quali l’accolgono e la conservano devotamente nel cuore, non sono più dei semplici uomini, non restano più attaccati alla terra, ma, elevandosi sopra tutte le cose terrene e divenendo compartecipi della vita degli angeli, abitano sulla terra come se fossero in cielo.

Infatti quel “figlio del tuono”1, il prediletto di Krestos, la colonna di tutte le chiese esistenti nel mondo, colui che possiede le chiavi del paradiso, colui che bevve dal calice del Krestos e che fu battezzato col suo battesimo, colui che pose il capo, confidenzialmente, sul petto del Signore, è venuto ora fra noi. Non si presenta per recitare un dramma, col volto coperto dalla maschera tragica (parlerà infatti di ben diversi argomenti); non sale sul palcoscenico, non percorre con passo di danza la platea, non ha indossato una veste trapunta d’oro.

Si presenta però a noi con un abbigliamento d’incomparabile bellezza. Appare infatti rivestito di Krestos2, con i piedi gagliardi calzati dei sandali del banditore del vangelo della pace3; con la cintura stretta , non sul petto, ma attorno ai fianchi, non di pelle tinta di porpora, con bordo d’oro, ma artisticamente lavorata dalla stessa verità.

Così egli si presenta a noi, senza maschera; in lui, infatti, non vi è alcuna simulazione, finzione o artificio; egli si accinge solo ad annunziare la verità a capo scoperto.

E nemmeno cercherà di convincere i suoi ascoltatori, a credere ed a far molte cose buone, coi gesti, con gli sguardi, con tono di voce suadente, essendo poi ben diverso il suo comportamento nella realtà. Per annunziare la verità, non gli occorre alcuno strumento, né cetra, né arpa, né alcunché di tal genere. Gli basta la lingua per effondere una voce più soave e più salutare per le anime di qualsiasi cetra e di qualsiasi musica. Il suo palcoscenico è il cielo infinito; il suo teatro, il mondo; i suoi spettatori e ascoltatori sono tutti gli angeli e, quaggiù tra gli uomini, tutti quelli che sono come angeli o almeno desiderano diventarlo. Soltanto costoro, infatti, possono udire distintamente questa armonia e, da buoni ascoltatori, compiere, in accordo con essa, opere che ne rechino l’impronta visibilmente. Tutti gli altri, invece, come fanciulli, la odono ma non intendono quanto ascoltano, perché sono dediti a ghiottonerie e a giochi puerili; e così pure quelli che sono dediti all’allegria, ai piaceri, alla bramosia delle ricchezze, all’ambizione del potere e vivono per il loro ventre, odono talvolta quella voce, ma non riescono a mostrare nelle loro opere alcun vestigio di grandezza e di elevatezza d’animo, perché ormai si trovano invischiati nelle cose materiali e nel fango.

Accanto a questo apostolo stanno le virtù celesti, le quali ammirano la bellezza della sua anima, la sua saggezza e la sua straordinaria virtù, grazie alla quale egli ha potuto tirare a sé lo stesso Krestos, ricevendone la grazia spirituale. Egli infatti, accordando la sua anima come una cetra adorna di gemme e dalle corde d’oro, è riuscito ad esprimere, grazie all’assistenza dello Spirito Santo, un cantico grande ed eccelso.

2. - Orbene, ascoltiamolo, non come il canto di un povero pescatore, né del figlio di Zebedeo, ma come la voce di chi conosce Dio nella sua stessa intima essenza, intendo parlare dello Spirito Santo che fa vibrare questa cetra.

Non ci dirà infatti alcunché di umano, ma attingerà tutto quello di cui parlerà dagli abissi spirituali, da quegli arcani che neppure gli angeli conoscevano, prima che venissero rivelati. Anch’essi infatti hanno appreso insieme a noi, dalla voce di Giovanni e per il tramite di noi uomini, ciò che abbiamo conosciuto di tali misteri. Questo appunto è il significato anche delle parole pronunciate da un altro apostolo: “Affinché sia data ora a conoscere ai Principati ed alle Potestà, per mezzo della Chiesa, la multiforme sapienza di Dio”4.

Orbene, se i Principati, le Potestà, i Cherubini e i Serafini hanno appreso tutto ciò dalla Chiesa, è evidente che essi l’hanno ascoltata con vivissimo desiderio di apprendere. Non è quindi di poco conto l’onore che ci viene fatto, in quanto ora gli angeli ascoltano, insieme a noi, cose che prima ignoravano; non solo, ma perché essi apprendono tali cose per il nostro tramite, nella maniera che spiegherò più avanti.

Stiamocene dunque modestamente in silenzio, non solo oggi, né solo nel giorno in cui lo ascolteremo, ma per tutta la vita, poiché è sempre vantaggioso per noi ascoltarlo. Se desideriamo essere informati su quanto accade nella reggia, - sapere cioè che cosa faccia l’Imperatore, quali provvedimenti intenda prendere nei confronti dei suoi sudditi, sebbene queste cose spesso non ci riguardino affatto, - molto più dobbiamo desiderare di udire ciò che Dio ha detto, tanto più che questo ci riguarda direttamente. Da parte sua, quest’uomo, non mancherà certo di narrarci tutto accuratamente, perché è amico del Re, anzi, perché ha il Re che parla al suo spirito, ed egli ode da Lui tutto ciò che il Figlio riceve dal Padre: “Vi ho chiamato amici, è detto infatti, perché vi ho fatto conoscere tutto quello che ho udito dal Padre mio”5. Orbene, se noi vedessimo d’improvviso scendere dal cielo qualcuno che promettesse di dirci con esattezza ciò che accade in cielo, tutti certamente accorreremmo ad ascoltarlo; facciamo altrettanto anche ora. Quest’uomo infatti ci parla dal cielo; egli non è di questo mondo, poiché lo stesso Krestos dice: “Voi non siete di questo mondo”6. In lui è il Paraclito che parla, ovunque presente, che conosce le cose di Dio, - come l’anima dell’uomo quelle proprie, - e che è lo Spirito della santità, lo Spirito della rettitudine, che ci orienta e ci guida verso il cielo, che ci dona degli occhi nuovi, che ci mette in grado di vedere il futuro come se fosse presente e d’intravedere, pur essendo ancora su questa terra, le cose celesti. Mostriamoci quindi a lui di animo sereno e tranquillo per tutta la durata della nostra vita; nessuno di noi se ne rimanga qui per pigrizia o sonnecchiando o ancora macchiato dai suoi peccati; ma trasferiamoci in cielo, dove l’evangelista parla a coloro che dimorano lassù. Se resteremo sulla terra non ne trarremo alcun profitto. L’insegnamento di Giovanni non ha infatti alcuna influenza benefica su coloro che non rifuggono da una vita degna dei porci, così come egli non è toccato dalle cose terrene.

Capita sovente che il tuono, emettendo un rumore assordante, spaventi i nostri animi; ma la voce di Giovanni non turba nessuno dei fedeli, anzi li libera dall’inquietudine e dal turbamento, spaventando solo i demoni e i servi dei demoni. Se vogliamo vedere in qual maniera egli spaventi tutti costoro, restiamocene dunque in silenzio, sia con l’animo che con le labbra, ma soprattutto con l’animo. Quale può essere infatti il nostro profitto, se, pur tacendo le nostre lingue, manchiamo di raccoglimento interiore? Io cerco la quiete dell’anima, perché desidero che l’anima stia in ascolto. Non ci turbino quindi la cupidigia del denaro, o l’amore della gloria, nè lasciamoci tiranneggiare dall’ira o da qualsivoglia altra passione. L’anima non purgata ed emendata dai vizi non potrà, infatti, comprendere bene la sublimità delle cose che verranno dette, né conoscere l’essenza arcana e tremenda di questi misteri, né scorgere tutte le altre verità di alto significato morale celate in questi divini oracoli. Se nessuno ha mai appreso a suonare il flauto e la cetra, senza dedicarvi molto tempo e fatica, in qual modo potrà starsene seduto ad ascoltare le mistiche voci chi è preso dall’accidia spirituale?

