Riflessione sulla guerra dell’Italia fascista contro l’Etiopia (1935 – 1941)

jagama-and-colleagues1

Allora avvenne una guerra nel cielo. Michele e i suoi angeli combatterono contro il dragone. Il dragone e i suoi angeli ingaggiarono battaglia, ma non poterono prevalere e nel cielo non vi fu più posto per loro. E il gran dragone fu precipitato, l’antico serpente che si chiama diavolo e satana, il seduttore del mondo intero, fu precipitato sulla terra e i suoi angeli furono precipitati con lui. E udii una grande voce dal cielo che diceva: “Ecco venuta finalmente la salvezza, la potenza, il Regno del nostro Dio e la sovranità del Suo Cristo, perché e stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che giorno e notte li accusava davanti al nostro Dio. Ora essi lo hanno vinto in virtù del sangue dell’agnello e con la parola della loro testimonianza ed hanno disprezzato la loro vita fino al punto di accettare la morte, piuttosto che rinnegare la fede in Iyasus Krestos. Per questo rallegratevi, o cieli, e voi che in essi abitate. Ma guai alla terra e al mare, perché il diavolo è sceso a voi con ira grande, sapendo di aver più poco tempo

Rivelazione di San Giovanni 12, 7-12

Il 3 ottobre 1935 le forze sataniche dell’Italia fascista iniziarono l’aggressione della terra santa d’Etiopia, la nuova Gerusalemme che procede dal Trono di Dio, con l’illusoria intenzione di uccidere il nostro Salvatore, Sua Maestà Imperiale Qadamawi Hayle Selassie, e di sterminare quel popolo che Egli si era scelto per rivelarsi e per dare inizio al Suo Governo sull’intero universo.

Nella convinzione che con tali atti diabolici e con la distruzione del Luogo santo e del suo Sovrano sarebbe riuscito a trascinare con lui nella condanna imminente tutti i regni della terra, ed anche per vendicarsi della sua scacciata dai cieli, satana scatenò tutta la sua rabbia distruttiva a partire dal Monte Zion, la dimora terrena dell’Altissimo e il Luogo puro che era stato preservato per volontà divina, proprio per l’accoglimento del Regno Millenario e come atto definitivo della divina misericordia per la salvezza dell’intero genere umano.

Quando poi il maligno si rese conto di non avere alcun potere di infierire sul Messia e il Salvatore, si rivolse con ancor maggiore veemenza contro il Suo popolo, scatenandosi con violenze ed atrocità inaudite.

Il martirio a cui furono sottoposti i nostri padri e le nostre madri, i nostri fratelli e le nostre sorelle d’Etiopia raggiunse il numero di circa un milione di vittime, comprendendo sia i combattenti che i civili, ed includendo anziani, donne e bambini.

Tra i numerosissimi massacri compiuti dai fascisti e dai soldati italiani ricordiamo ad esempio: l’uccisione per fucilazione, nella piazza di Addis Abeba nei pressi del quartiere del mercato, di Sua Santità il vescovo Abune Petros, che era stato tra le prime autorità fra i nativi etiopi che Sua Maesta Imperiale Hayle Selassie I aveva scelto per governare la Sua Chiesa Ortodossa Etiopica e che non provenisse da Alessandria d’Egitto, il santo vescovo aveva avuto la sola colpa di non volersi sottomettere agli italiani; la strage di trentamila cittadini innocenti dell’assediata Addis Abeba, avvenuta tra il 19 ed il 21 febbraio 1937, che fu perpetrata per vendetta e rappresaglia in seguito all’attentato al viceré fascista R. Graziani e ad altri criminali italiani compiuto dai patrioti etiopi, molti abitanti della capitale furono addirittura arsi vivi nelle loro abitazioni in cui avevano cercato rifugio; i milleduecento monaci e chierici di Debre Libanos, senza colpa alcuna, che furono massacrati nei pressi di quel luogo santo, per intimorire tutte le autorità religiose d’Etiopia; il genero di Sua Maestà, il fedele Ras Desta Demteu, che si era arreso e che fu immediatamente fucilato, sebbene gli era stato promesso di risparmiargli la vita per quel suo gesto di resa – lo stesso trattamento fu riservato a molti altri Ras, ufficiali e semplici soldati del nostro Re dei Re; ed infine, quei numerosissimi Etiopi colpiti senza scampo dall’uso abbondante dei gas venefici, a cui fecero spesso ricorso le truppe italiane per ordine dei loro generali, e le tante altre vittime innocenti di cui sarebbe troppo lungo farne elenco.

