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Federazione Assemblee Rastafari in Italia

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Newsletter DICEMBRE 2014


Saluti e benedizioni a voi tutti, lettori e lettrici, fratelli e sorelle amate, membri e membra del corpo mistico di cui Capo è il nostro Dio e Re Qadamawi Haile Selassie.
Ci ritroviamo sulle pagine della nostra newsletter dopo un mese di pausa, e dopo i giorni benedetti delle Celebrazioni per l’Anniversario dell’Incoronazione delle Loro Maestà Imperiali, svoltesi a Guardiaregia; la nostra speranza è quella di trovarvi nella pace e nella benevolenza del Re dei re, fermi nella fiducia della vittoria del Bene sul male, consapevoli delle tribolazioni che ognuno, in modi e forme diverse, si trova ad affrontare ma confidenti e certi che è nella difficoltà che veniamo forgiati, per poterne uscire vittoriosi, rafforzati, migliori, felici e grati per ciò che abbiamo e per le benedizioni che nonostante la nostra piccolezza continuano a piovere su InI.
Inauguriamo questo numero di dicembre dunque, “regalandoci” un breve foto-reportage di testimonianza - con audio - dei canti niyabinghi innalzati con un'unica voce al Signore degli Eserciti proprio nell’ultima occasione di Celebrazione, che potrete ritrovare anche sul nostro canale youtube FARIVision.

Crediamo che queste pagine siano un valido stimolo per mantenerci uniti, vicini nello spirito e nei propositi, anche quando non riusciamo ad esserlo fisicamente, connessi nel senso originale del termine, in quel modo che ci permette di fare esperienze gli uni degli altri, e insieme di fare esperienza nel mondo - pur non essendo del mondo - per diventare capaci di operare attivamente ed essere realmente influenti nel benessere e nel progresso di quello stesso mondo che è la nostra eredità, il Giardino che nostro Padre ci ha affidato.
Sono queste le connessioni che mantengono accesa la fiamma, quella scintilla di vita e di speranza che troppo spesso è data per scontata, e che non esiste per il solo fatto di camminare, alzarsi, mangiare, lavorare; quell’energia che ci porta a voler condividere, a volerci aprire all’altro, che ci attira e poi ci conforta, e che con la semplicità di cui è anch’essa si connota, senza perdere preziosità e profondità, possiamo definire calore umano, spesso discrimine tra relazioni conflittuali da relazioni buone e fruttuose.
Purtroppo oggi invece troppo spesso ci troviamo ad affrontare la tristezza e la freddezza di queste connessioni virtuali, capaci solo di generare mala-educazione, confusione, presunzione e intolleranza anche nelle anime più buone e innocenti, quando non correttamente utilizzare e supportate da un contesto familiare, sociale ed educativo presente, partecipe, pronto all’ascolto e al confronto, amorevole e incoraggiante.
Sono questi i piccoli, tanto poveri quanto preziosi mattoni che devono costituire le fondamenta della nostra Livity e della nostra attitudine nei confronti del prossimo, che ci permetteranno di essere buoni figli e figlie, buoni padri e madri, buoni fratelli e sorelle, uomini di buona volontà, e di seguire l’esempio e la Volontà di Sua Maestà nell’adempimento dei principi fondamentali di moralità internazionale e sicurezza collettiva, molto più presenti e vicini a noi di quanto le parole possano far pensare: è proprio infatti la capacità di condividere un’etica, una morale, un codice di comportamento unitario che ci permette di poter avere buone e fruttuose relazioni con i nostri prossimi, vicini e lontani, più o meno affini a noi per visioni, trascorsi ed esperienze, diventando così membri di una nuova razza, capace di darsi assistenza reciproca a reciproca garanzia nel rispetto della altrui e propria libertà, per il benessere e il progresso proprio e del prossimo e dell’ambiente intorno a noi, dipendenti l’uno dagli altri. Sono queste le vibrazioni che pensiamo possano convogliare e promuovere il Bene, unendo mitezza e rocciosa volontà e solidità del carattere, e mantenere lontano e scacciare il male, la malizia, la debolezza, la paura, l’accidia e i suoi tentativi di insinuarsi nelle nostre esistenze.

Dopo questa breve e, speriamo, utile meditazione che ci sentivamo di condividere con voi tutti, senza ulteriori indugi procediamo nel presentare i contributi che riempiranno le seguenti pagine.
Iniziamo, come nostro uso da tempo, con i pronunciamenti del Re dei re, estratti dalle raccolte di Speeches e Utterances e tradotti dai nostri Idren e collaboratori –che ringraziamo - dai quali pronunciamenti riceveremo certamente la nostra razione di cibo e sostentamento spirituale e morale, ricaveremo insegnamenti e amplieremo la nostra conoscenza della Sua Parola.
Si tratta delle traduzioni dei seguenti discorsi:
nella traduzione della sorella Tseghe, il discorso, estratto dai Selected Speeches, indirizzato al Seminario femminile, del dicembre 1960;
a seguire, sempre nella tradizione di Sis Tseghe, il discorso, estratto ancora una volta dai Selected Speeches che l’Imperatore pronunciò in occasione della Convocazione dell’Università a Lui intitolata, del dicembre 1961;
il terzo contributo è il discorso che il Sovrano d’Etiopia rivolse in risposta al brindisi del Presidente W. Tubman, del dicembre 1960, anche questo discorso estratto dagli Speeches, tradotto per InI dal fratello Luca Baldini, che salutiamo e a cui diamo il benvenuto su queste pagine;
il quarto contributo, nella traduzione di Bro Tino, sono le parole che il Re pronunciò in occasione dell’Inaugurazione della 15ma Conferenza del Pugwash, estratto di nuovo dai Selected Speeches.

Proseguendo oltre, ma rimanendo sempre in epoca imperiale, entrando nel tema delle Leggi e della Fondamenta che, promulgate e promosse da HIM, garantivano il benessere e il progresso dell’Etiopia, vi presentiamo l’appuntamento di dicembre con la Costituzione Riveduta del 1955, giuntaci, come di consueto, nella traduzione di Sis Tseghe e di Ras Isi, ai quali inviamo i nostri saluti e benedizioni, ringraziandoli per il lavoro: in questo numero, gli articoli dal 52 al 65, riguardanti i “Diritti e Doveri del Popolo”.

A seguire, in chiusura di questa che possiamo considerare la prima sezione della nostra newsletter, dedicata agli eventi che avevano un impatto sulla vita quotidiana dell’Impero sotto il Governo di Sua Maestà, dai Discorsi e dalle Parole del Re, dai Suoi Decreti e Decisioni, fino ai Suoi viaggi e nell’adempimento dei Suoi doveri, ecco il consueto diario di viaggio che il fratello Ras Isi ci ha inviato, come al solito, per seguire il nostro Imperatore nello svolgimento dei Suoi compiti regali giornalieri: ecco a voi l’AllManActs di dicembre.

Voltiamo ora pagina, e prima di trasferirci nella sezione dedicata alle news e agli aggiornamenti, per poi giungere ai corner dei nostri fratelli Ras Gabriel e Ras Julio - che mese dopo mese ci hanno accompagnato, sin dall’inizio di questa opera collettiva, accogliendoci nelle loro due rubriche dedicate rispettivamente agli Ordini, alle Medaglie, alle Stampe e ai Francobolli Imperiali, e all’alimentazione e allo stile di vita I-TAL - è tempo di fermarci un attimo nella sezione, inaugurata qualche mese fa, dedicata agli scritti dei Padri della Chiesa. In particolare, da quattro appuntamenti il Ras Isi e la sister Tseghe ci hanno sottoposto e proposto gli scritti e le meditazioni del Padre Yohannes Afeworq: ecco a voi dunque, per la crescita tutto InI e per la nostra edificazione spirituale, la quinta parte del “Commento al Vangelo di San Giovanni”.

Proseguiamo ora, giungendo come suddetto allo spazio dedicato agli aggiornamenti e alle rubriche dei fratelli.

I primi due contributi di questa sezione sono quelli che ci ha inviato Ras Iyared: si tratta di due articoli scritti in memoria di due Elders RasTafari, che il Padre ha voluto chiamare a sé in questi ultimi mesi. Stiamo parlando di Ras Seigo Petersen, attivista e politico delle Virgin Islands, impegnato nel campo dei diritti civili e umani, dell’agricoltura e dello sviluppo e Ras Seymour McLean, avvocato e attivista RasTa da anni impegnato contro la sottrazione illecita e per il ritorno in patria di reliquie e cimeli etiopici. Possano le loro anime riposare in pace nella Potenza e nella Luce del Volto del Signore, e possano i loro esempi risplendere per tutto InI e ispirarci ad opere sempre più alte e a battaglie sempre più dure, per una vittoria sempre più dolce.

Procediamo ora avanti e con gioia e una giusta dose di soddisfazione e orgoglio anche comunitario, vi presentiamo il primo contributo del fratello Ras Julio, e di quello del brother Ras Iyared, cui diamo il benvenuto su queste pagine: si tratta del report di due dei tre incontri con il movimento “Occupy Pinnacle” e in particolare con Donisha Prendergast, nipote dell’On. Bob Marley, e con Ras Uwe Banton, RasTa singer tedesco da anni nella Livity, che alcuni dei nostri fratelli, tra cui lo stesso Ras Julio, insieme appunto a Ras Iyared e Ras Tommy, hanno organizzato e promosso in collaborazione con FARI, con l’ass. YOW e altre realtà locali.
Ci sono stati, come detto, tre appuntamenti, uno a Cosenza, uno all’Università di Bari, e il terzo proprio a Perugia: del primo e dell’ultimo potremo avere notizia negli articoli relativi. Vogliamo inoltre segnalarvi una novità interessante e edificante, che vi consigliamo di visitare quanto prima: l’apertura di un blog di meditazioni e riflessioni sulla Livity Rastafari che proprio il nostro bredren Julio ha pubblicato e sta gestendo sul web, all’indirizzo www.rasjulio.blogspot.com.

Continuando ora, avviandoci passo dopo passo alla conclusione di questo editoriale, per lasciarvi ai contributi e agli articoli che la redazione e i fratelli hanno prodotto, giungiamo nello spazio dedicato, come anticipavamo, alle rubriche:
nel suo cultural corner, il fratello Gabriel ci presenta, questo mese, uno studio e un approfondimento sulla serie di francobolli intitolata “Croci di Lalibela”; a seguire, al termine di questa newsletter, ma non certo per importanza, nel cultural corner dedicato all’Ital Livity, Ras Julio ci ha inviato la sua mensile riflessione su quanto sia importante affrontare con equilibrio olistico la nostra alimentazione e il nostro rapporto con il cibo e la natura circostante che ci fornisce, stagione dopo stagione, il corretto nutrimento e sostentamento.

Siamo così giunti al termine di questa presentazione; grati per l’occasione di potervi parlare ogni mese, nella speranza di poterci esprimere degnamente sempre, vicini a voi nello spirito, nella volontà e nelle preghiere, vi auguriamo le più alte benedizioni nel Nome del Signore Altissimo Haile Selassie I, Datore di Vita e Creatore del Mondo, e della Sua Regina Imperatrice Itegue Menen Asfaw.
Strenght, Powers and Protection in HIM!

ONENESS

Viktor Tebebe

SALMO
Di Davide.

Amore e giustizia voglio cantare,
voglio cantare inni a te, Egziabher.
Agirò con saggezza nella via dell'innocenza:
quando verrai a me?
Camminerò con cuore integro,
dentro la mia casa.
Non sopporterò davanti ai miei occhi azioni malvagie;
detesto chi fa il male, non mi sarà vicino.
Lontano da me il cuore perverso,
il malvagio non lo voglio conoscere.
Chi calunnia in segreto il suo prossimo
io lo farò perire;
chi ha occhi altezzosi e cuore superbo non lo potrò sopportare.
I miei occhi sono rivolti ai fedeli del paese
perché restino a me vicino:
chi cammina per la via integra sarà mio servitore.
Non abiterà nella mia casa,
chi agisce con inganno,
chi dice menzogne non starà alla mia presenza.
Sterminerò ogni mattino tutti gli empi del paese,
per estirpare dalla città del Signore
quanti operano il male.




Sommario:

Messaggio al seminario delle donne

Convocazione dell'Università Haile Selassie I

In risposta al brindisi del Presidente W. Tubman

Inaugurazione della 15° conferenza di Pugwash

Costituzione Riveduta d’Etiopia

ALL MAN ACTS

Commento al Vangelo di San Giovanni

In grata memoria di Ras Kendall “Seigo” Petersen

In grata memoria di Ras Seymour Mclean, l’avvocato dell’Etiopia

Occupy Pinnacle: 3 date in Italia

Occupy Pinnacle: report video

Francobolli Imperiali: Croci di Lalibela

Let food be your medicine...