3. – Appunto per questo il Krestos ci ammonisce con queste parole: “Non date le cose sante ai cani, né gettate le perle ai porci”7. Egli chiama perle queste parole, anche se esse hanno un pregio di gran lunga maggiore, perché non esistono sulla terra oggetti più preziosi delle perle. Così egli suole paragonare al miele la dolcezza di questi discorsi, non certo perché il miele possa stare alla pari con la loro dolcezza, ma perché sulla terra non vi è niente di più dolce del miele. Che essi superino di gran lunga il pregio delle perle e la soavità del miele, lo afferma il profeta; ascoltane le testuali parole: “Sono desiderabili più dell’oro e delle pietre preziose e più dolci del miele e del favo”8; ma lo sono soltanto per chi ha buone disposizioni. Per questo aggiunge: “Perciò il tuo servo le custodisce”. E altrove, dopo averle definite dolci, aggiunge: “alla mia bocca”. “Quanto sono dolci” egli dice “al mio palato le tue parole!”, aggiungendo, per farne risaltare l’eccellenza: “Sono più del miele e del favo per la mia bocca”9, e ciò perché era dotato di uno spirito integro. Non osiamo dunque accedere a queste cose con l’anima malata, ma gustiamo di questo cibo solo dopo averla sanata e purificata.

Appunto per questo, pur avendo fatto un’introduzione così lunga, non vi ho ancora ammessi a questo sacro banchetto, e ciò per far si che tutti, dopo aver debellato ogni male, vi entrino come se entrassero in paradiso, ossia liberi dall’ira, dalle preoccupazioni e da tutte le inquietudini e le passioni dell’animo. Non potremo infatti trar profitto da quanto udremo, se non avremo prima purificato l’animo in questo modo. E non mi si venga a dire che il tempo che intercorre tra questo mio discorso e il successivo è breve. È infatti possibile che non soltanto nel breve periodo di cinque giorni, ma anche nel volgere di un attimo, tutta una vita cambi completamente. Chi, di grazia, è più scellerato di un ladrone e di un omicida? Non appartiene forse costui alla risma dei peggiori criminali? Eppure, quel ladrone pervenne di colpo alla vetta più alta della virtù ed entrò in paradiso. E non ebbe bisogno di molti giorni né di mezza giornata, ma di un solo istante. È possibile, perciò, mutare di colpo e diventare, da fango, oro. Infatti, poiché né la virtù né il vizio sono innati nella nostra natura, i mutamenti avvengono facilmente e indipendentemente da ogni legge. “Se lo vorrete e mi ascolterete – dice il profeta – vi nutrirete dei beni della terra”10.

È necessaria dunque solo la volontà: non una volontà fiacca, quale è quella di molta gente, ma decisa e ferma. So bene che tutti vorrebbero andare in paradiso, ma la loro buona intenzione, deve essere avvalorata dalle opere. Se un mercante vuole arricchire non si limita a volerlo col pensiero, ma comincia con l’armare la nave, sceglie poi i marinai, nomina il timoniere, dispone tutto quanto serve alla navigazione, prende in prestito il denaro, intraprende viaggi verso terre straniere attraversando il mare, affronta molti pericoli, corre, insomma, tutti i rischi che ben conoscono quanti sono soliti servirsi delle navi. È in questo modo che noi dobbiamo manifestare la nostra volontà. Navighiamo dunque anche noi, non da una terra all’altra, ma dalla terra al cielo. Prepariamo il nostro intelletto in maniera che esso ci guidi, come esperto timoniere, verso l’alto; procuriamoci una ciurma disciplinata e una solida nave, così da non rischiare di essere travolti né dalle tempeste del secolo, né dalla fatica; e non lasciamoci portare dallo spirito dell’arroganza, ma alleggeriamoci di tutto ciò che è superfluo. Se prepareremo così la nave, il timoniere e la ciurma, navigheremo spinti dal buon vento ed attireremo verso di noi il Figlio di Dio, vero pilota, che non lascerà che si sommerga la nostra barca. Anche se spireranno venti d’inaudita violenza, egli comanderà ai venti e al mare, e una grande calma succederà alla tempesta.

4. – Intervenite, così preparati al prossimo sermone, sempre che desideriate trarne qualche vantaggio e conservarlo nel vostro cuore. Nessuno di voi sia come un sentiero irto di pietre e di spine. Facciamo di noi stessi altrettanti maggesi pronti ad essere coltivati. Chi deve spargere il seme, lo farà volentieri se vedrà la terra preparata; ma se, invece, essa è aspra e sassosa, scusatelo se non vuole lavorare invano. Egli dovrà mettersi, in tal caso, a sradicare i rovi, sospendendo la seminagione, poiché sarebbe estrema follia gettare il seme sulla terra non preparata.

Chi ascolterà questi discorsi, non deve assolutamente partecipare al festino dei demoni. Che c’è infatti di comune tra la giustizia e l’empietà? Tu ora te ne stai in atteggiamento devoto ad ascoltare Giovanni ed apprendi da lui tutte le cose dello Spirito: te ne andrai poi ad ascoltare donne di facili costumi, assisterai alle loro oscene declamazioni ed alle loro ancor più oscene pantomime e a quelle di effeminati istrioni che si prendono vicendevolmente a schiaffi sulla scena? Come potrai mondarti ed emendarti veramente, mentre vai ad imbrattarti così nel fango? Ma che bisogno c’è di descrivere minutamente tutte queste oscenità? In quei ritrovi tutto è baldoria, sconcezza, maldicenza e motteggio; tutto è lascivia, tutto è rovina. Ecco, io ammonisco solennemente tutti voi: che nessuno di coloro che partecipano a questo sacro banchetto mandi in perdizione la propria anima per causa di questi esiziali spettacoli. Tutto quanto viene detto e fatto colà è fasto diabolico. Ma voi, che siete iniziati alla nostra fede, sapete a quali patti vi siete aggregati a noi, o meglio, vi siete aggregati al Krestos, poiché è Lui stesso che vi inizia. Che cosa Gli avete detto, che cosa Gli avete promesso circa il fasto e le lusinghe di satana? In quale maniera avete rinunziato, una volta per sempre, a satana e ai suoi angeli malefici e vi siete impegnati a non venir mai meno alle vostre promesse?

C’è da avere molta paura che colui che ha violato queste promesse, si sia reso indegno di questi misteri. Non vedi forse come nelle regge vengono chiamati a partecipare al consiglio della corona non quelli che sono caduti in disgrazia per un motivo qualsiasi, bensì coloro che godono della stima e dell’amicizia del Re?

Un ambasciatore è venuto dal cielo, inviato da Dio stesso, per parlarci di cose che sono per noi di vitale importanza. Ma voi, incuranti di sentire ciò che dice, ve ne andate ad assistere a delle pantomime. Di quali e quanti fulmini non sarebbero state degne queste cose? Come non è lecito partecipare al banchetto dei demoni, così è un’empietà assistere a quelle cose diaboliche e poi accostarsi, con sordida veste, a quella ricca mensa ricolma di tante cose buone che Dio stesso ha preparato per voi. Tanto grande è il vigore che essa c’infonde, purché ci accostiamo ad essa con mente sobria, da trasportarci d’un tratto in paradiso. Infatti, chi ha ascoltato frequentemente i sacri sermoni, non resta in questa vile condizione terrena, ma una forza irresistibile lo trasporta in alto, fino a raggiungere quel luogo sublime, dove può attingere da tesori immensi. Voglia il cielo che anche noi giungiamo a tanto, per la grazia e la bontà del nostro Signore Iyasus Krestos, per mezzo del quale e con il quale sia gloria al Padre, insieme con lo Spirito Santo, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Così sia.

