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Newsletter Ottobre 2014


Benedizioni, pace e grazia su di voi, amati fratelli e sorelle, affezionati lettori e affezionate lettrici, nel Nome Santo e Prezioso dell’Uno e Trino, Dio di Gloria, Padre, Salvatore e Re Nostro, l’Imperatore d’Etiopia Haile Selassie I;
ci avviciniamo giorno dopo giorno alle celebrazioni per l’84° Anniversario della Santa Incoronazione delle Loro Maestà Imperiali, che quest’anno si svolgeranno per la prima volta nel territorio molisano, e con cuore pieno di tremore e gioia e gratitudine per la notizia e nell’attesa di ritrovarvi, intanto vi salutiamo e diamo il benvenuto sulle pagine di questo nuovo numero, l’undicesimo di quest’anno, della newsletter F.A.R.I.

Dobbiamo confessarvi che questo mese è stato un mese intenso, tra le ultime cose torniamo da una fine settimana trascorso in una vibe potente e altrettanto semplice e familiare, e per questo preziosa, in quel di Pescara, dove il 3 ottobre scorso c’è stata la prima data del tour Ital Lions del nostro fratello Dan I con Fikir Amlak, rastaman losangelino che sta collaborando con il sound feltrino; intanto il lavoro della newsletter continua e si fa sempre più denso e impegnativo, e le pagine che seguono lo testimoniano.
Vogliamo dunque ringraziare i fratelli e le sorelle che, con dedizione e pazienza, partecipano alla stesura di questa umile opera, che nelle nostre intenzioni e nelle nostre preghiere speriamo possa essere un utile supporto alla livity quotidiana di ognuno, fornendo stimoli e spunti di riflessione capaci, mese per mese, di darci la giusta carica ed energia per rimanere focalizzati e concentrati sul bene e sulle opere di bene, nonostante le tribolazioni e gli ostacoli che babylon ci impone e oppone. Siamo lieti nel realizzare che questo numero è, come i precedenti, sempre ugualmente colmo e ricco di contenuti, e di questo siamo grati.

Il numero che ci si prospetta sarà impegnativo, e dunque non vogliamo dilungarci troppo; lasciateci ricordare che all’indirizzo publicrelations@ras-tafari.com o tramite la pagina del sito www.ras-tafari.com/indice-newsletter è possibile richiedere, leggere e consultare i numeri delle newsletter precedenti, e allo stesso indirizzo mail richiedere informazioni, inviare feedback e commenti - che ogni volta ci aiutano a svolgere un lavoro migliore - oppure proposte e contributi.

Partiamo dunque con la presentazione degli articoli che riempiranno le seguenti pagine: come di consueto, apriamo la nostra con le benedizioni e le meditazioni che la Parola del Re dei re ci suggerisce, e con gli insegnamenti che con il Suo Testamento impartisce.
Nella sezione dedicata ai discorsi dell’Imperatore, vi presentiamo, in traduzione, uno dei pronunciamenti del nostro Sovrano.
Si tratta del discorso estratto dai Selected Speeches, dell’ottobre 1957, in occasione del conferimento di diplomi per la laurea infermieristica, che il Re rivolge alle future operatrici dell’ospedale che portava il nome della sua defunta figlia, principessa Tsahai Haile Selassie: nelle sue parole, l’ammirazione e la stima per una professione umile e preziosa, che necessita formazione e istruzione in ugual misura, commiste ad una profonda abnegazione e altruismo. Tutte doti che purtroppo, troppo spesso, oggi, anche in tante realtà a noi circostanti, scarseggiano.

Proseguendo, e rimanendo al seguito dello svolgimento della vita dell’Impero, considerando le migliorie e i progressi apportati da Sua Maestà durante il Suo Regno alla vita culturale, sociale, politica, economica, e anche giurisprudenziale, vi proponiamo, nella traduzione a quattro mani della sis Tseghe e di Ras Isi, il secondo capitolo della Costituzione Riveduta dell’Impero Etiopico, promulgata nel 1955; in questo numero, gli articoli dal 26 al 36 riguardanti “Poteri e Prerogative dell’Imperatore”.

A chiudere la sezione dedicata alla vita dell’Etiopia nell’epoca del Governo Imperiale di Sua Maestà, il solito appuntamento con il diario di viaggio, secondo contributo inviatoci dal fratello Ras Isi, che ci permetterà di seguire il Re dei re negli spostamenti e nell’adempimento dei compiti e doveri connessi al Suo Ruolo. In questo numero, l’AllManActs relativo al mese di ottobre del 1966, 74mo anno dalla nascita dell’Imperatore, grazie al quale potremo, tra le altre cose, cogliere una volta di più la statura e la grandezza della Sua figura, che manifesta regalità e dignità nelle piccole cose come nei grandi appuntamenti con la Storia.

Terminata questa prima sezione della nostra, voltiamo pagina, aprendo lo spazio dedicato alle rubriche: la prima è quella relativa agli insegnamenti dei Padri della Chiesa, che abbiamo inaugurato su queste pagine qualche mese fa; ecco a voi il terzo articolo inviatoci dal nostro Presidente, il “Discorso Terzo” del Commento al Vangelo di San Giovanni del Padre Yohannes Afeworq.

Nel dettaglio, questa prima parte del discorso, che potremo continuare a leggere nell’appuntamento mensile con la rubrica sulla patristica del mese di novembre, è dedicata all’esegesi del Verbo, consustanziale al Padre ed esistente da sempre presso di Lui. Vi lasciamo a questa lettura edificante, e continuiamo, dando il benvenuto al fratello Emanuele, che ci ha inviato il suo primo contributo che amplia questa nostra opera: si tratta del report delle Celebrazioni per la Festa del Meskel, svoltesi a Torino nella Chiesa Debre Selam Medhane Alem, in cui la comunità dei nostri fratelli etiopi del luogo si riunisce.
Ringraziamo il fratello per le vibes e per le parole con cui ha condiviso con noi l’esperienza di questa giornata, di cui avevamo parlato e che avevamo cercato di approfondire, nelle nostre possibilità, nel numero passato della newsletter. Anche l’oceano si è formato goccia dopo goccia, e noi crediamo che ogni piccolo contributo valga a formare e impreziosire il tutto.

Procediamo adesso ancora oltre senza indugi; avviandoci alla conclusione di questo editoriale, e di questa umile opera che F.A.R.I. produce mese per mese, arriviamo al momento consueto in cui dobbiamo fare sosta nei due corner in cui ci attendono i nostri fratelli Ras Gabriel e Ras Julio:
nella sua rubrica, costante di questa newsletter, sugli ordini prima, e poi sulle stampe e i francobolli imperiali, il bro Gabriel ci presenta il proseguimento della serie che trovammo nel numero scorso intitolata “Great Ethiopian Leaders” part. II;
a conclusione, ultimo ma non per importanza di certo, l’angolo Ital del nostro fratello Ras Julio il quale, come da tre mesi ormai, ci sottopone una meditazione e una riflessione interessante mirata al miglioramento delle nostre abitudini, alimentari ma non solo, ad una maggiore consapevolezza dei nostri cibi e anche della situazione inerente al nostro territorio, da cui essi provengono, per il benessere e l’equilibrio psico-fisico-spirituale di InI.
Ecco a voi dunque la rubrica “Let medicine be your food”.