Messaggio al seminario delle donne


L'Africa ha accettato la sfida del mondo moderno e con essa sono giunte gravi responsabilità. Sorgeranno molte ore scoraggianti prima che l'arcobaleno degli obiettivi compiuti apparirà all'orizzonte. La civilizzazione Africana nella sua potenziale grandezza deve essere in grado di incutere coraggio, pazienza, tolleranza e diligenza. Per sostenerci in tutti i nostri compiti contiamo sulle donne dell'Africa. Senza la loro vigilanza incessante nessun aspetto delle nostre responsabilità può essere raggiunto. Il ruolo delle donne non è mai stato così impegnativo, e potete essere orgogliose di rispondere a questa chiamata per il miglioramento del futuro del genere umano.

L'Etiopia vi dà il benvenuto e vi augura Divina velocità nelle vostre deliberazioni.

14 dicembre 1960

Selected speeches of H.I.M., p. 213

Sis TsegheSelassie

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Convocazione dell'Università Haile Selassie I



Questa è un’occasione dall’immenso valore storico per Noi e per l’intera popolazione Etiopica. Quest’oggi la prima convocazione di questa Università ci fornisce l’opportunità di rivolgerci per la prima volta, come Cancelliere, ai Governatori, alla Facoltà ed agli studenti come ad un unico gruppo.

Porgiamo a tutti voi il Nostro benvenuto ed i Nostri saluti in questa occasione. Voi che siete stati in passato, da insegnanti o da studenti, uniti nello spirito nonostante membri di diverse istituzioni educative, ora siete realmente uniti in questa Università. Diamo il benvenuto ai membri del Consiglio di Amministrazione, che dirigerà la politica dell’Università. Diamo il benvenuto agli amministratori, che delineeranno il contesto all’interno del quale lavoreranno sia l’insegnante che lo studente. Diamo il benvenuto a voi, professori, istruttori, lettori, ai quali è stata affidata la missione di guidare i nostri giovani verso livelli più elevati di conoscenza ed apprendimento. Diamo il benvenuto agli studenti, i Nostri e quelli provenienti da altre terre, che studieranno qui ed in mezzo ai quali sorgeranno i leader del futuro.

Potremmo brevemente soffermarci, adesso, ad indagare le ragioni per cui questa Università è stata stabilita, quali obiettivi si sta proponendo di perseguire, quali risultati dovremmo aspettarci da essa e quali contributi ci si potrebbe ragionevolmente aspettare che essa produca.

Un obiettivo fondamentale dell’Università deve essere la salvaguardia e lo sviluppo della cultura del popolo che essa serve. Questa Università è il prodotto di quella cultura: è il convenire di coloro capaci di comprendere ed utilizzare l’eredità accumulata dal popolo Etiopico. In questa Università uomini e donne, lavorando in reciproca collaborazione, studieranno le radici della Nostra cultura, tracceranno i suoi sviluppi e modelleranno il suo futuro. Ciò che Ci consente oggi di aprire un’Università di tale livello è la ricchezza di letteratura e materiali d’apprendimento ormai estinti altrove nel mondo, che i Nostri padri hanno preservato per noi attraverso il duro lavoro e la perseveranza. In quest’occasione, Ci piacerebbe ricordare con gratitudine questi padri di grande cultura, tra cui citiamo alcuni nomi quali Yared, Abba Giorgis di Gasicha, Absadi di Insaro, Wolde-Ab Wolde Mikael, Arat Ayina Goshu, Mamihir Akala Wold e Aleka Gabra Medihin.

La musica, la drammaturgia ed altre forme artistiche trovano le proprie radici nell’antica storia del Nostro Impero, ed il loro sviluppo sino ad un più elevato picco di perfezione sarà possibile nell’atmosfera di un’università. L’Etiopia è dotata di una letteratura antica, ed il suo studio può essere promosso in questa sede, in modo che i giovani Etiopi, ispirati da quest’esempio nazionale, possano elevarla ai più alti livelli di eccellenza. Lo studio della storia eroica del Nostro Impero stimolerà l’immaginazione di autori ed insegnanti in erba. La comprensione di quella filosofia di vita che è la base dei Nostri costumi tradizionali condurrà tutti noi ad una migliore comprensione della Nostra nazione e dell'espressione della Nostra nazione attraverso le arti.

Qualità spirituali non più sufficienti

Lo scopo immediato e pratico di quest’istituzione è, ovviamente, quello di educare i giovani Etiopi e di prepararli a servire il proprio Paese. Sebbene tale educazione possa essere tecnica, essa deve comunque fondarsi sull’eredità culturale dell’Etiopia se si vuole che essa porti frutto e che lo studente sia ben adattato al proprio ambiente e che l’uso efficace delle sue abilità sia facilitato.

Vi è stato un tempo in cui forza e resistenza, coraggio e fede erano sufficienti a rendere la leadership all’altezza del compito. Ma i tempi sono cambiati e queste qualità spirituali non sono più sufficienti.

Oggi, la conoscenza e la formazione, quali vengono ampiamente dispensate nelle università del mondo, sono divenute essenziali, ed oggi la leadership e l’avanzamento, sia nazionali

che internazionali, dipendono pesantemente dai prodotti delle università. Anche Mr. Thubman, Mr.U-Nu, Madame Bandaranaika e Mr.U-Thant furono educati ciascuno nel proprio Paese, confidiamo che questa Università produrrà leader di comparabile statura.

In tutti i Paesi del mondo moderno, una competenza speciale è richiesta per avere a che fare con l’avanzamento dell’agricoltura, dell’industria, del commercio e del servizio civile. Tale competenza può essere garantita soltanto mediante le opportunità fornite dalle moderne università. Abbiamo più volte sottolineato che il futuro dell’Etiopia è ampiamente condizionato dall’accelerato sviluppo agricolo, dallo sfruttamento delle risorse minerarie e dall’espansione industriale. La sua sopravvivenza dipende da questi, ma essi dipendono, a loro volta, dalla competenza di coloro i quali hanno ricevuto e riceveranno l’educazione e la formazione essenziali. È Nostra fiduciosa speranza che questa istituzione, che è stata progettata da molti anni, fornirà qui, nella Nostra stessa terra, per i Nostri stessi giovani, la più alta educazione e formazione specializzata richieste per un tale sviluppo.

Ciò di cui l’uomo sogna ed a cui egli aspira, se non realizzato nel corso della propria vita, non può procurargli alcuna soddisfazione effettiva. Per quanto riguarda Noi, ogni ringraziamento sia reso a Dio che nel fondare questa Università abbiamo realizzato l’aspirazione di un’intera vita.

Valori fondamentali e potere morale

Considerando il ruolo delle università in un senso più ampio, siamo persuasi che queste istituzioni vadano a configurarsi oggi come le speranze più promettenti per soluzioni costruttive ai problemi che affliggono il mondo moderno, problemi che ostacolano la pacifica cooperazione tra le nazioni, problemi che minacciano il mondo e l’umanità con morte e disastro. Dalle università dovranno giungere uomini, idee, conoscenza, esperienza, abilità tecniche, e la profonda comprensione umana vitale per le fruttuose relazioni tra le nazioni. Senza queste, l’ordine mondiale, per il quale ci siamo così a lungo battuti, non può essere stabilito. Dalle università, inoltre, dovrà giungere quell’abilità che è l’attributo di maggior valore degli uomini civili in ogni luogo: l’abilità di oltrepassare le anguste passioni e di intrattenersi in una conversazione onesta; poiché la civiltà è per natura «la vittoria della persuasione sulla forza». L’unità è forza. Nessuna nazione può dividersi al suo interno e rimanere potente. È questa profonda convinzione che è alla base della decisione di pianificare un sistema educativo, di apprendimento e di ricerca ben organizzato e coordinato, (sistema) che un’università rappresenta. Un’università è la fontana dell’istruzione: ricerca la conoscenza, e lì la troverai.

Neppure possiamo ignorare l’importanza dello spirito in questa vita accademica. L’apprendimento e la formazione tecnica devono essere alimentati dalla fede in Dio, dalla riverenza per l’anima umana e dal rispetto per la mente pensante. Non vi è ancora più sicura per la nostra istruzione, per le nostre vite e per le nostre azioni pubbliche che quella assicurataci dagli insegnamenti Divini associati con il meglio dell’umana comprensione. La leadership sviluppata qui dovrebbe essere guidata dai valori fondamentali e dal potere morale che hanno per secoli costituito l’essenza dei Nostri insegnamenti religiosi. Questi sono tempi cruciali in cui le nazioni si sollevano contro le nazioni. Le tensioni aumentano, ed il disastro è possibile in ogni momento. Le distanze si stanno riducendo: la pace e la vita sono minacciate dall’incomprensione e dal conflitto. Ora è il tempo in cui la fede sincera nella parentela dell’uomo con Dio deve costituire il fondamento di tutti gli sforzi dell’uomo per l’illuminazione e l’apprendimento - le basi per ogni comprensione, cooperazione e pace. Raccomandiamo a voi tutti, membri di questa Università, che questi speciali valori rimangano in primo piano, come un fondamento per la vostra conoscenza ed il vostro pensiero, cosicché le verità morali fondamentali sostengano e supportino l’intera struttura della vita universitaria.

La disciplina della mente è un ingrediente basilare per una genuina moralità e di conseguenza per la forza spirituale. In verità, un’università, considerata in tutti i suoi aspetti, è essenzialmente un’impresa spirituale che, insieme alla conoscenza e alla formazione che essa impartisce, conduce gli studenti verso un’esistenza più saggia ed una maggiore sensibilità nei confronti delle responsabilità della vita. Fino ad oggi, la formazione tecnica è stata conseguita tramite la Facoltà di Ingegneria e presso l'Edificio Universitario Etio-Svedese. Queste istituzioni, crediamo, che si sono ora fuse con l’Università, verranno espanse e sviluppate affinché il numero dei tecnici Etiopi competenti possa continuare ad aumentare.

L’educazione: un investimento

L’educazione è costosa, e l’educazione superiore è la più costosa di tutte. Ma è anche un investimento, un investimento molto vantaggioso, ed il denaro speso nel coordinamento, nel rafforzamento e nell’espansione dell’educazione superiore in Etiopia è ben investito. Siamo orgogliosi del riconoscimento del valore dell’educazione da parte del Nostro popolo. I loro sforzi coordinati nella costruzione di scuole ed altre attività sociali è altamente gratificante. Le istituzioni educative, a differenza delle imprese, non esistono e non operano per ottenere profitti in dollari e centesimi. Esistono per offrire pubblici servizi e sono giudicate dall’efficacia e dall’economia con cui esse offrono tali servizi.

Al Consiglio dei Governatori, agli amministratori, raccomandiamo economia, in modo che dei benefici dell’Università possa godere il maggior numero possibile di ragazzi e ragazze. Neppure un dollaro dovrebbe essere sprecato del denaro così duramente guadagnato e così generosamente donato come contributo dal Nostro stesso Governo e dai Governi di altre nazioni. Pianificate meditatamente, supervisionate accuratamente e gestite economicamente in modo che il massimo rendimento possibile sia ottenuto nella preparazione di manodopera competente, nella ricerca produttiva e nella formazione di una leadership sia tecnica che morale. Un guadagno immediato del consolidamento e del coordinamento, la centralizzazione delle risorse e delle operazioni, dovrebbe essere il risparmio sui costi, ed esortiamo tutti a cooperare pienamente nel tentativo di realizzare quest’obiettivo. È richiesta diligenza nello sviluppare questa Università il più rapidamente possibile per andare incontro ai bisogni impellenti del Nostro Impero.

Vorremmo chiedere che un’enfasi straordinaria venga posta sulla formazione degli insegnanti per le nostre scuole primarie e secondarie. Il processo educativo non può essere una colonna angusta; dev’essere a forma piramidale ed ampio alla base. Per provvedere quest’ampia base, è richiesto un grande numero di insegnanti, ed abbiamo il dovere di fornire insegnati Etiopici per queste scuole. È per questa ragione che abbiamo istituito dei centri di formazione per insegnanti ad Harar ed in altri luoghi.

La necessità di varie discipline

Lo studio delle scienze umane non dev’essere trascurato ed il College delle Arti e delle Scienze dev’essere rafforzato ed incoraggiato a sviluppare i suoi studi. Queste sono le discipline che contribuiscono maggiormente alla comprensione ed alla crescita della Nostra eredità culturale e che assistono, in tal modo, nell’adempimento di uno degli scopi primari dell’Università. Questi studi, che concernono le conquiste culturali dell’uomo, i diritti umani ed i doveri, le libertà dell'uomo, consentiranno ai giovani di sviluppare la comprensione ed il giudizio necessari alla formulazione di una sana filosofia di vita, al compimento di scelte sagge, alla comprensione di cosa tali scelte comportano. Questi ragazzi affrontano un mondo bombardato dal più efficace programma organizzato di propaganda ingannatrice e di operazioni sottilmente schermate che sia mai stato realizzato; meritano il meglio che possa esser loro insegnato dai propri genitori, dalle istituzioni religiose e dall’Università, per prepararli ad una scelta saggia tra ideali in competizione.

