Il contenuto di questo messaggio è a cura della
Federazione Assemblee Rastafari in Italia

LOGO FARI

F.A.R.I.

Federazione Assemblee Rastafari in Italia

Mail Facebook Youtube

Newsletter Gennaio 2015


Saluti e benedizioni a tutti voi, fratelli e sorelle, cari lettori e affezionate lettrici; nel salutarvi, e nel darvi il benvenuto, ancora una volta, sulle pagine del nostro appuntamento mensile con la cultura e la fede e la livity RasTa, vi auguriamo un buon Natale Etiopico, Melkam Ghenna, a voi e famiglie, che ci auguriamo passiate e abbiate passato nell’amore, nella pace e nella grazia del Nostro Signore, Re e Salvatore, Agnello di Dio e Leone di Judah, Re dei re Qadamawi Haile Selassie.
E’ questo un giorno e un momento in cui, nelle Parole di Sua Maestà, ci abbandoniamo, nella nascita del Bambino Divino, a sentimenti di pace, di perdono, di meraviglia estatica dinanzi ad un evento che, celebrato ovunque nel mondo, sebbene in giorni e tempi e modi differenti, ci spinge a riflettere su noi stessi.
E’ un momento in cui ci sentiamo, forse, più vicini all’Onnipotente, perché è il momento in cui l’Altissimo si è fatto piccolissimo, più piccolo di tutti noi, per manifestarci il Suo Amore per InI e farci comprendere che ognuno, piccolo o grande che sia, in importanti posizioni di governo o nello svolgimento del suo umile e degno lavoro quotidiano, può fare la differenza nel mondo, portando a compimento il suo dovere. Saziamoci dunque, facciamo il pieno di buoni sentimenti, e di buoni propositi e di buona volontà, cercando di superare incomprensioni e inutili discussioni, in un periodo in cui il mondo intero è afflitto da conflitti e guerre, da sofferenze e crimini, da egoismi ed egocentrismi, non chiudiamoci in noi stessi.
Piuttosto rafforziamoci nella fede, uniamoci nella preghiera e negli obiettivi, ancor di più, scacciamo il dubbio e l’incertezza, apriamoci all’altro, cerchiamo di incontrare nel prossimo il Volto del Re, operiamo, uniti, al miglioramento e al progresso dell’ambiente che ci circonda, per creare delle condizioni favorevoli per vivere meglio noi e permettere ai nostri figli e alle nostre figlie di crescere sani e benedetti nella e dalla Potenza del Cristo Salvatore, Potenza della Trinità.

Ci ritroviamo su queste pagine, dopo le vacanze istituzionali, con rinnovato vigore e con profonda gratitudine all’Onnipotente, che nonostante le difficoltà e le tribolazioni, personali e\o condivise, ci permette di portare a termine quest’opera, per l’uso e l’edificazione di tutti noi; questo numero in particolare, il primo del 2015, lo vogliamo dedicare alla nostra amata e cara Sorella Rossella, che il Signore ha chiamato a sé nello scorso mese di dicembre, e che tanto ha sempre fatto per tutto InI, sin dal primo momento della sua chiamata alla fede e alla livity, come uno dei primi membri della famiglia RasTafari italiana, membro della prima band reggae rasta italiana, “Jah Children Family”, fino all’ultimo momento in cui ci ha accolti, uno e tutti, nella sua dimora, non facendoci mai mancare amore e cure non solo fraterne, ma anche materne, ascoltando ognuno e offrendo a tutti una parola di conforto, un piatto caldo, un giaciglio comodo e accogliente, un incoraggiamento ed un esempio di semplicità e umiltà, per permetterci di abbeverarci alla fonte di conoscenze che la sua casa, casa del nostro amato Presidente suo compagno Ras Isi, ha sempre offerto gratuitamente e amorevolmente.
Questa piccola “livication” vuole essere solo un modo semplice di renderle onore, di ringraziarla per tutto ciò che ha sempre fatto per la famiglia e per tutto InI, nella preghiera, nella speranza e nella certezza che il Signore Altissimo abbia ora la sua anima in custodia, e che lei possa beneficiare della luce e della magnificenza del Suo Volto; per questo vi inviamo un piccolo contributo, che speriamo possa servire a questo proposito, chiedendo a tutti di pregare per la sua anima e perché Egziabher possa portare benessere e conforto ai suoi cari in primis, e a tutti noi, che sentiremo la sua mancanza. Rest in Power Sista Rossella!

Dopo questa dovuta apertura, ci avviamo ora alla presentazione del contributi che riempiranno questo numero della newsletter, e cerchiamo di farlo seguendo un ordine cronologico, mantenendo però la struttura consueta, cercando dunque anche di seguire un ordine che speriamo ci possa dare degli stimoli e permetterci di ragionare sul momento contingente che stiamo attraversando, personalmente e come Federazione.
Iniziamo con un estratto, che la sorella Tseghe Selassie ci ha inviato in traduzione, dal libro “John Hoy of Ethiopia”: si tratta del passaggio da cui avremo modo di conoscere il modo, regale e estremamente degno, con il quale il Nostro Sovrano ha affrontato la morte di una delle sue figlie, la Principessa Zenebe Worq, passata all’età di 15 anni, prima che il di lei marito tradisse l’Imperatore.
Interessante ed edificante il modo in cui il Re esorta a vivere i propri lutti: nel profondo dolore e nella consapevolezza di aver “perso” un caro, dobbiamo essere forti, affidarci allo Spirito Consolatore e in accordo alle Scritture, come Lui è stato forte, essere confidenti nella resurrezione, certi di aver seminato in paradiso, e certi per questo di raccogliere a tempo debito.
Proseguiamo ora presentando il secondo contributo della sorella Tseghe, questa volta relativo alla natività e alla festività che oggi celebriamo: si tratta appunto degli “Inni sulla Natività” che un Santo padre della Cristianità Orientale, San Efrem il Siro, compose intorno al IV secolo d.C.: da questi componimenti poetici, che potranno aiutarci e accompagnare i nostri canti, le nostre preghiere e le nostre meditazioni in questo giorno, possiamo cogliere i sentimenti che dobbiamo coltivare nei nostri cuori e tradurre in attitudine e opera quotidiana, come detto in apertura, in questo giorno di Redenzione e Riconciliazione e Liberazione del Mondo dal gioco del malvagio, che il Bambino Divino è venuto a schiacciare ed abbattere.
Prima di chiudere questa prima parte, rimanendo in tema di Patristica, presentiamo il terzo contributo, che ormai da qualche mese è divenuto una voce costante e consueta su queste pagine: stiamo parlando del “Commento al Vangelo di San Giovanni” del padre Y. Afework. In questo capitolo, il santo padre medita e ci fa meditare sull’incipit del libro dell’evangelista, sulla sustanzialità e sull’unità del Verbo Cristo con il Padre Dio, sin dal Principio, e sul perché l’evangelista abbia iniziato così la sua testimonianza, per non far dimenticare agli uomini che, sebbene il Signore si sia fatto piccolo tra i piccoli e ultimo fra gli ultimi, uomo fra gli uomini, rimane da sempre e per sempre il Primo e l’Ultimo, Principio senza Fine, Dio Uno e Trino.

Voltando pagine e passando alla seconda sezione della nostra, compiano un balzo ideale per spostarci dall’epoca della prima cristianità al tempo del Regno Terreno del Cristo.
Apriamo questa parte con due contributi, entrambi prodotti e tradotti dal nostro Presidente di FARI e amato fratello Ras Isi, che salutiamo e ringraziamo per la dedizione, entrambi divenuti da tempo ormai consuetudine su queste pagine:
il primo è il capitolo IV della Costituzione Riveduta voluta e promulgata dal Re dei re e dal Parlamento Etiopico nel 1955: nella traduzione a quattro mani di Ras Isi con la sorella Tseghe, ecco il capitolo in cui vengono affrontati e dipanati diritti e doveri dei Ministri dell’Impero. Edificante certamente la lettura di tale articolo, non solo perché ci permette di avere una conoscenza più approfondita dei fondamenti sui quali Sua Maestà ha voluto basare il proprio Regno, ma anche perché - crediamo umilmente, come ci è stato insegnato nel corso della nostra esperienza di livity dai fratelli giunti prima di noi - dobbiamo e possiamo considerarci tutti ministri ed emissari dell’Impero, che portiamo con noi ovunque andiamo, in quanto portiamo su noi il Nome del Signore;
il secondo articolo è il solito diario di viaggio grazie al quale, ogni mese, abbiamo la possibilità di seguire e “vedere” il Re dei re nell’adempimento dei Suoi doveri istituzionali, nel compimento di viaggi, nell’incontro con sudditi e personalità straniere: in questo numero l’AllManActs relativo al mese di gennaio del 1970, ovvero 1963 del calendario etiopico, 78mo anno dalla Nascita dell’Imperatore.

Proseguendo su questa “vera riga” e rimanendo in epoca imperiale – non ci piacciono le cose false né i modi di dire babilonesi, quando è possibile cambiarli – passiamo ora a presentare i discorsi che, nelle traduzioni di vari fratelli, ci sono giunti per arricchire queste pagine, consapevoli che le Parole del Signore travalicano le epoche.
Iniziamo dai Discorsi, estratti dalla raccolta dei Selected Speeches, che il Sovrano d’Etiopia rivolse al Suo amato popolo il 22 gennaio 1940, al rientro sul suolo etiopico, per annunciare la liberazione dal giogo fascista e dal suo tentativo fallimentare di occupazione territoriale: nella traduzione di Bro Luca, che salutiamo con gioia e ringraziamo per l’impegno, ecco a tutti noi il discorso del “Ritorno sul suolo etiope dopo 5 anni di esilio” e il discorso noto come “Proclama d’oro”;
andando avanti, presentiamo la traduzione che il fratello Tino ci ha inviato del discorso, estratto anche questo dai Selected Speeches, che Sua Maestà inviò nel gennaio 1951 agli studenti etiopi in Gran Bretagna, come augurio di vacanze natalizie e come monito per ricordare a loro - e anche a tutti noi, che possiamo considerarci ugualmente studenti all’estero, poiché l’educazione, come sappiamo, è un processo che finisce solo alla fine dei nostri giorni su questa terra – che dobbiamo agire con educazione, fede e laboriosità per essere buoni testimoni e ambasciatori dell’Etiopia e di RasTafari nel mondo, e far sì che la nostra coscienza non ce ne chieda conto, infine;
a chiusura di questa seconda sezione, dedicata ai documenti di epoca imperiale e ai pronunciamenti del Re, l’ultimo e non certo per importanza: nella traduzione della sorella Tseghe, instancabile traduttrice, il discorso che il Leone di Judah rivolse ai laureandi della Facoltà di Agricoltura nel gennaio 1958. In questo discorso Sua Maestà sottolinea ancora una volta l’importanza del lavoro agricolo, base del benessere umano, fondamentale per la sua sopravvivenza ma anche per il progressivo sviluppo delle attività industriali ed economiche di un Paese.

Chiudiamo dunque questa seconda parte della nostra e apriamo, senza indugi, la terza, dedicata alle rubriche e all’attualità, nella quale ci attendono i consueti appuntamenti nei corner che i nostri due fratelli Ras Julio e Ras Gabriel hanno preparato per noi;
nell’angolo dedicato agli Ordini, alle Stampe e ai Francobolli Imperiali, il fratello Gabriel ci propone questo mese un approfondimento sulla serie di 5 francobolli, appunto, stampati nel 1970 e dedicati alle Chiese monolitiche di Lalibela, patrimonio dell’Umanità;
nell’angolo dove ci attende invece il fratello Julio, dedicato come sempre all’alimentazione e allo stile di vita Ital, la prima parte di una riflessione, nella scia di quanto proposto negli ultimi mesi, sull’inverno e sul modo di affrontare l’alimentazione in questo periodo freddo, in modo naturale ed equilibrato, per essere armonicamente connessi al creato e per questo esprimere al meglio le nostre facoltà fisiche, mentali e spirituali….Let food be InI medicine!!
Prima di chiudere, una bella notizia che volevamo condividere con tutto InI: sabato 3 gennaio 2015 il nostro fratello Ras Tewelde e la sua queen Sis Naomi sono stati benedetti dal Signore con la nascita del loro primogenito Vincenzo… un altro leoncino si aggiunge alla nostra famiglia, e i nostri migliori auguri e le nostre benedizioni sono con il papà e la mamma, possa Egziabher benedire la loro casa e la loro famiglia, e tutti i figli e le figlie di Jah!!