(segue nella prossima newsletter)

1 Cf. Mc. 3, 17;
2 Cf. Gal. 3, 27;
3 Cf. Rom. 10, 15;
4 Cf. Atti 4, 13;
5 Gv. 15, 15;
6 Gv. 15, 19;
7 Mt. 7, 6;
8 Sal 14, 11-12;
9 Sal 118, 103;
10 Is. 1, 19.

Bro Ghebre Sellassie

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Discorso al Parlamento Etiope sull’aggressione Italiana

Il desiderio dell'Italia di invadere il Nostro paese da 40 anni fa fino ad ora non è mai cambiato. Questa ambizione, che è stata manifestata continuamente in varie occasioni negli ultimi anni, è diventata più evidente durante il suo ultimo anno di attività invernali, rendendo ciò non più un segreto, il Governo Italiano, lo scorso anno in Agosto, senza alcun motivo, ha iniziato ad ammassare armi lungo i nostri confini. Quando abbiamo scoperto questo (fatto), abbiamo ordinato il nostro Incaricato d'Affari a Roma di chiedere spiegazioni e quella che abbiamo ricevuto è stata una risposta completamente inconsistente ed infondata in base alla quale l'Italia era impegnata in preparativi militari perché Noi avevamo intenzione di dichiarare guerra contro i territori colonizzati in Eritrea e Somalia. Nonostante abbiamo spiegato che questa (risposta) era completamente infondata, dato che l’Italia stava già portando avanti il suo piano premeditato, ha continuato a consolidare la sua preparazione militare con il pretesto che stava facendo questo per scopi difensivi, e non è stata mai disposta ad ammettere che si stava preparando per eseguire il suo piano aggressivo. L’Italia voleva anche che alcuni pretesti mimetizzati rendessero il suo piano aggressivo apparentemente giustificato al resto del mondo. Di conseguenza, quando un certo scontro romanzesco si è verificato tra i dipendenti Etiopi di organizzazioni nazionali e quelli di un'agenzia commerciale Italiana, in Gondar, lo scorso Hedar, anche se il sangue versato era degli Etiopi, la delegazione Italiana ad Addis Abeba ha fatto una grande scandalo di questa vicenda futile ed è intervenuta fortemente attraverso i canali diplomatici. Il Nostro Governo, essendo amante della pace e cercando di evitare uno scontro più grave, ha risposto favorevolmente alla richiesta Italiana. Successivamente si verificò l'incidente di Wal Wal che divenne la causa della Nostra controversia presente. Nel tentativo di smembrare alcuni dei nostri territori, l'Italia ha ignorato la nostra integrità territoriale ed in violazione del trattato del 1900, firmato tra i due governi, e che stabiliva il confine, ha accampato una considerevole forza militare e munizioni a Wal wal, (situata) 100 km. all'interno del confine delimitato dell'Etiopia. Successivamente, dato che il nostro confine con la Somalia Britannica è stato stabilito da un trattato, ai rappresentanti del Nostro Paese e della Gran Bretagna è stato chiesto di esaminare e ratificare una zona di pascolo, che si trova in Etiopia, per i Somali della Somalia Britannica, come concordato nel trattato.

L’Italia attacca

Mentre i rappresentanti dei due governi stavano svolgendo i loro doveri all'interno del Nostro territorio, per ragioni di sicurezza, il Nostro governo ha fornito loro delle guardie. E, come già sapete, queste guardie furono improvvisamente aggredite il 6 dicembre 1934, momento in cui hanno cercato di difendersi contro le mitragliatrici, i carri armati e gli aerei Italiani, ma sono stati sopraffatti. Anche questo (episodio) è diventato un altro chiaro segno dell’azione preordinata ed immotivata degli aggressori Italiani. Dopo aver attaccato le Nostre guardie ed aver commesso tutti questi crimini nel Nostro territorio da parte dei propri uomini, l'Italia ha poi cercato di incolparCi e condannarCi per quest’ultima (aggressione), e come se l’uccisione dei Nostri soldati non fosse stata abbastanza, si è spinta ulteriormente oltre fino a chiedere le scuse e il risarcimento. L’Etiopia, però, aveva una chiara coscienza dei suoi giusti diritti. E a causa di questo, e cercando di risolvere la questione pacificamente, abbiamo fatto riferimento e proposto immediatamente l'applicazione del trattato Italo-Etiope del 1928 in cui l'Italia si impegnava a mantenere relazioni pacifiche ed amichevoli durature con l'Etiopia ed in caso di qualsiasi controversia di risolverla pacificamente attraverso la mediazione. La risposta alla nostra proposta è stata un no schietto; al contrario, (l’Italia) ha annunciato apertamente che era decisa a portare avanti le sue richieste senza ulteriori esami e solo con la valutazione della questione. Poiché eravamo anche decisi a mantenere il Nostro onore ad ogni costo, ed eravamo convinti che se qualsiasi governo, di propria iniziativa, avesse presentato un caso come questo a giudici governativi imparziali, la sentenza così stabilita non avrebbe degradato ma onorato tale Governo, abbiamo apertamente dichiarato che se l'Etiopia fosse stata riconosciuta colpevole in questo caso, avrebbe pienamente ed immediatamente rispettato il verdetto. Di conseguenza, anche se l'Italia non voleva che il problema venisse risolto da mediatori, abbiamo sempre voluto risolverlo con mezzi legali e pacifici, ed in virtù di questo, abbiamo ritenuto necessario presentare il caso alla Società delle Nazioni e abbiamo reso note le Nostre ragioni che ci hanno portato a compiere questo passo, in dettaglio, al governo Italiano e al suo leader, il Signor Mussolini. Di conseguenza il caso fu sollevato il mese scorso presso la Società delle Nazioni e l'Italia dovette tristemente accettare la decisione che (il problema) doveva essere risolto da mediatori. Tuttavia, mentre noi stavamo seguendo la decisione presa dalla Società delle Nazioni, nello stesso mese, il 21 Gennaio, e mentre i mediatori erano stati nominati ed i colloqui diplomatici erano in corso, il Ministro Italiano ha continuato a trascinare la questione cercando di farCi ammettere reati che non avevamo mai commesso, e, quindi, abbiamo trovato necessario sottoporre il caso ancora una volta alla Società delle Nazioni. Mentre l'Italia cercava di premere con forza sul Nostro Governo diplomaticamente, allo stesso tempo, ogni giorno, ricevevamo le notizie dalla sue trasmissioni radio quotidiane, che ogni giorno truppe, armi e munizioni venivano spediti ai nostri confini lungo l’Eritrea e la Somalia Italiana così confermandoCi giorno dopo giorno che la guerra era all'orizzonte.

Mediazione

Dopo il nostro secondo riferimento della causa alla Società delle Nazioni, è stato deciso di selezionare i mediatori il 27 maggio 1934. Poiché l'Etiopia credeva che la sentenza passata sarebbe stata giusta e imparziale, da parte sua, ha selezionato un avvocato Francese ed uno Americano, ben noti per la loro esperienza ed alta reputazione nel diritto internazionale. L’Italia da parte sua ha selezionato due cittadini Italiani tra i suoi funzionari governativi. A questo punto, anche se non avevamo nulla contro la scelta dei mediatori dell’Italia, abbiamo ritenuto necessario ricordare alla Lega che la nomina dei propri cittadini come mediatori non avrebbe rivelato null’altro che la propria riluttanza a vedere la questione risolta in modo imparziale, per l'ovvia ragione che non ci si aspettava che qualcuno formulasse un giudizio imparziale contro la sua stessa nazione che gli aveva affidato il lavoro. Dato che i mediatori del Governo Italiano non avevano la libertà di formulare il loro libero giudizio sulla questione e si temeva che la questione non avrebbe trovato alcuna soluzione nello sforzo di mediazione, il Governo Britannico, da parte sua, intervenne nel tentativo di trovare altri modi di riconciliazione. Questo venne fatto, rendendosi conto che il diritto internazionale è basato sulla pace internazionale e perché il suo desiderio principale era quello di mantenere la pace nel mondo. Sebbene fosse chiaro ed un dato di fatto che l'Ogaden era sempre stato una parte integrante dell'Etiopia, e anche se l'Italia aveva inflitto gravi danni al Nostro Paese con l’ingresso forzato nel Nostro territorio, la proposta della Gran Bretagna per la riconciliazione era quella di dare una parte dal Nostro territorio dell’Ogaden all’ Italia, in cambio del quale, la Gran Bretagna ci avrebbe dato il porto di Zeila ed una parte della Somalia Britannica. Dato che eravamo sempre decisi a mantenere la pace, ci stavamo preparando a studiare questa proposta. Ma nel momento in cui questa proposta gli venne presentata, Mussolini dichiarò che l’avrebbe completamente respinta e, di conseguenza, siamo stati costretti a lasciarla perdere. Come risultato di questo, i mediatori non hanno ancora risolto il caso. Il leader del Governo Italiano ha tagliato corto la proposta di riconciliazione offerta dalla Gran Bretagna.