Vorremmo far richiesta dell’immediata costituzione di una Facoltà di Legge, ove i Nostri stessi laureati possano essere formati per iniziare la professione legale. Il Nostro Impero ha bisogno, per il suo governo, per le sue attività commerciali, di avvocati adeguatamente preparati, e particolarmente di coloro che sono stati formati nelle loro stesse università, secondo i propri codici e costumi. Vorremmo anche richiedere l’organizzazione di una Facoltà di Medicina nel prossimo futuro. La formazione dei dottori è un processo lungo ed arduo e questo fatto in sé rende ancora più urgente che la Nostra facoltà sia inaugurata il prima possibile.

Nel porre l'accento maggiore sull’educazione dei Nostri cittadini più giovani, non dovremmo dimenticare gli obblighi e le opportunità che l’Università avrà nei confronti dei cittadini più anziani. Mentre studiamo i piani ed i progetti di questa Università, stiamo realizzando che una grande attenzione si sta dando all’estensione della sua utilità all’intera popolazione, sotto forma di corsi di formazioni e conferenze. Ciò è in accordo con il Nostro desiderio. L’Università Haile Selassie I dovrebbe cercare, sia presso la sede principale o che presso una sua succursale, di servire qualsiasi cittadino qualificato che desideri e sia in grado di avvalersi delle risorse dell’Università, qualora sia volenteroso di compiere il lavoro richiesto.

La più alta chiamata

Non suggeriamo che la lista delle necessità che abbiamo menzionato sia completa, ma rappresenta le necessità alle quali l’Università sta cercando di rispondere. La responsabilità più pesante andrà, naturalmente, a ricadere sulla facoltà. Ad essa spetta il lavoro di formare le menti e le mani dei giovani d’Etiopia nella conoscenza e nelle competenze specialistiche. Dovremmo essere tutti fieri dei membri Etiopici della facoltà, che hanno intrapreso la più alta delle chiamate e che hanno reso in passato e continueranno a rendere in futuro un grande servizio alla propria nazione. Gli insegnanti che, in passato,arrivando da molti e diversi Paesi, hanno adempiuto il dovere di educare i giovani e le giovani d’Etiopia, si sono guadagnati il Nostro apprezzamento e gratitudine e l’apprezzamento e la gratitudine di tutti noi. Il loro esempio dovrebbe spronare il personale della facoltà dell’Università a perseguire i propri obiettivi con diligenza ed a non risparmiare alcuno sforzo per assicurare che il loro insegnamento ispiri coloro che studiano nelle loro classi.

Ringraziamo sinceramente il Dr. Lucien Matte che Ci ha assistito per molti anni con lealtà, devozione e diligenza nei Nostri sforzi per il progresso dell’educazione nel Nostro Paese e nella fondazione del College Universitario ad Addis Abeba, che è una delle istituzioni affiliate dell'Università Haile Selassie I.

Desideriamo anche ringraziare il defunto Mr. A. Besse, che è stato uno di coloro che hanno generosamente contribuito alla fondazione di quest’Università.

Tutti voi dovete mantenere i più elevati standard nella vostra istruzione, in modo che il livello generale di questa Università non sia seconda a nessuno. Lavorate assieme in armonia, come una squadra, nell’elevare questa istituzione ai più alti livelli accademici. Ciascuno di voi deve fare la sua parte per contribuire all’avanzamento della conscoenza. Dovete soprattutto essere eruditi, poiché è con le azioni piuttosto che con le parole che potete efficacemente ispirare i vostri studenti a prestare attenzione alle vostre parole. Ciascuno di voi dovrebbe considerare proprio dovere quello di perseguire la ricerca nel proprio campo di studi, perché in questo modo porterete notorietà sia a voi stessi che all’istituzione.

In molte occasioni durante gli ultimi anni, abbiamo avuto l’opportunità di parlare ai Nostri studenti. Confidiamo che il Nostro amore e considerazione per loro ed il profondo interesse che proviamo per il loro progresso siano stati sentiti e compresi. Oggi, abbiamo dedicato la Nostra residenza, che ricevemmo dal Nostro nobile padre, al loro servizio, come libero dono alla nazione, nella speranza di contribuire in questo modo alla loro opportunità di prepararsi per carriere fruttuose. Chiediamo che ciascuno studente che passa per queste sale si dedichi allo sviluppo della sua mente e del suo corpo, del suo valore fisico e mentale, in modo tale da essere in grado di servire ancor meglio il proprio Paese ed i propri connazionali. Scegliete il campo di studi che meglio si addice ai vostri talenti, continuate decisi nei vostri diligenti studi, preparatevi al servizio in qualsiasi professione potreste meglio essere dotati. Dio vi garantisca il successo.

19 dicembre 1961

Selected Speeches of H.I.M., pp. 19-27

Sis TsegheSelassie

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In risposta al brindisi del Presidente W. Tubman



Ringraziamo Vostra Eccellenza per i calorosi e cordiali sentimenti che ha espresso a Noi ed al Nostro popolo. L’Etiopia e la Liberia sono vecchie e rispettate amiche ed è opportuno ed appropriato che i capi di queste due nazioni intrattengano l’uno per l’altro sentimenti di calorosa e profonda amicizia e che i loro popoli, uniti da questi legami di rispetto e ammirazione reciproci, condividano egualmente a questi sentimenti.

Non abbiamo bisogno di esporre nel dettaglio la lunga storia di conoscenza tra i nostri due stati che ha portato le loro relazioni al livello elevato di cui godono oggi.

Molto prima che gran parte di questo continente d’Africa fosse conosciuto al mondo esterno, l’Etiopia e la Liberia rappresentavano i simboli gemelli dell’indipendenza, una nell’Africa Occidentale, la seconda dall’altro lato del continente, e la fiamma della libertà che questi due stati ressero alta, all’inizio tremolando debolmente, poi crescendo in intensità si è diffusa dall’Oriente all’Occidente, dal Settentrione al Meridione, e oggi illumina ogni angolo di questa vasta terra. La storia attribuirà grande importanza all’esempio della Liberia e dell’Etiopia, le quali hanno dimostrato che gli Africani possono e devono essere liberi, in ragione della marea che oggi sta spazzando via il colonialismo e l’oppressione da questo continente.

In particolare siamo memori della partecipe e fruttuosa cooperazione che ha segnato le relazioni tra l’Etiopia e la Liberia alle Nazioni Unite. La causa dell’Etiopia è stata quella della Liberia; la causa della Liberia quella dell’Etiopia, e non potremmo chiedere benedizione più grande di quella che le relazioni tra i nostri due paesi siano mantenute su questo stesso livello elevato. Siamo fiduciosi che questo sia il caso.

Azione Combinata

Questo stesso spirito di collaborazione su problemi di interesse reciproco sta continuando oggi ad un ritmo accelerato nelle politiche che questi due stati Africani stanno perseguendo verso il fine di sradicare la discriminazione razziale, ignobile  e più infame dei pregiudizi, dalla faccia della terra.

L’Etiopia e la Liberia stanno oggi intraprendendo un’azione legale davanti alla Corte Internazionale di Giustizia all’Aia, per il sollevamento del mandato detenuto dalla Repubblica Sudafricana sul territorio dell’Africa del Sud-Ovest. Riaffermiamo qui ora la nostra determinazione a perseguire questo procedimento fino alla sua riuscita conclusione.

E nella crisi del Congo, con gli sforzi che abbiamo fatto per trovare una soluzione amichevole e giusta agli opprimenti problemi che esistono in quel paese recentemente indipendente, Ci siamo ritenuti fortunati per la cooperazione di tutto cuore di Vostra Eccellenza e per la sagacia e il giudizio che ha portato in questo contesto.

Il Congo rappresenta, innanzitutto, un problema per gli Africani, e sono gli Africani che, mettendo, da parte le differenze superficiali, devono collaborare in unità per ripristinare l’ordine in Congo, per assicurare la sua integrità territoriale, e per prevenire l’insinuazione nel Congo, in qualsiasi veste, delle influenze colonialiste di cui il popolo Congolese ha cercato di sbarazzarsi.

Guardiamo avanti con calma fiducia ad ulteriori miglioramenti nelle relazioni tra di Noi, e speriamo che uno dei risultati della visita che noi stiamo facendo a questa grande nazione sarà il prendere ulteriori misure per espandere ed allargare la nostra cooperazione Speriamo che l'introduzione, di linee aeree dirette, tra l'Etiopia e la Liberia, faciliterà molto lo scambio di idee, persone e merci, ed è in questo spirito che desideriamo che le relazioni con la Liberia crescano e si sviluppino.

Poiché è questo sviluppo che conduce alla forza dell’economia e dell’assistenza reciproca.

7 Dicembre 1960

Selected Speeches of H.I.M. Haile Selassie I”, pag. 210 e segg.

Bro' Luca

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Inaugurazione della 15° conferenza di Pugwash


Noi e il popolo Etiope siamo onorati di accogliere nel Nostro paese questo distinto incontro tra eminenti studenti e scienziati. L’occasione ha uno speciale significato per Noi poiché Noi rispettiamo e ardentemente cerchiamo di supportare in ogni Nostra azione gli stessi principi che vi hanno portati insieme qui da diverse nazioni e credi politici per discutere vigorosamente e apertamente di alcuni dei maggiori problemi dei nostri tempi. Noi abbiamo il piacere, infatti, che l’Università e la Fondazione che portano il Nostro nome, sono stati in qualche misura in grado di promuovere i nobili lavori e gli ideali dei grandi uomini i cui sforzi hanno portato alla creazione di questa straordinaria serie di Conferenze di Scienza e Affari Mondiali. Dobbiamo riconoscere nuovamente la Nostra sincera ammirazione per Lord Bertrand Russell, il cui indomabile coraggio e profondi insegnamenti morali e scientifici hanno lasciato un indelebile segno nella storia dei nostri tempi, e il cui spirito infonde e ravviva le discussioni che si terranno sotto l‘egida di queste Conferenze.

Era chiaramente inevitabile che un giorno Pugwash sarebbe arrivato in Africa; né si poteva trovare uno spazio più appropriato per la prima di queste Conferenze tenutasi sul suolo Africano. Poiché era in questa stessa stanza che l’unità dell’Africa prese le prime forme e sostanza meno di tre anni fa con l’istituzione dell’ Organizzazione dell’Unità Africana. Il luogo è appropriato non solamente perché questa stanza e questo edificio in qualche modo simboleggiano le speranza comuni e le aspirazioni di tutte le persone libere di questo continente, ma anche perché i principi fondamentali che gli Africani hanno sposato unendosi insieme Ci sembrano essere strettamente collegati con quelli che sono alla base delle Conferenze Pugwash.

Queste Conferenze sono sorte dalla convinzione che oggi esistano alcuni problemi che affliggono il mondo; problemi di tale importanza vitale per l’umanità cosicché vi era grande necessità di discuterne liberamente senza far riferimento a conflitti morali o ideologie politiche; problemi di tale grandezza, tale importanza universale, che un accordo comune deve e può essere trovato e proposte comuni per la loro risoluzione possono nascere attraverso il processo di osservazione oggettiva e analisi in cui gli scienziati sono qualificati.

Si Necessita Una Libera Comunicazione

Anche gli Africani hanno riconosciuto la necessità dell’esistenza, a motivo del loro benessere comune, di alcuni mezzi per la libera comunicazione e scambio di idee in un’atmosfera incontaminata da considerazioni politiche estranee. Possiamo non aver consciamente ricercato la via ‘scientifica’ per affrontare i Nostri problemi, ma abbiamo riconosciuto e continuiamo a mantenere la Nostra convinzione per un approccio oggettivo alle difficoltà che condividiamo.

In queste ore di crisi e tensione in tutto il mondo, nessuna nazione, per quanto disposta, può tenere se stessa lontana dalla propagazione delle forze politiche e nazionaliste. Ciò nonostante, resta chiaro oltre ogni dubbio che gli interessi condivisi dalle nazioni in via di sviluppo richiedano una difficile ricerca, tutt’ora ancora poco conosciuta per esistere.

L’argomento di questa conferenza, la quindicesima delle Conferenze Pugwash, è quindi vitale, tempestivo e potenzialmente di enorme importanza. Il mondo in via di sviluppo ora include la maggior parte della razza umana; perciò è essenziale che le speranze, le aspirazioni e le necessità della sua popolazione siano valutate attentamente e comprese. Il progresso in questo mondo è stato possibile solo tramite la costante applicazione della conoscenza che era accumulata da voi scienziati e dai vostri predecessori nei secoli scorsi. Basta guardare ai miracoli di Axum e Lallibela per comprendere che questo continente in cui siete ora riuniti condivideva, un tempo, i benefici della scienza e della tecnologia.