In chiusura, due belle vibes finali che abbiamo pensato potessero essere edificanti ed anche belle, semplicemente, da condividere e guardare.
Si tratta di due video, il primo dei quali, intitolato “Bob Marley parla di Cristo”, potrete ritrovare e rivedere nel nostro canale youtube della Federazione, FARIVision, che potete visitare cliccando sull’icona relativa in alto: è questo un breve video, editato appunto da Bro Giuseppe, nel quale potremo ascoltare le parole e la testimonianza dell’On. fratello Bob Marley in merito a Cristo e a come lui, e noi, lo avremmo riconosciuto;
il secondo è invece un video del fratello Uwe Banton, cantante reggae tedesco che ha accompagnato Sis Donisha Prendergast nella serie di incontri “Occupy Pinnacle” promossi e organizzati da alcuni fratelli in varie parti d’Italia, e che in quell’occasione ha avuto modo di girare delle scene appunto per il video della tune “Ethiopian Ites”.. abbiamo pensato fosse questo un bel modo di lasciarsi con qualche vibes in più, in attesa di ritrovarci nell’appuntamento di febbraio.

Siamo così finalmente giunti al termine di questo editoriale: sperando di non avervi annoiato o trattenuto, vi lasciamo ai più preziosi contenuti di questa opera, ringraziando come sempre prima di tutto il Signore Altissimo Qadamawi Haile Selassie, che ci concede grazia su grazia e ci fa iniziare e concludere, e ringraziando tutti i fratelli e le sorelle che a vario titolo, dalla traduzione alla produzione alla sistematizzazione fino alla correzione dei contributi, partecipano alla stesura di questo lavoro, e senza i quali nulla di ciò che è stato fatto finora avrebbe visto la luce.
Siamo sempre più convinti che l’unità sia forza, e che in questi tempi particolarmente difficili e “scivolosi” sia importante poter rimanere aggrappati gli uni agli altri e tutti al Signore, nostro Rifugio e nostra Forza, Conforto e Guida, nella preghiera che Egli voglia accettare le nostre preghiere, parole e opere e renderle degne di renderGli degna testimonianza, seppur consapevoli che ciò non sia mai bastevole a ripagarLo delle benedizioni che fa piovere su InI. Il nostro amore e i migliori auguri e benedizioni per questo Ghenna, e per il proseguo di questo mese, sono con voi fratelli e sorelle amate; possa essere questo un mese prospero e fruttuoso, per tutto InI.
Sempre nella Luce del Re dei re, Dio Vivente, JAH RASTAFARI!
Kibir-le Negus Amlak QHS

Viktor Tebebe


Sommario:

In cara memoria di Sister Rossella

S.M.I. Haile Selassie I
riguardo la morte della Principessa
Zenebe Worq Haile Selassie


Inno sulla Natività

Commento al Vangelo di San Giovanni

Costituzione Riveduta d’Etiopia

ALL MAN ACTS

Ritorno sul suolo Etiope

Sulla Liberazione: “la Dichiarazione d’Oro”

Studenti Etiopi all’Estero: Regno Unito

Al conferimento delle lauree presso la
Facoltà di Agricoltura


Francobolli Imperiali: Chiese di Lalibela

Let food be your medicine...

Bob Marley parla di Cristo

Ethiopian Ites


In cara memoria di Sister Rossella


Be seme Ab wo Wold wo Menfes Qdus Ahadu ‘AMLAK Ameyn.

Fratelli e Sorelle amati,
Come la maggior parte di noi già sanno, questi ultimi giorni hanno rappresentato un momento di significativo dolore nell’anima della nostra Comunità poiché la nostra cara Sorella, e per molti una Madre, Rossella Rizza, dopo un periodo di sofferenze ha lasciato il piano del visibile e della materia, passando ad un’altra fase di questa vita.

Le nostre preghiere siano continue, perpetue come il respiro senza il quale non vi è vita, per il ricordo di Lei e per la sua dimora presso la corte del Re Eterno, nella compagnia di quanti già vi sono stati accolti dopo aver superato le prove di questa esistenza, rimanendo solidi nella speranza.

Nella data del 10 dicembre sono stati celebrati i suoi funerali presso la località di Montecompatri, nei pressi di Roma, dove di recente era stata ricoverata. Alcuni dei nostri fratelli e sorelle si sono recati per accompagnarla con il saluto, e per partecipare al dolore profondo che ha colpito la sua famiglia.

Vogliamo però ricordare e celebrare la vita della nostra amata Sorella che operosamente si è sempre data da fare per accudire la sua famiglia e crescere tre figli con amore e grande cura. La sua umiltà e dedizione al nucleo familiare non si è limitata ai suoi cari solamente ma era estesa a tutta la grande comunità Rastafari che ha sempre servito con amore fraterno. Sister Rossella è stata una delle prime sorelle ad abbracciare la fede nel Re Messia in questa nazione, sin dagli anni settanta ha militato glorificando il Nome Santo di Haile Selassie Primo e da allora ha sempre custodito la testimonianza e servito il movimento senza mai venire meno alle esigenze di una comunità in veloce sviluppo.

Ricordiamo con grande emozione e commozione le primissime volte che i fratelli si riunivano a casa di Rossella e bro Gebre Selassie, quando affollavamo il salotto giorno e notte tra interminabili reasoning e confronti, ebbene la nostra cara Sorella era sempre pronta ad accogliere i nostri bisogni senza mai esitare o farcelo pesare: c’era sempre un piatto pronto per chi era affamato, uno spazio in più per chi rimaneva a dormire, una coperta in più per chi aveva freddo, un passaggio in auto per chi stava perdendo il treno..ma soprattutto c’era il suo sorriso e la sua positività sempre pronta a rincuorare ed incoraggiare chi ne avesse bisogno. La Sister aveva uno spirito risolutivo, pronta a pensare agli altri prima che a se stessa, ci ha sempre accolti con enorme gioia e forza d’animo. Se ora siamo una grande comunità con dei solidi principi familiari lo dobbiamo anche a ciò che abbiamo imparato dalla nostra amata Sorella Rossella, osservandola nella sua premura verso il benessere altrui abbiamo imparato a conoscere la sicurezza collettiva, ammirandola nella sua instancabile dedizione a creare un ambiente sereno e caloroso per noi tutti abbiamo capito le pagine del Vangelo che istruiscono alla vita fraterna, imitando la sua volontà a non negare mai aiuto anche quando le condizioni sono difficili abbiamo imparato a vedere il Cristo in ogni fratello o sorella, in ogni suo gesto verso di noi ha sempre mostrato di operare per il Signore sapendo di servire la crescita del movimento Rastafari e non soltanto dei semplici ospiti, ci ha visti quando eravamo poco più di semi appena piantati e grazie alla sua fiducia in I n I e alla sua fede nei disegni dell’Altissimo abbiamo potuto germogliare e crescere fino ad essere l’albero che ora siamo.

Ognuno di noi custodisce i propri ricordi dei momenti condivisi con la Sorella, siamo stati insieme in tutte le fasi della nostra storia affrontando le gioie e le soddisfazioni ma anche le prove ed i dolori. Fermiamoci ora un attimo per celebrare questi ricordi, per sigillare nei nostri cuori le immagini di lei intorno a noi e celebriamo la sua vicinanza che continuiamo ad avvertire nello spirito e nell’esempio che ci lascia.

Che il Re dei Re con la Sua Regina, il medesimo Cristo con la Sua Madre e tutti i Santi, gli Apostoli, i Profeti, i Martiri e i Giusti assieme agli Arcangeli e agli Angeli tutti possano accogliere le nostre umili meditazioni e sicuramente recare conforto, risposte, e infondere rinnovata speranza ai familiari di Lei, sofferenti per la sua perdita.

“Oh ‘IGZI’ABHER, possa lo Spirito di Rossella dimorare e crescere presso l’Acqua rinfrescante nel Giardino Paradisiaco presso le dimore santificate nei grembi di Abramo, Isacco e Giacobbe, con i Tuoi Angeli capi di luce, per mezzo del Tuo Amato Figlio IYESUS KRESTOS. Ricordaci nel Tuo Regno”.

Cara Sorella, ti ricordiamo con le parole già espresse dal nostro Sovrano QEDAMAWI HAILE SELASSIE riguardo ad un Suo ministro:

“… dopo aver compiuto ciò che era alla tua portata, ti sei addormentato, ma sebbene ti allontani da noi fisicamente, le tue opere e il tuo nome rimarranno sempre tra noi”. (19 settembre 1938)

I cuori della nostra Assemblea si uniscano nella vicinanza al marito di Lei, Anziano della nostra Comunità e attuale Presidente di FARI, Gebre Selassie, e ai loro figli e familiari tutti.

Nella Protezione del Re dei Re,

vostri servitori
Ras Iyared Mihirete Selassie e Ras Julio


frame

top

S.M.I. Haile Selassie I riguardo la morte
della Principessa Zenebe Worq Haile Selassie


Il 24 Marzo 1933 la seconda figlia di SMI Haile Selassie, Zenebe Worq Haile Selassie, morì alla giovane età di 15 anni. Zenebe Worq morì 5 anni prima che suo marito, Haile Selassie Gugsha, tradisse suo padre. SMI Haile Selassie, Ababa Janhoy, da Padre del suo popolo diede l'esempio su come affrontare la scomparsa di una persona amata. Il Re dei re era addolorato nel vedere il suo popolo affrontare il lutto con spirito animalesco, citando direttamente le Sue Parole. Quando Sua figlia morì SMI pianse ma non come piangono tutte le persone. Si muoveva addolorato dal Suo Palazzo in Chiesa e viceversa avvolto nel Suo shamma bianco su cui era cucito un nastro nero. A sormontare la Sua testa vi era un ombrello nero che insieme al nastro costituivano le uniche tracce di nero che simbolizzavano il Suo dolore. Dopo tre giorni dal funerale della Sua amata figlia, SMI riprese il Suo lavoro come Imperatore e Padre del Suo popolo ed inviò a tutto l'Impero il seguente messaggio:

“Tutti sono a conoscenza della morte di mia figlia, e ciò porta dolore non solo a me, suo padre, ma a tutte le persone tra noi che la conoscevano. La sua morte è stata tre volte dolorosa in quanto era giovane e non ha vissuto la sua vita; dato che era da poco sposata e non ha vissuto abbastanza per godersi il suo matrimonio; dato che è passata senza dare alla luce dei figli, mai conoscendo la maternità.
Ma, nonostante proviamo dolore, il dolore non la riporterà indietro. Se piangiamo ciò dimostra che non crediamo nella nostra Bibbia; qui è scritto che “risorgeremo ancora”. Se crediamo in questo, dobbiamo avere speranza e non piangere, ed avere fiducia che rivedremo coloro che hanno ricevuto la morte, e non dobbiamo fare del male a noi stessi rimpiangendo che hanno lasciato questa vita. I nostri costumi sono sbagliati in molte cose e dobbiamo correggerli nei punti in cui lo sono. Se vi consigliassi come seguire le leggi riguardanti i funerali, potreste pensare nei vostri cuori che lo faccio solo per farvele seguire ma che se dovesse giungere per me l'occasione mi comporterei diversamente. Ora mia figlia è passata ed avete visto come mi sono comportato. Ho pianto quanto era necessario per portare sollievo al mio cuore umano. Ho indossato i vestiti necessari a mostrare il mio dolore. Sono stato nel mio palazzo tre giorni per ricevere coloro venuti a visitarmi e condividere il dolore con me. Queste cose sono state fatte dato che la cordialità umana è una virtù. Per quanto riguarda l'indossare vestiti tutti neri, no, ho indossato il bianco della felicità (provata sapendo) che lei è in paradiso. Per quanto riguarda me non voglio indossare neanche un pò di nero. Mostrate il dolore per me pregando invece di annerire tutti i vostri vestiti, tagliare i vostri capelli, saltare nella tomba e piangere, stracciandosi le vesti. Così come ho fatto per la morte di mia figlia, da oggi in poi dovrà essere fatto dal popolo. Un nastro nero dovrà essere cucito intorno allo shamma. Per tre giorni potrete vivere il lutto nelle vostre case. Dopo questo, anche se la morte ha un sapore molto amaro nelle vostre bocche, uscite e lavorate. Chi sta nelle proprie case più di tre giorni non segue il mio consiglio. Ritiene se stesso più grande di me se prova più dolore di me e la sua ostentazione non verrà da me vista come dolore ma come derisione. Capisco che nel paese questa tradizione si diffonderà lentamente, ma spero che la renderete nota a tutto il mio popolo in modo che, da qui ai confini del mio regno, le vecchie abitudini saranno dimenticate e vivrete il dolore come vi ho detto e mostrato.
Se il seme non cresce il contadino non otterrà ulteriori chicchi da piantare. Abbiamo piantato in paradiso e se non crediamo che il nostro seme crescerà in paradiso allora potremo portare il lutto come siamo abituati a portare il lutto, come gli animali portano il lutto; ma se sappiamo che il seme crescerà allora abbandoniamoci al dolore per tre giorni per portare sollievo ai nostri cuori umani e dopo ciò torniamo ai nostri lavori quotidiani, sapendo che il seme crescerà.”

Qedamawi Haile Selassie riguardo la morte di Sua Altezza Imperiale la Principessa Zenebework Haile Selassie, Marzo 1933.

Tratto da “John Hoy of Ethiopia”, p. 186


frame

top

Inno sulla Natività


I Inno sulla Natività (1,88-95.99)
di s. Efrem il Siro (ca. 306-373)

Questa è notte di riconciliazione,
non vi sia chi è adirato o rabbuiato.
In questa notte, che tutto acquieta,
non vi sia chi minaccia o strepita.
Questa è la notte del Mite,
nessuno sia amaro o duro.
In questa notte dell'Umile
non vi sia altezzoso o borioso.
In questo giorno di perdono
non vendichiamo le offese.
In questo giorno di gioie
non distribuiamo dolori.
In questo giorno mite
non siamo violenti.
In questo giorno quieto
non siamo irritabili.
In questo giorno della venuta di Dio
presso i peccatori,
non si esalti, nella propria mente,
il giusto sul peccatore.
In questo giorno della venuta
del Signore dell'universo presso i servi,
anche i signori si chinino
amorevolmente verso i propri servi.
In questo giorno, nel quale si è fatto povero
per noi il Ricco
anche il ricco renda partecipe
il povero della sua tavola.
Oggi si è impressa
La divinità nell'umanità,
affinché anche l'umanità
fosse intagliata nel sigillo della divinità.

III Inno sulla Natività
di s. Efrem il Siro (ca. 306-373)

1. Benedetto il bimbo, che oggi
ha fatto esultare Betlemme.
Benedetto l'infante, che oggi
ha ringiovanito l'umanità.
Benedetto il frutto, che ha chinato
se stesso verso la nostra fame.
Benedetto il buono che in un istante
ha arricchito
tutta la nostra povertà
e ha colmato la nostra indigenza.
Benedetto colui che è stato piegato dalla sua misericordia
a prendersi cura della nostra infermità.
Responsorio:
Sia benedetta la tua nascita, mio Signore, che ha innalzato la nostra insipienza.
2.
Siano rese grazie alla fonte
inviata per la nostra propiziazione.
Siano rese grazie a colui che congedò
il sabato compiendolo.
Siano rese grazie a colui che sgridò
la lebbra, ed essa non [poté] rimanere.
Anche la febbre lo vide e fuggì.
Siano rese grazie al clemente
che ha portato la nostra pena.
Gloria alla tua venuta
che ha riportato alla vita gli uomini.
3.
Gloria a Colui che è venuto
presso di noi mediante il suo primogenito.
Gloria a quel Silente
che ha parlato mediante la sua voce.
Gloria a quel Sublime
divenuto visibile mediante il suo Levante.
Gloria a quello Spirituale
compiaciutosi
che divenisse corpo il proprio figlio,
affinché, mediante esso, la sua potenza divenisse
tangibile,
e potessero vivere, grazie a quel corpo,
i corpi della sua stessa stirpe.
4.
Gloria a quell'Invisibile
il cui figlio divenne visibile.
Gloria a quel Vivente
il cui figlio morì.
Gloria a quel Grande
il cui figlio scese e si rimpicciolì.
Gloria a quella potenza [divina]
che si è modellata
una figura della propria maestà
e un'immagine della propria invisibilità.
Con l'occhio e l'intelletto,
con entrambi lo vediamo.
5.
Gloria a quell'invisibile
che persino con l'intelletto
non può essere minimamente toccato
da quelli che lo vogliono scrutare,
e fu toccato, per sua grazia,
in virtù della [sua] umanità.
La natura che mai
fu palpata,
fu legata e avvinta per le mani,
trafitta e crocifissa per i piedi.
Di sua propria volontà
prese un corpo per coloro che lo afferrarono.
6.
Benedetto, lui che la [nostra] libertà
ha potuto crocifiggere poiché egli gliel'ha concesso.
Benedetto, lui che anche il legno
ha potuto portare perché egli gliel'ha permesso.
Benedetto, lui che anche il sepolcro
ha potuto rinchiudere perché egli si è circoscritto
Benedetto, lui la cui volontà
ha condotto
all'utero e alla nascita,
al seno e alla crescita.
Benedetto, lui le cui trasformazioni
hanno dato vita a noi uomini.
7.
Benedetto, lui che ha segnato la nostra anima,
l'ha adornata e l'ha sposata a sé.
Benedetto, lui che ha fatto del nostro corpo
una tenda della sua invisibilità.
Benedetto, lui che nella nostra lingua
ha tradotto i suoi segreti.
Siano rese grazie a quella voce,
di cui è cantata
la gloria sulla nostra cetra,
e la potenza sulla nostra arpa
I popoli si sono radunati e sono venuti
ad ascoltare i suoi canti.
8.
Gloria al figlio del Buono,
disprezzato dai figli del maligno.
Gloria al figlio del Giusto,
crocifisso dai figli dell'empio.
Gloria a colui che ci ha slegati
ed è stato legato al nostro posto.
Gloria a colui che si è fatto garante [per noi]
e poi ha pagato il debito.
Gloria al bello che ci ha modellati a sua somiglianza.
Gloria al limpido che non ha guardato alle nostre macchie.
9.
Gloria a colui che ha seminato
la sua luce nella tenebra
— fu condannata per le sue azioni odiose,
essa che aveva nascosto i propri segreti
e che ci ha spogliato
dal vestito di sozzura.
Gloria al celeste,
che ha mescolato
il suo sale nel nostro intelletto,
il suo caglio nelle nostre anime.
Il suo corpo è divenuto pane
per dar vita alla nostra mortalità.
10.
Siano rese grazie al ricco
che ha pagato il debito per tutti noi
ciò che non aveva preso a prestito;
lui sottoscrisse e divenne anche nostro debitore.
Mediante il suo giogo ha spezzato [gettando] via da
noi le catene del nostro predatore.
Gloria al giudice che fu giudicato,
ma che ha fatto sedere i suoi dodici
per il giudizio delle tribù,
e che per mezzo di idioti ha condannato
gli scribi di quel popolo.
11.
Gloria a colui che mai
poté essere misurato da noi.
Il nostro cuore è troppo piccolo per lui,
e debole anche la nostra mente.
La nostra piccolezza è disorientata
dalla ricchezza dei suoi discernimenti.
Gloria a colui che sa tutto,
e che si è sottomesso
a domandare, per ascoltare
e apprendere ciò che [già] sapeva,
per rivelare, con le sue domande,
il tesoro dei suoi benefici.
12.
Adoriamo colui che ha illuminato
la nostra mente con il suo insegnamento,
e che ha tracciato nel nostro udito
un sentiero per le sue parole.
Rendiamo grazie a Colui che ha innestato
il suo frutto nel nostro albero.
Gratitudine verso Colui che mandò
il suo erede per attirarci a sé mediante lui,
e per farci eredi insieme a lui.
Gratitudine verso il Buono,
causa di tutti i beni.
13.
Benedetto, lui che non ha biasimato,
poiché è buono.
Benedetto, lui che non ha guardato altrove,
poiché è giusto.
Benedetto, lui che ha biasimato tacendo
per salvare con entrambe le cose.
Forte il suo silenzio,
e pieno di biasimo.
Mite la sua forza,
anche quando metteva sotto accusa:
biasimò il falso
ma baciò il ladro.
14.
Gloria all'operaio
invisibile dei nostri pensieri.
Il suo seme è caduto nella nostra terra
e ha arricchito il nostro intelletto.
Il suo prodotto è giunto al centuplo,
per il granaio della nostra anima.
Adoriamo colui che si è seduto e riposa,
lui che ha camminato per via,
ed era la via sulla via,
e la porta per chi entra,
per coloro che entrano nel regno attraverso di lui.
15.
Benedetto il pastore divenuto
Agnello per la nostra propiziazione.
Benedetto il tralcio divenuto
coppa della nostra salvezza.
Benedetto il grappolo,
fonte del farmaco della vita.
Benedetto anche l'agricoltore,
lui che divenne
il chicco seminato
e il covone mietuto,
l'architetto fattosi
torre del nostro rifugio.
16.
Benedetto colui che si è messo a punto
i sensi delle nostre menti
per cantare sulle nostre cetre
ciò che non può cantare
la bocca di un volatile
nelle sue melodie.
Gloria a colui che vide
quanto ci piaceva
farci simili agli animali
nella nostra ira e nella nostra avidità,
e scese diventando uno di noi,
affinché noi diventassimo celesti.
17.
Gloria a colui che mai
è stato bisognoso dei nostri rendimenti di grazie,
ma bisognoso perché ci ama,
e assetato perché ci vuol bene
e ci ha domandato di dare a lui,
perché lui potesse dare a noi molto di più.
Il suo frutto si è unito
alla nostra umanità,
affinché mediante esso fossimo attratti verso colui
che si è piegato verso di noi.
Mediante il frutto della radice
egli ci innesterà nel suo albero.
18.
Rendiamo grazie a colui che fu colpito
e che ci ha salvati per mezzo delle sue ferite.
Rendiamo grazie a colui che ha tolto
la maledizione mediante le sue spine.
Rendiamo grazie a colui che ha fatto morire
la morte mediante la propria morte.
Rendiamo grazie a colui che tacendo
ci ha fatto vincere in giudizio.
Rendiamo grazie a colui che ha gridato
nella morte che ci aveva inghiottito.
Sia benedetto, lui i cui benefici
hanno ridotto a nulla la sinistra.
19.
Glorifichiamo colui che ha vegliato
e ha fatto addormentare il nostro predatore.
Glorifichiamo colui che si è addormentato
e ha cacciato via il nostro torpore.
Gloria a Dio, medico della natura umana.
Gloria a colui che, battezzato,
ha sprofondato
la nostra iniquità nell'abisso
e annegato chi ci annegava.
Diamo gloria con ogni bocca
al Signore di ogni risorsa.
20.
Benedetto il medico sceso
per un'incisione senza dolore
e per sanare piaghe
con una medicazione senza violenza.
La sua nascita è il farmaco
che ha clemenza dei peccatori.
Sia benedetto, lui che ha dimorato nell'utero
e lì ha edificato
un tempio ove poter abitare,
un santuario ove poter stare,
un abito nel quale risplendere
e un'armatura con la quale vincere.
21.
Sia benedetto, lui che la nostra bocca
non è all'altezza di rendergli grazie,
poiché troppo grande è il suo dono
per chi è dotato di parola.
E neppure i sensi sono all'altezza
di rendere grazie alla sua bontà.
Quanto più gli rendiamo grazie, è poca cosa.
Ma poiché non c'è beneficio
a tacere e patir danno,
renda la nostra debolezza
una melodia di ringraziamento.
22.
O buono, che non pretendi
al di là delle nostre forze,
a quale giudizio sarà sottomesso il tuo servitore
quanto a capitale e a interesse,
poiché non ha dato quanto poteva,
e ha frodato su quanto doveva?
Mare di gloria,
che non manchi di nulla,
accogli nella tua bontà
una goccia di rendimento di grazie,
di cui, per tuo dono, è umettata
la mia lingua per renderti gloria.

