Etiopia: quarant’anni di regno, quarant’anni di progresso

Pictorial Glimpses of H.I.M. 16

Nacque nel periodo in cui la spartizione dell’Africa era al culmine. Era un bambino quando gli Etiopi armati principalmente di spade, lance e genuino coraggio, sugli altipiani di Adua costrinsero un potente nemico europeo a indietreggiare sconfitto e svergonato. Nel secondo decennio del ventesimo secolo osservò le potenze coloniali aggredirsi a vicenda con una violenza senza precedenti. Ancor prima che la Grande Guerra fosse conclusa, Egli aveva assunto una posizione di potere e di responsabilità nel proprio Paese – posizione che sfruttò con coraggio per gettare le fondamenta del programma di riforma e illuminazione che avrebbe realizzato da Re dei Re circa quindici anni più tardi. Nonostante gli sconvolgimenti sociali inevitabili in un Paese appena emerso da un isolamento millenario, l’invasione straniera armata e l’esilio, Sua Maestà Imperiale Haile Selassie I ha tenuto per 40 anni, da Re dei Re, il timone della nave Etiopia. Non sono stati 40 anni ordinari.

I quattro decenni appena trascorsi (1930-1970) hanno visto il dispiegarsi dell’affascinante opera di un leader coraggioso e dinamico, che pressocchè da solo ha guidato una società feudale sino all’anticamera dell’era tecnologica. Mai nella storia millenaria d’Etiopia la monarchia è stata così attiva, dinamica e progressista.

Quando nel 1927 il Re dei Re divenne Reggente ed Erede diretto al Trono, il Paese era miseramente arretrato, in preda all’anarchia e disperatamente povero, frammentato dal dominio dei signori feudali e dalla morfologia del suo territorio. Non esisteva un’amministrazione centrale realmente efficace. Certo l’Imperatore Menelik II aveva posto le basi di un moderno Stato nazionale, ma non appena egli morì, nel 1913, l’impulso allo sviluppo e alla modernizzazione iniziò a venir meno. Le forze reazionarie si stavano riaffermando in maniera evidente.

Il lungimirante Reggente sferrò un doppio attacco contro il vecchio ordine, interrompendo il consuetudinario isolamento del Paese e introducendo numerose riforme ormai indispensabili. Non erano obbiettivi semplici da raggiungere e il Sovrano in seguito lo ammise pubblicamente. Il Suo ardente zelo per migliorare la sorte del proprio popolo era un’impresa di fatto senza precedenti in un Paese che era sempre stato governato secondo costumi propriamente feudali, e in cui l’istruzione era talora considerata strumento di sedizione. La situazione era tale che un osservatore occidentale, all’epoca, giunse ad affermare che il Reggente era “l’unico uomo moderno” nel Paese. Ebbe inizio una lotta che si sarebbe conclusa, almeno in parte, non prima del 1930.

Alla chiamata del destino, il Re dei Re era adeguatamente preparato per la missione che lo attendeva. Nell’ambito della politica interna, Egli era già riuscito a spezzare la stretta tri-millenaria che il feudalesimo aveva esercitato sul Paese. In politica estera, con l’ammissione alla Società delle Nazioni nel 1923, il fato e il futuro dell’Etiopia vennero associati al fato e al futuro delle nazioni progressiste della terra.

Il Suo primo compito da Re dei Re fu quello di riformare le strutture di potere. La Sua persuasione che il fondamento dell’autorità dovesse derivare dal popolo stesso si manifestò nella promulgazione della prima Costituzione scritta del paese, appena sette mesi dopo la Sua Incoronazione. Fu questo un atto totalmente volontario, scevro di clamore pubblico. A differenza di molti tra coloro che Gli erano vicini, il Re dei Re avvertì che l’affacciarsi dell’Etiopia al mondo moderno avrebbe inevitabilmente significato la trasformazione del suo governo in una struttura complessa e ramificata. Era preparato a quella trasformazione e si impegnò ad accelerarla.

Seguirono la nomina di Ministri, l’organizzazione di forze di sicurezza, l’introduzione di una solida struttura finanziaria e diverse altre riforme ed innovazioni. Tali progressi giunsero l’uno dopo l’altro, ad andatura crescente, sino al 1934: dopo questa data l’ombra della guerra iniziò a profilarsi all’orizzonte. Quando fu chiaro che Mussolini, il dittatore fascista italiano, era sul punto di adottare una politica di conquista, i piani per il progresso passarono quasi inevitabilmente in secondo piano rispetto alla difesa nazionale. “Il programma di sviluppo” dichiarò con dispiacere il Sovrano, “é così ostacolato dalla minaccia di guerra avanzata da un Paese che pretende di portarci, proprio attraverso la guerra, la benedizione della civiltà.”

