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Federazione Assemblee Rastafari in Italia

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Newsletter Febbraio 2015


LOVE? COME... COL CUORE

Perdonami Padre mio caro, se in questo scritto, permetterò al mio cuore di parlare dell’amore, il tuo amore.
E’ da tanti anni (sempre pochi!!) che ho ricevuto la tua beata luce, ti ho conosciuto, mio Dio; i giorni sono passati, le incertezze sono diminuite, la fede è aumentata, l’amore risplende, io peccatrice sto imparando.
Parole di JAH Rastafari, Signore dei signori, Re dei re, Leone della tribù di Judah, Nostro Unico Padre “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio. Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia”. “Beati i miti, perché erediteranno la terra”.
Tu ami? Io amo? Chiunque di noi è disposto a dire che ama.
Chi? Cosa?
“ama il prossimo tuo come te stesso”.
Amare significa dare te stesso per gli altri.
Parole di JAH Almighty, Conoscitore di tutte le cose, Maestro di vita, Dio perfetto “Beati gli afflitti perché saranno consolati”.
E’ facile amare chi ti fa del bene e difficile amare chi ti affligge, ma JAH Almighty non dimentica, è sempre con noi, ti benedice…..
non è forse vero, che il Nostro Padre Eterno ama noi, tutti, ma proprio tutti?
Ogni giorno siamo seguiti, siamo consigliati, siamo ammoniti, siamo elogiati, dalla presenza invisibile del Nostro Padre JAH Rastafari Haile Selassie, Signore dei Signori, Unico e Potente su tutto.
Parole di JAH Almighty, mio Sovrano, dolce Padre “Beati voi quando vi insulteranno e mentendo diranno di voi ogni sorta di male per causa mia”.
Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro Celeste perdonerà anche a voi, ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe”.
“Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”.
“Quando pregate non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole.
Non siate dunque come loro perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancora prima che glielo chiediate”.
Esprimere il significato di amare con le parole di JAH Almighty RASTAFARI, è quanto di meglio abbia letto.
AMARE E’ VIVERE
AMARE E’ MORIRE
AMARE E’ NASCERE
AMARE E’ FEDE
AMARE E’ AMORE
AMARE E’ JAH RASTAFARI MY GOD.
Amore di mamma, amore di figlio, amore per l’uomo che con te ha conosciuto i brividi dell’amore, amore dei brothers, consiglieri e pronti a dare il meglio per te.
Esiste il vero amore...col cuore.

Sister ROSSELLA REUBEN
ONE LOVE!!

Saluti e benedizioni in questo Sabato, amati fratelli e sorelle, figli e figlie del Re dei re, nel Nome del Santo dei santi, Nostro Signore e Salvatore Qadamawi Haile Selassie; ben ritrovati sulle nostre affezionate pagine, per questo secondo numero della newsletter FARI 2015.
Questo mese, come potete leggere e vedere, abbiamo voluto lasciare che a scrivere questo editoriale fosse la nostra amata Sorella Rossella; abbiamo, grazie al supporto e all’aiuto del nostro fratello e anziano della nostra comunità Ras Dedo, e al contributo di Ras Iyared, recuperato questo articolo dagli archivi della nostra comunità, articolo comparso ormai quasi 35 anni fa sulle pagine del Lion of lions, rivista RasTafari che la prima comunità di fedeli in Italia, la Jah Children Family, di cui la stessa Sis Rossella, il nostro amato Presidente e suo compagno Ras Isi, e Ras Dedo, facevano parte e che hanno contribuito a creare, produceva negli anni ’80.
Non vogliamo dunque togliere spazio a questa meditazione. Il proposito con il quale abbiamo fatto ciò non è solo quello di renderle onore e di perpetrare il suo ricordo nelle nostre menti e nei nostri cuori; appena abbiamo ricevuto l’articolo e letto le parole della sorella, ci ha colpito l’intensità delle sue parole, nella loro profonda semplicità e semplice profondità, nella loro immediatezza e nella loro mitezza, nella loro pienezza e dolcezza e nella loro amorevolezza. Le sue parole, come il suo esempio in vita, hanno parlato al nostro cuore, e ci hanno svelato e manifestato, ancora, la nostra piccolezza nella nostra presunzione, a volte, di voler essere complessi per essere elevati, duri per essere ascoltati, con il rischio di perdere però l’attinenza con la realtà, con il nostro prossimo e con il nostro Creatore, con la Realtà che il Signore ci ha rivelato: l’InI, la Realtà di un Regno che è nostro per eredità, ma che non possiamo ereditare se non rendiamo i nostri cuori liberi dalle sovrastrutture, semplici, portatori di vero amore, di quell’Amore che supera e vince le barriere del tempo e dello spazio e ci trasporta e guida nel presente, che è dono e promessa di eternità. Perché su ciò si fonda il Regno. Amorevole Giustizia.
La meditazione che ci ha suggerito le parole della sister, e che speriamo possa essere condivisa, è proprio questa: per piacere al nostro Salvatore, e non per compiacerLo, dobbiamo mostrarci sempre semplici, poichè nella semplicità si rivela l’Altissimo, il Suo perdono, l’Infinito, la Vita, la Vera Sostanza ed Essenza dell’essere uomini di Dio, di cui la Forma è il giusto contorno, ma a cui la mera forma non potrà mai sostituirsi.
La famiglia RasTafari in Italia si è fondata ed è cresciuta su queste fondamenta, che noi speriamo di poter custodire e tramandare, e che non vogliamo e non possiamo abbandonare, col rischio di perderci in una miriade di “sé”, tralasciando colpevolmente l’InI. Possa Egziabher Amlak assisterci in questo compito arduo, per renderci testimoni veraci della Sua Gloria. Possa Egli ricordarci e insegnarci come essere veri e semplici, onesti e gentili, umili e intelligenti, reali e regali, giusti ma misericordiosi, abbandonando ogni egoismo, per essere tutti in Uno, tutti per Uno, e Uno per tutti.
La newsletter di questo mese – i cui contenuti, ce lo perdonerete, non presentiamo, ma che potrete trovare nell’indice - è dedicata a te, cara sorella. Ti ringraziamo per questo ulteriore insegnamento e testimonianza che ci hai lasciato, e ringraziamo e preghiamo il Signore e Re d’Israele, Unico e Vero Dio Qadamawi Haile Selassie per averci aperto gli occhi alla Sua Rivelazione, mostrandoci il nostro destino, il destino dell’Uomo sulla terra.

Prima di chiudere, una breve e gioiosa notizia: dopo aver dato il benvenuto al piccolo Bro Vincenzo lo scorso mese, festeggiamo e salutiamo la nascita di tre altri piccoli fratelli, Yonas, nato dall’amore di Sis Tosca e Bro Raf, e i gemelli Neemia Haile Tsion ed Eleni Haile Maryam, nati dall’amore di Sis Elisabetta e Bro Davide. Facciamo le congratulazioni e gli auguri alle mamme e ai papà.

Sia Lode e Gloria, Onore, Impero e Potenza al Signore degli Eserciti, Dio Terribile, Potente e Misericordioso, Giusto Sovrano del Creato, Imperatore d’Etiopia Qadamawi Haile Selassie. Buona lettura, e che il Timore di Dio possa ispirarci saggezza, e l’Amore e la Misericordia del Padre Santo, del Figlio Santo, e dello Spirito Santo essere con tutto InI.

vostro servo e fratello,
Viktor Tebebe

SALMO

Canto delle ascensioni.
Chi confida in Egziabher è come il Monte Tsion:
non vacilla, è stabile per sempre.
I monti cingono Gerusalemme:
il Signore è intorno al suo popolo, ora e sempre.
Egli non lascerà pesare lo scettro degli empi
sul possesso dei giusti,
perché i giusti non stendano le mani a compiere il male.
La tua bontà, Egziabher, sia con i buoni e con i retti di cuore.
Quelli che vanno per sentieri tortuosi
il Signore li accomuni alla sorte dei malvagi.
Pace su Israele!




Sommario:

Tributo a Sister Rossella

Apertura dell'Africa Hall

Consiglio sulle relazioni estere
in New York


Discorso pronunciato da
S.M. l’Imperatore Haile Selassie I in occasione della quarta visita all’Etiopia del maresciallo Josip Broz Tito


Costituzione Riveduta d’Etiopia

ALL MAN ACTS

Commento al Vangelo di San Giovanni

Francobolli Imperiali:Francobolli Definitivi della Restaurazione

Let food be your medicine...


Tributo a Sister Rossella


img Poco dopo il passaggio della nostra Sorella Rossella oltre le barriere del visibile, pubblicammo alcune parole di saluto, che ne suscitavano il ricordo principalmente attraverso le emozioni e i sentimenti che ci legano a lei. Anche se questo è stato bello e particolarmente adatto al momento, non vogliamo d’altra parte correre il rischio di tralasciare i suoi meriti oggettivi nella storia del Movimento RasTafarI in Italia, e per questo oggi, qualche tempo dopo, voglio aggiungere alcune note storiche sui suoi contributi.

È infatti doverso sottolineare che la storia di Rossella si intreccia con quella dello stesso Movimento RasTafarI sin dai suoi primissimi e pioneristici esordi in Italia. Sto facendo riferimento, ovviamente, a quella prima Comunità e famiglia sorta tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli 80 alla pendici del vulcano Etna, in Sicilia, al cui interno sorse anche una reggae Roots band chiamata Jah Children Family band. Questa Comunità fu in assoluto il primo esempio di un gruppo di persone che indossarono la Livity RasTafarI sul suolo italiano, seguiti appena dopo da una seconda Comunità di persone nella zona di Crotone, in Calabria, anch’essi organizzati attorno a una reggae band nota come U Man Rights.

Come accennavo, il gruppo di persone che avrebbero costituito la Jah Children iniziò ad avvicinarsi a RasTafarI alla fine degli anni ’70: Sister Rossella faceva già parte del nucleo originario della Jah Children Family, e nella band faceva la corista assieme a un’altra sorella di nome Giusy.

Altri membri della Comunità sin dall’inizio erano ovviamente Ras Isi (attuale Presidente di FARI, Gebre Selassie), Roberto JahRò, Ernesto ElRoy Nesta, Giuseppe Jah Lion, Massimo, Gabriele Gabras e Cecco1.

