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Federazione Assemblee Rastafari in Italia

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Newsletter NOVEMBRE 2014

2 novembre 1930:Incoronazione delle Loro Maestà Imperiali
Haile Selassie I e Menen Asfaw

6/14 novembre 1970: visita di S.M.I. Haile Selassie I in Italia



Carissimi Fratelli e Sorelle, benvenuti in questo nuovo numero della nostra newsletter. Il mese di novembre è molto speciale per tutti noi, ci siamo infatti da poco visti per celebrare il grande avvenimento della 84° ricorrenza dell’Incoronazione di Sua Maestà Imperiale Haile Selassie Primo e dell’Imperatrice Menen che ogni anno ci riempie i cuori e ci carica di energia e forti vibrazioni.

Questo anno ci preme innanzitutto esprimere le nostre più sentite condoglianze e il nostro più profondo affetto alla famiglia del caro fratello Vincenzo Centonza che ci ha lasciato proprio nella vigilia del nostro giorno santo. Le nostre celebrazioni e i nostri canti sono stati ovviamente ancora più forti e tenaci per accompagnarlo nel suo viaggio verso la Zion Celeste che lo ha accolto nella grande misericordia del Padre. La sua positività e le sue buone vibrazioni resteranno sempre con I n I e la sua presenza rimane viva tra tutti coloro che avevano avuto il piacere di conoscere questo caro brother…sappiamo infatti che il dono più pregiato dell’Altissimo è la vita eterna… ed è proprio questa che I n I Rasta celebriamo. Ci sentiamo quindi di dedicare proprio a lui questo numero della Newsletter.

Importante poi rinnovare i ringraziamenti a tutti i fratelli e le sorelle di Campobasso che hanno organizzato l’evento in maniera così regale e a tutti coloro che hanno attraversato chilometri per raggiungere la Comunità per le sante celebrazioni, è un’attività questa così importante per i nostri spiriti, le nostre menti ed i nostri corpi. Poter condividere canti e preghiere con la Rastafari family è una benedizione che ognuno di noi conserva con amore e devozione, una carica che ci permette di poter tornare alle nostre vite quotidiane con maggiore forza e serenità, dopo aver ripercorso passo dopo passo gli avvenimenti di quel giorno speciale di ottantaquattro anni fa nella chiesa di San Giorgio ad Addis Ababa dove il bene ha definitivamente sconfitto il male e le profezie hanno preso finalmente posto nella storia annunciando il regno senza fine del Re dei re Qadamawi Haile Selassie. Inizio della Nuova Rivelazione, santificazione ultima e eterna del governo d’Israele, ricongiunzione del Regno Celeste con quello terreno, liberazione del popolo scelto e tuono di giudizio su babilonia… Gloria all’Imperatore della salvezza, un unico Dio, un unico obiettivo, un unico destino!

Bro Julio




Sommario:

XXXVI Anniversario dell'Incoronazione

La visita del Negus in Italia
E' tornato da amico


All'avviamento della Facoltà di Tecnologia

Costituzione Riveduta d’Etiopia

ALL MAN ACTS

Francobolli Imperiali:
20° Anniversario dell'Incoronazione


Let food be your medicine...


XXXVI Anniversario dell'Incoronazione


Mentre nella capitale erano in corso i lavori della conferenza ministeriale dell'Organizzazione unitaria africana, in preparazione del “vertice” programmato per il giorno 4 novembre, assumevano particolare solennità i festeggiamenti del 36mo anniversario dell'incoronazione di S.M. l'Imperatore Haile Selassie I. La festività, inoltre, coincideva con il cinquantesimo dell'assunzione della suprema direzione degli affari dello Stato etiopico, prima come reggente dell'Impero e poi come erede al Trono, da parte del Sovrano. Nella giornata che ricorda l'ascesa sul Trono Salomonide, del 225mo discendente di Menelik I, si collegano avvenimenti di importanza storica: nel 1931 il Sovrano promulgava la prima Costituzione scritta d'Etiopia; nel 1955 – venticinque anni dopo – veniva solennemente sancita e resa operante la Costituzione riveduta. Nel giorno che ricorda la promulgazione della legge fondamentale dell'Impero si collega anche un altro avvenimento: quello dell'apertura dei lavori dei due rami del legislativo dei quali, come è noto, uno è elettivo e l'altro di nomina. Nel dichiarare aperti i lavori della sessione annuale del Parlamento, l'Imperatore pronuncia il discorso del Trono. Esso costituisce, come in tutti i paesi a regime monarchico costituzionale, il bilancio di quanto è stato portato a termine nel decorso periodo di dodici mesi e quanto si intende concretare nell'anno che comincia. Uno dei fatti più salienti dell'anno, come abbiamo posto in evidenza nella precedente edizione di questo periodico, è la riforma riguardante le funzioni che sono state attribuite al Primo Ministro e ai ministri, con la promulgazione dell'Ordine n.44 del 1966. Ed è appunto analizzando questo provvedimento che l'Imperatore nel suo discorso ha fornito una ampia disamina della ristrutturazione della compagine governativa, soffermandosi a considerare i nuovi compiti e le nuove responsabilità che competono ai ministri in carica, oltre a chiarire le funzioni dei nuovi dicasteri della Riforma Fondiaria, dello Sviluppo, delle Comunicazioni. Pure di notevole portata nazionale è stato il provvedimento per la creazione dei consigli autonomi provinciali, un progetto che “ha assunto forma attraverso anni di ricerche faticose e un profondo esame dei bisogni, credenze, aspirazioni e capacità di ogni settore dell'intera popolazione. Via via che sarà attuato il programma – ha rilevato il Sovrano – maggiori responsabilità in molte sfere di pressante esigenza per ogni individuo e per la comunità saranno affidate ai consigli provinciali localmente eletti.