In ogni caso, tutti voi qui, qualificati ed eccellenti nell’applicazione della vostra mente per una comprensione reale e per il miglioramento della terra, siete ora a confronto con ciò che è stata definita la “rivoluzione delle aspettative crescenti”. In definitiva, questa è una rivoluzione che può essere compiuta pacificamente solo attraverso una cooperazione altruista tra le nazioni. Non possiamo posticipare i bisogni, le speranze, le aspirazioni della nostra gente indefinitamente.

Poco Speso per lo Sviluppo

Certamente, nel mondo si avverte la necessità di fare qualcosa e, allo stesso tempo, anche la certezza che si stia facendo tutto ciò che dovrebbe essere fatto. Ma comparate con le enormi risorse sprecate in guerre o nell’ammasso di armi di distruzione o addirittura devoluto all’avvincente conquista dello spazio, le risorse stanziate per il miglioramento del mondo risulta essere decisamente poco.

Povertà, paura, ignoranza, malattia non sono problemi eliminati a seguito del progresso scientifico: sono problemi con cui combattiamo giorno per giorno.

Tutti questi problemi sicuramente non saranno risolti dalla presente Conferenza. Ma è Nostra seria convinzione che almeno avverrà uno scambio franco di idee e impressioni su di essi.

In un mondo reso forte e prospero dalla forza dell’intelletto umano, un’ulteriore sfida a questo intelletto è che la scienza si incarichi di risolvere l’importante problema dello sviluppo; perchè tutto il genere umano deve condividere la vita migliore che il progresso ha reso possibile.

È questa la sfida che deve trionfare sopra i mali che affliggono la nostra gente; che deve moderare e ridurre le loro differenze razziali, politiche e religiose; che deve portare loro la pace richiesta per creare quel mondo migliore che voi cercate di creare.

È questa la sfida che deve fungere da impeto e da ispirazione per le vostre considerazioni.

29 Dicembre 1965

Selected Speeches of H.I.M. Haile Selassie I”, pagg.105-108

Bro' Tino

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Costituzione Riveduta d’Etiopia Come promulgata da
Sua Maestà Imperiale Haile Sellassie I

Capitolo III
(segue dalla newsletter di novembre 2014)

DIRITTI E DOVERI DEL POPOLO

Articolo 52

In tutti i procedimenti penali l'accusato, opportunamente presentato di fronte alla corte, avrà diritto ad un rapido processo ed a confrontarsi con i testimoni contro di lui, ad avere un processo obbligatorio in conformità con la legge, ad ottenere testimoni a proprio favore a spese del Governo e ad avere l'assistenza di un consulente legale per la sua difesa, che, se l'accusato non sarà in grado di ottenere a proprie spese, sarà assegnato e fornito all'accusato dalla corte.

Articolo 53

Nessuna persona accusata di un crimine ed arrestata dovrà essere considerata colpevole fino a che questo non sarà dimostrato.

Articolo 54

La punizione è personale. Nessuno potrà essere punito se non in conformità con la legge e dopo la condanna per un reato da lui (il condannato) commesso.

Articolo 55

Nessuno dovrà essere punito per qualsiasi reato che non è stato dichiarato punibile dalla legge prima dell'esecuzione di tale reato, o non dovrà subire alcuna punizione più grande di quella che era prevista dalla legge in vigore al momento in cui il reato veniva commesso.

Articolo 56

Nessuno dovrà essere punito due volte per lo stesso reato.

Articolo 57

Nessuno dovrà essere sottoposto a punizioni crudeli e disumane.

Articolo 58

Nessuno potrà essere imprigionato per debiti, salvo in caso di frode legalmente provata o di rifiuto sia di pagare denaro o proprietà giudicate dalla corte come acquisite in violazione della legge, sia di pagare una multa o di adempiere agli obblighi di legge di manutenzione; tale disposizione non potrà avere l'effetto di assolvere gli obblighi del debitore.

Articolo 59

Nessuna condanna a morte dovrà essere eseguita se non confermata dall'Imperatore.

Articolo 60

La confisca di beni a titolo penale non potrà essere imposta se non in casi di tradimento contro l'Imperatore o contro l'Impero, come definito dalla legge; il sequestro di immobili a titolo penale non potrà essere disposto tranne nei casi di immobili appartenenti a persone residenti all'estero e che cospirano contro l'Imperatore o che sono impegnati in atti deliberatamente ostili contro di Lui o l'Impero, come disposto dalla legge. Il processo di pignoramento che interessa l'intero patrimonio di una persona o parte di esso disposto dall'autorità giudiziaria per coprire il pagamento delle responsabilità civili, o derivante dall'aver commesso un reato o dalla corresponsione di tasse o ammende, non dovrà essere considerato una confisca di beni.

Articolo 61

Tutte le persone ed i domicili privati dovranno essere esonerati da perquisizioni illegali e sequestri.

Articolo 62

(A) In conformità con la tradizione e le disposizioni dell'articolo 4 della presente Costituzione nessuno ha il diritto di intentare una causa contro l'Imperatore.
(B) Ogni residente dell'Impero potrà intentare causa nei tribunali d'Etiopia contro il Governo, o qualsivoglia Ministero, Dipartimento, Agenzia o ente incaricato di questi ultimi, per gli atti illeciti che hanno provocato danni rilevanti. Nel caso in cui i giudici verificheranno che tale causa è stata intentata maliziosamente o senza fondamento, il Governo, o qualsivoglia Ministero, Dipartimento, Agenzia, o ente incaricato o ufficiale di questi ultimi contro cui la causa è stata indirizzata avrà il diritto di agire contro tale residente per accusa maliziosa o infondata, ed il tribunale dovrà in questi casi stabilire rimedi o sanzioni a norma di legge.

Articolo 63

Chiunque nell'Impero avrà il diritto di presentare petizioni all'Imperatore (in conformità con la legge).

Articolo 64

Tutti nell'Impero hanno il dovere di rispettare e obbedire alla Costituzione, alle leggi, ai decreti, alle ordinanze e regolamenti dell'Impero. I cittadini Etiopi, inoltre, devono fedeltà all'Imperatore e all'Impero, ed hanno il dovere di difendere l'Imperatore e l'Impero contro tutti i nemici, stranieri e locali; di prestare servizi pubblici, tra cui il servizio militare, quando saranno chiamati a farlo; e di esercitare il diritto di suffragio che viene conferito a loro dalla Costituzione.

Articolo 65

Solo il rispetto per i diritti e la libertà degli altri e le necessità (richiesta) di ordine pubblico e benessere generale potranno giustificare eventuali limitazioni ai diritti garantiti negli articoli precedenti del presente capitolo.

(segue nella prossima newsletter)

Bro' GhebreSelassie/ Sis TsegheSelassie


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ALL MAN ACTS
Brevi Cronache Sommarie del Regno del Figlio dell’Uomo


Dicembre 1966, anno 1958 del calendario etiopico e 74.mo della Nascita di S. M. I. Hayle Selassie I.

1 dicembre – Il Senato approva un progetto di legge relativo alle riunioni pubbliche. In base al progetto qualsiasi persona o gruppo di persone sarà tenuto a chiedere una specifica autorizzazione prima di indire manifestazioni o riunioni pubbliche escluse le riunioni tradizionali per feste o funerali. – La Camera dei deputati chiede all’ufficio dell’Auditor General di presentare un rapporto dettagliato sull’utilizzazione fatta dei prestiti concessi all’Etiopia da vari paesi amici.

2 dicembre – L’Imperatore visita la sede dei servizi televisivi di Addis Abeba ed esprime soddisfazione per la perfetta organizzazione che vi si riscontra. – Il Consiglio dei Ministri esamina un progetto di legge che prevede ritocchi sulle tasse dei carburanti per quando entrerà in funzione la raffineria di Assab e ne dispone la presentazione a Sua Maestà per l’approvazione. Nella stessa riunione il Consiglio approva inoltre nuovi stanziamenti per migliorare le attrezzature portuali di Assab, per aumentare i salari dei giudici di Alta Corte e per una nuova stazione radio a onde corte. – La delegazione sudanese, conclusi i colloqui sulle questioni confinarie fra l’Etiopia e il Sudan, riparte per Kartum.

3 dicembre – S. M. l’Imperatore Haile Selassie I nomina S. E. il Degiasmac Chifle Irgethu ministro degli Interni, S. E. il ten. gen. Chebbede Ghebre ministro della Difesa e S. E. il maggiore Deressie Dubale capo della Sicurezza pubblica con il rango di ministro di Stato.

4 dicembre – In Asmara S. A. il Ras Asrate Cassa, governatore generale dell’Eritrea, e S. A. il Ras Mengescia Seium, governatore generale del Tigrai, premiano i vincitori di un torneo di tennis internazionale svoltosi sui campi del Tennis Club Asfa Uossen.

5 dicembre – Il presidente Chivu Stoica della Romania giunge in Etiopia per una visita di Stato, accolto all’aeroporto internazionale di Addis Abeba da S. M. l’Imperatore e dalle massime autorità dell’Impero e salutato con calore dalla cittadinanza schierata lungo le strade della capitale. A sera il Sovrano offre un banchetto di Stato, nel corso del quale avviene uno scambio di brindisi all’amicizia dei due paesi. La prima giornata etiopica del presidente rumeno si conclude con un ricevimento offerto dall’Imperatore al corpo diplomatico accreditato in Addis Abeba. – Il ministro dello Sviluppo della comunità nazionale, S. E. Ato Ghietahun Tesemma, inaugura al Palazzo Africa una riunione di esperti dell’ Organizzazione Internazionale del Lavoro, indetta per discutere le possibilità di sviluppo delle risorse direttive e imprenditoriali dei paesi africani. – Il segretario esecutivo della CEA, Robert Gardiner, inaugura a sua volta i lavori di un gruppo di esperti incaricati di studiare i problemi dell’unificazione delle tariffe doganali africane.

6 dicembre – Il presidente Stoica visita il Palazzo Africa, la sede dell’OUA, il cementificio di Addis Abeba, l’Università Haile Selassie I e altre istituzioni. – S. M. l’Imperatore visita la scuola tedesca in Addis Abeba. – Il Consiglio dei Ministri discute il previsto prestito di 20 milioni di dollari per la costruzione della diga di Laga Dadi e decide di sottoporre la questione all’approvazione del Sovrano.

7 dicembre – Accompagnato dall’Imperatore. il presidente della Romania visita la centrale idroelettrica di Malkassa, sull’Auasc, lo zuccherificio Scioa e la centrale idroelettrica di Coca. – L’Agenzia di notizie nazionale etiopica definisce prive di fondamento le accuse somale secondo cui i soldati etiopici avrebbero uccisi nove somali sul confine tra i due paesi. – Giunge in Addis Abeba, per partecipare alla riunione dei capi missione americani dell’ufficio degli Affari Africani, l’assistente segretario di Stato Joseph Palmer.

8 dicembre – I colloqui politici fra l’Imperatore e il presidente Stoica sulle relazioni etiopico-rumene e sui maggiori problemi africani ed internazionali si svolgono in un atmosfera di cordialità e comprensione. Nel comunicato congiunto si mette in rilievo l’identità di vedute riscontrata su molte questioni di comune interesse. Nel pomeriggio il presidente visita la scuola per i ciechi di Sabata e l’ospedale Principessa Tzehai. A sera Chivu Stoica offre un banchetto di Stato in onore di Sua Maestà e un ricevimento al corpo diplomatico. Nei brindisi che i due capi di Stato si scambiano al banchetto si ribadisce ancora l’amicizia fra i due paesi, rafforzata dalla visita presidenziale. Le relazioni diplomatiche verranno elevate al rango di ambasciate.

9 dicembre – Conclusa la visita, il presidente Stoica lascia l’Etiopia, salutato alla partenza da S. M. l’Imperatore. – S. E. il Tzahafie Tesass Aclilu Habteuold, Primo ministro, riceve l’assistente segretario di Stato americano Joseph Palmer, con il quale ha un colloquio sulle relazione etiopico-statunitense, sulla riunione degli ambasciatori americani in Addis Abeba e sugli affari africani in generale.

10 dicembre – S. M. l’imperatore inaugura a Malkassa la centrale idroelettrica Auasc II. Nel discorso inaugurale il Sovrano esprime compiacimento per l’opera ed elogia coloro che hanno contribuito alla sua realizzazione. – Distribuendo certificati ai dirigenti sindacali che hanno partecipato al seminario organizzato in Asmara dalla CELU, S. A il Ras Asrate Kassa parla del ruolo delle organizzazioni sindacali nei piani di sviluppo economico del paese ed esorta i dirigenti sindacali a fare del loro meglio negli interessi dei lavoratori.

12 dicembre – Visitando il parco nazionale e la riserva di caccia dell’Auasc, S. M. l’Imperatore dispone la costruzione di una diga destinata a formare una riserva idrica per gli animali della riserva. – Al Palazzo Africa il segretario della CEA Robert Gardiner inaugura una conferenza di esperti africani di statistica industriale. – La Croce Rossa etiopica dona generi di consumo per un valore 25 mila dollari a favore delle vittime delle inondazioni in Italia.