Sis TsegheSelassie

frame

top

Commento al Vangelo di San Giovanni


In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio.1

1. - I maestri non hanno l'abitudine d'imporre ai loro giovani alunni, fin dai primi giorni di scuola, l'apprendimento di molte cose difficili, né si limitano ad insegnarle una sola volta, ma procedono gradualmente e ripetono loro più volte le stesse cose, al fine di imprimerle più facilmente nella loro mente e di evitare che, spaventati fin dall'inizio dalla mole delle nozioni che possono a stento ritenere a memoria, finiscano col diventare pigri e restii ad apprendere quanto viene loro insegnato, venendo presi dal torpore a causa delle eccessive difficoltà incontrate. Seguirò anche io questo metodo per rendere più lieve la vostra fatica: assimilerete cioè, a poco a poco ed in piccole quantità, le cose che vi verranno offerte in questo sacro convito e che io cercherò di far entrare nelle vostre anime. E perciò ritornerò più volte sugli stessi concetti, non per ripetere le stesse cose, ma per aggiungervi quelle omesse.
Riprendiamo, dunque, il discorso sull'esordio dell’evangelista: “ In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio. ” Come mai, mentre tutti gli altri evangelisti esordiscono esponendo delle genealogie (Matteo comincia infatti con le parole: “libro delle origini di Gesù Cristo, figlio di David ”2 ; Luca ci narra, nel preambolo, i fatti che riguardano Maria, e Marco fa un'esposizione analoga, cominciando con la storia del Battista), Giovanni accennò soltanto a tale argomento, aggiungendo alle prime queste poche parole: E il Verbo si fece carne3 ? Come mai egli ha omesso tutte le altre cose, quello che riguarda il suo concepimento, la sua nascita, la sua educazione, la sua crescita e viene subito a trattare della sua eterna generazione?

Ora vi spiegherò quale ne sia la ragione. Poiché gli altri evangelisti avevano parlato diffusamente di quanto riguarda l'origine umana del Cristo, v’era da temere che alcuni troppo attaccati alla terra si limitassero a credere a questa sola parte della verità, come accade Paolo di Samosata. Per ricondurre sulla retta via coloro che sarebbero, in seguito, caduti in questa bassezza e per orientarli verso le cose celesti, ben a ragione Giovanni esordisce parlandoci della superna ed eterna esistenza del Verbo. Mentre, infatti, Matteo comincia la sua narrazione del re Erode, Luca da Tiberio Cesare e Marco dal battesimo del Battista, il nostro evangelista, trascurando tutte queste forze, si eleva subito al di sopra del tempo di tutti secoli, proiettando a tale altezza le menti dei suoi ascoltatori, allorché pronunzia le parole: “ In principio era”. E non consente che si fermino in qualche luogo, non fissa per loro un termine di riferimento, come avevano fatto gli altri evangelisti, iniziando la loro narrazione da Erode, da Tiberio e da Giovanni. Inoltre, quel che suscita più meraviglia è che il nostro evangelista, pur avendo iniziato in maniera così sublime la sua rivelazione, non ha trascurato di accennare all'incarnazione, così come, del resto, gli altri evangelisti, che l'avevano narrata più diffusamente e dettagliatamente, non avevano passato sotto silenzio l'esistenza del Verbo prima dei secoli. Ed era giusto che ciò avvenisse. Uno solo è infatti lo spirito che ha ispirato tutti gli evangelisti: per questo essi hanno manifestato la massima concordanza in tutte le loro narrazioni.

Ma voi, diletti fratelli, mentre ascoltate il Verbo, non accettate l'opinione di coloro che asseriscono che egli è solo una potenza, e neppure quella di coloro che sostengono che egli è soltanto una parola. Molte sono, infatti, le parole di Dio che anche gli angeli eseguono: ma nessuna di queste parole è Dio: esse sono i comandamenti e le profezie ( così vengono di solito chiamati, nella Scrittura, le leggi di Dio, i suoi comandamenti e le profezie; per questo ivi si dice degli angeli, che sono “potenti e pronti esecutori della sua parola” 4). Ma questo Verbo è invece sostanza e persona divina, che procede dal Padre, senza alcun mutamento. Proprio questo, come ho già detto, è significato dell'appellativo di “Verbo” usato dall’evangelista. Pertanto, come le parole: “In principio era il Verbo”, alludono alla sua eternità, così le parole: “Ed era in principio presso Dio”, vogliono significare che egli è coeterno al Padre. Infatti, affinché tu non creda, sentendo dire che “in principio era il Verbo”, che il Padre sia a lui preesistente, sia pure di pochi istanti, e tu non attribuisca all'Unigenito un principio, l'evangelista ha aggiunto: “Era in principio presso Dio”: cioè, egli è eterno come il Padre, il quale logicamente non è mai stato privo del Verbo; questi infatti è sempre esistito come Dio presso Dio, pur avendo una persona propria e distinta.

“Ma come mai allora - tu dirai – egli ha aggiunto l'espressione era nel mondo 5, se invece era presso Dio? ”. Proprio perché era Dio presso Dio, era anche nel mondo: né il Padre, né il Figlio possono venir coartati entro limiti di qualsiasi specie. Infatti, se “della sua grandezza non si giunge al fondo e la sua sapienza è senza misura” 6, ne consegue logicamente che nemmeno la sua esistenza avuto inizio nel tempo. Hai in mente le parole: “In principio Dio creò il cielo e la terra” 7? Cosa credi che significhi questo principio? Certamente esso va inteso nel senso che il cielo e la terra sono stati creati prima di tutte le altre cose visibili. Parimenti, sentendo dire dell'Unigenito: “In principio era”, devi intendere quest'espressione nel senso che egli esisteva prima della creazione di tutti gli esseri anche invisibili e degli stessi secoli.

Se poi qualcuno obietterà: “Come può essere che il Figlio, proprio perché è figlio, non sia più giovane del Padre? Infatti, un essere che proviene da un altro è necessariamente posteriore a quello da cui proviene”. Noi risponderemo a costui che tale obiezione nasce da un modo di ragionare puramente umana, e che chi fa queste domande ne farà certamente altre di più assurde. Non dovremmo pertanto prestargli ascolto: stiamo infatti parlando di Dio, non della natura umana, la quale deve sottostare necessariamente a deduzioni logiche di tal genere. Pur tuttavia risponderemo anche a quest'obiezione, affinché i più deboli e incauti non vengono trascinati nell'errore.

2. - Dimmi dunque: il raggio del sole proviene dalla stessa materia di cui è fatto il sole o da qualche altra cosa? È evidente che chiunque non sia del tutto privo d'intendimento dovrà ammettere che proviene dalla stessa materia. Però, benché il raggio provenga dal sole, non diremo mai che esso sia posteriore alla sostanza solare, poiché quell'astro non è mai stato visto senza raggi. Se dunque nel mondo visibile e che può essere percepito dai nostri sensi, risulta che una cosa può derivare da un'altra, senza essere posteriore a quest'altra cosa, perché non credi che ciò si verifichi anche nell'intimo, invisibile e inesprimibile attuarsi della vita divina? Naturalmente, trattandosi della sostanza divina, questo stesso rapporto sussiste in maniera ad essa confacente. Per questo Paolo attribuisce al Figlio proprio un tale appellativo 8 , dichiarando insieme che deriva dal Padre e che è eterno come lui. E che dunque? Non sono forse stati creati per mezzo di lui tutti i secoli ed anche l'immensità dello spazio? Chiunque non sia privo d'intendimento deve ammettere ciò. Non vi è quindi alcun intervallo di tempo tra il Figlio ed il Padre. Se dunque non ve n’è alcuno, egli non è posteriore, ma coeterno. Infatti, il prima e il poi presuppongono il tempo. Queste parole non possono essere pensate senza collegare ai tempi o ai secoli. Pertanto, se dirai che il Figlio ha avuto un principio, stai attento a non dovere per la stessa ragione, far derivare anche il Padre da un analogo principio: più antico, ma pur sempre un principio.

Dimmi ancora: forse tu, attribuendo al Figlio un principio e un termine, intendi che il Padre esisteva prima, in quanto deriva da un principio più antico? È certo che tu pensi così. Dimmi allora: da quanto tempo il Padre è persistito al figlio? Sia che tu ritenga breve questo, sia che tu lo ritenga lungo, considererai pur sempre il Padre come soggetto ad un principio. Tu stabilirai infatti una certa misura quel periodo, sia che tu lo immagine breve,sia che te lo immagini lungo; e non si può stabilire una mistura senza stabilire un principio. Ne consegue che tu, per quanto è in te, hai dato un principio al Padre; quindi, secondo voi, neppure il Padre è senza principio.

Non vedi forse com’è vero quanto ha detto il Salvatore e come le sue parole sono in ogni caso una conferma della sua divinità? Quali sono queste parole? “Chi non onora il Figlio, non onora il Padre” 9. So che per molti queste parole sono incomprensibili: proprio per questo siamo spesso esitanti nello svolgere ragionamenti di tal genere, dato che il popolo non riesce a seguirli; o se li afferra sul momento, svaniscono di li a poco dalla mente. In verità “i ragionamenti degli uomini sono timidi e i loro pensieri ingannevoli” 10.

Domanderei volentieri ai miei contraddittori che cosa significhino le parole del profeta: “Prima di me non vi fu altro Dio, né ve ne sarà un altro dopo di me” 11. Se il Figlio è più giovane del Padre, perché dice: “Dopo di me non ve ne sarà un altro”? Togliete dunque all'Unigenito anche la sua sostanza divina? È inevitabile infatti o avere una così grande audacia, oppure ammettere una sola divinità nelle distinte persone del Padre e del Figlio. Altrimenti, come possono essere vere le parole di Giovanni: tutte le cosce furono fatte per mezzo di lui 12? Infatti, se il tempo è più antico di lui, come può essere stato fatto per suo mezzo ciò che esisteva prima di lui? Non vedete in quale profondo abisso di temerità vi trascina il fatto di avere una volta rigettato la verità?

Perché, insomma, l'evangelista non dice che anche lui è stato creato da nulla, come Paolo afferma essere avvenuto per tutte le cose, quando dice: “… Colui che chiama le cose che non sono come se fossero” 13, bensì afferma che “in principio era”? Quest'espressione ha un significato del tutto opposta a quella di Paolo; e deve essere così. Dio, infatti, non viene creato e non si trova alcun essere più antico di lui; idee così assurde hanno sostenitori soltanto tra i pagani.