Prima di congedarci definitivamente e lasciare spazio agli interessanti articoli prodotti dalla redazione anche questo mese, che finora vi abbiamo presentato, lasciateci ricordare che, come anticipato, e come molti avranno avuto modo di vedere dall’invito ricevuto in mail, anche quest’anno, in occasione del 84° Anniversario per l’Incoronazione delle Loro Maestà Imperiali d’Etiopia, la Federazione sta provvedendo all’organizzazione per le Celebrazioni.
Questa volta, a differenza degli anni passati in cui abbiamo celebrato a Roma, ci riuniremo nelle colline molisane, in una struttura chiamata “Stella Vitae” a Guardiaregia, a pochi chilometri da Campobasso. I fratelli e le sorelle del posto stanno lavorando affinchè l’arrivo e la permanenza di tutti siano comodi, degni e accoglienti, così da poter celebrare in unità di spirito e proposito questa data fondamentale del calendario Rastafari. Rimaniamo a disposizione per comunicazioni e informazioni, qualora qualcuno ne necessitasse, e invitiamo tutti coloro i quali sono intenzionati a partecipare al gathering a comunicarlo in Segreteria o ai fratelli preposti all’organizzazione nel più breve tempo possibile, per facilitare e agevolare la preparazione e lo svolgimento delle attività.

Ringraziandovi per la pazienza e l’attenzione, ringraziamo il Signore Onnipotente, Dio e Re dei Cieli e della Terra, che si è assiso alla Destra del Padre nei Cieli, e ora siede anche sul Trono di Davide nella Gloria per regnare il mondo con rettitudine e giustizia, fondamenta del Suo Regno. Possa la Sua benevolenza coprirci e accompagnarci sempre, possano le nostre meditazioni e le nostre parole e le nostre opere essere minimamente degne del Suo Sguardo, e possa la Sua protezione garantirci contro l’iniquità e la malvagità.
La Sua pace e la Sua grazia siano su InI, sulle nostre case, sui nostri figli e sui nostri anziani.

Un saluto di amore, buona lettura e alla prossima.

Kibir-le Negus Amlak Qadamawi Haile Selassie.

Viktor Tebebe

SALMO

Alleluia.
Anima mia, loda Egziabher.
Io loderò Egziabher finché vivrò,
salmeggerò al mio Amlak, finché esisterò.
Non confidate nei prìncipi, né in alcun figlio d'uomo, che non può salvare.
Il suo fiato se ne va, ed egli ritorna alla sua terra;
in quel giorno periscono i suoi progetti.
Beato colui che ha per aiuto il Dio di Giacobbe
e la cui speranza è in Egziabher, suo Dio,
che ha fatto il cielo e la terra,
il mare e tutto ciò ch'è in essi;
che mantiene la fedeltà in eterno,
che rende giustizia agli oppressi,
che dà il cibo agli affamati.
Egziabher libera i prigionieri,
Egziabher apre gli occhi ai ciechi,
Egziabher rialza gli oppressi,
Egziabher ama i giusti,
Egziabher protegge i forestieri,
sostenta l'orfano e la vedova,
ma sconvolge la via degli empi.
Egziabher regna per sempre;
il tuo Dio, Sion, regna per ogni età.
Alleluia.





Sommario:

Formazione degli infermieri

Costituzione Riveduta d’Etiopia

ALL MAN ACTS

Commento al Vangelo di San Giovanni

Report: Festa della Croce

Francobolli Imperiali:
Grandi Regnanti Etiopi II


Let food be your medicine...


Formazione degli infermieri


Non c'è nulla, che tende così facilmente ad indurre nel Nostro cuore sentimenti di gioia e conforto, come vedere i giovani della Nostra terra crescere e maturare attraverso l'educazione, in qualunque ambito possa essere. Tutta la conoscenza che può essere estratta dalla sorgente dell’educazione, contribuisce non solo al benessere del genere umano ed alla realizzazione di opere umanitarie, ma è anche un vero e proprio pilastro che sostiene la libertà della terra. E ' (a partire) dalla forza delle conoscenze acquisite dall’istruzione che l'uomo sviluppa le sue idee e che porta le sue fatiche verso il successo.

Scegliendo come vostro ambito la vocazione infermieristica – il prendersi cura degli infermi ed il tendere verso di loro - avete compiuto una scelta nobile, perché è una delle professioni veramente umanitarie. Tuttavia, non sarà sempre negli ospedali dotati di tutti i comfort che svolgerete i vostri compiti scelti; dovrete andare in tutti i tipi di luoghi in cui fatica e difficoltà vi aspettano. La vostra formazione e la vostra professione fanno incombere questo su di voi. Ma quanto grande è veramente questa cosa, di essere in grado di aiutare i vostri simili, torturati dal dolore e turbati dalla malattia - per portare riposo e sollievo al corpo e all'anima similmente! La vostra consapevolezza di questo può essere limitata, ma il paziente che riceve le vostre cure saprà sicuramente percepirlo ed apprezzarlo profondamente.

Detto questo, diventa necessario per Noi ripetervi oggi le parole di consiglio che abbiamo pronunciato nel 1956, alle vostre sorelle infermiere, nell’occasione in cui loro hanno similmente ricevuto dalle Nostre mani i loro certificati di laurea: "La vostra professione richiede disciplina - la disciplina dello studio e della devozione all’ obbedienza e al dovere, la disciplina dell’ autocontrollo e della pulizia, e la disciplina di devozione all’apprendimento che dura tutta la vita, dal momento che la conoscenza non conosce limiti. Se prenderete queste discipline fondamentali come i vostri principi guida, il vostro lavoro mostrerà le più alte qualità. “Dovete essere infermieri non solo nel nome, ma proprio negli obblighi di quella nobile vocazione.”

Stiamo gettando oggi la prima pietra di un ramo che - sovvenzionato da un fondo Etiope e Svedese in maniera congiunta - sarà, in relazione a questo ospedale, la cura per la salute delle gestanti e dei neonati. Siamo davvero lieti che in aggiunta alle sue altre funzioni questo stabilimento fornirà formazione per la professione infermieristica. Confidiamo che la Scuola si rivelerà fruttuosa nel fornire un adeguato numero di infermieri.

La nostra amata figlia, la principessa Tsahai Haile Selassie, che è stato recisa nel fiore della sua giovinezza, completò la sua formazione come infermiera. Seguendo l’esempio di Florence Nightingale, ha ricercato non la sua comodità e piacere, ma si è sacrificata al servizio dei malati e dei sofferenti. Con sincera devozione e compassione, si è dedicata al compito di soccorrere e confortare i malati; Voi che lavorate o che imparate in questo Ospedale che porta il suo nome dovreste avere il suo esempio inciso sui cuori e le menti!

17 ottobre 1957

"Selected Speeches of H.I.M. Haile Selassie I", pp- 49-50

Sis Tseghe Selassie

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Costituzione Riveduta d’Etiopia Come promulgata da Sua Maestà Imperiale Haile Sellassie I


Capitolo II
(segue dalla newsletter di settembre 2014)

I POTERI E LE PREROGATIVE DELL'IMPERATORE

Articolo 26

La Sovranità dell'Impero spetta all'Imperatore e la suprema autorità su tutti gli affari dell'Impero è da Lui esercitata come Capo di Stato, nelle modalità previste dalla presente Costituzione.

Articolo 27

L'Imperatore stabilisce l'organizzazione, i poteri e doveri di tutti i Ministri, dei dipartimenti esecutivi e dell'amministrazione del Governo e nomina, promuove, trasferisce, sospende e revoca gli ufficiali degli stessi.

Articolo 28

L'Imperatore designa i Sindaci dei Comuni di cui all'articolo 129 della presente Costituzione da tre candidati presentati in ogni caso dallo stesso Consiglio Comunale.