Dall'analisi della politica interna, del progresso sociale, culturale, economico, l'Imperatore passava a considerare gli aspetti generali e particolari della politica internazionale svolta dall'Etiopia. “Nel campo internazionale l'Etiopia occupa oggi un posto rispettato nel consesso delle nazioni. Abbiamo acquisito, attraverso i nostri sforzi, il nostro diritto a questa posizione. La nostra nazione è giustamente conosciuta come una strenua sostenitrice del principio della sicurezza collettiva, principio che tuttora sottolinea il concetto moderno del regolamento delle relazioni fra gli Stati. Noi siamo sempre stati decisi nel nostro appoggio alle Nazioni Unite e non abbiamo esitato a rispondere all'appello di questa Organizzazione. L'Etiopia è per sua propria scelta uno Stato non allineato. La nostra politica sui difficili problemi internazionali del giorno è stata dichiarata a tutti e la nostra aderenza ad essa è stabile: l'imperativo urgente di un disarmo universale; il componimento delle dispute mediante negoziati pacifici; la supremazia della ragione e della logica sulla forza e l'irrazionalità. Devota alla causa dell'Africa, l'Etiopia resta pronta ad eseguire misure convenute miranti a promuovere degli obiettivi incorporati nella Carta dell'Organizzazione dell'Unità africana”. E poco oltre aggiungeva: “L'Etiopia, soprattutto, è dedita al principio dell'uguaglianza di tutti gli uomini senza riguardo a differenze di razza, di colore o di credo.

Nel corso del ricevimento offerto al Corpo diplomatico ed in risposta al discorso augurale del decano degli ambasciatori accreditati presso la Corte Imperiale etiopica, l'Imperatore aveva modo di dichiarare ancora: “Rende onore all'Etiopia il fatto che negli anni trascorsi abbiamo accolto un crescente numero di diplomatici di così tante nazioni amiche a questa celebrazione annuale. Consideriamo questo un segno del sempre crescente interesse e della partecipazione dell'Etiopia agli affari mondiali ed una testimonianza della sempre più intensa ricerca di cooperazione e comprensione fra i popoli del mondo”.

Ma oltre a toccare il tema del posto d'onore che l'Etiopia ha acquisito, per la linearità della sua politica, nel mondo, Sua Maestà si soffermava a considerare i risultati dell'azione a livello di capi di Stato svolta con le numerose visite effettuate a paesi amici. Egli rilevava: “Durante l'anno trascorso abbiamo visitato molte delle nazioni che sono rappresentate alla nostra Corte ed abbiamo avuto il piacere di ricevere qui in Addis Abeba i capi di diversi Stati che l'Etiopia annovera fra i suoi più stretti amici. Noi crediamo che le nuove e le vecchie nazioni dell'Africa devono conoscere intimamente e direttamente i popoli ed i capi delle nazioni degli altri continenti del mondo. In nessun'altra maniera possiamo consentire loro una reale comprensione del senso di necessità e di urgenza che pervade la scena africana, che dà uno scopo ai popoli dell'Africa e che determina gli atteggiamenti africani”.

Sempre in tema di collaborazione fra l'Africa ed il resto del mondo, e per la difesa della pace, più avanti nel discorso il Sovrano ribadiva: “L'Etiopia e gli stati africani suoi fratelli hanno molto da offrire al mondo. Noi abbiamo dedicato la nostra vita ed indirizzato la nostra fede al fine di fare in modo che le grandi risorse umane e materiali della nostra e di tutte le nazioni possano essere dedicate alla causa della pace e della fratellanza tra gli uomini. Certamente i nostri sforzi, che trovano il loro completamento negli sforzi di tanti altri capi dei popoli liberi del mondo, saranno coronati alla fine, con l'aiuto di Dio Onnipotente, dal successo che meritano”.

In tutte le sedi ed in ogni circostanza il Sovrano non si stanca mai di patrocinare la causa africana e di auspicare per il mondo l'avvento di un'epoca nuova di pace e di prosperità, che permetta ai popoli di lavorare insieme per il bene unico ed indivisibile dell'umanità. Per questo egli crede nei contatti diretti fra i capi delle nazioni ed ogni anno visita il maggior numero possibile di paesi in ogni parte del mondo.

Tratto da Sestante Vol. II n. 2, 1966

Sis Tseghe Selassie

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La visita del Negus in Italia
E' tornato da amico


Haile Selassie ha rivisto Roma dopo 46 anni: ha pronunciato nobili parole ed ha avuto accoglienze particolarmente calorose.

E' soprattutto un uomo intelligente. Intelligente, coraggioso e civile. Un uomo forte. Sono qualità che molti non gli perdonano. L'estrema sinistra lo definisce “monarca feudale ed agente dell'imperialismo americano” (l'Unità); per l'estrema destra è uno schiavista che, prima dell'occupazione italiana dell'Etiopia, consentiva che rimanessero in catene due dei dieci milioni dei suoi sudditi. Sono distorsioni storiche ed ambedue convergenti: ambedue non tengono conto di che cosa era l'Etiopia quando Haile Selassie ne divenne Imperatore; l'Etiopia dei ras frantumata in tanti piccoli poteri locali ed ognuno gelosissimo dei propri privilegi. Il ras che saliva sul trono di Addis Abeba diventava Negus Neghesti, “re dei re”, non solo per tradizione di titolo, ma perché tutti gli altri erano re e tali si consideravano. Il Negus non inventava la schiavitù e non poteva abolirla con un decreto: era una questione di libertà dentro alle singole popolazioni: ed è quella libertà intima che Haile Selassie possiede e che lo fa accusare, altrettanto, di essere l'agente di un imperialismo, poiché rifiuta di farsi agente di un altro imperialismo, il russo od il cinese. Se mai è agente di qualche cosa questo “nobile e buon signore” (definizione di Paolo VI) è agente dell'amicizia tra l'Etiopia e l'Italia. Con nessuna Nazione al mondo l'Etiopia ha rapporti sentimentali, ed anche economici, così stretti come con noi. Ad Haile Selassie si attribuisce una frase, al suo ritorno in patria nel 1941 sulle punte delle baionette britanniche, dopo i cinque anni del nostro impero e del suo esilio. Se la frase è sua è lui; se è inventata, ancor meglio: significa che la statura politica del vecchio imperatore provoca l'immaginazione popolare: “Peccato rientrare oggi, era meglio tra dieci anni. In dieci anni gli italiani avrebbero fatto molto”. Qui esce tutta l'intelligenza di Haile Selassie. Per lui gli italiani conquistatori avevano potuto dare un impulso rivoluzionario al suo Paese: dall'abolizione drastica della schiavitù, poiché i ras erano stati sconfitti, alla costruzione di strade, scuole, ospedali. Un enorme sforzo che l'Italia aveva potuto compiere e che, nel contesto storico e sociale di allora, il Negus, da solo, non avrebbe potuto compiere forse mai malgrado ogni sua dote, ogni sua volontà, ogni sua ambizione.