Dimmi ancora: non riconosci forse che il creatore è incomparabilmente più eccellente delle opere create? Ebbene, se fosse simile a queste, e cioè se anche lui fosse tratto dal nulla, dove sarebbe questa sua incomparabile superiorità? Che altro significano poi quelle parole: “Io, il Signore, che sono il primo e con gli ultimi ancor io mi trovo” e “prima di me non ci fu alcun Dio” 14? Se infatti, il Figlio non fosse della stessa sostanza del Padre, sarebbe un altro Dio, se non fosse a lui coeterno, sarebbe venuto all’esistenza dopo di lui; e se non procedesse dalla sostanza divina, è evidente che sarebbe stato creato. Se poi mi diranno che tutto ciò è stato detto per far risaltare la differenza tra Dio e gli idoli, come potranno esimersi dall’ammettere che, proprio per fare risaltare tale differenza, qui si sta trattando dell'unico e vero Dio? E se veramente tutte le parole di questo passo mirano a fare un raffronto con gli idoli, come interpretare tutto il passo? “Dopo di me” è detto infatti “non vi sarà altro Dio”. Ora, ciò è detto non per escludere il Figlio, ma con questo significato: “Dopo di me non vi è alcun idolo che sia Dio”; non già che il Figlio non sia Dio.

Esatto – tu dirai -; ma allora? tu interpreti le parole: “Prima di me non vi fu alcun Dio”, nel senso che non è mai esistito alcun idolo che sia stato Dio; ma almeno il Figlio è stato prima di lui!”.

Ma quale demonio potrebbe dire questo? Neanche satana credo che oserebbe dirlo. Del resto, poi, se il Figlio non è coeterno al Padre, come puoi affermare che la sua vita è infinita? Se avuto un inizio, anche se non ha un termine, non è veramente infinito; un ente infinito dev’essere tale in entrambi i sensi in cui viene considerato. Come appunto ci fa capire Paolo con la frase: “il quale… non ha principio di giorni, ne termine di vita” 15, nella quale dichiara appunto che Dio non ha né un inizio né un termine. Infatti come il Padre, così anche il Figlio non ha un termine; e come non ha un termine, non ha neppure un inizio.

1 Gv. 1,1.
2 Mt. 1,1.
3 Gv. 1,14.
4 Sal. 102,20.
5 Gv. 1,10.
6 Sal. 144,3 e 146,5.
7 Gen. 1,1.
8 “Questi essendo irraggiamento dello splendore e stampo della sostanza di Lui…si assise alla destra della Maestà in sublime altezza….”, Ebr. 1,3.
9 Gv.5,23.
10 Sap. 9,14.
11 Is. 43,14.
12 Gv. 1,3.
13 Rom. 4,17.
14 Is. 41,4 e 43,10.
15 Ebr. 7,3.

Bro' Ghebre Selassie

frame

top

Costituzione Riveduta d’Etiopia Come promulgata da
Sua Maestà Imperiale Haile Sellassie I

Capitolo IV
(segue dalla newsletter di novembre 2014)

I MINISTRI DELL’IMPERO

Articolo 66

L'Imperatore ha il diritto di scegliere, nominare e revocare il Primo Ministro e tutti gli altri Ministri e Vice Ministri ciascuno dei quali dovrà, prima di accedere alle proprie funzioni, prestare il seguente giuramento di fedeltà a Sua Maestà ed alla Costituzione di fronte all'Imperatore:
"In nome dell'Onnipotente con la presente giuro alleanza e fedeltà al mio Sovrano Sua Maestà Imperiale ......... e che, come membro del Consiglio dei Ministri, metterò fedelmente sopra ogni cosa gli interessi e il benessere dell’Etiopia e del suo Sovrano; che rispetterò fedelmente ed in ogni momento, le leggi e la Costituzione dell'Impero, e che non rivelerò alcun segreto relativo ad informazioni riservate a me rivelato in connessione con i miei doveri ufficiali e la mia posizione. Così Dio mi aiuti."
La nomina, la promozione, il trasferimento, la sospensione, la pensione, il licenziamento e la disciplina di tutti gli altri funzionari e dipendenti Governativi sarà disciplinata dai regolamenti adottati dal Consiglio dei Ministri e approvati e proclamati dall'Imperatore.

Articolo 67

I Principi candidabili per la Corona non dovranno essere nominati ministri in sede di Consiglio dei Ministri. I soggetti i cui genitori non erano cittadini Etiopi al momento della sua nascita non potranno essere nominati Ministri.

Articolo 68

Ogni Ministro è individualmente responsabile nei confronti dell’Imperatore e dello Stato nell’espletamento dei compiti del suo rispettivo Ministero, inclusa l’esecuzione di leggi e decreti riguardanti tale Ministero.

Articolo 69

I Ministri formeranno collettivamente il Consiglio dei Ministri e saranno responsabili nei confronti dell’'Imperatore per tutti i consigli e le raccomandazioni a Lui date in Consiglio. I regolamenti interni del Consiglio saranno redatti dai Ministri in Consiglio e presentati a Sua Maestà per l'approvazione.

Articolo 70

L'Imperatore potrà, nelle circostanze in cui Egli riterrà opportuno, convocare il Consiglio della Corona composto dall’Arcivescovo, da Principi, Ministri, e Dignitari da Lui designati, e dal Presidente del Senato. Il Consiglio della Corona sarà presieduto dall'Imperatore o da un membro da Lui designato.

Articolo 71

I ministri dovranno discutere in Consiglio e attraverso il Primo Ministro presentare all'Imperatore tutte le questioni di politica lì discusse. In tutti i casi in cui la legiferazione risulta essere necessaria od appropriata, le decisioni prese in Consiglio ed approvate dall'Imperatore saranno comunicate dal Primo Ministro al Parlamento sotto forma di proposte legislative.

Articolo 72

Il Primo Ministro dovrà presentare al Parlamento le proposte di legge varate dal Consiglio dei Ministri ed approvate dall'Imperatore. Egli dovrà inoltre presentare all'Imperatore le proposte di legge approvate dal Parlamento ed i decreti proposti dal Consiglio dei Ministri. Egli avrà il diritto di partecipare a qualsiasi riunione di entrambe le Camere del Parlamento, o a qualsiasi riunione congiunta delle Camere, o ad ogni riunione di un comitato di entrambe le Camere, e di esprimersi in tali riunioni su ogni questione messa in discussione. Egli sarà tenuto a partecipare di persona, o attraverso un suo vice, ad entrambe le Camere, quando la sua presenza sarà richiesta dal voto di maggioranza dei suoi membri e a rispondere, verbalmente o per iscritto, alle domande concernenti il suo ufficio.

Articolo 73

I Ministri hanno il diritto di partecipare a qualsiasi riunione dell’una o dell'altra Camera del Parlamento, o a qualsiasi riunione congiunta delle Camere o a qualsiasi riunione di qualsiasi comitato di una Camera, e di esprimersi in tali riunioni su ogni questione riguardante la condotta dei loro Ministeri; (i ministri) saranno obbligati a rispondere di persona, o attraverso i loro delegati, verbalmente o per iscritto, alle domande riguardanti la legislazione da emanare.

Articolo 74

Nessun ministro, né alcuna persona avente una posizione nel Governo od in servizio per il Governo potrà:
(A) per remunerazione, compenso o vantaggio di valore finanziario, impegnarsi in qualsiasi attività o accettare un posto in o con qualsiasi impresa o organizzazione in cui non vi è alcuna partecipazione governativa;
(B) stipulare o essere parte di qualsiasi contratto o altro accordo con qualsiasi organizzazione governativa dell'Impero nell'assegnazione, permesso o riconoscimento di qualsiasi concessione o privilegio monopolistico o altri privilegi esclusivi nella forma di concessione o di monopolio;
(C) tuttavia, tale Ministro o persona dovrà essere libera di gestire e sviluppare le sue proprietà a condizione che la loro gestione o sviluppo non è pregiudizievole od in contrasto con l'esercizio delle sue funzioni.

Articolo 75

I Ministri, incluso il Primo Ministro, potranno essere provati solo di fronte alla Corte Imperiale Suprema riguardo accuse di reati, come stabilito dalla legge, commessi in relazione alle loro funzioni ufficiali. Tale accusa potrà essere avviata sia per ordine dell'Imperatore o con un voto di maggioranza di entrambe le Camere del Parlamento. Un procuratore speciale sarà nominato ad hoc ed in conformità agli ordini dell'Imperatore.

(segue nella prossima newsletter)

Bro' Ghebre Selassie/ Sis Tseghe Selassie


frame

top

ALL MAN ACTS
Brevi Cronache Sommarie del Regno del Figlio dell’Uomo


Gennaio 1970, anno 1963 del calendario etiopico e 78.mo della Nascita di S. M. I. Hayle Selassie I.

1 gennaio – Sua Maestà Imperiale Haile Selassie I alza, sulla sede dell’OUA per la prima volta, l’emblema dell’Organizzazione. – S. M. l’Imperatore concede udienza a membri della Fondazione Ford: si tratta dei signori Betheul Webster e J. P. Robin, il primo, socio della Fondazione, il secondo, rappresentante della stessa a Nairobi. Essi si trovano in Etiopia per visitare opere finanziate dalla Fondazione.

2 gennaio – L’Imperatore si appella ad entrambe le parti interessate al conflitto nigeriano per una cessazione dello stesso, in un messaggio per il nuovo anno. S. M. I. Haile Selassie I propone una cessazione delle ostilità per una settimana e sollecita le due parti a riconsiderare le proposte di pace. – Giunge in Etiopia il Gran Cancelliere dello S.M.O.M. (Sovrano Militare Ordine di Malta), il signor Quentin Peter Jeremy Gwin, per una visita di cinque giorni, nei quali studierà progetti di sviluppo della Fondazione Haile Selassie I.

3 gennaio – Il presidente di Cipro, l’arcivescovo Makarios, fa una sosta di un’ora all’aeroporto della capitale, intrattenendosi a colloquio con il Sovrano. – Il Sovrano concede udienza al Gran Cancelliere dello S.M.O.M., il signor Quentin Peter Jeremy Gwin. – S. M. I. Haile Selassie I inaugura nel pomeriggio il nuovo edificio annesso alla scuola per ciechi Haile Selassie I di Sabatà, del costo di 1.000.000 di dollari. – Parte per Lusaka la delegazione etiopica per una riunione di tre giorni dei ministri degli Esteri degli Stati centrali ed orientali dell’Africa. - Parte per aver assolto al suo mandato l’ambasciatore messicano Joaquim Bernai. - Il teatro Haile Selassie I ha nuove direttive interne per la prima volta.

5 gennaio – Il Sovrano concede udienza al Gran Cancelliere dello S.M.O.M. Quentin Peter Jeremy Gwin, al quale offre dei doni. – Il segretario di Stato al Commercio Maurice Stans rientra negli USA dopo due settimane di colloqui con funzionari governativi ed un periodo di visita privata. – Si apre nel pomeriggio una riunione di cinque giorni sui problemi di statistiche industriali a cui prendono parte esperti di diversi paesi africani, europei e degli Stati Uniti. – La società americana per la numismatica internazionale ha premiato con una sua medaglia di merito per il 1969 il dr. Richard Pankhurst, direttore dell’istituto di studi etiopici dell’università Haile Selassie I.

6 gennaio – Si festeggia in tutto l’Impero il Natale; S. M. I. Haile Selassie I assiste ai riti religiosi nella chiesa di S. Stefano. Nella mattinata S. M. l’Imperatore riceve gli auguri dei membri della Famiglia imperiale, di vescovi, di ministri di Gabinetto, di funzionari superiori e di altre personalità e regala doni a bambini etiopici ed appartenenti a comunità estere. – L’Imperatore riceve un messaggio di re Feisal dell’Arabia Saudita. Il messaggio viene consegnato dall’ambasciatore di quel paese Hussein Basaki. – S. A. I. la Principessa Tenagne Uorch Haile Selassie consegna doni nel pomeriggio a 150 bambini dell’orfanotrofio “Imperatrice Menen”. – Rientra la delegazione etiopica presente alla riunione dei ministri degli Esteri dei paesi dell’Africa orientale e centrale tenuta a Lusaka. – Parte per Malta il Gran Cancelliere dello S.M.O.M.,il signor Peter Quentin Jeremy Gwin, al termine di una visita di Stato di cinque giorni durante la quale ha visitato istituti assistenziali della Fondazione Haile Selassie I

8 gennaio - Giungono da Kartum due funzionari kenioti per una missione governativa di tre giorni. – La EAL, con un Boing 720B inaugura l’apertura della rotta “Regina di Saba” che collega una volta la settimana Addis Abeba a Gerusalemme.

