L’Etiopia e l’OUA

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Sin dalla battaglia di Adwa nel 1896, quando l’avanguardia e i difensori della libertà Africana inflissero una umiliante e fragorosa sconfitta agli imperialisti Europei, in verità, sin dal giorno in cui i soldati colonialisti europei hanno combattuto alle porte del simbolo della resistenza Africana per aggredire e saccheggiare, pur fallendo disastrosamente, sono stati fatti vari tentativi per disinformare, ingannare e dare una rappresentazione distorta dell’esistenza dell’eroico popolo etiope.

Al tavolo della conferenza, essi sono stati molto più scaltri di qualsiasi diplomatico imperialista; sul campo di battaglia, parlavano un linguaggio che i colonialisti comprendevano, e hanno ricordato loro che anche gli Africani possono schiaffeggiare, quando vengono schiaffeggiati, e conservare la propria storia e il rispetto di sé.
Nel loro desiderio mentale di isolare il popolo etiope dal resto dei suoi consanguinei nel continente, hanno sostenuto che gli Etiopi appartengono all’Africa solo geograficamente; eppure non c’è bisogno di indovini per comprendere che il popolo Etiope non è né Europeo né Australiano. Essi sono sempre stati legittimi cittadini dell’Africa, per sangue, linguaggio e nazionalità, e rimarranno sempre tali, fino a che esisterà la razza umana.
Gli Etiopi non sono razzisti; la loro opposizione contro lo sfruttamento non è diretta contro i bianchi in quanto esseri umani, ma contro il sistema e le politiche atte a mantenere le persone in catene e schiavitù perpetua. Ogni nazione, gialla o verde, bianca o nera, che vada contro i legittimi interessi di questo continente dovrà sempre fronteggiare l’opposizione dell’Etiopia. D’altronde chi meglio degli africani può parlare meglio riguardo lo sfruttamento? Chi potrebbe essere più eloquente in merito a ciò, che l’Africa – un continente che è stato teatro di scene di ingiustizia, intolleranza ed oppressione per più di trecento anni?
E invece di rimediare agli errori del passato, invece di scendere a patti con i propri sentimenti di colpevolezza, fino ad ora, essi provano a dividere un popolo africano dall’altro, su basi regionali e tribali.