Dell'Italia si ricordò subito, rientrando ad Addis Abeba, dove migliaia di italiani vivevano, abbandonati e terrorizzati nella prospettiva di subire una vendetta sanguinosa. Dette ordine, con la sua ieratica maestà, che nessuno fosse toccato, che gli italiani venissero considerati buoni amici. Aveva agito per tutti quegli anni in Etiopia un movimento partigiano capeggiato da Abebe Aregai. Il Negus richiamò Aregai ai suo ordini, Aregai si sottopose e la vendetta non ci fu.

Il memorabile discorso di Ginevra

Haile Selassie ed Abebe Aregai rappresentano due facce del medesimo stato d'animo: la dignità dell'impero e la fedeltà popolare richiesta fermamente e data appassionatamente. Quando nel '36, dopo la decisiva battaglia del Lago Ascianghi, il Negus abbandonò il Paese, molti di noi, troppo giovani per capire, irridemmo a quella fuga fatta in treno, da Addis Abeba a Gibuti, in compagnia di un parasole e del cagnolino “Papìllon”. Oggi è l'unica fuga che dobbiamo riconoscere meditata, perchè il Negus andava non sulla Costa Azzurra, andava a Ginevra, davanti alla Società delle Nazioni, per pronunciare un memorabile discorso: “Non si tratta semplicemente di sistemare la questione dell'aggressione. E' un problema collettivo. Si discute dell'esistenza stessa della Società delle Nazioni. Si discute della fiducia che ogni stato deve riporre nei trattati internazionali, del valore delle promesse fatte ai piccoli Stati, che la loro integrità e la loro indipendenza saranno rispettate ed assicurate. E' il principio dell'uguaglianza degli Stati da un lato, o dall'altro l'inevitabilità per loro di essere obbligati a subire i vincoli del vassallaggio. In una parola è la moralità internazionale che qui si gioca.” Possono esserci pensieri più attuali? E concludeva: “Forse che gli Stati vogliono il terribile precedente di chi si inchina di fronte alla forza?”. Le parole hanno un significato e a volte colpiscono come un'arma. Haile Selassie avrebbe potuto benissimo rifugiarsi nelle impenetrabili foreste del Gimma e del Sidamo con Abebe Aregai: non sarebbe vissuto male. Ma questo è ancora poco: avrebbe potuto accettare l'esilio dorato, ricchissimo, che Mussolini gli offriva a Rodi, in cambio del suo consenso alla sovranità italiana sull'Etiopia. Scelse Ginevra e poi un misero esilio a Londra, dove, per vivere, fu anche costretto a vendere piccoli oggetti personali. Con sé, di importante, non aveva altro che il parasole e il cagnolino “Papillon”. Aveva persino respinto l'idea della guerriglia (erano tempi più miti), come una crudeltà verso il suo popolo, al quale nessun veggente in quell'epoca avrebbe predetto la riconquista dell'indipendenza. Ma la pretesa di comparire di fronte al consesso internazionale per fare la sua denuncia di sovrano sconfitto, sì: “ Gli Stati vogliono approvare il terribile precedente che ci si inchina di fronte alla forza?”.

In quell'anno 1936 Haile Selassie fu uno dei pochissimi a capire ciò che sarebbe accaduto: si stracciavano i trattati ed il rispetto reciproco tra le Nazioni. Forse c'era stato l'incidente di Ual Ual, una guarnigione massacrata alla frontiera somala; ma c'era il disegno di Mussolini che passava sopra a tutto per una retorica di potenza. Proprio nel tempo che il colonialismo andava rimpicciolendosi. Quella d Hitler non fu retorica ed Hitler imparò dall'esempio di Mussolini: i trattati erano pezzi di carta, la parola toccava al più forte, le armi avevano ragione. Nel '38, Monaco (i grandi di Francia ed Inghilterra non avevano ancora capito quel che aveva capito così bene il fragile imperatore africano). Il primo settembre 1939 l'attacco alla Polonia.

Un'altra frase di Haile Selassie: “Tranne il regno di Dio su questa Terra non vi è nessuna Nazione che sia superiore ad un'altra”.

Haile Selassie va perciò visto come uno dei miti simboli di una tragedia che sconvolse l'umanità e ancora la sconvolge nei suoi riflessi: tra i suoi titoli, l'imperatore ha anche quello di Leone vittorioso della tribù di Giuda. Il passo con Israele non è molto lontano. L'imperatore discende leggendariamente, da Salomone e dalla regina di Saba.

Ma la sua più splendida visione politica odierna che dimostra ancor più la freschezza intellettuale di questo signore di quasi ottant'anni, è di pensare all'Africa non come un Terzo Mondo, ma ad un mondo integrato nella civiltà occidentale. Ad Addis Abeba ha sede l'Organizzazione per l'Unità Africana (una sua idea) ed è un'unità che respinge la padronanza di chiunque ma anche i residui polemici dell'anticolonialismo; a Roma, davanti a Saragat, che lo accoglieva in visita di Stato, ha pronunciato queste parole: “Oggi migliaia di italiani vivono felicemente e tranquillamente nel nostro Paese. Molti di essi considerano l'Etiopia la loro seconda Patria”. Il reciproco legame con la culla della civiltà europea non poteva essere espresso in termini più attenti e più nobili.

La sua intelligenza, quasi misticamente distaccata, si è fatta ancora più sottile quando, ricordando la sua visita a Roma quarantasei anni fa (egli era principe ereditario e lo avevano ricevuto con onore il re d'Italia ed il capo del governo Benito Mussolini, poi suo detronizzatore), ha detto: “Ho conservato un vivido ricordo di quella visita e della calorosa accoglienza che ci fu allora accordata dal governo e dal popolo italiano”. Vien fatto di sospettare che Haile Selassie si sia divertito a darci una piccola lezione di grandezza. A questo punto ci si può anche attendere che regali all'Italia l'obelisco di Axum, simbolo una volta di conquista, tolto all'Etiopia ed eretto in una piazza di Roma, ed oggi forse nella “divinità” mentale del re dei re simbolo dell'orma che egli può lasciare nella Città eterna.

Ha sovrastato tutte le sciagure

E' piccolo, magro, con la barba grigia, riflessi sulla pelle quasi azzurri, gli occhi vivissimi che ripara sotto un frontino militare istoriato di complicati fregi. Veste in divisa kaki e impugna un flessibile, corto frustino. Rivela la sua età solo nel passo morbido. Quando è fermo è un piccolo monumento. Immobile ed irreversibile, tratta un po' tutti come dei ragazzi (mentre il sindaco gli porgeva il suo saluto, Saragat seguiva un po' curioso le evoluzioni di un elicottero). Al sindaco di Roma, che leggeva attentamente le sue parole al re dei re ha risposto improvvisando ed abolendo, lui così ufficiale, ogni ufficialità.