9 gennaio - A causa della persistente siccità giunge ad Asmara un quantitativo di vaccino antitifo per 130.000 persone, per ordine di S. M. I. Haile Selassie I.

10 gennaio - Si conclude la riunione di 5 giorni sulle statistiche industriali organizzata dalla C.E.A.

12 gennaio – Yilma Deressa, ministro del Commercio, Industria e Turismo ha un lungo scambio di vedute con una missione commerciale statunitense, composta di cinque membri; la delegazione rappresenta interessi del Governo e di privati americani. Lo scopo della visita è quello di incrementare le possibilità di scambi commerciali fra i due Paesi – Il Ministero della Corte imperiale annuncia che dal 24 al 26 di questo mese il presidente della Jugoslavia, Josip Broz Tito, e la consorte, ottempereranno ad una visita ufficiale in Etiopia. – Vengono donati alla DLCO-EA, che ha la sua sede in Asmara, due apparecchi da irrorazione da parte del Governo del Canada.

13 gennaio – S. M. l’Imperatore dichiara in un messaggio al magg. Gen. Yakubu Gowon, capo del Governo federale nigeriano, di “rimuovere tutti gli ostacoli ed ogni sentimento di incomprensione cosicché la conciliazione e la pace regneranno in Nigeria”; tale messaggio è in relazione con la cessazione del conflitto in quel paese dell’Africa occidentale. – S. M. I. Haile Selassie I inaugura a Neghelli un ponte sul fiume Ganale, lungo 57 metri, largo tre ed alto 15, realizzato in 45 giorni da elementi del 24.mo squadrone dei genieri reali inglesi. – Giungono gli ambasciatori Aykin Bartols danese e Peter Anker norvegese, per preparare la visita ufficiale di S. M. il Re Frederik IX e la Regina Ingrid di Danimarca. – Giunge il nuovo ambasciatore del Pakistan, Utar Rahman. – Arriva nella capitale per assolvere al suo nuovo mandato l’ambasciatore del Camerun, Alhadji Mohamed Haman Diko.

14 gennaio – S.M. l’Imperatore riceve in udienza la Principessa Fatima Pahlavi dell’Iran e offre, per la figlia dello Shahanshah Reza Palhavi Arymaer dell’Iran, un tè in suo onore. – Ketema Yifru, ministro degli Esteri, rientra in Addis Abeba dopo aver presenziato al 10.mo anniversario dell’indipendenza del Camerun a Yaounde.

15 gennaio – Giungono in Etiopia S. M. il Re Frederik IX e la Regina Ingrid di Danimarca da Nairobi per una visita di Stato di cinque giorni. In serata il Sovrano offre un banchetto di Stato in loro onore. – S. M. l’Imperatore riceve in udienza la squadra di ippica che ha partecipato al concorso ippico internazionale di Gibuti; essa ha vinto la coppa per il primo premio assoluto.

16 gennaio – S. A. I. il Principe ereditario Merid Asmac Asfa Uossen Haile Sellassie e S. A. I. la Principessa Medferiasc Uorch Abbebe offrono un pranzo nella loro residenza in onore dei Reali danesi. – Nel suo secondo giorno di visita all’Etiopia S. M. il Re Frederik IX di Danimarca viene eletto cittadino onorario della capitale. – S. M. I. Haile Selassie I riceve un messaggio del presidente americano Richard Nixon che si consiglia sul modo migliore per il Governo americano di aiutare la Nigeria nella fornitura e nella distribuzione dei soccorsi. – Il presidente del gruppo parlamentare anglo-etiopico a Londra, il signor Bernard Braine, dona una selezione di volumi per 1.500 dollari alla biblioteca del Parlamento etiopico.

17 gennaio – All’Addis Abeba Hilton Hotel i Reali di Danimarca offrono un banchetto di Stato in onore di S. M. l’Imperatore.

18 gennaio – In un messaggio all’Imperatore, il magg. gen. Yakubu Gowon, capo dello Stato federale nigeriano, dichiara che le attuali e future generazioni della Nigeria “saranno profondamente in debito” con il Sovrano per i suoi sforzi per aiutare a risolvere pacificamente la guerra civile. – S. M. I. Haile Selassie I assiste ai servizi religiosi nella Chiesa di S. Stefano in occasione della festa dell’Epifania. – S. M. il Re Frederik IX e la regina Ingrid di Danimarca partono per Nairobi dopo una visita ufficiale di cinque giorni in Etiopia ospiti dell’Imperatore. – Il Ministero degli Esteri annuncia che il Segretario di Stato americano, William Rogers, compirà una visita di tre giorni in Etiopia a partire dall’11 febbraio.

21 gennaio – S.M. l’Imperatore riceve la medaglia d’oro del Lions Club International in riconoscimento delle sue attività sociali e dei suoi sforzi per la pace nel mondo. La medaglia viene consegnata dal signor W. R. Bryan, presidente del Lions Club, giunto in Etiopia nella mattinata.

22 gennaio – Sua Maestà Imperiale Haile Selassie I riceve in udienza il nuovo ambasciatore del Pakistan Utaur Rahman, che consegna le sue lettere credenziali. – L’Imperatore riceve un messaggio da S. M. il Re Frederik IX di Danimarca per l’indimenticabile ospitalità ed il caldo benvenuto accordato alla Regina Ingrid e a lui stesso durante i cinque giorni di visita al Paese.

23 gennaio – Il Sovrano, Cancelliere dell’università Haile Selassie I, approva la decisione del Consiglio dei governatori dell’ateneo di riaprire l’università lunedì 26 gennaio prossimo. – L’Imperatore riceve in udienza Diallo Telli, segretario generale dell’OUA, il quale è rientrato da un giro di visite in paesi dell’Africa occidentale, tra cui la Nigeria. - Il Sovrano approva una concessione di 100.000 dollari dell’Amministrazione della Lotteria nazionale all’YMCA (Young Men’s Christian Association) .

26 gennaio – S. M. I. Haile Selassie I giunge a Khartum per partecipare alla conferenza al vertice degli Stati africani centrali ed orientali. – Al termine del loro giro in Africa S. M. il Re Frederik IX e la Regina Ingrid di Danimarca elogiano la giuda di S. M. l’Imperatore. – La Banca Mondiale apre un ufficio permanente nella capitale per facilitare le sue operazioni in Etiopia e per una più stretta cooperazione con il Governo etiopico. – Si apre un seminario di sei giorni sui problemi dell’agricoltore etiopico sull’uso economico dei fertilizzanti. – Si riaprono l’università Haile Selassie I e le scuole elementari e secondarie. – Si apre all’Africa Hall una riunione di un gruppo di lavoro sui programmi di valutazione demografica e su studi sulla fertilità. – Giunge una missione di cinque funzionari governativi francesi e dell’Air France per negoziare scambi di voli tra l’EAL e l’Air France per collegare Addis Abeba e Parigi.

27 gennaio – L’Imperatore si incontra a Karthum privatamente con il capo dello Stato sudanese, il magg. gen. Jafaar El Nimeiry, e discute con lui le relazioni fra i due Paesi. – Il sesto vertice degli Stati africani centrali ed orientali decide di richiedere un incremento sostanziale in aiuti per i movimenti di liberazione africani. – Il Consiglio dei ministri discute il proposto bilancio per l’anno fiscale 1970/71 e lo invia alla sua commissione di bilancio per uno studio dettagliato.

28 gennaio – Giunge ad Asmara, per una visita al Governatorato Generale dell’Eritrea, S. M. I. Haile Selassie I. – Il sesto vertice degli Stati orientali e centrali dell’Africa richiede a S. M. l’Imperatore di contattare tutti i capi africani per “un’immediata ed effettiva realizzazione” dell’assistenza a tutti i movimenti di liberazione africani. – Giunge una delegazione del Parlamento indiano in Etiopia per rendersi conto dei problemi che devono affrontare i Paesi emergenti.

29 gennaio – Nella mattinata il Sovrano assiste ad Asmara alle funzioni religiose nella chiesa di Keddeste Maryam Sion, successivamente a Palazzo concede udienze. – S. M. I. Haile Selassie I invia un messaggio di congratulazioni al presidente del Kenya, Jomo Kenyatta, in occasione della sua nuova elezione a presidente. – Nel pomeriggio ad Asmara, S. M. l’Imperatore visita la diga del Mai Serwa e dà disposizioni affinché si faccia quanto necessario per sopperire alla grave mancanza d’acqua in cui versa la città. – Il magg. gen. Yakubu Gowon, capo dello stato federale nigeriano, esprime in un messaggio all’Imperatore la sua gratitudine per il suo sincero e profondo interesse all’assistenza al popolo della Nigeria. – Il Ligg Endalkacciou Makonnen, ministro delle Comunicazioni, Telecomunicazioni e Poste, è eletto presidente del consiglio di amministrazione dell’Ethiopian Airlines. – La delegazione parlamentare indiana viene ricevuta da Ghetacciou Mekascia, ministro di Stato alle Informazioni, essa visita organizzazioni internazionali ed il Parlamento.

30 gennaio – Lo Tzahafie Tesas Aklilu Habteuold, Primo ministro, intrattiene a colloquio i membri della delegazione somala in visita, guidata dal vice presidente del Consiglio rivoluzionario supremo, il gen. Mohamed Ainansha, sulle relazioni etio-somale. – Si conclude la riunione sui programmi di valutazione demografica e sugli studi sulla fertilità in Africa, dopo aver adottato un documento con 90 raccomandazioni.

31 gennaio – S. M. I. Haile Selassie I riceve al Palazzo di Asmara un gruppo di studenti che richiedono la soluzione di problemi inerenti alla scuola ed all’università; successivamente riceve il comitato dei genitori degli studenti e dà ordini che vengano rilasciati gli studenti fermati. – Nella mattinata S. M. l’Imperatore si reca a visitare la scuola dei ciechi “Abraha Batha”. Nel pomeriggio il Sovrano inaugura il nuovo ospedale neuro-psichiatrico di Asmara, e successivamente visita l’ospedale Iteghe Menen.

(estratto da “Sestante – documentario semestrale illustrato della vita politica economica sociale dell’Etiopia”, volume VI, No. 1)

Bro' Ghebre Selassie


frame

top

Ritorno sul suolo Etiope dopo cinque anni di esilio


Discorso pronunciato a Omedla sul Suo ritorno ed il Suo ingresso in Etiopia

Mentre camminiamo sulla Nostra terra in questo giorno, Ci piacerebbe che voi esprimeste i Nostri ringraziamenti al comandante dell’esercito Sudanese, il Generale Maggiore Platt, per gli auguri che ci ha espresso, tramite voi, a nome di se stesso, dei suoi ufficiali e dei suoi uomini.

La Nostra felicità è grande nell’essere riuniti con il Nostro amato popolo, che, aspettando la Nostra assistenza negli ultimi cinque anni e bramando di rivederCi, ha combattuto in difesa della propria indipendenza con le proprie mani nude e i propri muscoli contro l’invasore.

Ci piacerebbe che voi esprimeste al Generale Platt la piena fiducia che Noi abbiamo nel Nostro popolo per liberare il Nostro paese completamente con l’assistenza della Gran Bretagna che, pagando grandi sacrifici, ha sollevato le proprie potenti armi per liberare tutti coloro che sono caduti sotto il dominio del Fascismo e del Nazismo.