Articolo 29

L'Imperatore si riserva il diritto, con il consiglio e consenso del Parlamento, di dichiarare guerra. Si riserva inoltre il diritto di decidere quali forze armate devono essere mantenute sia in tempo di pace che di guerra. Come Comandante-Capo delle Forze Armate, ha il diritto di organizzare e comandare le suddette Forze; di assoldare e conferire rango militare agli ufficiali delle suddette Forze; di promuovere, trasferire, licenziare qualsiasi ufficiale su menzionato. Ha inoltre, il diritto di dichiarare lo stato d'assedio, la legge marziale o un'emergenza nazionale, e di adottare queste misure in quanto necessarie per far fronte ad una minaccia alla difesa o all'integrità dell'Impero e di assicurarne la difesa ed integrità.

Articolo 30

L'Imperatore esercita la direzione suprema delle relazioni estere dell'Impero. L'Imperatore riconosce ufficialmente e riceve gli Ambasciatori, i Ministri e le Missioni; solo Lui ha il diritto di risolvere le controversie con le potenze straniere attraverso un'ordinanza ed altri mezzi pacifici e di provvedere alla realizzazione dei fini di sicurezza e difesa comune. Solo Lui ha il diritto di ratificare, a nome dell'Etiopia, trattati ed altri accordi internazionali, e di determinare quali trattati ed accordi internazionali devono essere soggetti a ratificazione prima di diventare vincolanti per l'Impero. Tuttavia, tutti i trattati di pace e gli accordi internazionali che comportano una modifica del territorio dell'Impero o della sovranità o giurisdizione su qualsiasi parte di questo territorio, o che richiedono un onere personale ai cittadini Etiopi, o che modificano la legislazione esistente, o che richiedono l'uso di fondi statali, o che riguardano prestiti o monopoli devono, prima di diventare vincolanti per l'Impero, e di conseguenza per i suoi abitanti, essere presentati al Parlamento e se entrambe le Camere del Parlamento daranno l'approvazione, in conformità con le disposizioni degli articoli 88-90 compresi nella presente Costituzione, solo allora saranno sottoposti all'Imperatore per la ratifica.

Articolo 31

(A) Solo l'Imperatore conferisce e revoca il titolo di Principe ed altri onori ed istituisce nuovi ordini.
(B) Senza il Suo permesso speciale, nessun cittadino Etiope e nessun cittadino straniero in qualsiasi servizio del Governo dell'Impero può accettare qualsivoglia onore, insigne di ordini, dignità o titolo di o da un governo straniero. La concessione di qualsiasi titolo, onore o ordine non esenta nessuno dai doveri comuni ed oneri dei cittadini, né implica alcuna ammissione preferenziale agli uffici dello Stato.
(C) I funzionari che sono liberati dagli incarichi con l'assicurazione del favore Imperiale, mantengono il titolo ed il grado d'ufficio che hanno adempiuto.
(D) (L'Imperatore) dispone anche concessioni da proprietà abbandonate o da proprietà in incameramento allo scopo di ricompensare il fedele servizio alla Corona.

Articolo 32

L'Imperatore ha il diritto di coniare, stampare ed emettere denaro.

Articolo 33

L'Imperatore ha il diritto di convocare le sessioni annuali delle Camere deliberative e di convocare le sessioni straordinarie delle stesse. All'apertura di ogni sessione delle Camere, Egli potrà presentare o far presentare un discorso dal Trono riguardante il programma legislativo da Lui raccomandato; Egli ha il diritto di posporre l'apertura di ogni sessione del Parlamento, di sospenderle per non più di trenta giorni e di prolungarle. Ha il diritto di sciogliere le Camere o una di esse con un Ordine, provvedendo allo stesso tempo, per la nomina di un nuovo Senato o l'elezione di una nuova Camera dei Deputati, od entrambi, a seconda dei casi, e per la convocazione delle Camere per una sessione entro quattro mesi dalla data dell'Ordine.

Articolo 34

In conformità con le disposizioni di cui agli Articoli 86, 88, 91 e 92 della presente Costituzione, l'Imperatore ha il diritto di iniziativa legislativa e di originare altre risoluzioni e di proclamare tutte le leggi, dopo che queste sono state approvate dal Parlamento.

Articolo 35

L'Imperatore ha il diritto ed il dovere di mantenere la giustizia attraverso i tribunali; ed il diritto di concedere indulti ed amnistie e di commutare sanzioni.

Articolo 36

L'Imperatore come Sovrano ha il dovere di prendere tutte le misure che potrebbero essere necessarie per assicurare, in ogni momento, la difesa ed integrità dell'Impero; la salvezza ed il benessere dei suoi abitanti, incluso il godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali riconosciute dalla presente Costituzione; e la protezione di tutti i Suoi sottoposti e dei loro diritti ed interessi all'estero. Fatte salve le altre disposizioni della presente Costituzione, Egli ha i diritti ed i poteri necessari per la realizzazione dei fini di cui al presente Articolo.

(continua nella prossima newsletter)

Bro Ghebre Sellassie / Sis Tseghe Selassie

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ALL MAN ACTS
Brevi Cronache Sommarie del Regno del Figlio dell’Uomo


Ottobre 1966, anno 1958 del calendario etiopico e 74.mo della Nascita di S. M. I. Hayle Selassie I.

1 ottobre
– Ad Akaki S. M. l’Imperatore inaugura un nuovo stabilimento etio-nipponico per la produzione di lamiere ondulate. La fabbrica è stata realizzata con un investimento di 2.500.000 dollari e si prevede che produrrà un milione di lamiere all’anno. Nel discorso inaugurale il Sovrano esprime soddisfazione per l’apertura di questa nuova fonte di lavoro e di benessere per il popolo etiopico.

3 ottobre – Al Municipio di Addis Abeba, con la lettura di un messaggio dell’Imperatore, inizia una conferenza internazionale sul tema “L’Africa e il mondo”, presieduta da Robert Gardiner, segretario della CEA. Nel suo messaggio il Sovrano esprime soddisfazione per l’iniziativa e sottolinea il contributo etiopico agli studenti africani, incoraggiati dal Premio Haile Selassie I. alla conferenza partecipano studiosi di tutto il mondo. – Nella stessa giornata al Palazzo Africa comincia un seminario internazionale sulla pianificazione del bilancio dei paesi africani. Vi partecipano delegati di 21 paesi.

4 ottobre
– S. M. l’Imperatore riceve al Palazzo del Giubileo le lettere credenziali dei nuovi ambasciatori in Etiopia della Costa d’Avorio, S. E. Honorè Polneau, di Israele, S. E. Chaim Ben David, e del Mali, S. E. Boubaker Kasse.

5 ottobre – Il Sovrano concede un’intervista ai giornalisti Colin Legum, dell’Observer di Londra, e Andrè Bianchet, della televisione francese. – i dirigenti della Confederazione etiopica delle unioni sindacali (CELU) vengono ricevuti al Vecchio Ghebbì e ringraziano l’Imperatore per il dono di 2.000 metri quadrati di terreno sul quale costruire la sede dell’organizzazione. Il Sovrano li esorta a lavorare con il massimo impegno per il benessere della classe lavoratrice. – Rientra da New York la delegazione etiopica che ha partecipato alla 21.ma assemblea generale delle Nazioni Unite.