13 dicembre – Il Sovrano visita le stazioni agricole sperimentali di Melka Sedi e Melka Uorera. Poi, in un discorso agli anziani Adal, parla dei progetti di sviluppo realizzati a favore della popolazione della zona e promette per l’avvenire l’attuazione di altri progetti. Sul finire del giorno il Sovrano rientra nella capitale.

14 dicembre – Ricevuto in udienza dall’Imperatore, l’ambasciatore itinerante congolese, Marcel Longema gli consegna un messaggio del presidente Joseph Mobutu. – Il Sovrano riceve successivamente l’ambasciatore del Malawi, che gli consegna un messaggio del presidente Kamuzo Banda, e infine l’ambasciatore dell’Austria, che gli consegna una pellicola girata da operatori austriaci in occasione della Pasqua etiopica. – S. A. I. il Principe Ereditario Merid Asmac Asfa Uossen, presidente della Croce Rossa etiopica, approva la nuova carta dell’ente ed esorta il consiglio direttivo a lavorare con impegno alla progettata costituzione di una banca del sangue.

15 dicembre – L’Imperatore riceve prima il giornalista americano Ray Bicher, del Wall Street Journal, e poi lo scrittore italiano Emanuele Cavallaro, il quale gli dona una copia del suo libro “ Etiopia – Ieri, Oggi, Domani ”. – Nel pomeriggio il Sovrano ispeziona nelle autorimesse della Polizia i veicoli e le altre attrezzature donate dalla Germania nel programma di assistenza tecnica all’Etiopia. – Si riunisce in Addis Abeba la commissione consultiva congiunta etiopico-keniense, per discutere problemi comuni di difesa e di sicurezza.

16 dicembre - Viene firmato nella capitale il contratto per la costruzione di una diga sul fiume Fincià e della relativa centrale elettrica. Firmano S. E Ato Seifù Mahteme Sellassie, direttore generale dell’EELPA, e un rappresentante della Harza Engineering Company di Chicago, che costruirà la diga. – Si conclude al Palazzo Africa la conferenza sulle risorse direttive e imprenditoriali dei paesi africani, con una speciale raccomandazione di adottare programmi educativi adeguati alle esigenze locali.

17 dicembre – Il Sovrano visita l’allevamento di bestiame realizzato ad Adami-Tulu dal Ministero dell’Agricoltura e successivamente la nuova cittadina di Haikotch e Butagira. - Il ministro di Stato degli Affari Esteri, dr. Tesfai Ghebre-Egzi, parte per Kartum. Nella capitale sudanese discuterà le relazioni etiopico-sudanesi.

18 dicembre – A Cheren, alla presenza di autorità e notabili, viene inaugurato un moderno albergo, dovuto all’iniziativa del signor Riguardello Pascuzzi.

19 dicembre – Un comunicato del Ministero degli Esteri rende noto che l’Etiopia e la Colombia hanno deciso di allacciare relazioni diplomatiche al livello di ambasciata. – Il segretario della CEA Robert Gardiner inaugura una conferenza degli esperti dei trasporti aerei estafricani. – A Lalibela cominciano i lavori di restauro delle chiese monolitiche, diretti dall’architetto italiano Sandro Angelini.

20 dicembre – In un messaggio ai presidenti Johnson e Kossyghin, al Primo ministro Wilson, al presidente Ho Chi Min ( Sud Vietnam) e al segretario delle Nazioni Unite U Thant, S. M. l’Imperatore esorta gli interessati ad approfittare delle tregue previste per il Natale e il Nuovo Anno per cercare di avviare negoziati che portino alla fine della spietata guerra nel Vietnam. – Il Consiglio dei Ministri approva in linea di principio la proposta congiunta della FIAT e della Land Rover di impiantare in Etiopia una catena di montaggio dei loro automezzi, incaricando i Ministeri dell’Industria e Commercio e delle Finanze di condurre con le due compagnie i negoziati sulla località in cui sorgerà l’impianto e sulle condizioni. Il costo della catena d montaggio che produrrà 500 autocarri, 150 autobus e 350 Land Rover l’anno, sarà di 7 milioni di dollari.

21 dicembre – L’Imperatore riceve il segretario dell’OUA Diallo Telli per un colloquio sui problemi africani. – Rientra nella capitale, a conclusione di un soggiorno di 5 giorni nel Sudan, S. E. dr. Tesfai Ghebre-Egzi.

22 dicembre - Rientra da New York, per consultazioni S. E. il Ligg Endalkacciou Maconnen, rappresentante permanente dell’Etiopia alle Nazioni Unite.

23 dicembre – S. M. l’Imperatore riceve gli industriali giapponesi K. Yasui, Matsueita e Sakai, giunti in Etiopia per la prossima inaugurazione di una nuova industria tessile etio-nipponica a Moggio. Successivamente il Sovrano riceve il direttore dell’IBTE Herman Rudd, in procinto di lasciare l’Etiopia, al quale dona in segno di riconoscimento per il servizio reso al paese in 7 anni, una medaglia d’oro.

24 dicembre – A Moggio il Sovrano inaugura la nuova industria tessile etio-giapponese e dichiara fra l’altro: “E’ Nostro desiderio che l’Etiopia divenga autosufficiente nel soddisfare le proprie necessità di prodotti tessili. Noi abbiamo fiducia che i nostri sforzi realizzeranno questo desiderio in un futuro non troppo lontano”.

27 dicembre – Il Consiglio dei Ministri approva uno stanziamento supplementare richiesto dal Ministero delle Informazioni e del Turismo per il potenziamento dei programmi educativi attraverso la radio e discute anche la proposta garanzia del Governo Imperiale per un prestito americano di 54.250.000 dollari per la diga di Fincià, decidendo di sottoporre la decisione all’approvazione dell’Imperatore e poi del Parlamento. – La compagnia aerea Air Djibouti comincia un servizio trisettimanale fra Djibouti e Addis Abeba.

28 dicembre – S. M. l’Imperatore riceve i membri della delegazione sudanese giunta nella capitale per la periodica riunione della commissione consultiva etiopico-sudanese che discuterà questioni confinarie. La delegazione è capeggiata da S. E. Ibrahim El Mutti, vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri del Sudan. I lavori della commissione cominciano nel pomeriggio.

29 dicembre - Un organizzazione benefica svedese versa un contributo di 422.500 dollari per l’istituzione in Addis Abeba di un centro leprologico africano. Il Centro verrà amministrato congiuntamente dall’organizzazione svedese, nota sotto il nome di Fondo per la salvezza dei bambini, dal Ministero etiopico della Sanità e dall’Università Haile Selassie I.

31 dicembre – A fine anno S. M. l’Imperatore inaugura percorrendola in macchina la strada Alemghenna-Uollamo, costruita con fondi volontariamente sottoscritti dalla popolazione della zona. La strada è lunga 127 Km.

Bro' GhebreSelassie

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Commento al Vangelo di San Giovanni


di Yohannes Afeworq

Discorso terzo – seconda parte

4. - Perchè ti stupisci se Pietro si esprime così? Anche Paolo, parlando agli Ateniesi, lo chiama soltanto "uomo", dicendo: "mediante un uomo da lui designato ed accreditato davanti a tutti col resuscitarlo da morte”1. Non parla della sua natura divina, non lo proclama uguale a Dio e splendore della sua gloria; e ciò per una precisa ragione. Non era infatti ancora venuto il tempo di rivelare tutto questo; bastava, per allora, che credessero che egli era un uomo veramente esistito e che era risuscitato. Così aveva fatto lo stesso Cristo, e Paolo, imparando da lui, adottava lo stesso metodo. Il Cristo, infatti, non ci rivelò subito la sua divinità, ma dapprima venne creduto profeta e, sebbene Messia, semplice uomo; successivamente mostrò, con le parole e con i fatti, chi egli fosse veramente.
Per questo anche Pietro adotta, al principio, tale metodo: si trattava infatti del primo discorso che tenne ai Giudei. Siccome essi, fino a quel momento non avevano potuto apprendere niente al riguardo della sua divinità, egli parlò loro della natura umana del Cristo, per prepararli ad ascoltare ed a comprendere la parte restante della sua dottrina. Chi poi volesse prendere in considerazione il discorso di Pietro nel suo insieme troverebbe molto chiaro ed evidente quel che sto dicendo. Pietro, infatti, lo chiama uomo e tratta diffusamente della sua passione, della sua risurrezione e della sua nascita corporea. Veramente anche Paolo dicendo. "Colui che è nato dalla discendenza di Davide secondo la carne"2, non c'insegna altro se non che quel "creò" è stato detto con riguardo all'incarnazione, cosa che anche noi sosteniamo.
Però il "figlio del tuono" ci parla qui della sua esistenza, inesprimibile con parole umane, che dura dall'eternità, cioè da prima che fossero creati i secoli. Per questo, lasciando stare la parola "creò" egli usò parola "era". Sarebbe stato infatti necessario se il Verbo fosse stato creato, dichiararlo fin dapprincipio inequivocabilmente. Se Paolo, temendo che qualche sciocco ritenesse che il Figlio fosse maggiore del Padre e tenesse, di conseguenza, il Genitore a sè soggetto, scriveva in tal modo ai Corinti: "quando poi dice che tutto gli è sottomesso, eccetto, senza dubbio, colui che gli ha sottomesso tutte le cose"3 - eppure chi mai potrebbe pensare che il Padre con tutte le altre cose sia soggetto al Figlio? -; se Paolo, dunque, temeva che qualcuno formulasse quest'assurda ipotesi tanto da precisare che si eccettuava "colui che gli ha sottomesso tutte le cose" a maggior ragione Giovanni, se il Figlio di Dio fosse stato creato, avrebbe dovuto temere che qualcuno lo considerasse increato ed avrebbe dovuto chiarire anzitutto questo punto della dottrina. Ma siccome in verità era generato dal Padre, naturalmente nè Giovanni, né alcun altro degli apostoli o dei profeti afferma che è stato creato.
Anzi, neppure l'Unigenito, se veramente fosse stato creato, avrebbe rifuggito dal dichiararlo apertamente. Colui infatti che, per condiscendenza, parlava così umilmente, avrebbe avuto certamente anche l'umiltà di non tacere su tale argomento. Penso che sia cosa più verosimile che egli tacesse al riguardo delle sue eccelse prerogative, piuttosto che omettere di spiegare a tutti che anche lui era stato creato, se veramente lo fosse stato. Nel primo caso, vi sarebbe stato un motivo plausibile di tacere perché avrebbe tenute celate agli uomini le sue eccelse prerogative, con l'intenzione di insegnare loro l'umiltà; mentre nel secondo caso non si potrebbe addurre alcun motivo per giustificare il suo silenzio. Come avrebbe, infatti, taciuto di essere stato creato, se lo fosse stato veramente, mentre evitava di parlare di molte delle sue perfezioni? Insomma, colui che, allo scopo di insegnare l'umiltà parlò spesso di sé umilmente, in maniera che non gli si addiceva, a maggior ragione, se fosse stato creato, non avrebbe omesso di dirlo. Non notate come egli facesse di tutto perché nessuno credesse che non fosse generato dal Padre, arrivando anche a dire di se stesso cose che non si addicevano alla sua dignità e alla sua natura divina, abbassandosi fino a farsi passare per un semplice profeta? Le parole: "come ascolto, così giudico" come le altre: "Egli mi ha comandato cosa dire, cosa annunciare"4, e tante altre espressioni analoghe convengono a chi è semplicemente un profeta. Se dunque non ha disdegnato di parlare di sé con tanta umiltà allo scopo di evitare che si avesse su di lui tale errata opinione, a maggior ragione se fosse stato creato, avrebbe parlato in maniera altrettanto umile, allo scopo di non essere creduto increato. Avrebbe detto, per esempio: "Non crediate ch'io sia stato generato dal Padre; infatti sono stato creato, non generato e non ho in comune con lui la natura".
Invece egli fa tutto il contrario, e parla in maniera tale da costringere anche i più riluttanti tra i suoi ascoltatori ad abbracciare il parere opposto dicendo: "Io sono nel Padre e il Padre è in me"; ed ancora: "da tanto tempo sono con voi e non mi hai conosciuto, Filippo? Chi vede me vede il Padre"; e in altra occasione: "affinché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre"... "Come il Padre risuscita i morti a nuova vita così il Figlio vivifica chiunque voglia"... "Il Padre mio opera tuttora ed anch'io opero" ed infine in altre circostanze: "come il Padre conosce me ed io conosco il Padre"... "Io e il Padre siamo una cosa sola"5.
Dappertutto dunque egli usa il "così" - "come", ed afferma che lui e il Padre sono un'unità sostanziale; dichiara inoltre che tra loro due non vi è alcuna differenza. Con queste espressione e con molte altre dimostra la sua autorità come quando dice: "Taci! Ammutolisci!... Voglio che tu sia mondato"... "Ti ordino, demonio sordo e muto, esci da lui"6, ovvero, in altre circostanze: "avete udito che agli antichi fu detto non uccidere... Ma io vi dico che chiunque si adira con suo fratello, sarà sottoposto a giudizio"7. E in molte altre occasioni egli ha legiferato con altrettanta autorità e compiuto miracoli idonei a confermare la sua divina potenza. Anzi, anche una minima parte di quanto ha detto e fatto sarebbe sufficiente per guadagnare alla sua causa e convincere tutti coloro che non sono del tutto privi di intendimento.

