Il contenuto di questo messaggio è a cura della
Federazione Assemblee Rastafari in Italia

LOGO FARI

F.A.R.I.

Federazione Assemblee Rastafari in Italia

Mail Facebook Youtube

Newsletter Agosto 2014


Cari lettori e affezionate lettrici, amati fratelli e sorelle, buon 7 agosto e ben ritrovati sulle pagine della newsletter F.A.R.I.
Benedizioni a voi e alle vostre famiglie, nel Nome Santo Prezioso del Cristo Re, Imperatore d’Etiopia e Luce del Mondo, Guida delle genti, Qadamawi Haile Selassie.
Ci ritroviamo, nel nostro consueto appuntamento mensile, giunto alla nona pubblicazione per questo 2014, grati per l’opportunità di potervi scrivere, e con un po’ di amaro in bocca, come si suol dire, per non aver potuto partecipare personalmente e fisicamente alle scorse Celebrazioni per la Nascita del Re dei re, che comunque sappiamo essersi svolte, nella Sua Grazia e per la Sua benevolenza che sempre ci accorda, nel migliore dei modi, per il rendimento di grazie e preghiere a Lui, per il quale noi tutti siamo, e senza il quale nulla sarebbe.
Di questo gioiamo, con tutti voi, e pieni di gratitudine, e di propositi, ci apprestiamo ad affrontare questo nuovo ciclo, che inauguriamo su queste pagine.

Prima di iniziare dunque, lasciateci ringraziare ancora il Signore per la fiducia che ci ha dato e che tutti voi avete accordato al Nuovo Consiglio F.A.R.I.; vogliamo salutare e ringraziare i fratelli che finora hanno servito onorevolmente e con dedizione nei rispettivi ruoli, e speriamo di poter compiere opere altrettanto degne e rappresentative per tutto InI, e di poter contribuire al progresso e alla crescita costruttiva della nostra federazione e del movimento Rastafari.

Dunque, come dicevamo, siamo arrivati al numero di agosto: l’anno scorso – lo ricordiamo per i fratelli che non avessero ricevuto questo e altri numeri passati, invitandoli a richiederli alla redazione e al Comitato di riferimento tramite l’indirizzo publicrelations@ras-tafari.com - oltre le consuete rubriche, onorammo, tramite questo piccolo spazio, la costituzione dell’Ethiopian World Federation, la figura dell’On. Dr. Melaku Bayen, Emissario del Re in Occidente, e, ancora una volta, l’impegno dell’Etiopia Imperiale nel condurre una politica equilibrata, equa e paritaria nei confronti di tutte le nazioni della terra.
Quest’anno, per riconnetterci idealmente con il numero suddetto, partiamo proprio dalle parole che l’Imperatore pronunciò in occasione della Vittoria degli Alleati sulle forze nazi-fasciste, che, da est a ovest, attanagliavano e avevano attanagliato il mondo per un decennio nella morsa della guerra, gettando i popoli nel caos.
Giuntoci nella traduzione della sis Tseghe, in questo discorso, estratto dai Selected Speeches, ancora una volta il Sovrano d’Etiopia conferma la piena fiducia nel principio di sicurezza collettiva, la necessità che esso diventi un obbligo sentito da tutte le nazioni della terra, per l’affermazione della giustizia e del diritto, universalmente intesi.

Proseguiamo, nello spazio dedicato ai pronunciamenti di Sua Maestà, presentandovi un secondo discorso, estratto dalla raccolta degli “Speeches [..] delivered on various occasions”: si tratta delle parole che il Leone di Judah rivolse alla classe di studenti in partenza per un corso di formazione all’estero.
Considerandoci sempre studenti, consapevoli che la conoscenza e l’educazione sono percorsi e processi che non hanno mai fine, nel corso di una vita, e che coinvolgono i più svariati ambiti dell’agire e della scienza, certamente troveremo questo discorso stimolante, e fonte di ispirazione per il proseguimento del percorso di livity di ognuno.

Voltiamo ora pagina, passando al secondo appuntamento con la rubrica sulla patristica inaugurata lo scorso mese dal nostro caro fratello e Presidente Ras Isi: vi presentiamo il “Discorso secondo” del “Commento al Vangelo di San Giovanni “ del padre Yohannes Afeworq, che sicuramente troveremo edificante ed educativo, per comprendere con una visione più ampia il disegno di Dio e la Sua Manifestazione nella storia.
Vogliamo contestualmente avvisare tutti voi che questo mese, purtroppo, a causa di un imprevisto, il fratello ci ha informato di essere impossibilitato a produrre ed inviare il secondo dei due nuovi contributi che, dal mese di luglio scorso, hanno riempito ed arricchito le nostre pagine: dovremo perciò attendere il mese prossimo per leggere la seconda parte della Costituzione Riveduta, in traduzione.

Non manca invece, nemmeno per questo appuntamento, il consueto diario di viaggio che, da mesi ormai, ci guida e accompagna idealmente al seguito del Nostro Sovrano, permettendoci di conoscere gli spostamenti e gli impegni istituzionali che il Re compiva e svolgeva giorno dopo giorno: ecco a noi tutti l’AllManAct del mese di agosto 1965, 73mo Anno della Nascita di Sua Maestà Imperiale.

Avviandoci alla conclusione di questo editoriale e della nostra newsletter, è quasi tempo ora di fare sosta negli spazi che i nostri fratelli Ras Julio e Ras Gabriel gestiscono, e nei quali ci presentano le loro rispettive rubriche: prima però ci attende una gradita sorpresa, che è sempre un piacere ricevere, dopo essersi lasciati da poco tempo con le vibes potenti che sempre seguono ai giorni delle Celebrazioni.
Ecco dunque il report delle attività svoltesi nei giorni dal 22 al 24 luglio scorso, che sempre Bro Gabriel ci ha inviato, accompagnato da un video di quei momenti, che sarà possibile rivedere sul nostro canale www.youtube.com/FARIVision, grazie ai quale chi, come chi scrive, non ha potuto partecipare fisicamente al gathering avrà modo di rimediare parzialmente.

Giungiamo ora, come anticipato, nei corner dei nostri fratelli:
nel primo il fratello Gabriel questo mese ci presenta, in linea con quanto scrivevamo al principio, un approfondimento storico e grafico sulla serie di cinque francobolli, stampati dal Governo Imperiale nel 1964, dedicata all’Educazione, importante focus al quale l’Imperatore ha sempre conferito grande importanza;
nel secondo, curato e prodotto dal nostro fratello Julio, un approfondimento e una meditazione sull’estate, che ci darà un punto di vista interessante sul modo di vivere e concepire questa stagione, in termini alimentari ma non solo, per condurre una vita equilibrata e in armonia con tutto il creato e con i suoi tempi e le energie che proprio come la creazione stessa, cambiano, si trasformano e si rinnnovano, con il cambiare delle stagioni, dentro e fuori di noi.