6 ottobre – S. M. I. Haile Selassie I consegna al Palazzo Africa i premi Haile Selassie I ai vincitori Tzegai Ghebremedhin, Elaberet Estate, H. V. A. Ethiopia, Suor Gabrielle Cubitt, prof. Rodolfo E. G. Pichi-Sermolli, prof. Roland Oliver e dr. H. C. Pereira. Successivamente il Sovrano offre in onore dei premiati un sontuoso ricevimento. – In giornata l’Imperatore aveva ricevuto l’industriale indiano Kapil Mehan e il giornalista francese M. Chauvel del giornale “Le Figaro”.

7 ottobre – L’Imperatore parte da Addis Abeba e giunge nel Kuwait, ove inizia una serie di visite di Stato a paesi amici. Al suo arrivo viene ricevuto dall’Emiro Sheik Sabah Al Salem Al Sabah e dalla popolazione con grande calore. – Alla Camera di Commercio di Addis Abeba funzionari e imprenditori etiopici discutono con il prof. Antigone Donati, presidente dell’Istituto nazionale italiano per il commercio estero, i modi e i mezzi per equilibrare la bilancia commerciale fra i due paesi. L’Italia esporta in Etiopia merci per 67.454.000 dollari annui, mentre importa per soli 18.647.000 dollari etiopici.



8 ottobre
– S. M. l’Imperatore discute con l’Emiro del Kuwait le relazioni fra i due paesi e fra l’Etiopia e il mondo arabo. Viene deciso il rafforzamento dei rapporti fra i due paesi con l’allacciamento di relazioni diplomatiche a livello di ambasciata. – Il Ministro dell’Educazione, S. E. Ato Accale Uork Habteuold, inaugura a Nazareth una nuova scuola costruita dalla popolazione con l’assistenza dei membri del Servizio volontario svedese.

9 ottobre – Il Sovrano conclude la visita al Kuwait e giunge a Beirut per una visita ufficiale al Libano. Lo ricevono calorosamente il presidente Charles Helou e la popolazione entusiasta.

10 ottobre – A Beirut il Sovrano inizia i colloqui formali con il presidente libanese sulle relazioni fra i due paesi e sui maggiori problemi internazionali del momento. Ai colloqui partecipa da parte libanese anche il Primo ministro Abdullah Al-Yafi. – In Addis Abeba il Primo ministro Aclilu Habteuold riceve i membri della commissione confinaria congiunta etiopico-sudanese. – Il dr. Menassie Haile, ministro di Stato per l’Informazione e il Turismo, nega le affermazioni propagandistiche somale secondo cui 360 arabi sarebbero stati espulsi dall’Etiopia e dichiara che in effetti 100.000 arabi vivono in questo paese e godono degli stessi diritti del popolo etiopico. – L’IBTE inaugura il collegamento telex diretto fra Addis Abeba e Nairobi.

11 ottobre
– L’Imperatore incontra a Beirut gli studenti etiopici iscritti alla locale università e visita poi le rovine storiche di Baalbek. – Il Consiglio dei Ministri approva stanziamenti per il potenziamento del collegio agricolo di Debra Zeit e per il progetto relativo alla costruzione di un complesso di case popolari.

12 ottobre
– Conclusa la visita al Libano, S. M. I. Haile Selassie I raggiunge Amman, dove inizia una visita di Stato alla Giordania, ricevuto da S. M. il Re Hussein e dalla popolazione in festa. – In un telegramma a otto capi di Stato arabi il presidente della comunità araba in Etiopia, Ahmed Sharian Mohamed, nega decisamente che in Etiopia esista una qualsiasi forma di discriminazione religiosa. – Il governatore francese di Gibuti, Louis Saget, giunto in Addis Abeba per la riunione del consiglio direttivo della compagnia ferroviaria franco-etiopica, dichiara che l’economia del territorio di Gibuti dipende interamente dal movimento portuale e dal collegamento ferroviario con l’Etiopia.



13 ottobre
– In Giordania l’Imperatore visita Betlemme e Gerusalemme, percorrendo la “via dolorosa” e assistendo a una funzione davanti al Santo Sepolcro. Il Sovrano visita anche il monastero etiopico ortodosso in Terra Santa. – In Addis Abeba il Primo ministro Aclilu Habteuold riceve il governatore di Gibuti Louis Saget per un colloquio nel corso del quale viene trattata la questione di Gibuti che la Francia considera un naturale sbocco al mare dell’Etiopia.

14 ottobre – Si svolgono ad Amman i colloqui politici fra l’Imperatore e il Re Hussein sulle relazioni etiopico-giordane, su problemi di comune interesse e sulla situazione internazionale. – Al Palazzo Africa di Addis Abeba si conclude il seminario sulla pianificazione del bilancio dei paesi africani con raccomandazioni sulla modernizzazione del procedimento e su una maggiore coordinazione tra la programmazione economica e il bilancio.

15 ottobre – Conclusa la visita alla Giordania, il Sovrano inizia la visita di Stato alla Repubblica Araba Unita, accolto con calore al Cairo dal presidente Gamal Abdel Nasser. –In Addis Abeba viene reso noto che il Gambia e l’Etiopia hanno deciso di allacciare relazioni diplomatiche a livello di Ambasciata. – In Asmara S. A. il Ras Asrate Cassa inaugura l’annuale “kermesse” benefica organizzata dal Comitato doni natalizi.

16 ottobre – Al Cairo i colloqui fra l’Imperatore e il presidente Nasser sono centrati in particolare sul prossimo vertice dell’Organizzazione unitaria africana e si svolgono in un’atmosfera di franchezza e cordialità.

17 ottobre – L’Imperatore visita la diga di Assuan e incontra gli studenti etiopici che frequentano l’università del Cairo. In giornata i colloqui politici con il presidente Nasser proseguono sui rapporti fra l’Etiopia e la RAU e sui problemi africani e internazionali.

18 ottobre – S. M. I. Haile Selassie I lascia il Cairo e raggiunge Ginevra per un periodo di riposo. In un comunicato congiunto emesso al termine della visita alla RAU il Sovrano e il presidente Nasser denunciano l’atteggiamento britannico sulla questione rhodesiana, riconfermano la loro fiducia nell’OUA e sottolineano le ottime relazioni esistenti fra i due paesi. – Il Consiglio dei Ministri approva un aumento di bilancio chiesto dal Ministero delle Comunicazioni e lo scavo di sette pozzi per il rifornimento idrico di Assab.

20 ottobre – Da Ginevra l’Imperatore raggiunge Parigi per incontrarvi il presidente De Gaulle, con il quale ha un colloquio sui recenti sviluppi della situazione a Gibuti. Dopo essere stato ospite a colazione del presidente francese, il Sovrano fa ritorno a Ginevra.


22 ottobre – Si svolgono solennemente in Addis Abeba i funerali di S. E. il Degiasmac Makonnen Desta, ex ministro del Governo imperiale e membro del Parlamento, morto negli Stati Uniti di leucemia. Vi partecipano S. A. I. il Principe Ereditario Merid Asmac Asfa Uossen, S. E. il Primo ministro, ministri, autorità e la popolazione in massa.

24 ottobre – L’Etiopia celebra con cerimonie particolari il 21.mo anniversario della fondazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, della quale è membro fondatore. – Al Palazzo Africa inizia un seminario sull’agricoltura, organizzato dalla FAO e dalla compagnia Massey-Ferguson di Toronto, produttrice del rinomato macchinario agricolo. Vi partecipano delegati di 20 paesi africani e di diverse organizzazioni internazionali. – All’università Haile Selassie I comincia il secondo simposio internazionale sulla riabilitazione degli invalidi. Il ministro della Sanità, Bituodded Asfaha Uoldemicael, dà lettura di un messaggio inviato dall’Imperatore e pronuncia il discorso inaugurale alla presenza dei delegati di 16 paesi e dell’Organizzazione mondiale della sanità.