Quando il Sovrano tornò dall’esilio a capo delle forze di liberazione, promise con dolore che l’Etiopia non avrebbe mai più, a causa della debolezza, sofferto oltraggi come quelli che le erano stati inflitti dalle orde fasciste. “Gli insegnamenti dell’esperienza raramente sono piacevoli”, disse il Re dei Re 25 anni dopo. “Fu mediante lo spargimento di sangue e la sofferenza che l’Etiopia comprese l’imponente potere delle armi moderne e della forza militare organizzata.”

Il regno del Re dei Re si è altrettanto distinto per ciò che Egli ha realizzato per l’Etiopia nell’arena mondiale. Egli è una figura storica sulla scena internazionale. Ha dedicato la Sua intera esistenza alla pace e alla riconciliazione tra nazioni. Nessuno ha difeso in maniera più eloquente la causa delle piccole nazioni contro l’imperialismo sconfinante, o combattuto con maggior deteminazione le forze che attentano alla pace del mondo. L’esperienza con la Società delle Nazioni, e il tradimento da parte di quest’ultima della sacra causa che in teoria avrebbe dovuto sostenere, avrebbero disilluso la maggior parte dei leader, ma non il Re dei Re. Saldo in un sacro rispetto per i princìpi del diritto e della giustizia, Egli ha instancabilmente perorato, spesso con visione profetica, la causa della sicurezza collettiva – presso le Nazioni Unite, i Parlamenti africani, gli incontri dei Paesi non allineati e altri consessi internazionali, così come nei Suoi discorsi annuali rivolti alla propria Nazione.

Vero apostolo di pace, il Re dei Re ha sempre sostenuto la convinzione che tutte le dispute internazionali possono essere risolte pacificamente laddove vi sia buona volontà. Questo principio soggiace al ruolo che Egli svolse nel contesto di diverse crisi mondiali, dal conflitto di Suez del 1956 alla guerra civile nigeriana alla fine degli anni ’60. Inevitabile corollario di questa convinzione è la Sua certezza che tutte le nazioni possano convivere pacificamente, indipendentemente dai loro orientamenti ideologici o sistemi economici.

Il Sovrano ha dato espressione effettiva a questa politica attraverso il ruolo attivo del Paese nel Non-Allineamento, e coltivando relazioni amichevoli con Paesi improntati a sistemi politici ed economici variegati. Così facendo il Re dei Re ha dimostrato come l’Etiopia possa essere alleata fedele di un Paese e al tempo stesso porgere una mano amica ad un altro Paese dalle prospettive differenti. Ferma qual è, la mano del Re non è mai stata rifiutata – e mai lo sarà.

La posizione del Re dei Re negli affari Africani – e quella dell’Etiopia attraverso di Lui – è piuttosto speciale. Egli è senza dubbio all’avanguardia del Panafricanismo e l’Etiopia un’esponente primaria di questa filosofia. Questo non è un caso. Sin da subito il Re dei Re instradò il proprio Paese sul cammino di questo Movimento. Nonostante le limitate risorse dell’Etiopia, il Sovrano fu tra i primi Governanti a tendere una mano fraterna ai leader nazionalisti e a prestare assistenza alle loro organizzazioni. E’ stato Suo il ruolo chiave ai fini dell’unità e della solidarietà che la creazione dell’Organizzazione per l’Unità Africana ha determinato. Egli è un irriducibile oppositore dell’apartheid e delle politiche perseguite dal blocco di Stati razzisti a sud dello Zambezi – ed è sempre pronto a schierare il Suo paese a sostegno delle decisioni concordate dagli Stati Africani al fine di rimuovere questa piaga infetta dal corpo della politica del continente. Giacché sia l’Organizzazione per l’Unità Africana che la Commissione Economica per l’Africa delle Nazioni Unite hanno posto i loro quartier generali permanenti ad Addis Abeba, l’Etiopia ha un’aura di Svizzera Africana.

La storia degli ultimi 40 anni (1930-1970) del governo del Re dei Re è per davvero la storia dell’Etiopia moderna e rinascente. Il Sovrano si è così strettamente identificato con il Paese che Uomo e Stato non sono più separabili. Internamente, la nazione è riuscita a mantenere le proprie tradizioni pur nel contempo modernizzando le proprie istituzioni. Le forze del passato sono state riconciliate ed equilibrate con le esigenze del presente. In politica estera, l’Etiopia gode di un accreditato posto al sole. Il suo impegno riceve attenzione, le sue azioni destano interesse, il suo consiglio non è più ignorato.

Scrivendo sul Diplomat, il giornalista e politico britannico Gordon Gaskill ricorda come, durante una recente celebrazione ad Addis Abeba, un turista americano sollevò il proprio figlioletto sulle spalle in modo da fargli vedere meglio il Re dei Re e disse: “Guardalo con attenzione, figliolo, non ci sarà un altro governante come Lui”.

testo di: Getachew Mekasha, Ministro di Stato per l’Informazione