Le albicocche

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Nel mese di giugno gli alberi da frutto hanno ormai finito la fioritura e i primi frutti compaiono sui rami. Ed è questo il caso delle albicocche che sono tra i primi ‘doni’ dell’estate: con il loro inconfondibile gusto dolce e zuccherino sono infatti pronte per essere colte a giugno ed in alcuni casi a luglio, a seconda delle specie.

La Prunus Armeniaca è una pianta appartenente alla famiglia delle Rosacee (come le prugne, pesche, ciliegie), è originaria della Cina – dove era già conosciuta nel 3000 a.C. – e venne diffusa in Europa dai Romani dopo la conquista dell’Armenia, da qui il suo nome scientifico. Il nome comune sembra provenga dall’Arabo “Al-barquq” ed in precedenza da quello latino “Praecoquus” che significano in entrambi i casi ‘precoce’, proprio perché questa pianta è in grado di dare frutto già al secondo anno dopo essere stata piantata.

Oggigiorno se ne produce una vasta gamma di qualità e Stati Uniti, Spagna, Italia, Francia e Grecia sono i maggiori stati produttori. Questo frutto contiene, come tutta la frutta, una gran quantità d’acqua (85% circa), è ricco di vitamine, soprattutto carotenoidi, vitamina A e C: pensiamo che due etti di albicocche forniscono il fabbisogno giornaliero di vitamina A per una persona adulta. Queste vitamine hanno, tra le varie proprietà, anche una funzione antiossidante: contrastano l’azione dei radicali liberi e proteggono l’organismo. Quest’alta presenza di beta-carotene, che il nostro corpo trasforma in vitamina A, rende l’albicocca un frutto altamente indicato per la prevenzione dei tumori. Infatti, anche alcuni studi dell’American Cancer Society dimostrano che questo frutto, così come carote e arance, può ridurre il rischio di cancro alla laringe, esofago e polmoni. Una manciata di albicocche contiene il 100% della dose giornaliera raccomandata di beta-carotene.

Non solo, ma le albicocche hanno un effetto assolutamente benefico sulla nostra pressione arteriosa; aiutano infatti a prevenire la formazione di placche sulla parete interna delle arterie, il bilanciamento della pressione sanguigna e della funzionalità cardiaca. Inoltre rafforzano il sistema immunitario e contribuiscono alla salute degli occhi, della pelle, dei capelli, delle gengive e delle ghiandole.

L’alta presenza di minerali come potassio, fosforo, sodio, ferro, rame e calcio ne fa un valido supporto in casi di anemia, spossatezza, convalescenza; il potassio in particolare è molto utile anche nell’attività fisica, durante i mesi estivi. Grazie all’alta presenza di potassio è una valida alternativa ai diuretici chimici, oltre che ad essere di grande aiuto per prevenire disturbi al sistema nervoso e a quello muscolare.

Un tempo le donne cinesi mangiavano albicocche per favorire la fertilità. L’intuito femminile ha preceduto ciò che la scienza avrebbe successivamente confermato: le albicocche sono ricche di minerali indispensabili per la produzione degli ormoni sessuali.

Un frutto perfetto, buono per il gusto e per la salute, l’albicocca però può avere effetti lassativi se mangiato in grandi quantità, a causa della presenza dello zucchero sorbitolo.

Negli ultimi anni la medicina alimentare si trova in un acceso dibattito riguardo al consumo dei semi di albicocca. Rompendone il nocciolo, infatti, al suo interno troviamo il seme vero e proprio, che può essere mangiato. Questi semi sembrano infatti essere potenti integratori contro le malattie tumorali, grazie all’alta presenza di vitamina B17 che, in presenza di cellule tumorali, è in grado di produrre cianuro. Le cellule tumorali contengono un particolare enzima, assente nelle cellule sane, che permette l’attivazione dell’azione anticancro della vitamina B17.

Il cancro sarebbe una malattia quasi sconosciuta alle popolazioni che seguono un’alimentazione ricca di vitamina B17. Ad esempio gli Hunza, una popolazione del Pakistan che vanta il più antico uso di semi di albicocca nell’alimentazione, sembrerebbero aver evitato queste malattie grazie al costante consumo di questi semi. Oltre che nelle albicocche, accompagnate dall’assunzione dei loro semi, la vitamina B17 è contenuta in legumi come le fave o i piselli, nei germogli di legumi e cereali, nell’erba medica, nella lattuga, nelle rape ed in altri ortaggi e bacche. Questi studi sono stati messi in questione da altri scienziati, che invece sconsigliano l’uso di questi semi in quanto non è una cosa buona assumere alimenti che producono cianuro, che a lungo andare potrebbe intossicare l’organismo. E’ vero però che è stata quantificata la dose giornaliera che potrebbe produrre tossicità nel corpo e sarebbe pari a 80/560 semi di albicocca al giorno! Ernst T. Krebs, uno dei primi autori degli studi a favore dell’uso di questi semi come anti-cancro, sostiene che 7 semi di albicocca assunti quotidianamente sarebbero la quantità ideale durante tutto il corso della vita. In generale 1-2 semi al giorno sembrano essere sufficienti come integratori. C‘è una forte disputa scientifica in atto, ma è giusto ricordare che già nell’antica Cina si consigliavano questi semi come cura delle malattie cancerogene, gli esperimenti a partire dalla fine dell’ottocento sono stati numerosi e assolutamente sorprendenti e hanno portato a numerose evidenza scientifiche, che non sto qui a menzionare perché richiederebbe un intervento molto specifico nella materia. E’ sicuramente vero che i semi in generale contengono molte proprietà diverse e che da sempre sono consigliati come parte di una corretta alimentazione. Sappiamo anche che il cibo è la nostra medicina e che la Creazione contiene le condizioni essenziali per una vita sana, l’umanità sta compiendo passi importanti nella scoperta dei benefici che i prodotti naturali possono apportare, spesso confermando terapie in uso nel passato. Come InI Rasta dice ormai da tempo, è tempo di raggiungere il nostro ‘futuro originario’.