Risoluzioni e Solidarietà

Sin dal maggio 1963, nel breve spazio di tempo di 3 anni circa, l’OUA ha raggiunto risultati fantastici, che sono invidiati persino dagli europei.
Sono state fatte varie dichiarazioni e sono passate risoluzioni importanti; economicamente, socialmente e politicamente l’Africa sta avanzando a grandi passi.
In tutti questi aspetti, l’Etiopia come membro di questa organizzazione che molti definiscono “l’ultima speranza africana per la sopravvivenza”, ha osservato senza scrupoli tutti i suoi impegni. Non ha contatti diplomatici o economici con il Portogallo e con il sud Africa, ha chiuso tutti gli aeroporti e i porti a tutti gli aerei o le navi che vengano da questi stati fascisti e bellicosi. Sta continuando la sua battaglia contro Pretoria alla Corte Internazionale di Giustizia; come uno dei portavoce dell’Africa per il Comitato per la Decolonizzazione delle N.U. e per il Comitato per il Disarmo di 18 Nazioni, essa continua a servire l’Africa con pazienza ed estro.
All’interno della stessa OUA, l’Etiopia è membro di diversi comitati, in ognuno dei quali essa non si rivelerà mai lassista o mancante di energie.
L’Etiopia non ha impegni importanti fuori dall’Africa; non è un membro del Commonwealth Britannico, né della Comunità Francese. Essa non è nemmeno un associata o un membro a pieno titolo del Mercato Comune Europeo, e nemmeno affiliata ad alcun campo militare. L’unico campo o partenariato al quale appartiene, è il campo della pace e dell’unità i.e. l’OUA.
In questa organizzazione essa si sente a casa; in questa unità essa stessa non è una copia carbone di alcuno stato, né simpatizzante di alcun gruppo. In questa unione, essa vede energia e forza, salvezza eterna ed onore. L’OUA non è solo in linea con la sua identità, ma è anche degna della sua dignità.
L’OUA ha molti progetti, alcuni dei quali sono nella fase di implementazione. Alcuni hanno necessità di lasciare la carta sulla quale sono designati e che le parole si traducano in bisogni. In nessuno di questi l’Etiopia ha perso la visione del fedele e infallibile rispetto di tutte le sue iniziative.
Sin dal 1958, l’Etiopia ha spalancato le porte dei suoi college e delle sue università agli studenti provenienti da altri stati Africani per studiare sulla terra che appartiene anche a loro. A loro volta, si possono vedere studenti Etiopi in Kenya, Tanzania, Sudan, U.A.R., Nigeria, Ghana e Congo, ecc ecc..
Centinaia di studenti dalle loro nazioni sorelle sono stati formati nell’aviazione, nella marina e in svariate altre sezioni delle Forze Armate Etiopiche.
L’Etiopia mantiene relazioni diplomatiche con tutti gli stati africani indipendenti, ed ha riconosciuto ogni partito significativo che combattesse per la libertà, in tutti i territori sottomessi.
Essa conserva contatti telefonici e telegrafici con U.A.R., Marocco, Sudan Nigeria, Ghana, Kenya, Zambia, Djibouti, ed ugualmente avverrà con Senegal, Tunisia, Algeria, Tanzania, Congo, Mali, Costa d’Avorio e Somalia.
L’Ethiopian Airlines, estremamente efficiente ed altamente organizzata, che ha celebrato il suo 20esimo anniversario recentemente, compie tratte verso Ghana, Liberia, Nigeria, Tanzania, Kenya, Uganda, Djibouti, Sudan, U.A.R. e altri luoghi.
A loro volta, le linee aeree nazionali di Ghana, U.A.R., Sudan, Est Africa e altri stati hanno tratte verso l’Etiopia.
Le navi commerciali Etiopiche attraccano nei porti di molti Stati Africani; per quanto riguarda strade e ferrovie, in entrambi i casi si sta portando avanti il lavoro, e presto si potrà collegare con il vicino Sudan e il Kenya, con i quali la sua amicizia e cooperazione sono eterne. L’Etiopia ha già collegamenti telefonici, telegrafici, aerei, marittimi, ferroviari e stradali con Djibouti; per molti anni ha avuto relazioni culturali con molte delle nazioni sorelle, alcune delle quali sono il Kenya, il Sudan (le cui splendide canzoni hanno trovato una casa in questo Paese), l’U.A.R., il Ghana, la Liberia e altre.
Economicamente, per molti anni essa ha compiuto sforzi per diversificare la propria economia. In molti aspetti sono stati fatti miglioramenti impressionanti; queste diversificazioni economiche, in molti modi, completano piuttosto che duplicare le economie di molti stati membri dell’OUA.
L’Etiopia commercia con Kenya, Somalia, Sudan, Djibouti, U.A.R., Tanzania, Burundi, Rwanda, Nigeria, Ghana, Uganda, Congo, e presto verranno inclusi altri.
Per molti anni, essa non ha mai avuto un debito ed ha invece un buon record di credito; il suo bilancio tra pagamenti e riserva aurea è normalmente alto. Essa non è legata né all’est nè all’ovest, e commercia con tutte le nazioni.
Eppure, l’Africa ha bisogno di una politica economica comune, della creazione di una zona di libero scambio con tariffe uniformi, prezzi fissati per le materie prime, di una stanza di compensazione finanziaria e di un mercato continentale comune.
Non solo, l’Africa ha bisogno di una unione monetaria, di una zona di libero mercato, della liberalizzazione delle valute indipendenti dalle valute straniere, una zona monetaria Panafricana etc etc…
Questi non solo meri sogni; ciò può essere compiuto nel più breve tempo possibile. Gli stati membri dell’OUA dovranno tornare al luogo cui appartengono e stabilizzarlo. La sfera del dollaro, la zona del Franco, l’area della sterlina e il Mercato Comune Europeo, il Commonwealth britannico o la comunità francese non sono la risposta per l’Unità Africana.
L’Etiopia non si intrometterà mai negli affari interni di stati fratelli, poiché non ha nessun diritto di farlo, non ha il diritto di sottostimare la capacità e l’intelligenza dei popoli di risolvere i propri problemi nei loro modi propri. Questo è quanto fatto ma c’è la volontà e la buona predisposizione per fare di più; ma occorre la buona volontà e la determinazione di tutti gli stati membri dell’OUA per accelerare la realizzazione di un Governo Unitario.