26 ottobre – S. M. l’Imperatore si porta a Berlino e pronuncia un discorso al Congresso evangelico mondiale. Le elevate parole del Sovrano, che esorta i cristiani a lavorare in armonia per il bene dell’umanità, vengono applaudite da 1.300 delegati di 101 paesi e da osservatori cattolici. In giornata il Sovrano ritorna a Ginevra. – In Addis Abeba il Consiglio dei Ministri approva la proposta di istituire una compagnia azionaria per l’amministrazione della raffineria di Assab e la proposta relativa all’acquisto di un nuovo aviogetto Boeing per l’Ethiopian Airlines. – Viene annunciato che l’Etiopia e il Ruanda hanno deciso di elevare le relazioni diplomatiche al rango di ambasciate.

27 ottobre – Dietro l’invito del presidente Tito, S. M. l’Imperatore raggiunge Belgrado per un colloquio sulle relazioni fra i due paesi e sulla situazione internazionale.

28 ottobre
– S. M. l’Imperatore Haile Selassie I rientra in Addis Abeba, accolto dalla popolazione con grandiose manifestazioni di devozione. – Le autorità etiopiche accolgono con soddisfazione la decisione dell’ONU di revocare il mandato del Sud Africa nell’Africa del sud-ovest. Una mozione in tal senso era stata patrocinata dall’Etiopia e da altri paesi africani.

29 ottobre – Il Sovrano approva il progettato acquisto di un quadrigetto Boeing 707-320C da parte dell’EAL. Il costo dell’apparecchio è di 15 milioni di dollari.

31 ottobre – Al Palazzo Africa l’Imperatore inaugura la settima sessione regolare del Consiglio ministeriale dell’OUA con un discorso in cui si appella al Ghana e alla Guinea per una soluzione amichevole delle loro divergenze tramite i buoni uffici dell’OUA. La crisi fra i due paesi si è aperta con l’arresto ad Accra della delegazione della Guinea diretta ad Addis Abeba per rappresaglia contro la detenzione abusiva in Guinea di cittadini del Ghana. Il Sovrano ha inoltre inviato S. E. Ato Mammo Taddese ad Accra ed a Conakry per cercare una soluzione pacifica alla spinosa vertenza. Alla sessione del Consiglio ministeriale dell’OUA partecipano per la prima volta i rappresentanti del Botswana e del Lesotho, paesi africani di recente indipendenza.

Bro Ghebre Sellassie


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Commento al Vangelo di San Giovanni


di Yohannes Afeworq
Discorso terzo – prima parte


In principio era il Verbo.

1. – Penso che sia inutile esortarvi ancora a seguire con attenzione il mio discorso, poiché avete già mostrato per tempo, con i fatti, i frutti dei miei consigli e delle mie raccomandazioni. Il fatto stesso di esservi radunati qui, la vostra diligente attenzione, la fretta, soprattutto, con cui correte ad occupare i posti più avanzati per poter udire meglio la nostra voce; la perseveranza che dimostrate, non abbandonando la chiesa, anche se vi trovate in posizione scomoda in mezzo alla calca, fintanto che non sia terminato il discorso; gli applausi, le acclamazioni e altre cose simili, rivelano il fervore dei vostri animi e l’attenzione delle vostre menti. Ecco perché sarebbe superfluo rivolgervi ulteriori avvertimenti; ma dobbiamo incoraggiarvi a perseverare in questa disposizione di spirito, di modo che non mostriate il vostro zelo soltanto qui, ma anche quando sarete tornati nelle vostre case, dove il marito parlerà di queste cose alla propria moglie ed il genitore ai figli. Ciascuno dica agli altri quello che ricorda e domandi loro di fare altrettanto; tutti, insomma, si scambino questo reciproco pegno. E non mi si venga a dire che i fanciulli non devono interessarsi a queste cose; non solo essi dovrebbero interessarsene, ma tali argomenti dovrebbero costituire la loro unica attrazione.

Tuttavia non voglio arrivare a pretendere tanto da voi, a causa della vostra debolezza, né a distogliere i vostri figli dal frequentare le scuole pubbliche, né tanto meno ad impedirvi di compiere i vostri doveri di cittadini. Dei sette giorni della settimana, vi chiedo di consacrarne uno solo al nostro comune Signore e Padrone. Non sarebbe infatti una cosa assurda se noi, mentre ordiniamo ai nostri domestici di prestarci sempre i loro servigi, non dedicassimo neppure un istante del nostro tempo libero a Dio, soprattutto tenendo presente che i nostri servigi non apportano alcunché a Dio (Egli infatti non ha bisogno di cosa alcuna), ma ridondano tutti a nostro vantaggio?

Eppure, se ogni tanto accompagnate i vostri figli a spettacoli teatrali, non ritenete che ciò vada a discapito del loro profitto negli studi o di altro, come mai, dunque, quando si tratta di accompagnarli dove possono ricavare profitto spirituale, dite che è tempo sprecato? E come non provocherete l’ira di Dio se, mentre trovate il tempo per occuparvi di tutte le altre faccende, riterrete cosa molesta ed inopportuna per i vostri figli l’interessarsi delle cose divine? Fratelli miei non comportatevi così. Infatti è soprattutto questa età che ha bisogno di questi insegnamenti: proprio perché è tenera, assimila presto quello che le viene detto e la dottrina si imprime in lei, come il sigillo nella cera. D'altronde proprio in questa prima età si manifestano le inclinazioni al vizio o alla virtù. Chi dunque allontanerà i propri figli dal vizio fin dagl’inizi e li guiderà sulla buona strada, formerà in loro degli abiti virtuosi. Allora essi non devieranno più facilmente quasi senza accorgersene verso il male, poiché le buone abitudini li spingeranno ad azioni virtuose. Così essi appariranno a noi più rispettabili degli stessi vegliardi e addirittura adatti ad amministrare gli affari di stato, in quanto, pur essendo giovani, esprimeranno sentimenti propri dell’età matura.

Non può infatti accadere, come ho già detto, che coloro i quali ascoltano i nostri discorsi ed hanno familiarità con questo nostro grande apostolo, tornino alle loro case senza riportarne un grande profitto spirituale; e ciò vale per tutti indifferentemente, uomini, donne o ragazzi che partecipano a questo banchetto. Se riusciamo con la parola ad ammansire ed ammaestrare le fiere, non riusciremo forse a migliorare gli uomini con questa dottrina spirituale, tanto più che molto diversa è la medicina e colui che viene curato? In noi non v’è infatti tanta ferocia quanta ve ne è tra le belve; in queste la selvatichezza è propria della loro natura, mentre nell’uomo le azioni feroci sono dovute all’abuso che egli fa del suo libero arbitrio. Inoltre non è la stessa cosa neanche l’efficacia delle parole. Nel primo caso, infatti, provengono dalla mente umana, nell’altro caso derivano dalla grazia efficace dello Spirito Santo.