Siamo così finalmente arrivati ai saluti finali; anche questo mese, glorificando e lodando Jah per la Sua belevolenza, possiamo dire “missione compiuta”.
Salutiamo e ringraziamo sempre, ancora una volta, tutti i fratelli e le sorelle che contribuiscono a vario titolo a questa opera che la nostra Federazione produce ogni mese, che speriamo possa essere opera degna e utile e minimamente edificante per tutto il corpo mistico del Signore, che siamo InI; vi ricordiamo che l’indirizzo al quale fare riferimento per richiedere informazioni, inviare proposte, feedback o suggerimenti è il seguente: publicrelations@ras-tafari.com .

Vi lasciamo, fratelli e sorelle. Che le nostre case, i nostri corpi, e i nostri cuori siano colmi dell’amore e della pace e della benevolenza di Dio Onnipotente; possa Egli concederci misericordia per la nostra piccolezza, e infonderci forza e coraggio per testimoniare, giorno dopo giorno, la sua Grandezza; possa consolarci il Suo Spirito nella tribolazione, e far sorgere gioia nei nostri cuori nei momenti di grazia, e ispirarci propositi sempre migliori, nella semplicità e nella certezza della Sua Vittoria, e di quella del bene sul male.

Kibir-le Amlak-e Abewine Negus Krestos Qadamawi Haile Selassie.

Viktor Tebebe

SALMO

A Te si deve lode, Amlak oi, in Sion;
a Te si sciolga il voto in Gerusalemme.
A Te, che ascolti la preghiera,
viene ogni mortale.
Pesano su di noi le nostre colpe,
ma Tu perdoni i nostri peccati.
Beato chi hai scelto e chiamato vicino, abiterà nei tuoi atrii.
Ci sazieremo dei beni della tua casa, della Santità del tuo Tempio.
Con i prodigi della tua giustizia,
tu ci rispondi, o JAH, nostra salvezza,
speranza dei confini della terra e dei mari lontani.
Tu rendi saldi i monti con la tua forza, cinto di potenza.
Tu fai tacere il fragore del mare, il fragore dei suoi flutti,
Tu plachi il tumulto dei popoli.
Gli abitanti degli estremi confini stupiscono davanti ai tuoi prodigi:
di gioia fai gridare la terra, le soglie dell'oriente e dell'occidente.
Tu visiti la terra e la disseti: la ricolmi delle sue ricchezze.
Il fiume di Dio è gonfio di acque; tu fai crescere il frumento per gli uomini.
Così prepari la terra:
Ne irrighi i solchi, ne spiani le zolle,
la bagni con le piogge e benedici i suoi germogli.
Coroni l'anno con i tuoi benefici, al tuo passaggio stilla l'abbondanza.
Stillano i pascoli del deserto e le colline si cingono di esultanza.
I prati si coprono di greggi,
le valli si ammantano di grano; tutto canta e grida di gioia.




Sommario:

Vittoria degli Alleati

Agli studenti in partenza

Commento al Vangelo di San Giovanni

ALL MAN ACTS

Report: Celebrazioni per il 122° Anniversario della Nascita di S.M.I. Haile Selassie I

Francobolli Imperiali: Educazione

Let food be your medicine...


Vittoria degli Alleati


Questo giorno verrà, probabilmente, registrato come il giorno più significativo nella storia del mondo, perché oggi è stata finalmente messa in conto e sconfitta in modo schiacciante una filosofia mondiale di aggressione contro tutte le nazioni amanti della pace.
Questa gloriosa vittoria è stata ottenuta perché quelle nazioni amanti della pace hanno perseverato per lunghi anni di incredibili avversità, sacrifici e determinazione per raggiungere la libertà, la decenza e la giustizia, non solo per loro stessi, ma per il mondo intero.
È in questo senso che la vittoria sul Giappone, che ha iniziato nel 1931 il suo attacco infame rivolto al Nostro grande amico, la Repubblica Cinese, e che ha condotto all'altrettanto infame aggressione contro l’Etiopia nel 1935 e contro l’Europa, nel 1939, assume il suo significato più profondo per la storia del mondo.
Oggi abbiamo invertito la politica della convenienza a scapito della giustizia internazionale. Oggi la vittoria che Noi celebriamo rappresenta non solo il trionfo sul Giappone, non solo il trionfo su quelle stesse forze che in Europa erano parte integrante della stessa lotta, ma anche il trionfo del principio della sicurezza collettiva sancito nella Carta delle Nazioni Unite firmata a San Francisco.
Tuttavia, in questo momento solenne della storia, i Nostri cuori sono rivolti al dolore ed alla delicata riflessione verso quelle innumerevoli famiglie sparse in tutto il mondo che hanno sacrificato i loro beni più preziosi, i loro mariti e figli, affinché la giustizia potesse trionfare.
Questa vittoria è stata raggiunta in cambio di vite, sofferenze, e tesori che non sono mai stati eguagliati. Ha inoltre registrato (ndr. questa vittoria) le azioni e le gesta più coraggiose ed eroiche dei tempi moderni. Nella storia saranno sempre onorati i campi di battaglia di Alamein, di Stalingrado, di Anzio, della Normandia, di Iwo Jima e di Okinawa.
L’Etiopia, con le altre Nazioni Unite più di tutti, ha contribuito con il suo massimo sforzo al raggiungimento di quella vittoria. Lei sarà, insieme a tutti gli altri, tuttavia, eternamente grata all’Impero Britannico, per il suo aiuto nella liberazione dell’Etiopia e, in quelle ore buie del 1940 e del 1941, per aver portato avanti da solo la guerra per la difesa della decenza e della libertà; all’Unione Sovietica, attraverso incredibili atti di eroismo, per avere ridotto in polvere le estese armate tedesche in Oriente ed infine agli Stati Uniti d’America per i suoi grandi sacrifici in uomini e ricchezza, che, con le forze combinate dell'Impero Britannico e dell’Unione Sovietica, ha reso possibile l’invasione dell’Europa e che, con una serie di brillanti vittorie navali ed aeree ha raggiunto la sconfitta ed il trionfo sul Giappone.

Riaffermare la fede

Questi sacrifici, i sacrifici delle altre Nazioni Unite e la lunga ed amara lotta del Nostro Impero per la difesa e l'avanzamento della causa della sicurezza collettiva impongono a tutte le nazioni in egual misura l'obbligo, reso sacro dal sangue e dalle sofferenze del Nostro popolo, di garantire che la guerra non brucerà nuovamente il volto delle Nostre terre imparziali, e che la giustizia, e non la logica della convenienza, guiderà i consigli delle nazioni e, nelle parole della Carta delle Nazioni Unite, «per riaffermare la fede nei diritti umani fondamentali, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’uguaglianza dei diritti delle nazioni, di piccole e grandi dimensioni».