Essendomi avvicinato alla Livity circa 20 anni dopo, ma comunque prima dell’era di internet e delle chat, posso ricordare che ancora allora era molto difficile reperire informazioni di un certo tipo in un Paese come l’Italia, con tutti i pro e i contro che ciò comportava. Posso provare solo a immaginare, con una certa difficoltà, cosa significasse per questi pionieri vivere RasTafarI in un’epoca in cui ancora neppure il reggae si era diffuso con la sua opera di dissodamento culturale tra le giovani generazioni, per abituarle, sia pure in minima misura, ad alcuni dei fondamenti e principi della nostra I-dentità.

E’ ovvio dunque che tutta la ricerca all’epoca si basava sulla condivisione comunitaria, sul contatto umano: così, mossi dallo spirito di conoscenza della Livity, da subito i membri della Jah Children Family decisero di recarsi in Jamaica, qualcuno forse con l’intenzione di rimanerci a lungo o per sempre, altri solo per una visita. Questi viaggi, svolti in condizioni precarie pur di raggiungere l’obiettivo, per noi più giovani hanno risuonato per decenni come racconti epici narrati dalle bocche dei nostri fratelli più anziani.

Al ritorno dalla Jamaica, alla Family si aggiunse, attorno al periodo di fine dicembre 1981, anche Ras Dedo, che anch’egli già da un po’ coltivava la Livity, ma che essendo di Siracusa, non era entrato in contatto prima di allora con il gruppo di Catania.

Ancora poco dopo, circa intorno al 1983, si trasferì in Italia un fratello conosciuto durante i viaggi in Jamaica: Ras Kabra Bentley Morgan, che rimase nella comunità per circa 3 anni assieme alla sua compagna. Fu Kabra a trasferire presso la Jah Children le conoscenze sul Nyabinghi, essendo un ottimo kette drummer che, in Jamaica, era stato in contatto con Ras Michael.


In quegli anni la family pubblicava anche la prima rivista RasTafarI in italiano dal titolo Lion of Lions, realizzata con non poche difficoltà: per l’impaginazione l’unico modo era quello di fare un collage di testi e immagini e fotocopiarlo dopo averli sovrapposti o incollati sul foglio. Anche la band prosperava, e varie furono le esperienze di concerti in giro per l’Italia.

Questa esperienza però tramontò alla metà degli anni 80. Dopo di allora, la Sister Rossella si trasferì appunto nei pressi di Roma, dove l’abbiamo conosciuta assieme alla sua famiglia.

Anche se nel frattempo era diventata una madre di famiglia a tempo pieno, con 3 figli e tutta la dedizione che ciò richiede, comunque il suo impegno nei confronti della Comunità non venne meno. Infatti ella trasferì questo suo ruolo materno alla cura delle giovani generazioni di RasTafarI, consapevole che questo percorso di crescita generale della Comunità faceva parte di un progetto divino a lungo termine.

Come già accennammo nel primo memoriale dedicatole, noi più giovani –mi riferisco in particolare alla generazione che oggi è oltre i 30 anni, e che quindi più o meno ha l’età del suo primo figlio- ricordiamo con commozione e nostalgia quell’epoca risalente a una quindicina di anni fa, quando i Gathering delle date importanti si tenevano praticamente a casa della Sister e della sua famiglia. In quelle occasioni si era in 30 persone o a volte più, e il salotto diventava un piccolo Tempio; i tamburi risuonavano dentro casa sino a sera tarda, e l’incenso profumava gli ambienti. Alla fine delle celebrazioni, non si trovava angolo della casa in cui non ci fosse un fratello accovacciato nel sacco a pelo ! Questa situazione che per molti sarebbe uno stato di turbolenza e ansia, per la Sister Rossella rappresentava un momento di gioia e partecipazione, nonostante il lavoro che le avrebbe comportato e la perturbazione che rappresentava per quelle che sono le normali attività quotidiane di una famiglia.

Nel corso degli anni abbiamo visto Rossella affrontare tante difficoltà, alcune delle quali particolarmente gravose. Non è scontato che una persona sottoposta a certi drammi si mantenga solida nella consapevolezza del Signore. Ciò vale anche per la fase finale della sua malattia, durante la quale il suo continuo invocare l’aiuto dell’Altissimo ha rappresentato per noi tutti un insegnamento e un esempio, nonostante ella, presa da una dolce modestia, sentisse quasi di averci deluso.

Anche nelle tribolazioni che anni fa videro alcuni membri della Comunità fuoriuscire, la Sister Rossella fu una delle persone che riuscirono a dare dei consigli particolarmente saggi e materni anche a coloro che erano troppo egoisti per ascoltare.

Sicuramente la Sister Rossella ha manifestato l’esempio di una Fede sincera e genuina, libera da sovrastrutture che spesso nella pretesa di avvicinare al Signore, ottengono l’effetto opposto. Ella non ha mai preteso di fregiarsi di titoli legati alla sua esperienza e non ha mai preteso un particolare rispetto, ma ha continuato a rivolgersi alla Salvezza con una semplicità che in realtà ha molto di profondo.

Con queste poche parole rinnoviamo il nostro Saluto a te, cara Rossella: che tu possa essere accolta nella dimora delle Madri sante che prima di te hanno nutrito la nostra Nazione con coraggio e vigilanza.


1 - Per quanto riguarda i ruoli nella band, erano i seguenti: Jahrò chitarra e voce; Jah Lion chitarra ritmica; Ernesto voce e basso; Isi alla batteria; Rossella e Giusy cori; Kabra voce e percussioni; Dedo percussioni; Gabras percussioni e tastiere.

Bro Iyared

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Apertura dell'Africa Hall


C. E. A.: Le sue Responsabilità

In occasione della convocazione ad Addis Abeba della Terza Sessione Regolare della Commissione Economica per l’Africa, siamo lieti di estendere i Nostri calorosi saluti a coloro che sono venuti nella capitale d’Etiopia per partecipare a questa Conferenza come rappresentanti ed osservatori. Poco più di due anni fa, abbiamo pronunciato un discorso alla sessione inaugurale della Commissione Economica per l’Africa. Negli anni che sono seguiti, lo sviluppo Africano è balzato avanti sull’irresistibile ondata che sta conducendo l’intero continente verso la libertà. Molti di coloro che hanno partecipato a quella prima sessione in qualità di osservatori sono ora divenuti membri a pieno titolo di questa organizzazione, e Noi estendiamo un particolare benvenuto a quei nuovi stati i cui rappresentanti, per la prima volta, giocheranno un ruolo completo nelle deliberazioni che avranno luogo qui.

E’ una legge della natura e della storia che lo sviluppo di ogni popolo debba procedere simultaneamente su tutti i fronti. Non è sufficiente che l’emancipazione politica sia stata e venga raggiunta. Dobbiamo anche ottenere quel livello di libertà economica che fa dell’indipendenza un concetto completo e significativo. Le nostre economie devono essere forti ed attuabili. Le energie che i popoli Africani spendono in questo scopo devono essere fruttuose e produttive. Dopo aver vinto la loro indipendenza politica, con una tale fatica e costo, gli Africani devono ora similmente sforzarsi per sfuggire alla dominazione economica che potrebbe rendere la loro libertà illusoria ed effimera.

Questo è il nostro compito. Non è un compito semplice, e la sfida che presenta è grande. Una vecchia tecnica che ci possiamo aspettare di incontrare ancora e ancora nella nostra lotta per raggiungere l’indipendenza nei fatti così come nominalmente, è riassunta nella massima “dividi e conquista”. Potremmo chiederci se qualsiasi azione tendente all’associazione delle economie Europee e Africane nel Mercato Comune Europeo non debba essere ritardata finché le implicazioni e le conseguenze di questo passo non siano state interamente considerate in questa assemblea Africana. Dobbiamo essere sempre coscienti che la nostra arma più grande è l’unità che condividiamo in quanto Africani. Ma non è sufficiente essere Africani. Quello che ci demolisce e ci divide deve essere contrastato con tutta la nostra forza. Quello che ci unisce deve essere perseguito implacabilmente e inesorabilmente. Dobbiamo estendere ancora maggiormente le comunicazioni tra le nazioni Africane; dobbiamo giungere a conoscerci meglio l’un l’altro. Dobbiamo incrementare gli scambi di studenti e le visite tra i nostri stessi paesi. Il nostro più grande patrimonio è l’unità, e dobbiamo sfruttarlo al massimo. Non è forse vero che la caratteristica fondamentale dell’unità è che ciascuno di noi accetta come propri i problemi e le difficoltà che affliggono chiunque di noi, sia nella propria cultura che nella propria economia?

Il lavoro che la Commissione Economica per l’Africa ha svolto nella sua breve vita sta già poggiando un solido fondamento sul quale gli Africani possono lavorare insieme per la risoluzione di quei problemi che affliggono questo continente e per la realizzazione di un sempre più rapido sviluppo economico Africano. Ci congratuliamo con gli uomini e le donne devoti che hanno, sotto l’abile Segretario Generale della CEA, già prodotto così tanto che sarà così utile in futuro. Nel loro futuro lavoro, confidiamo che la Commissione Economica per l’Africa non ignorerà gli studi e le ricerche che possono dare un’ulteriore contributo alla loro opera e allo sviluppo Africano.

Né dovrebbe la Commissione Economica per l’Africa ignorare i contributi che può rendere in altri campi. Nel campo dello sviluppo sociale, per esempio, la Commissione Economica per l’Africa potrebbe, con l'assistenza supplementare delle Nazioni Unite, intraprendere uno studio comparato della vita sociale in via di sviluppo delle nazioni Africane, con un’attenzione speciale da dare ai problemi agricoli. Le risorse culturali e naturali sono i pilastri dell’economia Africana; finché il progresso in questi campi non tiene il passo con lo sviluppo in altre aree, si creerà un serio ostacolo per la crescita accelerata di qualsiasi area.

La responsabilità di tutto questo è nelle nostre mani. Sappiamo che la Commissione Economica per l’Africa continuerà a servire gli interessi fondamentali dei popoli Africani, e preghiamo che Dio Onnipotente benedica i vostri sforzi e li coroni con il successo.