Se vi è dunque qualcuno che dispera di se stesso, pensi a quelle fiere mansuefatte e non cadrà più nella disperazione, ricorra spesso a questo luogo dove si guariscono le piaghe dell’anima, non perda alcuna occasione per ascoltare la legge divina e, tornato a casa ripensi a tutto quello che ha udito. Vivrà così nella speranza e nella tranquillità e, per sua stessa esperienza, sentirà di fare progressi. Quando infatti il diavolo vedrà che la legge di Dio è rimasta bene impressa in quest’anima, come in una tavoletta cerata, non tenterà più di avvicinarglisi. Laddove le lettere regali, non incise su un cippo di bronzo, ma impresse nell’anima religiosa dallo Spirito Santo, rifulgono con grande grazia, il diavolo non potrà più sostenerne la vista, ma se ne fuggirà lontano da noi. Nulla infatti spaventa di più il diavolo ed i pensieri da lui insinuati, di un’anima che medita sulle cose divine e si disseta sempre a questa sorgente. Nessun evento di questa vita, per quanto possa essere spiacevole, potrà turbare quest’anima; nessuna fortuna, per quanto possa essere prospera, potrà inorgoglirla ed insuperbirla; ma anche in mezzo alla più violenta tempesta, godrà sempre di grande tranquillità.

2. – Non è infatti per una fatale necessità della natura, bensì a causa della debolezza del nostro animo, che si produce in noi turbamento. Se questo si generasse in noi per colpa degli eventi naturali, tutti gli uomini, senza alcuna eccezione, si sentirebbero turbati. Tutti, in effetti, navighiamo nello stesso mare e non ci può capitare la fortuna di vivere al sicuro dalle sue onde tempestose. Ma se alcuni vivono in maniera tale, da apparire come se fossero al sicuro dalle tempeste e dalla furia del mare, è evidente che le tempeste non hanno la loro origine nelle vicissitudini di questo mondo, ma nelle disposizioni del nostro spirito. Se dunque la nostra preparazione spirituale sarà tale da farci sopportare tutto pazientemente, nessuna tempesta vi sarà per noi, ma una perpetua calma e serenità.

Veramente non so neanch’io come mai, mentre non avevo più alcunché da dire in proposito, mi sono tanto dilungato nel farvi raccomandazioni. Perdonatemi, vi prego, la mia prolissità. Ma è perché temo molto che queste mie raccomandazioni riescano a buon fine, se infatti avessi avuto piena fiducia al riguardo, non ve le avrei rivolte. Ma certamente ora esse sono sufficienti, affinché tutto vi riesca più facile. È tempo ormai di venire a trattare il tema proposto, affinché non dobbiate cominciare la lotta già stanchi. È veramente noi dobbiamo affrontare adesso dure lotte contro i nemici della verità, contro coloro che fanno ogni sforzo per distruggere la gloria del Figlio di Dio, o meglio, il loro stesso buon nome. Quella, infatti, resta sempre integra e nessuna lingua malevola può diminuirla; costoro, invece, mentre si sforzano di abbattere Colui che dicono di adorare, coprono il loro volto di infamia e dannano le loro anime all’inferno.

Che cosa dicono, infatti, a proposito della dottrina che noi ora esponiamo? Dicono che le parole “In principio era il Verbo”, non indicano semplicemente l’eternità, in quanto, secondo loro, tale cosa sarebbe già stata detta anche del cielo e della terra. O enorme impudenza ed empietà! Io ti parlo di Dio e tu mi sposti il tema del discorso alla terra e agli uomini fatti di terra? Per il semplice fatto che si dice che il Krestos è Figlio di Dio e Dio, e che a sua volta anche l’uomo viene chiamato figlio di Dio e Dio – infatti si trova scritto: “Ho detto che siete dèi e figli tutti dell’Altissimo”1, - intendi forse metterti alla pari, per quanto riguarda la filiazione, con l’Unigenito, dicendo che Egli non ha alcunché in più di quanto abbia tu stesso? “Niente affatto”, ci viene risposto. Eppure tu ti comporti proprio come se tale fosse il tuo pensiero, anche se non hai il coraggio di affermarlo. In che senso? Perché tu dici di aver ricevuto l’adozione di figlio per mezzo della grazia, analogamente a quanto fosse avvenuto per Lui; sostenendo poi che non è Figlio di Dio per natura, ammetti necessariamente che Egli è Figlio per grazia.

Comunque vediamo un po’ i passi delle Sacre Scritture che essi ci riportano a favore delle loro tesi: “In principio Dio creò il cielo e la terra. E la terra era vuota ed informe”2; e: “V’era un uomo di Armathaim Sifa”3. Queste sono per loro prove sicure. E sono veramente tali, ma per dimostrare la verità della nostra dottrina: se si tratta di convalidare le loro bestemmie, sono invece prove debolissime.

Che cos’ha infatti di comune quel “creò” con quell’ “era”? O Dio con l’uomo? Perché tenti di mischiare cose che non possono essere mischiate? Perché confondi cose che sono diverse e tenti di porre in basso ciò che sta in alto? Quell’ “era” non indica più l’eternità, qualora esso venga considerato da solo; ma indica l’eternità se viene unito alle parole “in principio era” ed “era il Verbo”. Come quando si dice “essere” : se lo si riferisce all’uomo, esso indica soltanto il tempo presente; ma se si riferisce a Dio indica l’eternità. Così anche quell’ “era” quando viene detto della nostra natura significa un tempo passato e, per di più, finito;quando invece viene detto di Dio, significa l’eternità. Chi dunque sentiva parlare “terra” e di “uomo”, doveva limitarsi, nei loro riguardi, a delle considerazioni che non trascendessero la natura creata. Infatti, tutto ciò che viene creato, di qualunque essere si tratti, viene creato nel tempo; ma il Figlio di Dio trascende tutti i tempi e tutte le ere poiché ne è l’artefice e il creatore. Si trova scritto, infatti : “Per mezzo del quale creò anche i secoli”4.

Ogni artefice deve necessariamente essere preesistente alle proprie opere. Ma poiché alcuni sono così sciocchi che, anche dopo tutto ciò, seguitano ad avere di questi essere creati opinioni esagerate, in confronto alla loro vera natura, la Sacra Scrittura con le parole” creò” e “ v’era un uomo” previene e confuta, nella mente di chi ascolta ogni irriverente obiezione. Tutte le cose che sono state create, compresi il cielo e la terra sono state create nel tempo ed hanno avuto un inizio, tutte, senza alcuna eccezione, proprio per il fatto di essere state create. Per ciò, quando leggi che “Egli ha creato la terra” e che “v’era un uomo” è inutile che tu seguiti a dire sciocchezze. Io infatti potrei replicarti con un’altra iperbole. E quale sarebbe ?

Anche se, a proposito della terra, fosse stata usata l’espressione: “In principio era la terra”, ed a proposito dell’uomo, la frase: “In principio era l’uomo”, nemmeno in tal caso noi avremmo potuto pensare che con ciò venissero attribuite, a tali creature, cose maggiori di quelle che ora conosciamo. Infatti, una volta che sono state chiamate coi nomi di “terra” e di “uomo”, qualunque cosa si dica poi di esse, non è più consentito alla nostra mente di immaginare cose oltremodo grandi, rispetto a quanto già ne sappiamo in base alla comune esperienza come loro attributi. Al contrario, il Verbo, anche se al suo riguardo sia stato detto pochissimo, rappresenta un concetto troppo alto, perché il nostro pensiero gli possa attribuire alcunché di meschino o qualche imperfezione. E infatti, a proposito della terra è detto subito dopo: “ La terra poi era vuota e informe”5. La Sacra Scrittura infatti dopo aver detto che Dio creò la terra e pose ad essa i propri confini, continua a narrare il resto tranquillamente, consapevole del fatto che non vi sarebbe stato alcuno tanto sciocco da pensare che la terra sia senza principio, cioè increata. La stessa parola “ terra” e quel “creò” sono pertanto sufficienti a persuadere anche uno sciocco che essa non è né eterna né increata ma appartiene al novero delle cose create nel tempo.