15 agosto 1945

"Selected Speeches of H.I.M.", pp. 88-90

Sis Tseghe Selassie

frame

top

Agli studenti in partenza


“Sua Maestà Imperiale Haile Selassie I, il 30 Agosto 1957 incontrava 22 studenti in partenza per una formazione speciale negli Stati Uniti grazie ad un programma congiunto sponsorizzato dal Governo Etiopico e dal Programma Quattro Punti”

“Quando abbiamo fondato la prima scuola pubblica nella nostra nazione alcuni di voi probabilmente erano troppo giovani, o forse alcuni non erano ancora nati. Naturalmente, le istituzioni educative per come esistono oggi sono state stabilite in seguito a dispetto di enormi difficoltà, e la diffusione dell’educazione continua progressivamente; con l’aiuto dell’Onnipotente Che guida il destino dell’umanità, il sistema educativo è avanzato dal livello elementare attraverso quello secondario ed ha ora raggiunto la più alta istruzione impartita nelle nostre università. Il Nostro piacere aumenta giorno dopo giorno poiché ricordiamo gli sforzi iniziali profusi per stabilire l’istruzione e vedere i frutti che ne scaturiscono.

Per esempio, nel campo militare, i giovani scelti per formarsi nella nostra accademia militare e nel centro formativo dei Cadetti del Corpo di Guardia Imperiale hanno dato frutti, nel servizio nell’esercito ed altrove, che sono gratificanti. Ancora oggi continuiamo a scegliere giovani uomini considerati abili per varie accademie militari e in numerosi altri campi di una più alta istruzione.

L’educazione, può essere associata ad un grande albero con molti rami: comprende varie categorie di istruzione e disciplina, ognuna delle quali, come la medicina, l’ingegneria, la scienza navale e militare, la sorveglianza e l’aviazione che richiedono studi specializzati, sono tra le attività vitalmente importanti di una nazione. Oggi vediamo voi, giovani uomini e donne, prendere parte a questi campi di studio.

I benefici dell’educazione possono essere visti in due modi: il primo, come avete menzionato nel vostro discorso, risiede nell’elevare lo standard della nazione; il secondo, nell’affinare e nello sviluppare la propria personalità, che potrebbe riflettersi sia nella direzione del bene che del male. Dovrà essere il vostro desiderio e la vostra volontà a respingere il male e a perseguire il bene. Perché, come la malattia può essere contagiosa di padre in figlio, allo stesso modo il carattere della generazione attuale potrebbe contagiare le successive: è con questo pensiero in mente che dovreste considerare le vostre opportunità per l’istruzione, che dura quanto la vita stessa.

Come abbiamo ripetutamente affermato, i nostri sforzi per aumentare il numero di studenti e progressivamente elevare lo standard dell’educazione continueranno per tutta la durata della nostra vita. Essere scelti per proseguire ulteriormente gli studi non è abbastanza: essere capaci di raggiungere l’obiettivo per il quale si è stati scelti dovrebbe essere considerato il gioiello a coronamento di una tale scelta.
Dopo il raggiungimento dei vostri obiettivi sarete sicuramente in una posizione migliore per esercitare le vostre capacità, realizzare le vostre ambizioni e rendere il tipo di servizio richiestovi.
Preghiamo che l’Onnipotente, dunque, voglia aiutarvi nell’essere al servizio Nostro e così al servizio del vostro Paese.”

30 Agosto 1957

Estratto da “Speeches delivered by H.I.M. Haile Selassie Ist Emperor of Ethiopia on various occasions” – pagg. 11-12

Bro Viktor

frame

top

Commento al Vangelo di San Giovanni

di Yohannes Afeworq

Discorso secondo

In principio era il Verbo1.

1. – Se Giovanni si apprestasse a parlarci per esporre idee e dottrine sue proprie, sarebbe opportuno fornire notizie circa la sua stirpe, la sua patria e al sua educazione. Ma poiché non è lui che parla, bensì Dio stesso che, per il suo tramite, si rivolge al genere umano, mi sembrerebbe superfluo fare tali ricerche; e tuttavia non sarà inutile farle, anzi sarà cosa quanto mai necessaria. Quando infatti avrete appreso chi egli sia stato, donde sia venuto, da chi sia nato, quale fosse la sua condizione e poi ascolterete le sua parole e tutta la sua filosofia, allora vi convincerete che le parole che egli ha scritto non sono sue, ma che gli sono state dettate dalla virtù divina che ispirava la sua anima.

Quale fu dunque la sua patria? Non ebbe patria, ma nacque in un villaggio di una miserabile regione che non godette mai di alcuna stima. Gli scribi disprezzano infatti la Galilea dicendo: “Investiga bene e vedrai che non sorge profeta dalla Galilea”2. E un niente la considera anche colui che venne chiamato “un vero israelita”, col dire: “da Nazareth può venire qualcosa di buono?”3. Il suo paese natale non era quindi una località rinomata di quella regione. Ed egli non apparteneva nemmeno ad una casata nobile di quel paesetto, essendo suo padre un povero pescatore; anzi, talmente povero, da non poter insegnare ai propri figli se non il suo stesso mestiere. Voi sapete certamente che nessun artigiano desidera lasciare al proprio figlio in eredità il suo mestiere, a meno che non sia costretto a ciò dall’estrema povertà, specialmente se si tratta di un mestiere disprezzato. Per altro, nessuno è più povero dei pescatori, nessuno è più disprezzato, più rozzo ed ignorante; e tuttavia anche tra di essi c’è chi sta meglio e chi sta peggio. Il nostro apostolo, per la verità, apparteneva all’infima categoria, perché non pescava in mare o in un lago, ma in un minuscolo stagno: e si trovava appunto colà, in compagnia del proprio padre e del fratello Giacomo intento, con loro, a rappezzare le reti (indizio questo di estrema povertà), allorché il Krestos lo chiamò. Da tutto ciò si può capire come egli fosse privo di ogni istruzione. Del resto, Luca conferma, nei suoi scritti, che Giovanni non era soltanto rozzo, ma anche ignorante4, ed a ragione. Colui infatti che era così povero da non poter frequentare mai il foro, né conversare con persone rispettabili, ma che aveva come unica occupazione la pesca e, se s’incontrava con qualcuno, si trattava di pescivendoli o di osti, in che cosa poteva distinguersi dagli animali? Non assomigliava forse addirittura ai pesci, nell’incapacità di parlare?

Tuttavia vediamo ora di quali argomenti parli e discuta questo pescatore, che abitava in riva ad uno stagno, in mezzo alle reti e ai pesci in Betsaida di Galilea, che era figlio di un povero pescatore, anzi poverissimo, che era rozzo e ignorante al massimo grado, che non frequentò mai scuole, né prima né dopo essere divenuto un seguace di Krestos. Parla forse di campi, di fiumi, della vendita dei pesci? Forse ci si aspetterebbe di udire da un pescatore cose di questo genere. Ma non temete: non è di queste cose che lo sentiremo parlare; ma soltanto di cose celesti e di cose che, fino ad allora, nessuno aveva mai saputo.