L’avvicinarsi della guerra

L’Italia sta ancora sviluppando la sua preparazione militare ed i funzionari al vertice del Governo Italiano dichiarano apertamente che il loro piano principale è quello di occupare il nostro Paese. Di conseguenza, l'ora della guerra si avvicina con il passare di ogni giorno. Solo l’11 giugno, il capo del Governo Italiano, mentre si stava rivolgendo a 5.000 soldati, ha ordinato di andare verso quelli che oggi sono conosciuti come territori dell’Africa orientale della Somalia e dell'Eritrea, dichiarando nel suo solito discorso di guerra provocatorio e di propaganda al popolo Italiano che questi soldati stavano per registrare un grande capitolo eroico per l'Italia. Ciò che Mussolini dice è che l'Italia vuole civilizzare la Nostra gente. L'Italia si ostina a non risolvere la questione pacificamente. Desidera che molto sangue venga versato e di vendicarsi per la battaglia di Adua. Il popolo Etiope che l'Italia vuole disonorare chiamandolo pagano, è un popolo che onora la propria parola e rispetta i trattati che ha firmato. L'Etiopia non cerca la guerra, ma non si asterrà da qualsivoglia (azione) per difendersi da ogni aggressore. Anche ad Adua l’Etiopia non è stata quella che ha iniziato il problema. La guerra iniziò perché gli Italiani violarono la Nostra sovranità territoriale ed entrarono nel Nostro territorio. Potrebbero fare la stessa cosa domani. Anche se, con l'aiuto di Dio e il valore dei suoi patrioti, l'Etiopia ha guadagnato la vittoria nel 1896, non ha ricercato alcuna espansione territoriale e non ha fatto alcuna rivendicazione di sorta. Il Governo Etiopico non avrà la coscienza turbata quando la guerra imminente, alla fine, dovrà essere affrontata. Ha fatto tutto ciò che poteva per salvaguardare la pace. L'Etiopia non ha l'ambizione di dominare gli altri. Quello che vuole è essere padrona di se stessa e, a tal fine è sempre stata disposta a difendere fino all'ultimo uomo la sua indipendenza, sovranità ed integrità territoriale. Quando la forza espansionistica Italiana arriverà, con il pretesto di diffondere civiltà, e dotata di armi moderne, troverà il popolo unito d’Etiopia pronto a sacrificare la propria vita per il proprio paese ed Imperatore.

Chiamata alle armi

Combattenti d’Etiopia!

Non lamentatevi e non perdete la speranza quando vedete un rispettato ed amato leader cadere nel campo di battaglia, per la causa della Nostra libertà. Invece, dovete realizzare che chi muore per il suo paese è davvero fortunato. La morte viene per tutti sia in tempo di pace che di guerra e prende quelli che sceglie. E’ meglio morire con la libertà che senza. I nostri antenati hanno preservato l'indipendenza del nostro Paese con il sacrificio della loro vite. Siano di vostra ispirazione! Soldati! Uomini d'affari! Agricoltori! Giovani ed anziani, uomini e donne! Unitevi! Insieme lottate per la difesa del vostro paese! Come è sempre stato nella nostra tradizione, anche le donne dovranno sollevarsi per difendere il loro paese, incoraggiando i soldati e assistendo i feriti. Non importa quanto duramente l'Italia cercherà di dividerci, Cristiani o Musulmani, ognuno dovrà essere unito. Dio è la Nostra fortezza e la Nostra difesa. Non lasciate mai che le nuove armi dell'aggressore vi distolgano dalla lotta per la difesa del vostro paese e di nobili ideali! Il vostro Imperatore che vi sta parlando ora sarà anche in mezzo a voi in quel momento ed è pronto a versare il Suo sangue per la libertà del suo paese. Prima di concludere, vi è un punto che vorremmo ricordarvi, e questo è il fatto che noi continueremo a fare tutto il possibile per mantenere la pace. Vorremmo anche dirvi che fino ad ora il Governo Etiope ha fatto tutto il possibile a tal fine. Diplomaticamente, ha continuato a cercare vie pacifiche di negoziazione che sarebbero state onorevoli per entrambe le parti. Si è rivolta alla Società delle Nazioni due volte in modo che l'Italia potesse rispettare l'amicizia ed il trattato di mediazione in cui entrò di proprio accordo. Inoltre, dal momento che sia l'Italia e l'Etiopia, insieme ad altri Stati, hanno firmato un trattato per abolire la guerra, e l'America è il fondatore del trattato, abbiamo recentemente notificato questa situazione al Governo Americano. E recentemente, dato che gli italiani hanno creato problemi ai colloqui di mediazione in corso in Olanda, abbiamo ordinato al Nostro ministro a Parigi di rinviare il caso alla Società delle Nazioni, per la terza volta. Faremo ogni sforzo per mantenere la pace fino alla fine. Ma se i nostri sforzi e buoni auspici non porteranno frutto, la Nostra coscienza non Ci accuserà. Il popolo Etiope, fortemente unito per difendere la giusta causa e la libertà dell'Etiopia, alzerà le mani e pregherà Dio Onnipotente che Egli conceda la forza ai loro patrioti e combattenti.

11 luglio 1934

Selected Speeches of H.I.M. Haile Selassie I, pp. 296-303

Sis Tseghe Selassie

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Discorso di S.M.I. Haile Selassie I in occasione della terza giornata dell'albero



Sabato 19 Luglio 1958, a Debre Zeit, in occasione della Terza Giornata dell'Albero, Sua Maestà Imperiale, Haile Selassie I, ha pronunciato il seguente discorso:

“Questa è la terza occasione in cui celebriamo la Giornata dell'Albero; come detto nelle precedenti ricorrenze, l’obiettivo principale del programma di sviluppo che abbiamo adottato per il benessere del Nostro popolo è quello di preservare e accrescere la ricchezza derivante dalla nostra terra, e , essendo l’agricoltura la base della Nostra economia, incrementare la resa del Nostro suolo tramite il massimo utilizzo.
Le risorse forestali del Nostro Impero costituiscono uno dei più importanti elementi di ricchezza del nostro territorio. Quando le foreste vengono conservate in modo appropriato, proteggono il fertile suolo etiopico dall’erosione: rendono il paesaggio verde e splendido. Ma quando le foreste vengono trascurate e gradualmente distrutte, la ricchezza del Nostro territorio si riduce progressivamente e la campagna diventa, lentamente, arida e sterile. Il taglio del legname è una fonte importante di entrate per la nostra popolazione rurale. Ma l’inutilità dell’abbattimento di alberi e l’irriguardoso abuso del Nostro legname dimostrano chiaramente quanto non si comprenda l’importanza enorme e di vasta portata di preservare le Nostre foreste.
Ci sono molti e vari modi di utilizzare gli alberi: i boschi proteggono i nostri campi e le nostre piantagioni dall’essiccazione a causa dei venti del deserto che soffiano nelle regioni confinanti; durante i mesi estivi, essi forniscono umidità e ombra. Se non vengono piantati prontamente degli alberi per rimpiazzare quelli che sono tagliati di volta in volta, i Nostri costanti sforzi per conservare e sviluppare la ricchezza della Nostra Nazione, per il benessere delle generazioni presenti e future, verranno resi inefficaci e inutili. Siamo grandemente afflitti nell’osservare che le molte migliaia di gashas di foresta ricca sono distrutte ogni anno dall’abbattimento incauto di alberi, dall’incendiare sconsideratamente le foreste, dal pascolo forestale irregolare, e da altri abusi delle nostre ricchezze forestali, a causa dell’ignoranza popolare e del desiderio di un beneficio temporaneo da parte del Nostro popolo.
E’ motivo di grave preoccupazione per Noi che la ricchezza forestale, che Dio nella Sua misericordia ha concesso al Nostro Paese, venga così continuamente ridotta e sprecata. E’ dunque dovere e obbligo di ogni Etiope prendere coscienza dei grandissimi benefici industriali e agricoli che possono derivare dalle Nostre risorse forestali, e praticare la semina di alberi, così che le Nostre colline e le pianure, spogliate dei loro rifugi boschivi, possano essere di nuovo ricoperte di un manto verdeggiante.
L’esistenza o la non esistenza della ricchezza forestale in una nazione è uno dei fattori principali che influenzano il suo sviluppo e il suo progresso. Il ritmo crescente della deforestazione e la crescente scomparsa di legname in Etiopia, causata dall’abbattimento sregolato di alberi e dal fallimento nel rimpiazzarli con un nuovo rimboschimento, Ci fornisce un motivo per temere che la generazione ventura dovrà confrontarsi con un problema economico serio. E’ essenziale che vengano affrontati dei passi, qui ed ora, per fermare questo scempio e tenere sotto controllo questa distruzione.
In questi giorni in cui le nazioni del mondo, riconoscendo la straordinaria importanza delle ricchezze forestali, hanno fatto partire programmi intensivi per la conservazione delle foreste e per il rimboschimento, è doveroso che il Nostro Paese adotti le misure necessarie per risolvere questo problema.
E’ nostro desiderio e Nostra volontà che ogni singolo cittadino dell’Etiopia segua l’esempio che abbiamo dato in questa Giornata dell'Albero piantando quest’albero, e che pianti esso stesso quanti più alberi può, tanto per il suo beneficio quanto per quello delle generazioni future.”

19 luglio 1958

Speeches delivered by His Imperial Majesty Haile Selassie Ist Emperor of Ethiopia on various occasions” – pag. 69 e segg.

Bro Viktor

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Discorso di S.M.I. Haile Selassie I in occasione dell'inaugurazione della Scuola delle Belle Arti


Come parte della cerimonia per il 66mo Anniversario della Nascita, Mercoledì 23 Luglio 1958 Sua Maestà Imperiale Haile Selassie I ha inaugurato la Scuola di Belle Arti, recentemente fondata all’interno del campus della Scuola Menelik II.
In quest’occasione Sua Maestà Imperiale ha pronunciato il seguente discorso.


“Gli antichi dipinti che è possibile ancora oggi osservare nei grandi monasteri e nelle chiese d’Etiopia, e le incisioni nel legno e nella pietra che sono giunti a noi nelle rovine degli antichi palazzi, testimoniano il fatto che le belle arti avevano raggiunto un grado relativamente alto di sviluppo sin dai primi tempi. Sebbene la maggior parte di queste opere sia andata distrutta nelle guerre scoppiate di volta in volta, quelle che resistono ancora a Lalibela, Gondar, nello Shoa, nel Gojjam e altrove saziano l’abile osservatore con un senso di meraviglia e ammirazione; poiché queste opere d’arte sono anche strettamente legate alla storia d’Etiopia, i giovani artisti del Nostro Paese, che perseguono queste belle arti su linee moderne, possono trovare in ciò motivo di legittimo orgoglio.
Abbiamo fondato questa istituzione perché consideriamo questione di straordinaria importanza rinvigorire e sviluppare le belle arti della Nostra nazione, in modo da permettere ai Nostri artisti di combinare le arti storiche e tradizionali dell’Etiopia con i vantaggi degli sviluppi tecnologici moderni in questo campo.
Se i dipinti etiopici e altre opere d’arte otterranno un tale standard da poter essere inviate fuori dal Paese e occupare il proprio posto in mezzo alle opere provenienti da altre nazioni, essi potranno certamente dare un contributo nel tentativo di rendere l’Etiopia più ampiamente nota come nazione che partecipa pienamente allo spirito e alla sostanza della moderna civilizzazione.
Noi garantiremo sempre il Nostro consueto sostegno a sforzi simili anche nei campi della musica e della letteratura.
Un’arte puramente materialistica sarebbe come un albero dal quale ci si aspetta che porti frutto senza fiorire, e significherebbe sacrificare la grazia e la bellezza per la mera utilità. Coloro i quali studiano qui dovrebbero, dal principio, con solerzia, evitare lo spirito di utilitarismo; la Nostra ammirazione per l’opera delle mani del Creatore non dovrebbe limitarsi a quelle cose che Egli ci ha fornito per i nostri bisogni quotidiani, ma dovrebbe includere tutto ciò che è bello e buono. Questo tenero sentimento di profonda e silente ammirazione, evocato nei nostri cuori dalle bellezze del creato, dovrebbe trovare adeguata espressione nelle belle arti.
Come abbiamo affermato più volte, è semplice iniziare, ma è arduo concludere, ed in quest’occasione esprimiamo sia la Nostra gioia per ciò che vediamo qui oggi sia la Nostra ferma speranza di vedere che quest’opera, ora iniziata, porti frutto nel prossimo futuro.”

23 luglio 1958

Speeches delivered by His Imperial Majesty Haile Selassie Ist Emperor of Ethiopia on various occasions” – pagg. 72-73

Bro Viktor

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La Bibbia revisionata in Amarico