Avremmo inoltre piacere che voi gli confermiate la grande fiducia che Noi e il Nostro popolo abbiamo nell’assistenza che riceviamo dalla Nostra alleata, la Gran Bretagna, allo scopo di rimuovere il Nostro comune nemico.

Il successo ottenuto da un duro e difficile incarico dà grande soddisfazione a coloro che vi si sono impegnati.

In questo momento in cui le genti dei Nostri due paesi vengono messe alla prova, vorremmo dunque che esprimeste al Generale Platt quanto bramiamo vedere il giorno della Nostra reciproca felicità quando le imprese dell’esercito sotto la sua abile ed illuminata direzione e quelle dell’intera forza Britannica combinate con la Nostra saranno coronate con la vittoria.

Auguriamo lo stesso anche a coloro tra voi che sono stati scelti per giocare un grande ruolo nella forza militare dell’Etiopia e che sono presenti in questo luogo dove gli stretti legami Etio-Britannici saranno sempre ricordati.

Ricordiamo inoltre il comandante militare Britannico ed i suoi ufficiali che furono i primi a sferrare il colpo vincente e che ora sono tra le Nostre forze combattenti.

In questa occasione del Nostro ingresso nel Nostro territorio e della Nostra riunione con la Nostra gente, non dimentichiamo neanche il grande popolo della Gran Bretagna che Ci ha accordato un così caloroso e cordiale ricevimento. Non dimenticheremo mai il Nostro indebitamento verso quella gente per la profonda comprensione delle Nostre sofferenze e di quelle del Nostro popolo e per l’incoraggiamento che Ci diedero nel tempo della Nostra afflizione.

Non dimenticheremo nemmeno l’amichevole e piacevole ricevimento che Ci è stato accordato dalle autorità Sudanesi, il governo ed il popolo, durante la Nostra permanenza a Khartoum.

Ed infine, vi ringraziamo per gli auguri che Ci avete espresso a vostro nome.

22 Gennaio 1940

Selected Speeches of H.I.M. Haile Selassie I”, pag. 328-329

Bro Luca

frame

top

Sulla Liberazione: “la Dichiarazione d’Oro”


Nostro popolo d’Etiopia! Ascolta!

Sia ringraziato Dio Onnipotente che è imparziale verso tutti, Colui che può spezzare le braccia del potente e che è vicino all’oppresso.

Quando la Nostra nemica di lunga data, l’Italia, oltrepassò il Nostro confine ed occupò il Nostro paese con forza aggressiva, Noi abbiamo combattuto per difendere il Nostro paese fin quanto abbiamo potuto e quindi andammo in Europa per sollecitare aiuto mentre voi, patrioti d’Etiopia, continuaste la lotta e Ci aspettaste combattendo giorno e notte nelle foreste e nelle montagne contro il brutale nemico militarmente superiore, avvantaggiandovi del vostro naturale eroismo come vostra arma più grande, mai riponendo le vostre spade, mai abbandonando la vostra bandiera o arrendendovi al dominio straniero.

Come ora potete vedere, la vostra lotta di cinque anni vi ha permesso di essere testimoni dei frutti dei vostri sforzi e sacrifici.

Come già detto, vi abbiamo riportato il supporto della Gran Bretagna che Ci promise di disperdere completamente il Nostro nemico dal Nostro paese e ristabilire la Nostra indipendenza. La Nostra felicità è illimitata nell’annunciarvi che siamo tornati nel Nostro amato paese, con la Volontà di Dio, e ad essere presenti tra la Nostra gente a cui siamo mancati per un certo tempo.

Nostro popolo d’Etiopia!

Sapete quanto spietata è la vita per la gente derubata del proprio governo, della propria indipendenza e della propria patria.

E’ ora giunto il tempo per ciascuno di noi di proteggere e servire il Nostro amato paese, l’Etiopia, con maggior zelo e vigore.

L’Onnipotente Iddio è stato misericordioso verso tutti Noi.

Pertanto, abbiamo elargito misericordia a quelli di voi che, volontariamente o non volontariamente, hanno tradito il vostro paese ed il vostro Imperatore, quando Egli era qui o all’estero, e vi esortiamo, ovunque voi siate, a levare le armi contro il nemico che è arrivato, determinato a distruggere la vostra razza, confiscare le vostre proprietà e infangare il vostro nome. Ora dovete scacciarlo dall’Etiopia.

L’Italia è ora in grave disperazione, sotto la pressione delle forze d’aria, di mare e di terra della Gran Bretagna e quei soldati Italiani rimanenti nel Nostro paese non saranno fuori dalla portata delle Nostre fidate forze patriottiche.

Esprimiamo, affinché tutto il mondo senta, a nome vostro e di Noi stessi, la Nostra gratitudine al governo e al popolo della Gran Bretagna per il caloroso, generoso e cordiale ricevimento e benvenuto che Ci hanno accordato durante il Nostro periodo più logorante.

Lunga vita all’Etiopia indipendente!

Lunga vita alla Gran Bretagna!

22 Gennaio 1940

Selected Speeches of H.I.M. Haile Selassie I”, pag. 330-331

Bro' Luca

frame

top

Studenti Etiopi all’Estero: Regno Unito


Siamo felici di mandare i Nostri Auguri Natalizi al ritrovo delle vacanze degli studenti Etiopi in Gran Bretagna.
Vi giungono nei tempi in cui i Nostri sforzi per la riunione dell’Eritrea alla Madrepatria sono stati coronati con successo, ed è stato aperto l’accesso al mare per l’Etiopia. Poiché maggiore è il numero di un popolo, meno è vulnerabile alle aggressioni, siamo orgogliosi di sapere che le persone di una vecchia provincia un tempo strappata via dalla Madrepatria sono ora riunite con Noi. Sappiamo bene che vi siete riuniti durante queste vacanze a motivo del senso di fratellanza e di lealtà e devozione al vostro stesso paese. Sapete che l’alto privilegio per i vostri studi all’estero è stato reso possibile tramite la politica del Nostro Governo supportata dal contributo individuale delle tasse di tutto il Nostro popolo. Nel rendere così possibile la vostra formazione è stato preferito il beneficio permanente della Nostra gente anziché quello temporaneo. Comprenderete che attraverso il loro sacrificio hanno riposto una grande fiducia su di voi tutti; quanto a Noi, speriamo che l’idea di ripagare il prezzo del privilegio che vi è stato dato sarà al primo posto nei vostri progetti futuri. Sarete in grado di realizzare questa speranza se vi applicherete accuratamente allo studio e passerete con distinzione attraverso i vostri corsi superiori. Pertanto sarete anche in grado di applicare le conoscenze che state acquisendo nelle vostre molte scuole per il beneficio del vostro paese e della vostra gente.
Gli uomini saggi hanno sempre conosciuto la profonda e pervadente verità secondo cui è meglio dare che ricevere, poiché, anche se è in conflitto con desideri egoistici e ambiziosi, li modera e li controlla. Dare richiede sempre sacrificio. Vincere la tentazione del mero agio quotidiano e portare avanti decisamente e pazientemente il programma stabilito sono vere prove dell’alto grado di determinazione che dovrebbe unirvi. Ognuno di voi, che desiderasse trarre profitto solo per se stesso dalla conoscenza datagli invece che servire gli altri attraverso la conoscenza acquisita studiando, sta tradendo e rendendo vana tale conoscenza. La gioia di un uomo è rendere felice suo fratello e di servire il suo paese. In tal modo è possibile legittimare l’alto e meritato posto che occupa la conoscenza. La conoscenza è potere. Se non è applicata in modo appropriato per creare, senza dubbio distruggerà. L’educazione ha valore se è radicata in individui di buon carattere e rispettosi verso Dio. Noi ci auguriamo che il vostro destino abbraccerà un'educazione fermamente basata su una buona indole agli occhi degli uomini e sul rispetto davanti a Dio.
L’educazione e la conoscenza che state acquisendo in Inghilterra vi permetteranno di alleviare le sofferenze del vostro paese, l’Etiopia, se sono avviluppate nella vostra mente in armonia con la tradizione e l’indole del vostro paese. Non saranno per voi motivo di vanto come mero ornamento personale. Non potete sfuggire dalla responsabilità delle vostre scelte. Dovete essere degni della Nostra speranza secondo la quale voi tornerete con la conoscenza e la devozione di servire il Nostro paese e migliorare la vita della Nostra gente.
Così come l’impressione di un altro popolo si forma dalla condotta di un singolo individuo così voi siete tutti ambasciatori del vostro paese. Se sarete trovati ben educati, riflessivi, credenti e laboriosi, farete ben pensare di Noi agli altri. Ma se diventerete disonesti, arroganti, incuranti, e indolenti, voi screditerete Noi e voi stessi, e la vostra coscienza vi tormenterà per il resto della vostra vita.
Il vostro paese sta aspettando il servizio dei suoi competenti figli. Dal momento che il vostro desiderio è quello di partecipare ai lavori che Noi abbiamo pianificato per il benessere dell’Etiopia e per la prosperità della Nostra gente, nel mandarvi questo consiglio, preghiamo che l’Onnipotente vi aiuti ad ottenere le vostre leali e degne aspirazioni.

8 Gennaio 1951

Selected Speeches of H.I.M. Haile Selassie I”, pagg. 45-47

Bro' Tino

frame

top

Al conferimento delle lauree presso la
Facoltà di Agricoltura


Ci dà grande piacere essere qui presenti per inaugurare la Facoltà di Agricoltura ed Arti Meccaniche, un'occasione che segna un grande progresso di vasta portata nel Nostro programma per la promozione dell'educazione agricola. Questa istituzione servirà come fonte di ispirazione nella realizzazione del programma agricolo che abbiamo previsto per il futuro.
Nell'istituire questa Facoltà per lo sviluppo delle ricchezze naturali del Nostro paese, dell'agricoltura e della zootecnia, su basi moderne e scientifiche, il Nostro obiettivo principale non è stato meramente quello di sviluppare e utilizzare queste risorse di base per soddisfare i bisogni quotidiani della Nostra gente, ma, in aggiunta, di produrre un surplus da condividere con gli altri paesi del mondo. L'Etiopia, in una certa misura, ha fatto questo nel passato. Ad esempio, quando il mondo era gravemente afflitto dalla mancanza di alimenti, immediatamente dopo la Seconda guerra mondiale, il Nostro paese, anche se per cinque lunghi anni aveva lottato per riprendersi dai terribili danni subiti durante la guerra, è stato, tuttavia, in grado di svolgere un servizio significativo nella fornitura di prodotti alimentari ai paesi del Medio Oriente. Abbiamo inoltre avuto il piacere di osservare come, da allora, il Nostro popolo si è sempre più dedicato al miglioramento dell'agricoltura del Nostro Paese.
Una nazione ed il suo popolo che diventano autosufficienti attraverso lo sviluppo dell'agricoltura possono guardare con fiducia al futuro.

L'agricoltura non è solo l'attività principe tra quei fondamentali ed antichi compiti che sono stati essenziali per la sopravvivenza del genere umano, ma si colloca al primo posto nei prerequisiti per lo sviluppo industriale e di altro tipo.