In quei tragici anni tra gli accadimenti che più facevano infuriare le forze del male dell’Italia fascista, vi era la profezia pronunciata da diversi veggenti, la cui diffusione era pagata con la condanna a morte, che in qualche modo dava conforto e speranza alle sofferenze della popolazione etiopica, della fine dell’occupazione italiana e della sconfitta di quelle armate diaboliche entro cinque anni. Come ben sappiamo il compimento di questa profezia si verificò con una puntualità straordinaria, poiché a seguito dell’occupazione della capitale etiopica avvenuta il 5 maggio del ’36 e con l’illusorio annuncio di Benito Mussolini al popolo italiano che l’Italia aveva ottenuto il suo impero, esattamente il 5 maggio del’41 Sua Maestà l’Imperatore nostro Hayle Selassie I rientrava in Addis Abeba alla testa delle truppe di liberazione tra l’esultanza della folla di Etiopi in delirio per la gioia e la commozione.

Il nostro amato Sovrano e Signore pronunciò in quell’occasione un discorso in cui, fra l’altro, faceva appello a tutte le genti e ai soldati del Regno di non vendicarsi delle atrocità compiute dagli italiani, di essere tolleranti e di perdonare secondo lo spirito cristiano coloro che si erano arresi e che erano ormai sconfitti.

“… Poiché oggi è un giorno di felicità per tutti noi, dal momento che abbiamo battuto il nemico, rallegriamoci nello spirito di Krestos. Non ripagate dunque il male. Non vi macchiate di atti di crudeltà, così come ha fatto fino all’ultimo istante il nostro avversario. State attenti a non macchiare il buon nome dell’Etiopia. Prenderemo le armi al nemico e lo lasceremo tornare a casa per la stessa via dalla quale è venuto”.

Fu da quel momento che iniziò il declino dell’Italia fascista e dei suoi alleati in tutto il mondo, poiché satana fu incatenato ed il maligno non fu più in grado di infierire sul genere umano. Fu da allora che tutti i popoli aggrediti ed oppressi cominciarono ad ottenere la misericordia divina e la loro liberazione dal male.

Vorrei ricordare, in conclusione di queste nostre modeste riflessioni, lo spirito ed il sacrificio di molti combattenti etiopi, i quali ispirati proprio dallo Spirito Divino votarono loro stessi al Dio vivente al Signore degli eserciti, accettando con fiducia il martirio e reputando utile di offrire la propria vita per il loro Re e la loro Terra Santa senza indugiare e confidando pienamente nella Divina Provvidenza e nel Regno dei Cieli. Mi riferisco a molti fra i Patrioti, gli Arbegnuoc (Combattenti della libertà) che fecero voto nel modo biblico del Nazireato e come Nazirei del Signore del nuovo secolo, promettendo di non tagliare più le loro chiome fino al giorno in cui il loro Signore non sarebbe ritornato sul proprio Trono e la loro Terra Santa, la Nuova Zion, non sarebbe di nuovo ritornata libera e ripulita dall’impurità dell’assedio di satana.

Essi non si facevano scrupolo, ostentando le loro chiome fluenti, di essere chiaramente individuati, se catturati dalle forze nemiche, rivelandosi con evidenza anche nell’aspetto soldati di Krestos senza macchia e senza paura. Essi andavano volontariamente con coraggio ed in piena coscienza ad immolarsi davanti a Dio e alle nazioni come sacrificio vivente per la causa della Verità e della Giustizia.

Ghebre Selassie