L’Etiopia è un isola di Cristianità ed è indicata nella storia come la prima (nazione) a ricevere l’Antico Testamento, oltre ad aver ricevuto il Nuovo Testamento prima di molte nazioni del mondo. Quando, nei tempi dell’Antico Testamento, ricevette la Legge e quando, nei tempi del Nuovo Testamento, ricevette il Vangelo, si assicurò che la Scritture fossero tradotte nell’antica lingua Ge’ez. Da quei tempi fino ad ora, vari libri di edificazione materiale e spirituale sono stati periodicamente compilati e scritti in Ge’ez. Ricordiamo con profonda gratitudine questi antichi padri che, nei limiti del tempo e delle opportunità avute, lavorarono con molta cura e dedizione lasciandoci libri per la preservazione della Fede e per l’aumento della conoscenza e della sapienza.
Nelle epoche passate il Ge’ez fu la lingua della Nazione e quindi, anche senza interpreti, la gente comune non aveva difficoltà ad esaminare e comprendere i libri; ma così come ad un’età ne sussegue un’altra, così l’Amarico, che deriva dal Ge’ez, gradatamente crebbe fino a diventare la lingua comune del popolo rimpiazzando il Ge’ez. In quei tempi il Ge’ez era compreso dalle persone istruite della Chiesa, ma non prontamente comprensibile alla gente comune. Considerando ciò, gli studiosi nelle loro predicazioni ed opere sono stati per secoli costretti nei loro insegnamenti ad interpretare dal Ge’ez all'Amarico e queste condizioni prevalsero fino al Nostro tempo. Fin da quando, per bontà di Dio, fummo scelti per ascendere al Trono di Etiopia e mentre guidavamo la Nostra gente verso il progresso nella conoscenza e nella sapienza, abbiamo operato in ogni modo possibile tenendo d’occhio la sua crescita nell’apprendimento e nella conoscenza spirituale e materiale. Per raggiungere questo obiettivo, e realizzando che la prima necessità fosse quella di avere le Scritture tradotte in Amarico e stampate in massa, nel 1918, quando eravamo ancora Eredi al Trono e Reggenti, scegliemmo fra gli studiosi esperti alcuni che traducessero le Scritture e che producessero la traduzione accanto al Ge’ez. Dopo questo inoltre, a Nostre spese, ottenemmo una macchina da stampa importata dall’Europa, stabilimmo una casa editrice, ed iniziammo a stampare libri. Alcuni dei libri che ordinammo di stampare in Ge’ez ed Amarico a quel tempo, letti nelle Chiese e nelle case, si sono rivelati redditizi nell’istituzione della Fede e nel rinforzo spirituale. Dopodiché, notando che la mente del popolo stava continuando a crescere nella comprensione, organizzammo una traduzione parola per parola dei libri del Vecchio e del Nuovo Testamento in Amarico. I Nostri studiosi hanno completato la traduzione e l’hanno a Noi presentata nel 1931, così ordinammo la sua stampa. Mentre il libro era ancora in stampa,tuttavia, l’aggressione nemica nel 1935 fermò il lavoro. Nonostante questo, durante l’esilio a Londra, abbiamo dato il permesso di stampare quella stessa Bibbia in foto-offset, e fu regolarmente pubblicata. Grazie a questo Libro i Nostri Etiopi in esilio in molti paesi mantennero salda la loro Fede e rivolsero le loro suppliche a Dio Onnipotente, in attesa del ripristino dell’Etiopia. Quando, con ogni onore e gloria a Dio, Noi portammo a termine la liberazione dell’Etiopia e fatto rientro nel Nostro Impero, realizzando che doveva essere prodotta una revisione dall’originale in Ebraico e Greco della traduzione esistente della Bibbia, scegliemmo studiosi qualificati per il lavoro di formazione Biblica, e, il 6 marzo 1947 istituimmo un Comitato per la Bibbia nel Nostro palazzo. Il Comitato ha lavorato con diligenza per circa cinque anni, e il 19 aprile 1952 ci ha presentato la traduzione. Rendiamo grazie di cuore a tutti coloro che ci hanno aiutato in questo lavoro. Tutte le antiche Scritture furono scritte per la Nostra istruzione in modo tale che, attraverso l’incoraggiamento che ci danno, possiamo mantenere la Nostra speranza con forza d’animo. Perché vogliamo che la luce che viene dalle Scritture possa brillare per tutti, questa Bibbia per Nostra volontà ed ordine è stata rivista e stampata nel trentunesimo anno del Nostro Regno.

23 luglio 1961

Selected Speeches of H.I.M. Haile Selassie I, pp. 616-617

Sis Tseghe Selassie

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ALL MAN ACTS
Brevi Cronache Sommarie del Regno del Figlio dell’Uomo


Luglio 1965, anno 1957 del calendario etiopico e 73.mo della Nascita di S. M. I. Hayle Selassie I.

4 luglio – S. M. visita la scuola per ciechi di Sabata. – Giunge nella capitale una delegazione economica del Kenia capeggiata da S. E. Joseph Murumbi, ministro degli Affari Esteri, e da S. E. Kiano, ministro dell’Industria e Commercio. I membri della missione vengono ricevuti all’aeroporto da S. E. il Ligg Endalkacciou Maconnen, ministro dell’industria e Commercio, e da S. E. Ato Ketema Yifru, ministro di Stato al Ministero degli Affari Esteri, con i quali avranno colloqui su questioni di comune interesse. In giornata i delegati kenioti vengono ricevuti in udienza da S. M. l’Imperatore, il quale auspica per la loro missione il completo successo.

6 luglio – In Asmara, a chiusura dell’anno accademico all’Istituto di addestramento per i maestri, S. A. il Degiasmac Asrate Cassa, governatore generale dell’Eritrea, distribuisce i diplomi ai promossi e premi speciali ai migliori dei vari corsi. La cerimonia si svolge alla presenza delle maggiori autorità della regione. Nel suo discorso di circostanza, Sua Altezza afferma, fra l’altro, che “la missione del maestro non va confusa con i compiti comuni di un qualsiasi dipendente dello Stato, essendo essa il frutto di una severa preparazione e simile a un apostolato”.

8 luglio – Al Vecchio Ghebì di Addis Abeba il Sovrano distribuisce diplomi, premi e doni a 1.360 studenti della capitale, esortandoli a sfruttare nel migliore dei modi la loro preparazione al servizio del proprio Paese. – Al termine di una conferenza al Palazzo Africa, gli esperti di vari Paesi, fra i quali l’Etiopia, raccomandano la creazione di un Centro cartografico panafricano che sia in grado di soddisfare le necessità del continente in questo campo.

9 luglio – Al palazzo del Giubileo S. M. l’Imperatore riceve in udienza il nuovo ambasciatore della Somalia, S. E. Omar Arteh Galid, il quale presenta al Sovrano le lettere credenziali.

10 luglio – In tutto l’Impero la popolazione musulmana festeggia con grande solennità il 1438.mo anniversario della nascita del Profeta Mohammed. – Dopo un lunghissimo periodo di inattività, riprendono all’ippodromo del parco imperiale di Asmara, sotto il patrocinio di S. A. il Degiasmac Asrate Cassa, le gare ippiche organizzate dalla S.I.S.A. La manifestazione ottiene un grande successo e alla fine Sua Altezza premia personalmente i cavalli vincitori: Bizien (scuderia della Polizia), montato da Behre Hailu, Kiss (scuderia De Paoli), montato da Marco De Paoli e Meshac (scuderia Guizzi), montato da Luciano De Gennaro.

13 luglio – Nella capitale il Sovrano prende parte alle celebrazioni liturgiche per la ricorrenza dei Santi Pietro e Paolo. – Il ministro imperiale dell’Educazione offre un ricevimento in onore dei membri del Corpo della Pace che hanno terminato il loro periodo di servizio in Etiopia e si apprestano a ritornare negli Stati Uniti. – Si chiudono in tutte le circoscrizioni elettorali del Paese le operazioni di voto per la III Legislatura del Parlamento etiopico. In Asmara lo scrutinio dei voti ha inizio nella sala di consiglio del Municipio.

14 luglio – I delegati dei Stati membri della C.E.A. cominciano al Palazzo Africa di Addis Abeba un seminario sulle tecniche di contabilità di Stato. – Il sindaco di Asmara, S. E. il Degiasmac Haregot Abbai, rappresenta S. A. il Degiasmac Asrate Cassa all’inaugurazione della nuova biblioteca dell’YMCA e fa dono all’associazione , a nome del Municipio, di un appezzamento di terreno sul quale edificare la progettata nuova sede.

15 luglio – S. E. il Degiasmac Tesfa-Johannes Berhe, vice governatore generale dell’Eritrea, parte da Asmara per recarsi a visitare alcuni Paesi dell’Europa e gli Stati Uniti d’America. – Nella stessa giornata partono per Brazzaville gli atleti che rappresentano l’Etiopia ai primi “Giochi Africani”.

17 luglio – A Debre Zeit il Sovrano distribuisce i certificati a 24 giovani che hanno completato il primo corso della scuola di veterinaria e si complimenta con loro incoraggiandoli a proseguire con impegno sulla strada intrapresa.

19 luglio – Giunge nella capitale, ospite personale di S. M. l’Imperatore, Lord Mountbatten, accompagnato dalla figlia Lady Brabourne. L’ammiraglio britannico viene ricevuto all’aeroporto da S. E. il Tzahafie Tesas Aclilu Habteuold, Primo ministro e ministro della Penna, e da altre alte autorità. La sua visita durerà 6 giorni.