Ha dell'evoluzione dei popoli un concetto familiare, patriarcale e saggio. Da padri a figli, senza fratture. Non crede nelle rivoluzioni, crede nel progresso nella comunità tribale. In quarant'anni di regno ne ha patite molte, anche un colpo di Stato in cui fu coinvolto uno dei suoi figli superstiti, il principe ereditario: un colpo di Stato condotto da qualche colonnello Gheddafi di Addis Abeba. Lui era in Brasile. Ritornò subito e con la sola autorità della sua presenza ricondusse a sé il potere e l'ordine nel Paese. I rivoltosi gli avevano massacrato anche Abebe Aregai, l'uomo della ribellione che si era inchinato al sovrano reduce dall'esilio. Di fronte al corpo di Aregai, Haile Selassie portò la mano al frontino, come si saluta un reparto al proprio servizio. Ed era idealmente un figlio.

Di figli ne ha avuti cinque*, e tre sono morti. Una figlia riposa a Torino. E' Romane Uork, moglie di Mangascià, il ras che abbandonò il suocero per l'Italia. Chi dice che Romane Uork abbia seguito fino alla morte Mangascià, chi dice che sia stata trattenuta semiprigioniera dall'Italia. E' lì, in quel cimitero, e accanto è sepolto uno dei suoi figli: ambedue morti di tisi, stroncati dai venti freddi del nostro nord. Era l'anno 1941. Così il vecchio nobile signore ha questo legame sentimentale in più con l'Italia, e Torino gli ha suggerito nel cuore altre parole di umanità.

Gli Italiani si chiedono cosa accadrà in Etiopia quando non ci sarà più questa autorità patriarcale e illuminata, quando non ci sarà più questo piccolo uomo di ferro, che ha sovrastato tutte le sciagure, le politiche e, forse più dolorose, le sue personali; che domina implacabile una ribellione e cede magnanimo di fronte alla sconfitta del suo nemico.

Non sarà facile ritrovare un Haile Selassie. E' di una statura umana che difficilmente si ripete. Lui, forse, è già con la regina di Saba e con Salomone.

* SMI l'Imperatore Haile Selassie e SMI l'Imperatrice Menen Asfaw diedero alla luce cinque figli: Tenagne Worq, Asfa Wossen, Zenebe Work, Tsehai, Makonnen, Sahle Selassie.

Nino Amadori











Tratto da Epoca n°2/70 (15/11/1970)

Sis Tseghe Selassie

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All'avviamento della Facoltà di Tecnologia



Durante questa era della tecnologia, i risultati ottenuti dalle scienze ed il contributo che possono dare allo sviluppo sociale non possono essere sottovalutati. Le nazioni in via di sviluppo sono ora desiderose di maggiore conoscenza tecnologica per aumentare lo standard di vita delle loro popolazioni, perché è questo che le nazioni sviluppate hanno usato per raggiungere il loro presente status di avanzamento scientifico e sociale.

All’istruzione in Ingegneria, che cositutisce una delle basi per lo sviluppo economico e sociale ed una guida per il progresso tecnologico nell’industria e nei settori affini, è stata data la priorità che merita nei piani per lo sviluppo nazionale del Nostro paese. Avendo realizzato che l’educazione tecnologica, applicata in diversi settori di ricerca e pratici, avrebbe collocato l’Etiopia tra le nazioni sviluppate, recentemente Abbiamo fondato il College di Ingegneria. Non c’è migliore evidenza del Nostro costante impegno per il raggiungimento di un progresso educativo nel Nostro paese che gli studenti del College di Ingegneria, i quali assumono ora pesanti responsabilità in diverse agenzie private e governative. Incarichiamo pertanto coloro che attualmente sono iscritti alla neo- costituita Facoltà di Tecnologia a lavorare costantemente per acquisire le necessarie conoscenze tecniche per adempiere a cosa ci si aspetta da loro per un duraturo progresso nazionale.

Ringraziamo il Governo della Repubblica Federale di Germania per aver costruito ed equipaggiato questo istituto educativo, che rafforzerà ulteriormente la lunga amicizia tra i nostri due paesi e rimarrà simbolo di questa amicizia per le generazioni a venire. Nell’inaugurare oggi questo nuovo campus, dove si formeranno sia la presente generazione che quelle a venire, Noi vorremmo chiedere al Barone von Braun, che qui rappresenta il Governo ed il popolo della Repubblica Federale di Germania, di convenire i Nostri sentiti ringraziamenti al suo Governo ed al suo popolo.per il loro supporto e la loro cooperazione.

Cogliamo anche l’occasione per ringraziare S. E. l’Ambasciatore della Repubblica Federale di Germania, Dr Fechter, per aver coordinato e canalizzato l’assistenza ed il sostegno che Abbiamo ricevuto dal Governo della Germania dell’Ovest non solo per costruire ed equipaggiare questa Facoltà di Tecnologia ma anche in altri campi dello sviluppo.

Ci da molta soddisfazione vedere questo magnifico istituto di istruzione completato: il risultato del duro lavoro, dell’ ispirazione e della collaborazione tra architetti, imprenditori e i molti altri coinvolti.

Ringraziamo anche il Decano, Professore R. Bisanz, lo staff ed il personale di servizio per la dedizione disinteressata e le azioni dirette che hanno intrapreso al fine di migliorare l’offerta formativa di questa Facoltà. Ci rivolgiamo in particolare a quei membri dello staff che sono Etiopi e pionieri nel loro campo affinchè, dal momento in cui le loro imprese rappresenteranno sicuramente un esempio per i loro compatrioti. provino a lasciare in eredità ai posteri uno standard durevole e degno .

Noi invitiamo tutti gli Etiopi coscienziosi e coloro che vengono da altri paesi, a prepararsi, dal momento in cui si iscrivono a questa bella ed attrezzata Facoltà di Tecnologia, a fare pieno uso della formazione ricevuta in modo da servire l’Etiopia e l’Africa. E per l’aiuto nel prepararsi per il lavoro, Noi preghiamo Dio Onnipotente, che è la fonte delle abilità e della saggezza.