3. – Inoltre quell’ “era”, detto a proposito della terra e dell’uomo non ne significa semplicemente l’esistenza; ma, riferito all’uomo, vuol significare che esso proveniva da una certa località; e riferito alla terra, indica che essa si trovava in quella determinata maniera. Infatti non disse semplicemente “ la terra era”, e poi tacque; ma aggiunge quale era dopo la creazione, cioè “vuota ed informe” ancora coperta dalle acque e quindi non più di una massa fangosa. Di Elcana , poi, non disse soltanto che era un uomo, ma aggiunse donde proveniva, cioè da “Armathaim Sifa”. Non così invece stanno le cose a proposito del Verbo, Provo quasi vergogna ad indagare contemporaneamente su queste cose. Se infatti rimproveriamo coloro che si comportano così nei riguardi degli uomini, quando vi è molta differenza di virtù tra coloro che vengono messi a confronto, pur appartenendo tutti alla stessa specie, come non sarà estrema follia sollevare tali questioni, quando, sia per la natura che per il resto, esiste una differenza infinita tra un essere e l’altro? Ma ci sia propizio e benigno Colui che costoro offendono con le loro bestemmie! Non noi, infatti, abbiamo bisogno di trattare di tali questioni, ma sono stati loro a proporcele, proprio essi, che vanno contro la loro stessa salvezza.

Che dirò, dunque? Quell’ “era” riferito al Verbo significa che Egli è eterno. L’evangelista. Infatti, dice: “In principio era il Verbo”; da cui derivava logicamente che Egli fosse presso qualcuno. Ha posto quest’affermazione prima di tutto poiché è proprio di Dio l’essere eterno e senza principio. Quindi, affinché nessuno, udendo le parole “in principio era”, dicesse che il Verbo non era generato dal Padre, controbatte subito tale errore, prima ancora di dire quello che era, dicendo che Egli “era presso Dio”6. Inoltre, affinché nessuno si immaginasse un Verbo “proferito” o un Verbo all’ “interno”7 di Dio, con l’articolo e con questa seconda espressione esclude senz’altro la fondatezza di tale ipotesi. Non dice infatti che il Verbo “in Dio”, ma “presso Dio”, indicandoci così la sua eternità in quanto persona. Infine egli spiega ancor più chiaramente questo concetto, dicendo che il Verbo era Dio.

Ma - tu potresti obiettare – il Verbo è stato creato; che cosa gli impediva di dire: “In principio Dio creò il Verbo”? Quando Mosè parlò della terra, non disse infatti: “In principio era la terra”, ma la “creò”8, ed allora la terra fu. Quale ragione impedì a Giovanni di dire che Dio in principio creò il Verbo?

Rispondo che se Mosè si espresse in quel modo, nel timore che qualcuno pensasse che la terra fosse increata, molto di più avrebbe avuto ragione Giovanni di temere qualcosa di analogo a proposito del Figlio, se veramente Questi fosse stato creato. Difatti il mondo, essendo visibile, per questo stesso fatto rivela e annunzia il suo Creatore (è detto infatti che “I cieli narrano la gloria di Dio”9); il Figlio invece è invisibile, ed infinitamente superiore ad ogni creatura. Se, dunque, pur non essendo necessaria né la parola né la dottrina, per insegnarci che il mondo è stato creato, tuttavia il profeta lo dichiara esplicitamente, prima di ogni altra cosa, a maggior ragione avrebbe dovuto affermarlo Giovanni nei riguardi del Figlio, se effettivamente fosse stato creato.

‘Si – tu replicherai, - ma Pietro ha affermato proprio questo molto chiaramente’. Dove – ti chiedo – e quando? ‘Quando – dirai, - parlando ai Giudei, disse loro: “Dio lo creò Signore e Krestos” ’. E perché allora non hai aggiunto le parole che seguono, e cioè: “Questo Iyasus che voi avete crocefisso”10? Ignori forse che tra queste parole ve ne sono alcune che si riferiscono alla sua natura immortale ed altre che si riferiscono alla sua incarnazione? Altrimenti, se intendi che tutte queste cose si riferiscano alla divinità, dovrai dedurne che Dio è passibile; se invece è vero che Egli è impassibile, è vero anche che è increato. Infatti, se il sangue fosse veramente sgorgato dalla ineffabile natura divina. Ed essa, in luogo della carne, fosse stata inchiodata alla croce e squarciata, il tuo sofisma sarebbe un ragionamento sensato. Ma se nemmeno il diavolo osa pronunciare tali bestemmie, perché ostenti un’ignoranza imperdonabile ed una malafede più che diabolica? Inoltre, le parole “Signore” e “Krestos” non riguardano la sostanza, ma la dignità; l’una infatti si riferisce alla potestà, l’altra alla consacrazione. Che vuoi affermare quindi del Figlio di Dio? Se egli fosse stato creato come voi dite, ciò non potrebbe avere un significato. Infatti Egli non è stato prima creato e successivamente consacrato da Dio, e il suo potere regale non è qualcosa di accidentale, ma gli deriva dalla sua natura e sostanza divina. Tanto che, interrogato se Egli fosse re, rispose: “Per questo sono nato”11. Mentre Pietro parla come se si trattasse di qualcuno che viene costituito in una dignità; tutto il suo discorso riguarda infatti la consacrazione del Messia.

1 Sal. 81,6;
2 Gen. 1, 1-2;
3 1 Re 1,1;
4 Ebr. 1, 2;
5 Gen.1, 2;
6 Gv. 1, 1;
7 Il “Verbo interno” ricorda Ireneo 1. 2 c. 12. Il “Verbo proferito” richiama Teofilo Antiochieno. Vi erano infatti alcuni che dicevano che il Padre, prima della creazione del mondo, aveva un Verbo interno, e che quando creò il mondo, proferì il suo Verbo, e che allora Esso fu proferito. Queste opinioni vengono qui ricordate e confutate, perché riprese molto spesso dagli eretici.
8 Gen. 1, 1;
9 Sal.18, 1;
10 Atti 2, 36;
11 Gv. 18, 37.

Segue nel prossimo numero della newsletter

Bro Ghebre Selassie

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Report: Festa della Croce


Fratelli cari, Benedizioni Altissime nel nome del nostro Salvatore Qadamawi Haile Selassie.

Domenica 28 settembre, per consacrare la festa della Santa Croce, sono stato nella Chiesa Ortodossa Tewahedo Etiopica Debre Selam Medhane Alem di Torino. Non ero mai stato a celebrare le funzioni o semplicemente a visitare o curiosare li' attorno, cosi', domenica mattina ho colto l'occasione della festa per partecipare alle celebrazioni.
La chiesa si trova nel sotterraneo della chiesa cattolica adiacente di via Pietro Baiardi 4, è in un grosso salone (penso sia una vecchia cappella ceduta alla comunità) di circa 150/200 metri quadrati: non mi soffermo troppo all'arredamento ma vorrei descrivere piu che altro le vibes positive.

Appena arrivato mi sono avvicinato all'ingresso e dopo qualche istante un fratello seduto all'ingresso mi ha chiesto se volessi entrare; dopo essermi tolto le scarpe il fratello mi ha posto sulle spalle la stola bianca e mi ha indicato il modo a mo' di croce di indossarla sulle spalle. La tensione che avevo in parte si era rotta, ma l'emozione di entrare era sempre fortissima.