5. - Tuttavia, tale è la forza della vanagloria, che rende ciechi anche di fronte alle cose più evidenti coloro che ne sono presi, e può indurli a mettere in discussione anche le verità già dimostrate; può inoltre spingere altri, cui pure è ben nota la verità, a fingere di ignorarla e a combatterla, come accade appunto ai Giudei. Essi rinnegavano difatti il Figlio di Dio, non per ignoranza ma per conciliarsi il favore del popolo: "credevano in lui"8, dice Giovanni, ma temevano di venire estromessi dalla sinagoga e rifiutavano così la salvezza che loro veniva offerta per compiacere altri. Ma coloro che si procurano in tale maniera la gloria terrena non potranno mai ottenere la gloria che proviene da Dio ecco perché il Cristo li rimproverò con queste parole: "Come potete credere, voi che ricevete onori e gloria da altri uomini e non ricercate la gloria che proviene da Dio?"9. La vanagloria è come l'ubriachezza cronica: chi è colpito da questa malattia dell'anima, difficilmente può essere guarito. Questo vizio inchioda alla terra le sue vittime, strappandole al cielo; non consente loro di levare gli sguardi alla vera luce, ma le fa avvoltolare sempre più nel fango, abbandonandole in balia di padroni così potenti, che pur senza dar loro degli ordini, le tiranneggiano. In verità, chi è dedito a questo vizio, pur senza ricevere ordini da alcuno, compie spontaneamente ciò che crede possa essere gradito a quei suoi padroni. Per loro indossa vestiti splendidi, si studia di abbellire la sua faccia, non per sé, ma per riguardo verso gli altri; porta al suo seguito nel foro una numerosa schiera di servitori per suscitare l'ammirazione degli altri; compie insomma ogni cosa per piacere agli altri. Quale malattia dell'anima può essere peggiore di questa? Per essere ammirati dagli altri, molti conducono se stessi alla rovina. Sono certamente sufficienti le parole che il Cristo ha detto, per dimostrare il potere tirannico di questo vizio, ma potete comprenderlo anche da quanto sto per dirvi.
Infatti se interrogherete qualcuno di quei cittadini facoltosi che profondono con prodigalità grandi somme di denaro, per sapere perché sprecano tanti soldi e che cosa vogliono ottenere con queste loro spese, essi non vi risponderanno altro se non che lo fanno per essere graditi al popolo. Se insisterete e chiederete loro chi è questo popolo, vi diranno che esso è una massa instabile e in continua agitazione, composta per la maggior parte di sciocchi, che viene trascinata di qua e di là come le onde del mare, che abbraccia opinioni e idee sempre diverse e tra loro contrastanti. Chi merita maggior compassione di chi ha un padrone simile? Il fatto però che i mondani siano attaccati ai beni terreni non desta grande meraviglia, anche se effettivamente è cosa deplorevole; ma il fatto che anche coloro che dicono di aver rinunziato al mondo, continuino ad essere dediti a tale vizio, anzi, lo siano più di prima, è indubbiamente gravissimo. Per i primi infatti si tratta di correre il rischio di perdere i loro averi; ma per gli altri si tratta di mettere in pericolo la salvezza della loro anima. Allorché costoro, per smodata ambizione deviano dall'ortodossia e per procacciarsi onori effimeri offendono e disonorano Dio, non dimostrano forse, così facendo, tutta la loro tiepidezza e insipienza? Senza dubbio tutti gli altri vizi, anche se arrecano grave danno, arrecano però qualche piacere, anche se effimero e breve. Infatti l'avaro, l'ubriacone, il lussurioso gode qualche gioia sia pure momentanea e mescolata a molta amarezza; ma coloro che sono in preda a questo vizio, conducono una vita aspra e del tutto priva di gioia e non raggiungono nemmeno ciò che amano e desiderano sopra tutte le cose, cioè la gloria ed il favore del popolare: coloro che sembrano goderne, in realtà non ne godono affatto perché quella non è affatto gloria. Per questo, tale vizio non deriva il suo nome dalla parola "gloria", ma indicando esso una cosa del tutto priva di gloria, giustamente gli antichi lo definirono "vanagloria". Essa è veramente vuota e non ha in sé alcunché di splendido e di glorioso. Come le maschere sceniche ci appaiono belle e piacenti, ma sono vuote internamente, tanto che, pur essendo più leggiadre dei volti reali, non hanno mai suscitato l'amore di alcuno così è quest'ambizione volgare; anzi, cosa ancora più deplorevole, da essa si origina in noi questa malattia difficile da curarsi e tirannica. Soltanto il suo aspetto esteriore sembra splendido, ma il suo interno è vuoto e ricolmo soltanto di disonore e di crudele tirannide. "Donde deriva - mi chiederete - un vizio così strano che non procura alcun piacere? Da dove?". Esso non può nascere se non da un animo vile e abietto. Chi è preso dalla vanagloria, non è più capace di consacrarsi a cose grandi e generose; al contrario, costui finirà, quasi fatalmente, con l'essere disonesto, vile, senza onore e meschino. Colui che non agisce mai virtuosamente e per la virtù, ma fa tutto per riuscire gradito ad uomini che non meritano alcuna stima, e a tale scopo segue sempre le loro opinioni erronee ed ingannevoli, come può essere degno di gloria? Ma badate bene se qualcuno lo interrogasse circa l'opinione che egli ha del popolo,egli risponderebbe, senza alcun dubbio, che il popolo è una moltitudine pigra ed inerte. "Ma come? Forse tu desidereresti essere simile a coloro che la compongono?". Se qualcuno insistendo gli rivolgesse questa domanda non credo che gli risponderebbe che il suo desiderio è di essere tale. Come può quindi non essere estremamente ridicolo, il ricercare il favore di coloro ai quali non si desidera affatto rassomigliare?

6. - Se poi mi direte che costoro sono molti, messi tutti insieme costituiscono quasi un esercito, proprio per questo meriterebbero il massimo disprezzo. Se infatti ciascuno di essi, preso singolarmente, merita disprezzo, tanto più lo meritano tutti i vanagloriosi riuniti insieme. L'insipienza di molti diventa più grande, proprio per il fatto di riunirsi insieme. Se qualcuno si preoccupa infatti di guidare sulla buona strada uno di essi, potrà anche riuscire a emendarlo; ma non è cosa facile emendare dei vanagloriosi che si siano riuniti insieme, perché la loro stoltezza diventa in tal modo più grande, ed essi si comportano come le pecore e si uniformano ognuno al parere degli altri. Volete proprio divenire seguaci dell'umore mutevole di tale moltitudine? Vi supplico, vi scongiuro di non farlo. Questo vizio mette tutto a soqquadro; esso produce l'avarizia, l'invidia, le calunnie, le macchinazioni e gli inganni; arma la mano di coloro che non hanno subito alcuna offesa e li rende feroci contro chi non li ha mai offesi. Chi soffre di questa malattia non conosce che cosa sia l'amicizia, non si trattiene familiarmente con alcuno, non ha riguardo per chicchessia; dopo aver espulso dal suo animo tutti i buoni sentimenti, scende in guerra con tutti e si dimostra incostante e disumano. Il vizio dell'ira, per quanto sia tirannico e intollerabile, non tiene sempre in agitazione, ma soltanto quando vi è provocazione da parte di qualcuno; invece il vizio della vanagloria ci assilla continuamente e non c'è un momento in cui si abbandoni, non venendo tenuto a freno dalla ragione. E ci segue ovunque, non soltanto perché induce a peccare, ma, quando siamo sul punto di compiere una buona azione, per far sì che la interrompiamo, quando non c'impedisce addirittura di cominciarla. Se Paolo chiama l'avarizia "schiavitù degli idoli"10, con quale appellativo adeguato definiremo la vanagloria, che di quella può dirsi madre, radice e fonte? Non si può neanche trovare un'espressione adatta a tanta nequizia.
Torniamo dunque in senno, diletti fratelli, spogliamoci di questa veste esiziale, stracciandola e distruggiamola per poter diventare finalmente liberi della vera libertà e pervenire alla consapevolezza che il grande dono che Dio ci ha elargito, nobilitando ed elevando la nostra natura; disprezziamo infine la gloria che proviene dal favore delle masse. Niente infatti il ridicolo ed indecoroso di questo vizio, niente è così vergognoso ed infamante. E si può dimostrare con molte argomentazioni che l'ambizione della gloria è in realtà disonore ed ignominia, mentre la vera gloria consiste nel disprezzarla non tenerla in alcun conto, cercando di uniformare alla volontà di Dio tutte le nostre parole e opere. In tal modo potremo ricevere la ricompensa da colui che ci scruta nell'intimo, purché ci contentiamo di averlo come unico spettatore dei nostri atti. Che bisogno abbiamo, infatti, che altri occhi ci guardino, dato che colui il quale ci dovrà conferire gli onori e la ricompensa osserva incessantemente il nostro operato? Non è forse assurdo che un servo faccia di tutto per riuscire gradito al suo padrone e non cerchi altro se non di essere osservato da lui, non importandogli affatto di essere osservato da altri, anche se si tratti di persone altolocate, ma abbia come unico scopo che il padrone lo guardi, mentre noi, abbiamo un Signore così grande, cerchiamo altri spettatori i quali non solo non ci possono aiutare, ma osservandoci, ci possono danneggiare e rendere vano il frutto della nostra fatica? Non comportiamoci così, ve ne prego; ma invochiamo come spettatore e giudice della bontà delle nostre azioni colui dal quale dovremo ricevere la ricompensa. Non ci importi più di essere guardati da occhi umani.
Se è questa la gloria che vogliamo ottenere, la conseguiremo certamente, sempre che, s'intende, noi cerchiamo soltanto la gloria di Dio. Si trova infatti scritto: "Io glorificherò coloro che mi glorificano"11. E allo stesso modo in cui sovrabbondiamo di ricchezze proprio quando le disprezziamo e le chiediamo soltanto a Dio (il Cristo disse infatti: "cercate il regno di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in sovrappiù"12), così accade per la gloria. Quando il dono della ricchezza e della gloria non mette in pericolo la nostra anima, Dio ci elargisce queste cose. La ricchezza e la gloria non sono pericolose, quando non ci dominano e tiranneggiano come se fossimo diventati loro schiavi, ma sono invece da noi possedute ed usate come conviene ad uomini liberi e padroni. Il Signore non vuole che noi le amiamo, affinché non finiamo con l'assoggettarci ad esse. Ma se riusciremo ad evitare ciò, egli ce le elargirà con abbondanza. Che cosa v'è di più chiaro - ditemi voi - di queste parole di esortazione di Paolo: "Noi non cerchiamo la gloria degli uomini, né da voi, né da altri"13? Chi è più ricco di chi non ha niente di proprio, pur potendo disporre di tutto?
Quando, ripeto, non saremo più schiavi della ricchezza della gloria, proprio allora le possederemo e le riceveremo in abbondanza. Se quindi desideriamo ottenere la gloria, fuggiamola; così infatti, potremo conseguire, nell'osservanza dei precetti di Dio, sia i beni temporali che quelli che ci sono stati promessi per la vita futura, per grazia del Cristo, cui sia gloria col Padre e con lo Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Così sia.

1- Atti, 17, 31.
2- Rom. 1, 3.
3- 1 Cor. 15, 26-27.
4- Gv. 5, 30 e 12, 49.
5- Gv. 14, 10; 14, 9; 5, 23; 5, 21; 5, 17; 10, 15. 30.
6- Mc. 4, 39; Mt8, 3; Mc. 9, 24.
7- Mt. 5, 21-22.
8- Gv. 12, 42.
9- Gv. 5, 44.
10- Ef. 5, 5.
11- 1 Re, 2, 30.
12- Mt. 6, 33.
13- 1 Tess. 2, 6.

Bro GebreSelassie/Bro Tino


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In grata memoria di Ras Kendall “Seigo” Petersen


img E' un periodo pesante come pochi per le perdite che stiamo affrontando. Anzitutto il mese di ottobre ha visto la dipartita verso l’eternità dell'Elder Alvaranga, membro delle Back-to-Africa Missions 1961-63 e uno tra coloro che ripetutamente incontrarono il Re di persona e furono ospiti nel Suo Palazzo. Poco dopo abbiamo ricevuto la notizia della scomparsa di Ras Seymour McLean, storico cappellano della EWF di Londra, e in poco tempo un altro Angelo della livity ha lasciato il piano del visibile: Ras Kendall Petersen, anche noto come Seigo, dalle Isole Vergini (cosiddette) statunitensi. Ho deciso di dedicare delle righe di memoria soltanto agli ultimi due, ripromettendomi di parlare in seguito anche dell’Elder Alvaranga, non per una scelta precisa, ma perché ho avuto l’onore di conoscere di persona in varie occasioni Ras Seymour, e di collaborare e parlare varie volte con Ras Seigo, trovandomi perciò ad essere meglio documentato sulle loro personalità.