6 Febbraio 1961

Selected Speeches of H. I. M. Haile Selassie I” pag. 214-216

Bro Luca

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Consiglio sulle relazioni estere in New York


Sig.Presidente, Distinti Membri del Consiglio di Amministrazione, Signore e Signori:

Vorremo iniziare le nostre osservazioni a questo distinto incontro di eminenti leader del business e dell’industria americana, esprimendo la nostra profonda stima a tutti gli ufficiali e ai membri del Consiglio di Amministrazione della Camera di Commercio Afro-americana, per la loro gentile ospitalità e l’opportunità offertaci di incontrare tutti voi e condividere con voi pensieri e preoccupazioni riguardo a problemi che non sono meno importanti ovunque per il benessere dei popoli, che sono la pace e la tranquillità che noi tutti cerchiamo di promuovere per tutte le nazioni grande o piccole.

La pace e la sicurezza internazionale sono i requisiti primari per lo sviluppo economico e il progresso sociale oggi per il mondo; tuttavia, il contrario non è meno vero – che il benessere economico dei popoli fa progredire la causa della pace internazionale, e che la chiave per la prosperità economica è posta nel libero fluire e scambio di commercio e capitale tra le nazioni. Nel flusso senza ostacoli del capitale tra i paesi risiede la soluzione ai problemi generati dal divario crescente tra i paesi economicamente avanzati e i paesi in via di sviluppo di oggi.

È, perciò, con soddisfazione che notiamo che la Camera di Commercio Afro-Americana è dedicata “a incrementare il commercio con gli Stati Uniti, e promuovere l'industria e gli investimenti degli Stati Uniti in Africa”. Fintanto che le persone lungimiranti come voi, in ogni nazione e comunità, riconoscono l'interdipendenza essenziale di tutti i popoli nel campo economico, come del resto in altri settori dell’attività umane; e finché si rendono conto che ci sono enormi vantaggi reciproci che derivano dagli sforzi della cooperazione economica, c’è un motivo per sperare che la situazione economica del mondo crescerà e senza dubbio con un ritmo maggiore come mai prima.

Per qualche tempo ora, e nonostante i seri sforzi da parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e di certe nazioni, la situazione economica mondiale non è stata incoraggiante come sarebbe dovuta essere.

Da un lato, un piccolo gruppo di paesi sviluppati economicamente ed industrialmente, in particolare la vostra grande nazione, hanno raggiunto un ineguagliabile prosperità nella storia dell’umanità, consentendo ai loro popoli di mantenere uno alto tenore di vita.

Dall’altro lato, di gran lunga la stragrande maggioranza delle nazioni di oggi rimangono economicamente sottosviluppate, i loro popoli sussistono nel bisogno e nella povertà come loro normale condizione di vita. In un era illuminata come la nostra in cui benefici della scienza e del progresso tecnologico vengono esercitate pressoché in tutte le sfere della vita umana, questo profondo gap suscita ansia e preoccupazione. È una situazione che genera miseria, rancore ed ostilità. È una situazione che non può e a cui non deve essere permesso di perdurare più a lungo. In un era in cui le nazioni si radunano di concerto per dichiarare i diritti fondamentali di libertà e uguaglianza di ogni nazione, è sconcertante che la maggior parte delle popolazioni vivano all’ombra della povertà e della miseria, spesso prive dei beni di prima necessità, cibo e vestiario, mentre i loro compagni in altre parti del globo godono una vita di abbondanza, conforto e tranquillità. Nessuna vittoria più grande può essere ottenuta dalle nazioni di oggi che la conquista degli apocalittici nemici che ancora opprimono l’umanità – povertà, malattie e ignoranza.

Due Fronti

Un’azione su due fronti a livello globale sembra offrire un realistico approccio agli urgenti problemi posti dall’acuta disparità nella situazione economica mondiale.

Da un lato, le nazioni sviluppate economicamente hanno una responsabilità, più verso gli altri che verso i propri interessi, di rendere disponibile i loro vasti capitali e le risorse tecniche per attività imprenditoriali in paesi meno sviluppati che portino i massimi risultati nel più breve tempo possibile.

Dall’altro lato, è allo stesso modo importante che le nazioni in via di sviluppo, da parte loro, trovino vie e mezzi per attrarre capitali stranieri come anche capacità tecniche, sia pubbliche che private, in modo di accelerare il loro sviluppo economico.

Noi in Etiopia, da parte nostra, stiamo facendo del nostro meglio per raggiungere il progresso in entrambe queste aree. Sebbene il nostro Piano Quinquennale di Sviluppo Economico abbia posto l’accento sulle industrie primarie, come nell’essenziale energia idroelettrica, nei sistemi d’irrigazione e in una rete di strade principali, fra le altre, l’intera nazione è ora impegnata in tentativi per l’auto sufficienza che stanno portando risultati soddisfacenti e stanno contribuendo agli sforzi della nazione nell’avanzamento economico e nel progresso sociale. All’interno di dispositivi legislativi di sane politiche fiscali e di altri impegni nazionali, siamo ora occupati a impegnare ogni risorsa disponibile nel compito nazionale di sviluppo economico.

Dall’altro lato, abbiamo cercato capitali stranieri per ridurre il disavanzo tra le risorse disponibili e il pieno sviluppo economico. Mentre siamo riconoscenti dell’assistenza da parte di organizzazioni e agenzie internazionali così come di un certo numero di governi amici, noi vorremmo allo stesso tempo far riferimento a misure adottate dalla nazione per attrarre e incoraggiare i capitali privati stranieri.

Oltre a dare piena certezza della massima collaborazione ai futuri investitori privati stranieri, il governo ha emanato una legge più liberale, che è in vigore da diversi anni ormai, per incoraggiare capitali privati. Questa ordinanza tutela i diritti di potenziali investitori da un’arbitraria espropriazione pubblica, e prevede concessioni protettive per tutti coloro che desiderano partecipare.

È un dato di fatto che l’Etiopia è fortunata nell’essere dotata di vaste risorse naturali non sfruttate, e quello che noi in Etiopia ricerchiamo è l’utilizzo e lo sfruttamento di queste risorse per il beneficio sia degli investitori sia della nazione. Che una collaborazione reciprocamente vantaggiosa e felice tra le imprese straniere private e il governo esista in Etiopia è chiaramente attestato dal crescente numero di aziende straniere che si sono proficuamente stabilite in varie attività, mentre allo stesso tempo assistono allo sviluppo delle infrastrutture economiche della nazione. Ciò nonostante, l’Etiopia auspica maggiori investimenti di capitale privato. Organizzazioni come la vostra possono fare molto per soddisfare questa esigenza, nonché provvedere del benefici agli investitori.

Impedimenti

È ovvio che auto-aiuto, duro lavoro e iniziativa sono requisiti per lo sviluppo economico e sociale di ogni nazione. Tuttavia è ugualmente vero che ci sono ancora accordi internazionali antiquati che limitano seriamente gli sforzi dei paesi in via di sviluppo nell’accrescere il loro potenziale. Fin quando rimarranno impedimenti per il libero flusso del commercio internazionale; fin quando non ci sarà un prezzo minimo garantito per i beni primari a livello remunerativo senza discriminazioni, lo sviluppo economico e sociale delle nazioni in via di sviluppo resterà seriamente svantaggiato. In questo contesto i paesi economicamente avanzati possono rendere un prezioso contributo. Tali nazioni potrebbero, come istanza, estendere ulteriormente l’assistenza bilaterale o multilaterale e rinunciare a ostacolare accordi come ad esempio tariffe preferenziali e altri sistemi di protezione che, alla lunga, si rivelano un cattivo servizio al progresso economico e sociale dei paesi in via di sviluppo.

La fondazione dell’ UNCTAD e la dichiarazione del Decennio di Sviluppo delle Nazioni Unite , in aggiunta ad altri programmi economici lanciati sotto gli auspici dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, hanno provveduto le basi per la soluzione dei problemi urgenti della situazione economica mondiale. Tuttavia, poiché le raccomandazioni del UNCTAD e dei suoi organi non sono finora state attuate, le prospettive di una rapida soluzione a questi problemi non sono apparse particolarmente promettenti. È qui che i paesi sviluppati economicamente possono contribuire al massimo e allo stesso tempo aiutare ad inaugurare una nuova grande epoca, un era di “liberalismo economico”.

La perpetuazione dello status quo, alla lunga, non servirà nemmeno ai meschini interessi di pochi, e provocherà inevitabilmente disastri alla situazione economica mondiale. C'è, pertanto, da sperare ardentemente che i governi dei paesi economicamente avanzati affrontino questa sfida e partecipino in uno sforzo concertato per alleviare i mali economici del mondo che sono però la radice e la causa di molti altri problemi internazionali.

Come ho fatto notare precedentemente, organizzazioni private come la camera di Commercio Afro-Americana possono aiutare molto per risolvere i presenti problemi economici mondiali nel promuovere il libero flusso di capitali privati. Ed è a tale riguardo che vorremmo augurare tutto il successo agli sforzi di questa organizzazione che sorge per aiutare a promuovere gli ideali di pace e di cooperazione internazionale.

Vi ringraziamo nuovamente, Sig. Presidente, per la vostra ospitalità e l’opportunità concessaCi in questa occasione di condividere questi pensieri con voi.

17 Febbraio 1967

Selected Speeches of H.I.M. Haile Selassie I”, pagg.154-159

Bro Tino

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Discorso pronunciato da
S.M. l’Imperatore Haile Selassie I in occasione della quarta visita all’Etiopia del maresciallo Josip Broz Tito,
Presidente della Repubblica di Jugoslavia


imgQuesto è quanto Sua Maestà l’Imperatore Haile Selassie I ebbe a dire in occasione della visita di Stato effettuata in Etiopia dal presidente della Repubblica Jugoslava, maresciallo Josip Broz Tito e della sua consorte, signora Jovanka. La visita aveva inizio il 9 febbraio 1970 ed era contrassegnata sin dall’arrivo dell’illustre ospite, da calorose manifestazioni popolari. D’altro canto il maresciallo Tito è stato nel 1955 il primo capo di Stato a rendere visita all’Etiopia dalla restaurazione; va inoltre sottolineata la salda cooperazione stabilita fra i due Paesi nel corso di questi ultimi quindici anni. Questa collaborazione si estrinseca nel campo economico, nell’assistenza tecnica, nella realizzazione di progetti di sviluppo, quali, ad esempio, l’ampliamento del porto di Assab, la costruzione e l’installazione di un cementificio in Addis Abeba, la costruzione di ospedali.