20 luglio – Lord Mountbatten e Lady Brabourne vengono ricevuti in udienza, al Palazzo del Giubileo, da S. M. l’Imperatore, che si intrattiene con loro a cordiale colloquio. – S. M. l’Imperatore riceve in udienza al Palazzo del Giubileo il nuovo ambasciatore dello Zambia, S. E. Maurice Katowa, il quale presenta al Sovrano le sue credenziali. – In seguito al recente allacciamento dei rapporti diplomatici fra l’Etiopia e Trinidad e Tobago, il primo ambasciatore di questo Paese ad Addis Abeba, S. E. George T. Daniel, presenta al Sovrano le sue credenziali nel corso di un’udienza concessagli al Palazzo del Giubileo.

21 luglio - Nel corso di una conferenza stampa all’Iteghe Hotel di Addis Abeba, il signor Ahmed Bourhan, segretario generale del Movimento per la liberazione di Gibuti, dichiara che il suo Movimento vuole dalla Francia l’immediata indipendenza del territorio di Gibuti e che le pretese della Somalia su tale territorio sono non realistiche e infondate. – Il nuovo ambasciatore della Francia in Etiopia, ricevuto in udienza al Palazzo del Giubileo, presenta le sue credenziali a S. M. l’Imperatore.

23 luglio – In tutto l’Impero d’Etiopia, da un angolo all’altro, si festeggia con grande gioia e solennità il 73.mo genetliaco di S. M. l’Imperatore Haile Selassie I . – Nel pomeriggio il Sovrano inaugura la nuova fabbrica di scarpe sorta sulla strada per Debre Zeit e visita lo stabilimento, esprimendo infine ai dirigenti dell’industria il suo alto compiacimento per la loro importante realizzazione.

24 luglio – Concludendo la sua visita all’Etiopia, Lord Mountbatten riparte per Londra insieme alla figlia, salutato all’aeroporto di Addis Abeba dalle più alte autorità governative etiopiche. – All’azienda sperimentale del Dipartimento dell’Agricoltura di Darho Caulos (vicino ad Asmara) si celebra, con l’intervento di S. A. il Degiasmac Asrate Cassa, la “Giornata dell’Albero”. Nel suo discorso di circostanza il Cagnasmac Tesfalidet Ghered, direttore generale del Dipartimento, sottolinea l’importanza del rimboschimento e rileva che, benché molto sia già stato fatto in questo settore, il più resta da fare. Sua Altezza mette personalmente a dimora la prima pianticella e il suo esempio è stato subito seguito da tutte le autorità e personalità presenti.

26 luglio – Giunge nella capitale una missione di buona volontà del Governo del Sudan, capeggiata da S. E. il Sayed Mohamed Ahmed Mahgouh, Primo ministro. I quindici membri della missione vengono ricevuti all’aeroporto da S. E. il Tshafie Tesas Aclilu Habteuold, Primo ministro e ministro della Penna e da altri ministri del Governo imperiale. Il Primo ministro sudanese, subito dopo l’arrivo, illustra gli scopi della missione dichiarando, fra l’altro, che l’Etiopia e il Sudan hanno molte cose in comune, comuni nemici, e perciò devono essere uniti e lavorare insieme. La missione viene più tardi ricevuta in udienza da S. M. l’Imperatore al Palazzo del Giubileo e comincia subito i colloqui con i maggiori esponenti del Governo etiopico.

27 luglio – Mentre sono ancora in corso i contatti con le autorità etiopiche, il Sovrano offre al palazzo del Giubileo un pranzo in onore dei membri della missione governativa sudanese.

28 luglio – Nel corso di una significativa cerimonia, S. M. l’Imperatore consegna a S. E. il Sayed Ahmed Mahgouh e ad altri membri della delegazione sudanese alte decorazioni etiopiche. – Un incendio scoppiato nei magazzini dell’Imperial Highway Authority provoca 10.000 dollari di danni. – L’Ungheria dona all’ospedale Principessa Tzehai apparecchiature mediche per un valore di tredicimila dollari. Il dono viene consegnato da S. E. Pal Raez e viene ricevuto da S. E. Abebe Retta, ministro della Sanità.

29 luglio – Cominciando una visita di Stato allo Zambia, S. M. l’Imperatore parte da Addis Abeba e raggiunge Lusaka, accolto da grandiose manifestazioni di benvenuto. – La missione di buona volontà sudanese conclude i colloqui con le autorità etiopiche. In un comunicato congiunto si rileva che dall’incontro sono uscite rafforzate le relazioni e l’amicizia fra i due Paesi.

30 luglio – Il Sovrano visita le ricche miniere di rame dello Zambia. – La missione governativa sudanese lascia la capitale diretta in Tanzania. – Il Governatore di Cassala, S. E. il Sayed Saleh Mohamed Taher, giunto in Etiopia come membro della missione sudanese, giunge in Asmara per una visita di alcuni giorni. Al Palazzo imperiale di questa città egli viene ricevuto da S. A. il Degiasmac Asrate Cassa, con il quale ha un lungo e cordiale colloquio sull’accordo concluso nella capitale fra l’Etiopia e il Sudan.

31 luglio – S. M. l’Imperatore inizia a Lusaka i colloqui con il presidente Kenneth Kaunda dello Zambia. I due capi di Stato trattano, fra l’altro, la spinosa questione del Vietnam, la questione dell’Unità africana e il problema del colonialismo. Si rileva una perfetta identità di vedute sui maggiori problemi africani e internazionali.

Bro Ghebre Sellassie


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Francobolli Imperiali:
Guide spirituali


Il 3 Gennaio 1964 viene pubblicata la serie di francobolli intitolata “Guide Spirituali” in occasione dell'anniversario della nascita di San Tekle Haimanot. La serie è composta dall'artista etiope Afewerk Tekle e ha come scopo quello di onorare alcuni tra le più grandi guide spirituali dell'Etiopia.

La serie si compone da un set di 5 francobolli dal colore blu, verde scuro, marrone chiaro, blu scuro e marrone rispettivamente dal valore di 10 cent, 15 cent, 30 cent, 40 cent e 60 cent.

Abuna Salama:


Letteralmente significa “Padre della Pace”, precedentemente conosciuto come Frumenzio d'Alessandria. Convertì la Famiglia Reale alla Cristianità e successivamente l'intera nazione. Divenne vescovo d'Etiopia e fu amato da tutti.

Abuna Aregawi (l'Uomo Anziano):


Fu uno dei 9 santi che vennero in Etiopia dall'Impero d'Oriente durante il quinto secolo, un periodo considerato come la seconda evangelizzazione dell'Etiopia. Aiutò a eliminare l'idolatria e introdusse il monachesimo nel paese.

Abuna Tekle Haimanot (Pianta della Fede):


Fu un grande Santo che visse nel dodicesimo secolo e diffuse il Vangelo in tutta l'Etiopia. Fu il primo etiope di nascita a diventare vescovo, fondò molti monasteri, rese innumerevoli servizi alla nazione grazie alle sue sagge decisioni ed è sepolto a Debre Libanos.

San Yared:


Uno delle guide spirituali più colte che scrisse molti libri ecclesiastici a canti ancora in uso. Visse durante la seconda parte del sesto secolo.

Zara Yacob (Seme di Giacobbe):


Grande pensatore e filosofo delle Chiesa i cui lavori sopravvivono oggigiorno. Visse nella prima parte del diciassettesimo secolo.

Bro Gabriel

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Let food be your medicine...


Carissimi Fratelli e Sorelle,
Siamo nel mese di Luglio, tanto a cuore ad I n I perché’ e’ il tempo che ogni anno ci porta a celebrare la Nascita del nostro Re eterno, Imperatore sul trono di Davide. L’estate e’ oramai entrata con vigore, le temperature e le giornate sono decisamente cambiate anche rispetto a poche settimane fa. Abbiamo appena superato l’esatta meta’ dell’anno solare, siamo infatti al settimo mese e in questa parte del globo assistiamo al punto massimo di calore e produttività estiva che fino ad agosto ci accompagnerà regalandoci giornate piene di luce, prodotti della terra carichi di liquidi (proprio mentre le piogge sono più scarse le verdure e la frutta portano con loro una grande carica di liquidi), momenti intensi da vivere all’aria aperta quando la socialità si espande e si tende ad apprezzare di più l’ambiente circostante perché più semplice da vivere piuttosto che nella stagione fredda.