Egli ci proporrà verità così sublimi, delle regole di condotta così nobili e una così profonda filosofia, quale può possedere solo chi ha attinto agl’immensi tesori dello Spirito, proprio come se fosse disceso adesso dal cielo. Anzi, come ho già detto, è probabile che neppure tutti gli abitatori del paradiso sapessero prima queste cose. Tali verità erano forse alla portata, non dico della mente di un pescatore, ma di quella di un retore, di un sofista o di un filosofo? Potevano forse essere scoperte da chi aveva frequentato le lezioni dei sapienti più rinomati? No, assolutamente. Trascende infatti la capacità della mente umana il fare ragionamenti tanto profondi sulla natura incorruttibile ed infinitamente beata di Dio, ovvero sulle sostanze spirituali che vengono, nella gerarchia degli esseri, subito dopo Dio, ovvero sull’immortalità e la vita eterna, sulla resurrezione dei nostri corpi mortali, sulla punizione degli empi, sul giudizio finale, nel quale si dovrà rendere conto delle parole, delle opere e anche dei pensieri; sulla natura e il destino dell’umanità e dell’universo, su ciò che è veramente l’uomo, e ciò che crede di essere, mentre non è; su ciò che è vizio e su ciò che è virtù.

2. – Anche i filosofi appartenenti alle scuole di Platone e di Pitagora indagarono, in verità, su alcuni di questi problemi (gli altri filosofi non meritano neppure di essere menzionati, tanto ridicole furono le loro teorie). Quelli tra essi che furono più ammirati e che vennero considerati maestri insigni di questa disciplina, sono appunto i due capiscuola testé menzionati; essi scrissero diversi libri che trattavano della costituzione politica ideale e delle leggi; però in tutte queste cose si resero più ridicoli di fanciulli, perché sostennero che si dovevano mettere in comune tutte le donne, avvilirono la vita stessa e disconobbero la dignità del matrimonio: legiferarono circa altre cose in modo altrettanto ridicolo sciuparono tutta la loro vita dietro tali utopie. Quanto all’anima, elaborarono una dottrina ancora più assurda e offensiva per l’umana dignità, in quanto sostennero che le anime degli uomini si trasformano in mosche, zanzare, arbusti. Dissero poi che Dio stesso era un‘anima ed enunciarono parecchie altre assurdità. E non sono criticabili soltanto per questo: vorticose come le correnti dell’Euripo sono infatti le loro teorie. Come se venissero sballottati or qua or là dalle onde dell’Euripo, essi non restarono mai fermi nei loro enunciati, dimostrando così l’incertezza e l’incostanza del loro pensiero.

Non così si comporta questo pescatore, che espone tutte le sue dottrine come certe e, quasi posto su una salda roccia, non ha mai un momento di esitazione o di perplessità. Poiché fu fatto degno di entrare nei penetrali della reggia celeste, ed è il Signore stesso che parla in lui, egli non è soggetto a quei difetti, che sono propri della condizione umana. Quei filosofi invece, non diversamente da coloro che non si sognano neppure di essere ammessi alla reggia, ma devono restare fuori, mescolati alla folla che si aggira per le strade e per le piazze, nel tentativo di indagare con le sole forze della ragione sulle cose invisibili e ineffabili, caddero in errori gravissimi; inoltre, come se fossero ciechi o ubriachi, pur nello stesso errore si scagliarono gli uni contro gli altri con acrimonia; e non polemizzarono soltanto vicendevolmente, ma sottoposero a una continua revisione le stesse teorie proprie, fino al punto di apparire in aperta contraddizione con sé medesimi.

Ebbene, questo illetterato e ignorante, nativo di Betsaida, figlio di Zebedeo (anche se i Greci ridono di questi nomi ostici, io parlerò, ciò non dimeno, con non minore, anzi, con maggiore ardire di lui), quanto più barbara sembra la sua stirpe ad essi e lontana dalla civiltà greca, tanto più apparirà provata in maniera chiara e lampante la verità del nostro asserto. Infatti un barbaro e ignorante parla di cose che nessun uomo aveva mai conosciuto, e non soltanto ne parla, ma riesce convincerci della loro verità. Ora, se ne parlasse soltanto, sarebbe già un vero miracolo. Ma il fatto stesso che sia anche capace di convincere tutti i suoi ascoltatori, è una prova che le cose da lui dette sono ispirate da Dio. Chi dunque non ammirerà la virtù divina insita in lui? Ecco, come già dissi, quale è la maggiore prova che egli non trae da se medesimo le dottrine che espone. Questo barbaro, col Vangelo da lui scritto, conquistò tutto il mondo, mentre le sue spoglie mortali riposano in quell’Asia Minore, dove un tempo elaboravano le loro teorie i primi grandi maestri della filosofia greca. Da quel sepolcro glorioso egli terrorizza i demoni, rifulgendo in mezzo ai nemici, dissipando le loro tenebre, distruggendo la roccaforte dei demoni: la sua anima, invece, ha trovato il meritato riposo in quel luogo dove ben conveniva che volasse chi aveva agito così bene. Così che sono ormai estinte e distrutte le false teorie dei greci, mentre le verità da lui insegnate rifulgono ogni giorno di luce più splendida.

Da quando entrarono in scena questo e gli altri pescatori, le dottrine di Platone e di Pitagora, che prima sembravano avere il sopravvento su tutte le altre, sono state ridotte al silenzio, tanto che la maggior parte degli uomini che vivono oggi, ne ignorano perfino i nomi. Platone, come la storia ci ha tramandato, si recò presso principi illustri, dietro loro invito, ebbe molti amici e fece lunghi viaggi per mare, specialmente in Sicilia. Pitagora poi, andando in giro per la Magna Grecia, operò molti falsi prodigi. Quando infatti, come di lui si narra, parlò con i buoi, non poté certo farlo se non servendosi dell’arte degli incantesimi. Da ciò risulta chiaro che, nel parlare con esseri privi di intelletto, non arrecava certo alcun vantaggio agli uomini, anzi, faceva loro un gran danno. La natura umana era certamente più idonea a comprendere la filosofia; e ciò nonostante egli, grazie all’arte degli incantesimi, parlava con le aquile e con i buoi. Non già che riuscisse con ciò a trasformare esseri privi di ragione in creature ragionevoli – cosa impossibile all’uomo, - ma aveva l’abilità di ingannare gli sciocchi con le sue arti magiche. E con tali prodigi non insegnava certo una dottrina utile agli uomini: ma insegnava che era la stessa cosa mangiare delle fave o divorare le teste dei propri genitori; e dava ad intendere ai suoi discepoli che l’anima del loro maestro sarebbe trasmigrata ora in un arbusto, ora in una fanciulla, ora in un pesce. Non è forse un guadagno, per l’umanità, se dottrine siffatte siano definitivamente tramontate? Del resto ciò doveva avvenire necessariamente, in nome della stessa ragione. Ben diversa è stata la sorte delle dottrine predicate da quel rozzo e illetterato pescatore. Infatti i Siri, gli Egiziani, gli Indiani, i Persiani, gli Etiopi e innumerevoli altri popoli, dopo aver tradotto i suoi scritti nelle loro rispettive lingue, pur essendo barbari, hanno appreso a ragionare come filosofi.