L’Alto Comando

Il Portogallo continua bellicosamente a schiaffeggiare l’OUA in faccia violando il corridoio aereo dell’Africa Occidentale e bombardando i villaggi in Guinea e Senegal.
I combattenti per la libertà su tutto il continente tendono ad essere disillusi a volte; lievi incomprensioni tra nazioni africane sorelle tendono ad indebolire l’OUA e ad infondere nuovo coraggio e convinzione nelle menti dei nemici dell’Africa. In verità, sta diventando sempre più chiaro, dovranno scorrere fiumi di sangue prima che la spietata tirannia fascista risponda alle giuste richieste di un’Africa oppressa e soffocata.
Contro questa prospettiva, c’è la Commissione di Difesa dell’OUA e il tanto desiderato e lungamente atteso piano per l’Alto Comando Africano.
Il primo continua a servire l’Africa lodevolmente; il secondo invece sembra reclamare maggiore attenzione.
Inevitabile come la sua fondazione può essere la sua lontananza, se non la sua rimozione, continuerà a rendere l’Africa incerta. L’Alto Comando Africano dovrebbe essere il perno centrale attorno a cui ruotano la liberazione continentale e la sua difesa – in effetti una ancora di speranza per l’Unità Africana, la cui fondazione diventa più necessaria che mai.

Nei suoi piccoli modi, l’Africa ha tutto il legittimo diritto di difendersi dall’aggressione esterna, di supportare la liberazione delle aree ancora colonizzate e di vivere in pace con tutti i poteri interessati.
L’attuale riluttanza su questo tema vitale dell’Alto Comando potrebbe solo girare attorno all’esistenza delle Nazioni Unite e secondariamente alla paura che l’Alto Comando possa essere usato per interferire negli affari interni degli stati membri dell’OUA.
Si suppone che le N.U. in un certo modo servano da scudo per salvaguardare la sovranità nazionale; ma quanti stati membri delle N.U. hanno la loro integrità nazionale minacciata, e la loro sovranità politica violata?
L’esistenza delle N.U. è un bene, ma aspettarsi che esse facciano tutto, mentre si conoscono i suoi limiti e le sue visibili manchevolezze, è un’illusione pericolosa. Quanto l’Etiopia entrò nella Lega delle Nazioni, sperava di contribuire alla pace e alla sicurezza internazionali; a sua volta pensava onestamente che la sua indipendenza sarebbe stata garantita dall’Alleanza della Lega.
Eventi successivi le hanno invece dimostrato che proprio perché la Lega non aveva un apparato che rinforzasse i suoi principi, non solo ha fallito nel soccorrere l’Etiopia (un sinistro atto di estorsione condotto dagli imperialisti) ma la Lega stessa è morta.
Ci sono differenze tra la Lega e le N.U.; ma proprio come l’ora defunta Lega, le N.U. non hanno operazioni permanenti di tutela della pace per applicare le proprie decisioni, incluse le sanzioni.
Inoltre, mentre essa riveste il suo legittimo ruolo in questa organizzazione, perché l’Africa dovrebbe disturbare le N.U.? Ci sono molte cose che essa può fare da sé, e la gestione della pace e dell’ordine in Africa è sicuramente una di queste.
L’altro argomento contro lo stabilimento dell’Alto Comando può essere il suo inevitabile impiego negli affari interni degli stati. Si possono raggiungere accordi su questo e altre simili misure; ma la critica non giustifica l’inattività. La Non-interferenza non significa la non-partecipazione agli sforzi congiunti perché regnino, in Africa, la libertà, la pace e la giustizia. Mentre gli stati membri dell’OUA, attraverso queste misure, possono veder diminuire le possibilità che il neo-colonialismo prosperi in Africa, essi lasciano anche spazio affinché i problemi africani si possano risolvere in uno spirito familiare.
Nello stabilire l’Alto Comando alcuni obiettivi di cui tener conto possono essere: proteggere l’Africa da aggressioni esterne; usare l’Alto Comando per aiutare e se necessario combattere affianco ai combattenti per la libertà, usarlo come una delle armi per la sicurezza del continente e per aiutare l’Africa a resistere e a risolvere i propri problemi, a modo suo. L’Alto Comando può essere dotato di staff e personale, e organizzato grazie a contributi finanziari, militari e di forza lavoro da parte di tutte le nazioni.
L’Africa è fortemente sensibile nei confronti di questioni che riguardano la sua dignità e sovranità; ma essa deve sapere anche essere in allerta riguardo a tutto ciò che potrà essere un’intollerabile violazione di quegli stessi principi che essa stessa difende.

Ethiopia & the OAU – october 1965