Le parole di Sua Maestà riflettono il pensiero politico nei confronti della politica di non allineamento sostenuta e sposata, sin dal suo nascere, dall’Etiopia, come ideale equidistanza fra i due maggiori blocchi di potenze, e come presenza attiva nella soluzione dei problemi internazionali e nella difesa dei diritti delle piccole nazioni, oltre che, ovviamente, di collaborazione per la pace.

Le relazioni tra l’Etiopia e la Jugoslavia non sono confinate solamente agli interessi bilaterali. Entrambi i nostri Paesi sono fedeli sostenitori della politica del non allineamento. Quindici anni fa il mondo venne diviso in due campi avversari e questa polarizzazione di forze minacciava il mantenimento della pace e della sicurezza mondiali. Il mondo stava andando incontro ad una catastrofe. E fu in questa situazione che il non allineamento venne proiettato nell’arena internazionale.

Sotto la previdente guida di Vostra Eccellenza, la Jugoslavia fu uno degli Stati che vide il pericolo dei blocchi antagonisti e sviluppò i principi della politica del non allineamento: inizialmente solo pochi Stati videro la sua utilità ed i protagonisti dei blocchi di potere mondiale espressero la loro ostilità alla sua evoluzione.

L’Etiopia assieme alla Jugoslavia e ad altri Stati, credette che la politica di non allineamento fosse non solo necessaria per la difesa degli interessi dei piccoli e medi Stati, ma anche negli interessi della pace e della stabilità in tutto il mondo. La nuova politica di non allineamento sostenne che tutte le soluzioni dei problemi internazionali potessero essere accettate o rigettate sulla base del loro contributo alla pace e alla giustizia internazionali, noncurante del patrocinatore delle soluzioni. In retrospettiva ciò era realistico, giusto e naturale, ma a quel tempo era un’innovazione.

Per costituire un “ non allineamento” di pratica validità, la Jugoslavia arditamente prese l’iniziativa e convocò la prima riunione dei Paesi non allineati circa un decennio fa. Il risultato di quella riunione fu storico, e non è un’esagerazione se venne dichiarato che la politica di non allineamento enunciata allora, giocò un ruolo determinante nell’attenuare la tensione internazionale. Da allora, i principi della politica di non allineamento hanno ricevuto un più ampio riconoscimento.

La Conferenza del Cairo del 1964 e la riunione consultiva tenuta a Belgrado nel 1969, hanno fornito un ulteriore significato al ruolo dei Paesi non allineati negli affari internazionali. La politica di non allineamento è stata ulteriormente arricchita da nuovi positivi principi, mentre contemporaneamente si stava allargando la cerchia dei suoi aderenti. La politica del non allineamento è oggi un accettato fatto internazionale. Essa ha acquisito un nuovo significato così come ha regolato se stessa alla vita politica contemporanea. La politica di non allineamento, come alcuni erroneamente pensano, non è mai stata una politica di passiva osservazione degli avvenimenti mondiali. Piuttosto essa è caratterizzata dalla più grande attività possibile destinata a rilevare le cause dei conflitti internazionali ed a trovare i mezzi per risolverli. Ed è tale politica che noi sottoscriviamo.

I leader dei Paesi non allineati non si sono incontrati dal 1964. Da allora il mondo è cambiato radicalmente, ed è di grande importanza che gli Stati non allineati si incontrino ancora una volta per rivedere il quadro della situazione. Noi dobbiamo ancora una volta riaffermare il nostro fermo credo nella causa della pace, dell’indipendenza e dello sviluppo economico. L’interesse dei piccoli Paesi deve essere riaffermato in termini inequivocabili. È nostra ferma convinzione che le discussioni multilaterali che hanno luogo attualmente a diversi livelli daranno un positivo contributo. Cosicché la conferenza preparatoria, e successivamente il vertice, costituirà una grande sorpresa sulla scena internazionale.
Desidero assicurare Vostra Eccellenza che l’Etiopia non risparmierà alcuno sforzo per assicurare il massimo successo di ogni conferenza degli Stati non allineati. La nostra lealtà ai principi enunciati a Belgrado è salda”.


Bro Ghebre Selassie

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Costituzione Riveduta d’Etiopia Come promulgata da Sua Maestà Imperiale Haile Sellassie I


Capitolo V
(segue dalla newsletter di Gennaio 2015)
LE CAMERE LEGISLATIVE

Sezione I – Provvedimenti applicabili ad entrambe le Camere.


Articolo 76

Il Parlamento sarà composto dalla Camera dei Deputati e dal Senato. Nessuno potrà essere contemporaneamente membro sia della Camera dei Deputati che del Senato. Le due Camere si riuniranno insieme all'inizio e al termine di ogni sessione, nelle circostanze stabilite dagli articoli 90 e 91, su ordine dell'Imperatore ed in talune altre occasioni come quelle che potrebbero essere stabilite dalle Camere. Il Presidente del Senato presiederà in tutte le riunioni congiunte delle Camere.

Articolo 77

Le sessioni regolari del Parlamento verranno convocate il ventitreesimo giorno del mese di Tekemt (2 Novembre) di ogni anno nella capitale dell'Impero e dovranno continuare fino al primo giorno del mese di Sene (8 giugno). Fino a quando non sarà eletto e convocato un nuovo Parlamento in conformità con la presente Costituzione e con la legge elettorale che verrà emanata, le due Camere del Parlamento, nella loro composizione fino al presente momento, continueranno a sedersi e ad esercitare, secondo le disposizioni e le procedure stabilite nel capitolo V della presente Costituzione, le prerogative e le funzioni e le piene responsabilità previste per il Parlamento. La prima elezione alla Camera dei Deputati dovrà essere completata entro due anni dall'entrata in vigore della presente Costituzione e secondo le disposizioni della legge elettorale.

Articolo 78

Nessuna riunione di una Camera del Parlamento potrà essere chiusa al pubblico tranne che su richiesta del Primo Ministro o su decisione maggioritaria della Camera dei Deputati o del Senato, come vorrà il caso, in tal senso. Nessuna riunione congiunta delle Camere potrà essere chiusa al pubblico, tranne che su richiesta del Primo Ministro o su decisione maggioritaria di entrambe le Camere in tal senso. Se dopo che una questione è stata dichiarata segreta, un membro di una Camera la rende nota al pubblico sia in un discorso, o alla stampa, sia trascrivendola o in qualsiasi altro modo, egli sarà punito secondo i Provvedimenti della Legge Penale.

Articolo 79

Nessuna delle Camere potrà iniziare le sue deliberazioni durante il primo giorno di qualsiasi sessione senza la presenza di due terzi dei suoi membri né proseguire con le sue deliberazioni né stabilire alcuna votazione in qualsiasi giorno successivo a qualsivoglia sessione senza la presenza della maggioranza dei suoi membri. Alle riunioni congiunte delle Camere dovrà essere richiesta la presenza della maggioranza dei membri di ciascuna Camera per delibere e votazioni.

Articolo 80

Se il numero dei deputati e dei senatori prescritto nell'articolo 79 non è presente il giorno designato per la convocazione del Parlamento o se, successivamente, una delle Camere o le Camere in riunione congiunta non potranno continuare le proprie deliberazioni di voto a causa della mancanza della partecipazione richiesta, i membri presenti adotteranno quelle misure che potranno essere autorizzate dalle regole procedurali delle rispettive Camere volte ad imporre la partecipazione di un numero sufficiente di membri assenti e dei rispettivi Presidenti.

Articolo 81

Ogni deputato o senatore prima di prendere il suo posto alla Camera per la quale è stato eletto o nominato, dovrà prestare di fronte all'Imperatore, o, se da Lui desiderato, davanti al Presidente della Camera legislativa in questione, un giuramento di fedeltà all'Imperatore e alle leggi dell'Impero e dovrà svolgere i propri compiti con coscienza e senza timore o favoritismi.

Articolo 82

Ciascuna Camera determinerà le proprie norme procedurali e di disciplina interna.

Articolo 83

I membri del Parlamento riceveranno salari stabiliti dalla legge. Qualsiasi legge che aumenta gli stipendi dei membri del Parlamento dovrà entrare in vigore solo a partire dalla data di elezione del Parlamento successivo.

Articolo 84

Nessuna azione o accusa potrà essere indirizzata nei confronti di qualsiasi membro del Parlamento o contro ogni Ministro affinché compaia di diritto o su invito di una delle Camere per le parole pronunciate o le dichiarazioni da lui scritte, presentate in qualsiasi riunione di entrambe le Camere, o in qualsiasi riunione congiunta delle Camere, od in qualsiasi riunione dei Comitati di entrambe le Camere. Tuttavia, ogni membro di ciascuna Camera del Parlamento sarà tenuto a rispettare tutte le regole di ordine, condotta e procedura adottate da tale Camera per la transazione della sua attività e sarà soggetto ad azione disciplinare da parte di tale Camera per la violazione di tali norme. Nessuna azione od accusa potrà essere intentata contro qualsiasi persona o qualsiasi giornale per la pubblicazione, da parte o sotto l'autorità del Parlamento o di una Camera dello stesso, a seconda dei casi, di qualsiasi relazione, documento, voti o procedimenti del Parlamento o di una Camera dello stesso, a seconda dei casi.

Articolo 85

Nessun membro del Parlamento, durante una sessione di questo, potrà essere arrestato o detenuto o chiamato a rispondere ad una accusa penale a meno che non si sia ottenuto il permesso dalla Camera di cui è membro o che non venga colto in flagranza di reato; una immunità paragonabile non si applica ai casi civili.

Articolo 86

Le leggi potranno essere proposte ad una o ad entrambe le Camere del Parlamento:
(A)dall'Imperatore, o
(B) da dieci o più membri di entrambe le Camere del Parlamento, eccetto per quelle proposte che, comportando un aumento delle spese governative, o l’istituzione di una nuova tassa, o una maggiorazione di una tassa, dovranno prima essere presentate alla Camera dei Deputati.

Articolo 87

Tutte le questioni in entrambe le Camere o nella riunione congiunta delle Camere devono essere determinate con un voto della maggioranza dei presenti, salvo quanto previsto dall'articolo 131. In caso di parità di voto, gli ufficiali in carica avranno un voto decisivo.