3. – Non a caso dicevo dunque, dianzi, che tutto il mondo è stato il teatro di Giovanni. Egli infatti non trascurava i suoi simili per dedicarsi all’istruzione degli animali, cosa che sarebbe stata un’occupazione quanto mai vana e inutile e la più grande delle sciocchezze; ma, libero e immune da ogni insana passione, si adoprava con tutte le sue forze affinché tutta l’umanità imparasse qualcosa di veramente utile, che avesse la forza di elevarla dalla terra fino al cielo. Ecco perché non avvolse la sua dottrina di nebbia e di tenebre, come coloro che cercavano di rendere oscuri i loro perversi insegnamenti, esprimendosi in maniera confusa ed enigmatica. Le sue verità sono, al contrario, più splendenti dei raggi del sole, per questo appaiono chiare agli uomini di tutto il mondo. Egli non prescriveva cinque anni di continuo silenzio, come Pitagora, a chi voleva diventare suo discepolo, né insegnava in modo tale da sembrare che avesse intorno a lui delle pietre insensibili, e non sosteneva l’assurda teoria che l’essenza di tutte le cose possa essere definita per mezzo dei numeri; ma, ripudiando tutte le dottrine assurde e diaboliche come questa, si espresse in maniera tanto chiara e semplice, che tutti i suoi discorsi riescono perfettamente comprensibili, non solo agli uomini colti, ma anche a donnicciole e ragazzi privi d’istruzione. Tutte le generazioni che sono venute dopo di lui hanno confermato che tutto quanto aveva detto era vero e vantaggioso per le anime; infatti egli fu un centro di attrazione spirituale per l’intera umanità; inoltre, dopo che si sono fatte sentire le sue parole, la nostra vita è stata liberata dai mostruosi incubi che l’opprimevano. Ed è per questo che, tutte le volte che le ascoltiamo, intimamente scegliamo di dare piuttosto la vita, che rinnegare la fede che egli ci ha insegnato.

Da questo, dunque, e da tutto il resto, risulta chiaramente che non hanno origine umana, bensì divina e celeste, le verità che ci sono state insegnate, per il tramite di quell’anima prediletta da Dio. In lui non troveremo infatti parole altisonanti o ricercate, né sfoggio di un’eloquenza altrettanto fiorita e ampollosa, quanto vuota ed inutile (cose queste che sono lontane da ogni filosofia) ma una forza invincibile e divina e l’immensa potenza della verità e l’abbondanza di innumerevoli beni. Infatti, nella predicazione, la ricercatezza delle parole sarebbe superflua e va lasciata ai sofisti; anzi più che ai sofisti, a ragazzi incapaci di riflessione; tutti ricordiamo, a questo proposito, le pagine in cui Platone parla del suo maestro che dinanzi ai giudici, quasi vergognandosi della dialettica dei sofisti, - che era poi la sua arte, - disse che non avrebbero udito da lui parole ricercate e frasi di un’eleganza sopraffina, ma parole non studiate e improvvisate: “non è conveniente – diceva – che un uomo della mia età pronunzi, al cospetto di voi giudici, discorsi da ragazzo”. Considerate quanto sia ridicolo tutto ciò. Proprio lui che narrava come il suo maestro rifuggisse da quell’arte ignobile, indegna della filosofia e quasi gioco da ragazzi, si dedicò ad essa con gran foga. A tal punto quei filosofi erano dominati dall’ambizione. Del resto, niente di Platone, oltre a questo, sembra essere degno di ammirazione. Se tu scoperchiassi i sepolcri imbiancati al di fuori, li vedresti pieni di fetido marciume e di ossa disfatte; così, se spoglierai le dottrine dei filosofi dell’elegante e fiorita veste letteraria con cui vengono presentate, le vedrai piene di errori riprovevoli; e ciò specialmente quando formulano teorie sull’anima, poiché, volendo onorarla troppo, arrivano spesso fino alla bestemmia. Ecco dov’è il tranello del diavolo, nello spingere al di là dei limiti entro cui ciascuno dovrebbe mantenersi, in modo da trascinare poi gli uomini negli opposti estremi di dottrine perverse. Così Pitagora, ora dice che l’anima deriva dalla stessa sostanza di Dio; un’altra volta, dopo averla esaltata empiamente ed oltre ogni misura, l’avvilisce esagerando in senso opposto, sostenendo cioè che essa può trasmigrare nei porci, negli asini e in organismi ancora più bassi.

Ma basti ormai quanto abbiamo detto su questo argomento; anzi, ne abbiamo parlato sin troppo. Se si potesse infatti apprendere da essi qualcosa di edificante, sarebbe stato bene trattarne più diffusamente. Ma se dobbiamo invece parlarne soltanto per mettere in evidenza la loro bassezza, ciò che ne abbiamo detto è più che sufficiente. Perciò, messe da parte le elucubrazioni dei filosofi, accingiamoci a trattare finalmente delle verità celesti, che ci sono state rivelate dalla lingua di questo pescatore, ma che recano in sé il suggello delle cose soprannaturali e sovrumane. Orsù, dunque, esponiamo queste sante parole che, come vi ho esortato a fare all’inizio e ora vi ripeto, vanno ascoltate con la massima attenzione.

Con quali parole dunque esordisce l’evangelista? “In principio – egli dice – era il Verbo” e il Verbo era presso Dio. Non notate la risolutezza e il tono deciso con cui sono pronunziate queste parole? Non notate come la sua maniera di esprimersi non sia quella di chi è nel dubbio o va facendo congetture, ma di chi è fermamente convinto di quello che dice? Infatti, il vero maestro non deve dimostrare incertezze nella materia che insegna. Se qualcuno pretende di istruire gli altri e poi abbia bisogno di un altro che sia in grado di confermare quanto dice, costui non merita di essere annoverato tra i dottori, ma tra i discepoli.

Ma qualcuno potrebbe chiedermi: perché egli omette la prima causa e ci parla subito della seconda? A costui risponderemo, dicendo che rifiutiamo che qui si stia trattando di prima e di seconda; la divinità è infatti al di sopra del numero e della successione temporale. Respinte, dunque, queste concezioni, proclamiamo che il Padre non procede da alcuno e che il Figlio è nato dal Padre.