La celebrazione era già iniziata, mi sono seduto dietro, a sinistra, dopo che il fratello mi aveva indicato di mettermi dal lato degli uomini. Fortunatamente in chiesa c'è un videoproiettore con i testi bilingue (amarico-inglese) e ho così potuto apprezzare e ringraziare Il Nostro Signore in pieno, assieme a tutti i fratelli. Il brother che mi ha accolto mi ha poi dato da tenere il bastone con la croce sopra che stava distribuendo ad altri fratelli, emozionato l'ho preso e ho tenuto per tutta la mia permanenza stretto tra le mani, Give thanks!

Durante la predica in amarico, non essendoci piu' le traduzioni e non avendo più tempo a disposizione, sono uscito a malincuore, ho rimesso le scarpe, riposto la stola al suo posto, lasciato una piccola offerta e mi sono incamminato verso l'uscita in piena meditation... All'esterno, nel cortile, i fratelli avevano costruito una Croce per continuare la festa con canti e balli, al quale, purtroppo, non ho potuto partecipare.

Fratelli cari, l'esperienza è stata emozionante e molto spirituale e mi diventa difficile esprimere le vibes che ho vissuto.



Un po' di informazioni sulla comunita' torinese:
Le prime famiglie etiopi giunsero a Torino negli anni '60, ma solo negli anni '80 divennero abbastanza numerose per costituire un’associazione culturale insieme agli eritrei e agli italo-etiopi. L’esperienza ebbe però vita breve per le diversità etniche e linguistiche. In seguito, alcune famiglie etiopi si riunirono in una comunità religiosa. L’arcidiocesi cattolica torinese assegnò poi una chiesa in via Pietro Baiardi 4, nei locali della parrocchia del Patrocinio di San Giuseppe, presso il Lingotto. Nell’anno 2009 è arrivato a Torino il parroco, padre Wolde Mariam, un monaco del monastero di Debre Libanos. Il 28 marzo 2010, il vescovo etiopico Joseph ha consacrato nella parrocchia il Tabot (o Arca).

Benedizioni a tutti in Q.H.S.

Bro Emanuele

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Francobolli Imperiali: Grandi Regnanti Etiopi II



Il 12 Dicembre 1964 viene pubblicata per il 51esimo anniversario della morte dell'Imperatore Menelik II la serie intitolata “Grandi Regnanti Etiopi II” (Great Ethiopian Leaders II).


La serie si compone da un set di 6 francobolli dal valore di 5 cent, 10 cent, 20 cent, 25 cent, 60 cent e 80 cent. Le grafiche sono opera dall'artista etiope Afework Tekle.


Re Serse Dengel e Gondar nel 1563.

Fu un re guerriero con grandi qualità da soldato. Riunì tutti i territori che giacevano sprecati dopo l'invasione musulmana del paese e li ripopolò. Era un devoto Cristiano e convertì molti pagani alla fede Cristiana.


Re Fasiladas e Gondar nel 1632.

Grande custode della pace e mediatore in dispute religiose. Conosciuto per i grandi castelli e altri edifici che fece erigere, specialmente a Gondar, la capitale di allora.


Re Yassu il Grande e Gondar nel 1682.

Fu un re saggio che governò con giustizia ed equità. Promulgò leggi uniformi e l'intero paese venne posto sotto lo stesso sistema di governo.


Imperatore Tewodros II e la cartina dell'Etiopia.

Un re di umile discendenza ma nato per governare. Dopo aver sconfitto tutti i rivali procedette con l'unificazione dell'intero paese con grande determinazione. Cercò di avere buone relazione con l'Inghilterra ma durante un attacco d'ira imprigionò il console inglese. Questo portò alla guerra tra i 2 paesi e alla conseguente sconfitta e suicidio dell'Imperatore a Magdala.

Imperatore Yohannes IV e la battaglia di Gura nel 1876.

Un grande regnante e guerriero. Successe a Tewodros II e fu impegnato nel benessere del suo paese. Dovette respingere molte invasioni straniere che erano dirette contro l'Etiopia in quel tempo e cadde morto quando un proiettile vagante lo colpì durante la battaglia di Metemma (Galabat) mentre combatteva contro i Dervisci.


Imperatore Menelik II e la battaglia di Adwa nel 1896.

Fu un grande e saggio amministratore che successe a Yohannes IV e portò a termine il compito di unificare l'Etiopia che venne iniziato da Re Tewodros II. Sconfisse gli italiani ad Adwa nel 1896 e cominciò la modernizzazione dell'Etiopia.

Bro Gabriel

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Let food be your medicine...


OGM in Italia

img Fratelli e sorelle in questo numero affrontiamo un tema abbastanza scottante ma che richiede la nostra attenzione per poter essere aggiornati sulla situazione degli OGM nel paese in cui viviamo.

Nel luglio del 2013 è stato firmato un accordo tra ministri di Salute, Politiche agricole e Ambiente che vieta la coltivazione del mais OGM qualità Mon 810 che è l’unico OGM autorizzato in Europa e che è coltivato al momento in Spagna, Portogallo, Slovacchia e Repubblica Ceca anche se non su larga scala.

Questa è una grande vittoria a cui la popolazione ha collaborato attivamente, basti pensare che più di 58000 persone hanno firmato solo la petizione promossa da Greenpeace.

Durante lo scorso aprile il Tar del Lazio ha respinto la richiesta di un agricoltore del Friuli che chiedeva che il decreto fosse annullato, il mese dopo la sua stessa regione approvava una legge regionale che vieta la coltivazione del mais OGM con multe da 5.000 a 50.000 euro per i trasgressori.

L’agricoltore in questione ha fatto ricorso e finalmente a giugno è stata confermata la decisione del Tar da parte del Consiglio di Stato automaticamente respingendo il ricorso . Nello stesso mese è stata introdotta la reclusione da sei mesi a tre anni e una multa da 10.000 a 30.000 euro per chi coltiva OGM.

Dopo il sequestro di uno dei campi dell’agricoltore friulano e la distruzione del raccolto da parte della forestale di Mereto di Tomba, questo simpatico signore è tornato a seminare altri due campi con la stessa qualità transgenica impedendo con la forza l’accesso alle guardie forestali .

Finalmente il 18 luglio la Procura di Udine ha ordinato il sequestro e la distruzione anche dei due campi rimasti.

Questo è un esempio di quanto la situazione OGM sia delicata a causa purtroppo di un circolo pericoloso in cui ignoranza, interessi economici e inconsapevolezza si alimentano a vicenda.

Sappiamo già che da molti anni in tante fattorie italiane gli animali sono stati nutriti con mangimi transgenici e questo tuttora avviene, basti pensare che Ogni anno, da 18 anni, 8 milioni di tonnellate tra mais e soia (per la gran parte Ogm) vengono importate per la mangimistica italiana. Ecco perché una scelta di latte e formaggio bio oppure di provenienza accertata (...meglio se personalmente) può aiutarci ad essere tranquilli quando ci sediamo a tavola.

Sebbene viviamo in una situazione più rosea rispetto ad altri luoghi come ad esempio gli Stati Uniti dove campi OGM e coltivazioni biologiche convivono nello stesso territorio, questo tema è sicuramente da tenere sotto controllo e richiede l’attenzione ed il possibile intervento della popolazione nazionale che è convinta che mangiare sano e pulito sia un diritto dell’essere umano.

Ital s Vital !!

Bro Julio


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