Articolo 88

Ogni proposta di legge approvata da una Camera del Parlamento dovrà essere immediatamente trasmessa attraverso il suo Presidente all'altra Camera. Se viene approvata dall'altra (Camera) senza emendamenti entro un periodo di due mesi, questa dovrà essere tempestivamente comunicata attraverso il Primo Ministro all'Imperatore e dovrà essere promulgata come legge, o dovrà essere restituita dall'Imperatore alle Camere con le sue osservazioni a riguardo, o con una nuova proposta di legge come previsto dall'articolo 91. Tutte le leggi approvate da entrambe le Camere del Parlamento dovranno essere trasmesse all'Imperatore attraverso il Primo Ministro dal Presidente della Camera dei Deputati o del Senato. Nel caso in cui tale legge riceverà l'approvazione o la firma dell'Imperatore sarà pubblicata dal Ministro della Penna nella Negarit Gazeta, riportando l’affissione della Firma e del Gran Sigillo dell’Imperatore. Tutti i decreti Imperiali e tutti i decreti ed ordini ministeriali dovranno essere pubblicati nella Negarit Gazeta.

Articolo 89

Se una proposta di legge approvata da una Camera non sarà alla fine contestata dall’altra entro il suddetto termine di due mesi, le Camere dovranno riunirsi insieme per discutere tale proposta. Se la proposta sarà approvata in tale riunione congiunta, con o senza modifiche, entro 30 giorni, dovrà essere comunicata all'Imperatore per il ricorso ai sensi dell'articolo 88.

Articolo 90

Se entro il suddetto termine di due mesi una proposta di legge varata da una Camera è stata approvata dall’altra con modifiche, tale proposta dovrà essere restituita alla prima Camera per un ulteriore esame. Se a seguito di tale ulteriore considerazione, viene approvata entro 30 giorni, dalla prima Camera, con i suddetti emendamenti, dovrà essere comunicata all'Imperatore per il ricorso in conformità all'articolo 88. Se entro 30 giorni gli emendamenti non sono accettati dalla prima Camera , le Camere dovranno allora incontrarsi per discutere la proposta. Se in tale riunione congiunta la proposta è approvata con o senza modifiche, entro 30 giorni, dovrà quindi essere comunicata all'Imperatore per il ricorso ai sensi dell'articolo 88.

Articolo 91

Se una proposta di legge approvata da una delle Camere è respinta dall'altra entro due mesi dopo la sua comunicazione, come disposto dall'articolo 88, o se una proposta di legge non è approvata, con o senza modifiche, previa discussione in riunione congiunta, come previsto dagli articoli 89 e 90, il rapporto completo sulla situazione dovrà essere tempestivamente comunicato all'Imperatore dai Presidenti di entrambe le Camere del Parlamento, attraverso il Primo Ministro, e l'Imperatore potrà, allora, disporre di trasmettere ad entrambe le Camere del Parlamento le Sue osservazioni riguardo a tali relazioni e a tale proposta di legge, o disporre di trasmettere alle Camere una proposta di legge sullo stesso argomento.

Articolo 92

Nei casi di emergenza che sorgono quando le Camere non sono in seduta, l’Imperatore potrà proclamare decreti coerenti con la Costituzione, che avranno valore legislativo con la pubblicazione nella Negarit Gazeta, in attesa di una decisione da parte del Parlamento sugli stessi. A tal fine, il testo di ogni decreto dovrà essere trasmesso per l’esamina ad entrambe le Camere del Parlamento nella loro prima riunione, successiva a tale Proclama. Nel caso in cui, in conformità alle disposizioni di cui agli articoli 88, 89 e 90 della presente Costituzione, il Parlamento approverà tali decreti, questi continueranno a restare in vigore e diventeranno legge al momento della pubblicazione nella Negarit Gazeta della suddetta approvazione. Nel caso in cui il Parlamento non approverà qualcuno di questi decreti, ognuno di questi andrà a decadere con la pubblicazione nella Negarit Gazeta di tale annullamento.
(segue nella prossima newsletter)

Bro Ghebre Selassie/ Sis Tseghe Selassie

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ALL MAN ACTS
Brevi Cronache Sommarie del Regno del Figlio dell’Uomo

Febbraio 1970, anno 1963 del calendario etiopico e
78.mo della Nascita di S. M. I. Hayle Selassie I.


1 febbraio – Il Sovrano ad Asmara inaugura la nuova chiesa di Keddeste Sellassie. – L’Imperatore si porta nella mattinata a Mai Nefhi per ispezionare i lavori di realizzazione della nuova diga del Municipio. – Nel pomeriggio l’Imperatore visita l’ospedale del 25.mo Battaglione dell’Esercito.

2 febbraio – S.M. l’Imperatore si reca a Massaua per presenziare alle cerimonie indette nella Giornata della Marina imperiale.

3 febbraio – Nella mattinata S. M. I. Haile Selassie I riceve in udienza collettiva a Massaua notabili, funzionari, esponenti della popolazione, della divisione amministrativa. Successivamente si reca alla Base navale; in serata consegna gli spadini ai neo ufficiali e certificati ai sottufficiali della Base navale Haile Selassie I.

4 febbraio – S. M. l’Imperatore prende parte, dall’ammiraglia “H. M. S. Ethiopia”, della Marina imperiale, alle manovre navali; sono presenti unità delle Marine francesi, inglese, sudanese, sovietica, ed una rappresentanza della guardiamarina della Marina italiana. – Viene annunciato che il segretario di Stato americano, William Rogers, verrà in visita ufficiale in Etiopia l’11 di questo mese. La sua visita fa parte di un giro che lo vedrà in altri nove paesi africani: Marocco, Tunisia, Kenya, Zambia, Congo Kinshasa, Camerun, Nigeria Ghana e Liberia. – Il Ligg Endalkacciou Makonnen, ministro delle Comunicazioni, Telecomunicazioni e Poste, annuncia che questo nuovo Ministero verrà riorganizzato in tre dipartimenti sotto una sola direzione.

5 febbraio – L’Imperatore riceve in udienza notabili della divisione amministrativa di Massaua. – Nel pomeriggio il Sovrano visita, nella Perla del mar Rosso, alcune unità di guerra di Marine straniere; in serata offre un pranzo. – Giunge in Etiopia una missione commerciale giapponese, di 29 uomini, per una visita di tre giorni; i membri compiono una visita di cortesia al Primo ministro, lo Tzahafie Tesas Aclilu Habteuold, e scambiano con lui punti di vista sui legami economici commerciali tra i due paesi. – I membri della delegazione commerciale nipponica si incontrano con Yilma Deressa, ministro del Commercio, Industria e Turismo, discutendo con lui la richiesta etiopica di un sano commercio con il Giappone. – Il dr. Haileghiorghis Uorchineh, sindaco di Addis Abeba, rientra da Roma dove ha negoziato un prestito addizionale per il completamento della diga di Legadadi. – Il Ministero degli Esteri nega un rapporto di ieri che riferiva di un ministro sudanese affermante che la ribellione nel Sudan meridionale era sostenuta con armi da una missione militare israeliana in Etiopia; nel comunicato tra l’altro si dice: “La dichiarazione che vi sia in Etiopia una missione militare di Israele è totalmente errata”.

6 febbraio – Nella mattinata, a Massaua, l’Imperatore riceve in udienza un gruppo di ufficiali di Marina della Base navale. – Il Sovrano concede in udienza, nella Perla del mar Rosso, alla delegazione commerciale giapponese. – Nel pomeriggio S. M. I. Haile Selassie I visita la scuola di Amatere, l’ospedale civile Haile Selassie I, il nuovo lebbrosario e, al rientro a Palazzo, presenzia ad una solenne cerimonia di consegna di decorazioni a membri delle forze dell’ordine. – In serata S. M. l’Imperatore concede udienze. – Bellete Ghebretsadik, ambasciatore di S. M. I. nell’ U.R.S.S., deposita presso il Governo sovietico gli strumenti di ratifica dell’Etiopia del trattato di non proliferazione nucleare. – Funzionari della Civil Aviation Administration etiopici e francesi si accordano di incontrarsi a Parigi il 6 aprile per ulteriori discussioni sul proposto collegamento aereo diretto tra l’Etiopia e la Francia.

7 febbraio – Si conclude, con il ritorno nella capitale del Sovrano, la visita imperiale di 11 giorni al Governatorato Generale dell’Eritrea.

9 febbraio – Giunge in Etiopia da Lusaka, Zambia, il presidente jugoslavo, Josip Broz Tito, per una visita ufficiale di tre giorni e colloqui con S. M. l’Imperatore. – Si apre al Palazzo Africa la prima riunione di esperti tecnici africani rappresentanti 26 paesi, membri della C.E.A.; l’incontro serve ad esaminare gli studi del segretario della C.E.A. sui diversi problemi sociali ed economici del continente e compilare appropriati rapporti per la conferenza annuale dei ministri della C.E.A.

10 febbraio – Il presidente della Jugoslavia J. B. Tito e l’Imperatore hanno la loro prima serie di colloqui sulle relazioni bilaterali e sui problemi internazionali; in serata il Sovrano elogia, nel corso del banchetto di Stato offerto in onore dell’illustre ospite, il “fermo proposito e la dedizione” del presidente jugoslavo alla causa della decolonizzazione dell’Africa.

img11 febbraio – Il presidente della Jugoslavia, Josip Broz Tito, conclude in Etiopia la sua visita ufficiale di tre giorni come ospite di S. M. I. Haile Selassie I. - S. M. l’Imperatore riceve in udienza il segretario di Stato americano, William Rogers, giunto nella capitale da Tunisi; nel corso dell’udienza, Rogers consegna all’Imperatore un messaggio speciale da parte del presidente USA, Richard Nixon, - Un funzionario governativo statunitense descrive l’ora e mezzo di colloquio tra il presidente della Jugoslavia, Josip Broz Tito, ed il segretario di Stato americano, William Rogers, al Palazzo del Giubileo, come qualcosa che potrebbe portare i due paesi a relazioni più strette che mai. – Il Ligg Endalkacciou Makonnen, ministro delle Comunicazioni, Telecomunicazioni e Poste, parte per Nairobi a capo di una delegazione di quattro uomini per la riunione annuale generale dell’assemblea dell’AAFRA (African Airlines Association) che si farà domani.