(segue nella prossima newsletter)

1 Gv. 1, 1;
2 Gv. 7, 52;
3 Gv. 1, 46;
4 Cf, Atti 4, 13.

Sempre vostro,
Ghebre Sellassie


frame

top

ALL MAN ACTS
Brevi Cronache Sommarie del Regno del Figlio dell’Uomo


Agosto 1965, anno 1957 del calendario etiopico e 73.mo della Nascita di S. M. I. Hayle Selassie I.

1 agosto – A conclusione della visita di Stato di S. M. l’Imperatore allo Zambia e dei colloqui con S. E. il presidente Kenneth Kaunda, in un comunicato congiunto i due capi di stato si appellano alle forze in contrasto nel Vietnam affinché depongano le armi e risolvano la vertenza mediante negoziati pacifici. I due statisti, inoltre, concordano nell’affermare che il Regno Unito sarà considerato responsabile dell’eventuale dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte della minoranza bianca al governo in Rhodesia e confermano il loro pieno appoggio all’OUA.

2 agosto – Il Sovrano lascia lo Zambia e raggiunge in aereo Blantyre, dove comincia una visita di Stato al Malawi. Lo ricevono all’aeroporto Sir Giyn Jones, governatore generale del Malawi, e l’on. Hastings Banda, Primo ministro. La popolazione offre al Sovrano etiopico un’accoglienza calorosissima. – Il vice ministro delle Informazioni del Governo imperiale etiopico, S. E. il dr. Menassie Haile, denuncia nella capitale una violazione degli accordi di Kartum da parte della Somalia. – Comincia al Palazzo Africa, con la lettura di un messaggio inviato da S.M. l’Imperatore, la quattordicesima assemblea generale della Conferenza mondiale delle organizzazioni degli insegnanti. Vi partecipano delegati e osservatori da 70 paesi e di 15 organizzazioni internazionali. – Termina la visita di S. E. il Sayed Saleh Mohamed Taher, governatore di Cassala, ad Asmara. L’ospite parte per Cassale dall’aeroporto internazionale Yohannes IV, salutato con cordialità da S. A. il Degiasmac Asrate Cassa e da altre alte autorità etiopiche.

3 agosto – Nel corso della visita al Malawi, viene conferita a S. M. l’Imperatore la cittadinanza onoraria della capitale Blantyre. Parlando in questa circostanza il Sovrano afferma che la cooperazione fra paesi africani deve essere il fondamento dell’OUA. Nella stessa capitale il sindaco di Blantyre definisce S. M. l’Imperatore il simbolo dell’unità africana.

4 agosto
– Tornando in patria, al termine della visita al Malawi, S. M. l’Imperatore si ferma a Nairobi per una breve visita privata, nel corso della quale ha uno scambio di vedute con il presidente Jomo Kenyatta del Kenya, che lo riceve all’aeroporto. – Nella capitale alcuni esperti jugoslavi si pronunciano a favore della costruzione di una linea ferroviaria fra Addis Abeba e Assab.

5 agosto – S. M. l’Imperatore, concluse le sue visite a paesi amici, arriva a Dire daua, dove viene ricevuto da S. A.I. il Principe Ereditario Merid Asmac Asfa Uossen, da altri membri della Famiglia Imperiale, dai ministri e da una grande folla di cittadini. Subito dopo il Sovrano dichiara che le visite compiute sono servite a rafforzare le relazioni fra l’Etiopia e i paesi visitati, nonché a far progredire l’ideale dell’unità africana.

8 agosto – Il Sovrano, rimasto a Dire Daua, visita il nuovo reparto del locale cotonificio. – Al Palazzo Africa si conclude la conferenza della Confederazione mondiale degli insegnanti.

10 agosto
– A Dire Daua S. M. l’Imperatore visita la nuova sede dell’I.B.T.E., per la cui erezione sono stati spesi 125.000 dollari.

12 agosto – L’Ethiopian Textile Factory di Dire Daua viene minuziosamente visitata da S. M. l’Imperatore.

16 agosto – La Fondazione del Premio Haile Selassie I rende noti i nomi dei vincitori dei premi per il 1965. Il prof. Wolf Leslau vince il premio internazionale per gli studi etiopici; S. E. il Balambaras Mahteme Sellassie Uoldemeschel quello nazionale per la letteratura amarica; la Manifattura Sacchi di Asmara quello per le attività umanitarie e il pittore Ghebrecristos Desta quello per le belle arti. Contemporaneamente l’Università Haile Selassie I annuncia che la terza conferenza internazionale di studi etiopici si svolgerà ad Addis Abeba dal 3 al 7 aprile 1966.

18 agosto – S. M. l’Imperatore visita l’ospedale di Dire Daua e le installazioni militari della Terza Divisione. – Il primo incaricato d’affari cileno in Etiopia, Hernan Sanchez, presenta le credenziali a S. E. Ato Ketema Yifru e rende noto di aver già fissato la sede dell’Ambasciata del Cile nel nuovo Palazzo della Fondazione Haile Selassie I.

19 agosto – Al Palazzo imperiale di Dire Daua S. M. l’Imperatore riceve in udienza S. E. Abdel Aziz Bouteflica, ministro degli Esteri dell’Algeria. Il colloquio dura un’ora. S. E. Bouteflica consegna al Sovrano un messaggio di S. E. il colonnello Hourari Boumedienne. Durante l’udienza viene espresso il desiderio reciproco di rafforzare ancora le fraterne relazioni fra i due paesi, di incoraggiare gli scambi e di consolidare l’OUA. – Nella stessa giornata il Sovrano riceve in udienza gli anziani e i notabili dell’Ogaden.

21 agosto – S. M. l’Imperatore si porta a Kulubi per visitare la nuova scuola del monastero di San Gabriele, realizzata con la spesa di 90.000 dollari, e fa poi ritorno a Dire Daua.

23 agosto – Conclusa la sua visita di due settimane alla regione hararina S. M. l’Imperatore rientra nella capitale e viene accolto festosamente da tutta la popolazione schierata lungo le strade.

26 agosto - S. M. l’Imperatore riceve i membri dell’equipaggio dell’aereo con il quale ha visitato lo Zambia, il Malawi e il Kenya e porge loro dei doni ricordo. – La Croce Rossa etiopica dona 2.000 dollari a favore delle vittime della guerra del Vietnam.

27 agosto
– Il Ministero degli Affari Esteri del Governo imperiale etiopico annuncia il riconoscimento da parte dell’Etiopia dell’indipendenza e della sovranità del nuovo Stato di Singapore. – Al teatro Haile Selassie I di Addis Abeba S. M. l’Imperatore presenzia alla prima del film in lingua amarica intitolato “Hirut” e prodotto dalla National Film e Publicity Co.