Ras Seigo era davvero una colonna portante del nostro Movimento e la sua perdita non sarà facile da assorbire. Anzitutto poiché per tutta la sua vita è stato un community leader, una guida per tutti nella comunità locale, giovani e anziani.

Negli anni Seigo si è distinto per la sua militanza per i diritti indigeni del suo popolo contro la colonizzazione dell'isola, sia in quanto membro della African-Caribbean Reparations and Resettlement Alliance, e sia per aver condotto campagne dimostrative per esigere atti di riparazione da parte del governo danese per la storia coloniale a danno dell’isola e delle sue popolazioni indigene.

Sempre all’interno di questo impegno per l’autodeterminazione, Ras Seigo era inoltre celebre come attivista Farmer e per questo da decenni praticava e insegnava ai giovani a sopravvivere mediante l'agricoltura come missione di affermazione sociale e culturale. Fu perciò il fondatore del progetto St. Croix Farmers in Action. Per molti di questi giovani, che avevano bisogno di figure guida, Seigo era una specie di mentore e padre: in particolare a Frederiksted, allestì con i ragazzi di strada un orto comunitario per il loro sostentamento. Insegnava inoltre agricoltura presso la St. Croix Vocational School e metteva a disposizione le sue conoscenze sul suolo e sulla sostenibilità agricola.

All'interno del Movimento RasTafarI, Ras Seigo fu per anni Presidente della Ethiopian World Federation, Inc., Ras Makonnen Local no. 5 di St. Croix. A seguito di questa lunga dedizione, sempre a contatto con il suo popolo e con i più umili nella società, nel 2010 egli divenne uno dei primi, se non forse il primo in assoluto tra i Rasta a partecipare alle elezioni come candidato al Senato americano, sebbene non riuscì a essere eletto poiché evidentemente il tempo che un Rasta sedesse al Congresso non è ancora giunto. Egli fu comunque eletto come delegato presso la Quinta Convention Costituzionale. In generale, sull’isola Seigo era una figura pubblica e la sua opinione era influente e popolare su diverse tematiche di attualità e di immediata rilevanza per il territorio come la riforma elettorale, la gestione del crimine, l’accesso ai terreni agricoli e alle spiagge.

Ma oltre all'amore del suo popolo, tanta militanza costò a Ras Seigo anche la persecuzione da parte del sistema: 2 anni fa la polizia uccise suo figlio, a sua volta un padre di famiglia, nella sua stessa casa, in quella che fu una vera e propria esecuzione mirata con un colpo di pistola alla tempia. La polizia di St. Croix è una delle più violente al mondo, tanto da essere stata commissariata persino dall'FBI (che è quanto dire). Sino all'ultimo Ras Seigo non smise di battersi perché venisse fatta luce sulle circostanze di questo tragico avvenimento.

Rimane sull’isola la sua famiglia estesa: i suoi 6 figli e 7 figlie e i suoi 14 nipoti, la sua ex moglie Sharon e la sua Queen Yvette Petersen, che ancora afflitta per la perdita del figlio dovrà ora affrontare questa ulteriore e difficile circostanza.

Ras Seigo resta una icona della disobbedienza civile mai fine a sé stessa, ma soltanto ai fini della giustizia sociale per come espressa dai profeti e dai martiri; della capacità di edificare e nutrire le comunità come reale modalità di fare politica e di esercitare un impatto positivo sulla vita delle persone attraverso il loro potenziamento, l'educazione e il controllo dei mezzi di produzione delle proprie risorse fondamentali.

Lascia il mondo dopo averlo vinto, e ricorda al mondo che Rasta non si arrenderà mai e non piegherà mai il capo a Babylon.

Oggi Ras Seigo torna ad abbracciare suo figlio.

Prega per noi Guerriero. InI non ti dimenticherà, quel poco che ho ricevuto in grazia di condividere è stato tanto.

LINK >>> St.Croix Album


A cura di Iyared Mihirete Selassie

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In grata memoria di Ras Seymour Mclean,
l’avvocato dell’Etiopia


Lo scorso 6 ottobre ha visto il passaggio alla vita ulteriore di Ras Seymour McLean, uno dei pilastri storici del Movimento, nato a Clarendon in Jamaica nel 1956 e residente dall’età di nove anni a Londra nel Regno Unito. I funerali sono stati officiati dalla Chiesa Tewahdo d’Etiopia, di cui egli era membro con il nome di Gebre Menfis Qdus. Attivista internazionale per RasTafarI, per la comunità dei rimpatriati a Shashamane e per diverse cause anti-coloniali, Ras Seymour era sin dal 1990 un membro di rilievo della Ethiopian World Federation, Inc., che ha servito come Presidente, Vice-Presidente, Sergeant-At-Arms e per molti anni Chaplain del Local no. 3 Negusa Nagast di Londra.

Ras Seymour iniziò le sue attività nel Movimento nel 1982, quando frequentava lo storico Temple di Brixton allora noto come “RasTafarI House”, con attività di raccolta fondi a sostegno delle vittime della carestia in Etiopia. Fu appena qualche anno dopo ch’egli iniziò quella che sarebbe rimasta la premura principale della sua vita: la campagna per la restituzione all’Etiopia dei tesori trafugati dai Britannici dopo la battaglia di Magdala del 1868.

Appunto nel contesto di questo impegno egli giunse a compiere un gesto che lo avrebbe reso celebre nell’opinione pubblica per molti anni a venire: l’appropriazione simbolica di alcuni dei manoscritti, proprio come forma di denuncia del loro illegittimo possesso da parte del British Museum. A quanto pare egli venne arrestato durante la “liberazione” di un rotolo di preghiera alla Vergine, e il processo che ne seguì divenne il soggetto di un film dedicatogli: The Book Liberator, del 1991.

La dedizione a questa causa fu tale da fruttargli il soprannome di “Avvocato dell’Etiopia”. Sempre a margine di questo impegno egli compilò una lista di circa 2500 titoli relativi all’Africa e conservati nei fondi librari britannici, alcuni dei quali non ancora accessibili al pubblico.

Negli anni ’90, dopo la sua affiliazione alla EWF, Ras Seymour si dedicò in particolare all’istruzione della Comunità: divenne noto per distribuire nelle strade di London opuscoli educativi al prezzo di 1 pound. In seguito divenne il fondatore e direttore del progetto “RasTafarI International Consultants”, che continuò ad occuparsi della questione di Magdala e di contributi alla conoscenza storica delle origini del Movimento in Jamaica. Negli ultimi anni egli si occupò di campagne a sostegno dei rimpatriati a Shashamane, come la “Papa Dyer flags project”.

Ancora nel campo dell’educazione, anche in virtù del suo ruolo di Chaplain nella EWF Ras Seymour ebbe il merito di riportare alla luce da archivi dimenticati diverse opere della letteratura etiopica. Di questo sono personalmente testimone perché fu proprio lui a donarmi un raro articolo di Sir E.A. Wallis Budge sugli scettri tributati al nostro Sovrano Qedamawi Haile Selassie dalla Corona Britannica alla Sua Incoronazione; è dunque a lui che dobbiamo questa scoperta e la possibilità di aver riportato le foto degli scettri e alcuni contenuti di quell’importante articolo sul libro “The Order of Coronation”.

Ras Seymour lascia in eredità 6 figli e 9 nipoti.

Ricordo bene il giorno in cui io e Ras Julio ci recammo a visitare l’HeadQuarters della EWF a St. Agnes Place, prima che venisse raso al suolo dalla polizia, quando Ras Seymour era Chaplain. Il quartiere non era ben frequentato e il nostro arrivo alle porte del palazzo fu accolto da grida di sospetto e accenni di insulto da parte dei ragazzi che stazionavano nei paraggi. A fermare questo disordine fu proprio Ras Seymour, che affacciandosi fuori dall’edificio, con un gesto della mano ordinò a tutti di tacere e lasciarci entrare. Dopo che presentammo in dono la nostra rivista The Lion of Judah, l’intera giornata trascorse all’interno dell’ufficio tra i Reasonings e dolcemente accompagnati dalle buone vibrazioni sino a sera. Ci reincontrammo giorni dopo a una conferenza sui tesori di Magdala alla quale ci invitò, tenuta presso una libreria frequentata principalmente dalla borghesia media e bianca di Londra, signore e signori abituati a tranquille letture attorno al tè e pasticcini delle 17, che rimasero alquanto sconvolti a sentire certe dichiarazioni, diciamo così piccanti, da parte di Ras Seymour sulla storia della loro monarchia. Ricordo con distinzione che d’altronde egli aprì quell’evento cantando una preghiera in Ge’ez. Anche in quella occasione emerse il carattere tutto particolare di Ras Seymour, forse a volte apparentemente bizzarro rispetto ai parametri di una discutibile normalità, ma portatore di una dedizione e di una Livication che trasparivano al di sopra di ogni dubbio.

A cura di Iyared Mihirete Selassie

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Occupy Pinnacle: tre date in Italia


Cari Fratelli e Sorelle,
in questo mese di Novembre, come avrete certamente saputo, abbiamo ricevuto la gradita visita della Sister Donisha Prendergast Berhane Maryam, nipote diretta dell’amato Berhane Selassie (Bob Marley), e del Brethren Uwe Banton, artista militante e veterano con un’esperienza pluridecennale.

La finalità di questa visita, assieme alla gioia di poter condividere momenti di Livity con loro, era quella di promuovere anche in Italia alcune date del progetto “Occupy Pinnacle” che Donisha sta da alcuni mesi portando avanti in Jamaica, in merito al quale vi invito a ricercare informazioni in rete. In questo tour europeo nel contesto del quale ci siamo inseriti, ogni evento si componeva appunto di una Lecture a cura di Donisha, seguita da una performance musicale molto coinvolgente, e ovviamente profonda e consapevole, da parte di Uwe.

Le date italiane sono state tre: Cosenza, Bari e Perugia. La realizzazione di tutto ciò è stata possibile grazie a un lavoro sinergico tra varie persone della Comunità, confermandoci che questo tipo di cooperazioni fruttuose rappresentano anche per noi stessi delle occasioni per fortificare i legami già esistenti e crearne di nuovi. In particolare mi preme sottolineare l’impegno di Ras Julio, del Brother Tommaso di Matera, e la partecipazione “sul campo” di Marida, Barbara, Lucio Berhan, Yo-seyf, e tutti coloro che hanno collaborato con Julio per la data di Perugia, tutti membri della nostra famiglia estesa senza i quali una degna accoglienza per Donisha e Uwe non sarebbe stata possibile. La partecipazione e l’unità sono chiavi per la forza.

Creare occasioni per parlare di RasTafarI in Italia è sempre significativo, parlare poi di fondamenti così radicati e antichi come la comunità di Pinnacle e la persona del Profeta Howell lo è ancora di più, giacché noi stessi ci rendiamo conto di non essere ancora abbastanza formati e informati su questi temi. Le date di “Occupy Pinnacle” ci hanno permesso di portare il Messaggio in maniera approfondita e non banale, seppure al tempo stesso genuina, semplice e diretta, così da lasciare una scia di interesse e coinvolgimento tra molti giovani, nel contempo responsabilizzandoli in merito alla serietà della nostra chiamata.

Non credo di esagerare nell’affermare che siamo arrivati a portare il messaggio del Re a livelli che raramente erano stati raggiunti prima nella storia del Movimento in Italia, e che solo occasionalmente, come la stessa Donisha ha riconosciuto, si raggiungono tuttora anche a livello internazionale: abbiamo infatti conquistato gli ambienti Universitari e para-Universitari, i centri del sapere, rivendicando il diritto di InI a rappresentare la nostra cultura e il nostro messaggio per l’umanità. Giornali, televisioni e radio si sono interessati al nostro operato, e per citare solo l’esempio di Bari, senza nulla togliere alle altre date, al tavolo di conferenza siamo stati introdotti dal Preside di Facoltà; non posso nascondervi di essermi commosso quando poi, alla fine della conferenza, questa ufficialità si è mutata in carisma nel momento in cui i docenti stessi, assieme ai più giovani, cantavano e danzavano estasiati sulle note di Redemption Song. Sicuramente segni dei tempi da interpretare, e rivelazioni di rivoluzioni che abbiamo annunciato per anni e che ora stiamo vedendo realizzarsi davanti ai nostri occhi, come proprio Ras Julio mi faceva notare giorni fa.