12 febbraio - Viene emesso un comunicato congiunto nelle due capitali, al termine dei colloqui tra Sua Maestà Imperiale Haile Selassie I ed il presidente della Jugoslavia, Josip Broz Tito, in cui si descrive la situazione nel medio oriente come grave e si richiede alle Nazioni Unite di esercitare “speciali sforzi” per l’attuazione della risoluzione 1967 del Consiglio di Sicurezza “in tutti i suoi aspetti”. – S. M. l’Imperatore riceve in udienza il segretario di Stato USA, William Rogers, ed ha con lui un’ora di colloquio. - Lo Tzahafie Tesas Aclilu Habteuold, Primo ministro, discute con William Rogers, segretario di Stato americano, materie di comune interesse durante una visita nell’ufficio del premier etiopico. – Il presidente jugoslavo, J. B. Tito, invia un messaggio al Sovrano “per il molto cordiale benvenuto e la calda ospitalità concessagli durante la sua visita ufficiale di tre giorni nel Paese”. – Getacciou Mekascia, ministro di Stato alle Informazioni, offre una cena a giornalisti jugoslavi ed americani.

13 febbraio – S. M. l’Imperatore riceve le lettere credenziali del nuovo ambasciatore olandese, W. P. L. De Boer. – Parte per Nairobi, al termine di una visita di Stato di tre giorni, il segretario di Stato USA, William Rogers. – L’ambasciatore bulgaro, K. Vladov, dona alla scuola nazionale di musica 162 volumi.

14 febbraio – S. M. I. Haile Selassie I visita un’esposizione culturale e di oggetti antichi organizzata dalla “Jerusalem Memorial Association”; successivamente si reca al Ghion Hotel per rendersi conto dei danni provocati da un incendio all’edificio. – Parte per Washington D.C. una delegazione ad alto livello per negoziare prestiti di sviluppo agricolo con la Banca Mondiale. – S. A. R. il Principe Bernardo d’Olanda compirà una visita privata in Etiopia di 10 giorni a partire dal 22 corrente mese; l’annuncio è stato dato dal ministro etiopico degli Esteri. – Si conclude la riunione degli esperti tecnici di 26 paesi membri della C.E.A. dopo l’adozione di un rapporto sulle prospettive di programmi di sviluppo africani economici e sociali.

16 febbraio – S. M. l’Imperatore dona 3.000 metri quadrati di terreno alla E.W.W.A. per la costruzione di una scuola per orfani. – Per la festa islamica di “Arafa” , l’Imperatore concede udienza ai capi religiosi islamici. – Il Ligg Endalkacciou Makonnen, ministro delle Comunicazioni, Telecomunicazioni e Poste, rientra da Nairobi, dopo aver preso parte alla seconda riunione annuale generale dell’assemblea della AAFRA.

17 febbraio – Apre la conferenza di organizzazioni non governative ed una tavola rotonda per editori africani al Palazzo Africa, Ghetacciou Mekascia, ministro di Stato alle Informazioni; essa ricerca i modi ed i mezzi di mobilitare l’opinione pubblica in appoggio alle modalità del programma ONU di Sviluppo della Seconda Decade.

18 febbraio – S. M. l’Imperatore concede udienza a Jose Roiz-Bennet, sottosegretario per gli affari politici speciali dell’ONU, il quale partecipa alla tavola rotonda per editori africani. – Il Primo ministro, lo Tzahafie Tesas Aclilu Habteuold, riceve l’ambasciatore spagnolo, Salvator Pruneda, e discute con lui le relazioni fra i due Paesi.

20 febbraio – Viene osservata in tutto l’Impero la Giornata dei Martiri, al suo 33.mo anniversario. – S. A. I. la Principessa Tenagne Uorch Haile Sellassie inaugura nella capitale un giardino d’infanzia. – Il signor Jose Roiz-Bennet, sottosegretario per gli affari politici speciali dell’ONU, parte per Ceylon dopo una visita di tre giorni per incarichi ufficiali. – Una delegazione della Camera di Commercio e Industria di Gibuti giunge ad Addis Abeba per una visita di cinque giorni.

21 febbraio – I membri della Camera di Commercio e Industria di Gibuti dichiarano alla controparte etiopica, durante un incontro di sette ore, che “le merci di contrabbando che entrano in Etiopia sono tassate e che poco può essere fatto per controllarle”. - Giungono il ministro degli Esteri del Gambia e le delegazioni del Senegal, della Repubblica centrale africana, del Marocco e del Kenya per partecipare alla riunione della Commissione di liberazione dell’OUA che si apre lunedì prossimo.

23 febbraio – S. M. I. Haile Selassie I riceve in udienza S. A. R. il Principe Bernardo d’Olanda, giunto in giornata per una visita privata di dieci giorni. – S. M. l’Imperatore concede udienza alla delegazione della Camera di Commercio e Industria di Gibuti. – Un Comitato di sette nazioni africane nominato al sesto vertice di capi di Stato e di Governo dell’OUA inizia i lavori per esaminare la struttura e il mandato ed i termini della Commissione di liberazione dell’Organizzazione unitaria africana. – Si apre una riunione di due giorni del Comitato esecutivo del SAC per preparare un’agenda per la prossima riunione del Consiglio del SAC che si terrà al Cairo in aprile.

24 febbraio – L’Imperatore riceve le lettere credenziali del nuovo ambasciatore dello Zambia, M. B. Mutemba, - La Fondazione Haile Selassie I finanzia la costruzione di 92 negozi nella zona mercato della capitale, per un costo di 1.500.000 dollari. – Si conclude la riunione del Comitato esecutivo del SAC. – La Municipalità di Addis Abeba e la società costruttrice della diga di Legadadi firmano accordi supplementari per i lavori finali del complesso idroelettrico.

25 febbraio – S. A. R. il Principe Bernardo d’Olanda visita il Parco nazionale dell’Auasc; egli si trova in Etiopia per rendersi conto delle attività del dipartimento per la conservazione della fauna. – Giunge nel Paese una delegazione di quattro membri della commissione culturale del Senato francese, per rendersi conto delle relazioni culturali tra i due Paesi.

26 febbraio – Il Sovrano presenzia ad una dimostrazione delle attività condotte dalla Finanza per il controllo del contrabbando e nell’ispezione di merci d’importazione e di esportazione dal Paese. – S. M. I. Haile Selassie I concede udienza ai membri della delegazione culturale del Senato francese. – S. A. I. il Principe ereditario Merid Asmac Asfa Uossen riceve degli assegni per la Croce Rossa etiopica, dell’ammontare di 44.097 dollari. – Dichiarati soddisfacenti i colloqui con la controparte etiopica dai membri della delegazione della Camera di Commercio e Industria di Gibuti.

27 febbraio – Il Sovrano apre la riunione del bilancio della C.E.A. – S. M. l’Imperatore riceve dei messaggi speciali dai capi di Stato del Marocco, della Nigeria e della Sierra Leone. – S. A. I. il Principe ereditario Merid Asmac Asfa Uossen riceve un assegno per la Croce Rossa etiopica di 4.226 dollari.

Estratto da “Sestante – Documentario Semestrale Illustrato della Vita Politica Economica Sociale dell’Etiopia”, 1970 vol. VI, No. 1

Bro Ghebre Selassie

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Commento al Vangelo di San Giovanni


di Yohannes Afeworq

Discorso quarto – seconda parte

3. Come potrebbe poi darsi che, essendo Egli la vita, vi sia stata un’epoca in cui non esisteva? Tutti, infatti, devono ammettere che la vita sussiste dall’eternità e, come non ha avuto un inizio, così non ha un termine, se è veramente vita, come lo è. Se vi è stata un’epoca in cui la vita non esisteva, come si spiega la comparsa della vita in altri innumerevoli esseri, se essa stessa non esisteva?

"Perché mai allora - tu potresti obbiettare – Giovanni ha posto un principio, dicendo che “in principio era”?" Rispondo che tu rivolgi attenzione solo alle parole “in principio” ed “era”; e non consideri le altre, cioè “il Verbo era”. Tanto è vero che il profeta dice, a proposito del Padre: “Fin dal principio dei secoli tu esisti ed esisterai fino alla fine dei secoli”16; ora, credi che abbia posto a Lui dei termini? Niente affatto, ma vuol significare con ciò l’eternità.

Considera poi attentamente anche quest’altra cosa. L’evangelista non ha parlato così per stabilire dei termini:non ha detto, infatti, “ebbe principio”, ma bensì “in principio era”, volendo farti dedurre, da questo verbo “era”, che il Figlio è senza principio.

"Però – tu replicherai – il Padre viene nominato con l’articolo, mentre il Figlio senza articolo17. Anche quando l’Apostolo parlava del grande Dio e Salvatore nostro Iyasus Krestos”18, e quando diceva: “Colui che è sopra ogni cosa, Dio”19, ha nominato il Figlio senza l’articolo".

Rispondo che potrai notare la stessa cosa anche a proposito del Padre. Scrivendo infatti ai Filippesi Paolo si espresse così: “Colui che, pur avendo natura di Dio, non ritenne un geloso tesoro l’essere uguale a Dio”20; e, scrivendo ai Romani, disse: “A voi grazia e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Iyasus Krestos”21. D’altronde in questo caso sarebbe stata cosa superflua il premettere l’articolo, dato che prima era stato premesso frequentemente.

Quando l’evangelista dice del Padre che “Dio è spirito”22, per il fatto che non premette l’articolo a “spirito”, non per questo mettiamo in dubbio l’incorporeità di Dio; così anche qui, benché alla parola “Figlio” non venga premesso l’articolo, il Figlio deve essere pur sempre considerato Dio. E per quale ragione? Per quella che ora spiegherò: quando Giovanni disse “Dio” e “Dio” non volle significare alcuna differenza di divinità, anzi, proprio il contrario. Poco prima, dopo aver detto che il Verbo era Dio, affinché nessuno credesse che la divinità del Figlio fosse di natura inferiore, addusse subito le prove della sua vera e autentica divinità; riprendendo il concetto dell’eternità, disse infatti: Egli era in principio presso Dio23, e riferendosi alla sua potenza creatrice, aggiunse: “Tutte le cose furono create per mezzo di Lui e senza di Lui non fu fatto niente di ciò che è stato fatto”24 Questo è anzi l’argomento che il Padre del Verbo rivela, per mezzo dei profeti, come la prova più valida per riconoscere il suo essere divino. I profeti, infatti, adducono spesso questo genere di dimostrazione: e non soltanto per tale scopo, ma anche per estirpare il culto degli idoli. Nei libri profetici si trovano infatti frasi come queste: “Periscano gli dei che non hanno fatto il cielo e la terra”25; “Io con la mia mano ho innalzato la volta celeste”26, e altre simili sparse un po’ dovunque, per dimostrare che questa è la prova manifesta della divinità.