28 agosto
– S.M. l’Imperatore visita il Municipio di Addis Abeba, dove S. E. il Kantiba Zeudie Ghebrehiuot gli illustra il nuovo piano di toponomastica e altri piani di modernizzazione della città.

30 agosto – Il Sovrano visita la tipografia Berhanena Selam di Addis Abeba, che recentemente è stata dotata di nuove macchine. La tipografia è in grado ora di stampare 30.000 copie di un giornale a sedici pagine in un’ora. L’edificio che la ospita è costato 2.500.000 dollari, le nuove macchine 3.000.000 di dollari. – In applicazione dell’accordo con il Sudan, il Ministero degli Interni etiopico rende noto ai rifugiati politici sudanesi che essi potranno restare in Etiopia soltanto se non si impegneranno in attività sovversive o in propaganda contro il Sudan, senza trafficare o possedere armi e munizioni, comunicando tempestivamente alle autorità etiopiche qualsiasi cambio di indirizzo o partenza. In caso contrario sono previste severe punizioni.

31 agosto – Al Palazzo del Giubileo S. M. l’Imperatore riceve, in visita di congedo, S. E. Georges Cassiers, ambasciatore del Belgio, in procinto di rientrare in patria. – Viene inaugurato in Asmara da Ato Becchele Haile, vice sindaco della città, il quale nella circostanza rappresenta S. A. il Degiasmac Asrate Cassa, un seminario internazionale di meteorologia e il controllo delle locuste organizzato dalla FAO in collaborazione con l’Organizzazione meteorologica mondiale. Partecipano al convegno delegati e osservatori di venti paesi, in prevalenza africani.

Ghebre Sellassie

frame

top

Report: Celebrazioni per il 122° Anniversario della
Nascita di S.M.I. Haile Selassie I




Benedizioni in Sua Maestà Imperiale Haile Selassie I.
Come ogni anno la Federazione ha organizzato le Celebrazioni per l'anniversario di nascita di Sua Maestà Imperiale, che si sono tenute in provincia di Belluno nei giorni del 22, 23 e 24 Luglio.
Nonostante l'assenza fisica di alcuni membri che sono sempre stati presenti nel corso degli anni per questo avvenimento, siamo stati più che felici di poter accogliere nuovi fratelli, che si sono uniti ad I&I per celebrare al meglio questo giorno e di constatare con sempre maggiore gioia la numerosissima presenza di bambini.

Il 22 - come di consueto - è stato il giorno degli arrivi per i più ed è ovviamente sfociato in diversi confronti e reasoning tra chi si rivedeva dopo mesi di distanza e chi conosceva per la prima volta altri fratelli e sorelle da tutte le parti d'Italia.

La giornata del 23 è stata ovviamente incentrata sulle Celebrazioni che si sono tenute dal pomeriggio fino a sera scandite da Canti Nyabinghi, letture di passi Biblici e Discorsi di Sua Maestà Imperiale. Un ringraziamento dovuto va al nostro Cappellano Iyared Mihirete Selassie per la preparazione dei testi ed il coordinamento durante le Celebrazioni.
La serata è proseguita con la classica gioia ed unità che contraddistingue e caratterizza questo avvenimento.

Il giorno del 24 ha visto lo svolgersi dell'assemblea della Federazione. Sostanzialmente tutti i membri presenti delle Federazione, ed i fratelli e le sorelle che volessero partecipare, hanno la possibilità di esporre le proprie proposte, segnalazioni o domande all'assemblea stessa oltre a ricevere aggiornamenti ed informazioni su tutte le attività che la Federazione porta avanti in diversi campi. Il momento dei saluti è uno dei più difficili da affrontare, ma la gioia condivisa assieme consola ogni lontananza e ci proietta ancor prima al 2 Novembre per celebrare l'Incoronazione del Re dei re.

Un grande ringraziamento ai fratelli e le sorelle di Feltre per l'organizzazione dell'evento in ogni dettaglio e la sempre esemplare ed amorevole cura con cui hanno accolto tutti noi.

Che il Signore di Tsion ci custodisca e ci protegga nella Sua Luce e ci mantenga uniti per poter servirLo e lodarLo attraverso un solo corpo ed una sola voce!

Ogni Lode, Onore e Gloria a Sua Maestà Imperiale Qadamawi Haile Selassie ora e sempre.

Bro Gabriel

frame

top

Francobolli Imperiali: Educazione


Il primo Giugno1964 viene pubblicata la serie di francobolli intitolata “Educazione” per rappresentare il passato ed il presente dell'organizzazione educativa in Etiopia. La prima educazione etiope fu assegnata, come nella maggior parte del mondo antico, al clero della Chiesa Etiope.
Queste chiese-scuole servirono il paese per molti anni finché la loro importanza calò quando il sistema educativo moderno venne introdotto dal Governo. Tutto ciò ha portato ad un miglioramento del livello di alfabetizzazione.
Sua Maestà Imperiale Haile Selassie I, il quale è molto interessato a migliorare l'educazione nell'Impero, aiuta con generose donazioni e costanti supervisioni i progressi fatti in tutti i campi.


La serie si compone da un set di 5 francobolli dal colore marrone, verde, porpora, blu violaceo e viola ardesia rispettivamente dal valore di 5cent, 10 cent, 15 cent, 40 cent e 60 cent.


Prete Etiope insegna agli scolari.


Scolari in classe.


Insegnante con scolari adulti.


Studenti in laboratorio


Laureati in processione.

La grafica dei francobolli venne realizzata dall'artista etiope Alle Felege Selam.

Bro Gabriel

frame

top

Let food be your medicine...


Agosto ed il senso dell’estate

Nonostante la stagione piovosa ed insolita siamo giunti al mese di agosto, quando sono ormai lontani i ricordi di stivali pesanti e piumini imbottiti e presi dal caldo desideriamo invece soltanto che la sera arrivi per concederci un po’ di fresco che ci gustiamo magari in veranda o in giardino.

Abbiamo avuto giugno e luglio per abituarci al calore e al sole che regna sovrano, ormai il nostro corpo dovrebbe essere più o meno abituato ai (piacevoli) ritmi estivi. Infatti noi siamo ciò che viviamo, ciò di cui facciamo esperienza, ovvero i nostri contesti anche stagionali. Il corpo e la psiche corrono e si evolvono a seconda delle stagioni, ci lasciamo indietro i lenti ritmi invernali che ci spingono al piacere dello stare dentro casa, all’introspezione tipica dell’inverno e avvertiamo uno slancio verso l’esterno, verso l’espansione proprio come le piante ed i frutti che raggiungono il massimo delle loro potenzialità nello splendore e nella ricchezza nutritiva.