24 novembre 1971

"Important Utterances of H.I.M. Haile Selassie I", pp 305 - 306

Bro Tino

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Costituzione Riveduta d’Etiopia
Come promulgata da
Sua Maestà Imperiale Haile Sellassie I


Capitolo III
(segue dalla newsletter di ottobre 2014)

DIRITTI E DOVERI DEL POPOLO

Articolo 37

A nessun individuo potrà essere negata la medesima protezione da parte della legge.

Articolo 38

Non ci dovrà essere alcuna discriminazione tra i soggetti Etiopi rispetto al godimento di tutti i diritti civili.

Articolo 39

La legge determina le condizioni di acquisizione e perdita della nazionalità Etiope e della cittadinanza Etiope.

Articolo 40

Non vi dovrà essere alcuna interferenza con l'esercizio, in conformità con la legge, dei riti di ogni religione o credo da parte dei residenti dell'Impero, a condizione che questi riti non siano utilizzati per scopi politici o pregiudizievoli per l'ordine pubblico o per il buon costume.

Articolo 41

La libertà di parola e di stampa è garantita in tutto l'Impero in conformità con la legge.

Articolo 42

La corrispondenza non è soggetta ad alcuna censura, tranne che in tempo di dichiarata emergenza nazionale.

Articolo 43

Nessuno all'interno dell'Impero può essere privato della vita, della libertà o della proprietà senza giusto processo.

Articolo 44

Ogni individuo ha diritto, entro i limiti di legge, di possedere e disporre di proprietà. Nessuno può essere privato della sua proprietà se non in seguito alla constatazione, da decreto ministeriale, di questioni ai sensi dei requisiti di una legge speciale di espropriazione emanata in conformità con le disposizioni di cui all'articolo 88, 89 e 90 della presente Costituzione, e se non dietro pagamento di un giusto indennizzo determinato in mancanza di accordo, da procedure giudiziarie stabilite dalla legge. Tale decreto ministeriale, per poter essere effettivo, dovrà essere approvato da parte del Consiglio dei Ministri e pubblicato nella Negarit Gazeta.

Articolo 45

I cittadini Etiopi hanno il diritto, secondo le condizioni prescritte dalla legge, di riunirsi pacificamente e senza armi.

Articolo 46

La libertà di viaggiare all'interno dell'Impero e di cambiare domicilio al suo interno è assicurata a tutti i sudditi dell'Impero, in conformità con la legge.

Articolo 47

Ogni soggetto Etiope ha il diritto di esercitare qualsiasi attività professionale e di costituire o aderire ad associazioni professionali, in conformità con la legge.

Articolo 48

La famiglia Etiope, come fonte di mantenimento e sviluppo dell'Impero e base primaria di istruzione e di armonia sociale, è sotto speciale protezione della legge.

Articolo 49

Nessun cittadino Etiope potrà essere bandito dall’Impero.

Articolo 50

Nessun soggetto Etiope potrà essere estradato in un paese straniero. Nessun'altra persona potrà essere estradata ad eccezione di quanto previsto da accordi internazionali.

Articolo 51

Nessuno può essere arrestato senza un mandato emesso da un tribunale, salvo nel caso di flagrante (di reato) o gravi violazioni della normativa vigente. Ogni persona arrestata dovrà essere portata davanti all'autorità giudiziaria entro quarantotto ore dal suo arresto. Tuttavia, se l'arresto avviene in una frazione che è situata dal tribunale ad una distanza che può essere percorsa solo a piedi in non meno di 48 ore, il giudice dovrà avere la facoltà di estendere tale periodo di 48 ore. Il periodo di detenzione si computa come parte della pena detentiva imposta dalla sentenza. Nessun individuo potrà essere tenuto in carcere in attesa di processo in caso di accusa penale in cui l’unica sanzione è una multa.

(continua nella prossima newsletter)

Bro Ghebre Sellassie / Sis Tseghe Selassie

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ALL MAN ACTS
Brevi Cronache Sommarie del Regno del Figlio dell’Uomo



Novembre 1966, anno 1958 del calendario etiopico e 74.mo della Nascita di S. M. I. Hayle Selassie I.

1 novembre – S. M. l’Imperatore riceve il nuovo ambasciatore della Gran Bretagna, Sir Thomas Bromley, il quale presenta le credenziali. – Una speciale missione tripartita dell’OUA parte da Addis Abeba per Accra e Conakry alla ricerca di una soluzione per la vertenza fra il Ghana e la Guinea ispirata ai principi dell’OUA.

2 novembre
– Mentre in tutto l’Impero si festeggia solennemente il 36.mo anniversario dell’incoronazione di S. M. I. Haile Selassie I, il Consiglio ministeriale dell’OUA, dopo aver inviato al Sovrano un messaggio di congratulazioni e di deferente omaggio, continua l’esame dei maggiori problemi africani concentrandosi in particolare su quello rhodesiano.

3 novembre – Cominciano ad arrivare ad Addis Abeba i capi di Stato e di Governo africani che parteciperanno al vertice dell’OUA. Tutti vengono ricevuti all’aeroporto internazionale di Bole da S. M. l’Imperatore, il quale nella stessa giornata pone la prima pietra del nuovo ospedale S. Paolo. – Il Consiglio ministeriale dell’OUA esamina, fra gli altri, i problemi dell’Africa del sud ovest e del territorio di Gibuti.

4 novembre – Continuano nella capitale gli arrivi dei capi di Stato e di Governo africani, mentre la vertenza fra il Ghana e la Guinea è ancora in alto mare.

5 novembre – L’Imperatore inaugura il vertice dell’OUA con un discorso in cui riassume le attività passate dell’Organizzazione e delinea i maggiori problemi che i paesi africani devono ancora risolvere. A sera, dopo un incontro di quattro ore con i presidenti Ankrah del Ghana, Nasser della RAU e Tubman della Liberia, S. M. l’Imperatore annuncia che è stato deciso il rilascio dei delegati guineani trattenuti ad Accra e che Egli e i presidenti Tubman e Nasser hanno assunto l’impegno di intervenire presso l’autorità della Guinea per ottenere il rimpatrio dei cittadini del Ghana desiderosi di tornare nel loro paese. Il rilascio della delegazione guineana è infatti avvenuto in seguito alla promessa del presidente Sekou Tourè di consentire ai cittadini del Ghana di ritornare in patria. – Il Sovrano concede un’intervista a una troupe della televisione italiana.