Il nostro evangelista però, non bastandogli quelle frasi, lo ha chiamato anche vita e luce. Se quindi il Verbo era fin dall’eternità presso il Padre,se Egli ha creato tutte le cose e fa muovere l’universo pur tenendolo unito (ché questo ha voluto significare l’evangelista col termine “vita”), se Egli illumina tutti gli esseri, chi sarà così sciocco da sostenere che l’evangelista ha adoperato a bella posta queste espressioni per mettere in evidenza la natura inferiore della divinità del Figlio, mentre proprio con esse possono essere dimostrate la sua eguaglianza e la sua identità di natura col Padre?

Non confondiamo la creatura con il Creatore, se non vogliamo sentir dire anche a noi: “Hanno adorato la creatura al posto del Creatore”27! Anche se taluno dice che queste parole devono intendersi riferite ai cieli, l’Apostolo, esprimendosi così, ha comunque proibito nel modo più assoluto il culto della creatura, proprio della Grecia pagana.

4. Non tiriamoci dunque addosso una tale maledizione! Il Figlio di Dio è venuto quaggiù proprio per distoglierci da questo culto; prese la forma di un servo per liberarci da quella schiavitù; venne oltraggiato con sputi e schiaffi e subì la morte più infamante proprio per questo. Non rendiamo inutili tutti questi sacrifici, non ritorniamo all’antica empietà, anzi, a una forma di empietà ancor più grave; non è infatti uguale la nostra malizia quando adoriamo una creatura e quando cerchiamo di abbassare, per quanto è in noi, lo stesso Creatore, all’infimo livello delle creature. Egli infatti resta pur sempre quello che è: “Tu però sei sempre lo stesso – dice il salmista – e i tuoi anni non cesseranno mai”28

Glorifichiamolo, dunque, così come abbiamo imparato dai nostri padri; glorifichiamolo con la fede e con le opere, poiché la nostra professione di fede nelle verità rivelate non ci gioverà affatto se la nostra vita sarà dissoluta. Regoliamola perciò in maniera che sia in perfetto accordo con la volontà di Dio, rifuggendo da ogni specie di disonestà, d’ingiustizia e di avarizia, come ospiti e pellegrini, indifferenti alle vicende di quaggiù. Chi ha molte ricchezze e proprietà, ne usi come se fosse un forestiero che tra poco, voglia o non voglia, dovrà andarsene. Chi ha ricevuto qualche offesa da un suo simile, non gli porti eterno rancore; anzi, non si adiri contro di lui neanche momentaneamente; l’Apostolo infatti non ha concesso all’ira più di un giorno: “Il sole – egli dice – non tramonti sulla vostra ira”29. E così dev’essere. Veramente sarebbe cosa desiderabile che in un periodo così corto non succedesse alcunché di spiacevole, ma non sempre si riesce ad evitare che ciò accada. Quando poi ci sorprende la notte, le cose ci appaiono più gravi, perché la nostra memoria attizza dentro di noi un gran fuoco, mentre andiamo rimuginando con più acrimonia sull’accaduto per lunghe ore. Per questo l’Apostolo ci comanda di far sì che, ancor prima che l’incendio divampi proprio nel tempo destinato al riposo, il malanno dell’ira venga prevenuto, estinguendola sul nascere. La passione dell’ira è veramente travolgente e struggente più di qualsiasi fiamma. Dobbiamo quindi essere molto svelti nel circoscrivere il fuoco e nell’impedirgli di propagarsi. Questo vizio è la causa di molte sciagure: distrugge intere famiglie, tronca vecchie amicizie e, nel volgere di un attimo, provoca tragedie irreparabili. “Il momento del suo furore fu la sua rovina”30, dice infatti la Scrittura. Non lasciamo dunque questa bestia senza freno, ma imbrigliamola con un morso robustissimo, cioè col timore del giudizio futuro. Quando un amico ti ha offeso, oppure un familiare ti ha fatto andare in collera, pensa a quanto hai peccato contro Dio e rifletti che, se tu ti comporti con moderazione nei riguardi del tuo offensore, più mite sarà il giudizio che Dio emetterà nei tuoi confronti. “Perdonate e vi sarà perdonato”31, dice il Vangelo; e in tal modo la passione dell’ira cesserà di affliggerci.

Inoltre, vorrei che ciascuno di voi si ricordasse di qualche volta in cui, dopo un impulso di collera, sia riuscito a dominarsi, e di qualche altra volta in cui, invece, abbia ceduto all’impeto dell’ira: facendo un raffronto tra questi episodi della vostra vita, ne trarrete incitamento per emendarvi. Infatti, ditemi: quand’è che vi siete congratulati con voi stessi, quando siete stati vinti dall’ira, oppure quando l’avete dominata? Allorché ci capita il primo di questi due casi, non ne proviamo forse, subito dopo, rimorso e vergogna, anche se nessuno ci rivolge rimproveri, e non cerchiamo forse di dimostrare il nostro pentimento con le parole e coi fatti? Quando riusciamo invece a vincere l’ira, non ne godiamo forse ed esultiamo come se avessimo vinto una battaglia? La vittoria sull’ira, infatti, non consiste nel contraccambiare con la stessa misura l’offesa ricevuta (al contrario ciò significherebbe la sconfitta completa); ma nel sopportare ed ascoltare pazientemente qualsiasi cosa. Si è veramente vincitori non arrecando offese, ma bensì sopportandole.

Ciascuno di voi non dica dunque, quando si adira: “Lo affronterò, mi scaglierò contro di lui!”. E neppure risponda a coloro che vi raccomandano di dominare l’impulso della collera: “Non sopporterò che egli, dopo essersi preso gioco di me, se ne vada impunemente”. Nessuno, infatti, si prenderà gioco di voi, se non quando vi lascerete trascinare alla vendetta, se vi deriderà mentre voi non reagite, farà la figura dello sciocco. Quando poi uno di voi riuscirà a dominarsi, non cerchi la lode degli sciocchi, ma si contenti della buona reputazione che ciò gli procurerà tra la gente assennata.

Ma perché pongo dinanzi ai vostri occhi l’angusto e squallido teatro in cui sono attori gli uomini? Rivolgete subito gli sguardi verso Dio ed Egli vi loderà; e quando si riceve il suo elogio, non v’è più bisogno di cercare la lode degli uomini. Le lodi degli uomini, nella maggior parte dei casi, vengono date per ragioni di simpatia o per far dispetto ad altri per cui si nutre avversione e non arrecano comunque alcun vantaggio; ma il giudizio di Dio è immune da ogni parzialità e arreca grande profitto a colui che viene elogiato. Cerchiamo dunque di meritarci questa lode.

5. Volete insomma rendervi conto di quale grande malanno sia l’ira? Recatevi ad assistere nel foro, mentre gli altri litigano fra di loro. Ciascuno di voi non è in grado di cogliere in se stesso quel vizio in tutta la sua bruttezza. poiché in quei momenti il suo animo è ottenebrato e reso ebbro dal furore; ma quando è calmo, si specchi negli altri, perché allora il suo giudizio non è alterato. Guardate la folla che accorre da ogni parte quasi a formare un circolo, ed in mezzo i due uomini in preda all’ira, quasi impazziti, che si comportano in maniera vergognosa. Quando infatti l’ira ribolle e si agita furiosamente entro il petto, la bocca spira fuoco, gli occhi fiammeggiano, il volto diviene turgido, le mani gesticolano scompostamente, i piedi saltellano in maniera ridicola e sferrano calci a chi tenta di dirimere la lite. Gli uomini in preda all’ira non differiscono in nulla dai pazzi furiosi, perché nessun loro atto è preordinato dalla ragione; recalcitrano, mordono, come se fossero asini selvatici. L’uomo iracondo non sa assolutamente moderarsi. Quando poi costoro, dopo aver suscitato molte risate tra i presenti, tornano alle loro case, rientrando in sé stessi, sono agitati insieme dal dolore e dal timore, e cercano di ricordare quali fossero le persone presenti al litigio. Siccome, mentre erano in preda al furore, non si erano preoccupati affatto della gente che assisteva alla loro sfuriata, quando poi si sono calmati, ripensano se tra essa vi erano amici o nemici. Hanno infatti paura degli uni e degli altri: degli amici, perché essi, rimproverandoli, farebbero loro provare una più grande vergogna; e dei nemici, perché questi, godrebbero certamente, vedendo il loro riprovevole comportamento. Se poi la rissa è giunta al punto da provocare ferite ad entrambe le parti, sopravviene allora anche il timore che chi è stato malmenato possa aggravarsi per sopraggiunte complicazioni, come un attacco di febbre che lo riduca in fin di vita, oppure la difficoltà di curare le tumefazioni conseguenti alle percosse, con pericolo di morte.

"Ma che bisogno avevo di far nascere questa rissa? Di questo scambio di ingiurie e di colpi? Vada in malora tutto ciò!". Così entrambi i litiganti maledicono poi tutte le effimere questioni che sono state la causa del litigio.

I più sciocchi però ne addossano la colpa ai malvagi demoni, all’ora e alle circostanze. Ma non è l’ora che va incriminata, poiché nessuna ora è cattiva; e queste tristi conseguenze non derivano neppure dai demoni maligni, bensì dalla malvagità dei litiganti. Sono proprio costoro, se mai, che vanno in cerca del diavolo e si attirano addosso i malanni con le proprie mani.