Una Solida Base Agricola

La storia Ci offre ampie prove che l'umanità ha abbandonato il suo stile di vita nomade e sviluppato un'economia stabile e comunitaria solo quando l'uomo divenne abile e competente nelle tecniche agricole. Dagli inizi della storia documentata fino al Medioevo, ma anche agli albori dell'Era Industriale in cui viviamo, l'agricoltura ha sempre costituito la fonte fondamentale di ricchezza per la razza umana.
Solo quando si realizzerà una solida base agricola per la crescita commerciale ed industriale del Nostro paese, potremo garantire il raggiungimento dell'obiettivo finale del Nostro programma di sviluppo, vale a dire, un elevato standard di vita per il Nostro popolo. Il commercio e l'industria, occupandosi principalmente della produzione e distribuzione, sono solo in grado di sviluppare e di trarre profitto dalle risorse esistenti, ma non possono effettivamente creare cose che non esistevano prima.
La maggior parte dei distretti della Nostra Provincia di Harar sono abitati principalmente da popolazioni nomadi. Ora che siamo in grado di attenderci un'adeguata fornitura di acqua dai fiumi e dai pozzi della regione, l'area fiorirà e la terra non rimarrà più incolta nella provincia se solo la gente dell'Ogaden, di Esa e di Adal potesse essere educata nelle tecniche agricole. Tutto questo può essere raggiunto solo con la saggezza che sgorga dalla sorgente dell'istruzione. Anche se questa Facoltà servirà tutto il Nostro Paese, la sua collocazione nella Provincia di Harar è il risultato di un'attenta pianificazione e considerazione da parte Nostra.
Anche in questa era nucleare, nonostante i cambiamenti rivoluzionari che la scienza ha portato nello stile di vita dell'uomo, il problema dell'ulteriore sviluppo e perfezionamento dei metodi agricoli continua a detenere una posizione di alta priorità per la razza umana. E 'difficile credere di poter trovare un sostituto per ciò che l'agricoltura svolge: un compito sacro conferito con grazia all'uomo da Dio come fonte del suo benessere e base della sua ricchezza.

Condivisione e scambio

Il nostro paese, l'Etiopia, essendo stato benedetto con un'abbondanza di risorse naturali, non ha motivo di preoccuparsi del soddisfacimento dei propri bisogni. Tuttavia, è Nostro impegno costante e Nostro fermo desiderio, che la Nostra gente produca non solo quanto basta per soddisfare le proprie esigenze, ma che essa sia tale da consentire anche di condividere e scambiare i frutti del proprio lavoro con altri Paesi.
Se solo l'Etiopia, con una ricchezza assicurata di risorse naturali, guardasse a ciò che è stato fatto, attraverso lo sforzo di scienziati qualificati, per poter coltivare l'arido deserto del Sahara, si renderebbe conto che la scienza è una fonte di ricchezza. Vorremmo, quindi, che i Nostri studenti e studiosi accettassero, come loro dovere primario, il raggiungimento delle conoscenze scientifiche attraverso l'istruzione.
Abbiamo riposto la Nostra fiducia in questa Facoltà come strumento principale per il raggiungimento di questo alto obiettivo e siamo fiduciosi che gli studenti che hanno ricevuto oggi i loro diplomi dalle Nostre mani, così come coloro che li seguiranno nel futuro, potranno, attraverso le loro realizzazioni, fornirCi una prova tangibile della raggiungimento di questo Nostro obiettivo e desiderio.
L'agricoltura e l'industria sono indispensabili l'una all'altra. Solo la stretta cooperazione tra questi due rami della conoscenza è in grado di garantire il compimento del Nostro programma di sviluppo economico per il Nostro paese.
Questa Facoltà, che occupa un posto di rilievo nei piani che abbiamo stabilito per la prosperità ed il benessere del Nostro amato popolo e paese, può aspettarsi di ricevere lo stesso supporto costante che abbiamo mostrato in passato. E 'con piacere che esprimiamo in questa occasione la Nostra gratitudine al Nostro grande amico, gli Stati Uniti d'America, per la generosa e significativa assistenza che ha dato a questa istituzione come parte del suo grande sforzo per lo sviluppo dello spirito di cooperazione e comprensione tra le nazioni del mondo. Vorremmo chiedere a Sua Eccellenza l'Ambasciatore di trasmettere i Nostri ringraziamenti al Suo Governo.
Se il defunto Dottor Bennet, che progettò i piani per questa istituzione ed il cui grande desiderio e gli sforzi instancabili per ottenere la creazione di una Facoltà di Agricoltura e Meccanica in questo paese sono a Noi ben noti, fosse stato con Noi oggi per assistere alla realizzazione dei suoi piani, quanto sarebbe stato felice! Con profondo dolore nel Nostro cuore, ricordando le parole "L'uomo propone, Dio dispone", rendiamo omaggio alla sua memoria in questo momento.
Vorremmo esprimere il Nostro sincero ringraziamento al Direttore del Programma 'Point Four' in Etiopia, al Presidente ed al personale di questa Facoltà e a tutti i Nostri funzionari che hanno lavorato per realizzare questa istituzione. Non è sufficiente per i figli dell'Etiopia essere semplici beneficiari dell'istruzione. Non dovrebbero mai dimenticare che la responsabilità di trasmettere questa conoscenza agli altri e di consegnarla alla prossima generazione poggia su di loro.

16 Gennaio 1958

"Selected speeches of H.I.M. Haile Selassie I", pp. 5-8

Sis Tseghe Selassie

frame

top

Francobolli Imperiali:
Chiese di Lalibela


Il 15 Aprile 1970 venne pubblicata la serie intitolata “Chiese di Lalibela” per promuovere le Chiese Monolitiche di Lalibela.

La serie si compone da un set di 5 francobolli dal valore di 5 cent, 10 cent, 15 cent, 20 cent e 50 cent. La grafica è ad opera di J. & M. Dubois mentre l'incisione e la stampa e ad opera della Harrison & Sons Limited di Londra (entrambi i nomi appaio in ogni francobollo nella parte inferiore). I colori presenti sono principalmente bianco e grigio per lo sfondo e nero e marrone in differenti gradazioni per le immagini centrali.

Chiesa di Medhane Alem ( Chiesa del Salvatore del Mondo).


Chiesa di Bieta Emmanuel (Chiesa della Casa di Emanuel = Chiesa della Casa del Dio con noi).


Una cartina mostrante l'attuale locazione delle quattro chiese raffigurate negli altri francobolli


Chiesa di Bieta Mariam (chiesa della Casa di Maria)


Chiesa di Bieta Giorgis (Chiesa della Casa di Giorgio)

[Tutte le fotografie ad esclusione di quelle di Bieta Giorgis presentano la Chiesa con e senza tetto protettivo. Le coperture vennero installate successivamente dall'UNESCO per la protezione e la salvaguardia di questi beni dell'umanità.]

Bro Gabriel

frame

top

Let food be your medicine...


Inverno, freddo e rimedi naturali (parte prima)

Eccoci nel pieno dell’inverno, dappertutto le temperature sono drasticamente scese e diversi luoghi in Italia sono coperti dalla neve (proprio mentre scrivo, fuori c’è una bella tempesta di neve con vento fortissimo che toglierebbe la voglia a chiunque di mettere il piede fuori da casa!). Il freddo mette a dura prova il nostro sistema immunitario, che sia umida o secca infatti l’aria fredda è da tutti vista come un antagonista in questi mesi invernali in quanto provoca diverse reazioni nel nostro organismo che possono portare ai cosiddetti malanni di stagione.

Sicuramente tra i fastidi di questa stagione ci sono il comune raffreddore e l’infiammazione delle vie respiratorie accompagnata dalla faringite (a volte con laringite) e dalla tipica tosse. Perché ciò accade? L’aria umida e fredda può entrare in gola e apportare un contributo squilibrante di umidità troppo fredda. Anche a causa del freddo che tende a seccare, il nostro corpo respirando aria fredda e eccessivamente secca subisce un alterazione dei livelli di umidità interna e di un irrigidimento delle pareti della mucosa con la conseguente infiammazione. Questa spinge il nostro corpo a produrre secrezione per reidratare le mucose troppo asciutte ma spesso queste secrezioni possono essere eccessive e quindi si genera la tosse: una reazione muscolare che si manifesta in una forte contrazione-inspirazione e conseguente rapida espirazione volta all’espulsione di secrezioni o sostanze irritanti per la mucosa. La tosse è un meccanismo spontaneo e naturale regolato da un centro nervoso del midollo allungato o bulbo (la parte più inferiore del tronco cerebrale, nella zona del cervelletto per intenderci), è un riflesso difensivo, improvviso e ripetitivo e nella maggior parte dei casi è involontaria anche se può essere anche provocata volontariamente. Certo è che la tosse è una reazione benefica per il corpo ma è anche vero che deve essere tenuta sotto controllo perché è un sintomo indicatore di qualcos’altro che avviene nell’organismo, molto probabilmente un virus o meno comunemente un batterio che devono essere affrontati ed eliminati. E’ anche vero che non bisogna farsi cogliere da inopportuna preoccupazione, cioè, a meno che la tosse non sia così forte da impedirci di dormire o di riposare non c’è bisogno di cure eccessive e sicuramente possiamo gestire la situazione grazie a rimedi naturali.

La natura come sempre ci offre una grande varietà di possibili rimedi e soprattutto per le vie respiratorie possiamo davvero spaziare tra molte opzioni ma vedremo quali sono le più consigliate.

Innanzitutto l’Echinacea di cui abbiamo già a lungo parlato elogiando i suoi innumerevoli benefici (vedi newsletter Febbraio 2013), ma anche l’Alchemilla una pianta astringente che reduce infiammazioni i cui gargarismi sono molto consigliati contro la laringite e raucedine. Contro il raffreddore è molto indicato l’uso dell’Aglio, aggiungiamone più del solito quando cuciniamo, oppure facciamo delle tisane che possiamo addolcire con del miele per attenuare il gusto decisamente sgradevole, o addirittura nelle infiammazioni acute si possono mangiarne fino a sei spicchi durante la giornata con risultati sorprendenti. La tisana d’aglio ha infatti un’efficacia sorprendente, può capitare che quando abbiamo la febbre infatti, se presa prima di andare a dormire, ci provoca una forte sudorazione durante la notte e l’indomani mattina la febbre è scomparsa.

Contro la tosse anche abbiamo una buona scelta: innanzitutto la Grindelia che soprattutto se associata con la propoli ristabiliscono in breve tempo l’equilibrio delle mucose liberando dalla tosse ance in poche ore. Si può trovare già processata in sciroppi naturali e biologici diluita in miele. Molto efficace è la tisana di Liquirizia, forte espettorante che aiuta il corpo a liberarsi dal muco in eccesso. Anche semplicemente masticare un bastoncino di questa ottima radice può aiutare questo processo. La liquirizia contiene idrocortisone che spiega le sue spiccate proprietà antinfiammatorie. Un grande rimedio contro la tosse sono le tinture o lo sciroppo di Issopo, l’infuso aiuta anche contro l’influenza e il raffreddore. Si può trovare la tintura già pronta, più comunemente l’olio essenziale o addirittura i fiori. Una pianta molto potente contro la tosse è il Tussilago (o Farfara) che cresce spontanea nei nostri giardini e che spesso resiste fino alle porte dell’inverno quindi è possibile reperirla molto facilmente. I suoi fiori sono potenti espettoranti del catarro ma efficaci anche contro bronchiti e asma, questi però si raccolgono in primavera. Le foglie invece del Tussilago sono più durature e sono usate per curare la tosse soprattutto produttiva, un semplice decotto da assumere infatti più volte al giorno ci aiuterà in breve tempo. La particolarità curiosa delle foglie è che spuntano dopo che il fiore muore, ecco perché questa pianta veniva chiamata dai latini ‘Filius ante padrem’. Infine ricordiamo l’Elicriso, pianta con forte proprietà curativa della raucedine, tosse e rinite. Chiamata anche l’erba dei cantanti è in grado di ristabilire la voce in pochissimo tempo, spesso proprio chi deve cantare l’assume prima di concerti o prove perché libera le corde vocali in pochissimo tempo. Anche questa è una pianta facilmente reperibile in sciroppi, spray nasali o anche decotti ed infusi.

Nel prossimo numero della newsletter analizzeremo altre piante utili a contrastare i disturbi legati al freddo, intanto mettiamo in pratica la medicina naturale come prevenzione e come cura.

Bro' Julio


frame

top

Bob Marley parla di Cristo



frame

top

UWE BANTON - "Ithiopian Ites"



frame

top

farivision

farivision

frame