6 novembre – L’Imperatore offre al Vecchio Ghebì un sontuoso ricevimento in onore dei capi di Stato e di Governo e dei Ministri degli Esteri africani presenti in Addis Abeba per la conferenza dell’OUA. Nel corso del banchetto il Sovrano pronuncia un discorso con il quale esalta gli ideali che sono alla base dell’Organizzazione e le sacrosante aspirazioni dei paesi africani.

7 novembre – L’assemblea dei capi di Stato e di Governo africani elegge S. M. l’Imperatore presidente della conferenza. I lavori sono centrati sui maggiori problemi del continente e in particolare su quelli della Rhodesia e della decolonizzazione. Tutti i partecipanti nei loro interventi esaltano il ruolo dell’OUA nella soluzione dei problemi africani.

8 novembre – L’assemblea dei capi di Stato e di Governo adotta sulla questione rhodesiana una risoluzione che condanna l’atteggiamento della Gran Bretagna e i recenti colloqui fra il premier Wilson e il ribelle Smith. – Al Palazzo Imperiale di Asmara viene firmato l’atto costitutivo della società agricolo-industriale che valorizzerà il potenziale della conca di Ghinda. Firmano il documento S. A. il Ras Asrate cassa e il cav. Uff. Guido De Nadai. Il capitale della compagnia sarà di tre milioni, sottoscritto per un terzo dal Governo, per un terzo dal gruppo De Nadai e per un terzo dagli abitanti di Ghinda e da altri cittadini etiopici.

9 novembre – Il vertice dell’OUA si conclude con l’adozione di risoluzioni su tutti i problemi discussi, fra i quali particolare considerazione hanno avuto tutti quelli riguardanti la decolonizzazione completa e definitiva del continente. Sulla questione di Gibuti la risoluzione prende nota della decisione francese di indire un referendum e assicura alla popolazione l’appoggio morale e materiale dei paesi africani, esortandola a optare per l’indipendenza. Nel suo discorso di chiusura il Sovrano sottolinea il successo della conferenza e riconferma l’importanza fondamentale dell’OUA per la realizzazione delle aspirazioni africane.

10 novembre – Mentre i capi di Stato e di Governo africani cominciano a fare ritorno ai rispettivi paesi, salutati alla partenza da S. M. l’Imperatore, il Primo ministro Aclile Habteuold e il Primo ministro sudanese El Sadik El Madhi hanno un colloquio sulle relazioni fra i due paesi.

11 novembre – L’Imperatore riceve in visita di congedo S. E. Mohammed Gavo, ambasciatore dell’Iran. – S. M. il Re Mosheshoe II del Lesotho si trattiene in Etiopia per un soggiorno privato nel corso del quale visiterà le località di maggiore interesse storico, come Gondar e Lalibela.

12 novembre – Le autorità etiopiche accolgono con soddisfazione la decisione dell’assemblea generale delle Nazioni Unite di chiamare l’Etiopia a far parte del Consiglio di Sicurezza dell’Organizzazione.

13 novembre – L’Ethiopian Airlines inaugura il collegamento aereo fra Addis Ababa e Dar-es-Salaam,capitale della Tanzania.

14 novembre
– S. M. I. Haile Selassie I riceve all’aeroporto di Addis Ababa il presidente Antonin Novotny, della Cecoslovacchia, che inizia una visita di Stato all’Etiopia. A conclusione della prima giornata della visita il Sovrano offre un banchetto di Stato in onore dell’ospite, al quale fa seguito un ricevimento al corpo diplomatico. I due capi di Stato brindano all’amicizia fra i rispettivi paesi. – Il Primo Ministro Aclilu Habteuold riceve l’ambasciatore italiano Giulio Pascucci–Righi, con il quale discute le relazioni fra i due paesi e la progettata visita di S. M. l’Imperatore all’Italia.

15 novembre – il Presidente Novotny visita industrie, l’università, le sedi di organizzazioni internazionali e riceve i membri della comunità cecoslovacca residente in Addis Ababa.

16 novembre – Accompagnato dall’Imperatore, il presidente Novotny visita ad Auasa il centro agricolo sperimentale e trascorre la giornata in questa bella località. – Il Sovrano dona all’associazione degli studenti di legge dell’ateneo addissabebino la somma di 10.000 dollari per il fondo che essi stanno mettendo insieme per la costruzione di un ostello.

17 novembre – Al termine dei colloqui politici fra il presidente cecoslovacco e l’Imperatore sulle relazioni fra i rispettivi paesi e la situazione mondiale viene emesso un comunicato congiunto nel quale si sottolinea l’amicizia etio-cecoslovacca e si rileva con soddisfazione la comunanza dei punti di vista dei due capi di Stato sui problemi mondiali esaminati. A sera il presidente Novotny offre un banchetto di Stato in onore dell’Imperatore e un ricevimento al corpo diplomatico. – In giornata il Sovrano aveva ricevuto il re del Lesotho Mosheshoe II.

18 novembre – Il presidente Novotny parte per l’India, salutato con cordialità da S. M. l’Imperatore, il quale più tardi parte a sua volta per Harar. – Le delegazioni etiopiche e sudanesi iniziano nella capitale i colloqui sulle questioni amministrative riguardanti la demarcazione del confine fra i due paesi.

19 novembre – Ad Harar il Sovrano distribuisce le insegne del grado a 53 allievi ufficiali che hanno terminato i corsi dell’Accademia militare Haile Selassie I. Rivolgendosi ai neo-promossi l’Imperatore li esorta a servire la patria con dedizione e valore e ad essere sempre di esempio agli altri. Nel pomeriggio il Sovrano visita la nuova stazione radio di Harar. – S. M. il Re Mosheshoe II del Lesotho parte da Addis Abeba per Accra, dove sarà ospite del presidente Ankrah. – In un cinema di Addis Abeba si verifica la misteriosa esplosione di due granate, che feriscono una quindicina di persone. La Polizia inizia subito le indagini per scoprire i colpevoli.

20 novembre – l’Imperatore inaugura ad Alemaya, sulla sponda del lago omonimo, un impianto di purificazione dell’acqua destinata ad essere immessa nella rete idrica di Harar.

21 novembre – A Dire Daua il Sovrano inaugura una nuova industria tessile etiopico-giapponese realizzata con un investimento di 7 milioni di dollari. Nella circostanza Sua Maestà si dice soddisfatto dell’iniziativa ed esorta tutti a lavorare con impegno per lo sviluppo economico del paese.