Questo periodo di ‘esplosione’ estiva è un perfetto momento per celebrare il nostro rapporto con il cibo e la Creazione stessa che dopo il risveglio primaverile porta alla maturazione tanti prodotti che ci accompagnano nelle giornate calde e che così tanto servono al nostro corpo per creare quell’equilibrio con il cibo che mangiamo durante il resto dell’anno.

Ovviamente questo discorso può essere valido solamente se siamo disciplinati nel mangiare prodotti di stagione, una pratica non soltanto importante per il portafoglio e per il palato ma soprattutto per i bisogni del nostro organismo in risposta alla ciclicità dei periodi dell’anno.

Ecco perché è così importante questo periodo che segna infatti un punto di virata per il benessere del nostro organismo, il picco massimo del calore cosi’ come il picco massimo del raccolto nei campi, quando i prodotti sono anche più grandi e pochi ortaggi possono soddisfare un intero pasto.

E’ il momento in cui ci troviamo anche a tirare un po' le somme nelle nostre vite dei progetti e delle attività svolti durante l’autunno e l’inverno, valutandone il risultato, incominciandone di nuovi o perché no, rivedendone gli errori cercando di ammetterli e correggerli.

E’ chiaramente un momento di grande transizione e cambiamento, non a caso celebriamo la Nascita del nostro Redentore che viene per stabilire la Nuova Creazione ultima e definitiva, il rinnovamento più’ significativo e memorabile che l’umanità abbia mai osservato anche se molti non lo hanno riconosciuto ancora; un momento dell’anno che possiamo utilizzare per riflettere sui cambiamenti che giornalmente o periodicamente avvengono nelle nostre vite, in particolare nei nostri organismi.

La Nuova Creazione e’ una rigenerazione dell’essenza di questo Creato verso parametri più sani, completi, equi e soprattutto positivi e propensi alla vita. Mentre puo’ sembrare cosi’ lontana in quanto effetto di un disegno divino cosi’ grande essa e’ allo stesso tempo molto vicina e presente tanto da penetrare le nostre vite secondo dopo secondo in tutti gli aspetti, andando cosi’ dal grande al piccolo dall’eterno all’istantaneo. E’ dolcemente sorprendente e misteriosamente semplice. Questo disegno rinnovato si riflette su tutto il Creato e ha la forza di rinnovare soprattutto la nostra consapevolezza, la nostra coscienza e la nostra esperienza di vita a tutti gli effetti, anche nelle abitudini alimentari. Sappiamo infatti che il nostro corpo e’ un organismo vivente, dinamico e cioè in cambiamento perenne. Ogni secondo muoiono circa due miliardi di cellule e altrettante ne vengono generate, queste avranno vita di circa 120 giorni e poi scompariranno per dare posto ad altre ‘sorelle’, ogni due settimane la nostra pelle si rigenera interamente e assumiamo cosi’ un nuovo aspetto (anche se non si vede!), ogni anno e mezzo al massimo abbiamo un fegato nuovo, parti sostanziali del nostro scheletro sono rinnovate in tre mesi, molti tessuti dello stomaco cambiano ogni quattro giorni, con tempi piu’ lunghi anche i nostri muscoli e tendini cambiano tanto che una persona di mezza eta’ in buona salute ha gia’ rinnovato circa tre volte il suo apparato muscolare. Tutto ciò ci fa riflettere sulla silenziosa ma instancabile attività che il nostro corpo porta avanti senza chiederci alcuno sforzo se non quello di non trascurarlo.

Nel cibo troviamo ogni attenzione che possiamo mostrare al nostro corpo, il pasto che ingeriamo si trasforma in sangue, che poi diventa parte delle cellule del nostro corpo, quindi noi letteralmente siamo anche ciò che mangiamo e da qui deve ripartire la scoperta della nostra persona e della dieta che più a noi si appropria, consapevoli che e’ un grave errore considerare una dieta buona ed unica per tutti.

Cosi’ dicendo meditiamo sul nostro potere di ri-creazione di cui attraverso la digestione e cibo salutare facciamo esperienza. Anche mangiare in maniera salutare e digerire bene ci aiuta a trovare il nostro giusto posto in questa Nuova Creazione in cui l’individuo e’ invitato alla ricerca della genuine felicita’ del vivere in armoniosa fratellanza con la Creazione. Certo non potrà essere cosi’ armonioso un rapporto conflittuale con il nostro fisico e il nostro cibo, pensiamo solo al fatto che digerire in condizioni di stress reduce di ¾ la quantità di sangue che procede all’intestino rendendo questo processo quindi molto difficile e a lungo andare potenzialmente pericoloso. Mangiare in fretta mentre si e’ impegnati in altre cose come letture o lavoro reduce il pasto ad un momento fugace e totalmente sottovalutato quando invece dovrebbe essere un’ occasione di distacco dalle attività quotidiane per concentrarsi e dedicarsi al proprio corpo e alla propria persona con amore e attenzione, con una forte componente meditativa se per meditazione intendiamo una stato di calma e presenza espansiva verso noi stessi ed il Creato . Facciamo attenzione, capita a tutti di avere dei momenti di cibo meno distesi e il mio non vuole essere certamente un giudizio, (sto scrivendo da Londra dove per moltissime persone tramezzini a pranzo sono la regolare normalità...)ma quando si parla di abitudini le cose cambiano: noi siamo ciò che viviamo e come viviamo, le possibilità di cambiare ed evolverci sono nelle nostre abitudini non in pensieri o nozioni di ciò che e’ giusto o meno. Se sentiamo che possiamo vivere meglio cambiando delle cose allora dobbiamo farlo, seguendo dei comportamenti alimentari e salutari nuovi ( ovviamente quando la direzione da seguire e’ comprovata come genuina).

Non e’ da sottovalutare nemmeno il processo di cottura e preparazione del cibo, non si tratta soltanto di tagliare verdure e mettere tutto sul fuoco, piuttosto dobbiamo ricercare un attività più profonda quando cuciniamo, un’intesa che accompagna l’uomo dalla notte dei tempi come bisogno primario e che deve essere vissuto come atto d’amore invece che come un’ altra cosa da aggiungere alla lista degli impegni. Cucinare e’ un’ attività che vive con l’essere umano, alcuni vi riescono meglio altri meno ma tutti prima o poi dobbiamo affrontare questo passo nella vita, quindi conviene viverlo al meglio ritrovandovi il messaggio più profondo che e’ quello di utilizzare la Creazione (il cibo) per il benessere della Creazione (esseri umani) creando un’intesa ed un legame che vive da sempre e per sempre.

Vivere questo momento apparentemente abitudinario come invece un’ occasione sempre nuova per staccarsi dalle attività e dedicarsi a noi stessi e ai nostri cari dovrebbe essere la nostra mission, senza mai dimenticare l’ingrediente numero uno che e’ l’amore. Preparare cibi e’ inoltre un’attività molto creativa, stimolante, di interazione tra i prodotti della natura e noi stessi allo stesso tempo, e’ stimolante per il cervello connettere sapori e colori nella ricerca della giusta combinazione al fine di produrre un piacevole benessere al corpo e alla mente.

Utilizziamo quindi questo mese di luglio per riflettere ancora una volta sul fatto che il corpo e’ il tempio dell’anima cosi’ come il Creato e’ il tempio del miracolo della vita e la Nuova Creazione e’ un processo che si rinnova ogni giorno anche attraverso le nostre abitudini, le nostre piccole e grandi rivoluzioni volte al cambiamento verso un fine positivo; d’altra parte anche digerire e’ processare cibo come la mente processa pensieri ed emozioni per il benessere e l’equilibrio della nostra persona .

Buon 23 Luglio a tutti voi!!!

Bro' Julio


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