"Ma non è forse vero – tu dirai – che il cuore freme e sanguina per le offese?". Lo so anch’io, e perciò ammiro coloro che domano questa belva malvagia. Se infatti lo vogliamo, possiamo liberarci da questo vizio. Perché mai, quando sono persone potenti ed autorevoli a vilipenderci, non reagiamo nella solita maniera? Non è forse perché il timore della loro autorità, non meno forte dell’ira, ci inibisce in modo tale, da non permettere la manifestazione neanche di un primo impulso d’ira? Perché mai, insomma, gli schiavi, anche quando sono coperti d’innumerevoli ingiurie, sopportano tutto in silenzio? Non avviene forse ciò, perché essi sono tenuti a freno da questo timore? Ebbene tu, non soltanto devi ricordarti del timore di Dio, ma devi pensare anche che è Dio stesso a permettere che in quel momento tu venga coperto di ingiurie, ordinandoti di tacere; così sopporterai tutto pazientemente. Rispondi dunque a chi ti provoca: "Che ti farò? Niente, perché c’è Uno lassù che trattiene la mia mano e la mia lingua". Queste parole saranno occasione di meditazione per te e per costui. Quante volte, per riguardo ad uomini, ci capita di dover sopportare cose d’altronde intollerabili e di dover rispondere a chi ci provoca: "E’ stato lui che mi ha offeso, non tu". Non useremo dunque almeno altrettanto riguardo nei confronti di Dio? Se no, come potremo ottenere il suo perdono? Diciamo dunque alla nostra anima: è Dio che permette che veniamo vilipesi in questo momento, trattenendoci la mano; non ribelliamoci e non dimostriamo a Dio un rispetto minore di quello che abbiamo per gli uomini. Inorridite sentendo ciò? Ma io vi farò inorridire, non soltanto a causa di parole, ma anche di fatti.

Dio, in realtà, ci ha comandato non soltanto di sopportare chi ci schiaffeggia, ma anche di mostrarci pronti a sopportare qualcosa di peggio. Noi invece reagiamo alle provocazioni con tale violenza, non essendo affatto disposti a sopportale, da compiere anche atti di vendetta; anzi, spesso, colpiamo per primi e ci riteniamo sconfitti, se non restituiamo colpo per colpo. La cosa più grave è poi che crediamo di vincere, proprio quando siamo completamente sconfitti e ci ritroviamo prostrati al suolo; e mentre abbiamo ricevuto dal diavolo mille ferite, crediamo di aver riportato vittoria su di lui.

Cerchiamo perciò, ve lo chiedo per il vostro bene, di capire di quale specie di vittoria si tratti e sforziamoci di conseguirla. Se dunque vogliamo essere proclamati vincitori da Dio, in questi combattimenti non seguiamo le regole delle competizioni profane, ma quelle stabilite da Dio per tali prove, che consistono nel sopportare tutto pazientemente. Soltanto così, infatti, vinceremo i nostri avversari e supereremo tutti gli ostacoli che quaggiù si frappongono al conseguimento dei beni che ci sono stati promessi e che speriamo di ottenere per la grazia e per la benignità del Signore nostro Iyasus Krestos, per mezzo del quale e con il quale sia gloria, vittoria ed onore al Padre insieme con lo Spirito Santo, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Così sia.

16) Salmo 89, 2;
17) Si riferisce al brano del Vangelo in cui con l’articolo è detto del Padre, senza articolo è detto del Figlio. Da cui gli Ariani e gli Anomei arguivano che il Figlio non era Dio come il Padre, ma che era inferiore al Padre, e non propriamente Dio. Crisostomo (nome greco di Yohannes Afework, che vuol dire Bocca d’oro) confuta qui queste teorie con esempi contrari.
18) Tit. 2, 13;
19) Rom. 9, 5;
20) Fil. 2, 6;
21) Rom. 2, 7;
22) Gv. 4, 24;
23) Gv. 1, 2;
24) Gv. 1, 3;
25) Ger. 10, 11;
26) Is. 44, 24;
27) Rom. 1, 25;
28) Sal. 101, 28;
29) Ef. 4, 26;
30) Eccl. 1, 22;
31) Lc 6, 37.

Bro' Ghebre Selassie

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Francobolli Imperiali:
Francobolli Definitivi della Restaurazione


Il 23 Marzo 1942 venne pubblicata la serie intitolata “Francobolli Definitivi della Restaurazione” (originale: “The Restoration Defintives”) per essere utilizzata come nuovi francobolli definitivi dopo la guerra (I francobolli definitivi fanno parte dell'emissione ordinaria dei francobolli del paese e vengono utilizzati quotidianamente per soddisfare le necessità postali del paese, sono sostanzialmente i francobolli più utilizzati e conosciuti).
In quella data vennero pubblicati originariamente 3 francobolli (4cent, 10cent e 20cent), il 22 Giugno 1942 ne aggiunsero 2 ( 8cent e 12cent) e il 1 Aprile 1943 ne vennero pubblicati altri 3 (25cent, 50cent e 60cent). La serie completa di 8 francobolli è conosciuta come: “Seconda Edizione dei Francobolli Definitivi della Restaurazione” (originale: “Second Restoration Definitives”).


Questa serie presenta una grafica adattata da una fotografia che raffigura Sua Maestà Imperiale Haile Selassie I con gli abiti dell'Incoronazione e la corona che porta al centro San Giorgio e il drago.

Con l'aggiunta di un timbro apposito ( stampato a mano o in tipografia) questi francobolli sono stati utilizzati per commemorare l'inaugurazione del monumento ai caduti durante l'occupazione italiana il 3 novembre del 1943.




Bro Gabriel


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Let food be your medicine...


Inverno, freddo e rimedi naturali (parte seconda)

Eccoci giunti nel mese di Febbraio, il freddo è ormai una consuetudine e il nostro corpo si è ormai abbastanza abituato alle basse temperature e alle condizioni atmosferiche spesso difficili.
Continuando la nostra panoramica, già incominciata nella scorsa newsletter, possiamo trovare altra piante che hanno forti qualità curative e preventive soprattutto per quanto riguarda i disturbi legati all’apparato respiratorio che è forse quello più compromesso durante questa stagione invernale.

imgIncominciamo con il Sambuco (Sambucus Nigra), pianta dalle molteplici caratteristiche tra cui un forte potere espettorante; infatti gli infusi caldi dei fiori sono molto efficaci per combattere catarro e ristabilire l’equilibrio dell’apparato respiratorio superiore. Le tinture invece sono consigliate contro l’influenza, si può fare anche lo sciroppo con le bacche magari con l’aggiunta di altre erbe espettoranti come il timo. Le tinture curano reumatismi spesso legati al freddo o all’umidità.

img Avendo citato il Timo (Thymus Vulgaris) è bene soffermarci un attimo sulle proprietà di questa pianta che è la qualità coltivata ‘da giardino’ del Thymus serpillum ovvero quello selvatico. I fiori e le foglie sono potenti antisettici ed espettoranti, ideali per raffreddori con abbondante secrezione. Sono molto consigliati i suffumigi a base di timo e liquirizia. L’infuso può essere usato per bronchiti e forte tosse, così come i gargarismi sono efficaci contro la gola rossa ed infiammata. Si può anche fare lo sciroppo sempre con foglie o fiori per mandare via la tosse insistente. Se poi vogliamo, l’olio essenziale può essere ancora più diretto ad esempio se usato in creme o olio da massaggi, questi possono essere applicati sul petto per curare le bronchiti ma non solo, essendo il timo un forte stimolatore di flusso sanguigno a livello locale, l’applicazione di questi unguenti può aiutare contro reumatismi, artrite o muscoli contratti. Il timo inoltre è una pianta dal gusto piacevolissimo che viene largamente usata anche in cucina (immancabile nell’Ital stew) e anche semplicemente mangiandolo con regolarità ci aiuterà nella prevenzione di certi malanni.

imgUn'altra pianta utile in questa stagione è l’Eucalipto (Eucalyptus globulus), un rimedio tradizionale degli Aborigeni contro febbre ed infiammazioni fu introdotto in occidente dal direttore del Melbourne Botanical Gardens e si diffuse ampiamente in Europa, Nord America, ma anche in Africa (enormi quantità sono presenti anche in Etiopia). Ha un fortissimo potere antisettico e antispasmodico ma anche espettorante. Anche qui i suffumigi sono altamente consigliati in caso di bronchite o infiammazione con catarro, così come i gargarismi contro la gola infiammata. Una semplice tisana più volte al giorno può aiutare nei casi di tosse e raffreddore con naso otturato. Infatti l’olio essenziale è molto indicato per liberare il naso, ne bastano poche gocce sul cuscino prima di andare a letto ad assicurare una notte più serena.

img Procedendo troviamo il Tasso Barbasso o Verbasco (Solidago Virgaurea), una pianta molto comune nel nostro territorio spesso infatti cresce spontanea ai lati delle strade e si riconosce per gli spiccati fiori gialli che adornano il fusto che si erge dritto dal terreno. In questi fiori infatti si concentrano la maggior parte delle qualità emollienti, raccolti in estate ed essiccati si possono sminuzzare in una polverina che si può fiutare per liberare le narici in caso di raffreddore. Si possono usare anche le foglie ma hanno un potere più blando rispetto ai fiori. La qualità importante di questa pianta è quella di agire direttamente sule mucose per alleviare l’infiammazione e ristabilire l’equilibrio che poi rallenta l’eccessiva secrezione. Un semplice infuso può essere assunto tre o quattro volte al giorno per garantirci sollievo nei casi di eccessivo catarro, congestione nasale o tosse grassa.

img Certo è importante la prevenzione, soprattutto in inverno, quindi portare l’organismo ad un livello di benessere che potrà fronteggiare le insidie del freddo e dei virus. Per far ciò si consiglia una buona dose di vitamina C che potenzia il sistema immunitario ad esempio attraverso l’assunzione di Rosa Canina le cui bacche hanno un livello di questa vitamina di circa 50-100 volte più alto di arance e limoni (100 grammi di bacche contengono la stessa quantità di vitamina C di 1 chilo degli agrumi tradizionali). È bene quindi usarla in tisane e decotti per curare rinite, congiuntivite e asma dovute al contatto con pollini; ma è consigliato anche per tonsilliti, le rinofaringiti, otiti, tosse e raffreddore di origine infettiva. Inoltre la Rosa Canina aiuta la corretta assunzione del ferro e del calcio da parte dell’organismo.

Cari fratelli e sorelle queste sono soltanto alcune delle piante che possono aiutarci a rimanere in salute durante l’inverno, potremmo andare avanti e analizzarne molte altre ma intanto prendiamoci cura di I n I e dei nostri cari ricordandoci di mantenere un’alimentazione vitale e consapevole così da rafforzare il nostro corpo e rendere i nostri giorni più sereni.

Bro Julio


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