Infine non posso concludere senza menzionare l’aspetto umano di tutto ciò nel rapporto con Uwe e Donisha. E’ stato molto bello, e credo di parlare per tutti, averli a casa, e personalmente mi ha riportato un po’ ai primi anni della Livity quando non ci si stancava mai di stare in Reasoning, sacrificando volentieri le ore di sonno e lasciando poco spazio ad altre esigenze. Per quanto riguarda i giorni qui in Calabria, la Sister ha deciso anche di realizzare alcuni video sia nella Debre Zeyt Farms, e sia al fiume o in altre location per un videoclip musicale di Uwe Banton che ci vede comparire un po’ tutti e non ultima la piccola Adah Selah. Inutile dire che tutti eravamo dispiaciuti ed emozionati al momento dei saluti, pur sapendo che questo dovrebbe essere solo il primo capitolo di una lunga cooperazione.

Avevo conosciuto Uwe anni fa al gathering in Germania, e da allora si creò un contatto costante e sincero; possiamo anche quindi apprezzare il fatto che investimenti di energie e denaro, come quello che anni fa FARI scelse di fare inviandomi in Germania, portano frutti a tempo debito.

Vi invito e in un certo senso incoraggio a guardare con attenzione le tante foto di quei giorni in questo album fotografico: Occupy Pinnacle Tour through Italy November 2014 Particolarmente oggi, nel momento in cui uno spirito di sedizione cerca di oscurare lo spirito di condivisione e intima cooperazione che un tempo era alla base della nostra Livity, è molto importante ritornare a quella semplicità originaria e porla a fondamento della nostra Comunità, sapendo che l’edificazione di personalità sane e stabili non giunge da pretese di ammaestramenti fasulli, ma solo da questi momenti di confronto reale e diretto: i ragionamenti spirituali incessanti, il cibarsi ad un’unica mensa nel rendimento di grazie, e la partecipazione degli uni agli altri nei giorni dei sorrisi e della gioia così come nei momenti di sofferenza e di necessità reciproca. Questo senso di responsabilità non permette deroghe né deleghe.

Ogni lode al Re dei Re

Vostro fratello e servitore,
Iyared Mihirete Selassie

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Occupy Pinnacle: report video


Interview with Donisha Prendergast, Bob Marley's grandaughter (Occupy Pinnacle)

OCCUPY PINNACLE, Might cannot defeat Right’ – Incontro con Donisha Prendergast, nipote di Bob Marley

Bro Julio

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Francobolli Imperiali:
Croci di Lalibela


Il 7 Dicembre 1967 venne pubblicata la serie intitolata “Croci di Lalibela” per promouovere alcuni di questi capolavori d'arte realizzati a Lalibela (Rhoa) secondo la tradizione dei creatori delle Chiese monolitiche di Lalibela. Queste squisite Croci vennero create insieme a migliaia di altre in tutta Etiopia durante i secoli passati.

La serie si compone da un set di 5 francobolli dal valore di 5 cent, 10 cent, 15 cent, 20 cent e 50 cent rispettivamente di color limone e limone chiaro, rosso arancio e salmone chiaro, rosso violaceo e lilla, rosso rosato e rosa chiaro e giallo arancione e marrone chiaro. La grafica è ad opera della signora Atty Lindenhahn-Rainer..

Croce processionale in bronzo, preservata nella chiesa di Bete Maryam (dimensioni 43x18cm). La svastica che è rappresentata quattro volte nel corpo di questa croce è un motivo decorativo etiope molto antico. Qui simboleggia la necessità di diffondere la fede in tutte le direzioni. Questa forma di svastica è presente anche come motivo nelle finestre della stessa chiesa, come anche nella chiesa di Imrahana Kristos e di Zenodu Maryam che si trovano entrambe nella periferia della città sacra di Lalibela.

Croce processionale considerata genericamente l'emblema di Lalibela, viene chiamata “Re Zagwe” [Re (della dinastia) Zagwe]. Solo quattro di cinque croci di questo tipo sono conosciute al momento, tutte differenti nei loro dettagli e nelle loro dimensioni ma tutte realizzate in rame. Due di queste sono conservate nelle chiesa di Medhane Alem (dimensioni di 37x16 e 45x50 cm), la terza è nella chiesa di Bete Golgotha (dimensioni 29x11cm) e la quarta nella chiesa di Bete Maryam (dimensioni 43x13cm).

Croce processionale in rame conservata nella chiesa di Bete Maryam (dimensioni 28x22cm). Presenta una forma tonda che simboleggia la terra, dominata al centro dalla Croce e circondato dalla parola dei 12 Apostoli.

Tipica croce della regione di Lalibela: il suo centro a forma di diamante e simboleggia i quattro angoli della terra dominati dallo Spirito Santo (Menfes Queddus) qui rappresentato dalla colomba. Questo motivo è stato ritrovato solamente in alcune rare croci da collo e pettorali.

Croce processionale in rame cesellato. Sicuramente la croce più bella se non la meglio lavorata tra tutte le croci che si sono viste fino ai giorni d'oggi a Lalibela. E' conosciuta solo una croce di questo tipo ed è preservata nella chiesa di Medhane Alem.

Bro Gabriel

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Let food be your medicine...


DI NUOVO INVERNO

Eccoci alle porte di un nuovo inverno, una nuova stagione fredda sta per arrivare e con dicembre ci troviamo nell’inverno pieno. Resteremo ‘al freddo’ fino a marzo..quindi conviene che ci impegniamo a trovare uno stato di equilibrio ed armonia con le condizioni atmosferiche che ci mettono alla prova. Abbiamo parlato più volte qui nella newsletter di come prevenire malanni e come aiutare il corpo a restare forte in questa stagione ma le accortezze sono svariate e vale la pena ricordarne qualcuna ed aggiungere anche qualcosa di nuovo.

Come sappiamo l’inverno è il periodo in cui il corpo è messo alla prova perché il freddo può provocare indebolimento e quindi andare incontro a leggeri disturbi di salute. Lavoriamo quindi sulla prevenzione e sull’attenzione che diamo a alle nostre abitudini alimentari e di pratica quotidiana.

Il primo aggressore del nostro sistema immunitario spesso però non è il freddo ma lo stress. Alcuni lo affrontano meglio o vi sono meno esposti ma nessuno ne è immune e purtroppo questo elemento delle nostre vite può portarci verso stati di salute alterati. L’inverno è un periodo delicato da questo punto di vista perché le temperature basse addizionate allo stress possono essere pericolosi ingredienti. Dobbiamo quindi prendere la situazione in mano e semplicemente capire come adattarci a ciò che sta accadendo fuori ( e di conseguenza dentro) di noi. L’inverno è il momento in cui l’energia vitale che ci portiamo dentro raggiunge i livelli più bassi..ciò non significa che non abbiamo energia o vitalità affatto ma che secondo i cicli stagionali questo è il momento in cui la natura si ferma e si ritira.. dopo il picco energetico estivo e il declino autunnale, in inverno assistiamo al momento di recupero delle nostre energie. Dobbiamo imparare a custodire e a rigenerare il nostro potenziale energetico ed emotivo in vista di una nuova primavera che farà ripartire i cicli naturali verso un ennesimo nuovo inizio. Alcuni accorgimenti possono aiutare il nostro processo di equilibrio con questa stagione.

L’inverno ci impone un rallentamento e noi dobbiamo seguirlo..ci piacerebbe a volte restare tutto il giorno fuori ma non possiamo perché il sole cala presto ed il freddo ci inibisce, tutto ciò è per la nostra salute, perché dobbiamo rientrare in casa e gustarci l’atmosfera intima e accogliente dei nostri luoghi familiari, preservare noi stessi ed i nostri cari così come l’ambiente interno che ci accoglie. Dobbiamo gestire le giornate in maniera diversa, darci dei limiti che ci permettano di recuperare energie e concentrarci su noi stessi, godere delle piccole soddisfazioni come tisane calde o cibi riscaldanti che in un contesto freddo ci faranno apprezzare la semplicità e ci faranno sentire alla ricerca di benessere. L’inverno è una stagione estrema ma questo può spingerci verso stati di meditazione riguardo le priorità e le circostanze spirituali e materiali della vita, su come gestire le nostre forze e le nostre debolezze, proprio come la natura che calibra in questo periodo la sua forza vitale affinchè sia pronta per l’esplosione primaverile. Torniamo quindi in noi stessi e non preoccupiamoci troppo degli umori malinconici che possono giungere tra l’autunno e l’inverno, sono essi sintomi utili che ci provocano riflessione ed introspezione al fine di trovare o rafforzare l’equilibrio dentro di noi. D’altra parte secondo la Medicina Cinese l’inverno è collegato agli organi reni che generano ed erogano l’energia vitale nel corpo. I reni sono collegati all’elemento acqua che rappresenta appunto l’inverno, l’acqua rappresenta questa stagione in tutti gli effetti. Proprio come l’acqua che scorre tra i sassi, noi stessi dobbiamo trovare la strada giusta da percorrere in questo momento dell’anno per far sì che gli ostacoli e le difficoltà siano superate e gestite dai nostri sentimenti. Essendo questa la stagione dell’acqua dobbiamo trovare un’armonia con essa e non solo, magari anche imitarne la capacità di restare ferma e quieta, ritirandoci in noi stessi e conservando l’energia semplicemente restando tranquilli e sereni nella contemplazione del nostro tempo e nella concentrazione verso le attività.

L’inverno è difficile per la natura ma essa è consapevole in qualche modo che la primavera ritornerà, noi dobbiamo cercare di raggiungere lo stesso livello di consapevolezza soprattutto considerandolo un esempio da seguire nei momenti difficili..affrontiamo le prove che a volte ci pressano e forse ci fanno anche cadere ma ricordiamo che ogni cosa ha il suo ciclo ed il suo tempo, ci rialzeremo ed un nuovo stadio della nostra vita incomincerà..proprio come il sole che torna a splendere dopo il freddo gelido invernale.

In inverno è importante il riposo, fisico e mentale. Non rinunciamo al sonno ed è probabile che il corpo ce ne chieda anche più del solito..non rifiutiamolo se possibile andando a letto presto e svegliandoci con il sole per non rinunciare alle ore di luce. Questa infatti è molto importante in questo periodo, e condiziona i nostri stati di salute fisica ed emotiva. Ecco perché è consigliabile assumerne il più possibile in inverno osservando piccoli accorgimenti come sederci vicino le finestre se possibile, lasciare le tende aperte il più possibile, e non rinunciare ad uscire durante le ore di sole anche se il clima è freddo.

I vestiti sono altrettanto importanti, custodire il calore interno è un imperativo, soprattutto la zona lombare deve essere ben protetta perché i reni non siano esposti al freddo, ma anche la parte posteriore del collo e dal ginocchio in giù..sono infatti questi canali di facile dispersione di calore che ci provocano subito fastidio se non riscaldati a dovere e soprattutto la zona dei reni esposta al freddo lo trasmette poi a tutto il resto del corpo impedendoci di prendere calore . Ovviamente le estremità degli arti superiori ed inferiori sono molto esposte in questo periodo e devono essere protette.

Per tornare ai reni, così importanti in questi mesi, ricordiamoci che il loro benessere dipende da come li trattiamo. Evitiamo quindi di stressarli e metterli alla prova con ad esempio troppo caffè che li inibisce, o con bevande o cibi diuretici. Non è questo il momento infatti di perdere troppi liquidi, se volevamo seguire un processo disintossicante dovevamo farlo in autunno dove è importante che i reni si puliscano per bene, ma in inverno la loro eccessiva attività potrebbe compromettere lo stato di salute generale.

Ad esempio se durante i mesi freddi avvertiamo il desiderio di cibi salati è un sintomo che i reni sono un po’ deboli e devono essere rafforzati, possiamo allora aggiungere un pizzico di sale in più o assumere cibi che hanno un energia salata come le alghe (qualora siano incluse nella vostra dieta, io le escludo per altri motivi ma ne riconosco le grandi qualità), senza esagerare ovviamente, infatti un po’ di sale fa bene in caso di reni deboli ma troppo sale invece peggiora drasticamente la loro condizione. Il sale è utile anche a resistere al freddo perché aiuta contro la dispersione di energia e quindi di calore.

Puntiamo inoltre su cibi riscaldanti come alcuni tipi di zucca come quella gialla, anche castagne, porri, noci, datteri ed in genere frutta secca, cipolle, porri, semi di girasole, miele, avena e minestre di cereali integrali Anche gli altri cibi possono essere resi più ‘caldi’ dall’aggiunta di erbe e spezie come: chiodi di garofano, ginger, aglio, erba cipollina, rosmarino, anice, cannella, sesamo, cumino, coriandolo. Attenzione però al piccante perché anche se sembra riscaldante in realtà non lo è, è classificato infatti come cibo caldo e la sua assunzione può essere controproducente in inverno, pensiamo infatti soltanto al fatto che ci fa sudare quindi disperde liquidi.

Godiamoci quindi anche l’inverno, stagione estrema e difficile ma che fa parte di un ciclo così equilibrato e perfetto che dobbiamo soltanto imparare a conoscere per entrarvi in sintonia verso un benessere sempre più solido, nel corpo e nello spirito.

Bro' Julio


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