Questa è la stagione dell’apertura. Così come infatti apriamo le nostre finestre per lasciar entrare il fresco serale così il desiderio di vita all’aperto incoraggia anche la nostra percezione ad espandersi verso stati emotivi più estesi cercando di sintonizzarci con l’energia e la vibrazione propria dell’estate.. ovvero il calore e la luce del compimento. Il sole è così vicino, presente come non mai in questo periodo, lo sentiamo protagonista a volte forse difficile da gestire per chi deve lavorare all’aperto ma così piacevole e stimolante. Infatti esso sembra quasi accelerare e potenziare lo scorrere della vita in questo periodo, anche se i ritmi a volte si fanno più lenti a causa del caldo, il sole ci incoraggia.. ci sostiene e ci spinge con una carica di positività a cui pochi restano indifferenti. Infatti questa è la stagione dell’attività, del movimento esterno ed interno, della ricongiunzione e dell’interazione. Tutti segnali di equilibrio e piacevoli sintomi di benessere.

E’ la stagione dell’energia Yang, della luce e del caldo ed è rappresentata dall’elemento fuoco e dall’organo cuore che secondo la Medicina Tradizionale Cinese rappresenta l’imperatore, sovrano degli altri organi e dimora dei due sentimenti più positivi che l’essere umano possegga, ovvero l’amore e la gioia. E questi sentimenti proprio vanno ricercati e coltivati soprattutto in questa stagione che ci aiuta verso questo obiettivo, preparandoci infatti sin dalla primavera con il risveglio e l’azione rigeneratrice ora siamo pronti per avvicinarci sempre più a questa piacevole e nobile parte di noi e delle nostre vite che ci invita al miglioramento e all’espansione positiva verso la gioia. Non sto dicendo che durante l’inverno dobbiamo essere tristi, figuriamoci, ma che la stagione estiva può aiutarci a ricostruire un ambiente mentale ed emotivo consono alle nostre riflessioni di libertà, connessione, apertura, luminosità, ricerca della soddisfazione nella nostra vita. Così infatti come chi coltiva un orto fuori la sua porta di casa nelle sere d’estate rende grazie ammirando il raccolto del giorno e la generosità della stagione, così possiamo fare osservando le nostre vite ed i percorsi ed obiettivi che abbiamo portato avanti durante il periodo invernale per trarre le somme avvertendo soddisfazione per il compiuto e incoraggiamento a finire l’incompiuto.


L’estate è generosa e ci rigenera con il suo potere quasi primordiale. Rappresenta lo spazio ed il contesto universale in cui cresciamo e ci espandiamo, non a caso nel grembo materno siamo in una condizione di calore, il cuore regna e lavora molto più degli altri organi (avete mai sentito il cuore di un bimbo nel pancione della mamma quanto batte veloce?), viviamo il massimo dell’espansione perché stiamo crescendo, preparandoci alla vita per poi nascere.

L’inverno come abbiamo già trattato in queste rubriche, è l’esatto opposto dell’estate anche nelle sue caratteristiche sensoriali, energetiche e biologiche. Sono come i due estremi di un percorso, lo Yin e lo Yang, l’inverno è rappresentato dai reni, quindi dall’acqua, dallo scorrere verso il basso (l’opposto del calore che sale verso l’alto). L’inverno è radice, seme, mentre l’estate è fiore e poi frutto. I reni sono associati al subconscio, forza primaria della natura, interna e non necessariamente manifesta.. mentre l’estate è l’essere pienamente svegli, l’apertura, l’espressione ed il consolidamento di saggezza e compassionevole misericordia legata all’empatia. Un’occasione che la natura ci offre per ricongiungerci ad essa, noi stessi, agli altri e soprattutto al Divino. Il cuore infatti e la sua energia, l’amore, sono i responsabili dello stato mentale sveglio, benevolente, connesso con lo spirito e ricercatore della pienezza, responsabile per la maturazione, la crescita e la comprensione. Il cuore spinge e pompa il sangue attraverso il corpo e fortifica la mente ed il pensiero così come lo stato emotivo, sensazioni, emozioni e sentimenti sono infatti strettamente legati allo stato mentale che in noi provoca la maggiore o minore presenza di amore e di calore che avvertiamo verso di noi, il Creato e i nostri fratelli e sorelle.


Quegli stessi sentimenti spirituali che ci connettono con il resto dell’universo e ci concedono la capacità di sensazioni, emozioni, pensiero, percezione, capacità comunicativa, espressione, linguaggio e memoria. Ciò che l’inverno percepisce e riceve tramite i sensi interni, il cuore e l’estate esprimono attraverso la comunicazione, la voce, il calore, la luce, il colore della pelle. E’ il momento per ricercare il sorriso e la positività della gioia della vita pulsante, della bellezza del Creato e di noi stessi, figli di Progenitori creati in condizioni ‘d’estate’, tra abbondanza di frutti e luce radiante. E’ un invito ad esercitarci alla pratica del benessere e del bene verso noi stessi e gli altri perseguendo la calma e la rigenerazione che sono essenziali per la salute del cuore, proprio come la calma e la rilassatezza sono così importanti per il nostro contatto con il Padre Creatore perché condizioni ideali per l’ascolto e la comunione con Lui, lontani dalle ansie e paure e affidati totalmente invece alla Sua volontà e protezione capaci di assaporare ed adorare la Sua Gloria.

Ecco perché in estate bisogna calibrare gli sforzi e i dispendi energetici, perché si rischia di affaticare il cuore che necessita di equilibrio e riposo per funzionare in armonia con il resto del corpo. Se questi elementi vengono a mancare allora avremo tensione, agitazione, distrazione, sonno disturbato, pensieri difficili, confusione.. tutti elementi che ci allontanano da quello stato mentale ed emotivo fatto di chiarezza, attenzione, buona memoria, contatto con la realtà, pace e senso di controllo delle situazioni, così importante e necessario per il nostro vivere bene.


Quindi ecco che anche delle buone e serene vacanze possono aiutarci a ricongiungerci con il nostro corpo ed il nostro spirito, momenti di stacco dalle attività abitudinarie dedicati a noi stessi o alle nostre famiglie, all’aria aperta a contatto con la natura e con ritmi biologici più rilassati e meno rigidi rispetto al resto dell’anno dedicandoci magari ad attività piacevoli che ci provocano in noi un sano e positivo senso di presente e consapevole intrattenimento come passeggiare,giocare, nuotare, viaggiare.

Un momento di contatto, ricerca e ricarica. Un’ esperienza di crescita e consolidamento, di gioia e leggerezza di spirito che nonostante i vari tumulti della vita possiamo sempre assaporare e fare nostri come delle ricchezze inestimabili che ci accompagnano verso una vita migliore. Tutto questo nella stagione del fuoco, del cuore, dell’Imperatore.

Bro Julio


frame

top

farivision

farivision

frame