22 novembre – L’Imperatore si reca a visitare la stazione agricola sperimentale di Gode, nell’Ogaden, e altre opere pubbliche in corso di realizzazione nella stessa zona. Da Gode il Sovrano raggiunge Dire Daua e di qui rientra ad Addis Abeba a bordo di un aereo speciale.

24 novembre
– La Segreteria dell’OUA annuncia in Addis Abeba un nuovo concorso internazionale per la scelta dell’emblema dell’Organizzazione.

25 novembre – La Polizia di Addis Abeba rende noto l’avvenuto arresto di tale Mammo Mezmer il quale ha confessato di essere l’autore del lancio delle due granata esplose al cinema Impero.

26 novembre – A Debre Zeit il Sovrano promuove 28 ufficiali dell’Aviazione Imperiale e distribuisce le insegne del grado a 24 allievi ufficiali che hanno terminato i corsi dell’Accademia. L’Imperatore rivolge poi a tutti i membri dell’Aviazione Imperiale un esortazione a far sempre il loro dovere con il massimo impegno. – La Polizia di Addis Abeba annuncia l’arresto, per aver complottato contro il Governo, del brigadiere generale Taddese Burru, catturato dalla popolazione mentre cercava di darsi alla macchia. Sono stati arrestati anche tre complici del cospiratore, uno dei quali era il lanciatore delle granata al cinema Impero. Nel comunicato si precisa che il complotto era stato ispirato da motivi egoistici.

27 novembre – In Asmara, al termine di un concorso ippico internazionale svoltosi all’ippodromo situato all’interno del parco del Palazzo imperiale, S. A. il Ras Asrate Cassa premia i vincitori.

28 novembre – L’Imperatore, a Debra Zeit, appunta al petto di ufficiali e sottufficiali dell’Aviazione decorazioni meritate nella difesa delle frontiere etiopiche e assiste a un’esercitazione e a una parata dei membri delle Forze Aeree Imperiali. – Inizia in Asmara, inaugurato dal vicesindaco Ato Becchele Haile, un seminario organizzato dalla CELU per i dirigenti delle unioni sindacali.

29 novembre – il Sovrano riceve in udienza il vicepresidente della Banca Nazionale di New York, John Exter, che si trova in Addis Abeba per incontrare i dirigenti della Banca Nazionale d’Etiopia.

30 novembre - S. M. l’Imperatore visita la scuola femminile Tenagne Uorck di Addis Abeba. – Il funzionario Ali Mahamud Hassan dell’Ambasciata somala in Addis Abeba viene dichiarato “persona non grata” e invitato a lasciare l’Etiopia entro 48 ore. – Il ministro dell’Industria e del Commercio Ato Abbebe Retta ripete agli industriali che beneficiano di protezioni doganali l’ammonizione a non approfittare della loro situazione privilegiata a danno dei consumatori.

Bro Ghebre Sellassie

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Francobolli Imperiali:
20° Anniversario dell'Incoronazione




Il 2 Novembre1950 viene pubblicata per il 20esimo anniversario dell'Incoronazione di S.M.I. Haile Selassie I la serie Intitolata “20esimo Anniversario dell'Incoronazione”.


La serie si compone da un set di 5 francobolli dal valore di 5 cent, 10 cent, 20 cent, 30 cent e 50 cent. Le grafiche sono opera dell'Ufficio Postale Generale di Addis Ababa.


Ospedale Dejazmach Balcha ad Addis Ababa.

Dejazamtch Balcha Safo (1862 – 1936) fu un patriota Etiope che combatté gli italiani nella prima e seconda guerra italo-etiope. Il 26 Ottobre 1957 Sua Maestà disse queste parole all'inizio del discorso tenuto in occasione del decimo anniversario dell'inaugurazione dell'ospedale:

Ci procura un gran piacere essere presenti a questo ospedale che prende il nome da Dejazmatch Balcha, uno dei Nostri eroi nazionali, in occasione della Commemorazione della sua prima decade di devozione alla fruttuosa causa di aiutare i malati e preservare la salute del Nostro popolo.



Abuna Petros, un sacerdote martire che venne assassinato dagli italiani.

La figura di Abune Petros è centrale, rappresentativa ed esemplare per l'intera Etiopia che lo considera un esempio di Fede e Resistenza. Sua Maestà gli dedicò un monumento ed espresse questo discorso.



Sua Maestà Imperiale Haile Selassie I innalza la bandiera nel giardino di Palazzo.

Simbolo della Restaurazione del Regno dopo l'invasione fascista Sua Maestà rilascia questo videomessaggio.


La Statua del Leone di Giuda presente nella Piazza della Stazione Ferroviaria prima dell'occupazione italiana.

Il monumento venne svelato per l'Incoronazione il 2 Novembre 1930 e successivamente rubato nel 1936 dagli italiani che lo inviarono a Roma e lo eressero a fianco della statua di Vittorio Emanuele per il 4° anniversario della dichiarazione dell'Impero Fascista. Nel 1937 durante una parata a Roma un giovane eritreo di nome Zerai Deres realizzò, guardando il monumento rubato, che si trattava del simbolo di Sua Maestà e attaccò gli italiani uccidendo almeno un ufficiale con una spada da cerimonia che portava. Deres venne fermato e ucciso e da allora è ricordato come un Patriota Etiope.
La statua venne rimpatriata nel 1960.



Ritratto delle Maestà Imperiali.

L'Imperatore Haile Selassie I alla destra e l'Imperatrice Menen alla sinistra entrambi con gli abiti dell'Incoronazione e le Corone. Tra le Maestà è presente la Cattedrale di San Giorgio dove si svolse l'Incoronazione il 2 Novembre 1930.

Segnaliamo che il 2 Novembre 2014 in occasione dell'84esimo Anniversario dell'Incoronazione la Federazione ha pubblicato sul sito il Cerimoniale del Sacro in una traduzione aggiornata. Cogliamo l'occasione per invitarvi tutti a leggere questo preziosissimo documento per comprendere al meglio l'Immensità dell'Incoronazione al meglio delle nostre capacità.
Ogni Lode, Onore e Gloria a Sua Maestà Imperiale Qadamawi Haile Selassie e Sua Maestà Imperiale Menen Asfaw.

Bro Gabriel


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Let food be your medicine...


NOVEMBRE: AUTUNNO E BENESSERE

Eccoci ad accogliere una nuova stagione, un nuovo ciclo che inizia dopo l’estate e il passaggio di settembre e ottobre che portano via le ultime scie di calore lasciando posto ai primi veri freddi. Eccoci nel mese di novembre, pieno autunno che apre le porte all’inverno offrendoci cambio di temperatura e conseguentemente anche di paesaggio.

