Kebra Nagast


Riportiamo, di seguito, alcuni estratti (pagg.133-140) dal testo “Ethiopia and the Bible” (Oxford University Press, 1968) del prof.Edward Ullendorff, che discutono della tradizione etiopica sulla Regina del Sud, relazionandola ad altri contesti culturali.

I caratteri salienti della narrazione dell’Antico Testamento si presentano nel modo che segue: la regina di Saba aveva udito della fama di Salomone e si era decisa a recarsi a Gerusalemme per verificare la sapienza del sovrano. Portò con sé spezie, oro e pietre preziose. Salomone rispose a tutte le sue domande, mentre la regina ispezionava la dimora ch’egli aveva edificato e tutti i molteplici dettagli dell’amministrazione del regno di Salomone. Infine, la regina si convinse che la realtà dei fatti superava di gran lunga i resoconti che le erano giunti all’orecchio. Benedisse Salomone e il suo Dio, si compiacque della buona sorte dei sudditi del re e consegnò i ricchi omaggi che aveva portato. Fece dunque ritorno al proprio Paese assieme al suo seguito.

Tale narrazione sembra interrotta, in entrambe le sue versioni in I libro dei Re 10,1 e II libro delle Cronache 9,9, da due versetti relativi alla flotta di Ofir che importava oro, pietre preziose e un tipo di legno particolarmente idoneo alla manifattura di strumenti musicali. Questa potrebbe essere tanto un’interpolazione del glossatore a proposito dei doni della regina, che gli ricordavano importazioni simili da parte di Salomone coadiuvato dai mercanti di Hiram, quanto una parte della storia riferita agli ulteriori doni che la regina aveva consegnato tramite una flotta del mar Rosso. In ogni caso, la menzione di queste attività commerciali e marittime nell’area meridionale del mar Rosso corrobora la storicità della visita della regina di Saba al re Salomone, spogliata ovviamente dei suoi tratti più eccessivi. Importa davvero poco se sia il caso di collocare la dimora della regina nell’Arabia sud-occidentale o nel corno d’Africa (il riferimento alle ricche foreste ai versi 11-12 potrebbe forse protendere a favore di quest’ultima ipotesi), in quanto le connessioni tra le due coste dell’area meridionale del mar Rosso sono state in ogni epoca intense. […]

Alvares riferisce di come gli Etiopi credano che “in questa città di Aksum si trovasse la principale residenza della regina Candace” (regina etiopica di cui parla un altro passo biblico, Atti degli Apostoli 8, NDR). L’antica capitale abissina, Aksum, divenne la depositaria delle tradizioni ebraiche e la sede dell’Arca dell’Alleanza (che -secondo la leggenda etiopica- Menelik I, il figlio di re Salomone e della regina di Saba, aveva sottratto da Gerusalemme); ma Aksum era anche la capitale della regina cristiana Candace. Gli Etiopi non riconoscono alcuna dicotomia in tal senso, poiché la totale fusione delle tradizioni ebraica e cristiana in un’unità indissolubile è uno dei caratteri più notevoli della civiltà sincretistica abissina.

Giuseppe Flavio (storico giudaico del I secolo d.C., NDR) ci fornisce una versione del racconto dell’Antico Testamento leggermente ampliata e in qualche modo “ravvivata”; egli rimane comunque fedele alla narrazione biblica e del tutto inconsapevole di quelle aggiunte che più avanti si concentreranno attorno alla regina e al suo incontro con Salomone (Antichità Giudaiche VIII. 6, 5-6). La maniera in cui egli racconta la storia riflette senza alcun dubbio lo stato dell’interpretazione sua contemporanea, ed è in questa luce che dovremmo guardare al suo interessante riferimento a Saba come “la regina dell’Egitto e dell’Etiopia”. Se anche quest’espressione volesse probabilmente riferirsi alla Nubia e a Meroe più che all’effettivo territorio abissino, mostra una focalizzazione su un’origine africana, piuttosto che arabica. […]

Passando alla versione etiopica, ci si imbatte ad un tratto in un fondamentale mutamento di atmosfera: l’enfasi è non più posta su Salomone e sulla sua sapienza, ma sulla regina di Saba e la sua nobiltà; non è più Salomone a essere esposto alle astuzie della seduttrice, Lilith, il demone di terra, ma è egli stesso che assume il ruolo del seduttore, e mediante uno stratagemma “prende” la vergine regina etiopica la quale -e questo è il culmine e il proposito dell’intera saga etiopica- dà alla luce un figlio, Menelik, il fondatore della dinastia etiopica. Da lui sono discesi tutti i re etiopici sino al giorno presente, ad Haile Selassie I -come espresso nell’Articolo 2 della Costituzione etiopica del 1955 (“la dignità Imperiale rimarrà perpetuamente attribuita alla stirpe (…) che discende senza interruzioni dalla dinastia di Menelik I, figlio della regina di Etiopia, la regina di Saba, e di re Salomone di Gerusalemme). Ivi, pur nella perentoria terminologia della fraseologia giuridica, troviamo l’insistenza continua sul mistico concetto di una diretta discendenza da re Salomone e dalla regina di Saba, un potente promemoria dell’efficacia duratura della narrazione dell’Antico Testamento e delle sue ampie ramificazioni.