Novembre è un mese permeato infatti dal senso del cambiamento, potremmo definirlo il mese autunnale per eccellenza, soprattutto in questo anno che ha visto la penisola immersa in temperature estive quasi fino alla fine di ottobre. E’ proprio durante questo mese infatti che il ciclo naturale delle stagioni effettua una virata decisiva verso il freddo senza però essere ancora inverno: si possono raccogliere ancora degli ortaggi e i campi sono ancora praticabili (almeno di solito nella prima parte del mese) anche se il grosso del raccolto è ormai avvenuto e ora si è intenti a conservare. Con novembre arriva quel senso di raccoglimento, la voglia di entrare dentro casa e celebrare gli spazi interni, riunirsi con i propri cari e celebrare quello che è essenziale nella vita..simbolo dell’autunno infatti è proprio l’essenziale. Dopo l’abbondanza estiva siamo portati a concentrarci verso ciò che è realmente importante e necessario, lasciando andare ciò che invece risulta superfluo proprio come si comporta la Creazione che assume un atteggiamento di protezione e conservazione per approcciare l’inverno.


In autunno infatti l’aria è fredda, pungente e spesso secca. E’ proprio questa una delle caratteristiche dell’autunno, la secchezza dell’aria che può essere un problema per la nostra salute in quanto va a minacciare i polmoni e l’apparato respiratorio che infatti spesso è messo alla prova in questa stagione da raffreddori, tossi e gola infiammata. Proprio i polmoni infatti sono i protagonisti di questa stagione di passaggio, in cui l’energia accumulata durante l’estate è in piena discesa verso l’interno dei nostri corpi per offrirci una solida difesa interna in vista del freddo. I polmoni sono collegati anche con la pelle che è il limite più esterno del nostro organismo, ed è proprio attraverso la pelle infatti che il freddo penetra e può farci ammalare. Inoltre è proprio la pelle che può comunicarci i primi segnali di secchezza durante questa stagione, soprattutto le mani ed il viso essendo le parti più scoperte. Questo perché il freddo e la secchezza dell’aria giocano questo effetto sul nostro organismo, siamo infatti stati creati come dei microcosmi che riflettiamo e spesso rispecchiamo il macro cosmo che ci circonda. Non è infatti per caso che la natura in questo periodo ci offre alimenti che hanno effetto idratante come pere, i primi radicchi, anche le patate che sono ancora in circolazione, ma anche le zucche e i porri. Da non dimenticare poi la grande varietà di cavoli che questa stagione offre, fondamentali per la nostra prevenzione stagionale. Anche la medicina occidentale concorda che broccoli e cavoli (soprattutto quelli verde scuro) hanno capacità idratanti e umidificano le vie respiratorie, ripristinano le mucose ovviando così al problema della loro secchezza e della conseguente infiammazione. Anche i fagioli, appena raccolti negli scorsi mesi, sono indicati in questa stagione, anche loro contribuiscono all'equilibrio dell’organismo contro la secchezza e deidratazione.

img Riflettiamo inoltre su come novembre e l’autunno siano un momento in cui la stagione ci predispone all’introspezione, all’analisi e al discernimento. La sensazione del ‘riportare tutto a casa’ è molto presente e ci spinge a meditare sulle nostre azioni presenti con spiccata chiarezza e lucidità. È il nostro organismo che ci chiede di lasciare andare ciò che non è necessario per ripulirci in vista dell’inverno. Proprio infatti come i polmoni filtrano aria inspirando ed espirando, così noi stessi in questa stagione siamo portati ad esercitare la pratica del lasciar andare, come anche gli alberi lasciano cadere le loro foglie e gli animali preparano le loro tane così noi prepariamo e pianifichiamo i nostri mesi futuri. In questo periodo conserviamo e proteggiamo il nostro raccolto anche in senso emotivo e spirituale, discernendo ciò che può fare del bene a noi e alle persone intorno a noi, da ciò che invece non giova. Insomma è un periodo di forte senso di interconnessione, di bilancio e di risonanza dell’uomo all’interno della natura.

Inoltre novembre è il mese in cui celebriamo la santa ricorrenza dell’Anniversario dell’Incoronazione del Re di re, un evento che spinge ulteriormente a raccoglierci in noi stessi per gioire del grande significato che questa cerimonia manifesta. Fratelli e sorelle si incontrano dopo chilometri di viaggio per celebrare ma anche per raccogliere vibrazioni e forza che ci accompagneranno fino al prossimo incontro che sarà a luglio in occasione della nascita di Sua Maestà. Ecco che anche noi viviamo un’esperienza di raccolto e conservazione, non di prodotti della terra ma di gioia e tenacia spirituale che ci accompagneranno per i resto dell’anno durante l’inverno e le stagioni a venire.

img Con l’Incoronazione celebriamo il contatto tra il Signore e la realtà storica e profetica, il mantenimento della promessa che si manifesta nel compimento del disegno divino, la Maestà celeste che si instaura come Maestà terrena, la Grazia che dall’alto discende verso il basso. Come l’energia autunnale che scende nella pianta per andare a nutrire le radici così la Potenza divina è scesa tra gli uomini per investire ogni aspetto dell’umanità, della società, del governo e della storia; per onorare quella alleanza stipulata sin dai tempi più antichi che con l’Incoronazione di Sua Maestà Haile Selassie Primo rende onore alle radici dell'umanità stessa e del Cristianesimo delle origini. Come i frutti d’autunno sono duri, essenziali, incapsulati nei loro gusci così il mistero del disegno divino è raccolto ed incapsulato nell’evento dell’Incoronazione, ovvero l’assegnazione ultima e definitiva del trono di Israele nella storia dei tempi che in sé tutto contiene e tutto racchiude. La Potenza che si è raccolta e concentrata in una corona cioè in una Persona regale e nei Suoi giudizi per racchiudere governo celeste e governo terreno nell'unico sovrano eterno e nel Suo piano salvifico.

Cari fratelli e sorelle vi auguro un piacevole mese di novembre, che possiate essere nella grazia e nella pace raccolti con le vostre famiglie e con i vostri cari per contare insieme le benedizioni che la vita ci elargisce giorno dopo giorno facendoci sentire così importanti e così unici in questa Creazione.

Bro Julio


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